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 <title>Il livido specchio del mattino</title>
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 <description>Un frammento di web nel quale un aspirante libero essere riversa pensieri esperienze e sensazioni.</description>
 <language>it</language>
 <pubDate>Mon, 12 Oct 2009 10:34:33 +0200</pubDate>
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 <title>Splinder</title>
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 <title>I miei paesi baltici (parte III - Vilnius)</title>
 <link>http://angkarn.splinder.com/post/21464661/I+miei+paesi+baltici+%28parte+II</link>
 <description>&lt;p&gt;Quinto giorno&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;Egrave; sabato mattina e a Palanga ci svegliamo pi&amp;ugrave; tardi del solito, non avendo la colazione che ci aspetta. La mia speranza di visitare la grande chiesa su Vytauto gatvė si spegne contro l'urgenza di muoverci verso nuove mete. Nel parcheggio dell'albergo vediamo la prima macchina italiana in tutti quei giorni, una Panda con targa inglese. Ci mettiamo in movimento: in giornata dovremo tagliare diagonalmente tutta la Lituania per arrivare a Vilnius. Sulla strada costiera del Baltico attraversiamo qualche paesino e prendiamo la decisione (con mia pena) di non passare per Klaipėda, la terza citt&amp;agrave; per dimensioni della Lituania, nonostante i pochi chilometri che ci separano.&lt;br /&gt;
Finalmente, dopo poche decine di chilometri, arriviamo nella prima vera autostrada degna di questo nome, l'A1 lituana che ci porter&amp;agrave; fino a Kaunas: due corsie, piana e gratuita. Peccato che si rimetta a piovere con violenza, tant'&amp;egrave; che ben presto decidiamo di riparare in una stazione di servizio (sarebbe ingannatorio chiamarlo autogrill). Quando siamo dentro, visto che &amp;egrave; quasi mezzogiorno e abbiamo saltato la colazione, decidiamo di fermarci a pranzo. La cucina &amp;egrave; casalinga e propone anche i tipici cepelinai, gli gnocconi ripieni a forma di zeppelin. Quando arrivano i nostri opulenti piatti di carne (classiche bistecche impanate con strato superiore di formaggio fuso e verdure varie), mi rendo conto che manger&amp;ograve; solo quello e chiedo di non portarmi pi&amp;ugrave; l'insalata di pomodori. $SiMaForseNo si rende conto che, per una volta che aveva ordinato qualcosa che non avesse cipolle o funghi (che gli stavano uscendo dalle orecchie), abbiamo invertito i piatti ed &amp;egrave; nuovamente alle prese con le cipolle. Arriva poi il piatto di cepelinai: due gnocconi lunghi almeno dieci centimetri. Li assaggia e poi me li fa provare: sono tremendi. La pasta esterna sembra polenta impastata con mastice e truciolato, la carne dentro &amp;egrave; un tritato di chiss&amp;agrave;cosa. Decisamente meglio la cucina lettone.&lt;br /&gt;
Finito il pasto, ripartiamo con un tempo ancora incerto. Continuiamo a tirar dritto verso Vilnius, nonostante la mia proposta di andare verso la Collina delle Croci vicino a &amp;Scaron;iauliai; la volont&amp;agrave; &amp;egrave; ormai quella di arrivare entro le 16 alla capitale per trovare l'Ufficio Turistico aperto. Io vorrei cercare l'albergo con il telefono del mio amico, ma poi lui si lamenta che costa troppo e lascio perdere. Passiamo vicino a Kaunas, il secondo centro nazionale, che da fuori ci d&amp;agrave; un'impressione di citt&amp;agrave; prettamente industriale e grigia.&lt;br /&gt;
Finalmente, dopo un'ultimo tratto di statale, si arriva in prossimit&amp;agrave; delle tangenziali di Vilnius. Quando ci fermiamo da uno Statoil per far benzina e controllare la pressione della gomma maledetta (tutto ok, per fortuna), pioviggina ancora. Ripartiamo puntando il navigatore verso l'Ufficio Turistico e lui ci conduce per strani rami della tangenziali chiusi durante i giorni lavorativi (per fortuna, &amp;egrave; sabato).&lt;br /&gt;
La citt&amp;agrave; ci appare meno grandiosa e un po' pi&amp;ugrave; disordinata di Riga, e qualche dettaglio ci fa sentire decisamente all'Est, come la visione di due operai a bordo strada che riparano un filobus in servizio. In compenso, notiamo che la citt&amp;agrave; non &amp;egrave; totalmente piana, e al centro si arriva scollinando dalla periferia. Per arrivare all'ufficio turistico, giungiamo in pieno centro, in una via che, curiosamente, presenta parecchio posto gratuito per parcheggiare. Nelle vicinanze c'&amp;egrave; un brutto palazzone che scoprir&amp;ograve; poi essere l'ambasciata bulgara. Appena scesi, viviamo un attimo di terrore perch&amp;eacute; il mio compare crede di aver perso il portafoglio, ma lo ritrover&amp;agrave; prima di arrivare alle lacrime. Ma la sfortuna ci bussa nuovamente alla porta, perch&amp;eacute;, nonostante siamo arrivati in abbondante anticipo, l'ufficio turistico &amp;egrave; chiuso. Effettivamente &amp;egrave; ferragosto, per&amp;ograve;... Ci rassegniamo a rimetterci a cercare un posto per la notte porta a porta: a ogni modo, durante il viaggio avevamo gi&amp;agrave; trovato disponibilit&amp;agrave;, seppur a caro prezzo. Scendendo per Vilniaus Gatvė noto che anche qui, come a Riga, ci sono cartelli che indicano di parcheggiare mettendo la punta o il lato destro della macchina sopra il marciapiede: addirittura, ci sono i cartelli che indicano quando invece non bisogna salirci. La nostra ricerca inizia con un sold out, ma al secondo tentativo troviamo l'albergo Senatoriai, in cui accettiamo la proposta di pernottamento a 250 Litas al giorno con colazione. Saranno stati i dolci occhioni della donna della reception? A ogni modo, la tizia ci mostra la piccola stanza nella mansarda in legno (che fatica salire l&amp;agrave; coi bagagli, senza ascensore su una scala a chiocciola...) ed &amp;egrave; tanto gentile da aprirmi il divano per avere un posto letto in pi&amp;ugrave;. Dopo esserci trasferiti, usciamo per fare una prima visita della citt&amp;agrave; e ci rendiamo conto di pernottare nientepopodimenoch&amp;eacute; davanti alla Cattedrale di Vilnius! La costruzione presenta uno stile architettonico molto diverso da quello di Riga: &amp;egrave; enorme, con una vasta piazza con la circonda, ma piuttosto spoglia di dettagli. A parte le grandi statue sulla fiancata, e sulla parte alta della facciata, &amp;egrave; semplicemente muro liscio. Anche la torre campanaria non presenta finiture di pregio. In compenso la piazza su cui si trova &amp;egrave; un grande ritrovo di persone, in particolare giovani che fanno varie attivit&amp;agrave; (break-dance, trial in bicicletta, pattinaggio, skate). Salta subito all'occhio come le tipologie di giovani siano molto pi&amp;ugrave; varie rispetto a Riga: non mancano dark, metallari, hip-hoppers... e soprattutto parecchi gruppi di gente vestita davvero in modo strano. L'atmosfera, come avr&amp;ograve; modo di verificare anche pi&amp;ugrave; avanti, mi ricorda Parigi. Seguendo le indicazioni della guida, mi metto alla ricerca della famosa piastrella diversa, quella che indica la fine della catena umana che nel '91 congiunse Vilnius a Tallinn, passando per Riga. Questa, racconta l'autrice, ha il potere di realizzare un desiderio, se si compie su di essa un giro completo su s&amp;eacute; stessi in senso orario. Classico rituale apotropaico da grande citt&amp;agrave;, come pestare le palle del toro in Piazza San Carlo a Torino. Dopo aver guardato per terra mentre procedevano sulla fiancata verso il monumento a Gedimino (il leggendario creatore della citt&amp;agrave;, che appare ovunque con il suo cavallo e il lupo) e il Museo inaugurato qualche mese prima (e ovviamente chiuso), noto delle persone che fanno giri su s&amp;eacute; stessi. Li raggiungo, mi metto in coda, e compio il gesto, esprimendo il mio desiderio. Per rispettare la tradizione, non posso dire dove si trova la piastrella.&lt;br /&gt;
Prima di proseguire il giro, facciamo un breve tour per negozi alla ricerca di burrocacao per il mio compare. Ovviamente quello che troviamo non gli va bene, e di farmacie aperte non ce ne sono (e nemmeno un Drogas). Torniamo alla Cattedrale e da l&amp;igrave; seguiamo gli indigeni per Pilies Gatvė, una delle vie pi&amp;ugrave; belle di Vilnius: un lungo viottolo stretto, interamente pedonale e ricco di caff&amp;eacute; e locali. Di qui giriamo per la zona dell'Universit&amp;agrave; e rimango stupito quando vedo uno stupendo palazzo che ritengo essere il palazzo principale dell'Ateneo; il giorno successivo per&amp;ograve; riuscir&amp;ograve; a capire che si tratta del palazzo presidenziale.&lt;br /&gt;
Proseguendo, arriviamo alle chiese di Sant'Anna e di San Bernardino, che hanno la particolarit&amp;agrave; di essere appiccicate (la prima sorge praticamente su un lato del sagrato dell'altra). La Chiesa di Sant'Anna &amp;egrave; un gioiello di gotico francese, l'altra &amp;egrave; forse l'esempio pi&amp;ugrave; tipico dell'architettura barocca di Vilnius. Mi rendo conto a questo punto di essere vicinissimo al quartiere artistico di Užupis e non perdo l'occasione di andarci. Questo quartiere si &amp;egrave; autoproclamato Repubblica Indipendente e ha una curiosissima costituzione, oltre a un inno, una festivit&amp;agrave; (il primo aprile) e tutto quanto fa parte di una nazione. Il quartiere inizia dal ponte sul torrente Vilnele e sull'argine &amp;egrave; presente la statua di una sirenetta; sull'altra sponda, su un lato dell'Užupio Kavinė c'&amp;egrave; la targa che rende omaggio all'anima gemella di Užupis, Montmartre. Ci addentriamo per arrivare in Paupio gatvė a leggere la Costituzione, e nel mentre passiamo accanto all'Angelo di Užupis, il simbolo della Repubblica. La Costituzione, scritta in 5 o 6 lingue, meritava una fotografia, ma essendo incisa nel metallo lucido, rende impossibile l'operazione. Ma ricorder&amp;ograve; sempre uno degli articoli: &amp;quot;Un cane ha diritto di essere un cane.&amp;quot;&lt;br /&gt;
Ritorniamo in centro, dove continuiamo a vedere gruppi di giovani (specie ragazze) vestiti in curiose fogge: alcune ragazze in gruppo, tutte vestite di nero e con vistose autoreggenti, un altro gruppo vede una dark e una ragazza vestita da cinesina, con tanto di ombrellino di carta. In Pilies Gatvė assistiamo a uno spettacolo di un gruppetto jazz eccezionalmente bravo, a cui si accompagna un curiosa coppia (lui orientale, lei nordica che pi&amp;ugrave; nordica non si pu&amp;ograve;) che balla sulle loro note. Prima di rientrare in albergo, visitiamo il parco dietro la cattedrale, la Collina di Gedimino, su cui sorgono rovine di due castelli medioevali. Dalla cima possiamo osservare il panorama della citt&amp;agrave; e scattare qualche foto, anche a una turista solitaria che mi sceglie come suo ritrattista.&lt;br /&gt;
Rientriamo in albergo e iniziamo a discutere sul locale dove andare a mangiare: ci incuriosiscono il Lokys, dove cucinano anche il castoro, o il Čili Kaimas, dove c'&amp;egrave; un allevamento di galline. Di fatti gireremo a lungo, anche perch&amp;eacute; il Lokys si presenta completamente vuoto e il Čili Kaimas completamente occupato. Nella piazza del municipio (o meglio ex-Municipio) c'&amp;egrave; una grande serata di musica dal vivo e tutti i ristoranti hanno il dehors al completo. Alla fine andremo verso le 22.30 in un ristorante in Pilies Gatvė che sembra piccolo, ma &amp;egrave; un formicaio all'interno.&lt;br /&gt;
Qui mi butto su quello che &amp;egrave; forse il piatto pi&amp;ugrave; caro del locale, l'anatra alla griglia, servita con la solita ampia scelta di verdure e salse. Purtroppo per noi sperimentiamo la sbalorditiva lentezza del servizio lituano, capace di farci aspettare prima mezz'ora per portarci il menu, e poi un'ora abbondante per il cibo. Concludiamo provando un amaro locale: scegliamo il Palanga, che evidentemente non &amp;egrave; una consumazione tipica, visto che il barman lo cerca per cinque minuti buoni.&lt;br /&gt;
Quando usciamo, Vilnius &amp;egrave; gi&amp;agrave; mezza spenta. Nella piazza del municipio, il concerto &amp;egrave; finito e i dehors si svuotano. Ci mettiamo alla ricerca di un music bar l&amp;igrave; vicino, ma finiamo in una via completamente buia e ce ne andiamo presto. Gli unici locali che troviamo sembrano essere i soliti club erotici: un buttadentro ci segue per un po' per portarci nel suo locale, poi quando gli dico di essere molto stanco, mi consiglia allora, con sincera partecipazione, di andare a riposare per essere in forma la sera successiva. Ma il mio compare non ci sta ad andare a letto presto il sabato: vuole assolutamente vedere il Galaxy, famoso disco-club in stile sovietico. Per fortuna mia, risulta introvabile e possiamo rientrare, non prima per&amp;ograve; di aver incrociato la classica figona lituana che ci chiede una sigaretta, che ovviamente non abbiamo. Io sono talmente a pezzi che avr&amp;ograve; bisogno di farmi tradurre la sua reazione stizzita dal mio amico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sesto giorno&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;Egrave; domenica mattina, e il sole splende pi&amp;ugrave; bello che mai. La nostra prima colazione al Senatoriai ci vede prendere contatto con le cr&amp;ecirc;pes lituane (l'ho detto che sono fissati con la Francia, no?). Io le provo con le banane (e mi trover&amp;ograve; dinanzi due banane avvolte nella pasta da cr&amp;ecirc;pes), il mio amico le prende con il curd, che non sappiamo cos'&amp;egrave; e scopriremo essere la cagliata. Nei 30 litas spendibili nella colazione, facciamo rientrare anche succo di frutta e yogurt.&lt;br /&gt;
Quando usciamo, si decide di compiere un ampio giro per tutta la capitale, visitando meglio quanto visto ieri di sfuggita, e tutto quanto ancora non visitato.&lt;br /&gt;
