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  <title type="html"><![CDATA[Biblog.it - Il diario di un pesce]]></title>
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    <title type="html"><![CDATA[SUNSET LIMITED di Cormac McCarthy]]></title>
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    <published>2008-11-15T10:11:41+01:00</published>
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    <![CDATA[<p>
SUNSET LIMITED di Cormac McCarthy

Einaudi 2008
Traduttore: M. Testa
Pagine: 120
ISBN: 8806192175
Prezzo: 10 &euro;



Si potrebbe cominciare dal dire che &quot;Sunset limited&quot; &egrave; un buon libro. Buono prima che bello.
Un buon libro direi che si distingue se &egrave; capace di sedimentare e di far germinare a lungo: un buon libro &egrave; pi&ugrave; terreno che frutto insomma, e come la buona terra che da buoni frutti va a fondo e ogni strato, dal pi&ugrave; fertile e nero al pi&ugrave; profondo e compatto, sono in relazione e sostegno l'uno per l'altro.


  
Una buona lettura di questo libro non pu&ograve; quindi prescindere dalla complessa stratificazione di cui &egrave; tessuto e in cui lo scritture si &egrave;, visibilmente, compiaciuto, dando luogo a una creazione che ha vita e spazio propri.
Tanto per dire il tema uso le parole di Doninelli: &quot;Nero, un uomo di colore, ex-galeotto poi fattosi cristiano, salva Bianco, un intellettuale, dal suicidio: stava per gettarsi sotto il Sunset Limited, il treno passeggeri in servizio tra la California e la Florida fino alla fine del 2005, quando l'uragano Katrina devast&ograve; la rete ferroviaria di New Orleans e dintorni. Nero porta Bianco a casa sua, ma Bianco non &egrave; contento di essere stato salvato: voleva e vuole morire. La conversazione si svolge intorno a un tavolo, i cui lati sono come i due lati dell'Universo.&quot;
A una prima lettura la situazione &egrave; semplice e schematica: il bianco &egrave; un triste intellettuale scettico, il nero un toccato dalla grazia. Il nero parla e il bianco ascolta. Il bianco non ha argomenti se non la sconfitta dei suoi stessi ideali e il nero &egrave; ricco di una ricchezza, una facondia di parola che non &egrave; in fin dei conti sua (&quot;quando vi interrogheranno non abbiate timore di cosa dovrete dire, perch&eacute; sar&agrave; lo Spirito a parlare in voi&quot;). Il nero ha ragione e il bianco scappa. Tutto molto chiaro, dall'inizio alla fine.
O quasi. Perch&eacute; in definitiva &egrave; la fine, la chiusa, che riapre totalmente i giochi e alza un cartello grande cos&igrave;: &quot;NON TUTTO E' COSI' CHIARO E SEMPLICE, PER NESSUNO&quot;, e costringe a chiedersi quale sia il senso vero di quel che ci<a href="http://comelapioggia.wordpress.com/2008/10/11/sunset-limited/#_ftn1" target="_blank">[1]</a> &egrave; avvenuto leggendo. In effetti il Mistero, latente (quasi sornione) in tutto il dialogo, irrompe ed anzi straripa nelle ultime tre quattro frasi e cos&igrave; mette in luce che, in realt&agrave;, &egrave; sempre stato l&igrave;, ma nessuno (nessuno! dei due nessuno) lo aveva guardato. E con quello strappo costringe il nero a arrivare al centro di s&eacute; e chiedere, per la prima volta, la ragione per s&eacute; di quel dialogo, invece di cercare le ragioni per il bianco. E' questo rovesciamento, questo dentro-fuori-dentro (ci&ograve; che era dentro, al fondo del dialogo, finalmente viene fuori, per poter entrare davvero e definitivamente nel nero) che costituisce non la chiave di lettura (le chiavi aprono e chiudono) ma il movimento, il gesto, la gestualit&agrave; principale del racconto. Dentro-fuori-dentro e a fondo in un contesto che pare chiuso, definito e definitorio: &egrave; un modo per lo scrittore di far vedere (costringere a cercare, in primis) il mistero senza mai indicarlo e parlarne.
Cominciamo dal titolo: &egrave; il nome del treno che deve &quot;prendere&quot; il bianco, ma questo non lo sappiamo e il titolo &egrave; il primo punto di attacco e quindi non possiamo non guardare il potere evocativo che queste parole hanno. Una traduzione pu&ograve; essere, letteralmente, &quot;tramonto limitato&quot;, ovvero &quot;tramonto, ma con un limite, una limitazione&quot;: &quot;limitato&quot; come in &quot;propriet&agrave; limitata&quot; o &quot;responsabilit&agrave; limitata<a href="http://comelapioggia.wordpress.com/2008/10/11/sunset-limited/#_ftn2" target="_blank">[2]</a>&quot;, che non va oltre un certo limite, che si ferma su una soglia. Un tramonto ma con dei limiti, non definitivo, come se il sole non tramontasse davvero ma si limitasse a arrivare basso sull'orizzonte, quasi tutto sotto il limite (appunto) dell'orizzonte ma come una promessa di rialzarsi, ri-sorgere (up-rising). L'inglese ha una espressione per questa zona di chiaro-scuro: &quot;twilight zone&quot;, quasi intraducibile<a href="http://comelapioggia.wordpress.com/2008/10/11/sunset-limited/#_ftn3" target="_blank">[3]</a>, che indica, diremmo noi &quot;l'ora in cui tutti gatti sono bigi&quot;. Il bianco e il nero si confondono, fondono, scambiano gli ruoli. Perch&eacute; la posizione interessante dell'autore &egrave; che, senza &quot;prendere posizione&quot; tra i due, non per questo li confonde in un indistinto &quot;tutti hanno ragione e tutti hanno torto&quot;: &egrave; chiaro che uno solo pu&ograve; aver ragione, ma non si sa chi &egrave;, e averli portati al &quot;limite del tramonto&quot; li porta a scambiarsi in definitiva i ruoli. Ancora il movimento di rovesciamento che si esplicita appunto nel nero che si interroga su di s&eacute;: il problema &egrave; il suo, il dramma &egrave; il suo, &egrave; lui che deve essere salvato, &egrave; lui che ha bisogno di un angelo custode che lo venga a salvare.
E dunque non &egrave; fin dall'inizio cos&igrave;: chi &egrave; tentato (dalla morte, dal fallimento) non &egrave; il bianco ma il nero, chi dubita davvero alla fine &egrave; il nero, che deve ritrovare la forza di non &quot;prendere il treno&quot; ma di ributtarsi tutto nel mistero. E allora il nero non &egrave; l'angelo salvatore: il bianco &egrave; forse invece l'angelo tentatore, non mandato da Dio ma da Dio permesso perch&eacute; la virt&ugrave; del nero sia provata (Giobbe). La partita non &egrave; fra le ragioni del credente e le ragioni dell'ateo: la partita in definitiva &egrave; tra il credente e Dio (Giacobbe al passaggio del fiume) e chi ha perso (il nero) pu&ograve; uscirne vincitore (ma segnato nel corpo). Dentro-fuori-dentro.
Perch&eacute; di una partita evidentemente si tratta: &quot;il nero muove&quot;, &quot;il bianco abbozza una difesa&quot;, &quot;il nero tenta un attacco&quot;, &quot;il bianco arrocca&quot;. E' fin troppo evidente nel succedersi di nero-bianco-nero ma anche nell'ambientazione (due davanti a un tavolino spoglio, un tot di tempo a testa) e nella successione delle aperture e delle strategie. Il nero attacca ingenuamente, il bianco &egrave; pi&ugrave; tattico, il nero cerca tempo per ulteriori mosse ma il bianco lo logora lentamente mangiandogli i pezzi, fino al contrattacco finale, spietato, &quot;il bianco muove e vince in tre mosse<a href="http://comelapioggia.wordpress.com/2008/10/11/sunset-limited/#_ftn4" target="_blank">[4]</a>&quot;, fine (no). E non si pu&ograve; non farsi venire in mente un'altra grande partita a scacchi con in palio vita e morte: quella tra il Cavaliere e la Morte ne &quot;Il settimo sigillo&quot; di Ingmar Bergman. La morte l&igrave; &egrave; nera, sarcastica, terribilmente razionale e il cavaliere bianco muove per scappare dalla morte ma poi per andarle incontro.
Come d'altronde non si pu&ograve; non tenere presente gli altri spunti letterari<a href="http://comelapioggia.wordpress.com/2008/10/11/sunset-limited/#_ftn5" target="_blank">[5]</a> collegati al tema dell'angelo custode/protettore e eventualmente salvatore di un tentato suicida: &quot;La vita &egrave; meravigliosa&quot; di Frank Capra e &quot;Il cielo sopra Berlino&quot; di Wim Wenders. Del primo rimane l'idea dell'aspirante angelo (il nero qui, l&igrave; il buffo Clarence) che deve fare una buona azione per meritarsi le ali<a href="http://comelapioggia.wordpress.com/2008/10/11/sunset-limited/#_ftn6" target="_blank">[6]</a>, nel secondo (pi&ugrave; prossimo) il tema del rovesciamento dei ruoli &egrave; esplicito, gli angeli<a name="11d9f610aa40dae3_11d9d0868b13c404__ftnre"></a><a href="http://comelapioggia.wordpress.com/2008/10/11/sunset-limited/#_ftn7" target="_blank">[7]</a> scelgono di diventare uomini e gli uomini (lo stazzonatissimo Peter Falk che interpreta se stesso) ricordano di essere stati angeli. Indirettamente quindi anche le poesie di Rilke che fecero da ispirazione a Wenders.
Ripercorrendo all'indietro sono poi tanti gli indizi che costruiscono i molti strati di lettura del libro. Il salvataggio del bianco non &egrave; sostanzialmente fisico: quasi non c'&egrave; un gesto ma un prima (il tentato suicidio) e complanare l'abbraccio del nero. La stessa presenza e posizione del nero nella stazione ha del misterioso. La stessa ambientazione un po' claustrofobia (i chiavistelli alla porta, i drogati che assediano la stanza) contribuisce a un'atmosfera di sospensione.
In definitiva il libro che pare in fin dei conti bloccato (tanto che ci si chiede, avanzando nella lettura: &quot;vediamo ora come ne esce fuori, l'autore, da questo avviluppo&quot;) &egrave; poi sfondato e riaperto ad ogni possibilit&agrave;. Avendo dato per centocinque pagine ragione al nero e silenzio al bianco, &nbsp;rovesciando poi la vittoria dal campo del nero a quello del bianco e riaprendo tutto con l'urlo finale, non c'&egrave; nulla di concluso, ma tutto &egrave; (di nuovo) possibile. Il nero pu&ograve; farcela. Il bianco stesso (perch&eacute; dovremmo essere certi del contrario?) pu&ograve; farcela.
  

