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  <title type="html"><![CDATA[Caffè letterario]]></title>
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  <subtitle type="html"><![CDATA[Siamo un gruppo di amici: ogni tanto ci incontriamo per chiacchierare,leggere, scrivere...
Volete condividere le nostre emozioni?]]></subtitle>
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  <name>anneheche</name>
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    <title type="html"><![CDATA[La casa nel vialetto]]></title>
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    <published>2008-07-04T17:05:19+02:00</published>
    <updated>2008-07-04T17:05:19+02:00</updated>
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      <name>Ariendil</name>
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    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>Quando sent&igrave; una carezza sfiorarle la mano, la prima cosa che fece fu sorridere. Poi apr&igrave; lentamente gli occhi, ma non le serviva la vista per sapere chi c&rsquo;era accanto a lei: avrebbe riconosciuto il suo tocco anche se avesse avuto una corazza al posto della pelle e percepito il suo odore anche se avesse perso l&rsquo;olfatto.
&laquo;Sapevo che ti avrei avuto al mio fianco&raquo; disse.
&laquo;Mi avrai sempre al tuo fianco.&raquo; La carezza divenne una stretta tanto forte da farle male, ma lei non se ne sottrasse. Era cos&igrave; felice che fosse l&igrave;. Anche se stavano piangendo.
&laquo;Non piangere, amore.&raquo;
&laquo;Chiudi gli occhi&raquo; si sent&igrave; rispondere. &laquo;Voglio portarti in un posto.&raquo;
Fece come le veniva chiesto. Il buio la avvolse e per un attimo ne ebbe paura, ma le immagini presero presto forma, restituendole un sogno che lei credeva infranto.
&laquo;Ricordi la casa che avevamo visto insieme? Quella in quel bel vialetto alberato? Avevi ragione: sar&agrave; perfetta per noi. Ridipingeremo le pareti di bianco come volevi tu, ci saranno vetrate per lasciare entrare la luce e fiori sul balcone in tutte le stagioni. Metter&ograve; il pianoforte a coda nel salone e suoner&ograve; Bach ogni giorno, solo per te, finch&eacute; non mi dirai di smetterla. Ci sar&agrave; un caminetto davanti al quale ci scalderemo d&rsquo;inverno: legger&ograve; in silenzio le tue storie mentre tu aspetterai col fiato sospeso il mio giudizio. Trover&ograve; sicuramente qualcosa da ridire ogni volta, per&ograve; ti confesso che spesso lo faccio apposta, cos&igrave; poi possiamo stare a parlarne per ore. Tanto lo so che ogni tua storia parla di me&hellip; Come tu sei in ogni mia tela&hellip; Ti dipingo a memoria, ma un giorno ti ruber&ograve; un ritratto, magari mentre dormi. Poserai per me senza neanche saperlo e quando ti sveglierai mi sorprenderai con i pennelli in mano e ti nasconderai sotto le coperte, fintamente in imbarazzo: non sar&agrave; pi&ugrave; tempo di dipingere allora, perch&eacute; l&rsquo;amore al mattino ha tutto un altro sapore che finora abbiamo potuto gustare cos&igrave; poche volte che vorremo recuperare il tempo perduto. So gi&agrave; che saremo sempre in ritardo, ovunque dovremo andare, perch&eacute; ogni volta sar&agrave; difficile uscire da quella casa in cui esistiamo solo noi due. Perch&eacute; dovremmo uscire poi? Fuori il mondo avr&agrave; il coltello tra i denti, come sempre. Non ci serve il mondo, non ci &egrave; mai servito. Ma alla fine usciremo ugualmente: con o senza coltello, &egrave; lo stesso mondo che ci ha fatto incontrare e qualcosa gli dobbiamo. Sapremo disarmarlo, te lo prometto, io con i miei pugni chiusi e tu con la tua solita alzata di spalle. Forse finiremo persino con l&rsquo;amarlo. Perch&eacute;, vedrai, sar&agrave; splendida la nostra vita insieme.&raquo;
Lei sorrise, mentre gli occhi le si riempivano di lacrime che non trovavano la forza di cadere. Non avrebbe voluto riaprirli, sapeva che se lo avesse fatto il suo sogno sarebbe svanito di nuovo, ma ormai la decisione era presa. Le palpebre si alzarono a fatica e lo sguardo vag&ograve; per la stanza deserta. Sarebbe stato bello sentire davvero quelle parole, tenere la sua mano, immaginare insieme quella vita che non avevano avuto. Sarebbe bastata anche solo la sua presenza a renderla felice, a non farle sentire il rumore del respiratore artificiale accanto al letto e la paura della morte nel cuore. Finalmente una lacrima sfugg&igrave; alle ciglia. Poi il medico entr&ograve;, lei gli fece un cenno d&rsquo;assenso e la macchina che la teneva in vita fu spenta.
&nbsp;
(NdA: il finale del racconto non &egrave; conforme all&rsquo;Art. 37 del codice deontologico &ldquo;[&hellip;] il sostegno vitale dovr&agrave; essere mantenuto sino a quando non sia accertata&nbsp; la perdita irreversibile di tutte le funzioni dell&rsquo;encefalo.&rdquo;)</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/Ariendil" >Ariendil</a> | <a href="http://bistrotapigalle.splinder.com/post/17700675/La+casa+nel+vialetto#comment" >Commenti (22)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[PAROLE

Questo dovr&amp;ograve;...]]></title>
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    <published>2008-07-01T18:37:19+02:00</published>
    <updated>2008-07-01T18:37:19+02:00</updated>
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      <name>PAPPINA</name>
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    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>PAROLE

Questo dovr&ograve; fare.
Istruire le mie parole e conoscerle,
allenarle:
portarle in mezzo alle persone per conoscere anche loro,
e lasciare che si addomestichino,
tra i porri e le pigne e, pi&ugrave; all'ombra,
lasciare che striscino sul muschio,
come lumache assetate.
E tutto perch&egrave;, Mydel?
Tutto per te, Mydel;
perch&egrave; il viaggio dalle tue parti
&egrave; rischioso.