La prima meta &amp;egrave; il Palazzo Presidenziale, dove incrociamo un grosso gruppo di turisti italiani. Ne approfittiamo per ascoltare la descrizione fatta dalla guida turistica. &amp;Egrave; quasi mezzogiorno, e cos&amp;igrave; riusciamo ad assistere al cambio delle bandiere: una cerimonia che dura almeno una mezz'ora, con rappresentanti di marina, esercito e aeronautica, pi&amp;ugrave; un gruppetto di armigeri vestiti come soldati medioevali. Bellissima. Dopo vorrei andare a visitare i cortili dell'Universit&amp;agrave;, ma chiedono un biglietto esoso e allora proseguiamo per la zona del piccolo ghetto. Vilnius, in effetti, per il gran numero di ebrei, era nota come la &amp;quot;Gerusalemme del Nord&amp;quot;. Il quartiere &amp;egrave; piccino, con strade strette e ordinate, ma non presenta granch&amp;eacute; da vedere, a parte i luoghi in cui &amp;egrave; vissuto Gaon, uno dei pi&amp;ugrave; grandi rabbini di ogni tempo. La cosa pi&amp;ugrave; interessante ci capita quando veniamo avvicinati da una famiglia di spagnoli che ci chiedono indicazioni: per una volta non abbiamo bisogno di usare l'inglese, e posso lasciar parlare il mio amico.&lt;br /&gt;
Raggiungiamo poi l'ex-municipio dove il giorno prima c'era il concerto (il nuovo municipio &amp;egrave; stato spostato a nord del fiume Neris, nel quartiere &amp;Scaron;nipi&amp;scaron;kės) e che ora fa da Ufficio Turistico. Da qui seguiamo allora Didžioji gatvė per raggiungere la Porta dell'Ambra. Questa strada &amp;egrave; una sequenza ininterrotta di chiese di ogni fede cristiana: per prima vediamo la Chiesa di San Casimiro, che (se non erro) era frequentata da Dostojevskij. Poi, arriviamo alla Chiesa Ortodossa del Santo Spirito: sarebbe una chiesa come tante, ma &amp;egrave; praticamente l'unica russa in tutto il centro di Vilnius e una delle poche non cattoliche. Dentro e fuori si affollano russi devotissimi (alcuni di questi non solo fanno diversi segni della croce prima di entrare in chiesa, ma addirittura prima di metter piede sul sagrato!), all'interno si fa notare l'altare di un curioso color verde.&lt;br /&gt;
Poco pi&amp;ugrave; avanti, una grande quantit&amp;agrave; di persone si accalca davanti alla cattolica Chiesa di Santa Teresa (ma quanto durano le messe in Lituania?), e ancora oltre, proprio sopra la Porta dell'Ambra, vediamo la Cappella della Beata Vergine dove donne supercattoliche vengono a pregare camminando sulle ginocchia su per le scale. Prima di tornare indietro, mi faccio scattare una foto con una statua di cera che ritrae un soldato perplesso. Mentre che mi metto in posa, arriva il classico turista italico pais&amp;agrave; che chiede aiuto al connazionale. Il tizio mi parla di un fantomatico mercatino dove si trova la roba a buon prezzo e mi chiede se so dove si trovi. Cerco di indirizzarlo verso un mercato indicato dalla guida e poi mi dileguo nella folla.&lt;br /&gt;
Mentre siamo in zona, proviamo a cercare i Bastioni dell'Artiglieria, ma non troviamo granch&amp;eacute; di interessante: i Bastioni sono mal conservati e qualche incivile li usa come discarica; in pi&amp;ugrave; il Museo delle armi e dell'artiglieria &amp;egrave; chiuso.&lt;br /&gt;
Il pomeriggio avanza ed &amp;egrave; ora di pranzo. Considerata tutta la carne gi&amp;agrave; mangiata, voglio andare a mangiare una bella insalata da un Double Coffee. Questa catena lettone di caffetterie mi aveva gi&amp;agrave; incuriosito parecchio ed ero ben deciso di provarla almeno una volta. Il menu (il &amp;quot;Double Coffee Times&amp;quot;) propone moltissime insalate, tutte con pesto genovese. Ne prendo una con una bottiglietta di acqua Vichy, tanto per evitare la birra, anche se mi costa di pi&amp;ugrave; (ma la bevanda pi&amp;ugrave; cara &amp;egrave;... l'acqua Panna!). Il mio compare osserva per un po' la lunga lista di cepelinai, ma poi prende un pi&amp;ugrave; tranquillo toast. Anche qui, per&amp;ograve; la lentezza lituana si fa notare, e rimaniamo al tavolo per quasi due ore.&lt;br /&gt;
Quando ci alziamo da tavola, nonostante iniziamo a sentire le gambe pesanti per le lunghe camminate, puntiamo verso Vilniaus Gatvė, ossia la zona dalla quale siamo arrivati il giorno prima in macchina. Qui troviamo un'altra chiesa cattolica, la Chiesa di Santa Caterina, vicino ad un piccolo giardino. Per la strada, notiamo uno dei negozi che affittano i Segway: se a Riga ogni tanto se ne vedevano in giro, qui a Vilnius &amp;egrave; davvero frequente veder passare queste ragazze con la maglietta rossa che pubblicizzano il veicolo elettrico, che per&amp;ograve; sembra proprio non prendere piede.&lt;br /&gt;
Rialzandoci dalle panchine, facciamo ancora uno sforzo e andiamo a vedere il busto di Frank Zappa in Kalinausko Gatvė. Per raggiungerlo, ripassiamo attorno all'ambasciata bulgara e quasi mi meraviglio rendendomi conto di quanto in sole 24 ore &amp;egrave; cambiata la mia conoscenza di Vilnius: il giorno prima mi pareva di essere in un angolo deserto di una nebulosa capitale dell'Est, ora mi pare di essere nel centro di una cara e familiare citt&amp;agrave;! Visto il busto (messo in una zona ancora non troppo ripulita dal passato...), decidiamo di concederci un break con un gelato in un bar del centro. Andiamo cos&amp;igrave; in Pilies Gatvė dal Gaucho Sano, un locale argentino (infatti il servizio &amp;egrave; velocissimo). Mentre siamo l&amp;igrave;, veniamo ritrovati dal pais&amp;agrave;, che questa volta ci chiede se conosciamo un albergo che abbia posto per dormire... Ah&amp;ograve;, ma che sono, l'Ufficio Turistico?&lt;br /&gt;
Decidiamo di compiere un ultimo giro e i nostri piedi ci riportano alla Chiese di Sant'Anna e San Bernardino, viste il giorno prima di sfuggita. Decidiamo di visitarle, per quanto possibile, visto che la prima &amp;egrave; tutta un ponteggio, e anche la seconda presenta parecchi lavori all'interno. Quest'ultima &amp;egrave; comunque aperta e molto bella, ci lascer&amp;ograve; qualche monetina come donazione.&lt;br /&gt;
Sulla strada per tornare in albergo, il mio compare inizia a pensare che non sarebbe male andare a cena una volta con qualche ragazza, giusto per non essere sempre solo noi due. In effetti, penso, per conoscere un paese, &amp;egrave; importante anche conoscere i suoi abitanti. Dunque, mentre passiamo per il parco sotto la collina di Gedimino, vado a far due chiacchiere con un paio di ragazze sedute sull'erba. La prima, Christiana, interrompe di mangiare la sua baguette e star&amp;agrave; per tutta la mezz'ora seguente con il panino in mano senza darci nemmeno un morso. Chiacchierando, veniamo a scoprire il perch&amp;eacute; non trovavamo il locale cercato la sera prima: &amp;egrave; da poco andato distrutto in un incendio. Proviamo a invitarle a cena, ma Christiana ci fa capire che la sua cena ce l'ha gi&amp;agrave; in mano. Ci dicono che quella sera non usciranno, ma ci svelano che un locale molto frequentato dalle ragazze per bene sono i wine-bar. E ci chiariscono anche che i gruppi di giovani vestiti strani sono effettivamente ragazzi e ragazze che celebrano addii al celibato e al nubilato. &amp;Egrave; piuttosto comune, mi spiega Else, sposarsi attorno a Ferragosto.&lt;br /&gt;
Le salutiamo infine, non prima di aver scattato delle foto, e ritorniamo in albergo per la serata. Alla tv apprendiamo che Bolt si prepara a battere nuovamente il record del mondo quella sera, ma noi non potremo vedercelo. Questa volta cerchiamo di non perdere tempo e andiamo a cena da Markus ir Ko, un ristorantino inglese consigliato dalla guida. Infatti quando vi arriviamo contiamo ben due Lonely Planet su un totale di sette o otto tavoli; una &amp;egrave; quella di una coppia italiana, forse romana. I prezzi sono per&amp;ograve; decisamente pi&amp;ugrave; elevati della media, e per stare sotto i 25 euro a capa, prendiamo alcuni tra i piatti meno cari. Ad ogni modo, ottimi.&lt;br /&gt;
Visto che sono due sere che non andiamo a ballare, ci tocca andare questa volta. Finiamo in Gedimino Prospektas, al Prospekto. Mentre siamo in coda, veniamo raggiunti da un tizio che ci apostrofa subito con &amp;quot;Cosa succede?&amp;quot; senza neanche dubitare della nostra nazionalit&amp;agrave;. In effetti capiremo il perch&amp;eacute;. Dentro il posto si presenta come una specie di disco-pub, con una piccola pista dove ballano solo alcune ragazze di una festa al nubilato. Prendiamo da bere e scopriamo di non avere pi&amp;ugrave; moneta locale. La cameriera va a chiamare un tizio che ci si rivolge in italiano, prende i nostri euro e ci d&amp;agrave; il resto in litas. A quel punto notiamo che il tizio torna a servire dietro il bancone, dove sono esposti gagliardetti e maglie del Lecce... S&amp;igrave;, il Prospekto &amp;egrave; decisamente un posto da italiani. La sera si movimenta, in pista ci sono sempre pi&amp;ugrave; lituane a ballare e pian piano le raggiungono gli italiani. Anch'io alla fine finisco per ballare con una ragazza, lasciando la giacca su un appendiabiti, ormai non pi&amp;ugrave; diffidente verso gli indigeni. Dopo un po' di tempo per&amp;ograve;, dopo essermi messo al tavolo per bere un succo di frutta, mi rendo conto di non avere pi&amp;ugrave; il telefono. Guardo dappertutto, provo a interpellare il padrone italiano (che mi dice di provare a venire il mattino dopo, come se fossi ancora l&amp;igrave;!), quando finalmente la cameriera, mi dice di averlo raccolto lei e me lo restituisce. Chiss&amp;agrave; in Italia come sarebbe andata a finire...&lt;br /&gt;
Rimango l&amp;igrave; fino alle tre, poi la prospettiva delle poche ore di sonno mi riporta in albergo, dove, per fortuna, il gi&amp;agrave; rientrato&amp;nbsp; $SiMaForseNo non ha ancora preso sonno e mi pu&amp;ograve; aprire.&lt;/p&gt;Pubblicato da &lt;a href="http://www.splinder.com/profile/Angkarn" &gt;Angkarn&lt;/a&gt; | &lt;a href="http://angkarn.splinder.com/post/21464661/I+miei+paesi+baltici+%28parte+II#comment" &gt;Commenti (1)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 00:33:34 +0200</pubDate>
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<dc:publisher>Il livido specchio del mattino</dc:publisher>
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 <title>I miei paesi baltici (parte II)</title>
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 <description>&lt;p&gt;Prosegue il viaggio...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Terzo giorno&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il gioved&amp;igrave; ci svegliamo sotto un cielo grigio, come promesso dalle previsioni del giorno prima. Dopo una buona colazione (consumata vicino al tavolo a cui sedeva uno sceicco), andiamo a ritirare la macchina dall'autonoleggio. Per risparmiare qualcosina, avevo optato per la AddCar Rental, societ&amp;agrave; lettone (credo...) legata a Eurolines e AirBaltic. I prezzi sono sostanzialmente pi&amp;ugrave; economici, e soprattutto il noleggio GPS &amp;egrave; molto pi&amp;ugrave; a portata di mano che non con Hertz o EuropCar (7 euro al giorno contro 18). L'ufficio &amp;egrave; quello dell'Eurolines, in Prāgas iela 1, vicino al Centrālais tirgus, il mercato coperto di Riga, che ha sede negli hangar usati un tempo per gli zeppelin.&lt;br /&gt;
Quando arriviamo a ritirare la vettura, verso le 11, abbiamo la prima sorpresa: si sono dimenticati di montarci il navigatore satellitare. Ci viene detto di attendere&amp;nbsp; venti minuti affinch&amp;eacute; gli venga portato. Ci sediamo nella sala d'aspetto dell'autostazione, dove notiamo la moltitudine di viaggiatori, per lo pi&amp;ugrave; di lingua russa, e i piccioni che svolazzano allegramente sopra un negozio di valigie. Passati i venti minuti, nulla di nuovo, cos&amp;igrave; per ingannare l'attesa prima vado a comprarmi un libro da portarmi a casa (l'edizione lettone di &amp;quot;A man without a country&amp;quot; di Kurt Vonnegut) e dopo andiamo a visitare il mercato.&lt;br /&gt;
All'esterno degli hangar ci sono bancarelle di frutta e verdura: dominano la scena i meloni bianchi e i frutti di bosco, ma non mancano pesche, uva bianca e albicocche. All'interno troviamo molte bancarelle di latticini e formaggi (sorprendente il formaggio al pesto genovese!), ma la mia visita si ferma quando ci si avvicina alla zona del pesce: l'odore &amp;egrave; cos&amp;igrave; forte da impedirmi di continuare. Una cosa che notiamo poi quando visitiamo l'enorme reparto carni &amp;egrave; che ai banchi di vendita non ci sono che donne, quasi tutte di mezz'et&amp;agrave; e piuttosto robuste. &amp;Egrave; questa la fine che faranno molte delle bellissime ragazze che vediamo in giro?&lt;br /&gt;
Finalmente a mezzogiorno ci viene consegnata la macchina, che anzich&amp;eacute; essere una Skoda Fabia con la pubblicit&amp;agrave; sulla carrozzeria, &amp;egrave; una Polo bianca. Il navigatore consegnatoci &amp;egrave; dello sconosciuto marchio Prestigio e parla anche italiano; il mio amico mi fa notare che forse una ruota sembra meno gonfia delle altre, ma dopo un test &amp;quot;a calci&amp;quot;, decidiamo di fidarci e andiamo verso l'albergo, dove raccogliamo un po' di roba e decidiamo la nostra meta: la valle del Gauja, e specificatamente Cēsis.&lt;br /&gt;
Veniamo cos&amp;igrave; a contatto con le strade lettoni, che non brillano certo per la praticabilit&amp;agrave;: ancora nel centro abitato di Riga affrontiamo un tratto di Brīvības iela pavimentato con grossi sassi, che fanno vibrare la macchina cos&amp;igrave; forte da impedire di sentire ogni altro rumore. Pi&amp;ugrave; avanti, quando finalmente siamo sull'A1, scopriamo un'asfalto consumato, talvolta solcato da profondi solchi provocati dai camion e tutt'altro che drenante. Peraltro, nonostante dovrebbe passare per un'autostrada, ci sono passaggi pedonali, fermate dell'autobus e pure semafori! Il paesaggio &amp;egrave; boschivo: per tutto il viaggio corriamo tra due ali di foresta, tipicamente livone, solo a tratti interrotta da qualche ristorante e motel isolati. Inoltre, siamo accompagnati da una pioggia infida che ci costringe a rimanere tra gli ottanta e i cento chilometri orari.&lt;br /&gt;
Finalmente, dopo un'oretta e mezza, arriviamo nel centro di Cēsis. Sembra esserci solo posteggio a pagamento, ma proseguendo troviamo abbondante spazio presso un supermercato. La citt&amp;agrave; &amp;egrave; ovviamente meno elegante della capitale, gli edifici squadrati sono numerosi, e i marciapiedi ricchi di pozzanghere. Seguendo per&amp;ograve; i consigli della guida, scendiamo per Rīgas iela, dove si svela il lato romantico della citt&amp;agrave;, con una lunga serie di antiche case di legno. Ci mettiamo poi alla ricerca dell'antica Chiesa di San Giovanni, risalente al XIII secolo: la troviamo chiusa ma ne approfitto per scattare qualche foto. L&amp;igrave; vicino, un chiosco vende cibi caldi e cos&amp;igrave; facciamo un tardo pranzo (erano gi&amp;agrave; le 15:30). Anche qui tutto buono, peccato che non abbiano la famosa birra locale, la Cēsu. Faccio conoscenza con la ragazza al banco, che, a differenza delle ragazze della capitale, non conosce molto l'inglese (anche se ci mostra il libro sul quale lo sta studiando). Metto alla prova il mio lettone, e riesco ad ottenere le indicazioni per arrivare al famoso Castello.&lt;br /&gt;