Note 
<a name="11d9f610aa40dae3_11d9d0868b13c404__ftn1"></a><a href="http://comelapioggia.wordpress.com/2008/10/11/sunset-limited/#_ftnref1" target="_blank">[1]</a> E' assolutamente straordinaria la capacit&agrave; di McCarty (qui come ne &quot;La strada&quot; o &quot;Non &egrave; un paese per vecchi&quot;, qui con pure parole di dialogo, l&igrave; con dialogo e azione) di portare il lettore all'immedesimazione. Per questo dico &quot;ci &egrave; avvenuto&quot;, perch&eacute; accade al nero, quindi a noi. E come il nero infine si interroga (o meglio, interroga il mistero) cos&igrave; noi siamo condotti a cercare che cosa in effetti ci sia accaduto leggendo.
<a name="11d9f610aa40dae3_11d9d0868b13c404__ftn2"></a><a href="http://comelapioggia.wordpress.com/2008/10/11/sunset-limited/#_ftnref2" target="_blank">[2]</a> &quot;Limited&quot; &egrave; il termine giuridico inglese per i brevetti&nbsp; (&quot;limitano&quot; la possibilit&agrave; di usare un bene o una propriet&agrave; intellettuale) e per le societ&agrave; (societ&agrave; in cui la responsabilit&agrave; degli azionisti &quot;si limita&quot;, non va oltre il capitale in azioni).
<a name="11d9f610aa40dae3_11d9d0868b13c404__ftn3"></a><a href="http://comelapioggia.wordpress.com/2008/10/11/sunset-limited/#_ftnref3" target="_blank">[3]</a> &quot;Zona del crepuscolo&quot;: il momento in cui il sole &egrave; tramontato ma ancora c'&egrave; luce per effetto della rifrazione dell'atmosfera.
<a name="11d9f610aa40dae3_11d9d0868b13c404__ftn4"></a><a href="http://comelapioggia.wordpress.com/2008/10/11/sunset-limited/#_ftnref4" target="_blank">[4]</a> Scrive sempre Doninelli: &quot;Perch&eacute; l&igrave; Nero ha commesso l'errore decisivo: ha creduto che i giochi fossero fatti, cedendo all'idea che, se Dio gli aveva permesso di salvare quell'uomo, la storia non poteva che terminare con la sua conversione. La sua passione per i calcoli e i numeri, in s&eacute; eccellente, qui lo tradisce. C'&egrave; un vizio americano, per cos&igrave; dire, che abbassa per un attimo la tensione, e Bianco ne approfitta per colpire e poi andarsene.&quot;
<a name="11d9f610aa40dae3_11d9d0868b13c404__ftn5"></a><a href="http://comelapioggia.wordpress.com/2008/10/11/sunset-limited/#_ftnref5" target="_blank">[5]</a> Filmici in realt&agrave;, almeno quelli che mi vengono primi in mente. D'altronde McCarty &egrave; filmico per natura: i suoi libri sono gi&agrave; tutti sceneggiature.
<a name="11d9f610aa40dae3_11d9d0868b13c404__ftn6"></a><a href="http://comelapioggia.wordpress.com/2008/10/11/sunset-limited/#_ftnref6" target="_blank">[6]</a> Ma qui la buona azione non riuscir&agrave;.
<a name="11d9f610aa40dae3_11d9d0868b13c404__ftn7"></a><a href="http://comelapioggia.wordpress.com/2008/10/11/sunset-limited/#_ftnref7" target="_blank">[7]</a> Il punto di vista degli angeli nel film &egrave; rappresentato in bianco e nero&hellip;


Andrea B.

<a target="_blank" href="http://www.einaudi.it/einaudi/ita/catalogo/scheda.jsp?isbn=978880619217&amp;ed=87">Scheda Einaudi della traduzione italiana</a>
<a target="_blank" href="http://www.cormacmccarthy.com/">Sito dell'autore</a>
<a href="http://comelapioggia.wordpress.com" target="_blank">Il blog di Andrea Bonvicini</a></p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/Fabrieli" >Fabrieli</a> | <a href="http://biblogit.splinder.com/post/19055532/SUNSET+LIMITED+di+Cormac+McCar#comment" >Commenti (1)</a>
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    <published>2008-09-15T13:05:26+02:00</published>
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      <name>Fabrieli</name>
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    <![CDATA[<p>

Sfiorato da un angelo, di Annalisa Margiotta
Editore Il filo, 01.01.2007
pag. 353
ISBN 8861852262
euro: 18




E' noto come il mercato dell'editoria sia in crisi (non stiamo qui a discuterne i motivi, occorrerebbe un post a s&egrave;; magari posso anche farlo), nonostante questo qua e l&agrave; ci sono delle oasi felici: &egrave; il caso della narrativa &quot;per ragazzi&quot;. Con questo non intendo esclusivamente gli adolescenti, intendo i giovani in generale, e tra di essi gli adulti che sempre pi&ugrave; volentieri leggono libri per giovani o libri scritti da giovani; provate a pensare al caso Harry Potter, tanto per citare il solito esempio, ma &egrave; anche il caso del lancio del fantasy italiano - e straniero - e della narrativa alla &quot;Fannucci&quot;.
Ebbene, spulciando su aNobii.com (dove vado in cerca di libri interessanti da leggere) mi sono imbattuta in questo bel libro della Margiotta, un esempio di libro per giovani scritto da una giovane ventenne. 
Innanzitutto complimenti a questo giovane talento letterario!
La storia &egrave; semplice ma matura, ben delineata, fresca, schietta, genuina e sincera.
Il registro stilistico si mantiene costante lungo tutto il romanzo, tuttavia la narrazione &egrave; gradevole e avvincente (cio&egrave; , questo romanzo &egrave; un esempio del fatto che non servono parolacce, bruschi cambi di registro o di tono per incoraggiare il lettore a proseguire nella narrazione).
La storia (che in parte &egrave; farina del sacco dell'autrice) &egrave; una storia d'amore tra un ventiquatrenne gi&agrave; laureato e &quot;sistemato&quot; che lavora come veterinario a Firenze , ed una diciasettenne che sta facendo il Liceo Classico a Palermo.
Sono Marco e Alessia. Si conoscono in chat. Gi&agrave; l'inizio incolla il lettore alla pagina perch&eacute; ci si chiede come andr&agrave; a finire questa storia d'amore a distanza, pergiunta tra un ragazzo ed una ragazza che hanno una cos&igrave; marcata differenza d'et&agrave;, di esperienze, di abitudini di vita.
Il lettore si sorprende perch&eacute; i due protagonisti, anzich&eacute; smettere di sentirsi via chat e via telefonino come vorrebbe il buon senso, proseguono nella loro storia impossibile. Entrambi con pesi sull'anima (Marco &egrave; orfano di genitori, morti sette anni prima per un incidente aereo; Alessia figlia di due genitori che non la amano come lei desidererebbe, perci&ograve; con un vuoto affettivo da colmare), Marco e Alessia scoprono che sono fatti l'uno per l'altra. Perci&ograve; si mettono insieme, e tra alti e bassi (non svelo troppo la trama) i due innamorati arrivano al coronamento finale del loro sogno d'amore. Uno splendido happy end che ha commosso tutte noi lettrici di aNobii (http://www.anobii.com/books/Sfiorato_da_un_angelo/9788861852266/01732b9d5cb8763fce/).
Ci tengo a precisare alcuni elementi positivi che ho trovato in questo romanzo.
Innanzitutto le scene d'amore sono descritte efficacemente ma anche pudicamente. Non c'&egrave; &quot;quel troppo&quot; della descrizione che a me personalmente infastidisce.
Poi &egrave; un romanzo compiuto, dal sapore addirittura ottocentesco (tipo la mia cara Jane Austen) perch&eacute; la storia termina con la sua naturale parabola familiare, per cui le pagine finali sono da gustare allo stesso modo di quelle iniziali. Ci sono anche alcuni stratagemmi letterari che mi sono piaciuti, tipo lui che trova il libro-diario di lei e si mette a riscriverlo... e salta fuori che &egrave; il romanzo che stiamo leggendo.
Insomma, tanto di cappello a questa scrittrice che &egrave; riuscita ad entusiasmarmi!

