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  <title type="html"><![CDATA[Eva Carriego ]]></title>
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    <title type="html"><![CDATA[Di mantidi in cattività e di codici aviti]]></title>
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    <published>2008-05-01T10:22:58+02:00</published>
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    <![CDATA[<p>L'incontro tra Rossana Altieri e Angela Mannu fu a dir poco tempestoso. Nessuna delle due voleva stare nello stesso banco insieme all'altra. Angela avrebbe desiderato continuare a frequentare la scuola pubblica; Rossana, dal canto suo, non voleva rinunciare a Marcella, il suo piccolo luogotenente di provata fede. Il cortile ampio e polveroso della scuola del quartiere Santa Croce, situato nella parte alta della citt&agrave;, permetteva agevolmente scontri tra bande rivali in miniatura. I guerrieri si gettavano l'un contro l'altro a testa bassa come torelli giovani, le narici dilatate e sbuffanti e la testa ricoperta di sudore giovane. Era, quell'odore, inconfondibile: di bambino iperattivo, a met&agrave; strada tra l'afrore di un nido appena allietato dalla nascita di passerotti e il profumo dell'acqua di colonia che mani di mamma aspergono generosamente sulle teste infantili.  I muri dipinti di giallo paglierino delle grandi pareti della scuola pubblica portavano scritti messaggi di guerra. Uno di questi, per l'esattezza Angheleddu morirai, era stato la causa dell'allontanamento di Angela dalla scuola. 
Giorgio Angheleddu, quarta elementare, aveva gi&agrave; un accenno di peluria sul labbro superiore e sopraccigli pericolosamente propensi a congiungersi tramite le loro estremit&agrave; mediali gi&agrave; in et&agrave; prepubere. Il ragazzo era erede della rinomata macelleria &quot;Angheleddu e F.lli, dal produttore al consumatore&quot;. Il padre e gli zii di Giorgio vivevano una realt&agrave; a cavallo tra la citt&agrave; e l'ambiente pastorale. Bench&eacute; gli allevamenti di ovini e suini di cui erano proprietari fossero moderni e in regolala con le numerose norme igienico sanitarie che erano tenuti a rispettare, tutti gli Angheleddu maschi perpetuavano quel complesso codice di regole di vita ereditato da avi nullatenenti e abigeatari prima e allevatori abbienti e distributori all'ingresso e al dettaglio in seguito. 
Autrice  di quella scritta sul muro della scuola era Angela Mannu: Angela dal tratto deciso, che aveva scritto la A di Angheleddu grande come un ombrellone e il resto del nome con i ghirigori della sua scrittura bambina, inconfondibile agli insegnanti e al direttore didattico. Angheleddu morirai  era stato scritto da una mano ferma, rosea e paffuta in un tardo pomeriggio nel cortile di terra rossa della scuola desertica. Anche Giorgio aveva impiegato un battito di ciglia a individuare l'autore della scritta, e la giovane et&agrave; lo induceva ad applicare il codice dei suoi avi adeguandolo ai tempi. I balenteddi del calibro di Giorgio, per motivi di immaturit&agrave; ormonale, e che a ogni modo niente avevano a che vedere col neo femminismo applicato alla seconda infanzia, estendevano il codice anche alle fanciulle senza pensarci su due volte. Va detto, a onor del vero, che se gli Angheleddu adulti avessero solo sospettato il qui pro quo del virgulto di casa, ne sarebbero rimasti inorriditi: le donne e i gli uomini fisicamente inferiori non si toccano, e nemmeno, da essi, si accettano le sfide. Rifiutarle sarebbe stato segno di superiorit&agrave; non solo fisica ma anche morale, e ci&ograve; avrebbe accresciuto il prestigio dell&rsquo;offeso, catalogando immediatamente