Non ci deve essere una parola che tu possa dire:
l'ho gi&agrave; sentita.

Non ce ne deve essere una che tu dica:
non scalda.
Tutte devono saper operare,
in terra nemica e infida,
quale la tua &egrave;.
Devono abbattere le tue barricate,
e quand'anche tu le lasciassi aperte,
devono trovare un passaggio tra i tetti,
per arrivarti addosso inaspettate
e tu indifesa, sempre.
Devono imparare a come toccare i tuoi abiti
per farli cadere
e darti il brivido della stoffa che sfrega piano la pelle
scendendo.
Devono imparare a darti la freschezza delle mie labbra
quella freschezza che accende 
la superficie del tuo essere.

Impareranno a svegliare&nbsp;le radici della tua voglia
non quella che ti viene per strada
non quella che dura quanto odora uno spiffero

Sveglieranno quella che non sai ancora di avere
quella che ti prende
e quando si nutre
ti dimentichi di te
e senti tutto

tutto

tutto quello che &egrave; stato detto
quello&nbsp;che &egrave; stato fatto e che si far&agrave;
tutta la storia delle piante
dei pesci e dei segni lasciati nelle grotte
tutti i canti cantati e quelli rimasti in una gola chiusa
e i segreti e le verit&agrave;
e gli armadi e gli anelli e i veleni

tutto, Mydel

sarai la goccia nel mare

porte e finestre significando nulla.
Sta attenta, Mydel:
c'&egrave; l'aria del primo mattino,
quando chi pesca e i cacciatori si mettono in viaggio.
Attenta, 
Mydel.



&nbsp;
&nbsp;</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/PAPPINA" >PAPPINA</a> | <a href="http://bistrotapigalle.splinder.com/post/17666950/PAROLE%0A%0AQuesto+dovr%26amp%3Bograve#comment" >Commenti (6)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[Eulalia, seguendo una corrente...]]></title>
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    <published>2008-06-27T22:36:18+02:00</published>
    <updated>2008-06-27T22:36:18+02:00</updated>
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      <name>soffiodimaggio</name>
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    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>Eulalia, seguendo una corrente ascensionale, fluttua fino all&rsquo; ultimo piano di una palazzo di citta&rsquo;.
All&rsquo;interno dell&rsquo;appartamento d&rsquo;angolo, una vecchia signora, intenta da ore ad osservare le lancette dell&rsquo; orologio, guarda dalla finestra e, forse sperando in un refolo di vento, apre le imposte.

&nbsp;
E&rsquo; una giornata molto calda: come quella dell&rsquo;estate del &rsquo;46, quando un bel giovane di nome Giovanni si era presentato in cascina, vestito di tutto punto, per chiedere la sua mano.
Inizialmente la famiglia di lui si era opposta, ma poi le cose si erano appianate e il matrimonio era stato felice fin dal giorno della cerimonia, che si era tenuta nella chiesa di campagna del paese, in una mattina di fine agosto.
Gli anni del dopoguerra erano stati incredibili; entusiasmo, fiducia e speranza avevano consentito alla coppia di superare i problemi economici e la difficolta&rsquo; di mantenere i quattro meravigliosi figli: sforzi premiati dalla soddisfazione di vederli laureare e formare a loro volta una bella famiglia.

&nbsp;
Giorno dopo giorno, calendario dopo calendario, il tempo ormai e&rsquo; passato, senza rumore, ed&nbsp;oggi il mondo sembra diverso, forse perche&rsquo; visto attraverso occhiali dalle lenti spesse come fondi di bottiglia.
Giovanni dai capelli bianchi se n&rsquo;e&rsquo; andato gia&rsquo; da tre anni, ma la vecchia signora continua imperterrita a guardare dalla finestra, verso l&rsquo;ora di pranzo, sperando di vederlo rientrare.

&nbsp;
L&rsquo;uomo col cappello che ha appena svoltato l&rsquo;angolo sembra proprio lui: peccato che prosegua oltre il portone. 
D&rsquo;altro canto, nel corso degli anni Giovanni si e&rsquo; fatto sempre piu&rsquo; distratto, ed oggi potrebbe aver dimenticato di fermarsi nel punto giusto.

&nbsp;
La donna si sporge leggermente dalla finestra per chiamarlo, ma l&rsquo;uomo non la sente: del resto, i problemi d&rsquo;udito di Giovanni sono risaputi.
Presa dall&rsquo;ansia di attirare la sua attenzione, la donna si sporge ulteriormente dalla finestra, rischiando di perdere l&rsquo;equilibrio e cadere.

Per fortuna, qualcuno la trattiene per un braccio: e&rsquo; la vicina di casa, che viene a trovarla tutti i santi giorni da quando e&rsquo; rimasta vedova.&nbsp;




La vecchia si siede, un po&rsquo; delusa, brontolando per la distrazione di Giovanni, per la sua sordita&rsquo; e per mille altri motivi.
&nbsp;
Poi offre alla vicina, che ha gia&rsquo;pranzato, un paio di biscotti ed un caffe&rsquo;, e le racconta, per la millesima volta, la storia del suo matrimonio.


&nbsp;
La vicina ascolta, annuendo ogni tanto: lei sa che l&rsquo; anziana signora non si e&rsquo;mai sposata, ha sempre vissuto sola, e di tanto in tanto vaneggia, specie quando fa caldo, ma non ha cuore di contraddirla.

&nbsp;
Eulalia, che ha osservato tutto dalla finestra, sente un alito di vento glaciale soffiarle sul collo.
Col cuore trafitto, lascia l&rsquo;anziana signora alla felicita&rsquo; che solo la follia puo&rsquo; regalare e vola via, portando con se&rsquo; tutti i ricordi del mondo: anche quelli di cio&rsquo; che non e&rsquo; mai stato e che mai sara&rsquo;.