Arrivati l&amp;agrave;, leggo le indicazioni della guida, che dice che per visitare il maniero &amp;egrave; necessario comprare il biglietto per un museo e da l&amp;igrave; entrare nel castello. Vedendo una sola biglietteria, entriamo e compriamo i biglietti per la mostra di un pittore, tale Boris Bērziņ&amp;scaron;. Mentre la visitiamo, capiamo di aver sbagliato e che abbiamo regalato 2 lati per nulla. Usciamo e troviamo la biglietteria che ci interessa. Che peraltro oramai si &amp;egrave; adeguata, e permette di visitare il castello, senza dover pagare il biglietto anche per il museo. Il Castello, di cui rimane per lo pi&amp;ugrave; il cortile e una torre, &amp;egrave; una vera perla per chi &amp;egrave; appassionato di Medioevo: personalmente, mi sono innamorato del posto. Tanto pi&amp;ugrave; che la visita si deve fare muniti di una lanterna, prontamente consegnataci da una ragazza abbigliata e ammantata in foggia medioevale. Nessun'altra luce &amp;egrave; presente nella torre. Facciamo una visita completa della torre e mentre ispeziono il cortile inizia a piovere a dirotto. Aspettiamo al coperto che spiova e poi proviamo a visitare i &amp;quot;sotterranei&amp;quot; (dungeons), ma non troviamo che una botola, non propriamente agevole, che non conduce a nulla.&lt;br /&gt;
Andiamo poi a vedere i giardini, bellissimi, e con un laghetto in cui nuotano anatre e un cigno bianco. Usciti dal comprensorio del castello, troviamo un altro piccolo parco, molto curato, in cui invece ci fermiamo a far foto a un raro esemplare di cigno nero. Vista l'ora, ci dirigiamo finalmente verso il parcheggio dove abbiamo lasciato la macchina e quando arriviamo, constatiamo che stanno montando delle strutture, probabilmente per un mercato, in tutta la piazza. A momenti ce la rinchiudevano!&lt;br /&gt;
Lasciamo Cēsis (e un pezzo di cuore) e sulla strada del ritorno, decidiamo di fare una pausa a Sigulda, la cosiddetta &amp;quot;Svizzera della Lettonia&amp;quot;, per via del fatto che &amp;egrave; il centro degli sport invernali. La citt&amp;agrave; &amp;egrave; pulitissima, molto ordinata, ma piuttosto anarchica: non ha un vero centro, e le cose meritevoli di una visita (grotte, pista di bob, eccetera) sono tutte fuori dal centro abitato. Ci accontentiamo di fare un giro panoramico, fotografare la Zaļ&amp;scaron;a Maja (una casa verde di nome e di fatto) e metterci sulla strada di Riga. Il viaggio, nuovamente sotto una forte pioggia, diventa quasi un'avventura visto che la macchina inizia a sbandare in modo pauroso, facendomi seriamente dubitare sulla gomma che gi&amp;agrave; alla mattina sembrava scarsa di pressione.&lt;br /&gt;
Arriviamo tardi in albergo e ci muoviamo velocemente per arrivare al Vermanitis (un self-service della catena Lido) prima della chiusura. In effetti siamo tra gli ultimi clienti e veniamo accolti con una certa freddezza. Poco male, il cibo &amp;egrave; buono come sempre. Usciti di l&amp;agrave;, decidiamo di goderci un po' di tranquillit&amp;agrave; al Biergarten in Doma laukums. E' davvero speciale l'atmosfera che si vive in questi posti, molto frequentati ed eleganti, con ottimi drink e il sottofondo di musica suonata dal vivo. Per la prima volta noto un'usanza che poi osserver&amp;ograve; per tutta la vacanza, ossia la possibilit&amp;agrave; di farsi portare dai camerieri una coperta per difendersi dalla frescura serale. A mia volta, mi difendo con un cocktail caldo e uno al Balsamo Nero.&lt;br /&gt;
Lasciata la piazza, il mio amico vuole prolungare la serata in una discoteca. Facciamo pertanto una lunga camminata fuori dal centro storico per arrivare all'Hot Rio, un club russo che si rivela totalmente deserto. Decidiamo pertanto di rientrare in albergo, nonostante che lui voglia provare uno dei locali sulla lista nera dell'ambasciata americana, l'Essential, peraltro prepotentemente sponsorizzatoci da un toscano incrociato sulla strada dell'Hot Rio. Sulla strada, passando a fianco di un parco, notiamo una quantit&amp;agrave; pressoch&amp;eacute; sterminata di negozi di fiori ancora aperti, tutti favolosamente ricchi di colori e profumi. In effetti, una delle cose che pi&amp;ugrave; mi erano saltate all'occhio in quei giorni di Riga &amp;egrave; il gran numero di donne che rincasavano con fiori freschi in mano. Se il progresso e l'occidentalizzazione dovessero portare la presenza floreale a quella che si vede da noi, spero proprio che Riga rimanga all'antica.&lt;br /&gt;
Rientrando in albergo per&amp;ograve;, finiamo per passare davanti all'Essential, e a questo punto non riesco a trattenere il mio amico, che entra senza altri indugi, costringendomi a seguirlo. La discoteca &amp;egrave; molto grande, ma lo spazio vitale &amp;egrave; ridotto al minimo, visto che &amp;egrave; sovraffollata. Ragazzi e ragazze giovani e giovanissimi, ballano techno e house, divertendosi come se non ci fosse un domani. I bar sono presi d'assalto e l'alcool scorre a fiumi. Purtroppo per i miei polmoni, &amp;egrave; anche consentito fumare. Mentre la giovent&amp;ugrave; di Riga impazza, la maggior parte dei turisti (italici soprattutto) &amp;egrave; visibilmente pi&amp;ugrave; matura e barbogia e si accende occasionalmente quando qualche lettone esuberante si fa avanti: durante la serata, in due occasioni, prima alle spalle, e poi frontalmente, due ragazze vengono a fare il solletico al mio amico. La timidezza qui non &amp;egrave; di casa.&lt;br /&gt;
Usciamo dopo un paio di orette, quando il fumo e la stanchezza oramai mi hanno tramortito e rientriamo per dormire la nostra ultima notte a Riga.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quarto giorno&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;Egrave; l'ultima mattina a Riga, e mi sveglio rattristato dal pensiero di dover abbandonare quella citt&amp;agrave;, e quell'albergo che ci aveva cos&amp;igrave; tanto coccolati. Tanto pi&amp;ugrave; che ci aspetta un lungo viaggio, al termine del quale andare a caccia di un pernottamento. E abbiamo una macchina poco stabile e un navigatore che si &amp;egrave; zittito (troppe botte?). Il tempo &amp;egrave; sempre coperto e dobbiamo rinunciare nuovamente alle spiagge di Jūrmala, una delle nostre mete prefissate.&lt;br /&gt;
Raccogliamo le nostre cose nelle valigie, facciamo un'ultima abbondante colazione e salutiamo il personale alla reception, lasciandogli le cartoline da spedire. Quasi non mi par vero di andarmene senza pagare nient'altro (nemmeno l'uso della sauna).&lt;br /&gt;
In strada puntiamo la vettura verso la citt&amp;agrave; di Liepāja, sulla costa meridionale della Curlandia. Mentre usciamo da Riga, cerchiamo un benzinaio per far controllare la pressione delle gomme. Prima sosta, da una stazione Dinaz, dove facciamo benzina ma ci dicono (o meglio mi dice una ragazza che gentilmente mi fa da interprete) che la loro macchina &amp;egrave; rotta e di cercare una stazione Statoil. Prima di trovarne una finiamo in una stazione Neste, che ci ripete lo stesso suggerimento.&lt;br /&gt;
Proseguendo, sbagliamo uno svincolo e finiamo cos&amp;igrave; proprio a Jūrmala. La maggiore citt&amp;agrave; balneare della Lettonia ad Agosto &amp;egrave; gi&amp;agrave; in smobilitazione: dal ponte sul fiume Lielupe, vediamo le piscine dell'Akvapark vuote. E immediatamente dopo, troviamo il nostro Statoil, dove, dopo aver aspettato che riparassero la pompa dell'aria, riusciamo a controllare la pressione della ruota maledetta. Che &amp;egrave; proprio sgonfia: meno di un'atmosfera! Gonfiamo, controlliamo tutte le gomme, mettiamo un po' d'acqua per il lavavetri (consegnatoci vuoto!) e poi verifichiamo nuovamente la gomma, che sembra gi&amp;agrave; aver perso di pressione: iniziamo a temere che sia pure bucata. Ci rimettiamo in viaggio, mandando a mente di tenerla d'occhio, e gi&amp;agrave; mi preparo a dover telefonare a quegli scellerati che ce l'hanno noleggiata.&lt;br /&gt;
Il viaggio prosegue tranquillo, il navigatore ha riacquistato la voce, e usandolo con un po' di intelligenza, ossia interpretando le sue indicazioni dove non ha le mappe aggiornate, sbagliamo strada solo una volta, presso un cantiere. Facciamo una pausa per il pranzo, fermandoci a Skrunda, uno dei pochi paesi per cui ci capita di passare. Il self-service propone cucina lettone, e da bere prendo qualcosa che credo una birra scura, ma poi scopro essere pressoch&amp;eacute; analcolica: &amp;egrave; Kvass. Purtroppo la cameriera parla solo lettone e non riesco a capire di cos'&amp;egrave; fatta.&lt;br /&gt;
Dopo, facciamo un cambio guida e ripartiamo. Il tempo intanto si &amp;egrave; messo per il meglio e cos&amp;igrave; mi posso godere il panorama fuori dal finestrino: stanno sparendo le foreste e si affacciano campi arati, a volte affollati di cicogne. Mentre ci avviciniamo alla nostra meta, leggo che &amp;egrave; nota per il clima ventoso, tant'&amp;egrave; che viene pubblicizzata come &amp;quot;la citt&amp;agrave; dove nasce il vento&amp;quot;. Infatti di l&amp;igrave; a poco iniziamo a vedere moltissime turbine per l'energia eolica: a differenza di come ho sempre pensato, trovo che l'effetto sul paesaggio sia meraviglioso.&lt;br /&gt;
Entrando a Liepāja, appare evidente il suo essere legata storicamente con la siderurgia. La ristrettezza economica &amp;egrave; visibile, e il navigatore ce la mostra ampiamente, facendoci passare per le periferie dove abbondano case di legno malconce e stradine non asfaltate. Arriviamo poi in centro, e troviamo posto gratuito accanto alla Chiesa Luterana della Santa Trinit&amp;agrave;, che visitiamo subito; l'esterno si presenta in cattive condizioni, ma l'interno &amp;egrave; da mozzare il fiato: un organo dorato con pi&amp;ugrave; di 7000 canne fa bella mostra di s&amp;egrave;. Peccato non aver potuto vedere quello ancora pi&amp;ugrave; grande, nel Duomo di Riga (il terzo al mondo!). Andiamo poi all'Ufficio turistico per farci consigliare un giro turistico da percorrere nel paio di ore che ci possiamo ancora concedere. La ragazza ci d&amp;agrave; una cartina in cui viene illustrato un percorso turistico ben segnalato: sar&amp;agrave; sufficiente seguire le note di ottone incastonate nel marciapiede. Liepāja, infatti, &amp;egrave; anche la patria del rock lettone... e guardacaso, l'altro ragazzo dell'ufficio turistico indossa proprio la maglietta del gruppo metal che per primo ha acceso il mio interesse per la Lettonia, gli Skyforger. Non faccio per&amp;ograve; in tempo a chiedergli nulla, perch&amp;eacute; scompare in qualche anfratto dell'ufficio e quando provo a porre le medesime questioni alla ragazza, lei non mi sa rispondere: rimane stupita dal mio interesse per un gruppo musicale locale, ma ritiene che non si riescano a trovare in Liepāja negozi dove acquistare i loro album.&lt;br /&gt;
Iniziamo il nostro giro, vediamo la Walk of Fame del rock lettone, la Chiesa di San Giuseppe, il mercato di Pietro il Grande, cos&amp;igrave; chiamato perch&amp;eacute; si trova vicino ad una residenza dello zar, e poi prendiamo una lunga via che porta alla spiaggia. Lungo questa strada, posso notare la grande variet&amp;agrave; di stili degli edifici: qualche cubo sovietico, diverse case di legno (alcune anche in buono stato) e qualche palazzo tipicamente novecentesco. Inizia a piacermi molto questa citt&amp;agrave;. Giungiamo in un grande parco pubblico, all'entrata del quale, tanto per non dimenticarsi di essere nella citt&amp;agrave; del rock, un monumento che riproduce una gigantesca batteria fa bella mostra di s&amp;egrave;. Il parco (Jūrmala Park) &amp;egrave; curatissimo, una vera gioia per gli occhi, da annichilire qualsiasi parco pubblico in Italia. Tanto per confermare la cura che qui si ha per quanto &amp;egrave; pubblico, i bagni sono pulitissimi e i sanitari sono addirittura di marca (Gustavsberg, gli stessi dell'hotel di Riga). Vero che si paga, ma si tratta sempre di pochi centesimi.&lt;br /&gt;
Si rimette a piovigginare e allora ci fermiamo al coperto a far qualche parola con un paio di ragazze: sar&amp;agrave; il primo &amp;quot;approccio al parco&amp;quot; di una lunga serie. Quando spiove, seguiamo le indicazioni e arriviamo finalmente alla spiaggia: la sabbia &amp;egrave; bianchissima e il fondale basso. Il litorale &amp;egrave; quasi deserto, a causa del tempo, ma qualche coraggioso fa comunque il bagno. Non vedo una cabina dove infilarmi il costume, allora mi accontento di bagnarmi le mani e i piedi, godendomi la freschezza dell'acqua del Baltico. Qualche minuto, poi mi rimetto le scarpe e ripartiamo: il mio compare, perduta la possibilit&amp;agrave; di vedere la prigione di Karosta a causa della chiusura del ponte che la raggiungeva, desidera almeno visitare la Promenade.&lt;br /&gt;
Questa zona, che inizia presso il litorale e che giunge in un'area portuale, &amp;egrave; stata oggetto di lavori di recupero e ospita adesso alcuni locali vivaci e boh&amp;eacute;mien. Peraltro, scopriamo che proprio l&amp;igrave; quella sera inizia un festival rock, e gi&amp;agrave; diversi pulman sono arrivati per scaricare gruppi di ragazzi. Mi viene anche voglia di fermarmi l&amp;igrave; per la notte, ma oramai era stato deciso di arrivare in Lituania in serata. Faccio qualche foto alla gigantesca clessidra d'ambra, alta almeno 2 metri e mezzo, che celebra gli 800 anni del nome della citt&amp;agrave;, e poi torniamo alla macchina.&lt;br /&gt;