Elisabetta M.
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    <published>2008-07-19T15:45:31+02:00</published>
    <updated>2008-07-19T15:45:31+02:00</updated>
    <author>
      <name>Fabrieli</name>
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    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>
QUASI UNA VITA di Chiara Tozzi

Feltrinelli, 2008
Pagine: 288
ISBN: 978-88-0701-740-7
Prezzo: 16&euro;



I Vanni sono un&rsquo;agiata famiglia borghese che vive a Firenze negli anni sessanta. Il loro numeroso nucleo familiare comprende un padre architetto affermato, una madre casalinga con il retrogusto dei sogni abbandonati, tre figli, i nonni, gli zii, i cugini e la domestica Teresa che, facendo leva sulla rude affettuosit&agrave; che le deriva da un&rsquo;estrazione contadina, conquista la fiducia e la benevolenza di tutti. Attorno a loro rivive un mondo popolato dai compagni di scuola e dai vicini di casa, scandito dalle vacanze in Versilia, dalla comparsa del televisore, allietato dalle canzoni del festival di Sanremo, turbato dagli avvenimenti politici e sociali del periodo e dall&rsquo;alluvione del &rsquo;66. Attraverso il proprio sguardo e le personali impressioni, Marco e la sorella maggiore Caterina ci guidano all&rsquo;interno del loro composito microcosmo domestico, tra gli umori e gli stati d&rsquo;animo di chi lo compone, in un periodo lungo quasi una vita perch&eacute; vi accade tutto ci&ograve; che render&agrave; significative le loro future esistenze.

&nbsp;
Non sempre la sperimentazione, la ricerca di nuove forme espressive e l&rsquo;introspezione negli abissi pi&ugrave; estremi dell&rsquo;animo umano costituiscono un viatico alla realizzazione di una buona letteratura. Si tratta di intenzioni e velleit&agrave; normalmente modellate su di un percorso di ricerca generazionale. Chiara Tozzi, nella stesura del suo ultimo libro Quasi una vita, le ignora deliberatamente, adottando un linguaggio caratterizzato da una lucida e fluente capacit&agrave; di sintesi formale e di contenuti. Leggendolo, infatti, ci troviamo benevolmente spiazzati allorch&eacute; la semplicit&agrave; evocata da una cronaca familiare convenzionale e lineare, ci riappacifica con l&rsquo;antica purezza di una narrativa generosa, coinvolgente e riconoscibile. La scrittrice toscana ci racconta in fondo la vita di una famiglia qualunque, una vicenda tipicamente nostrana, bench&eacute; ambientata negli anni sessanta, dove il tempo si misura sulle sensazioni che rimodellano la mente nel dipanarsi dei giorni. 

Il racconto percorre il profilo di un&rsquo;agiata famiglia borghese che vive a Firenze, in cui l&rsquo;invadenza della cronaca politica e sociale &ndash; la morte di Marilyn Monroe, l&rsquo;omicidio di J. F. kennedy, la contestazione studentesca - &nbsp;l&rsquo;irruzione di eventi drammatici quali l&rsquo;alluvione del &rsquo;66, sconvolgono la ritualit&agrave; dinamica e complessa degli accadimenti domestici, lasciando che la percezione del senso ultimo della vita si ritrovi nell&rsquo;eterno gioco di crescita delle emozioni, tra impressioni, sogni e delusioni.

Quasi una vita &egrave; un romanzo in cui la scansione di due momenti fondamentali dell&rsquo;esistenza, l&rsquo;adolescenza e la maturit&agrave;, vengono percorsi attraverso le vicende private di Caterina e di Marco, bambini d&rsquo;altri tempi, sensibili e spaventati. Quando il cuore illuso e felice corre senza freni perduto in un mondo di sogni sereni ma impatta dolorosamente contro una sensazione di vaga ed indefinibile minaccia; quando la passione folle ed insopprimibile della giovinezza riscaldano ancora la cautela, la saggezza e l&rsquo;accortezza degli adulti che li circondano. 
Questo romanzo tratteggia un percorso lineare, stimolante quanto basta per delineare l&rsquo;analisi dell&rsquo;universo familiare, con tutti i compromessi necessari a stabilizzarne le ragioni ed i confini. Non scioglie nodi cruciali, non erige la sacralit&agrave; di un passato da custodire, ma ricrea con viva acutezza un mondo che abbiamo conosciuto, che profuma di un&rsquo;umanit&agrave; diversa, pi&ugrave; autentica. Attraverso le pagine risuonano note che avevamo un po&rsquo; dimenticate, con cui la scrittrice, qui all&rsquo;apice della sua espressione artistica, ci preleva dalla fatua apparenza delle cose per riportarci in un paese che ha saputo essere onesto e discreto, adombrando le figure emblematiche di un padre che rivendica con orgoglio la sua indipendenza da prebende affaristiche e clientelari, e di una madre che, nella fedele liturgia della vita domestica, si &egrave; rivelata capace di fronteggiare le inevitabili contraddizioni dell&rsquo;esistenza. 
Scrittrice sensibile e complessa, Chiara Tozzi si lascia apprezzare per la sua veste agile ed essenziale, per quella carica di tenerezza e di comprensione, con cui riesce a cogliere&nbsp; sensazioni ed immagini che si distaccano per diventare cose ed essere amate. 
Gian Paolo G.

<a href="http://www.bookcafe.net/maltesenarrazioni/tozzi.htm" target="_blank">Intervista a Chiara Tozzi</a></p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/Fabrieli" >Fabrieli</a> | <a href="http://biblogit.splinder.com/post/17849943/QUASI+UNA+VITA+di+Chiara+Tozzi#comment" >Commenti</a>
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    <published>2008-07-06T21:30:32+02:00</published>
    <updated>2008-07-06T21:30:32+02:00</updated>
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      <name>Fabrieli</name>
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    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>

Al di l&agrave; del muro, di Maria Viteritti
Lupo Editore, 2008
171 pagine
isbn: 978-88-95861-12-8
13 euro


&quot;A come anticamera, ago, anestesia, atropina, agonia. A come addio. Amaro come la morte. A come Anna&quot;.