&nbsp;
Cervello: area dei &quot;falsi ricordi&quot;
Studio riportato sul Journal of Neuroscience


&quot;Capita, per lo piu' in eta' avanzata, che ricordiamo d'aver fatto o detto qualcosa o aver vissuto un episodio che non ci e' mai accaduto&quot;. &quot;Sono le fantasie create da una parte del nostro cervello che potrebbe essere battezzata: 'sorgente dei falsi ricordi', alla base dei quali - riporta il Journal of Neuroscience - ci sarebbe un 'talento impressionista' che ricostruisce un'impressione d'insieme di un certo evento e che proprio per questo potrebbe farci travisare o scombussolarci i ricordi&quot;.


</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/soffiodimaggio" >soffiodimaggio</a> | <a href="http://bistrotapigalle.splinder.com/post/17627660/Eulalia%2C+seguendo+una+corrente#comment" >Commenti (13)</a><br /><br />
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    <title type="html"><![CDATA[La porta della classe si apriva spesso...]]></title>
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    <published>2008-06-24T22:31:33+02:00</published>
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    <![CDATA[<p>La porta della classe si apriva spesso durante la mattina, da pi&ugrave; di un mese ormai. Le maestre accompagnavano sempre gli altri bambini, soprattutto per andare al bagno.
Ma da qualche tempo alcuni bambini venivano accompagnati fuori, in un'altro edificio vicino.
Riccardo guard&ograve; adesso il suo compagno preferito di giochi, Nicola, che rientrava dopo due ore in aula. Aveva gli occhi tristi e il viso pallido. Sembrava che provasse dolore, ma senza piangere. Nicola era noto a tutti per la sua risata e gli scherzi incredibili che combinava ogni volta. Ora per&ograve; era cambiato. A dire la verit&agrave;, erano cambiate anche le tre maestre. Loro osservavano a lungo tutti i bambini, li accarezzavano anche quando facevano chiasso e sbattevano sul pavimento le sedie di plastica colorate, poi da un giorno all'altro ne accompagnavano alcuni fuori per riportarli qualche ora dopo, come era successo a Nicola. E poi avevano i loro fogli di carta, con gli elenchi dei nomi di tutti gli iscritti della scuola materna.
Riccardo stava per avvicinarsi a Nicola, per chiedergli cosa fosse successo e per sapere se voleva giocare con lui, quando una delle maestre chiam&ograve; il suo nome. 
L'ombra della donna, alla luce del sole proveniente tra le tendine della finestra, sovrastava il corpicino di Riccardo.
- Riccardo, oggi farai un gioco diverso. Vedrai, ti piacer&agrave;. Ti accompagno, seguimi.
Il viso del bambino dai riccioli castani era incuriosito ma esitante.
La donna gli ammicc&ograve; e sorrise radiosa, indicando la porta a vetri. 
- Coraggio, ci sono altri tuoi compagni l&igrave;. Sar&agrave; bello. Poi torneremo qui.
Riccardo allora la segu&igrave; a piccoli passi, voltandosi indietro soltanto una volta per guardare Nicola. Stava piangendo in un angolo e un'altra maestra cercava di consolarlo, sempre sorridendo.
Appena fuori dall'istituto, svoltarono a piedi verso destra, superando il cortile interno. Riccardo not&ograve; che le altalene erano desolatamente vuote, dondolate appena dal vento.
La maestra lo tir&ograve; leggermente per la sua manina e lo condusse al portone di un palazzo altissimo, di fronte alla scuola, dopo aver attraversato le strisce pedonali al semaforo. 
Riccardo sal&igrave; le scale insieme alla donna, raggiungendo il primo piano. Si respirava un cattivo odore di umidit&agrave;. La porta d'ingresso era chiusa e la donna si affrett&ograve; ad aprirla, facendo tintinnare un grosso mazzo di chiavi. Poi spinse con delicatezza Riccardo.
Nel grande salotto della casa, le finestre erano chiuse e il buio era quasi totale. C'erano delle candele accese in fila sul tavolo di marmo. Il divano era ricoperto di stracci, mentre alcuni grandi cuscini ricoprivano il pavimento. La donna gett&ograve; le chiavi sul ripiano in cucina, dopo aver sbarrato accuratamente la porta. Il bambino non riusciva a distinguere le forme e i contorni delle altre persone, non ancora, ma sentiva che c'erano. Un odore di zolfo riempiva il corridoio e si udivano dei lamenti.
La maestra affianc&ograve; il bambino, sempre titubante e un po' impaurito. Riccardo avrebbe voluto scappare via. Non riusciva a capire quale gioco bello ci fosse l&igrave; dentro. Voleva solo ritornare indietro, dai suoi compagni. Si volt&ograve; verso la donna ma prima che potesse parlare, lei lo blocc&ograve; con una mossa fulminea delle braccia e la sua mano gli tapp&ograve; la bocca, premendo sulle labbra. 
- Ascoltami Riccardo: non devi gridare. Se lo fai, il gioco finisce ancora prima di iniziare e dir&ograve; ai tuoi genitori che sei stato un bimbo cattivo e che non meriti di stare in mezzo agli altri compagni di scuola. Ora stacco la mia mano, ma devi prima promettermi che non griderai. Per nessun motivo. Chiaro?
I suoi occhi erano opachi e spenti, sembravano senza anima. Riccardo li guard&ograve; a lungo prima di abbozzare un si con la testa.
La donna sorrise, mostrando denti anneriti dal vizio del fumo. Poi prese un fazzoletto dalla borsetta, sempre tenendo a bada il bambino.