Da Liepāja al confine di stato &amp;egrave; affare di mezz'ora; la frontiera ha un'aria lunare, con i vecchi edifici all'abbandono fra le due ali di foresta. Notiamo subito la differenza tra i due paesi: qui l'asfalto &amp;egrave; ottimamente tenuto. Qualche decina di chilometri dopo, giungiamo a Palanga, la Rimini lituana. Sono pi&amp;ugrave; delle 19, le strade sono piene di persone che escono in passeggiata, e ovunque ci sono i cartelli che indicano la necessit&amp;agrave; di monetine per poter parcheggiare. Dopo un po' di&amp;nbsp; giri, decidiamo di far gli italiani e andiamo a parcheggiare in un posteggio condominiale, giusto il tempo per andare all'ufficio turistico e trovarci un albergo. Peccato che il suddetto ufficio chiudesse alle 16. Non facciamo in tempo a voltarci che un'anziana signora capisce le nostre necessit&amp;agrave; e mi abbranca un braccio, iniziando a parlare in lituano stretto, forse anche dialetto di Klaipėda. Il mio amico inizia a ridere, ripetendo che vuole farci dormire a casa sua. L'anziana chiama in soccorso un'amica che spiccicando un po' d'inglese, ci mostra la bettola da una stella in cui ci propone di dormire... per venti euro! Chiarisco subito che la topaia non vale quel prezzo e poi ci allontaniamo, speranzosi di trovar di meglio. In effetti, ci basta solo un altro quarto d'ora per trovare una sistemazione adeguata al Viesbutis &amp;quot;Žydroji liepsna&amp;quot;, per 210 litas senza colazione. La stanza ha bagno, salotto con televisione e un mastodontico divano, camera da letto, e un'entrata. Usciamo poi per cena, e per accontentare il mio compare, stufo di mangiare sempre carne, cerchiamo un ristorante che cucini pesce. Ci fermiamo allo &amp;quot;Žuvinė&amp;quot;, un raffinato ristorante pieno di coppie e signori di terza et&amp;agrave;; solo pi&amp;ugrave; tardi vedremo entrare due ragazze (modelle?) venuto a pasteggiare a suon di ostriche. Io chiedo nuovamente lo Kvass (che qui chiamano generalmente Gira) e un calice di Cabernet Sauvignon sudafricano. Riesco poi a farmi dire che la misteriosa bevanda &amp;egrave; fatta con &amp;quot;bread&amp;quot;... sul momento penso di aver capito male, ma poi scoprir&amp;ograve; che &amp;egrave; proprio ottenuta dalla fermentazione del pane di segale, e che si tratta di un'eredit&amp;agrave; russa. La Lituania poi ci regala nuovi fastidi: come gi&amp;agrave; qualcuno aveva detto sul web, la SIM4Travel non permette di chiamare; inoltre la mastercard del mio amico (ribattezzata per l'occasione &amp;quot;la carta trovata nell'uovo di Pasqua&amp;quot;) smette di funzionare, obbligandolo ad aprire un conto con me, che avevo prontamente prelevato a un ATM, seppur a caro prezzo.&lt;br /&gt;
Dopo la cena, ci facciamo attrarre dalla pubblicit&amp;agrave; dall'Horror House &amp;quot;Nosferatu&amp;quot;, gestita da un gruppetto di ragazzi intraprendenti. Il biglietto &amp;egrave; un po' caro, ma seppur piccolo, il museo dell'orrore &amp;egrave; davvero ben fatto, un ragazzo in maschera aggiunge di suo qualche brivido, e si passa una mezz'oretta piacevole. Proseguiamo poi per Basanavičiaus gatvė, la via principale, piena di chioschi (mitico quello del Kebab della Knorr) e ristorantini. Al fondo c'&amp;egrave; una discoteca, ma noi tiriamo dritto verso il molo, lungo, credo, almeno 500 metri. Per me che soffro di vertigini, camminare sospeso sul mare aperto, con le onde visibili tra un'asse e l'altra, &amp;egrave; stata una bell'emozione. Tornando indietro, vediamo un gruppo di ragazzi che vivacizza la serata con percussioni e balli; ma nel mentre arrivano dal nulla un paio di pulotti lituani che li fanno smettere; per quale motivo non lo so, visto che si era ben lontani da qualsiasi abitazione.&lt;br /&gt;
Ma i pulotti lituani si dimostreranno di nuovo nazi prima che il gallo canti anche una sola volta: difatti, ci fermiamo a prendere qualcosa in uno dei locali ancora aperti, il Čili Pizza (un'altra delle catene di fastfood tipiche del Baltico). Mentre siamo l&amp;igrave; che studiamo cosa prendere, evitando l'onnipresente salso all'aglio (che evidentemente, ci diciamo, i lituani consumano per difendersi dagli estoni, noti vampiri), inizia a piovere e un tizio arrampicandosi su dei gradoni, sale sulla terrazza del locale. Immediatamente il pulotto scatta iracondo e cerca di ributtarlo gi&amp;ugrave;, fra le proteste sgomente delle sue amiche. Lo stesso energumeno, mentre stiamo finendo la nostra consumazione, viene verso di me per battersi sull'orologio, senza peraltro sollecitare gli altri (lituani?) ancora al tavolo. Ci alzeremo di l&amp;igrave; a poco, ma poi inizia a venir gi&amp;ugrave; una pioggia torrenziale che tiene tutti i clienti al coperto: alcuni, forse temendo l'ira del pulotto, ad un certo punto scendono, correndo sotto il diluvio, altri chiamano un taxi. Altre ragazze, ebbre di gioia, si mettono a danzare con gli abiti ormai zuppi. Noi aspettiamo che la pioggia scenda ad un livello affrontabile con l'ombrello e poi ce ne torniamo in albergo. Durante il ritorno notiamo uno strano simbolo su alcune bancarelle che assomiglia tremendamente al Sole delle Alpi, tanto caro alla Lega Nord. Arrivati in stanza, notiamo che le tende sono decisamente poco oscuranti, cosicch&amp;eacute; il mio amico dovr&amp;agrave; estrarre la mascherina per gli occhi per dormire.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E con questo chiudo questa puntata. Al prossimo turno ci aspetta Vilnius!&lt;/p&gt;Pubblicato da &lt;a href="http://www.splinder.com/profile/Angkarn" &gt;Angkarn&lt;/a&gt; | &lt;a href="http://angkarn.splinder.com/post/21286258/I+miei+paesi+baltici+%28parte+II#comment" &gt;Commenti (1)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 01:46:43 +0200</pubDate>
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<dc:publisher>Il livido specchio del mattino</dc:publisher>
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 <title>I miei paesi baltici (parte I)</title>
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 <description>&lt;p&gt;Ritorno a scrivere sul blog per narrare quello che finora &amp;egrave; stato il viaggio pi&amp;ugrave; intenso e interessante abbia mai fatto: 10 giorni nelle tre repubbliche baltiche, Lettonia, Lituania ed Estonia. Dieci giorni per vedere con i miei occhi quanto letto su guide, resoconti, narrazioni; per scoprire queste realt&amp;agrave; scappate alle lunghissime dominazioni straniere, in modo particolare l'occupazione sovietica, e gi&amp;agrave; proiettate nell'Europa Unita e nella moderna economia. Sono partito con l'attenzione rivolta soprattutto alla Lettonia, paese di cui conoscevo meglio la storia, in parte le citt&amp;agrave; e in minima parte anche un po' di lingua; ma poi non &amp;egrave; stato difficile innamorarsi anche degli altri due paesi, simili ma molto diversi, a loro modo.&lt;br /&gt;
So gi&amp;agrave; dai miei brevi appunti di viaggio che l'intero resoconto sar&amp;agrave; piuttosto lungo, pertanto lo scriver&amp;ograve; a puntate. In questa prima parte, andremo un po' a spasso per la Lettonia, la prima meta (anche per ragioni prettamente pratiche di trasporto).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Primo giorno&lt;br /&gt;
&amp;Egrave; l'undici di agosto e, dopo un weekend a riordinare quanto serve e un luned&amp;igrave; a mettere tutto nei bagagli, pesando e controllando di stare nei limiti imposti da AirBaltic e Eurolines, sono finalmente pronto. Come guida ho la mia fida LonelyPlanet edizione di fine 2006, e diversi resoconti trovati su internet. Lascio a casa il frasario russo prestatomi, che peraltro non so nemmeno leggere. Recupero il mio compagno di viaggio, il gi&amp;agrave; noto $S&amp;igrave;MaForseNo, e si parte per Malpensa. Il parcheggio prescelto per lasciarvi la macchina &amp;egrave; Parcheggio Malpensa (parcheggilowcost.it), facile da raggiungere dalla statale che va da Marcallo Mesero all'aeroporto. L'impressione che d&amp;agrave; non &amp;egrave; delle migliori (caos alla reception, poco posto visibile sul piazzale, una macchina senza un cristallo...) ma ormai siamo l&amp;igrave;,&amp;nbsp; ci registriamo, paghiamo, e saltiamo subito sul pulmino. Il quale, con fin troppa malizia, ci lascia davanti agli arrivi: &amp;quot;per le partenze, prendete ascensori&amp;quot;. Vabb&amp;egrave;.&lt;br /&gt;
Al check-in per il volo Milano-Riga c'&amp;egrave; molta coda, soprattutto belle ragazze che rientrano in patria. Ho tempo a far avvolgere il mio trolley prima di consegnarlo. Facciamo i controlli di sicurezza e poi andiamo a pranzo. Io approfitto di un'offerta e con il pranzo ottengo come gadget un kit da viaggio con cuscino gonfiabile e mascherina per gli occhi. Anzi, a dire il vero ne ottengo due, per un errore della ragazza al banco. La cosa torner&amp;agrave; utile per proteggersi dalla luce precoce delle mattine nordiche.&lt;br /&gt;
Finalmente ci si imbarca in uno splendido Boeing-757. Il volo &amp;egrave; gradevole, l'equipaggio giovane e cortese, il pilota bravissimo. Insomma, la compagnia aerea lettone fa un'ottima figura. Molto meno invece il classico scapolone italico inguaribile (e inguardabile, era la copia del Gene Wilder attuale) che passa l'intero volo girato al contrario a molestare una ragazza lituana (che finge di non capire l'italiano, e ride educatamente tentando di evitare i tentacoli dell'animale), e che offre champagne lettone a destra e a manca per fare lo splendido.&lt;br /&gt;
Arrivati a Riga, prelevo con la postepay un po' di moneta locale e seguendo i consigli dell'ufficio informazioni, aspettiamo lo Airport shuttle (biglietto: 3 lati o 5 euro) che fa il giro degli hotel. Nell'attesa cerco di trovare qualcuno che mi cambi le banconote in monete per acquistare qualcosa dai distributori automatici, ma sembra che non ci siano lettoni (tutte lituane?).&lt;br /&gt;
Lo shuttle arriva comunque presto, e ci porta dentro Riga, che si presenta al turista come una vera metropoli distesa sulle sponde della maestosa Daugava.&lt;br /&gt;
L'Hotel prenotato on line &amp;egrave; il lussuoso Reval Ridzene, 5 stelle, poco pi&amp;ugrave; a nord di Vecriga, vicino al parco dedicato allo scrittore Rainis. Compreso nel prezzo (poco pi&amp;ugrave; di 20 euro a notte) abbiamo: centro fitness, sauna, camera con 2 bagni (uno con doccia e vasca) e un salotto, cassaforte, tv satellitare, parcheggio sotterraneo, e ogni giorno ci consegnano previsioni del tempo, una bottiglia d'acqua Bonaqua (tremenda!) e un torroncino alla vaniglia. Poteri della prenotazione sul web!&lt;br /&gt;
Dopo esserci sistemati, usciamo per la cena. Una curiosit&amp;agrave;: sbagliando direzione, passiamo per il parco, dove un chioschetto diffonde musica, e la prima canzone che ci sentiamo in terra lettone &amp;egrave; &amp;quot;Su di noi&amp;quot; di Pupo: roba da matti! Scendiamo nella citt&amp;agrave; vecchia, e arriviamo nella piazza del duomo, dove abbondano ristoranti di ogni tipo. Ci fermiamo da &amp;quot;Alus seta&amp;quot; della catena Lido, un self-service di cucina lettone. Prendo per meno di 5 euro un po' di pane di segale, una contorno con peperoni e carote, del pollo molto speziato e una birra Aldaris media. Tutto molto buono. Finiamo il pasto provando, come diceva la guida, il Rīgas Melnais Balzāms con un caff&amp;egrave;. Il risultato &amp;egrave; tremendo, ma a causa del caff&amp;egrave; davvero spaventoso.&lt;br /&gt;
Dopo cena, passeggiamo per il centro, cercando un locale per finire la serata. Alla fine, sollecitati da qualche goccia di pioggia, ripariamo dentro il &amp;quot;Pulkvedim Neviens Neraksta&amp;quot; (tradotto: &amp;quot;nessuno scriva al colonnello&amp;quot;, diventer&amp;agrave; uno dei tormentoni della vacanza), un posto piccolo e molto informale, dove poter bere a un tavolo o ballicchiare con qualche lettone scatenata. La serata &amp;egrave; calda, e mi pento di essere uscito con la giacca, sembra non esserci un guardaroba. Vediamo gi&amp;agrave; i primi italiani alle prese con il tacchinaggio, anche se in genere le ragazze sembrano preferir evitare i turisti. Una nota: le ragazze (lettoni o russe, non &amp;egrave; immediato identificarle) sono in genere tutte alte e molto belle, &amp;egrave; davvero difficile vederne in giro di &amp;quot;normali&amp;quot;, praticamente impossibile vederne di brutte o grasse. Non c'&amp;egrave; da stupirsi se si crea lo stereotipo del turista maschio italiano che viene qui solo per turismo sessuale. Questo rende molto fastidioso il passeggiare la sera per le viuzze del centro, perch&amp;eacute; si &amp;egrave; continuamente insediati da &amp;quot;buttadentro&amp;quot; che identificano il turista e cercano di portarlo dentro night, centri massaggi e chi pi&amp;ugrave; ne ha pi&amp;ugrave; ne metta, spesso pure parlando apertamente italiano (roba da sotterrarsi...). Dunque, un consiglio: se non siete certi di dove girare a un incrocio, non date l'impressione di essere indecisi, non aprite mappe, ma tirate dritto e riflettete pi&amp;ugrave; avanti, cos&amp;igrave; vi eviterete il classico &amp;quot;what you are looking for?&amp;quot;. Tanto pi&amp;ugrave; che la maggioranza dei posti in cui questi figuri vi vogliono tirar dentro sono quelli che appaiono nelle liste nere delle varie ambasciate o degli stessi opuscoli informativi degli uffici turistici lettoni. E anche se non vi sono elencati, meglio non fidarsi troppo, conti salatissimi e pistole puntate non sono fatti rari.&lt;br /&gt;
Dopo un paio di drink, facciamo un ultimo giro esplorativo della vita notturna di Riga (comunque ben sorvegliata da pattuglie di poliziotti simili ai Bobbies inglesi) e poi torniamo in albergo, passando sotto il Monumento alla libert&amp;agrave;, che, a differenza di quanto letto, non ha un picchetto di guardie armate che si d&amp;agrave; il cambio con un complesso cerimoniale, ma giusto un paio di poliziotti che sorvegliano la zona senza grandi formalismi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo giorno&lt;br /&gt;
La prima notte &amp;egrave; cos&amp;igrave; calda e umida da impedire un buon riposo. In compenso, il letto &amp;egrave; comodo e le tende tengono fuori sufficientemente la luce. Si scende nel ristorante a piramide per la colazione, che &amp;egrave; degna delle stelle dell'albergo: si va dalle porcherie continentali (salsiccie, cavoli, pesce, cetrioli, pancetta), a cose pi&amp;ugrave; civili (caff&amp;egrave;, latte, t&amp;egrave;, croissant, marmellata), a tutti i tipi di yogurt, frutta, ricotta, pane da tostare eccetera.&lt;br /&gt;
