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 <title>Caffè letterario</title>
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 <description>Siamo un gruppo di amici: ogni tanto ci incontriamo per chiacchierare,leggere, scrivere...
Volete condividere le nostre emozioni?</description>
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 <pubDate>Thu, 24 Jul 2008 21:05:15 +0200</pubDate>
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 <title>Splinder</title>
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 <title>Lo smalto nero brillava sulle sue...</title>
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 <description>&lt;p&gt;Lo smalto nero brillava sulle sue unghie. Le sue dita affusolate e magre saltellavano in sincronia perfetta sulla tastiera del portatile. L'uomo si stropicci&amp;ograve; gli occhi e poi sbadigli&amp;ograve;. Era intontito dal sonno, dalla staticit&amp;agrave; di una domenica come tante altre, dalla malinconia e forse anche dall'ultimo spinello, preparato in tutta fretta.&lt;br /&gt;
Gi&amp;agrave;, la domenica. Il giorno maledetto della settimana. Il giorno in cui Dio si ripos&amp;ograve;, dopo aver ultimato la sua opera gigantesca. Tutte cazzate. La domenica era il giorno della noia e la noia era il fiato fetido del diavolo. La grande citt&amp;agrave; si muoveva sempre nervosa, nonostante la calma del pomeriggio; poteva udire dalla finestra spalancata lo scorrimento veloce delle auto lungo la strada principale che portava all'aereoporto. La domenica lo rendeva anche inquieto, forse perch&amp;egrave; si accorgeva di essere rimasto solo e lontano. Lontano dagli amici di un tempo, da quel che restava della sua famiglia. Distaccato dai grandi disegni. E quanto sei distaccato dai grandi disegni, quando ti mantieni spremendo le tasche di alcuni ricchi e ignoranti figli di pap&amp;agrave; in una citt&amp;agrave; anonima, una citt&amp;agrave; che non ti appartiene, allora tutto ti appare pi&amp;ugrave; lontano, distaccato, irraggiungibile. L'uomo si accese una sigaretta, accartocci&amp;ograve; il pacchetto in un colpo secco e si avvicin&amp;ograve; al davanzale. &lt;br /&gt;
L'aria esterna era frizzante e all'orizzonte, tra i palazzi dalle finestre lucide e le sagome delle montagne distanti, si scorgevano delle nuvole grigie, come tanti piccoli batuffoli.&lt;br /&gt;
L'uomo respir&amp;ograve; con calma, riempiendosi i polmoni, pensando agli occhi che gli bruciavano da qualche minuto. Colpa delle lenti a contatto, probabilmente. Poi riflett&amp;egrave; sul suo monolocale preso in affitto da due mesi, cos&amp;igrave; buio e desolato, un ambientino che non riusciva a trattenere a dovere la luce naturale del giorno. Si sentiva soffocato da una realt&amp;agrave; vuota, senza pi&amp;ugrave; attrattive. &lt;br /&gt;
Quando abitava nella sua terra, la situazione era ben diversa. C'era pi&amp;ugrave; luce, innanzitutto. E c'era pi&amp;ugrave; piacere. Oh si. &lt;br /&gt;
Torn&amp;ograve; a sedersi comodo di fronte alla sua chat erotica. Jackie e Pamela si stavano per spogliare, inquadrate nella webcam, l'ultimo indumento prima del reggiseno. Roba grossa. E sembrava, una volta tanto, non siliconata. In un mondo dove persino il cibo rischiava di essere artificiale, una tetta al naturale era sempre benvenuta. Anche in una stramaledetta domenica.&lt;br /&gt;
Ci fu un breve ronzio al citofono. Poi un altro e un altro ancora, pi&amp;ugrave; prolungato.&lt;br /&gt;
Si alz&amp;ograve;, sbuffando e sbadigliando. Spinse il tasto di apertura del portone e si gratt&amp;ograve; una natica.&lt;br /&gt;
Doveva essere uno dei tizi abituali per il rifornimento post-sabato. O forse uno di quelli che ne aveva sempre bisogno, fregandosene del giorno. &lt;br /&gt;
Per fortuna lui aveva orario continuato. Non si faceva mai trovare sprovvisto. I guai del mondo cominciano dove inizia la sbadataggine, diceva sempre sua madre.&lt;br /&gt;
L'uomo si massaggi&amp;ograve; le tempie, spense il mozzicone e si appost&amp;ograve; dietro lo spioncino. Aveva voglia di fare una lunga nuotata in piscina, circondato da gente che conosceva. &lt;br /&gt;
Non appena si richiuse la porticina cigolante dell'ascensore, apr&amp;igrave; la sua porta con circospezione.&lt;br /&gt;
Il ragazzo poteva avere si e no diciotto anni. Capelli conciati come se fosse un indiano con lo scalpo, piercing al sopracciglio destro, occhialoni neri firmati Armani, jeans strappati, scarpe da ginnastica colorate, camicia azzurrina aperta sul petto, viso abbronzato di lampada. Uno dei tanti della nuova generazione con il culo parato e senza un segno di fatica sul corpo. &lt;br /&gt;
Sorrise e gli porse la mano ornata di anelli. L'uomo la ignor&amp;ograve; e lo fece entrare con un cenno spazientito.&lt;br /&gt;
- Hai fretta eh?&lt;br /&gt;
- Non mi piace perdere tempo sul pianerottolo. Che vuoi?&lt;br /&gt;
Il ragazzino si tolse gli occhiali scuri e mostr&amp;ograve; il suo viso intero da tossico. &lt;br /&gt;
Tossicchi&amp;ograve; due volte e poi disse: - Ce l'hai oggi? Non sapevo se potevo passare.&lt;br /&gt;
L'uomo si lecc&amp;ograve; le labbra.&lt;br /&gt;
- Io ce l'ho sempre. Non dimenticarlo, lo sanno anche i tuoi amichetti. Quanta ti serve?&lt;br /&gt;
- Una dose. &lt;br /&gt;
- Bene. Fa cinquanta. &lt;br /&gt;
Il ragazzino gli lanci&amp;ograve; uno sguardo spento, da pesce bollito.&lt;br /&gt;
- Facciamo due allo stesso prezzo.&lt;br /&gt;
L'uomo sorrise, a met&amp;agrave; tra il divertito e il sorpreso.&lt;br /&gt;
- Facciamo che te ne vai a fanculo sotto un ponte.&lt;br /&gt;
- Ok, ok. Sei nervoso eh?&lt;br /&gt;
L'uomo scroll&amp;ograve; le spalle e attese.&lt;br /&gt;
Il figlio di pap&amp;agrave; sganci&amp;ograve; due pezzi da cinquanta dal portafogli di pelle nera.&lt;br /&gt;
- Aspetta qua. Torno subito.&lt;br /&gt;
L'uomo raggiunse il cucinino e traffic&amp;ograve; sulla mensola, le mani nella zuccheriera. Prese due sacchetti di polvere finissima. La farina pi&amp;ugrave; buona che ci sia, come la chiamava quel tizio gi&amp;ugrave; al parco. Poi diede una rapida occhiata alla pistola sistemata tra i barattoli del sale e dello zucchero. Allora rivide la sua faccia. La faccia piena di sangue in quella notte. Rivide la violenza nei suoi occhi e nei suoi gesti. Rivide la scena, il massacro. Rivide quel qualcosa che si era scatenato e che non era umano. Tutte le immagini che si sforzava di dimenticare travestite in una pistola scarica.&lt;br /&gt;
Tornando, scopr&amp;igrave; il ragazzino che tentava goffamente di spiarlo. &lt;br /&gt;
- Ecco. Sparisci ora. &lt;br /&gt;
Quando richiuse la porta d'ingresso, vi si appoggi&amp;ograve; con entrambe le spalle e sospir&amp;ograve;.&lt;br /&gt;
Solo, sempre solo. Solo in una citt&amp;agrave; di eccessi. Solo in un'avventura che non aveva chiesto.&lt;br /&gt;
Prov&amp;ograve; di nuovo quel fastidio agli occhi ma stavolta non era solo bruciore.&lt;br /&gt;