Dal salotto, nel frattempo, provenivano suoni diversi che sembravano prima lamenti e poi sospiri e qualche urlo. Riccardo si spavent&ograve; moltissimo, sbarrando gli occhi per riuscire a vedere meglio. Tutto ci&ograve; che riconobbe il bambino in quella stanza rivest&igrave; i suoi peggiori incubi di sempre.
C'era la giovane bidella arrivata da poco, Tiziana, senza vestiti addosso che stava accovacciata su una bambina che si lamentava. La bidella faceva degli strani movimenti e delle strane cose che Riccardo non aveva mai visto. Altre due donne, maestre di diverse classi a scuola, ridevano e bisbigliavano qualcosa agli altri bambini, cinque in tutto, seduti sul divano e immobili come fossero imbambolati.&nbsp; 
La maestra spinse Riccardo nel salotto, stavolta pi&ugrave; bruscamente. Il bambino vide del sangue sul pavimento e degli strani oggetti appuntiti sul tavolo. Inizi&ograve; a piangere e a implorare di voler andare via, perch&egrave; il gioco non gli piaceva, non gli era mai piaciuto. 
La donna raccolse un crocifisso di legno imbrattato di sangue e inizi&ograve; a bruciarlo alla fiamma della candela. 
- Guardami Riccardo, guarda verso di me. Se continui a piangere e a lagnarti, sar&ograve; costretta a farti male. Il gioco non &egrave; ancora iniziato e tu non vuoi pi&ugrave; farlo? Vergognati.
Il bambino singhiozz&ograve; a lungo, senza riuscire a calmarsi. La bidella si volt&ograve; verso di lui e sorrise, mentre teneva ferma la bambina con una mano sul suo piccolo torace nudo.&nbsp; 
- Ges&ugrave; non vuole che bruci il crocifisso. Dir&ograve; tutto alla mia mamma. Voglio tornare a casa, non voglio giocare!
La maestra, delirante, continuava a bruciare l'oggetto sacro. Le altre due ridevano e toccavano i bambini nelle loro parti intime, imbrattandoli di sangue, lo stesso sangue che era sparso sulle mattonelle. 
- Ges&ugrave; &egrave; cattivo, pi&ugrave; cattivo di te, brutto bambino che non sei altro! Se non la smetti di piangere, ti far&ograve; prendere dal diavolo nero! Mi hai capito?
Riccardo url&ograve; ancora alla vista del crocifisso annerito dal fumo e dalle fiamme che la donna scagli&ograve; contro il soffitto. Poi lei inizi&ograve; a spogliarsi e a trascinare il bambino che era in preda al terrore lancinante. Prima di perdere completamente i sensi, stordito dalla maestra con una pezza bagnata, Riccardo vide il corpo nudo della bidella fremere sulla bambina distesa e in trance, vide gli altri compagni che fissavano senza muoversi le fiammelle guizzanti della candela, vide le tre donne usare quegli strani strumenti di ferro su di loro, vide tutto il sangue brillare nell'oscurit&agrave;. Il bambino dai capelli ricci mormor&ograve; la parola mamma prima di chiudere gli occhi.
Il gioco stava per iniziare, anche se non era il bel gioco che la maestra gli aveva promesso. E sarebbe durato ancora a lungo.</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/Univers" >Univers</a> | <a href="http://bistrotapigalle.splinder.com/post/17592450/La+porta+della+classe+si+apriv#comment" >Commenti (21)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[Il Signor V.]]></title>
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    <published>2008-06-20T17:42:56+02:00</published>
    <updated>2008-06-20T17:42:56+02:00</updated>
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      <name>ombrellina</name>
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    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>Il signor V. decise che quella mattina il caff&egrave; era troppo bollente e che il buongiorno della barista non era stato sufficientemente cordiale. Il sole, nonostante i vetri opachi, era troppo luminoso e il giornale troppo grosso da sfogliare seduti al tavolino del bar.
Quel bambino con le dita appiccicose di cornetto era eccessivamente colorato nel suo cappottino sgargiante e ostacolava il fornitore di panini troppo frettoloso di consegnare le scatole.
Il signor V. si guard&ograve; le scarpe e pens&ograve; che erano troppo piene di piedi.
Tre quarti d&rsquo;ora prima, il signor V. si era svegliato anticipando di un minuto la radio che poi aveva iniziato a parlare da sola delle previsioni del tempo come ogni mattina e toccandosi la faccia, l&rsquo;aveva trovata pi&ugrave; ispida del solito.
Si era poi alzato infilando i piedi pelosi nelle ciabatte di pelle perfettamente allineate sul tappetino persiano e si era dunque diretto verso la finestra per rendersi conto che le persiane erano un sistema troppo antiquato e le sue in particolare, troppo vecchie e scrostate per essere definite decorose.
Il signor V. trascorse un quarto d&rsquo;ora davanti allo specchio per poi decidere che non doveva guardarsi: era troppo grigio e storto. Cos&igrave;, prima era uscito dalla vestaglia bordeaux a pied de poule e poi dalla porta per mettere qualcosa nello stomaco.
Aveva comprato il solito giornale e si era seduto al solito tavolino, per un sano caff&egrave;.
&ldquo;Ha sentito che la Maria si sposa, signora Cesira? Seconde nozze eh&hellip;a sessantotto anni si ricomincia da capo.&rdquo; 