Iniziamo la visita della citt&amp;agrave; dalla zona delle ambasciate (gi&amp;agrave; ci siamo dentro, a due passi abbiamo quella statunitense e quella francese), dove abbondano i palazzi Art Nouveau che rendono famosa la citt&amp;agrave;. Mentre cerchiamo Elizabetes iela e Alberta iela, passiamo nel parco Rainis e guardiamo le bancarelle che vendono articoli di lana, oggetti di legno e miele, dove compro un &amp;quot;T&amp;egrave; per gli uomini&amp;quot; che in realt&amp;agrave; &amp;egrave; una tisana di diverse erbe. Proseguendo, troviamo una chiesa ortodossa in Brīvības iela, e ci entriamo per una visita, breve, visto che in un angolino si sta tenendo una funzione religiosa.&lt;br /&gt;
Finalmente giunti alla nostra destinazione, inizio a fare foto. Non posso fare a meno di notare per&amp;ograve; che, se da una parte della strada fioriscono i bellissimi palazzi colorati, dall'altra, gli edifici sono decisamente grigi e bisognosi di essere rimessi a nuovo (non fosse altro per omogeneit&amp;agrave;). Compro cartoline da una ragazza russa e poi proseguiamo per Strelnieku iela. Finito con i palazzi Art Nouveau, approttiamo della vicinanza e andiamo a operare un sostanzioso cambio in valuta in una banca.&lt;br /&gt;
A questo punto, andiamo verso la Daugava, tra parchi e grossi incroci. Nonostante siamo vicini a Ferragosto, la citt&amp;agrave; pullula di cantieri edili e segretarie in tailleur che vanno a pranzare da Double Coffee. Arriviamo nei pressi del grande ponte che collega i due rami di Valdemāra iela, e da l&amp;igrave; arriviamo al castello di Riga, utilizzato in parte come palazzo presidenziale. L'edificio non &amp;egrave; niente di speciale, e la guardia alla porta &amp;egrave; effettuata da un singolo militare neanche troppo arcigno. C'&amp;egrave; un interessante museo in un'altra ala del castello, ma il mio compare di viaggio non &amp;egrave; molto disposto a visitare musei. Proseguiamo dunque, arrivando dunque ai Tre Fratelli, un complesso di tre case dall'aspetto quantomeno curioso. Ci aggreghiamo a un folto gruppo di turisti per ascoltare la spiegazione della guida, mentre uno scombiccherato duo musicale allieta l'atmosfera.&lt;br /&gt;
Arriviamo poi presso il palazzo del Saeima, il parlamento lettone: tutt'attorno altri edifici ospitano commissioni parlamentari e qua e l&amp;agrave; i militari presidiano la zona. Noto nei pressi un curioso parcheggio decorato da una serie di eterogenee testone che emergono dal cemento. Poco pi&amp;ugrave; in l&amp;agrave;, sulla nostra destra, una serie di gradini porta a una zona pedonale rialzata: su di esse si susseguono bar e negozi di ambra; in uno di questi mi concedo di acquistare un piccolo cigno (il dragone era decisamente troppo caro). Tra i bar si sentono le note dapprima di una cornamusa, poi di uno strumento a corda: &amp;egrave; un ragazzo lettone, abbigliato in guisa di bardo medioevale, cui lascio qualche moneta quando inizia a suonare &amp;quot;Migla migla rasa rasa&amp;quot;, una delle pi&amp;ugrave; note canzoni popolari del luogo.&lt;br /&gt;
Girando l'angolo arriviamo di fronte alla Casa del Gatto, con i suoi due gatti neri inarcati sulle torrette laterali. Al piano terra, i lettoni non hanno perso occasione per creare un omonimo locale alla moda, il Melnais Kaķis.&lt;br /&gt;
Decidiamo di ritardare ancora un po' il pranzo, dirigendoci verso la Chiesa di San Pietro. Sulla strada vediamo altre bancarelle di souvenir, quadri e ambra, che ben presto devono chiudere per il riprendere di una fastidiosa pioggerellina, accompagnata dal solito vento. Prima di arrivare alla Basilica, vengo attirato da una curiosa scultura in metallo che raffigura i Musicanti di Brema: il muso dell'asino &amp;egrave; lucido, segno di tutte le mani che vengono a sfregarlo in gesto apotropaico. Proseguendo verso il portale anteriore, notiamo anche un grande cavallo di legno dall'oscuro significato. Entrati nella Chiesa, troviamo la biglietteria per l'ascensore panoramico. Come noteremo ancora diverse volte, i prezzi sono notevolmente aumentati rispetto a quanto indicato nella guida, spesso raddoppiati. Tra coda alla cassa e all'ascensore parte una mezz'ora, ma arrivati a destinazione la vista &amp;egrave; mozzafiato e le foto si sprecano. Con noi &amp;egrave; salito un folto gruppo di americani, alcuni dall'aria tipicamente giamaicana con i dreadlock, che spara foto a raffica con le loro grosse fotocamere simili a cannoni anti-carro. Dopo un venti minuti buoni, raggelati dall'aria battente, scendiamo a terra, dove infine ci dirigiamo verso il pranzo.&lt;br /&gt;
La meta prescelta &amp;egrave; Pelmeņi XL, in Kaļķu iela. Il locale, una specie di fast-food alla lettone, serve principalmente i ghiotti ravioli locali, i pelmeņi appunto, specialit&amp;agrave; originariamente russa. L&amp;igrave; ci scontriamo con un men&amp;ugrave; monolingua che mette a dura prova anche me, ma una cliente ci viene in soccorso traducendoci in inglese. Prendo una solanka e una generosa dose di pelmeņi con carne affumicata, sui quali per&amp;ograve; non ho il coraggio di mettere le salse proposte (maionese e ketchup). Tutto molto buono (sorprendente la solanka), ma la cosa che pi&amp;ugrave; mi colpisce &amp;egrave; il successo di un brodo color rosa shocking con pezzi galleggianti verdi, presente nelle scodelle di tutte le belle ragazze ai tavoli. Scopro poi che &amp;egrave; la saltibarsciai, la famosa zuppa lituana di barbabietola con aneto.&lt;br /&gt;
Rifocillati, facciamo un salto nel negozietto in fronte, dedicato alla Nera Magia di Riga, ovvero il suo Balsamo. Il posto, una via di mezzo tra bar all'antica e una pasticceria, sembra stato arredato dallo scenografo di Tim Burton, tanto &amp;egrave; volutamente cupo. La padrona, sinistra quanto basta, ci mostra le scatole di pasticcini &amp;quot;magiche&amp;quot;, e ne compro una per poter replicare il trucco a casa.&lt;br /&gt;
Ritornati al sole, ci dirigiamo alla volta della Rātslaukums, la piazza del municipio, su cui si affaccia la bellissima Casa delle Teste Nere, la piazza la cui foto da mesi mi sorride dal desktop del mio computer. Non mi pare quasi di essere l&amp;igrave;, mentro scatto una foto dietro l'altra. Anche la Casa &amp;egrave; visitabile dietro un piccolo obolo, ma nuovamente il mio compare non vuole pagare il biglietto, cos&amp;igrave; andiamo verso il vicino Museo dell'Occupazione, dall'altro lato della piazza, che &amp;egrave; gratuito.&lt;br /&gt;
E' necessario spendere qualche parola sull'architettura di questo museo, di forma simile a quella di un container di scorie nucleari. Non ci pu&amp;ograve; essere dubbio, vista la bellezza della citt&amp;agrave;, che la bruttezza cupa e angosciante di quel siluro color smog, sia voluta, come a simboleggiare la durezza delle immagini illustrate all'interno. Ci&amp;ograve; nonostante, la piazza &amp;egrave; davvero piccola, e la vicinanza tra il Museo e gli altri eleganti palazzi stride non poco.&lt;br /&gt;
Il Museo, come altri simili nel resto dei paesi baltici, ricostruisce con foto, immagini e parole la storia nazionale dalla fine del periodo zarista a tutto il periodo sovietico, definito, non impropriamente, occupazione. Le ricostruzioni delle prigioni, le storie di deportazioni e cancellazione dell'identit&amp;agrave; nazionale, non possono lasciare indifferenti.&lt;br /&gt;
Dopo una rapida visita di un'oretta, andiamo a far spese nel principale centro commerciale dentro Vecrīga, una struttura moderna in vetro a 4 piani. Io necessito di un ombrello, il mio compare di spazzolino e dentifricio, e tanto basta a farci vivere qualche situazione comica grazie alle incertezze linguistiche nostre e dei commessi. Usciti, passiamo sotto al Brīvības piemineklis per qualche foto, poi torniamo in albergo per prepararsi alla serata.&lt;br /&gt;
Questa volta non abbiamo una meta predefinita per la cena: il Blue Cow in Līvu laukums sembra l'idea per scegliere pesce e carne, ma i prezzi sono piuttosto elevati. Alla fine, ci facciamo convincere dalla pubblicit&amp;agrave; fattaci da una procace taxista e andiamo a provare il piatto di carne al Melnais Kaķis. La tizia, dopo averci indicato il locale, prova a convincerci a farsi portare da lei in un centro di massaggi erotici, ma decliniamo. Il locale &amp;egrave; carino e ben frequentato, ceno con carne, contorno e uno degli invitanti dessert. La prossima tappa &amp;egrave; il Biergarten in Doma laukums, per prendere un paio di drink allietati dalla musica dal vivo. Facciamo poi una passeggiata in centro, entriamo al &amp;quot;Velvets&amp;quot;, elegante disco-bar che propone una serata di latino americano, diamo un'occhiata al &amp;quot;Belle Epoque&amp;quot; (un localino affollato per liceali in cerca di sbornie), e poi finiamo al Pulkvedis, sempre ben frequentato da una variegata popolazione. Qui, mettendomi al bancone a fianco di un paio di ragazze, mi capita un piccolo inconveniente: un tizio, approfittando del fatto che mi alzo dallo sgabello per ordinare, me lo toglie da dietro il culo. Immaginando un atto intimidatorio, mi rivolgo in inglese, chiedendogli se le ragazze sono &amp;quot;sue&amp;quot;. Lui cambia registro, nega di essere interessate a loro, se ne va, non prima per&amp;ograve; di aver fatto un sacco di complimenti e di feste al mio compare. Mah. Un'altra delle particolarit&amp;agrave; di Riga &amp;egrave; la frequenza con cui queste ragazze ricevono fiori: quella sera stessa, due ragazze (dall'aria comunque pi&amp;ugrave; tranquilla e elegante) ricevono una rosa direttamente dentro il Pulkvedis, che non si pu&amp;ograve; certo dire un locale romantico. &lt;br /&gt;
Alla fine, recuperiamo le nostre cose abbandonate nel guardaroba non sorvegliato (ma non manca nulla) e usciamo per un ultimo giro, prima di ritornare all'albergo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco, qui termina il racconto del secondo giorno. D'ora in poi i resoconti (credo) diventeranno pi&amp;ugrave; lunghi. Il terzo giorno si preannuncia molto vario, con l'escursione nella pi&amp;ugrave; lettone citt&amp;agrave; della Lettonia... Alla prossima puntata!&lt;/p&gt;Pubblicato da &lt;a href="http://www.splinder.com/profile/Angkarn" &gt;Angkarn&lt;/a&gt; | &lt;a href="http://angkarn.splinder.com/post/21187239/I+miei+paesi+baltici+%28parte+I%29#comment" &gt;Commenti&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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<pubDate>Wed, 26 Aug 2009 23:38:24 +0200</pubDate>
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<dc:publisher>Il livido specchio del mattino</dc:publisher>
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 <title>Ramingalgia</title>
 <link>http://angkarn.splinder.com/post/20828155/Ramingalgia</link>
 <description>&lt;p&gt;Non &amp;egrave; facile descrivere cosa si prova nell'uscire per una settimana dalla propria quotidianit&amp;agrave; per immergersi nella natura boschiva e schietta di una valle alpina. Senza collegamenti con il mondo esterno, quasi alla merc&amp;eacute; degli elementi atmosferici, senza le comodit&amp;agrave; date da letti e bagni veri.&lt;br /&gt;
Queste difficolt&amp;agrave; portano una possibilit&amp;agrave; ormai sempre pi&amp;ugrave; rara: ci regalano un grande silenzio in cui entrare in contatto con noi stessi, con la bellezza dei panorami, dei prati, delle distese sassose e degli specchi d'acqua. Si torna ad un'essenzialit&amp;agrave; nel trascorrere dei giorni: la sveglia, il rinfrescarsi con acqua gelata, i pasti, le camminate, i fal&amp;ograve; notturni e, soprattutto, il riunirsi per parlare. Scherzare, tra parodie e canti sboccati, oppure narrare di miti e leggende, oppure ancora riflettere su di noi e sul nostro mondo.&lt;br /&gt;
Questa, forse, &amp;egrave; la cosa che rimane pi&amp;ugrave; viva nel fondo del proprio cuore: il ricordo delle notti attorno al fuoco, o, in una notte di pioggia, radunati su pochi letti, a discutere, a bere assieme, assaporando a volte l'odore di una buona pipa. Il legame che nasce con le persone che, tenacemente, resistono al freddo, al sonno, all'umidit&amp;agrave;, alla scomodit&amp;agrave; dell'esser rannicchiate su un tronco, diventa giorno dopo giorno pi&amp;ugrave; intenso, si moltiplica nel ridere assieme, nel bere dalla stessa bottiglia, nel compiere assieme gesti ordinari come lavarsi i denti o i capelli, improvvisandosi talvolta tenori per dissimulare il congelamento. Ma anche riti meno quotidiani, come il lavaggio con l'acqua di San Giovanni, sabato mattina, gonfi di sonno e con il pensiero del ritorno a casa trafitto nel cuore. Mi viene difficile ripensare a quel momento, amministrato con sobriet&amp;agrave; e forse una punta di timore dalla nostra Sacerdotessa, senza sentire un nodo di emozioni e un sentimento di fratellanza che val al di l&amp;agrave; degli anni passati da quando ho conosciuto le persone che erano l&amp;igrave; con me.&lt;br /&gt;
A loro, e a quelle valli, va il mio ringraziamento. E come offerte a un altare pagano, porto i miei ricordi:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- la prima colazione al Rifugio Federico, con latte appena munto;&lt;br /&gt;
- il &amp;quot;Miserere&amp;quot; abbozzato con $Ramingo, al ruscello;&lt;br /&gt;
- le notti in tenda, a lottare contro la gravit&amp;agrave; che faceva scivolare me e $Lakota verso la veranda;&lt;br /&gt;
- le suonate di piffero di $ElfaVerde, a riempire le pause delle giornate al campo;&lt;br /&gt;
- l'escursione del gioved&amp;igrave;, con il bagno nella pozza a 2250 metri, l'incontro con i fronti di neve che calavano a valle, l'attraversamento del guado, la sassaia superata a balzi di capriolo, come bambini di gomma, e la discesa verso Caricci a rotta di collo;&lt;br /&gt;
- la macchina fotografica all'erta e le battute sempre pronte di $Rohirrim;&lt;br /&gt;
- le gamelle rovesciate e i seghetti da coltellino svizzero, che $Oscuro minacciava di rendere vessilli;&lt;br /&gt;
- il lauto pasto a base di pizzoccheri e polenta, il sabato, capace di tramortire un leone;&lt;br /&gt;
- la raccolta della legna, sempre troppo verde, e i fal&amp;ograve;, amministrati da $Barbaro e ventilati dal mantice umano $Lakota;&lt;br /&gt;
- i pasti in comune, dividendo dolci, salumi e formaggi con i compagni di desco;&lt;br /&gt;
- il ruggire notturno, che a me e a $ElfaVerde pareva appena alla nostra destra, quando era pi&amp;ugrave; lontano;&lt;br /&gt;