Erano lacrime. Di quelle vere.&lt;/p&gt;Pubblicato da &lt;a href="http://www.splinder.com/profile/Univers" &gt;Univers&lt;/a&gt; | &lt;a href="http://bistrotapigalle.splinder.com/post/17871586/Lo+smalto+nero+brillava+sulle+#comment" &gt;Commenti (12)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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<pubDate>Mon, 21 Jul 2008 22:51:00 +0200</pubDate>
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<dc:creator>Univers</dc:creator>
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 <title>Interno siciliano</title>
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 <description>&lt;p&gt;Zu&amp;rsquo; Luigi viveva in una casa in pietra, al primo ed unico piano a cui si accedeva attraverso una breve ma ripida e buia scala. Portava pantaloni di velluto che fosse inverno o estate e, a guardarlo, non si sarebbe potuta dargli un&amp;rsquo;et&amp;agrave; precisa e forse neanche lui ne aveva memoria. Da quando non usciva pi&amp;ugrave; di casa erano passati anni e trascorreva il suo tempo seduto alla finestra, a guardare passare la vita degli altri, ch&amp;eacute; della sua non c&amp;rsquo;era pi&amp;ugrave; bisogno di occuparsene. La visuale del suo mondo era ristretta, tutta confinata dentro quell&amp;rsquo;unico rettangolo di luce che dava sulla strada. Era solito fumare una pipa, consunta come i suoi pantaloni, che caricava di tabacco con le dita tremanti e i polpastrelli ingialliti dal vizio. Aveva una figlia che si incaricava di procurargli i pasti giornalieri e di tenere pulita quella piccola dimora arredata con ben poche suppellettili. Nessuno poteva sapere cosa passasse per la mente a zu&amp;rsquo; Luigi giacch&amp;eacute; la sua quotidianit&amp;agrave; si era vestita, negli anni, di una solitudine fatta su misura per lui e lui ci stava perfino comodo dentro e ci si muoveva a suo agio. I vicini del resto erano troppo immersi nel loro tran, tran per soffermarsi pi&amp;ugrave; di un minuto sotto a quella finestra, sostavano giusto il tempo di chiedergli &amp;ldquo;Comu jemmu oji zu&amp;rsquo; Lu&amp;igrave;?&amp;rdquo;. Ma a lui stava bene cos&amp;igrave;, gli stava bene che le uniche visite che riceveva erano quelle estive dei bambini che andavano a recuperare il pallone che, con un calcio un po&amp;rsquo; pi&amp;ugrave; potente e azzardato, aveva fatto irruzione in casa sua. La finestra aperta in quelle occasioni impediva che ci fossero vetri da mandare in frantumi e la posizione defilata in cui sedeva, lo risparmiava dall&amp;rsquo; essere colpito in pieno viso. I bambini salivano la rampa di scale ed entravano come fresche folate di vento, con le facce arrossate dal gioco e col respiro affannoso salutavano il vecchio scusandosi dell&amp;rsquo;incidente. Zu&amp;rsquo; Luigi li lasciava fare e si abbeverava a quella fonte di fanciullezza che improvvisa zampillava nella sua stanza e lo ristorava come un temporale fa con la terra arida. La sua vita era stata semplice, segnata da un lavoro umile e duro nelle solfatare fin da quando era alto appena quanto lo erano quei piccoli spensierati che con le loro risate argentine animavano in quel momento la scala mentre andavano via. Un lavoro cos&amp;igrave; ti toglie la voglia di ridere e pensi solo a racimolare quel tanto che basta a sfamare la famiglia, mica a fare &amp;ldquo;sfrazzi&amp;rdquo; (sprechi). Un velo di tristezza pass&amp;ograve; negli occhi di zu&amp;rsquo; Luigi mentre rammentava quel che era stato e si meravigli&amp;ograve; che dalla sua mente annebbiata, con cui doveva fare i conti gi&amp;agrave; da tempo, venissero fuori dei ricordi nitidi e improvvisi come lampi nel cielo buio. Intanto le voci dei bambini si rincorrevano nella via, le loro grida vivaci riecheggiavano nel quartiere e lo accompagnavano verso il calare della sera, quando, poco dopo aver consumato la sua frugale cena, si sarebbe messo a letto e avrebbe chiuso gli occhi sulla giornata e sulla sua vecchiaia. Zu&amp;rsquo; Luigi fece un grosso sospiro e dedic&amp;ograve; a s&amp;eacute; stesso un sorriso, guard&amp;ograve; la sua pipa e tir&amp;ograve; su una lenta boccata&amp;nbsp; assaporando con essa il gusto della sua vita. &lt;/p&gt;Pubblicato da &lt;a href="http://www.splinder.com/profile/Adelaide_Spallino" &gt;Adelaide_Spallino&lt;/a&gt; | &lt;a href="http://bistrotapigalle.splinder.com/post/17835800/Interno+siciliano#comment" &gt;Commenti (10)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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<pubDate>Fri, 18 Jul 2008 06:22:10 +0200</pubDate>
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<source url="http://bistrotapigalle.splinder.com/post/17835800/Interno+siciliano">Interno siciliano</source>
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<dc:creator>Adelaide_Spallino</dc:creator>
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 <title>Sono seduto, calmo, senza incombenze...</title>
 <link>http://bistrotapigalle.splinder.com/post/17777150/Sono+seduto%2C+calmo%2C+senza+inco</link>
 <description>&lt;p&gt;Sono seduto, calmo, senza incombenze alle porte. Prendo il coltello che ho preparato sul tavolo e con assoluta indifferenza, come si taglia il pane, affondo la lama nel collo. Solo dopo alcuni minuti riesco a staccare completamente il capo dal resto del corpo che appoggio sul tavolo. Adesso sono finalmente in grado di analizzare come funziona la mia mente. Se normalmente si pensa che la macchina umana sia perfetta non &amp;egrave; affatto vero e se si d&amp;agrave; un occhiata alla propria testa ci si accorge che quello che si &amp;egrave; assimilato viene riposto in disordine un po&amp;rsquo; come fanno i maschi di casa che nascondono la polvere sotto i tappeti. Una scrivania colma di oggetti, ricordi non ancora incasellati che vagano nel limbo. Tutto viene accumulato e ci&amp;ograve; che poco fa era in testa adesso si trova in coda. Tutti i nostri sensi hanno delle vie attraverso le quali passano informazioni che diventano ricordi. Quando viene chiamato alla mente un ricordo la ricerca avviene in tutte le &amp;ldquo;case dei sensi&amp;rdquo;. Ricordi chiamano ricordi, sono allacciati in un'unica collana e vengono arricchiti di dettagli col tempo. Ma il tempo &amp;egrave; nemico della mente perch&amp;eacute; tutto quello che &amp;egrave; stato depositato, stratificato in alcune recondite parti di noi, a un certo punto si disintegra, oppure sembra che scompaia ma in realt&amp;agrave; rimarr&amp;agrave; sempre dove &amp;egrave; e nessuno potr&amp;agrave; mai raggiungerlo. Dei vicoli ciechi che ti obbligano a tornare indietro. In una sola parola: dimenticare.&lt;/p&gt;Pubblicato da &lt;a href="http://www.splinder.com/profile/miskin" &gt;miskin&lt;/a&gt; | &lt;a href="http://bistrotapigalle.splinder.com/post/17777150/Sono+seduto%2C+calmo%2C+senza+inco#comment" &gt;Commenti (3)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
<pubDate>Sat, 12 Jul 2008 10:22:59 +0200</pubDate>
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 <title>Primo amore - ultima parte</title>