La barista orgogliosa,&nbsp; iniziava la giornata cos&igrave;, lucidando di chiacchiere il bancone, mentre la signora Cesira l&rsquo;ascoltava con la crema pasticcera sospesa agli angoli della bocca.
Anche il signor V. ascolt&ograve; e mentre ascoltava guard&ograve; il pavimento a quadri. Ritenne che sicuramente sarebbe stato meglio a mattonelle ondulate e dunque lo trov&ograve; orribile.
&ldquo;Signor V., lei ci va al matrimonio della Maria?&rdquo; gli disse la Cesira roteando lentamente sullo sgabello.
&ldquo;No.&rdquo;
&ldquo;No? Pensavo di si, ma non la conosce da tanti anni?&rdquo;
&ldquo;No.&rdquo;
&ldquo;Eppure mi sembrava. Non sembrava cos&igrave; anche a lei, cara? E non conosce anche lo sposo, come si chiama&hellip;quel brav&rsquo;uomo&hellip;Salvatore?&rdquo;
&ldquo;No.&rdquo;
Il signor V. pens&ograve; che la signora Cesira era un enorme e stucchevole croissant alla crema pasticcera ricurvo sullo sgabello.
&ldquo;Ma certo che li conosce il nostro signor V.&rdquo;, disse la barista lucidando energicamente una mensola. &ldquo;Solo che questa mattina&hellip;&egrave; un po&rsquo; cos&igrave;!&rdquo; ed esplose in un sorriso mostrando una fila di denti altrettanto lucidi.
&ldquo;Mi dia altri tre cornetti alla crema per i miei nipotini, cara. Sono i miei piccoli tesori, quei due.&rdquo;
Al signor V. vennero in mente i nipoti grassocci della signora Cesira, con i loro anelli di ciccia ai polsi.
&ldquo;Arrivederci cara, Arrivederci signor V.&rdquo;
&ldquo;Arrivederci.&rdquo;
Il signor V. si alz&ograve; e pag&ograve; il caff&egrave; lasciando gli spicci sul tavolo. Usc&igrave; e si rese conto che non aveva nulla di particolare da fare e la cosa lo irrit&ograve; ancora di pi&ugrave;, cos&igrave; si diresse verso le panchine della piazzetta dispiegata attorno al monumento ai caduti sentendosi con fastidio l&rsquo;inchiostro del giornale sulle dita. Intorno a lui iniziarono ad arrivare signorine orientali con neonati occidentali nel passeggino, ed alcuni suoi pi&ugrave; o meno coetanei che si scioglievano lentamente le ossa al sole. 
Il signor V. pens&ograve; che quella piazzetta era troppo uguale a tante altre, esattamente come quella mattina. Si avvicin&ograve; alla ringhiera per guardare meglio il panorama e il freddo del metallo sulle gambe gli pass&ograve; attraverso i pantaloni, dandogli una sensazione spiacevole. Pos&ograve; lo sguardo sulla cascina in fondo, a pochi passi dal ponte di legno. 
Rivide mentalmente Maria ventenne che passava il ponticello avanzando in un vestitino di cotone a fiorellini, scollato sul davanti, con i seni che facevano su e gi&ugrave; ad ogni passo e la braccia alzate nel tentativo di tirarsi su i capelli neri per sentire meno caldo.
&ldquo;Ciao Maria&rdquo; le aveva detto allora con la voce strozzata.
&ldquo;Ciao Alberto. Che fai qua? Hai staccato prima oggi?&rdquo; Si copriva gli occhi con una mano per ripararsi dal sole del primo tramonto.
&ldquo;Si, sono corso qui per vederti, perch&eacute; so che passi qua a quest&rsquo;ora e volevo vedere quanto sei bella quando cammini cos&igrave; con questo sole&rdquo;, aveva pensato. 
&ldquo;Si.&rdquo; Aveva risposto.
&ldquo;Alberto, lo sai, mi sposo.&rdquo;
&ldquo;Ah&rdquo;. Un semplice sussurro unsc&igrave; dalle sue labbra, mentre gli sembrava che la terra sotto la staccionata sulla quale era appollaiato lo risucchiasse e che nello sprofondamento fosse aiutato da un masso che gli premeva sulla testa e sulle spalle.
&ldquo;Giovanni &egrave; un brav&rsquo;uomo, anche mamma &egrave; contenta&hellip;&rdquo;
&nbsp;
&nbsp;
&ldquo;Mi scusa signore, sai dire che ora &egrave;?&rdquo; 
Il signor V. si volt&ograve; scocciato verso quella voce straniera. &ldquo;Le dieci meno un quarto&rdquo;.
&ldquo;Grazie. Ah,senti tu forse non sai, sai dove posso trovare banca?&rdquo;
&ldquo;Certo che lo so, mi conoscono tutti qua, ho lavorato quarantacinque anni in banca, se tu non fossi giovane e di chiss&agrave; che posto, lo sapresti da sola che la banca qua non la conosce nessuno meglio di me&rdquo;, fu un lampo, ma pens&ograve; tutto questo mentre le rispondeva con un poco cortese e stizzito &ldquo;Laggi&ugrave;&rdquo;. 
Il signor V. pens&ograve; che non poteva far niente di meglio che passeggiare. Del resto non aveva grandi alternative e ritenne opportuno dar retta alla barista che decantava le virt&ugrave; del moto ad ogni et&agrave;. Camminando se la prese con le aiuole troppo ricche, con i marciapiedi stretti, con gli automobilisti indisciplinati, con i cartelli pubblicitari che erano troppo idioti e con il callo del piede sinistro che ricominciava a fargli male. Rallent&ograve; passando di fronte alla merceria di Maria, facendo finta di non vedere. Ma arrivato all&rsquo;angolo, se la trov&ograve; di fronte.
&ldquo;Alberto, ciao!&rdquo;
&ldquo;Ciao Maria, ti trovo bene&rdquo;.
Lei si pass&ograve; una mano inanellata e con la pelle sottile fra i capelli corti illuminati dal riflessante argento. Gli sorrise, quasi timida.
&ldquo;Sicuramente l&rsquo;avrai saputo, qua chiacchierano tutti&hellip;&rdquo;
&ldquo;Si, congratulazioni. Salvatore &egrave; davvero un brav&rsquo;uomo. Vi auguro di essere felici&rdquo;.