- il fumo dei fal&amp;ograve;, a ricerca automatica del bersaglio;&lt;br /&gt;
- le marmotte, le poiane, le formiche rosse, le mucche, i cavalli, i turisti della domenica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Adesso che il distacco da quei giorni &amp;egrave; consumato, ora che i chilometri e le ore trascorse fanno apparire quel luogo un Mondo Perduto, adesso che lo zaino &amp;egrave; disfatto, gli abiti lavati, la barba rasata, ora mi stringo addosso le foto, i pensieri, le immagini e la pietra raccolta dal sentiero il primo giorno.&lt;/p&gt;Pubblicato da &lt;a href="http://www.splinder.com/profile/Angkarn" &gt;Angkarn&lt;/a&gt; | &lt;a href="http://angkarn.splinder.com/post/20828155/Ramingalgia#comment" &gt;Commenti (1)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tag: &lt;a href="http://angkarn.splinder.com/tag/sensazioni" &gt;sensazioni&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://angkarn.splinder.com/tag/mylife" &gt;mylife&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 20:13:12 +0200</pubDate>
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<dc:creator>Angkarn</dc:creator>
<dc:publisher>Il livido specchio del mattino</dc:publisher>
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 <title>Rimpasti</title>
 <link>http://angkarn.splinder.com/post/20456963/Rimpasti</link>
 <description>&lt;p&gt;L'inarrestabile e instancabile $PremierCatodico, nella sua costante missione di salvezza per il Paese che ama, ha guardato il suo Esecutivo e ha deciso che era cosa buona e giusta. E, a fronte delle nuove sfide offerte dalla crisi economica e dell'emergenza terremoto, ha steso la mano e ha ordinato nuovi Ministri che amministrassero il suo popolo, secondo la Sua Volont&amp;agrave;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono pregiato di poter anticipare alla Nazione i loro nomi e i dicasteri ai quali si dedicheranno:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- al Ministero dell'Abbondanza: &lt;a href="http://www3.varesenews.it/galleria_fotografica.php?id=3735" target="_blank"&gt;Cristina Del Basso&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
- al Ministero della Verit&amp;agrave;: &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Giordano" target="_blank"&gt;Mario Giordano&lt;/a&gt; ($PC desiderava &lt;a href="http://www.filmposters.it/imgposter/grandi/thankyouforsmoking.jpg" target="_blank"&gt;Nick Naylor&lt;/a&gt;, ma poi gli &amp;egrave; stato detto che non esiste)&lt;br /&gt;
- al Ministero della Pace: &lt;a href="http://www.google.it/search?q=vittorio+sgarbi+litiga" target="_blank"&gt;Vittorio Sgarbi&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
- al Ministero dell'Amore: &lt;a href="http://www.corriere.it/cronache/09_marzo_23/bagnasco_legge_biotestamento_b6d8e952-17c9-11de-b00e-00144f486ba6.shtml" target="_blank"&gt;cardinal Angelo Bagnasco&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
- come Ministro dei Temporali: &lt;a href="http://www.zeusnews.it/immagini/007207-giuliacci.jpg" target="_blank"&gt;Mario Giuliacci&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alle loro, si aggiungono le nomine di Maria De Filippi come sottosegretario alla Cultura, con delega ai Reality Show, quella di Bertolaso come viceministro al disastro nucleare e &lt;a href="http://alexmaurizio.altervista.org/indexit.html" target="_blank"&gt;Alessandro Buonopane&lt;/a&gt; come viceministro all'edilizia pubblica.&lt;/p&gt;Pubblicato da &lt;a href="http://www.splinder.com/profile/Angkarn" &gt;Angkarn&lt;/a&gt; | &lt;a href="http://angkarn.splinder.com/post/20456963/Rimpasti#comment" &gt;Commenti&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tag: &lt;a href="http://angkarn.splinder.com/tag/deliri" &gt;deliri&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.splinder.com/blogthis?url=http%3A%2F%2Fangkarn.splinder.com%2Fpost%2F20456963%2FRimpasti" title="Cita il post nel tuo blog" rel="nofollow" class="image" &gt;&lt;img src="http://www.splinder.com/modules/service_links/blogthis.png" alt="Cita il post nel tuo blog" /&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.splinder.com/community/contacts/invite?nid=20456963" title="Segnala il post" rel="nofollow" class="image" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.splinder.com/modules/service_links/emailthis.png" alt="Segnala il post" /&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;a href="http://del.icio.us/post?url=http%3A%2F%2Fangkarn.splinder.com%2Fpost%2F20456963%2FRimpasti&amp;title=Rimpasti" title="Aggiungi su del.icio.us" rel="nofollow" class="image" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.splinder.com/modules/service_links/delicious.png" alt="Aggiungi su del.icio.us" /&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;a href="http://digg.com/submit?phase=2&amp;url=http%3A%2F%2Fangkarn.splinder.com%2Fpost%2F20456963%2FRimpasti&amp;title=Rimpasti" title="Aggiungi su digg.com" rel="nofollow" class="image" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.splinder.com/modules/service_links/digg.png" alt="Aggiungi su digg.com" /&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.google.com/bookmarks/mark?op=add&amp;bkmk=http%3A%2F%2Fangkarn.splinder.com%2Fpost%2F20456963%2FRimpasti&amp;title=Rimpasti" title="Aggiungi su Google" rel="nofollow" class="image" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.splinder.com/modules/service_links/google.png" alt="Aggiungi su Google" /&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;a href="http://myweb2.search.yahoo.com/myresults/bookmarklet?u=http%3A%2F%2Fangkarn.splinder.com%2Fpost%2F20456963%2FRimpasti&amp;t=Rimpasti" title="Aggiungi su Yahoo" rel="nofollow" class="image" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.splinder.com/modules/service_links/yahoo.png" alt="Aggiungi su Yahoo" /&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;a href="http://technorati.com/faves?add=http%3A%2F%2Fangkarn.splinder.com%2Fpost%2F20456963%2FRimpasti" title="Aggiungi su Technorati" rel="nofollow" class="image" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.splinder.com/modules/service_links/technorati.png" alt="Aggiungi su Technorati" /&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.badzu.net/submit?action=it&amp;link=http%3A%2F%2Fangkarn.splinder.com%2Fpost%2F20456963%2FRimpasti&amp;title=Rimpasti" title="Aggiungi su Badzu" rel="nofollow" class="image" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.splinder.com/modules/service_links/badzu.png" alt="Aggiungi su Badzu" /&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fangkarn.splinder.com%2Fpost%2F20456963%2FRimpasti" title="Aggiungi su Facebook" rel="nofollow" class="image" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.splinder.com/modules/service_links/facebook.png" alt="Aggiungi su Facebook" /&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;a href="http://oknotizie.alice.it/post?url=http%3A%2F%2Fangkarn.splinder.com%2Fpost%2F20456963%2FRimpasti&amp;title=Rimpasti" title="Aggiungi su OKNOtizie" rel="nofollow" class="image" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.splinder.com/modules/service_links/oknotizie.png" alt="Aggiungi su OKNOtizie" /&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;a href="http://twitter.com/home?status=http%3A%2F%2Fangkarn.splinder.com%2Fpost%2F20456963%2FRimpasti" title="Aggiungi a Twitter" rel="nofollow" class="image" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.splinder.com/modules/service_links/twitter.png" alt="Aggiungi a Twitter" /&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;a href="https://favorites.live.com/quickadd.aspx?marklet=1&amp;mkt=en-us&amp;url=http%3A%2F%2Fangkarn.splinder.com%2Fpost%2F20456963%2FRimpasti&amp;top=1" title="Add to Windows Live" rel="nofollow" class="image" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.splinder.com/modules/service_links/windowslive.png" alt="Add to Windows Live" /&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.myspace.com/Modules/PostTo/Pages/?u=http%3A%2F%2Fangkarn.splinder.com%2Fpost%2F20456963%2FRimpasti&amp;t=Rimpasti" title="Aggiungi a MySpace" rel="nofollow" class="image" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.splinder.com/modules/service_links/myspace.png" alt="Aggiungi a MySpace" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
<pubDate>Sun, 03 May 2009 18:24:43 +0200</pubDate>
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 <title>Beyoncé Mastropasqua</title>
 <link>http://angkarn.splinder.com/post/20346214/Beyonc%C3%A9+Mastropasqua</link>
 <description>&lt;p&gt;Certi personaggi si possono conoscere solo in una biblioteca. O forse sarebbe possibile farlo anche al di fuori, ma certe loro peculiarit&amp;agrave; non emergerebbero.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;Egrave; mattina e faccio un salto in biblioteca. A prestare servizio c'&amp;egrave; uno dei miei volontari ($MV), un ragazzo un poco pi&amp;ugrave; grande di me. &amp;Egrave; tutto infastidito perch&amp;eacute; ha da poco avuto la visita di $Beyonc&amp;eacute;_Mastropasqua. Che, ovviamente, non si chiama veramente cos&amp;igrave;. Ma quasi: l'accostamento di nome e cognome &amp;egrave; ugualmente straniante. &amp;Egrave; una ragazzina, piuttosto vivace e allegra, probabilmente pi&amp;ugrave; appassionata di trucchi e paillettes che di libri; ma comunque una dei pochi studenti a frequentare la nostra biblioteca. Per questo le ho sempre concesso un po' di benevolenza. Come le farfalle, non &amp;egrave; che sia utile per intavolare una discussione letteraria, ma almeno porta un po' di colore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Appena entrata, mi racconta il volontario, si &amp;egrave; svaccata contro lo schedario producendosi in un &amp;quot;ciao&amp;quot; adolescenziale. Lui, al ricordarlo, sbotta: &amp;quot;Ma insomma, non sar&amp;ograve; un Matusa, ma almeno un po' di rispetto! Non le hanno insegnato di dire 'Buongiorno'?&amp;quot;. Poi, la lolita ha annunciato lo scopo della sua venuta: prelevare la classica lettura obbligata dal professore di scuola. Senza una lista dei titoli consigliati, e naturalmente senza nemmeno ricordarseli, se non a spanne.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
$BM: Mmm... hai &amp;quot;Il nome della rosa&amp;quot; di Eco?&lt;br /&gt;
$MV: S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;
$BM: Ma di che parla? Quant'&amp;egrave; grosso? Ma &amp;egrave; scritto piccolo?&lt;br /&gt;
$MV: Guarda, &amp;egrave; l&amp;igrave; sullo scaffale.(pensando: ma che domande sono?)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo guarda: effettivamente &amp;egrave; un po' grandino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
$BM: Eh, dovrei finirlo per il 10 maggio...&lt;br /&gt;
$MV: Sar&amp;agrave; sufficiente che ogni sera ne leggi un capitolo, o due, se sono pi&amp;ugrave; corti...&lt;br /&gt;
$BM: Ma tutte le sere? (ndME: guarda che non &amp;egrave; una supposta, basta leggerlo)&lt;br /&gt;
$MV: ...&lt;br /&gt;
$BM: Com'&amp;egrave;, difficile? Secondo te, io riesco a capirlo?&lt;br /&gt;
$MV: ... guarda, una ragazza di 14 anni l'ha letto poco tempo fa.&lt;br /&gt;
$BM: beh, allora io ne ho 17...&lt;br /&gt;
$MV: ... (pensando: anche ne avessi il doppio, non cambierebbe niente)&lt;br /&gt;
$BM: Altrimenti, c'&amp;egrave; &amp;quot;Firmino&amp;quot;?&lt;br /&gt;
$MV: S&amp;igrave;, &amp;egrave; quello.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lei lo prende: &amp;egrave; sottile, e sulla copertina c'&amp;egrave; il disegno raffigurante il roditore protagonista del romanzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
$BM: Ma &amp;egrave; la storia di un topo! Eh no, non va bene e poi &amp;egrave; troppo sottile.&lt;br /&gt;
$MV: Non &amp;egrave; che un libro lo si giudica a peso...&lt;br /&gt;
$BM: Senn&amp;ograve;, mi hanno detto poi un altro titolo... solo che non lo ricordo... &amp;egrave; la storia di due fratelli... hai presente?&lt;br /&gt;
$MV: ...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Glisso sul proseguio. Capisco lo stato di prostrazione di $MV di fronte ai tentativi della ragazzina di ottenere da lui i titoli dei libri prescrittigli dal prof, in base agli scarni indizi che lei tenta di fornirgli. &amp;quot;Eh&amp;quot; - sbotta - &amp;quot;per quella l&amp;igrave;, adesso gli prendiamo Anna, Grazia e Donna Moderna! Cosa vuoi che possa leggere d'altro? La prossima volta che viene, le dico, guarda l&amp;igrave; ci sono dei Topolino!&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cos&amp;igrave; mi viene da ripensare a un annetto fa. Era il mio turno, e $BM era venuta a prendere il suo libro pasquale. Ed era uguale ad adesso, con la solita lista di libri ricordata a spanne. Per prima cosa mi chiede se abbiamo libri di Eugenia Grandet. Io, ingenuamente, faccio una ricerca e le dico di no. Poi mi chiede altri autori, intervallando le richieste con domande del tipo &amp;quot;hai quel libro in cui muore il fratello?&amp;quot; o &amp;quot;oppure quello dove c'&amp;egrave; quello che scappa?&amp;quot;. Ad un certo punto per&amp;ograve;, mi fa:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
$BM: Oppure quel libro... &amp;quot;L'imbecille&amp;quot;.&lt;br /&gt;
$IO: Mai sentito nominare.&lt;br /&gt;
$BM: &amp;Egrave; di uno scrittore russo... Dostroqualcosa...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inorridisco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
$IO: Forse intendi dire &amp;quot;L'idiota&amp;quot; di Dostojevskij...&lt;br /&gt;
$BM: Ah-ah-ah (ride) S&amp;igrave;, s&amp;igrave; (continua a ridere)... l'imbecilleee (ride ad libitum)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pure il suo accompagnatore (perch&amp;eacute; viene sempre comunque col suo boy-friend) si stava vergognando. Ci deve essere abituato, visto che pure $MV mi ha riportato la stessa reazione. Ad ogni modo poi, proseguendo a guardare sugli scaffali, trovai un libro che le interessava. Si chiamava, guarda un po', &amp;quot;Eugenia Grandet&amp;quot;, ed era un romanzo di Balzac. Altro che libri di Eugenia Grandet.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vabb&amp;egrave;, l'importante, dicono, &amp;egrave; che qualcosa si legga. E poi lei, la piccola fan del mascara, dichiara che&amp;nbsp; &amp;quot;ama tanto leggere&amp;quot;. Le etichette degli smalti per le unghie, direbbe $MV.&lt;/p&gt;Pubblicato da &lt;a href="http://www.splinder.com/profile/Angkarn" &gt;Angkarn&lt;/a&gt; | &lt;a href="http://angkarn.splinder.com/post/20346214/Beyonc%C3%A9+Mastropasqua#comment" &gt;Commenti (2)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