E' un romanzo duro, d'anticipazione secondo la felice espressione dell'editor Giulio Mozzi che, in un articolo di qualche anno fa (del 2004 per l'esattezza) definiva molti dei manoscritti che gli arrivavano (lavora per Salani Editore) pi&ugrave; che di genere fantascientifico, di un nuovo genere: quello d'anticipazione.
Cos'&egrave; un romanzo d'anticipazione? E' un romanzo ambientato in un futuro prossimo (perci&ograve; non &egrave; una vera e propria fantascienza alla viaggi stellari, universo, mondi paralleli, alieni, mostri e cose simili, come Asimov e compagni ci hanno abituato), d'impronta sociologica. Un p&ograve; come &quot;I figli degli uomini&quot; della P.D. James (gi&agrave; recensito in questo blog), o come se prendessimo i romanzi di Dick e li ambientassimo a pochi decenni di distanza da noi, ma con le stesse problematiche psicologiche e sociali.
Di cosa parla questo primo romanzo dell'autrice scoperta dalla Lupo Editore? E' la storia di un medico, Giorgio Costa, che si trova a crescere un'esistenza monotona e solitaria con la madre, con un padre che non conosce (si capisce che se ne &egrave; andato di casa fin da subito) ma che paga regolarmente le parcelle scolastiche, fino alle tasse dell'universit&agrave;.
Laureato in Medicina, incredibilmente per lui (che si considera una persona mediocre, per cui si aspetta un futuro mediocre) trova lavora nella Clinica di un altissimo luminare della scienza che, in seguito alle nuove leggi italiane sull'eutanasia, ha potuto portare avanti studi di avanguardia e di eccellenza sul risveglio &quot;post mortem&quot;. Ovvero, per ogni uomo che volontariamente si sottopone alla morte (eutanasia) nel suo studio privato, il luminare ha trovato il modo di convogliare la carica vitale di questo morituro nel cervello del quasi-morto (di solito molto ricco) lasciato in &quot;stand by&quot; dai parenti dentro un enorme sala refrigerante della Clinica (ricorda un p&ograve; Ubik di Dick, per chi l'avesse letto: i quasi-morti che aspettano di essere risvegliati). Il lavoro di Giorgio consiste nel staccare la spina al morituro volontario per attaccarla al quasi-morto che aspetta di essere &quot;risuscitato&quot;. Ovviamente un lavoro simile comincia a creare in Giorgio uno stato di paranoia. La cosa pi&ugrave; ecclatante &egrave; che s'innamora della ragazza che sta &quot;al di l&agrave; del muro&quot; del suo appartamento (stesso pianerottolo quindi), ma non ha la forza di parlarle, di invitarla fuori, di dichiararsi. Ironia della sorte: una mattina si trova la sua fanciulla di fronte (nello studio medico) che domanda l'eutanasia per un tumore che le hanno diagnosticato. A lui non rimane che capitolare. Triste destino.
La ragazza, morendo, cede la sua carica vitale ad una giovane eroinomane che, risvegliandosi, s'innamora proprio di Giorgio. Lui all'inizio tergiversa, poi si mette insieme a lei (per cos&igrave; dire) perch&eacute; la giovane fa dei discorsi che gli ricordano tanto la sua amata. Non &egrave; una reincarnazione, &egrave; solo che parte della linfa vitale della giovane donna, amata da Giorgio, &egrave; andata nel cervello della ragazza. 
Con alti e bassi la relazione procede, la ragazza rimane pure incinta di Giorgio, fino ad un finale sconvolgente.
E' un libro che fa riflettere, sulla profonda solitudine dell'uomo e sulla sua ricerca disperata di felicit&agrave; e di comunicazione, spesso frustrata (almeno cos&igrave; denuncia l'autrice).
Il libro &egrave; scorrevolissimo, scritto bene (solo a pag.41 c'&egrave; un refuso), triste. Nemmeno la fine - che non rivelo - riesce a bucare &quot;il muro&quot; che si &egrave; costruito il protagonista e che lo separa dagli altri. Romanzo profetico, in un certo senso, della nostra societ&agrave; quando manca la trascendenza, e ciascuno vive come se fosse gi&agrave; morto. Nemmeno l'amore basta pi&ugrave; per risvegliarci dalle nostre ossessioni e dai nostri incubi. 
Vale davvero la pena di leggerlo.
Il blog di Maria: <a href="http://aboutblank.splinder.com/post/17169077/E+cos%C3%83%C2%AC" target="_blank">http://aboutblank.splinder.com</a>

Elisabetta M.

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    <title type="html"><![CDATA[Intervista a... ANTONIA ROMAGNOLI]]></title>
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    <published>2008-06-20T12:01:47+02:00</published>
    <updated>2008-06-20T12:01:47+02:00</updated>
    <author>
      <name>Fabrieli</name>
      <uri>http://biblogit.splinder.com</uri>
    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>
ANTONIA ROMAGNOLI
Autrice de Il segreto dell'Alchimista

L'et&agrave; dell'Acquario, 2007
Pagine: 600
ISBN: 978-88-7136-278-6
Prezzo: 24,00 &euro;



Una catena di efferati omicidi sconvolge le Terre. Le vittime sono i maghi naturali, i pochi eletti in grado di utilizzare la magia in tutta la sua potenza. Mentre nelle regioni del Sud dilaga una misteriosa nebbia, che cela nelle sue profondit&agrave; un segreto di distruzione e morte, Ester, insegnante di magia, e Nimeon, principe delle Colline, vengono investiti del Mandato che li condurr&agrave; a svelare una verit&agrave; incredibile e inattesa. Accompagnati dal giovane matematico Van e da un gruppo di valorosi cavalieri, i due affronteranno la delicata indagine sulle tracce del temibile e astuto nemico, tra enigmi insoluti, incantesimi, intrighi e inquietanti scoperte. Quale segreto lega Ester all'assassino e all'antica leggenda custodita dai Reali delle Colline? E cosa nascondono le nebbie incantate che lentamente invadono le Terre? Un'avventura al confine tra due mondi. La storia di una donna in lotta contro se stessa. Un fantasy che sfuma nelle tinte moderne del giallo.

Chi &egrave; l'autrice:
Antonia Romagnoli &egrave; nata a Piacenza nel 1973, dove vive tuttora. Laureata in Scienze e Tecnologie Alimentari, si dedica alla famiglia e alla scrittura. 

Finalista al Premio Galassia 2006, ha esordito con alcuni racconti fantastici in riviste e antologie. 
Nel 2007 ha pubblicato il romanzo fantasy umoristico &ldquo;la Magica Terra di Slupp&rdquo;, Ed. Lulupress, e il mainstream &ldquo;Pioggia&rdquo; Ed. Giovane Holden.
Il racconto finalista al Premio Galassia &egrave; recentemente uscito sulla rivista ROBOT. 

Nel 2008 ha pubblicato il romanzo &quot;Il Segreto dell'Alchimista&quot;, Ed. L'Et&agrave; dell'Acquario, primo volume della saga delle Terre. 

Attualmente collabora con il quotidiano La Cronaca di Piacenza nel settore Cultura e Spettacoli, con le redazioni di alcuni siti fantasy e con l'editrice Narrativa Nuova come valutatrice

L'intervista.