l&rsquo;offensore nella categoria delle nullit&agrave;. Avrebbero comunque impedito quella sequenza di eventi che solo per caso non si era trasformata  in tragedia. Ma, per i motivi di cui s'&egrave; detto e per via della loro intrinseca muscolarit&agrave; mentale, i bambini sono esenti da tutti questi rituali che regolano il comportamento degli adulti. Pertanto Giorgio Angheleddu aspettava pazientemente che squillasse la campanella dell'ultima ora di quella tarda mattinata di un novembre pallido. Aspettava, il balenteddu di dieci anni, che la sua mortale nemica di otto anni uscisse dalla scuola per affrontarla in singolar tenzone. Eppure non era sempre stato cos&igrave;. Un tempo che sembrava lontanissimo (ma lontanissimo nella mente dei bambini potrebbe equivalere a una settimana fa) Giorgio e Angela erano stati compagni di giochi e tra loro c'era stata complicit&agrave;. Entrambi amavano catturare le lucertole e le coccinelle, che riponevano dentro barattoli di vetro affinch&eacute; i loro occhi curiosi ne potessero studiare il comportamento in cattivit&agrave;. Accadeva sempre, nonostante le cure e le energie profuse, che la livrea delle lucertole diventasse di un verde sempre meno brillante, via via pi&ugrave; scuro, fino a far assomigliare gli animaletti a foglie rinsecchite e finalmente fargli rendere l'anima, o chi per essa, al dio degli rettili.  Le coccinelle invece iniziavano a colare un liquido arancione dopo essersi trasformate in enfi bottoni brunastri, suscitando espressioni di sorpresa sempre nuove, nonostante la scena fosse stata vissuta innumerevoli volte dai due entomologi in erba. Fu proprio a causa dell'amore per la scienza che l'amicizia si ruppe. In seguito a una discussione circa la propriet&agrave; di un barattolo di vetro contenente uno splendido esemplare di mantide religiosa (di  dimensioni veramente ragguardevoli) e ci&ograve; che rimaneva di un elegante grillo, canterino fino alla notte precedente, Angela e Giorgio ebbero un clamoroso litigio. Si affrontarono in un corpo a corpo nell'arena ufficiale, ovvero il cortile della scuola, all'interno di un cerchio bianco e blu di bambini. La piccola plebe scolastica ululava ora a favore dell'uno ora dell'altra, ma l'incontro fin&igrave; troppo presto tra la delusione generale. Il ragazzo, forte della sua superiorit&agrave; fisica contro cui nulla pot&eacute; l'agilit&agrave; e la velocit&agrave; di Angela nello sferrare calci, pugni e graffi, ebbe ben presto la meglio sulla pur battagliera avversaria. Nuvole di polvere rossa incorniciavano i due piccoli gatti selvatici, fino a quando il pi&ugrave; robusto Angheleddu non sopraffece Angela, che si trov&ograve; spalle a terra con l'ex amico a cavalcioni sulla pancia che le immobilizzava entrambi i polsi, incrociati sopra una testa di capelli ricci e neri.
&ldquo;Ti arrendi, vero? Dillo che ti arrendi!&rdquo; le grid&ograve; il ragazzino arruffato e trionfante. In quell'istante, che avrebbe ricordato per gli anni a venire, Giorgio esperiva, oltre all'ebbrezza della vittoria, altre sensazioni che ne esasperavano l'aggressivit&agrave; e a cui ancora non sapeva dare un nome. Era evidente che i precoci sommovimenti ormonali non si esprimevano solo con una lieve peluria sul labbro superiore n&eacute; con sopraccigli gi&agrave; troppo folti e nostalgici che tendevano a diventare un unicum tricotico.
&ldquo;Allora, scema e cretina, ti arrendi? Chiedimi scusa! D&agrave;i, chiedimi scusa e ti lascio libera!&rdquo;
Una piccola Angela, sporca di polvere mista a sangue per le ferite superficiali che l'attrito con la terra dura procurava alla pelle bambina, gli urlava a sua volta contro e senza paura.