<pubDate>Sat, 18 Apr 2009 01:44:29 +0200</pubDate>
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<source url="http://angkarn.splinder.com/post/20346214/Beyonc%C3%A9+Mastropasqua">Beyoncé Mastropasqua</source>
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<category domain="http://angkarn.splinder.com/tag/biblioteca">biblioteca</category>
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<dc:creator>Angkarn</dc:creator>
<dc:publisher>Il livido specchio del mattino</dc:publisher>
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 <title>Del duro mestiere di trovar lavoro</title>
 <link>http://angkarn.splinder.com/post/20300798/Del+duro+mestiere+di+trovar+la</link>
 <description>&lt;p&gt;Mi rendo conto che il titolo pu&amp;ograve; essere fuorviante. Sono abbastanza fortunato da avere gi&amp;agrave; un lavoro, e sufficientemente saldo da risparmiarmi la cassa integrazione ancora per qualche mese, con tutta probabilit&amp;agrave;. Ma comunque, mi devo guardare attorno e sto cercando un nuovo impiego, possibilmente sicuro, e, facilmente, pi&amp;ugrave; soddisfacente dal punta di vista personale, se non monetario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque, che la mia ricerca di un posto migliore sia difficile &amp;egrave; indubbiamente ovvio. Ma alcuni episodi recenti (ma non solo) sono meritevoli di citazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Episodio A: Gli indecisi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tramite la classica agenzia di lavoro, ottengo un colloquio presso $NoiVendiamoElettronica. Ha tutti i parametri per essere il posto di lavoro che cerco: non lontano da casa, azienda apparentemente seria e salda, e come poi vedr&amp;ograve;, ambiente giovane e rilassato. Gi&amp;agrave; anni fa feci un colloquio l&amp;igrave;, che sfortunamente non affrontai nel modo giusto, causa poca dimestichezza con la conversazione in English.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa volta vengo ascoltato da persone diverse, ragazzi all'incirca della mia et&amp;agrave;. Sorvolo l'antefatto, durante il quale ho dovuto telefonare al referente in ditta, perch&amp;eacute; il portinaio aveva lasciato aperto il citofono, cos&amp;igrave; non suonava. Tornando al colloquio, mi spiegano in poche parole cosa fanno e come, il tipo di ambiente di lavoro (comunque evidente: il silenzio che regnava faceva pensare di essere ad agosto), e poi finalmente partono domande e test tecnici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La prima parte dei test &amp;egrave; su $Linguaggio_Very_Basic. Temo domande sulle ultime versioni, che non conosco molto, ma non me ne fanno. Pi&amp;ugrave; che essere quiz noziostici, sono piccoli test sulla capacit&amp;agrave; di manipolare il linguaggio e me la cavo senza problemi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La seconda parte, tenuta da un mezzo sistemista e mezzo programmatore, &amp;egrave; su PHP. Lui dice che non &amp;egrave; il loro linguaggio di elezione, pertanto penso di potermela svangare abbastanza. Racconto i miei precedenti con questo strumento, i database sui quali ho sviluppato le mie applicazioni web e poi mi chiede quali librerie uso per connettermi a tali database.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io: Uso le librerie native per $Database_free e per $Database_oracolo.&lt;br /&gt;
Lui: Direttamente? Non usi librerie intermedie?&lt;br /&gt;
Io: No...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sinceramente, non so di quale librerie parli. Tutte le applicazioni aziendali in PHP non le usano. I siti per i quali ho lavorato nemmeno. E non sono sciocchezzuole. Immagino si tratti di qualche roba super-enterprise, per il connection pooling, le transazioni distribuite o chiss&amp;agrave; che altro. Comunque sia, il colloquio sul PHP termina cos&amp;igrave;: non una domanda sul linguaggio, su altre librerie, sulle caratteristiche OOP di PHP5, o anche solo su argomenti attinenti come JavaScript o l'HTML. Si chiacchiera ancora un po' del pi&amp;ugrave; e del meno, si finisce alla macchina da caff&amp;egrave; a parlare di letteratura fantasy e del fatto che attualmente lavoro su turni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Passano un po' di giorni, nei quali mi sento abbastanza sicuro di passare al prossimo passo per l'assunzione, ossia il colloquio con il direttore, durante il quale si affronter&amp;agrave; anche l'aspetto economico. D'altronde, la ricerca di personale era indirizzata su programmatori $Linguaggio_Very_Basic, le conoscenze di sviluppo Web erano solo un plus. Durante questo periodo, mi preoccupo di chiedere al nostro esperto aziendale di PHP maggiori delucidazioni su queste fantomatiche librerie &amp;quot;intermedie&amp;quot;: lui mi parla di una libreria, detta $Pera, che permette banalmente di usare le medesime funzioni per operare su database differenti, senza aggiungere nulla sul fronte dei servizi offerti o della complessit&amp;agrave; dello sviluppo. Insomma, se &amp;egrave; come dice lui, la mia mancata conoscenza di queste librerie &amp;egrave; un peccato molto veniale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Arriviamo dunque al giorno in cui mi richiama l'agenzia di lavoro. Mi fanno le solite domande del tipo &amp;quot;Ma che impressione pensa di aver dato? Come le &amp;egrave; parsa l'azienda?&amp;quot; e cos&amp;igrave; via. E poi mi dicono che i tizi di $NoiVendiamoElettronica devono scegliere se per quest'anno devono ancora sviluppare in $Linguaggio_Very_Basic, oppure passare in blocco a PHP. Nel primo caso, sono tra i prescelti per il colloquio con il Direttore. Altrimenti no, perch&amp;eacute; non sono pratico di sviluppo Web. Di fronte a una simile affermazione, ribatto:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io: Ma come, non sarei pratico del Web? Ma se lo faccio tutti i benedetti giorni? Come vedete anche dal Curriculum, il sistema su cui lavoro &amp;egrave; web-based, e io curo anche la parte client, l'HTML, il Javascript, tutto quello che serve!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Loro dell'agenzia per&amp;ograve; non possono farci nulla, sono quelli di $NoiVendiamoElettronica ad aver detto cos&amp;igrave;, dunque non mi rimane altro che sperare che per quest'anno rimangano ancorati alle vecchie tecnologie. Ovviamente, non li ho pi&amp;ugrave; sentiti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Episodio B: L'agenzia isterica&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Altra agenzia di lavoro. Per la seconda volta, mi contattano dopo che ho risposto a un loro annuncio. La prima volta era stata per un'azienda davvero molto interessante e una posizione di tutto rispetto. Forse in quel caso non ero la persona pi&amp;ugrave; preparata per quel posto, ma d'altronde sono stati loro a mandarmici. Poi capirete il perch&amp;eacute; di questo cappello.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Torniamo all'ultima chiamata. Cercano un programmatore $LinguaggioOracolo, dunque ho tutto i requisiti. La tizia mi fa per&amp;ograve; una domanda strana: vuol sapere a che progetto sto lavorando. Che informazione pu&amp;ograve; trarne? Non &amp;egrave; per nulla utile sapere se attualmente mi occupo di integrazione tra il nostro sistema e quello di Archiviazione Ottica, o se invece rendo compatibile il client con browser diversi da $InfernetExploder, oppure, ancora, se sto analizzando il progetto di prenotazione consegne.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Deduco pertanto che ha sbagliato a farmi la domanda e chiedo chiarimenti. Ed ecco la tizia che mi snocciola, dal mio CV, i macroprogetti su cui ho lavorato nell'arco degli ultimi $Troppi anni. Insomma - mi fa - ti occupi di A, B o C? La risposta, chiaramente, sarebbe stata un po' di x, un po' di y, e infine sto iniziando a vedere omega. Ossia una serie di microprogetti correlati ad A, se proprio vogliamo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Provo a spiegare in termini semplici la cosa. E lei, che chiaramente conosce l'informatica come io lo yiddish, ribatte:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
LEI - Eh ma, qui lei scrive che in questo progetto ha usato $Linguaggio_Caff&amp;egrave; e in un altro $Linguaggio_Very_Basic...&lt;br /&gt;
IO - S&amp;igrave;, ma uso comunque molto $LinguaggioOracolo.&lt;br /&gt;
LEI - Il cliente richiede una persona esperta...&lt;br /&gt;
IO - Le dico che lo sono. Sono $Troppi anni che lo uso, pressoch&amp;eacute; quotidianamente. E le assicuro che non si tratta di un linguaggio cos&amp;igrave; esteso: si impara in un mese!&lt;br /&gt;
LEI - Eh, ma se per tre mesi lavora con $LinguaggioOracolo, poi tre mesi $Linguaggio_Very_Basic, poi tre mesi $Linguaggio_Caff&amp;egrave;, non pu&amp;ograve; saperne...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non la lascio finire perch&amp;eacute; la sta sparando troppo grossa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
IO - Senta, non &amp;egrave; che se conosco e uso altri linguaggi, mi dimentico il $LinguaggioOracolo. E' normale che un programmatore capace conosca e usi quotidianamente pi&amp;ugrave; di linguaggio.&lt;br /&gt;
LEI - Eh, ma noi non siamo in grado di fare colloqui tecnici... se un cliente chiede una persona con determinate conoscenze, non possiamo mandare uno solo perch&amp;eacute; dice che le conosce... altrimenti, dove va a finire la qualit&amp;agrave; del nostro lavoro?&lt;br /&gt;
IO - Ah, dunque visto che non avete le conoscenze tecniche per capire se uno &amp;egrave; tecnologicamente competente o meno, mi volete bocciare cos&amp;igrave;, a sensazione?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In questo momento deve aver capito che non stava ragionando molto bene. A questo punto, sempre telefonicamente, nel bel mezzo del cortile aziendale, ho dovuto spiegarle per filo e per segno le mie competenze, quali le pi&amp;ugrave; sviluppate, quali particolari linguaggi sono pi&amp;ugrave; estesi e pertanto suddivisibili in framework, librerie e quant'altro, eccetera eccetera. In pratica le ho spiegato *come* *diamine* fare il suo lavoro con la sua benedetta qualit&amp;agrave;. Che poi ancora non capisco che senso abbia pretendere una buona selezione di personale tecnico da chi non ne sa nulla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Episodio C: Quelli troppo impegnati&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ultima recente chiamata: il posto &amp;egrave; per un programmatore $Linguaggio_Caff&amp;egrave;. Come capita il pi&amp;ugrave; delle volte, mi telefonano mentre sono in ufficio. Pertanto, esco in corridoio per poter parlare liberamente. La conversazione bene o male &amp;egrave; quella standard, niente di diverso dalle decine di precedenti: anche in questo caso richiedono il mio CV aggiornato, ch&amp;eacute; il modello imposto dal sito di recruiting non &amp;egrave; agevole per i selezionatori. Rispondo che posso mandarglielo subito, per&amp;ograve;, non avendo in quel momento nulla su cui annotarmi il loro indirizzo e-mail, gli suggerisco di scrivermi loro, in modo tale che possa avere a quel punto l'indirizzo su cui spedire quanto richiesto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Passo tutto il mio pomeriggio immerso nel lavoro, e solo a sera inoltrata mi rendo conto di non aver ricevuto la desiderata mail. Aspetto dunque il giorno successivo. Durante la mattinata, non vedendo ancora arrivare nulla, mi faccio avanti io con una telefonata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
IO: Pronto, sono $Io, mi avete cercato ieri e blah blah blah... aspettavo una vostra mail.&lt;br /&gt;
SEL: Penso fosse della collega. Non gliel'ha mandata perch&amp;eacute; &amp;egrave; in riunione, se aspetta che finisce...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In riunione? Dal giorno prima? Cos'&amp;egrave;, un conclave? &lt;br /&gt;
Comunque, anche per quel giorno non ricevo nulla (fumata nera?) e mi toccher&amp;agrave; chiamare ancora un'altra mattina per avere finalmente l'indirizzo a cui inviare il mio povero CV.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Epilogo&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tre episodi di questo tipo cos&amp;igrave; ravvicinati, credo rappresentino quanto meno una rarit&amp;agrave;, una perla di sfiga notevole. Perch&amp;eacute; gi&amp;agrave;, dispersi nell'arco di molti mesi, ne avevo visti un po': da quello di un ditta di body-rental che, dopo un primo colloquio incoraggiante, mi chiama per fissare l'incontro con il cliente mentre sto partendo per tre (soli) giorni di ferie, e poi, nonostante le rassicurazioni, non chiama pi&amp;ugrave;; a quello che mi fa fare un'ora di strada per il colloquio e poi mi sconsiglia di accettare la sua offerta, perch&amp;eacute; poco remunerativa (ma prima non lo sapeva?); a quello che mi promette un lavoro e gi&amp;agrave; mi presenta come nuovo assunto ai suoi dipendenti, per poi sparire e non rispondere alle mie mail.&lt;br /&gt;
Mah.&lt;/p&gt;Pubblicato da &lt;a href="http://www.splinder.com/profile/Angkarn" &gt;Angkarn&lt;/a&gt; | &lt;a href="http://angkarn.splinder.com/post/20300798/Del+duro+mestiere+di+trovar+la#comment" &gt;Commenti (2)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
<pubDate>Sat, 11 Apr 2009 15:39:26 +0200</pubDate>
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 <title>Venezia</title>
 <link>http://angkarn.splinder.com/post/20083542/Venezia</link>
 <description>&lt;p&gt;Venezia, placida Venezia.&lt;br /&gt;
E' passato cos&amp;igrave; tanto tempo dalla prima volta che ti ho incontrato, che non posso dire che mi ricordassi bene di te. Mi sei apparsa cos&amp;igrave; diversa. Intima, solare, magica. Sorprendente con i tuoi campielli, le calli cos&amp;igrave; strette da permettere di passare solo uno per volta, i tanti ponti arcuati sui canali.&lt;br /&gt;