1)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Innanzitutto: chi &egrave; Antonia Romagnoli e perch&eacute; ha deciso di scrivere?
&nbsp;Sono io. Una moglie, una mamma, una persona che ha sempre voluto e amato leggere e scrivere, soprattutto letteratura fantastica. Sono stata per un po&rsquo; una tecnologa alimentare, giusto il tempo di prendere in mano una provetta e rimetterla gi&ugrave;. Ho sempre preferito prendere in mano una penna o un mestolo, che sono anche meno odorosi di acido acetico glaciale. 
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Esattamente perch&eacute; ho deciso di scrivere non lo so, perch&eacute; &egrave; una cosa che ho sempre fatto e fa parte di me. Quanto alla scelta del genere, il fantasy lo sento &ldquo;mio&rdquo;, &egrave; quello in cui riesco a rispecchiarmi meglio.
 2)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nei tuoi scritti parli del mondo reale? E se s&igrave;, in che modo?
&nbsp;
Per ora il mondo reale &egrave; molto presente in quello che scrivo, anche perch&eacute; il fantasy che mi piace descrivere non &egrave; quello classico in cui si vive semplicemente in mondi paralleli. Nelle Terre di Slupp il mondo reale &egrave; presente sotto forma di personaggi tratti da persone esistenti trasformate in protagonisti di una storia (fantasy) assurda, mentre nel Segreto dell&rsquo;Alchimista la realt&agrave; &egrave; presente con nome e cognome, in quanto parte della vicenda &egrave; ambientata a Piacenza.
 3)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Mi pare di capire che Antonia si lasci ispirare dal Cristianesimo in cui crede. In che modo Cristo entra nei tuoi scritti?
&nbsp;
Il Cristianesimo entra nei miei scritti perch&eacute; &egrave; una parte imprescindibile della mia cultura e del mio modo di pensare. Nel Segreto i due personaggi protagonisti sono nelle mie intenzioni ispirati al Cantico dei Cantici. &Egrave; poi quello che vorrei realizzare nella mia vita, nel rapporto che vorrei avere io con Cristo. Questo amore che Nimeon ha per Ester &egrave; l&rsquo;amore che ho visto da parte di Ges&ugrave; Cristo nella mia vita.
 4)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; E nella fattispecie: Il Segreto dell&rsquo;Alchimista ha un sostrato decisamente cristiano. Puoi esplicitarlo? Hai incontrato difficolt&agrave; nel far accettare uno scritto di spessore cristiano dagli editori?
&nbsp;
Il romanzo non si presenta come scritto prettamente cristiano, anche se nella sinossi inviata agli editori questo fattore era chiaramente segnalato. In origine il libro era preceduto da un&rsquo;introduzione, che peraltro era molto personale, in cui rendevo esplicita la derivazione cristiana della storia. L&rsquo;editore ha scelto di toglierla, per non fornire al lettore un&rsquo;interpretazione di partenza del testo. A quanto pare i lettori, finora, non hanno colto nulla di questo aspetto.
 5)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Credi che ci sia da parte degli editori italiani una precisa volont&agrave; di non pubblicare uno scritto esplicitamente cristiano o pensi sia solo una questione di mercato?
&nbsp;
Purtroppo penso sia una questione di mercato. Credo che la maggior parte del pubblico non veda molto positivamente la cultura cristiana per come &egrave; presentata storicamente. Ho incontrato diversi lettori appassionati di fantasy che dichiarano di essere non credenti, o pagani, o credenti di religioni alternative e visto che questo &egrave; il pubblico a cui viene rivolto il libro, gli editori non rischiano di perdere una fetta di pubblico potenziale.
&nbsp;6)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Cosa ne pensi della letteratura italiana in genere e di quella che si pu&ograve; ascrivere a un filone dichiaratamente cristiano?
&nbsp;
Sono, con vergogna, una scarsa conoscitrice della letteratura italiana contemporanea. Ho iniziato da poco a leggere romanzi di autori fantasy italiani e trovo sia un settore molto interessante e aperto a notevoli sviluppi. Per il resto, conosco poco, pi&ugrave; che altro perch&eacute; essendo una lettrice accanita di Jane Austen e di romanzi di quel tipo, non trovo un corrispettivo in Italia.
&nbsp;&nbsp; Per quanto riguarda il filone dichiaratamente cristiano direi che non esiste una narrativa che possa ascriversi a questo termine. C&rsquo;&egrave; una letteratura di &ldquo;morale&rdquo;, che viene diffusa e apprezzata dai cristiani, come possono essere i libri di Giussani, ma la narrativa &egrave; poco frequente, o per lo meno poco conosciuta.
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    <published>2008-06-12T18:46:14+02:00</published>
    <updated>2008-06-12T18:46:14+02:00</updated>
    <author>
      <name>Fabrieli</name>
      <uri>http://biblogit.splinder.com</uri>
    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>
DARE VOCE AL SILENZIO di Patrizia Garofalo

 Edizioni Il Foglio, 2008
Pagg. 115
 ISBN: 978-88-7606-142-4
 Prezzo: &euro; 10,00



Le poesie che riempiono le 111 pagine dell&rsquo;ultima silloge di Patrizia Garofalo, Dare voce al silenzio, sono quasi tutte di una gradevolezza pensosa. Versi intensi che non lasciano dubbi sulla buona salute della poesia, quella che sa farsi ascoltare ed apprezzare. 

Poesia vera, sentita e vissuta, assolutamente trasparente e del tutto ermetica. La linea poetica si mantiene, composizione dopo composizione, su di un tono antiretorico ed antimetafisico. Ci sono versi terribili e versi delicati, con cui cerca di esporre l&rsquo;esperienza di una vita, la propria vita, i propri sentimenti, lo struggente dolore della solitudine di chi pure ama con tutto l&rsquo;animo.&nbsp; 
La rivendicazione dell&rsquo;amore come dato ineliminabile della sua poetica appartiene ad un modo di vita interiore e sensibile, con cui Patrizia Garofalo rivela immagini e sentimenti con una rara spontaneit&agrave; d&rsquo;espressione, ponendosi in bilico tra narrazione ed impressione, ma senza mai indulgere al sentimentalismo &ldquo;N&eacute; le tue lacrime/n&eacute; il tuo sudore/bagnano il mio seno/ma un&rsquo;attesa/divenuta/mancanza&rdquo;. pag. 89.
Ma i suoi versi non recano l&rsquo;andamento di un diario intimistico, bens&igrave; una poesia che riesce a dire Io solo nella misura in cui pronuncia un Tu &quot;Posso usare / iperbole / superlativi / e / ridere di eccessi / posso fare/ sberleffi allo specchio / linguacce / smorfie / versare lacrime / cercare parole / posso dirmi bellissima/ interessante / simpatica / affascinante/ posso anche ringraziare / ma tutto / appartiene/ sempre ad un altro&rdquo;. pag. 41. 
Persino nell&rsquo;esaltazione i suoi slanci affettivi mostrano di preferire l&rsquo;espressione diretta, la densit&agrave; corporea, &ldquo;Inarco la schiena/quando voglio raggiungere la luce/E&rsquo; successo/quando ti ho visto/Ti offro/il ritmo di un corpo/che respira/caldo&rdquo; pag. 49; mentre l&rsquo;amaro senso dello sconforto ripiega nella severa disciplina di una civile indignazione, di una sobriet&agrave; disarmata e sofferta, &ldquo;Diventer&ograve; il fantasma/che si incontra/si cerca/si abbraccia/Sar&ograve;/angelo/di dolore e fantasia/su una terra/distratta/arida di desideri/indifferente&rdquo;. pag. 43, &ldquo;Meravigliato/il dolore/mi vede/sorridere&rdquo;. pag. 83. 
La vena da cui sgorgano le poesie &egrave; molto istintiva, la creativit&agrave; sprigiona una resistenza attiva, messa in crisi ma mai piegata dal regime repressivo del razionale con dure rilevanze. E&rsquo; l&rsquo;umore che percorre questi versi. In lei vi &egrave; la puntigliosit&agrave; di chi vuol tutto dire ma nulla concede alle pulsioni del proprio cuore, che si sente battere e si avverte pi&ugrave; nella sostanza del dire che non nella parola esplicita. 
Note essenziali della sua lirica sono la brevit&agrave; e la fermezza del segno, con il quale nell&rsquo;economia estremamente rigorosa della parola, riesce a definire un vivo senso del tempo e dell&rsquo;umano. Vibrazioni che esprimono il graduale sfumare e dissolversi del nulla della realt&agrave;, la stretta finale in cui precipita la lenta e penosa consunzione dell&rsquo;animo umano.
Lo stile incisivo, quasi stenografico, privo di un lessico ricercato, ribadito talvolta dalla reiterazione e dalla stessa brevit&agrave; del verso, risulta funzionale ad una poetica che mira a prosciugare ogni possibile deriva sentimentale. L&rsquo;assenza di una regolarit&agrave; metrica consente invece alla Garofalo di riprodurre nella poesia il ritmo sincopatico di un respiro che diventa rantolo, parola strozzata, voce del silenzio. Uno spazio asfittico questo, in cui si promena la percezione vigile ma niente affatto apprensiva di qualcosa d&rsquo;inspiegabile; mentre la sua vocazione rimane quella di recuperare il discorso, attraverso una scrittura poetica che, pur nella sua esigua essenzialit&agrave;, condensa tutti i temi della letteratura pi&ugrave; alta, dall&rsquo;amore alla desolazione, dalla ricerca all&rsquo;incomprensione. 
&nbsp;
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Patrizia Garofalo, &ldquo;Dare voce al silenzio&rdquo;, Il Foglio, Piombino, 2007. Prefazione di Attilio Mauro Caproni&nbsp;

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    <published>2008-04-05T07:28:17+02:00</published>
    <updated>2008-04-05T07:28:17+02:00</updated>
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      <name>Fabrieli</name>
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    <![CDATA[<p>
CANTO A DUE VOCI - FINITO E INFINITO
di Isabella Cinti e Tommaso di Paolo























Canto a due voci
Oriente e Occidente, 2003

Finito e Infinito
Libroitaliano Edizioni, 2006
Pag.: 96
ISBN: 8878653039
10 &euro;