&ldquo;Ladro e bugiardo! Cacasotto! Quella mantide &egrave;  mia! E anche quello che rimane del grillo &egrave; mio! Li ho acchiappati io, non tu!&rdquo;
Detto questo distolse lo sguardo rivendicativo da Giorgio e ne rivolse uno assai vendicativo alla plebe scolastica, che seguiva partecipe lo scontro tra i due gladiatori in miniatura.
&ldquo;Angheleddu &egrave; un cacasotto! Ha paura di acchiappare la mantide con le mani! Si schifa, la femminuccia! E anche il grillo, ha paura anche del grillo! L'ho acchiappato io, il grillo: lui ha paura di toccarli, gli animali! Lui, gli animali, li guarda e basta!&rdquo;
Dalle retrovie di quello che per Giorgio si stava ormai trasformando in un cerchio infernale, si lev&ograve;, prudente ma abbastanza acuta da poter essere udita dalle folle, una voce bianca di maschietto.
&ldquo;Ha paura dei grilli? Oh be&rsquo;, allora chiss&agrave; che paura gli mettono le pecore di suo padre!&rdquo;

Alla fine osservazione segu&igrave; come un attimo di sospensione del tempo. Giorgio aspettava la reazione dei suoi compagni di scuola, conscio che da questa ne sarebbe uscita illesa o irrimediabilmente danneggiata la sua popolarit&agrave;, fino ad allora indiscussa, presso le scuole elementari di Santa Croce: come dire il suo mondo. La reazione popolare non si fece aspettare: una risata generale si lev&ograve; sonora a partire dagli spettatori pi&ugrave; dislocati - e pertanto invisibili allo sguardo del balenteddu Giorgio - fino a estendersi a tutta la corolla di bambini bianchi e blu. 
Giorgio liber&ograve; i polsi di Angela, si alz&ograve; e si fece largo con malgarbo tra i suoi compagni con l'intenzione di abbandonare al pi&ugrave; presto l'arena. Angela si rimise in piedi a guardare sprezzante l'avversario sconfitto. La vicenda, una banale lite tra bambini, sarebbe finita l&igrave; se Giorgio Angheleddu non si fosse voltato mentre percorreva il viale del disonore e non avesse deciso improvvisamente di riversare, l&igrave; dov&rsquo;era e colto da improvvisa incontinenza emotiva, tutta la sua rabbia verso la vera vincitrice dello scontro.
&quot;Tu, tu... Tu sei una brutta... Sei una brutta orfana!&quot;
L'offesa, che pi&ugrave; gravi non ce n&rsquo;erano in quel piccolo mondo e in quel momento, fu recepita da tutti; si fece subito un silenzio carico di aspettativa. 
Angela non disse nulla, volse lo sguardo verso il basso e si guard&ograve; intorno; poi si chin&ograve; e con calma raccolse un ciottolo ben levigato. 
Subito dopo il ciottolo raggiunse a velocit&agrave; pi&ugrave; che sostenuta la tempia destra di Giorgio e vi si ferm&ograve; con un rumore ottuso, come quando si batte  su un uovo sodo.
Cadde a terra senza emettere un grido e senza che dalla ferita colasse una goccia di sangue, poi entr&ograve;  in coma.
</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/EvaCarriego" >EvaCarriego</a> | <a href="http://braiandinazareth.splinder.com/post/16943218/Di+mantidi+in+cattivit%C3%A0+e+di+#comment" >Commenti (5)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[Depressione Esogena Monopolare]]></title>
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    <![CDATA[<p><a href="http://trasferiamociinspagna.splinder.com/">Zapatero, dove sei?</a></p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/EvaCarriego" >EvaCarriego</a> | <a href="http://braiandinazareth.splinder.com/post/16781128/Depressione+Esogena+Monopolare#comment" >Commenti (14)</a>
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    <published>2008-04-16T20:26:01+02:00</published>
    <updated>2008-04-16T20:26:01+02:00</updated>
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    <![CDATA[<p>Splinder (15/04/2008) CONSOLARSI CON POCO (rubrica che dice un po' tutto gi&agrave; nel titolo)                      


<a href="http://gago.splinder.com/post/16745883" target="_blank">Leggi ancora</a>...