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 <description>&lt;p&gt;Il giorno dopo fu molto difficile rimanere in classe cercando di non incontrare il suo sguardo. Sapeva che se lo avesse fatto sarebbe scoppiata in lacrime. E all&amp;rsquo;uscita della scuola sent&amp;igrave; come un macigno sul cuore quando lo vide allontanarsi insieme a Vanessa, ridendo e scherzando.&lt;br /&gt;
Ad un tratto Barbara le si avvicin&amp;ograve; e le disse:&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Non te la prendere, Giulia. I ragazzi sono tutti stronzi!&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
Ella si volse a guardarla con un&amp;rsquo;infinita tristezza. Ma fu contenta che Barbara le avesse rivolto una frase di incoraggiamento, proprio lei che l&amp;rsquo;aveva sempre presa in giro.&lt;br /&gt;
Nei mesi successivi, dopo l&amp;rsquo;esame, Barbara divent&amp;ograve; la sua migliore amica. Si iscrissero alla stessa facolt&amp;agrave; universitaria e la compagna cerc&amp;ograve; in tutti i modi di aiutarla a dimenticare Marco.&lt;br /&gt;
Non fu facile. Giulia giur&amp;ograve; a se stessa che non avrebbe mai pi&amp;ugrave; permesso a un ragazzo di farla soffrire in quel modo e si chiuse a riccio. Per lei ora contavano solo lo studio e le amicizie. Grazie a Barbara era entrata in una compagnia di gente simpatica ed insieme organizzavano parecchie serate divertenti. D&amp;rsquo;estate andavano anche in vacanza insieme. Non aveva bisogno d&amp;rsquo;altro o almeno lo credeva, finch&amp;eacute; Marco non ricomparve all&amp;rsquo;improvviso nella sua vita.&lt;br /&gt;
Erano trascorsi due anni dall&amp;rsquo;ultima volta che lo aveva visto eppure non le parve affatto cambiato. Lo vide davanti all&amp;rsquo;ingresso della biblioteca universitaria, proprio mentre stava uscendo.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Cosa ci fai tu qui?&amp;rdquo; lo apostrof&amp;ograve; con fare un po&amp;rsquo; scontroso.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Vorrei parlarti, Giulia.&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Chi ti ha detto dove trovarmi?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
Marco fece spallucce, era un gesto particolare che lo caratterizzava e Giulia si sent&amp;igrave; trasportare in un attimo nel passato, ai tempi della loro storia d&amp;rsquo;amore.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;E&amp;rsquo; stata Barbara&amp;rdquo;, spieg&amp;ograve; infine lui, &amp;ldquo;L&amp;rsquo;ho incontrata poco fa e ci siamo messi a chiacchierare. Mi ha detto che siete diventate amiche e che ora studiate insieme. Allora le ho chiesto dove fossi e mi ha indicato la biblioteca.&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
Giulia era furiosa.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Non avrebbe dovuto farlo! Sapeva quanto ho sofferto a causa tua e che non desideravo vederti!&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
Marco tuttavia cerc&amp;ograve; di difenderla.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Non &amp;egrave; stata colpa sua, sono io che ho insistito. Le ho promesso che non ti avrei fatto del male. Te ne ho fatto gi&amp;agrave; troppo in passato.&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;E&amp;rsquo; troppo tardi per chiedere scusa&amp;rdquo;, furono tuttavia le sue parole taglienti.&lt;br /&gt;
Marco le confess&amp;ograve; di aver commesso un grosso errore lasciandola. Pensava col tempo di riuscire a dimenticarla invece il suo ricordo era sempre nei suoi pensieri. Non l&amp;rsquo;aveva abbandonato un attimo in quei due lunghi anni ed aveva capito che era inutile vivere nuove esperienze se non aveva lei con cui condividerle. Tuttavia Giulia non gli diede ascolto. Aveva sofferto troppo e non si fidava pi&amp;ugrave; di lui. Voleva solo dimenticarlo. &amp;ldquo;Avresti dovuto pensarci prima&amp;rdquo;, disse con una durezza che non le apparteneva. Sembrava che la dolce Giulia che lui aveva conosciuto fra i banchi di scuola fosse scomparsa. Ma Marco non si diede per vinto. Cominci&amp;ograve; ad aspettarla ogni mattina alla fermata dell&amp;rsquo;autobus. La sommergeva di sms o telefonate e un giorno si present&amp;ograve; addirittura con un mazzo di fiori che Giulia rifiut&amp;ograve; categoricamente. Spazientito dal suo atteggiamento distaccato, un giorno lui sbott&amp;ograve;: &amp;ldquo;Cavolo, cosa devo fare per essere perdonato da te? Vuoi che mi metta in ginocchio? Lo faccio se vuoi&amp;hellip;&amp;rdquo; ed anche in quell&amp;rsquo;occasione ella si comport&amp;ograve; con una sorprendente freddezza:&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Non posso perdonarti, Marco! Mi hai fatto troppo male.&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
Scapp&amp;ograve; via con le lacrime agli occhi e da allora non lo vide n&amp;eacute; sent&amp;igrave; pi&amp;ugrave;. Pens&amp;ograve; che si fosse stufato di correrle dietro e quasi ne fu dispiaciuta. In realt&amp;agrave; non aveva mai smesso di amarlo. Aveva solo una gran rabbia dentro e tanta paura di soffrire di nuovo. Eppure lui le mancava da morire; le mancavano i suoi baci,le sue carezze, le risate insieme e le lunghe passeggiate sulla spiaggia. Davvero voleva rinunciare a tutto questo? Se lo chiese in un momento di sconforto e per la prima volta interrog&amp;ograve; il suo cuore. D&amp;rsquo;impulso afferr&amp;ograve; il telefono e compose il numero di Marco che ormai sapeva a memoria.&lt;br /&gt;
Lui rispose al terzo squillo con voce sorpresa.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Pronto?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Ti amo&amp;rdquo;, fece Giulia tutto d&amp;rsquo;un fiato, pensava che non avrebbe pi&amp;ugrave; pronunciato quelle parole eppure le uscirono di bocca naturalmente, quasi come se quella frase non aspettasse altro che essere proferita.&lt;br /&gt;
Dall&amp;rsquo;altro capo del telefono si ud&amp;igrave; un lungo silenzio e poi la voce di Marco rispose:&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Ti amo anch&amp;rsquo;io, Giulia.&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
In un attimo tutto il dolore provato in quegli anni si dissolse. Riaffiorarono i dolci ricordi che li legavano l&amp;rsquo;uno all&amp;rsquo;altro e la voglia di stringersi fra le sue braccia emerse all&amp;rsquo;improvviso.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Vengo da te, aspettami!&amp;rdquo; esclam&amp;ograve; mentre calde lacrime le rigavano il volto.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Ti aspetterei tutta una vita&amp;rdquo;, disse lui con un timido sorriso.&lt;br /&gt;
Giulia gli stava dando una seconda possibilit&amp;agrave; e questa volta non l&amp;rsquo;avrebbe sprecata.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 08:11:41 +0200</pubDate>
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 <title>La casa nel vialetto</title>
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 <description>&lt;p&gt;Quando sent&amp;igrave; una carezza sfiorarle la mano, la prima cosa che fece fu sorridere. Poi apr&amp;igrave; lentamente gli occhi, ma non le serviva la vista per sapere chi c&amp;rsquo;era accanto a lei: avrebbe riconosciuto il suo tocco anche se avesse avuto una corazza al posto della pelle e percepito il suo odore anche se avesse perso l&amp;rsquo;olfatto.&lt;br /&gt;