&ldquo;Ti ringrazio. Sai, all&rsquo;inizio mi sembrava un po&rsquo; assurdo risposarmi a quest&rsquo;et&agrave;. Certo poi&hellip;ne parlo a te che non ti sei mai sposato&rdquo;.
Il signor V. fece un mezzo sorriso che non sembrava tanto tale. &ldquo;&rdquo;Si, io non sono un esperto in materia. Comunque tu sei anche pi&ugrave; giovane di me, quindi&hellip;&rdquo;
Maria si gir&ograve; e vide &nbsp;che di fronte al suo negozio stava parcheggiando un furgoncino blu. 
&ldquo;Alberto scusami,ti devo lasciare che ho i fornitori. Comunque ti aspetto al matrimonio, eh? Ciao caro&rdquo;.
&ldquo;Ciao, buon lavoro&rdquo;.
Il signor V. la guard&ograve; allontanarsi nel soprabito color prugna, un po&rsquo; appesantita, ma sempre bella. Si mise il giornale sotto al braccio e gir&ograve; l&rsquo;angolo.
&nbsp;Inizi&ograve; a pensare che ancora un volta aveva dimenticato di dire a Svetlana, la donna delle pulizie, di non spostargli il sapone da barba dalla mensola a destra e di non togliere il plaid dal divano per rimetterlo nell&rsquo;armadio. Si ricord&ograve; che l&rsquo;ultima volta, mentre cantava a squarciagola canzoni russe passando l&rsquo;aspirapolvere, Svetlana aveva risucchiato per distrazione il suo calzino grigio fumo, andato irrimediabilmente perduto.
Acceler&ograve; il passo per arrivare prima a casa; aveva un&rsquo;andatura nervosa, stizzita, in pi&ugrave; il callo gli faceva sempre pi&ugrave; male. Si, Svetlana si sarebbe certamente anche dimenticata di passare lo straccio nello stanzino e avrebbe fatto cadere le molliche della tovaglia sul balconcino della signora di sotto. Stavolta non gliel&rsquo;avrebbe fatta passare liscia. Anche perch&eacute; quella era un pessima giornata, se ne era accorto subito lui che aveva un sesto senso per queste cose. 
Ed erano solo le dieci del mattino.</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/ombrellina" >ombrellina</a> | <a href="http://bistrotapigalle.splinder.com/post/17547734/Il+Signor+V.#comment" >Commenti (22)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[Un senso di oppressione]]></title>
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    <published>2008-06-17T06:41:05+02:00</published>
    <updated>2008-06-17T06:41:05+02:00</updated>
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      <name>briciolanellatte</name>
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    <![CDATA[<p>Si agitava nel letto scalciando come un bambino. Un senso di oppressione gli fece aprire di prepotenza gli occhi. &laquo;Adele!&raquo;
&laquo;Sono qui&raquo; gli disse la moglie che lo stava guardando da un po&rsquo;, stesa su un fianco, una mano a sorreggersi la testa.
&laquo;Ho fatto un incubo terribile&raquo; le disse. La bocca sembrava impastata da terra e sabbia, la gola bruciava, faceva fatica a parlare: avrebbe voluto bere acqua, tanta acqua. &laquo;Eravamo in moto, su una di quelle strade americane senza fine che attraversano la pianura. Una moto stupenda, sai, come quella che ho sempre desiderato&raquo;. Chiuse le palpebre per rivedere l&rsquo;immagine: ce l&rsquo;aveva ancora ben stampata nella mente. Ebbe voglia di abbandonarsi in quel dormiveglia per non svegliarsi pi&ugrave;: &laquo;Ad un certo punto mi hai detto di accelerare. Non ho capito il perch&eacute;, ma mi piaceva l&rsquo;idea. E cos&igrave; ho aumentato la velocit&agrave;. &lsquo;Vai pi&ugrave; forte, vai pi&ugrave; forte&rsquo; mi sussurravi stringendomi a te. E io ho accelerato fino a quando improvvisamente un animale ci ha attraverso la strada. Un piccolo di coyote, forse, o una marmotta, ora non saprei. &Egrave; che ho frenato, ma la moto ha preso&nbsp; a sbandare. Sono scivolato per diversi metri fino a quando sono finito contro la staccionata di una casa. Il bello &egrave; che tu non eri pi&ugrave; sulla moto dietro di me, ma in piedi, accanto a un albero che mi osservavi mentre rovinavo a terra. Ho spaccato la staccionata e un grosso piolo mi si &egrave; conficcato in un fianco, proprio qui&raquo;. L&rsquo;uomo per farsi capire fece scorrere la mano sotto le lenzuola a pescare il punto preciso del costato. La mano urt&ograve; qualcosa. Sent&igrave; che tutt&rsquo;attorno il lenzuolo era bagnato. Lo tir&ograve; gi&ugrave; sorpreso: un grosso coltello da cucina, affondato fino al manico, gli fuoriusciva dalla penultima costola. Era in un bagno di sangue. Alz&ograve; lo sguardo verso la moglie ancora accanto a lui, ma con una strana espressione sul volto.
&laquo;Sei sempre il solito&raquo; gli disse. &laquo;Ci metti tanto anche a morire&raquo;.</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/briciolanellatte" >briciolanellatte</a> | <a href="http://bistrotapigalle.splinder.com/post/17502687/Un+senso+di+oppressione#comment" >Commenti (10)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[3 writing exercises]]></title>
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    <published>2008-06-13T00:05:47+02:00</published>
    <updated>2008-06-13T00:05:47+02:00</updated>
    <author>
      <name>PAPPINA</name>
      <uri>http://koko.splinder.com</uri>
    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>