Forse per&amp;ograve; quello che &amp;egrave; cambiato sono io. S&amp;igrave;, sono cresciuto; gli anni mi hanno reso capace di apprezzare il tuoi lati unici e, per certi versi, bohemienne. Anche di sopportare quell'odore di salmastro che dieci (o forse quindici) anni fa mi faceva cos&amp;igrave; pensare a te come a un'immensa palude.&lt;br /&gt;
Tu, invece, non puoi cambiare. Se esiste una citt&amp;agrave; che sa mantenersi intatta durante i secoli sei tu. Sono cos&amp;igrave; poche, a ben vedere, le colate di cemento, o le grandi catene di negozi ad aver attraccato sul tuo terreno. Se ci sono vetrine che attirano l'occhio ancora sono quelle che ti fanno conoscere nel mondo: le maschere, le legatorie. Vien naturale pensare ai cinquecenteschi Bembo, Manuzio. Qual miglior souvenir di un prodotto delle tipografie della Serenissima? Non sar&amp;agrave; pi&amp;ugrave; prodotto da un torchio, ma la stampa sulla copertina ancora&amp;nbsp; ricorda la storia che fu, quella che ho letto in &amp;quot;Q&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Nonostante tutto, c'&amp;egrave; stata ben presto familiarit&amp;agrave; fra noi. Non c'era anfratto o vicolo nel quale mi perdessi; quasi come se, in fondo in fondo, una parte di te cercasse sempre di mostrarmi la strada giusta. Senza lesinarmi per&amp;ograve; scenari nuovi e angoli ancora inesplorati: una chiesa, un teatro, un caff&amp;egrave;.&lt;br /&gt;
A presto, misteriosa Serenissima.&lt;/p&gt;Pubblicato da &lt;a href="http://www.splinder.com/profile/Angkarn" &gt;Angkarn&lt;/a&gt; | &lt;a href="http://angkarn.splinder.com/post/20083542/Venezia#comment" &gt;Commenti&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
<pubDate>Sun, 15 Mar 2009 23:26:44 +0100</pubDate>
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 <title>Uteste calde</title>
 <link>http://angkarn.splinder.com/post/19722349/Uteste+calde</link>
 <description>&lt;p&gt;In questi giorni in ufficio siamo subissati di lavoro. La crisi ha portato via diversi tra i nostri colleghi, e da gennaio ci troviamo a essere dimezzati. E se lo sviluppo dei nuovi progetti prosegue imperterrito, non possiamo certo trascurare l'assistenza. Ragion per cui, noi superstiti abbiamo molto da fare, e spesso c'&amp;egrave; da affrontare problemi mai visti prima. E dal punto di vista tecnico non &amp;egrave; nemmeno malaccio: ha il suo fascino risolvere nuovi casini. Ma quando il problema sono gli Utonti &amp;egrave; un'altra faccenda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vedo di raccontare il primo di questi casi. &amp;Egrave; mattina presto e guardo le richieste di assistenza. Un tale, chiamiamolo $GallinaSpennata ($GS d'ora in poi), mi chiede di controllare una cosa che secondo lui non va, mettendo in copia nella mail $GrandeCliente, quasi a voler mettere fretta. Gli spiego che &amp;egrave; tutto a posto, e che pu&amp;ograve; verificare lui stesso tramite una serie di passaggi che gli illustro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo un po', chiama $PezzoQuasiGrosso che lamenta di non riuscirsi a collegare da casa al sistema. &amp;Egrave; la linea Internet che va lentissima, pertanto gli dico che non possiamo farci nulla, finch&amp;eacute; non interviene il nostro ISP. Mi rimetto tranquillo a leggere la documentazione di un progetto, quando vengo disturbato da un fastidioso trillo. Lascio squillare un po', finch&amp;eacute; mi rendo conto che si tratta del telefono dell'Assistenza Hardware. Vabb&amp;egrave;, mi dico, vediamo cos'&amp;egrave;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;Egrave; $GS, con la sua voce stridula come una sega che taglia un osso. Anche lui non riesce a collegarsi. Ragiono un attimo e mi chiedo se allora i problemi di collegamento di $PezzoQuasiGrosso non siano legati alla connettivit&amp;agrave;, ma, ahinoi, all'applicazione stessa. Gli chiedo di spiegarmi come prova ad entrare sul sistema.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
$GS - Metto la mia mail e la password!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
S&amp;igrave;, come no, inserisce proprio la mail... Non nota nemmeno che la mail e il nome utente dell'applicazione sono diversi. Che bestia! Visto che era ovvio che usasse il suo login, cerco di trovare il modo di capire a quale dei possibili server si prova a collegare. Elaboro qualche centesimo di secondo per tradurre in Utontese la mia domanda e faccio:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
$IO - Quando clicchi sull'icona, che cosa c'&amp;egrave; scritto sulla barra degli indirizzi del browser?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ammetto di essermi accorto che forse era meglio se dicevo $InfernetExploder. Forse avrebbe capito. Invece, lui cos&amp;igrave; si stizzisce:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
$GS - Se cerchi di non parlare complicato, magari ti capisco!!!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giuro, ha pronunciato i tre punti esclamativi. Capisco che cos&amp;igrave; non ne esco fuori e gli dico di inviarmi una mail con la schermata, tanto per intervenire ho comunque bisogno di una email inviata alla casella dell'assistenza. Lui mi chiede chi sono, io rispondo e poi me ne vado al bagno a lavare il tazzone del t&amp;egrave;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Appena ritorno in ufficio, il telefono sta nuovamente strillando. &amp;Egrave; sempre $GS che mi informa che la mail me l'ha mandata e di leggerla subito. Ha il pepe al culo, il tipo.&lt;br /&gt;
Vado al pc e trovo che nella casella dell'assistenza non c'&amp;egrave; un beato piffero. Poi mi rendo conto che mi ha scritto alla mia casella personale, ma pensa te. E la mail &amp;egrave; un delirio puro. Pi&amp;ugrave; o meno era cos&amp;igrave;:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A: $ME&lt;br /&gt;
Da: $GS&lt;br /&gt;
Tu! Non ti mando lo screenshot perch&amp;eacute; non sono capace, nessuno dei tuoi &amp;quot;capacissimi colleghi tecnici&amp;quot; mi ha mai spiegato come fare, dunque adesso alzi il culo pesante (sic!), tu o uno dei tuoi colleghi e vieni a vedere il mio pc subito. Io essere KRANDE KAPO di KRANDE REPARTEN, importantissimen! Io defo laforare, mio diritto! Tu 10 minuti risolvere tutto, altrimenti io mandare a casa tuuttto il personale!! Mu-ha-ha-ha!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Ok, il finale &amp;egrave; lievemente variato, ma lo spirito da delirio di onnipotenza c'era tutto)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma quanto deve essere disturbato per accettare al telefono di spedirmi un'immagine della schermata, per poi dirmi, via mail, che, per causa nostra, lui non &amp;egrave; capace, dunque non me la manda? Sinceramente, avevo quasi voglia di andare l&amp;agrave; e fargli ingoiare il suo f****to monitor. Ma non potevo dare a un simile imbecille una tale soddisfazione. E' gi&amp;agrave; da troppo tempo che fa il prepotente ed &amp;egrave; ora che riceva una lezione servita con la giusta freddezza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ah, se qualcuno si chiede &amp;quot;Ma perch&amp;eacute; non &amp;egrave; andato a vedere? Forse ha ragione $GS a dire che ha il culo pesante...&amp;quot; sappia che avendo due telefoni da presidiare, sette server applicativi da sorvegliare, diverse richieste di assistenza pendenti, e soprattutto, la documentazione di un progetto StraMegaSuperUltraIperImportantissimo da imparare a memoria (o quasi), &amp;egrave; decisamente stupido farsi una gita fin l&amp;agrave; (s&amp;igrave;, il suo ufficio non sta a due passi) per guardare lo schermo del suo pc e tornare indietro. Tanto se c'&amp;egrave; un problema, non lo risolvo dal suo computer.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sicch&amp;eacute;, d&amp;ograve; un'occhiata al database e scopro che il suo login &amp;egrave; semplicemente bloccato, per ripetizione di password errata. Bravo merlo. Ben ti sta, a dare in giro il tuo login, in barba a tutte le norme aziendali. Peccato non si possa passare alle punizionali corporali. Risolvo e parto con la mail di risposta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A: $GS&lt;br /&gt;
Da: $ME&lt;br /&gt;
Non ti riuscivi a collegare perch&amp;eacute; l'utente &amp;egrave; bloccato. Questo perch&amp;eacute; tu o qualcun altro ha provato ad entrare sbagliando ripetutamente la password. Il tuo login lo devi usare solamente tu, i tuoi sottoposti hanno i loro e pertanto non vedo perch&amp;eacute; dovresti mandarli a casa, visto che possono lavorare tranquillamente. &lt;br /&gt;
Ti ricordo che per ottenere assistenza devi scrivere a indirizzo.di.mail.giusto@azienda.com e non agli indirizzi personali. E usare giusto un po' di buona educazione, perch&amp;eacute; altrimenti si spreca solo un sacco di tempo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sar&amp;agrave; finita qui? Ma no, $GS vuole proprio cadere nel ridicolo. Di fatti torna alla carica, anche se gi&amp;agrave; &amp;egrave; dovuto scendere di qualche gradino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A: $ME&lt;br /&gt;
Da: $GS&lt;br /&gt;
CC: $PezzoGrosso&lt;br /&gt;
3 Cose:&lt;br /&gt;
1) io povero ignorante informatico, non &amp;egrave; giusto voi prendere per il culo me analfabeta, voi cattivi, voi crudeli&lt;br /&gt;
2) nessuno usare mio login, essere io che sbagliare password&lt;br /&gt;
3) non entro ancora&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(s&amp;igrave;, ho ancora remixato un po' le parole, ma i concetti sono quelli)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ah, metti in copia $PezzoGrosso? Pensi di farmi paura? Povero fesso... approfittando del fatto che prima non avevo risolto tutto, sistemo definitivamente il problema e gli rispondo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A: $GS&lt;br /&gt;
Da: $ME&lt;br /&gt;
Ok, adesso ho risolto. Guarda che nessuno vuole prenderti in giro, se al telefono ti faccio delle domande, &amp;egrave; per capire il problema e risolverlo. Se tu non conosci una parola che dico, basta che lo fai presente e ti spiegher&amp;ograve; in un altro modo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Messer Coda di Paglia questa volta non ribatte. Avr&amp;agrave; capito? Boh, non lo so. Dopo un'oretta (e dopo aver raccontato la comica ai colleghi che hanno commentato &amp;quot;un deficiente cos&amp;igrave; pu&amp;ograve; sperare di lavorare solo in un'azienda come questa...&amp;quot;) $GS produce un'ennesima richiesta di assistenza. Sul quale non sto a dilungarmi, anche se nuovamente lamenta un presunto malfunzionamento, mentre invece la soluzione &amp;egrave; di una banalit&amp;agrave; cos&amp;igrave; allarmante da far presumere che sapesse benissimo che non c'erano problemi e cercasse solo un pretesto per proseguire la lite.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E guarda un po', a questa mail invece l'immagine della schermata l'ha allegata. Non ho ancora capito adesso se, con la figuraccia, ha imparato a fare gli screenshot, oppure se lo sapesse fare gi&amp;agrave; prima ma sia cos&amp;igrave; rincoglionito da ritenere pi&amp;ugrave; da gegno fingere l'ignoranza.&lt;/p&gt;Pubblicato da &lt;a href="http://www.splinder.com/profile/Angkarn" &gt;Angkarn&lt;/a&gt; | &lt;a href="http://angkarn.splinder.com/post/19722349/Uteste+calde#comment" &gt;Commenti (1)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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<pubDate>Sat, 31 Jan 2009 11:14:18 +0100</pubDate>
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<duser:nickname>Angkarn</duser:nickname>
<dc:creator>Angkarn</dc:creator>
<dc:publisher>Il livido specchio del mattino</dc:publisher>
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 <title>Senza titolo</title>
 <link>http://angkarn.splinder.com/post/19519440/Senza+titolo</link>
 <description>&lt;p&gt;Dedicato a una vera artista, lontana da luci, paillets e dalessi vari.&lt;br /&gt;
Ciao Valentina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi vesto come un angelo che sa&lt;br /&gt;
che nelle ali ha nuove libert&amp;agrave;&lt;br /&gt;
e mi abbandono al gesto di volare via da te&lt;br /&gt;
ma non c'&amp;egrave; traccia che ti lascer&amp;ograve;&lt;br /&gt;
non c'&amp;egrave; commedia in cui mi applaudirai&lt;br /&gt;
il cuore ha il passo silenzioso della neve ormai&lt;br /&gt;
Le tue mani mai&lt;br /&gt;
il tuo corpo mai&lt;br /&gt;
la tua mente mai pi&amp;ugrave;.&lt;br /&gt;
Il tuo nome mai&lt;br /&gt;
i tuoi occhi mai&lt;br /&gt;
la tua voce mai pi&amp;ugrave;.&lt;br /&gt;
Nessuna estate canter&amp;agrave; il tuo addio&lt;br /&gt;
da questa spiaggia in bianco e nero ed io&lt;br /&gt;
coloro le mie labbra con un'altra identit&amp;agrave;&lt;br /&gt;
Per implorarti di lasciarmi qui&lt;br /&gt;
in questo freddo innaturale che&lt;br /&gt;
cancella case strade e non ha pi&amp;ugrave; piet&amp;agrave; per te.&lt;br /&gt;
Le tue mani mai&lt;br /&gt;
il tuo corpo mai&lt;br /&gt;
la tua mente mai pi&amp;ugrave;.&lt;br /&gt;
Il tuo nome mai&lt;br /&gt;
i tuoi occhi mai&lt;br /&gt;
la tua voce mai pi&amp;ugrave;.&lt;br /&gt;
Come sabbia sei nel mio pensiero&lt;br /&gt;
aquila che ormai non ha pi&amp;ugrave; cielo&lt;br /&gt;
e cade in volo&lt;br /&gt;
La tua mente mai pi&amp;ugrave;&lt;br /&gt;
la tua voce mai pi&amp;ugrave;&lt;br /&gt;
mai mai pi&amp;ugrave;.&lt;br /&gt;
Le tue mani mai&lt;br /&gt;
il tuo corpo mai&lt;br /&gt;
la tua mente mai pi&amp;ugrave;.&lt;br /&gt;
Il tuo nome mai&lt;br /&gt;
i tuoi occhi mai&lt;br /&gt;
la tua voce mai pi&amp;ugrave;.&lt;br /&gt;
Il cuore ha il passo silenzioso della neve ormai.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.italianissima.net/testi/ilpassos.htm" target="_blank"&gt;http://www.italianissima.net/testi/ilpassos.htm&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;Pubblicato da &lt;a href="http://www.splinder.com/profile/Angkarn" &gt;Angkarn&lt;/a&gt; | &lt;a href="http://angkarn.splinder.com/post/19519440/Senza+titolo#comment" &gt;Commenti&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 22:15:24 +0100</pubDate>
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