&amp;laquo;Sapevo che ti avrei avuto al mio fianco&amp;raquo; disse.&lt;br /&gt;
&amp;laquo;Mi avrai sempre al tuo fianco.&amp;raquo; La carezza divenne una stretta tanto forte da farle male, ma lei non se ne sottrasse. Era cos&amp;igrave; felice che fosse l&amp;igrave;. Anche se stavano piangendo.&lt;br /&gt;
&amp;laquo;Non piangere, amore.&amp;raquo;&lt;br /&gt;
&amp;laquo;Chiudi gli occhi&amp;raquo; si sent&amp;igrave; rispondere. &amp;laquo;Voglio portarti in un posto.&amp;raquo;&lt;br /&gt;
Fece come le veniva chiesto. Il buio la avvolse e per un attimo ne ebbe paura, ma le immagini presero presto forma, restituendole un sogno che lei credeva infranto.&lt;br /&gt;
&amp;laquo;Ricordi la casa che avevamo visto insieme? Quella in quel bel vialetto alberato? Avevi ragione: sar&amp;agrave; perfetta per noi. Ridipingeremo le pareti di bianco come volevi tu, ci saranno vetrate per lasciare entrare la luce e fiori sul balcone in tutte le stagioni. Metter&amp;ograve; il pianoforte a coda nel salone e suoner&amp;ograve; Bach ogni giorno, solo per te, finch&amp;eacute; non mi dirai di smetterla. Ci sar&amp;agrave; un caminetto davanti al quale ci scalderemo d&amp;rsquo;inverno: legger&amp;ograve; in silenzio le tue storie mentre tu aspetterai col fiato sospeso il mio giudizio. Trover&amp;ograve; sicuramente qualcosa da ridire ogni volta, per&amp;ograve; ti confesso che spesso lo faccio apposta, cos&amp;igrave; poi possiamo stare a parlarne per ore. Tanto lo so che ogni tua storia parla di me&amp;hellip; Come tu sei in ogni mia tela&amp;hellip; Ti dipingo a memoria, ma un giorno ti ruber&amp;ograve; un ritratto, magari mentre dormi. Poserai per me senza neanche saperlo e quando ti sveglierai mi sorprenderai con i pennelli in mano e ti nasconderai sotto le coperte, fintamente in imbarazzo: non sar&amp;agrave; pi&amp;ugrave; tempo di dipingere allora, perch&amp;eacute; l&amp;rsquo;amore al mattino ha tutto un altro sapore che finora abbiamo potuto gustare cos&amp;igrave; poche volte che vorremo recuperare il tempo perduto. So gi&amp;agrave; che saremo sempre in ritardo, ovunque dovremo andare, perch&amp;eacute; ogni volta sar&amp;agrave; difficile uscire da quella casa in cui esistiamo solo noi due. Perch&amp;eacute; dovremmo uscire poi? Fuori il mondo avr&amp;agrave; il coltello tra i denti, come sempre. Non ci serve il mondo, non ci &amp;egrave; mai servito. Ma alla fine usciremo ugualmente: con o senza coltello, &amp;egrave; lo stesso mondo che ci ha fatto incontrare e qualcosa gli dobbiamo. Sapremo disarmarlo, te lo prometto, io con i miei pugni chiusi e tu con la tua solita alzata di spalle. Forse finiremo persino con l&amp;rsquo;amarlo. Perch&amp;eacute;, vedrai, sar&amp;agrave; splendida la nostra vita insieme.&amp;raquo;&lt;br /&gt;
Lei sorrise, mentre gli occhi le si riempivano di lacrime che non trovavano la forza di cadere. Non avrebbe voluto riaprirli, sapeva che se lo avesse fatto il suo sogno sarebbe svanito di nuovo, ma ormai la decisione era presa. Le palpebre si alzarono a fatica e lo sguardo vag&amp;ograve; per la stanza deserta. Sarebbe stato bello sentire davvero quelle parole, tenere la sua mano, immaginare insieme quella vita che non avevano avuto. Sarebbe bastata anche solo la sua presenza a renderla felice, a non farle sentire il rumore del respiratore artificiale accanto al letto e la paura della morte nel cuore. Finalmente una lacrima sfugg&amp;igrave; alle ciglia. Poi il medico entr&amp;ograve;, lei gli fece un cenno d&amp;rsquo;assenso e la macchina che la teneva in vita fu spenta.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
(NdA: il finale del racconto non &amp;egrave; conforme all&amp;rsquo;Art. 37 del codice deontologico &amp;ldquo;[&amp;hellip;] il sostegno vitale dovr&amp;agrave; essere mantenuto sino a quando non sia accertata&amp;nbsp; la perdita irreversibile di tutte le funzioni dell&amp;rsquo;encefalo.&amp;rdquo;)&lt;/p&gt;Pubblicato da &lt;a href="http://www.splinder.com/profile/Ariendil" &gt;Ariendil&lt;/a&gt; | &lt;a href="http://bistrotapigalle.splinder.com/post/17700675/La+casa+nel+vialetto#comment" &gt;Commenti (26)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 17:05:19 +0200</pubDate>
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<dc:publisher>Caffè letterario</dc:publisher>
</item>
<item>
 <title>PAROLE

Questo dovr&amp;amp;ograve;...</title>
 <link>http://bistrotapigalle.splinder.com/post/17666950/PAROLE%0A%0AQuesto+dovr%26amp%3Bograve</link>
 <description>&lt;p&gt;PAROLE&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo dovr&amp;ograve; fare.&lt;br /&gt;
Istruire le mie parole e conoscerle,&lt;br /&gt;
allenarle:&lt;br /&gt;
portarle in mezzo alle persone per conoscere anche loro,&lt;br /&gt;
e lasciare che si addomestichino,&lt;br /&gt;
tra i porri e le pigne e, pi&amp;ugrave; all'ombra,&lt;br /&gt;
lasciare che striscino sul muschio,&lt;br /&gt;
come lumache assetate.&lt;br /&gt;
E tutto perch&amp;egrave;, Mydel?&lt;br /&gt;
Tutto per te, Mydel;&lt;br /&gt;
perch&amp;egrave; il viaggio dalle tue parti&lt;br /&gt;
&amp;egrave; rischioso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non ci deve essere una parola che tu possa dire:&lt;br /&gt;
l'ho gi&amp;agrave; sentita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non ce ne deve essere una che tu dica:&lt;br /&gt;
non scalda.&lt;br /&gt;
Tutte devono saper operare,&lt;br /&gt;
in terra nemica e infida,&lt;br /&gt;
quale la tua &amp;egrave;.&lt;br /&gt;
Devono abbattere le tue barricate,&lt;br /&gt;
e quand'anche tu le lasciassi aperte,&lt;br /&gt;
devono trovare un passaggio tra i tetti,&lt;br /&gt;
per arrivarti addosso inaspettate&lt;br /&gt;
e tu indifesa, sempre.&lt;br /&gt;
Devono imparare a come toccare i tuoi abiti&lt;br /&gt;
per farli cadere&lt;br /&gt;
e darti il brivido della stoffa che sfrega piano la pelle&lt;br /&gt;
scendendo.&lt;br /&gt;
Devono imparare a darti la freschezza delle mie labbra&lt;br /&gt;
quella freschezza che accende &lt;br /&gt;
la superficie del tuo essere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Impareranno a svegliare&amp;nbsp;le radici della tua voglia&lt;br /&gt;
non quella che ti viene per strada&lt;br /&gt;
non quella che dura quanto odora uno spiffero&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sveglieranno quella che non sai ancora di avere&lt;br /&gt;
quella che ti prende&lt;br /&gt;
e quando si nutre&lt;br /&gt;
ti dimentichi di te&lt;br /&gt;
e senti tutto&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
tutto&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
tutto quello che &amp;egrave; stato detto&lt;br /&gt;
quello&amp;nbsp;che &amp;egrave; stato fatto e che si far&amp;agrave;&lt;br /&gt;
tutta la storia delle piante&lt;br /&gt;
dei pesci e dei segni lasciati nelle grotte&lt;br /&gt;