3&nbsp; writing exercises


1.
la meccanica dell'arto si compone di varie 
tic tic tic
falange falangina falangetta
human beings are only skinny robots
robots robots robots
the weekend
op op op
out of range
l'atmosfera si compone di
in percentuale
il primo videoclip era la foresta amazzonica negli anni '70
il secondo era new york negli anni '70
e c'era in entrambi una luce opaca e sbiadita
si pu&ograve; vedere tutto in un film,
herr doktoorrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr?!?!?!?!?!



2.
eccitanti bolidi d'arancione e argento con grazia ricoperti lasciavano rumori come pece sull'asfalto
l'eco si sperdeva alle croci degli incroci, inesorabilmente
otto piani pi&ugrave; su col cuore bruciato e le labbra secche - le mattonelle supplicavano, i muri&nbsp; gridavano 
c'era un uomo&nbsp; che stava per morire nonostante la musica piena - l&igrave; vicino, stasera eh
ora passava Lacey col colletto di pelliccia e gli occhiali quasi nuovi e niente borsa
ora passava Lacey col ventre ancora inamidato che le parlava e non smetteva non smetteva
Lacey senza voglia di toccare la scena senza voglia di toccare niente 
forse beccare un po' di sangue da un petto aperto forse fiorire sparire nell'aria



3.
eri seduta, lo ricordo bene. ricordo anche che c'era la finestra aperta e la tenda si gonfiava. eri seduta sul bordo del letto, con la testa bassa - di solito tenevi comunque lo sguardo dritto, ma quella volta no - e c'era la finestra aperta per far cambiare l'aria, come se fosse una mattina qualsiasi. io ero dall'alra parte del letto, verso la porta, che dovevo andare, dovevo andare via. quella tenda che avevamo comprato assieme ed aveva il profumo di un abbraccio, di un amuleto: adesso invece era tutto cos&igrave; duro; l'amuleto un sasso muto. mi ricordo come mi uscissero dalla testa tante cose, troppe, troppo in fretta. chiss&agrave; se hai pianto.</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/PAPPINA" >PAPPINA</a> | <a href="http://bistrotapigalle.splinder.com/post/17456065/3+writing+exercises#comment" >Commenti (16)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[Primo amore - Seconda parte]]></title>
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    <published>2008-06-10T08:46:36+02:00</published>
    <updated>2008-06-10T08:46:36+02:00</updated>
    <author>
      <name>Luna70</name>
      <uri>http://laureen.splinder.com</uri>
    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>. I mesi si susseguirono nella pi&ugrave; perfetta armonia. Giulia e Marco si vedevano tutti i giorni, sia a scuola, sia oltre gli orari di lezione. I compagni avevano cominciato a prenderli in giro.
&ldquo;A quando le nozze?&rdquo; aveva esclamato malignamente Barbara.
Vanessa invece si era dichiarata profondamente disgustata.
&ldquo;Sono talmente appiccicosi, diabetici oserei dire!&rdquo;
Ma loro non si curavano dei pettegolezzi e vivevano serenamente la loro storia alla luce del sole.
Una sera lui la port&ograve; in spiaggia a guardare le stelle. Sapeva essere molto romantico e questo era uno dei lati che Giulia maggiormente apprezzava in lui. Si sedettero in riva al mare; lei aveva le guance arrossate dal freddo ma si sentiva talmente felice che avrebbe potuto rimanere l&igrave;, insieme a lui, per tutta la vita. &ldquo;Hai freddo?&rdquo; Le chiese all&rsquo;improvviso Marco, vedendo che tremava.
&ldquo;Un poco&rdquo;, rispose lei stringendosi forte a lui.
&ldquo;Ti riscaldo io, non temere!&rdquo; E si chin&ograve; a baciarla dolcemente.
Quella sera fecero l&rsquo;amore per la prima volta. L&igrave;, sulla spiaggia deserta, cullati dalle onde del mare. A Giulia sembr&ograve; di toccare il cielo con un dito mentre le mani di lui l&rsquo;accarezzavano dolcemente ed i suoi baci le sfioravano la pelle come lingue di fuoco. Inutile dire che il freddo le pass&ograve; all&rsquo;istante per lasciar posto a una marea di sensazioni indimenticabili.
Eppure anche la storia fra Giulia e Marco era destinata a finire. Successe i primi giorni di maggio. Lui da un po&rsquo; di tempo era pi&ugrave; taciturno e spesso trovava la scusa di dover studiare pur di non stare con lei. &ldquo;Tra non molto la scuola finir&agrave; e avremo gli esami&rdquo;, le disse una mattina, dopo le lezioni, &ldquo;Ed io non sono affatto preparato. Ho bisogno di ripassare ancora alcune materie, da questo esame dipende tutto il nostro futuro!&rdquo;
Giulia sapeva che aveva ragione, ma qualcosa nel suo atteggiamento le fece dubitare che non ci fosse dell&rsquo;altro; qualcosa che lui le nascondeva.
&ldquo;Dimmi la verit&agrave;, Marco. Cos&rsquo;&egrave; che ti turba?&rdquo;
Lui sospir&ograve;, distogliendo lo sguardo, quasi non avesse il coraggio di incontrare i suoi occhi.
&ldquo;Stiamo facendo le cose troppo in fretta, Giulia!&rdquo;
&ldquo;A cosa ti riferisci?&rdquo; le parole le uscirono di bocca in un sussurro. Tremava, ma stavolta non era per il freddo.
&ldquo;Mi riferisco alla nostra storia. Stiamo correndo troppo. Cavolo, siamo ancora troppo giovani!&rdquo;
Giulia sent&igrave; le lacrime affiorarle e le ricacci&ograve; indietro. Non voleva che lui la vedesse piangere, era stata sempre molto orgogliosa.
&ldquo;Che c&rsquo;entra la nostra et&agrave;? Non capisco&hellip;&rdquo;
Marco parve spazientirsi.
&ldquo;C&rsquo;entra eccome, Giulia! Ti rendi conto che abbiamo una vita davanti? E tantissime esperienze da fare? Hanno ragione i nostri compagni a prenderci in giro, noi siamo sempre appiccicati come la colla! Io ho bisogno di conoscere gente nuova, di vivere la mia vita appieno&hellip;&rdquo;
&ldquo;Stai cercando di dirmi che vuoi lasciarmi?&rdquo; le faceva male il petto mentre pronunciava quella frase, ma doveva sapere. Ormai fingere che nulla fosse successo non si poteva pi&ugrave;.
&ldquo;S&igrave;, Giulia. Probabilmente sar&ograve; io a pentirmene ma non ce la faccio pi&ugrave; a continuare cos&igrave;. Rivoglio la mia libert&agrave;.&rdquo;
Quelle parole la ferirono profondamente. Aveva parlato come se il loro amore fosse una gabbia da cui scappare. Per lei era una cosa diversa. Per lei era la massima espressione della vita, la gioia, l&rsquo;emozione pi&ugrave; grande.
Rimase per un istante a guardarlo in silenzio, come se volesse imprimersi nella memoria i lineamenti del suo viso. Poi lentamente si volt&ograve; e scapp&ograve; via.