Isabella Cinti Di Paolo, classe 1940, &egrave; un&rsquo;ex insegnante che vive attualmente in una casa ubicata nello scenario incantevole e rasserenante del parco naturale del Conero. Ammorbata da una grave malattia ha trovato qui conforto e sostegno tra la natura generosa e benefica. Vanta al suo attivo alcuni libri di poesia ispirati a tematiche religiose e naturalistiche.
Nel 2003, dopo aver scoperto casualmente che anche il figlio architetto coltivava in segreto la sua stessa passione, decide di dare vita ad un&rsquo;iniziativa molto originale. Si tratta di due libri in cui da un verso si accede ad una sua raccolta di poesie, e da quello opposto nella silloge del figlio Tommaso. Le copertine riportano la stessa immagine, ma ognuna reca il nome del singolo autore e nel &ldquo;Canto a due voci&rdquo; anche una colorazione differente. La scelta risulta funzionale alla decisione di non consentire confronti a priori, e costituisce un felice espediente che consente di realizzare un&rsquo;opera in comune nella salvaguardia delle rispettive identit&agrave;. Due codici distanti nella liturgia della parola, eppure affini nel modo di rapportarsi alla vita nella ricerca di un significato autentico, che hanno il proprio nucleo generatore nella condivisione di valori comuni inalienabili e profondamente radicati. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
Mentre Isabella trasfonde la sua spiritualit&agrave; nella tessitura armonica del verso, liberando una poetica tutta pervasa dal dilagante senso dell&rsquo;infinito, Tommaso sente crescere la volont&agrave; di imprigionare colori, profumi, impressioni e li trasfigura in inchiostro vergato sulla carta. Recepisce immagini e sensazioni come un pegno di sublimazione, una suggestiva frazione di eternit&agrave; che impone alla memoria di restituirla. &nbsp;
Le parole di Isabella divengono musica celestiale come quella che la contemplazione del mistero della vita le regala ogni giorno, riuscendo a modellare il linguaggio all&rsquo;unisono con il sentore dell&rsquo;infinito e dell&rsquo;eterno che ne pervadono l&rsquo;animo. Ascolta:quell&rsquo;amore,/fonte di vita/per tutte le creature,/dolcemente ti canta/in fondo al cuore/ed &egrave; voce di madre,/voce d&rsquo;amico,/voce d&rsquo;amante,/&egrave; voce d&rsquo;infinito. (pag. 53 Canto a due voci) 
La soavit&agrave; e l&rsquo;armonia del suo rimare sostituiscono la mancanza metrica lasciando liberamente trasmigrare il suo percorso poetico ed esistenziale in una cornice godibile di purezza lirica personalissima. Scende la sera/dagli occhi di lavanda/e sulla terra/sparge sacro il silenzio./Tiepido il vento/accarezza le siepi,/dolcemente scompiglia/alle querce la chioma/e dei nidi dormienti/lieve rapisce i sogni. pag. 22 Finito ed infinito) 
Consapevole che i versi producono sull&rsquo;anima gli stessi effetti che i farmaci hanno sul corpo, non indugia in vacui commerci con l&rsquo;oscurit&agrave;, n&eacute; in speculazioni metafisiche e spirituali, ma si lascia trascinare docilmente in una dimensione rarefatta da un trepido desiderio di luce.
Padre,/donami un cuore puro/che brami il cielo(&hellip;) Padre, fa che il mio cuore/perdutamente/s&rsquo;innamori di te. (pag. 59 Canto a due voci). 
I versi di Tommaso, al contrario, denunciano la fragilit&agrave; di un poeta ancora schiavo delle pulsazioni istintive. E&rsquo; una forza vitale, elementare ed inalienabile a dare consistenza al suo linguaggio poetico, ma non per questo egli riesce a mettere il dito l&agrave; dove il cuore batte, dove respira, dove gioisce ed inevitabilmente duole, riuscendo a portare in luce, tra le pieghe di una scrittura di bruciante densit&agrave;, una strana ed imprevedibile tenerezza. I suoi brevi frammenti poetici catturano per il tono vibrante della sua sensibilit&agrave;, talvolta striata da un&rsquo;ombra di amarezza, da un fuggevole alito di disincanto. Il troppo sole non riscalda, brucia./Il troppo vento non rinfresca, sradica./La troppa pioggia non disseta, sommerge./Il troppo amore non appaga, uccide. (pag. 23 Finito ed infinito) Nel giardino/le lacrime del cielo/ed i baci del sole/s&rsquo;incontrano da sempre/portando nuova vita. (pag. 41 Canto a due voci) 
I versi di entrambi non cercano l&rsquo;affetto poich&eacute; sono nati e cresciuti con esso; ma recano al contrario l&rsquo;inappagata ricerca di un desiderio comune di trascendere il mondo, esprimendo un nucleo di valori affini. Per questo motivo le loro liriche realizzano un&rsquo;opera che guarda contemporaneamente a due mondi che finiscono per specchiarsi inevitabilmente l&rsquo;uno sull&rsquo;altro. 
C&rsquo;&egrave; un tepore familiare in questi libri, una sottilissima corda d&rsquo;argento che lega il destino di entrambi, un meraviglioso rapporto d&rsquo;amore che l&rsquo;arte magica della parola rafforza e tiene in vita, costituendo per tutti noi un forte antidito alla sopravvivenza.

Gian Paolo G.

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    <published>2008-04-02T10:45:01+02:00</published>
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    <![CDATA[<p>

Geshwa Olers e il viaggio nel Masso Verde
di Fabrizio Valenza

L'Et&agrave; dell'Acquario, 2008
pp.308
isbn: 978-88-7136-300-4
 16&euro;