tutti i canti cantati e quelli rimasti in una gola chiusa&lt;br /&gt;
e i segreti e le verit&amp;agrave;&lt;br /&gt;
e gli armadi e gli anelli e i veleni&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
tutto, Mydel&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
sarai la goccia nel mare&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
porte e finestre significando nulla.&lt;br /&gt;
Sta attenta, Mydel:&lt;br /&gt;
c'&amp;egrave; l'aria del primo mattino,&lt;br /&gt;
quando chi pesca e i cacciatori si mettono in viaggio.&lt;br /&gt;
Attenta, &lt;br /&gt;
Mydel.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 18:37:19 +0200</pubDate>
<guid isPermaLink="true">http://bistrotapigalle.splinder.com/post/17666950/PAROLE%0A%0AQuesto+dovr%26amp%3Bograve</guid>
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&amp;lt;br /&amp;gt;
Questo dovr&amp;amp;amp;ograve;...</source>
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<category domain="http://bistrotapigalle.splinder.com/tag/mille_e_una_pappa">mille_e_una_pappa</category>
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<dc:creator>PAPPINA</dc:creator>
<dc:publisher>Caffè letterario</dc:publisher>
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<item>
 <title>Eulalia, seguendo una corrente...</title>
 <link>http://bistrotapigalle.splinder.com/post/17627660/Eulalia%2C+seguendo+una+corrente</link>
 <description>&lt;p&gt;Eulalia, seguendo una corrente ascensionale, fluttua fino all&amp;rsquo; ultimo piano di una palazzo di citta&amp;rsquo;.&lt;br /&gt;
All&amp;rsquo;interno dell&amp;rsquo;appartamento d&amp;rsquo;angolo, una vecchia signora, intenta da ore ad osservare le lancette dell&amp;rsquo; orologio, guarda dalla finestra e, forse sperando in un refolo di vento, apre le imposte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
E&amp;rsquo; una giornata molto calda: come quella dell&amp;rsquo;estate del &amp;rsquo;46, quando un bel giovane di nome Giovanni si era presentato in cascina, vestito di tutto punto, per chiedere la sua mano.&lt;br /&gt;
Inizialmente la famiglia di lui si era opposta, ma poi le cose si erano appianate e il matrimonio era stato felice fin dal giorno della cerimonia, che si era tenuta nella chiesa di campagna del paese, in una mattina di fine agosto.&lt;br /&gt;
Gli anni del dopoguerra erano stati incredibili; entusiasmo, fiducia e speranza avevano consentito alla coppia di superare i problemi economici e la difficolta&amp;rsquo; di mantenere i quattro meravigliosi figli: sforzi premiati dalla soddisfazione di vederli laureare e formare a loro volta una bella famiglia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
Giorno dopo giorno, calendario dopo calendario, il tempo ormai e&amp;rsquo; passato, senza rumore, ed&amp;nbsp;oggi il mondo sembra diverso, forse perche&amp;rsquo; visto attraverso occhiali dalle lenti spesse come fondi di bottiglia.&lt;br /&gt;
Giovanni dai capelli bianchi se n&amp;rsquo;e&amp;rsquo; andato gia&amp;rsquo; da tre anni, ma la vecchia signora continua imperterrita a guardare dalla finestra, verso l&amp;rsquo;ora di pranzo, sperando di vederlo rientrare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
L&amp;rsquo;uomo col cappello che ha appena svoltato l&amp;rsquo;angolo sembra proprio lui: peccato che prosegua oltre il portone. &lt;br /&gt;
D&amp;rsquo;altro canto, nel corso degli anni Giovanni si e&amp;rsquo; fatto sempre piu&amp;rsquo; distratto, ed oggi potrebbe aver dimenticato di fermarsi nel punto giusto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
La donna si sporge leggermente dalla finestra per chiamarlo, ma l&amp;rsquo;uomo non la sente: del resto, i problemi d&amp;rsquo;udito di Giovanni sono risaputi.&lt;br /&gt;
Presa dall&amp;rsquo;ansia di attirare la sua attenzione, la donna si sporge ulteriormente dalla finestra, rischiando di perdere l&amp;rsquo;equilibrio e cadere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per fortuna, qualcuno la trattiene per un braccio: e&amp;rsquo; la vicina di casa, che viene a trovarla tutti i santi giorni da quando e&amp;rsquo; rimasta vedova.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La vecchia si siede, un po&amp;rsquo; delusa, brontolando per la distrazione di Giovanni, per la sua sordita&amp;rsquo; e per mille altri motivi.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
Poi offre alla vicina, che ha gia&amp;rsquo;pranzato, un paio di biscotti ed un caffe&amp;rsquo;, e le racconta, per la millesima volta, la storia del suo matrimonio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
La vicina ascolta, annuendo ogni tanto: lei sa che l&amp;rsquo; anziana signora non si e&amp;rsquo;mai sposata, ha sempre vissuto sola, e di tanto in tanto vaneggia, specie quando fa caldo, ma non ha cuore di contraddirla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
Eulalia, che ha osservato tutto dalla finestra, sente un alito di vento glaciale soffiarle sul collo.&lt;br /&gt;
Col cuore trafitto, lascia l&amp;rsquo;anziana signora alla felicita&amp;rsquo; che solo la follia puo&amp;rsquo; regalare e vola via, portando con se&amp;rsquo; tutti i ricordi del mondo: anche quelli di cio&amp;rsquo; che non e&amp;rsquo; mai stato e che mai sara&amp;rsquo;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
Cervello: area dei &amp;quot;falsi ricordi&amp;quot;&lt;br /&gt;
Studio riportato sul Journal of Neuroscience&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Capita, per lo piu' in eta' avanzata, che ricordiamo d'aver fatto o detto qualcosa o aver vissuto un episodio che non ci e' mai accaduto&amp;quot;. &amp;quot;Sono le fantasie create da una parte del nostro cervello che potrebbe essere battezzata: 'sorgente dei falsi ricordi', alla base dei quali - riporta il Journal of Neuroscience - ci sarebbe un 'talento impressionista' che ricostruisce un'impressione d'insieme di un certo evento e che proprio per questo potrebbe farci travisare o scombussolarci i ricordi&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 22:36:18 +0200</pubDate>
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 <title>La porta della classe si apriva spesso...</title>
 <link>http://bistrotapigalle.splinder.com/post/17592450/La+porta+della+classe+si+apriv</link>
 <description>&lt;p&gt;La porta della classe si apriva spesso durante la mattina, da pi&amp;ugrave; di un mese ormai. Le maestre accompagnavano sempre gli altri bambini, soprattutto per andare al bagno.&lt;br /&gt;
Ma da qualche tempo alcuni bambini venivano accompagnati fuori, in un'altro edificio vicino.&lt;br /&gt;
Riccardo guard&amp;ograve; adesso il suo compagno preferito di giochi, Nicola, che rientrava dopo due ore in aula. Aveva gli occhi tristi e il viso pallido. Sembrava che provasse dolore, ma senza piangere. Nicola era noto a tutti per la sua risata e gli scherzi incredibili che combinava ogni volta. Ora per&amp;ograve; era cambiato. A dire la verit&amp;agrave;, erano cambiate anche le tre maestre. Loro osservavano a lungo tutti i bambini, li accarezzavano anche quando facevano chiasso e sbattevano sul pavimento le sedie di plastica colorate, poi da un giorno all'altro ne accompagnavano alcuni fuori per riportarli qualche ora dopo, come era successo a Nicola. E poi avevano i loro fogli di carta, con gli elenchi dei nomi di tutti gli iscritti della scuola materna.&lt;br /&gt;