Continua...</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/Luna70" >Luna70</a> | <a href="http://bistrotapigalle.splinder.com/post/17419016/Primo+amore+-+Seconda+parte#comment" >Commenti (15)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[Un giorno verrò da te]]></title>
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    <published>2008-06-05T23:11:21+02:00</published>
    <updated>2008-06-05T23:11:21+02:00</updated>
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      <name>Ariendil</name>
      <uri>http://iridis.splinder.com</uri>
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    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>Un giorno verr&ograve; da te. Senza invito e senza preavviso busser&ograve; alla tua porta e le gambe tremeranno mentre aspetter&ograve; di vederti, il cuore prender&agrave; a correre rubandomi i respiri, la testa sar&agrave; leggera e solo il tuo nome si muover&agrave; tra i pensieri immobili. I tuoi passi cos&igrave; vicini saranno gocce di impazienza che, anzich&eacute; placare la mia sete, simili a un miraggio la aumenteranno. Ma non sar&agrave; un&rsquo;illusione n&eacute; un sogno, aprirai quella porta e non ci sar&agrave; bisogno di parole: tu saprai perch&eacute; sono l&igrave;, forse non lo sapr&ograve; io, ma tu s&igrave;. Guarderai il mio sorriso incerto, ma non penserai neanche per un secondo che io non sia felice: la colpa sar&agrave; dell&rsquo;emozione, una volta di pi&ugrave;, quella stupida emozione che mi impedir&agrave; di guardarti negli occhi e ti far&agrave; leggere nel mio rossore tutto quello che non riuscir&ograve; mai a dirti. Che l&rsquo;ho sempre saputo che un giorno sarei venuta da te. Verr&ograve; senza sapere come reagirai, perch&eacute; nella frenesia di raggiungerti avr&ograve; sicuramente scordato di domandarmelo, e solo dopo che avr&ograve; bussato arriveranno quei mille dubbi che, se si fossero mostrati prima, mi avrebbero fatto tremare, rinunciare. Dopotutto, potresti anche mandarmi via&hellip; Ma io me ne andrei lo stesso sorridendo per aver visto finalmente il tuo viso. Per&ograve; non credo lo farai, no&hellip; Un giorno verr&ograve; da te e tu mi farai entrare. Ci sar&agrave; della musica, immagino ci sia spesso nella tua casa, una musica che a me non piace poi molto ma che in quel momento mi sembrer&agrave; bellissima. Tutto mi sembrer&agrave; bellissimo. Fuori il sole far&agrave; brillare d&rsquo;azzurro un cielo che conterr&agrave; l&rsquo;infinito, il vento sar&agrave; il respiro di un dio in cui torner&ograve; a credere e la citt&agrave; sparir&agrave; per diventare tutto ci&ograve; che immagineremo. E poi&hellip; E poi non lo so&hellip; Io so solo questo&hellip; Che un giorno verr&ograve; da te.</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/Ariendil" >Ariendil</a> | <a href="http://bistrotapigalle.splinder.com/post/17370772/Un+giorno+verr%C3%B2+da+te#comment" >Commenti (16)</a>
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    <published>2008-06-02T23:03:24+02:00</published>
    <updated>2008-06-02T23:03:24+02:00</updated>
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    <![CDATA[<p>Quale posto migliore della pianura per coltivare?
Dove i fiumi lasciano il loro ricordo, a perdita d&rsquo;occhio si estendono milioni di piante che finiranno in pentola. Ognuna uguale all&rsquo;altra crescono per essere tagliate. Sono state piantate alla giusta distanza per non darsi fastidio e come pompe idrauliche succhiano nutrimento dalla terra mentre il sole gli dona calore e luce preziosa. Da tempi immemorabili gli uomini danno per togliere, prima con le mani poi con spaventose macchine dai bracci lunghissimi che falciano, raccolgono e imballano. Quel che resta &egrave; la nostra terra sfibrata ed esausta, pompata di veleni per farla rinvenire squassata dalle lame di mille vomeri che la rimescolano. Ma nel mezzo di quest&rsquo;inferno verde dove tutto par essere prevedibile e controllato c&rsquo;&egrave; qualcuno che ha sparso semi alla rinfusa con un gesto antico. Tornato a casa ha aspettato davanti al camino, ha disegnato ponti e ha costruito case nella sua testa, ha giocato a carte con il tempo ed ha sempre vinto anche se i capelli hanno mutato il loro colore. Poi una mattina d&rsquo;estate &egrave; uscito di casa e con grande meraviglia si &egrave; accorto che le piante erano diventate alberi, migliaia di alberi infiniti dalle fronde odorose che davano protezione e nutrimento dalla coccinella al capriolo. Gli bastava allungare la mano per raccogliere frutti e tutti gli uomini intorno che lo davano per pazzo iniziarono a capire che pazzo non era affatto.</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/miskin" >miskin</a> | <a href="http://bistrotapigalle.splinder.com/post/17334289/Quale+posto+migliore+della+pia#comment" >Commenti (5)</a>
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