La mia conoscienza del fantasy lascia molto a desiderare: credo si riduca ai libri di Michael Ende (La storia infinita e Momo) e, ovviamente, ai sette Harry Potter. Altro non ho letto. Per cui quando ho preso in mano Geshwa mi sono sentita una profana in materia.
&quot;Non male&quot; mi sono detta. &quot;Mi accoster&ograve; al libro con gli occhi di una semplice lettrice che giudica la narrazione per quello che &egrave;, senza confrontarla con i capostipiti del filone fantasy classico&quot;. Ed &egrave; proprio quello che ho cercato di fare.
Tanto per puntigliosit&agrave; (e curiosit&agrave;) mi sono letta tutte le recensioni apparse finora su aNobii, gli articoli e le interviste che Fabrizio ha scritto e rilasciato. Per cui adesso qualche idea pi&ugrave; chiara ce l'ho, e so cosa significhi il cosiddetto Med-Fantasy (per chi &egrave; profano com'ero io: il fantasy ispirato alle leggende italiane, quelle che circolano nel bacino del Mediterraneo; niente a che vedere con quanto ci hanno propinato finora gli anglosassoni - dagli editori fino alla Disney - riempiendoci di storie con Mago Merlino, Re Art&ugrave; e i cavalieri della tavola rotonda, ecc.). 
Benvengano dunque maghi, orchi, fade, anguane e quant'altro ci offrono le leggende nostrane (ci vuole un p&ograve; di sano orgoglio nazionale), anche se proprio gli elementi fantasy che appaiono nel primo volume della eptalogia&nbsp; mi sembrano propri del mondo cimbro-celtico-germanico. A riguardo appurer&ograve; direttamente con l'autore...
Sorvolo sulla storia (ne accenner&ograve; man mano che scrivo) e veniamo alla critica pi&ugrave; comune che &egrave; stata rivolta al primo volume di Ges: la scrittura semplice (non semplicistica).
Immagino che il fantasy si nutra di intrighi, colpi di scena, mordente, tensione narrativa ecc. Dunque di una scrittura pi&ugrave; veloce e coinvolgente di quella che, a prima vista, appare in Geshwa.
E' vero che qui la narrazione &egrave; piana, i colpi di scena (specialmente quando appaiono i maghi) tenuti saldamente al guinzaglio da una narrazione dosata, addirittura spartana nei momenti di massima tensione (appunto quelli dove si parla della magia, della lingua Onoferica che &egrave; la lingua della magia), d'altronde la narrazione &egrave; in funzione della descrizione del progressivo cambiamento degli stati d'animo di Geshwa. 
Questo &egrave; un romanzo fantasy senza dubbio, ma &egrave; anche un potente romanzo di formazione. Come la tradizione dei romanzi di formazione insegna (da Salinger, a Hesse, ecc.), azione ed introspezione non vanno a braccetto insieme (a meno di non usare degli stratagemmi narrativi tipo la narrazione in prima persona o il narratore interno che aumentano il grado di coinvolgimento del lettore, o inserendo elementi che generano tensione, ecc.). Se devo presentare un personaggio che da adolescente spensierato diventa ragazzo maturo affrontando una serie di prove ardue, che mai pensava avrebbe superato, beh &egrave; ovvio che la narrazione non pu&ograve; fare le acrobazie di un James Bond.
Tolto l'incipit magistrale e il finale che acellera proprio per la presenza di vari elementi magici, la parte centrale della storia &egrave; un'adagio (per dirla in termini musicali); narra del viaggio compiuto da Geshwa insieme a suo padre (su due muli, non su due cavalli. Ma si sa, il mulo&nbsp; - elemento biblico - &egrave; la cavalcatura dei re) dentro l'intricata selva del Masso Verde. Dalla citt&agrave; di Senfe (la cui Palude di Sobis &egrave; sotto l'influsso di magia malvagia) i due viandanti piegano a sud (giusto? Una cosa importante: ci starebbe bene una bella cartina nel libro, non sono riuscita a raffigurarmi bene la mappa della zona) verso la capitale del Regno di Grodest&agrave; dove si trovano il fiume Midilonge e la fattoria della sorella del padre di Ges. 
I due si dirigono l&igrave; per cercare rifugio e sfuggire cos&igrave; alla magia malvagia che sembra approssimarsi pericolosmaente a Senfe. Non &egrave; un caso che, purtroppo per Ges, durante il viaggio rimarr&agrave; orfano. E' tipico dei romanzi di formazione. Mamma e nonna, rimaste a casa in attesa che la zia accetti di ospitare Ges e il fratello alla sua fattoria (c'erano stati dissapori un tempo, per cui intanto il padre di Ges pensa di andare avanti lui solo a saggiare il terreno con la sorella) moriranno, sorprese in casa da una esplosione magica. E il padre, dopo averlo accompagnato fino alla fattoria e aver preso accordi con la zia perch&egrave; Ges d'ora in poi viva con lei, sparisce. Va a Grodest&agrave; (la capitale del Regno) e non fa pi&ugrave; ritorno.
Tutto si compie perch&egrave; Ges venga iniziato alla vita adulta, alla decisione da prendere su quale debba essere il suo destino. Tutto il viaggio &egrave; un rito di iniziazione. 
In questo modo l'introspezione che l'autore conduce del personaggio principale (attorniato da figure-chiave come l'amico Nargolian, orfano anch'egli, che gli fa quasi da specchio: difatti alla fine del libro Ges prende la strada dell'esercito mentre Nargo quella opposta di diventare apprendista mago) rallenta indubbiamente il ritmo della narrazione, ma &egrave; il pegno da pagare quando si vuole dare un p&ograve; di sostanza alla storia, e si vuole portare il lettore a seguire passo passo l'evolversi della coscienza di Ges. 
Cos&igrave; alla fine il lettore apprende che, dopo tutte le traversie subite e le prove di coraggio affrontate, Geshwa sente la &quot;vocazione&quot; alla vita militare. E il libro si chiude con la decisione del ragazzo di entrare nell'esercito reale.
Credo che la cifra principale di questo primo volume della storia di Geshwa Olers sia il rapporto di Ges con il padre.
Ed in secondo luogo il rapporto di amicizia con Nargolian.
Questo &egrave; anche un racconto sulla paternit&agrave; e sull'amicizia: i tre personaggi principali sono Ges, il padre e l'amico Nargolian.
C'&egrave; anche un altro personaggio che, in sottofondo, alimenta in modo incredibile il romanzo: &egrave; la natura. 
Essa &egrave; descritta in modo mirabile: la palude di Sobis, il Masso Verde, il Midilonge, lo Sperone del cielo, sembra di vederli, di toccarli; ci sono tantissimi luoghi descritti con perizia e maestria. E si capisce che la natura &egrave; il quarto personaggio-chiave del libro. Essa sprigiona forza e magia, quella stessa forza che speriamo faccia legare in maniera forte e decisiva ogni lettore a questa bella saga, per condurlo fino alla fine dell'opera.

Elisabetta M.

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    <published>2008-03-25T13:49:32+01:00</published>
    <updated>2008-03-25T13:49:32+01:00</updated>
    <author>
      <name>Fabrieli</name>
      <uri>http://biblogit.splinder.com</uri>
    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>

Il nemico (Father Elijah.&nbsp; An Apocalypse)
2006, San Paolo Edizioni, collana Le vele
traduttore: Monica Rimoldi
pp.547
codice isbn:978-88-215-5752-1
19,50 euro



Ci sono scrittori che traspaiono dalla pagina scritta (in maniera pi&ugrave; o meno assordante), e altri che si limitano a far trasparire i loro personaggi. O' Brien &egrave; di quelli che traspaiono in filigrana: nel mentre la lettura procede in avanti non si pu&ograve; non percepire - in maniera discreta, non rumorosa - il suo modo di ragionare (e di far ragionare i personaggi).
Oltre che scrittore O' Brien &egrave; un celebre pittore canadese, cattolicissimo, che ha all'attivo varie pubblicazioni nell'alveo della letteratura cristiana. Father Elijah &egrave; uscito nel 1996 per la Ignatius Press (la stessa casa editrice di papa Benedetto XVI, T. Howard, G. K. Chesterton, H. De Lubac, L. Bouyer); dopo dieci anni, e numerose segnalazioni da parte dei vari media tutte molto molto favorevoli, &egrave; approdato in Italia per le Edizioni San Paolo. 
La collana che lo ospita &egrave; la famosa <a href="http://www.libreriauniversitaria.it/libri-collana_le+vele-editore_san+paolo+edizioni.htm" target="_blank">collana Le vele</a>, dedicata alla letteratura contemporanea, perci&ograve; tanto di cappello a O'Brien.
Questo libro &egrave; stato accostato dal critico letterario <a href="http://www.tracce.it/det_Articoli.asp?Sezione=aprile+2007&amp;ID=20070431" target="_blank">Edoardo Rialti </a>sia al Padrone del mondo di Benson (per l'evidente parallelismo al tema dell'apocalisse usata in chiave apologetica), sia al Signore degli Anelli di Tolkien (libro che O'Brien stesso cita nel suo romanzo, insieme anche alla Divina Commedia di Dante e ai Promessi Sposi di Manzoni. Ovviamente noi italiani non possiamo che essere orgogliosi di tali citazioni).
La storia &egrave; densissima, perci&ograve; rimando alla lettura del libro (la quale lettura mi &egrave; risultata un p&ograve; pesante, sia per i molteplici livelli di lettura sia per i lunghi meandri in cui la storia a volte s'infila). 
Qui mi limito ad accennarla: il padre carmelitano Elijha, canuto anziano, archeologo, ebreo polacco giunto in Israele dopo la seconda guerra mondiale, ex-personalit&agrave; di spicco nel mondo politico ebraico, convertitosi al cattolicesimo e ritiratosi in convento, riceve l'invito dal Vaticano a venire da Israele a Roma per discutere un compito importantissimo che il Papa vorrebbe affidargli. Si scopre che questo compito delicatissimo altro non &egrave; che annunciare al Presidente dell'Unione Europea, uomo di punta della politica mondiale, osannatissimo, che sta veleggiando per diventare l'uomo pi&ugrave; potente della terra grazie ad una serie di alleanze politiche, strategie di perseguimento della pace mondiale, donazioni, una nuova filosofia cosmico-universale, ecc. dicevo, annunciargli che Cristo &egrave; l'unico Signore della storia. Cristo, e non - come tutti credono - lui, il Presidente.
Il compito &egrave; di quelli di far accapponare la pelle, difatti padre Elia continua a dire ai suoi superiori (Stato e Dottrina, cio&egrave; il Card. Segretario di Stato e il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, oltrech&eacute; al Papa stesso) che non si sente all'altezza, che &egrave; debole, incapace di parlare con uno come il Presidente che ha al massimo grado il dono dell'oratoria, di convincere soavemente i suoi interlocutori.
La posta in gioco &egrave; che il Presidente diventi nientemeno che l'Anticristo (Il nemico del titolo): &egrave; per questo motivo che va &quot;salvato&quot; con la predicazione di un messaggero inviato da parte della Chiesa. 
In effetti questo &egrave; un romanzo catechetico: &egrave; come leggere una catechesi sulla trasmissione della fede, sulla salvezza che opera Cristo mediante la Chiesa ed il Primato di Pietro, sul demonio e sulle forze dell'Anticristo. O'Brien non poteva essere pi&ugrave; chiaro ed efficace. Come leggere i libri apologetici dei primi secoli del cristianesimo, da Giustino a Tertulliano ad Agostino.
Tornando alla nostra storia, padre Elijha riuscir&agrave; nella sua opera di evangelizzazione (Il nemico non si convertir&agrave;, ma almeno avr&agrave; ascoltato la Parola del messaggero della Chiesa e dunque la sua scelta per il male sar&agrave; definitiva. D'ora in avanti &quot;il demonio entr&ograve; in lui&quot; come dicono i vangeli a proposito di Giuda, durante l'ultima cena), solo che la strada che lo condurr&agrave; verso la progressiva riuscita nell'impresa &egrave; una strada di spoliazione dell'uomo vecchio (l'uomo del peccato, per dirla con le parole di San Paolo), di abbassamento, mortificazione, umiliazione. Dovr&agrave; fare i conti con il suo passato sepolto dentro di lui ma non accettato fino in fondo: l'olocausto della sua gente, la perdita della sua famiglia portata nei campi di concentramento, l'amore per la sua Polonia, l'amore per il suo benefattore che lo accolse orfano dei genitori e che si far&agrave; catturare al suo posto, la moglie incinta dilaniata da una bomba quando viveva in Israele, e da ultimo l'affetto pulito e quasi paterno per Anna Benedetti, una vedova illustre della cerchia del Presidente che lo aiuter&agrave; a smascherare l'ipocrisia e la menzogna del Presidente (e che per questo morir&agrave;). 
Tra colpi di scena, dialoghi serrati e profondissimi (ci sono tantissimi dialoghi in questo libro, che poi sono il mezzo per presentare l'insegnamento catechetico), excursus storici che fanno rivivere i tempi della guerra e dell'immediato dopoguerra, descrizioni della natura e dei personaggi sempre precise, puntuali e ricche, O'Brien ci conduce come un fiume in piena verso la foce della storia, verso il punto finale. Verso l'apocalisse finale che lui lascia intravedere, senza descriverla. 
Preziosissima &egrave; l'introduzione che ha scritto O'Brien per farci capire il suo libro:
&quot;Il lettore incontrer&agrave; qui un'apocalisse nel senso letterario antico, ma scritta alla luce della rivelazione cristiana. E' una speculazione, un'opera di fantasia. Non tenta di predire dettagli dell'apocalisse finale, quanto piuttosto di domandarsi come la personalit&agrave; umana risponderebbe ad una situazione di tensione intollerabile, in un clima morale che diventa sempre pi&ugrave; gelido... questo libro... offre la Croce. Essa testimonia - spero - la vittoria finale della luce&quot;.