Riccardo stava per avvicinarsi a Nicola, per chiedergli cosa fosse successo e per sapere se voleva giocare con lui, quando una delle maestre chiam&amp;ograve; il suo nome. &lt;br /&gt;
L'ombra della donna, alla luce del sole proveniente tra le tendine della finestra, sovrastava il corpicino di Riccardo.&lt;br /&gt;
- Riccardo, oggi farai un gioco diverso. Vedrai, ti piacer&amp;agrave;. Ti accompagno, seguimi.&lt;br /&gt;
Il viso del bambino dai riccioli castani era incuriosito ma esitante.&lt;br /&gt;
La donna gli ammicc&amp;ograve; e sorrise radiosa, indicando la porta a vetri. &lt;br /&gt;
- Coraggio, ci sono altri tuoi compagni l&amp;igrave;. Sar&amp;agrave; bello. Poi torneremo qui.&lt;br /&gt;
Riccardo allora la segu&amp;igrave; a piccoli passi, voltandosi indietro soltanto una volta per guardare Nicola. Stava piangendo in un angolo e un'altra maestra cercava di consolarlo, sempre sorridendo.&lt;br /&gt;
Appena fuori dall'istituto, svoltarono a piedi verso destra, superando il cortile interno. Riccardo not&amp;ograve; che le altalene erano desolatamente vuote, dondolate appena dal vento.&lt;br /&gt;
La maestra lo tir&amp;ograve; leggermente per la sua manina e lo condusse al portone di un palazzo altissimo, di fronte alla scuola, dopo aver attraversato le strisce pedonali al semaforo. &lt;br /&gt;
Riccardo sal&amp;igrave; le scale insieme alla donna, raggiungendo il primo piano. Si respirava un cattivo odore di umidit&amp;agrave;. La porta d'ingresso era chiusa e la donna si affrett&amp;ograve; ad aprirla, facendo tintinnare un grosso mazzo di chiavi. Poi spinse con delicatezza Riccardo.&lt;br /&gt;
Nel grande salotto della casa, le finestre erano chiuse e il buio era quasi totale. C'erano delle candele accese in fila sul tavolo di marmo. Il divano era ricoperto di stracci, mentre alcuni grandi cuscini ricoprivano il pavimento. La donna gett&amp;ograve; le chiavi sul ripiano in cucina, dopo aver sbarrato accuratamente la porta. Il bambino non riusciva a distinguere le forme e i contorni delle altre persone, non ancora, ma sentiva che c'erano. Un odore di zolfo riempiva il corridoio e si udivano dei lamenti.&lt;br /&gt;
La maestra affianc&amp;ograve; il bambino, sempre titubante e un po' impaurito. Riccardo avrebbe voluto scappare via. Non riusciva a capire quale gioco bello ci fosse l&amp;igrave; dentro. Voleva solo ritornare indietro, dai suoi compagni. Si volt&amp;ograve; verso la donna ma prima che potesse parlare, lei lo blocc&amp;ograve; con una mossa fulminea delle braccia e la sua mano gli tapp&amp;ograve; la bocca, premendo sulle labbra. &lt;br /&gt;
- Ascoltami Riccardo: non devi gridare. Se lo fai, il gioco finisce ancora prima di iniziare e dir&amp;ograve; ai tuoi genitori che sei stato un bimbo cattivo e che non meriti di stare in mezzo agli altri compagni di scuola. Ora stacco la mia mano, ma devi prima promettermi che non griderai. Per nessun motivo. Chiaro?&lt;br /&gt;
I suoi occhi erano opachi e spenti, sembravano senza anima. Riccardo li guard&amp;ograve; a lungo prima di abbozzare un si con la testa.&lt;br /&gt;
La donna sorrise, mostrando denti anneriti dal vizio del fumo. Poi prese un fazzoletto dalla borsetta, sempre tenendo a bada il bambino.&lt;br /&gt;
Dal salotto, nel frattempo, provenivano suoni diversi che sembravano prima lamenti e poi sospiri e qualche urlo. Riccardo si spavent&amp;ograve; moltissimo, sbarrando gli occhi per riuscire a vedere meglio. Tutto ci&amp;ograve; che riconobbe il bambino in quella stanza rivest&amp;igrave; i suoi peggiori incubi di sempre.&lt;br /&gt;
C'era la giovane bidella arrivata da poco, Tiziana, senza vestiti addosso che stava accovacciata su una bambina che si lamentava. La bidella faceva degli strani movimenti e delle strane cose che Riccardo non aveva mai visto. Altre due donne, maestre di diverse classi a scuola, ridevano e bisbigliavano qualcosa agli altri bambini, cinque in tutto, seduti sul divano e immobili come fossero imbambolati.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;
La maestra spinse Riccardo nel salotto, stavolta pi&amp;ugrave; bruscamente. Il bambino vide del sangue sul pavimento e degli strani oggetti appuntiti sul tavolo. Inizi&amp;ograve; a piangere e a implorare di voler andare via, perch&amp;egrave; il gioco non gli piaceva, non gli era mai piaciuto. &lt;br /&gt;
La donna raccolse un crocifisso di legno imbrattato di sangue e inizi&amp;ograve; a bruciarlo alla fiamma della candela. &lt;br /&gt;
- Guardami Riccardo, guarda verso di me. Se continui a piangere e a lagnarti, sar&amp;ograve; costretta a farti male. Il gioco non &amp;egrave; ancora iniziato e tu non vuoi pi&amp;ugrave; farlo? Vergognati.&lt;br /&gt;
Il bambino singhiozz&amp;ograve; a lungo, senza riuscire a calmarsi. La bidella si volt&amp;ograve; verso di lui e sorrise, mentre teneva ferma la bambina con una mano sul suo piccolo torace nudo.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;
- Ges&amp;ugrave; non vuole che bruci il crocifisso. Dir&amp;ograve; tutto alla mia mamma. Voglio tornare a casa, non voglio giocare!&lt;br /&gt;
La maestra, delirante, continuava a bruciare l'oggetto sacro. Le altre due ridevano e toccavano i bambini nelle loro parti intime, imbrattandoli di sangue, lo stesso sangue che era sparso sulle mattonelle. &lt;br /&gt;
- Ges&amp;ugrave; &amp;egrave; cattivo, pi&amp;ugrave; cattivo di te, brutto bambino che non sei altro! Se non la smetti di piangere, ti far&amp;ograve; prendere dal diavolo nero! Mi hai capito?&lt;br /&gt;
Riccardo url&amp;ograve; ancora alla vista del crocifisso annerito dal fumo e dalle fiamme che la donna scagli&amp;ograve; contro il soffitto. Poi lei inizi&amp;ograve; a spogliarsi e a trascinare il bambino che era in preda al terrore lancinante. Prima di perdere completamente i sensi, stordito dalla maestra con una pezza bagnata, Riccardo vide il corpo nudo della bidella fremere sulla bambina distesa e in trance, vide gli altri compagni che fissavano senza muoversi le fiammelle guizzanti della candela, vide le tre donne usare quegli strani strumenti di ferro su di loro, vide tutto il sangue brillare nell'oscurit&amp;agrave;. Il bambino dai capelli ricci mormor&amp;ograve; la parola mamma prima di chiudere gli occhi.&lt;br /&gt;
Il gioco stava per iniziare, anche se non era il bel gioco che la maestra gli aveva promesso. E sarebbe durato ancora a lungo.&lt;/p&gt;Pubblicato da &lt;a href="http://www.splinder.com/profile/Univers" &gt;Univers&lt;/a&gt; | &lt;a href="http://bistrotapigalle.splinder.com/post/17592450/La+porta+della+classe+si+apriv#comment" &gt;Commenti (27)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 22:31:33 +0200</pubDate>
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 <title>Il Signor V.</title>
 <link>http://bistrotapigalle.splinder.com/post/17547734/Il+Signor+V.</link>
 <description>&lt;p&gt;Il signor V. decise che quella mattina il caff&amp;egrave; era troppo bollente e che il buongiorno della barista non era stato sufficientemente cordiale. Il sole, nonostante i vetri opachi, era troppo luminoso e il giornale troppo grosso da sfogliare seduti al tavolino del bar.&lt;br /&gt;
Quel bambino con le dita appiccicose di cornetto era eccessivamente colorato nel suo cappottino sgargiante e ostacolava il fornitore di panini troppo frettoloso di consegnare le scatole.&lt;br /&gt;
Il signor V. si guard&amp;ograve; le scarpe e pens&amp;ograve; che erano troppo piene di piedi.&lt;br /&gt;
Tre quarti d&amp;rsquo;ora prima, il signor V. si era svegliato anticipando di un minuto la radio che poi aveva iniziato a parlare da sola delle previsioni del tempo come ogni mattina e toccandosi la faccia, l&amp;rsquo;aveva trovata pi&amp;ugrave; ispida del solito.&lt;br /&gt;
Si era poi alzato infilando i piedi pelosi nelle ciabatte di pelle perfettamente allineate sul tappetino persiano e si era dunque diretto verso la finestra per rendersi conto che le persiane erano un sistema troppo antiquato e le sue in particolare, troppo vecchie e scrostate per essere definite decorose.&lt;br /&gt;
Il signor V. trascorse un quarto d&amp;rsquo;ora davanti allo specchio per poi decidere che non doveva guardarsi: era troppo grigio e storto. Cos&amp;igrave;, prima era uscito dalla vestaglia bordeaux a pied de poule e poi dalla porta per mettere qualcosa nello stomaco.&lt;br /&gt;
Aveva comprato il solito giornale e si era seduto al solito tavolino, per un sano caff&amp;egrave;.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Ha sentito che la Maria si sposa, signora Cesira? Seconde nozze eh&amp;hellip;a sessantotto anni si ricomincia da capo.&amp;rdquo; &lt;br /&gt;
La barista orgogliosa,&amp;nbsp; iniziava la giornata cos&amp;igrave;, lucidando di chiacchiere il bancone, mentre la signora Cesira l&amp;rsquo;ascoltava con la crema pasticcera sospesa agli angoli della bocca.&lt;br /&gt;
Anche il signor V. ascolt&amp;ograve; e mentre ascoltava guard&amp;ograve; il pavimento a quadri. Ritenne che sicuramente sarebbe stato meglio a mattonelle ondulate e dunque lo trov&amp;ograve; orribile.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Signor V., lei ci va al matrimonio della Maria?&amp;rdquo; gli disse la Cesira roteando lentamente sullo sgabello.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;No.&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;No? Pensavo di si, ma non la conosce da tanti anni?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;No.&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Eppure mi sembrava. Non sembrava cos&amp;igrave; anche a lei, cara? E non conosce anche lo sposo, come si chiama&amp;hellip;quel brav&amp;rsquo;uomo&amp;hellip;Salvatore?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;No.&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
Il signor V. pens&amp;ograve; che la signora Cesira era un enorme e stucchevole croissant alla crema pasticcera ricurvo sullo sgabello.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Ma certo che li conosce il nostro signor V.&amp;rdquo;, disse la barista lucidando energicamente una mensola. &amp;ldquo;Solo che questa mattina&amp;hellip;&amp;egrave; un po&amp;rsquo; cos&amp;igrave;!&amp;rdquo; ed esplose in un sorriso mostrando una fila di denti altrettanto lucidi.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Mi dia altri tre cornetti alla crema per i miei nipotini, cara. Sono i miei piccoli tesori, quei due.&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
Al signor V. vennero in mente i nipoti grassocci della signora Cesira, con i loro anelli di ciccia ai polsi.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Arrivederci cara, Arrivederci signor V.&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Arrivederci.&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
Il signor V. si alz&amp;ograve; e pag&amp;ograve; il caff&amp;egrave; lasciando gli spicci sul tavolo. Usc&amp;igrave; e si rese conto che non aveva nulla di particolare da fare e la cosa lo irrit&amp;ograve; ancora di pi&amp;ugrave;, cos&amp;igrave; si diresse verso le panchine della piazzetta dispiegata attorno al monumento ai caduti sentendosi con fastidio l&amp;rsquo;inchiostro del giornale sulle dita. Intorno a lui iniziarono ad arrivare signorine orientali con neonati occidentali nel passeggino, ed alcuni suoi pi&amp;ugrave; o meno coetanei che si scioglievano lentamente le ossa al sole. &lt;br /&gt;
Il signor V. pens&amp;ograve; che quella piazzetta era troppo uguale a tante altre, esattamente come quella mattina. Si avvicin&amp;ograve; alla ringhiera per guardare meglio il panorama e il freddo del metallo sulle gambe gli pass&amp;ograve; attraverso i pantaloni, dandogli una sensazione spiacevole. Pos&amp;ograve; lo sguardo sulla cascina in fondo, a pochi passi dal ponte di legno. &lt;br /&gt;
Rivide mentalmente Maria ventenne che passava il ponticello avanzando in un vestitino di cotone a fiorellini, scollato sul davanti, con i seni che facevano su e gi&amp;ugrave; ad ogni passo e la braccia alzate nel tentativo di tirarsi su i capelli neri per sentire meno caldo.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Ciao Maria&amp;rdquo; le aveva detto allora con la voce strozzata.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Ciao Alberto. Che fai qua? Hai staccato prima oggi?&amp;rdquo; Si copriva gli occhi con una mano per ripararsi dal sole del primo tramonto.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Si, sono corso qui per vederti, perch&amp;eacute; so che passi qua a quest&amp;rsquo;ora e volevo vedere quanto sei bella quando cammini cos&amp;igrave; con questo sole&amp;rdquo;, aveva pensato. &lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Si.&amp;rdquo; Aveva risposto.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Alberto, lo sai, mi sposo.&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Ah&amp;rdquo;. Un semplice sussurro unsc&amp;igrave; dalle sue labbra, mentre gli sembrava che la terra sotto la staccionata sulla quale era appollaiato lo risucchiasse e che nello sprofondamento fosse aiutato da un masso che gli premeva sulla testa e sulle spalle.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Giovanni &amp;egrave; un brav&amp;rsquo;uomo, anche mamma &amp;egrave; contenta&amp;hellip;&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Mi scusa signore, sai dire che ora &amp;egrave;?&amp;rdquo; &lt;br /&gt;
Il signor V. si volt&amp;ograve; scocciato verso quella voce straniera. &amp;ldquo;Le dieci meno un quarto&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Grazie. Ah,senti tu forse non sai, sai dove posso trovare banca?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Certo che lo so, mi conoscono tutti qua, ho lavorato quarantacinque anni in banca, se tu non fossi giovane e di chiss&amp;agrave; che posto, lo sapresti da sola che la banca qua non la conosce nessuno meglio di me&amp;rdquo;, fu un lampo, ma pens&amp;ograve; tutto questo mentre le rispondeva con un poco cortese e stizzito &amp;ldquo;Laggi&amp;ugrave;&amp;rdquo;. &lt;br /&gt;