Elisabetta M.

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    <published>2008-03-17T14:15:40+01:00</published>
    <updated>2008-03-17T14:15:40+01:00</updated>
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      <name>Fabrieli</name>
      <uri>http://biblogit.splinder.com</uri>
    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>

Il velo dipinto (The painted veil)
di W. Somerset Maugham
Adelphi, 2006
Traduzione di Franco Salvatorelli
pp. 234
codice isbn: 978-88-459-2049-3
18 euro




Cosa succede quando cala il velo dell'illusione dagli occhi e ci si accorge di essersi rovinati la vita con lo sbaglio pi&ugrave; grande e pi&ugrave; stupido che si potesse commettere?
E' l'idea centrale del romanzo di Maugham, inglese, classe 1874, romanziere doc.
Maugham &egrave; famoso per la sua fredda ironia e misoginia. Anche in questo romanzo, ambientato in una splendida location (Hong-Kong e poi l'entroterra di un piccolo villaggio colpito dal colera: Mei-Tan-Fu), con ampie&nbsp; descrizioni della vita quotidiana durante il governo britannico delle colonie inglesi, i personaggi sono il tratto pi&ugrave; riuscito della penna di Maugham. Il personaggio femminile, la protagonista, &egrave; messa dallo scrittore in una condizione psicologica di limite estremo.
La storia &egrave; molto semplice, ricalcata sulla vicenda dantesca di Pia de Tolomei (che, tra l'altro, adesso sembra rivedere una fioritura dovuta al musical di Gianna Nannini: Pia de Tolomei): una donna fatua e infantile sposa, senza amore, un medico biologo che lavora ad Hong-Kong. Lo sposa spinta unicamente dalla prospettiva di farsi una vita propria, senza dipendere in alcunch&eacute; dalla famiglia d'origine, e per la paura altrimenti di rimanere nubile.
Come lo stesso autore rivela nell'introduzione, questo &egrave; un romanzo a-tipico. Anzich&egrave; modellare i personaggi man mano che si dipana la vicenda nell'immaginario creativo dello scrittore, qui lo scrittore ha apertamente dichiarato che ha modellato i suoi personaggi su un'idea origianaria, primitiva. E' un'annotazione davvero interessante, perch&egrave; vuol dire che un romanzo pu&ograve; riuscire benissimo anche se i personaggi sono - per cos&igrave; dire - in parte costruiti a tavolino (ma &egrave; un'eccezione, difatti abbiamo a che fare con un grande scrittore).
Cito dall'introduzione: &quot;La storia che segue &egrave; stata suggerita da questi versi di Dante:
&quot;Deh, quando tu sarai tornato al mondo,
e riposato de la lunga via,&quot;
seguit&ograve; 'l terzo spirito al secondo
&quot;ricordati di me, che son la Pia;
Siena mi f&egrave;, disfecemi Maremma:
salsi colui che 'nnanellata pria
disposando m'avea con la sua gemma&quot;.
... Questo, credo, &egrave; il solo romanzo in cui ho preso le mosse da una vicenda anzich&eacute; da un personaggio&quot;.
La prima volta che conosciamo Kitty, la protagonista (gi&agrave; dal soprannome ci facciamo l'idea della sua fragilit&agrave;; lei &egrave; sempre Kitty: quando tutti gli altri personaggi hanno un nome, lei ha sempre un diminutivo, che &egrave; anche un vezzeggiativo; la vediamo nella sua tenerezza, nel suo spirito infantile, leggiadro e giocoso), dicevo, Kitty la troviamo subito con Charlie, l'amante. Sta tradendo il marito in un afoso pomeriggio estivo di Hong-Kong. E sciagura vuole, il marito - senza farsi vedere - li scopre. 
In effetti questo incipit &egrave; una bomba: non si pu&ograve; attrarre il lettore con pi&ugrave; forza, con pi&ugrave; suspance. La vicenda prende le mosse da qui: il marito, che veramente l'ama, sentendosi tradito e non riuscendo a perdonarla gioca la carta della vendetta che, per&ograve;, &egrave; anche una crudele autodistruzione. Sceglie di andare a lavorare in un villaggio dell'entroterra colpito dal colera. Lei, costretta a seguirlo perch&egrave; l'amante non ha alcuna intenzione di sposarla (e di tornarsene dai genitori in Inghilterra non se ne parla), arriva con Edmund (il marito) in questo villaggio, e piano piano comincia a vedere il marito con occhi nuovi. Scopre che &egrave; bravo, che &egrave; apprezzato dalla gente del posto (mentre il suo ex-amante ha fama di un arrivista), nel suo cuore l'apatia cede il posto alla tenerezza, alla fiducia. A Kitty cade il velo.
Purtroppo - si pu&ograve; dire - il velo passa ad Edmund. Ironia della sorte! Per lui, non riuscendo a perdonarla, inizia un autentico calvario interiore che lo porta ad autoannichilirsi, ad autoannientarsi. Vinto dal disprezzo per s&egrave;, per aver&nbsp; creduto nell'anno di matrimonio trascorso insieme con Kitty che lei lo amasse, si fa uccidere dal proprio idolo (cio&egrave; dall'idea che ha costruito su di lei).
Ci sono dialoghi bellissimi tra i due sposi, che fanno toccare la disperata lontananza dei loro due punti di vista. Nemmeno la magia della natura incontaminata li aiuta. Nemmeno la santit&agrave; delle suore che curano i malati, con cui entrambi vengono a contatto, riesce a riavvicinarli. Ormai tutto &egrave; morto. Ed infatti &egrave; come se Maugham facesse gi&agrave; baluginare davanti il triste epilogo: Edmund si ammala di colera e muore. Peccato, perch&eacute; invece Kitty - che nell'idea di Edmund avrebbe dovuto ammalarsi e morire lei - &egrave; talmente viva e vegeta che &egrave; rimasta incinta di Charlie (altra cosa che, per Edmund, &egrave; una mazzata quando lo viene a sapere) e partorir&agrave; una bambina.
La conclusione vede Kitty tornare in Inghilterra dove l'attende suo padre rimasto vedovo (dopo essere caduta un'ultima volta tra le braccia di Charlie). Insieme a suo padre, che inizier&agrave; ad amare gratuitamente (non come da ragazza che il padre rappresentava solo la fonte del reddito di famiglia), Maugham lascia intendere che finalmente Kitty sapr&agrave; costruirsi una nuova vita, per s&egrave; e per sua figlia. Ha imparato, ed imparer&agrave; ancora meglio, che l'amare non &egrave; mai slegato dal rispetto per s&egrave; e per gli altri.

Elisabetta M.

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