Il signor V. pens&amp;ograve; che non poteva far niente di meglio che passeggiare. Del resto non aveva grandi alternative e ritenne opportuno dar retta alla barista che decantava le virt&amp;ugrave; del moto ad ogni et&amp;agrave;. Camminando se la prese con le aiuole troppo ricche, con i marciapiedi stretti, con gli automobilisti indisciplinati, con i cartelli pubblicitari che erano troppo idioti e con il callo del piede sinistro che ricominciava a fargli male. Rallent&amp;ograve; passando di fronte alla merceria di Maria, facendo finta di non vedere. Ma arrivato all&amp;rsquo;angolo, se la trov&amp;ograve; di fronte.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Alberto, ciao!&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Ciao Maria, ti trovo bene&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;
Lei si pass&amp;ograve; una mano inanellata e con la pelle sottile fra i capelli corti illuminati dal riflessante argento. Gli sorrise, quasi timida.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Sicuramente l&amp;rsquo;avrai saputo, qua chiacchierano tutti&amp;hellip;&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Si, congratulazioni. Salvatore &amp;egrave; davvero un brav&amp;rsquo;uomo. Vi auguro di essere felici&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Ti ringrazio. Sai, all&amp;rsquo;inizio mi sembrava un po&amp;rsquo; assurdo risposarmi a quest&amp;rsquo;et&amp;agrave;. Certo poi&amp;hellip;ne parlo a te che non ti sei mai sposato&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;
Il signor V. fece un mezzo sorriso che non sembrava tanto tale. &amp;ldquo;&amp;rdquo;Si, io non sono un esperto in materia. Comunque tu sei anche pi&amp;ugrave; giovane di me, quindi&amp;hellip;&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
Maria si gir&amp;ograve; e vide &amp;nbsp;che di fronte al suo negozio stava parcheggiando un furgoncino blu. &lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Alberto scusami,ti devo lasciare che ho i fornitori. Comunque ti aspetto al matrimonio, eh? Ciao caro&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Ciao, buon lavoro&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;
Il signor V. la guard&amp;ograve; allontanarsi nel soprabito color prugna, un po&amp;rsquo; appesantita, ma sempre bella. Si mise il giornale sotto al braccio e gir&amp;ograve; l&amp;rsquo;angolo.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;Inizi&amp;ograve; a pensare che ancora un volta aveva dimenticato di dire a Svetlana, la donna delle pulizie, di non spostargli il sapone da barba dalla mensola a destra e di non togliere il plaid dal divano per rimetterlo nell&amp;rsquo;armadio. Si ricord&amp;ograve; che l&amp;rsquo;ultima volta, mentre cantava a squarciagola canzoni russe passando l&amp;rsquo;aspirapolvere, Svetlana aveva risucchiato per distrazione il suo calzino grigio fumo, andato irrimediabilmente perduto.&lt;br /&gt;
Acceler&amp;ograve; il passo per arrivare prima a casa; aveva un&amp;rsquo;andatura nervosa, stizzita, in pi&amp;ugrave; il callo gli faceva sempre pi&amp;ugrave; male. Si, Svetlana si sarebbe certamente anche dimenticata di passare lo straccio nello stanzino e avrebbe fatto cadere le molliche della tovaglia sul balconcino della signora di sotto. Stavolta non gliel&amp;rsquo;avrebbe fatta passare liscia. Anche perch&amp;eacute; quella era un pessima giornata, se ne era accorto subito lui che aveva un sesto senso per queste cose. &lt;br /&gt;
Ed erano solo le dieci del mattino.&lt;/p&gt;Pubblicato da &lt;a href="http://www.splinder.com/profile/ombrellina" &gt;ombrellina&lt;/a&gt; | &lt;a href="http://bistrotapigalle.splinder.com/post/17547734/Il+Signor+V.#comment" &gt;Commenti (22)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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<pubDate>Fri, 20 Jun 2008 17:42:56 +0200</pubDate>
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 <title>Un senso di oppressione</title>
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 <description>&lt;p&gt;Si agitava nel letto scalciando come un bambino. Un senso di oppressione gli fece aprire di prepotenza gli occhi. &amp;laquo;Adele!&amp;raquo;&lt;br /&gt;
&amp;laquo;Sono qui&amp;raquo; gli disse la moglie che lo stava guardando da un po&amp;rsquo;, stesa su un fianco, una mano a sorreggersi la testa.&lt;br /&gt;
&amp;laquo;Ho fatto un incubo terribile&amp;raquo; le disse. La bocca sembrava impastata da terra e sabbia, la gola bruciava, faceva fatica a parlare: avrebbe voluto bere acqua, tanta acqua. &amp;laquo;Eravamo in moto, su una di quelle strade americane senza fine che attraversano la pianura. Una moto stupenda, sai, come quella che ho sempre desiderato&amp;raquo;. Chiuse le palpebre per rivedere l&amp;rsquo;immagine: ce l&amp;rsquo;aveva ancora ben stampata nella mente. Ebbe voglia di abbandonarsi in quel dormiveglia per non svegliarsi pi&amp;ugrave;: &amp;laquo;Ad un certo punto mi hai detto di accelerare. Non ho capito il perch&amp;eacute;, ma mi piaceva l&amp;rsquo;idea. E cos&amp;igrave; ho aumentato la velocit&amp;agrave;. &amp;lsquo;Vai pi&amp;ugrave; forte, vai pi&amp;ugrave; forte&amp;rsquo; mi sussurravi stringendomi a te. E io ho accelerato fino a quando improvvisamente un animale ci ha attraverso la strada. Un piccolo di coyote, forse, o una marmotta, ora non saprei. &amp;Egrave; che ho frenato, ma la moto ha preso&amp;nbsp; a sbandare. Sono scivolato per diversi metri fino a quando sono finito contro la staccionata di una casa. Il bello &amp;egrave; che tu non eri pi&amp;ugrave; sulla moto dietro di me, ma in piedi, accanto a un albero che mi osservavi mentre rovinavo a terra. Ho spaccato la staccionata e un grosso piolo mi si &amp;egrave; conficcato in un fianco, proprio qui&amp;raquo;. L&amp;rsquo;uomo per farsi capire fece scorrere la mano sotto le lenzuola a pescare il punto preciso del costato. La mano urt&amp;ograve; qualcosa. Sent&amp;igrave; che tutt&amp;rsquo;attorno il lenzuolo era bagnato. Lo tir&amp;ograve; gi&amp;ugrave; sorpreso: un grosso coltello da cucina, affondato fino al manico, gli fuoriusciva dalla penultima costola. Era in un bagno di sangue. Alz&amp;ograve; lo sguardo verso la moglie ancora accanto a lui, ma con una strana espressione sul volto.&lt;br /&gt;
&amp;laquo;Sei sempre il solito&amp;raquo; gli disse. &amp;laquo;Ci metti tanto anche a morire&amp;raquo;.&lt;/p&gt;Pubblicato da &lt;a href="http://www.splinder.com/profile/briciolanellatte" &gt;briciolanellatte&lt;/a&gt; | &lt;a href="http://bistrotapigalle.splinder.com/post/17502687/Un+senso+di+oppressione#comment" &gt;Commenti (10)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 06:41:05 +0200</pubDate>
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