</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/EvaCarriego" >EvaCarriego</a> | <a href="http://braiandinazareth.splinder.com/post/16768119/Belli+Ciao#comment" >Commenti (3)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[Aspettiamo fiduciosi]]></title>
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    <published>2008-04-14T18:32:46+02:00</published>
    <updated>2008-04-14T18:32:46+02:00</updated>
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      <name>EvaCarriego</name>
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    <![CDATA[<p>Splinder (14/04/2008) 
ASPETTIAMO FIDUCIOSI (rubrica di attesa)


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    <title type="html"><![CDATA[Sono apparsa alla Madonna (del Latte)]]></title>
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    <published>2008-03-23T12:45:36+01:00</published>
    <updated>2008-03-23T12:45:36+01:00</updated>
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      <name>EvaCarriego</name>
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    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>Ci si chieder&agrave;, memori di apprendimenti acquisiti in corsi di sceneggiatura da dopolavoro, quale sia il significato della miniatura della Madonna del Latte. 
Il caso contrario non viene neanche preso in considerazione, nonostante i lettori di questo blog e il gestore stiano mostrando, ultimamente, la medesima scarsa attenzione per i luoghi di ritrovo virtuale.
Il caso vuole che io sia febbricitante, per tre volte nel corso di trenta giorni lavorativi, in un letto di dolore: questo stato patologico o alcuni commenti arguti nel blog <a target="_blank" href="http://thecatswillknow.splinder.com/?from=18">&quot;The Cats Will Know&quot;</a>, vai a sapere, m'inducono a tornare ancora sulla rigida madonnina.
Diceva, il mio giovane insegnante di sceneggiatura, che se durante la visione di un film avessimo scorto tra le diverse inquadrature, seppur fuggevolmente, quella di una carabina appesa sopra il caminetto, non ci sarebbero stati versi: prima o poi la carabina sarebbe diventata lo strumento tramite il quale la vicenda avrebbe subito una svolta decisiva. 
La stessa osservazione si pu&ograve; fare per la scrittura: io stessa ho usato questa regola, prima inconsapevolmente, poi con cognizione di causa fino, appunto, a farne una regola.
Che ne so, la carabina sarebbe stata usata per dirimere una questione di multipropriet&agrave; sentimentale o immobiliare, ma comunque sarebbe stata usata. 
Da allora sono stata molto attenta, e sono sempre andata al cinema o mi sono accostata alla lettura con una certa apprensione, perch&eacute; dovevo scorgere l'oggetto, a volte una figura/oggetto di ennesimo piano, che si sarebbe fatta protagonista. 
E questo accadeva puntualmente: un soprammobile di cristallo, il garzone brufoloso del benzinaio, un aspirante scrittore senza alcun talento, una vecchia foto sbiadita con viraggio seppia, una falce nel fienile, una serie di cacciaviti di ogni foggia misura nel capanno degli attrezzi, un adolescente minus, un quadro appeso in un soggiorno da milionari in euro o in un tinello da middle class anni '50, una mazza da base ball nella stanza dei ragazzi, un anello senza castone in una scatola di legno laccato, la scocca rossa di un'auto in un cimitero di auto,  un nome di donna tatuato sul bicipite di un belloccio prestante. 
Sono passati quasi cinquant'anni da quando frequentai il corso dopolavoristico; il mio giovane insegnante di sceneggiatura, sempre che non riposi all'ombra di un cipresso alto e schietto, sar&agrave; impegnato a distribuire i soliti oboli in cambio di affetto a nipoti festanti e onnipotenti in virt&ugrave; di un pugno d'anni di vita vissuta.

In ogni caso, non ho da render conto a lui n&eacute; ad altri se la Madonna del Latte di madre Florentine, manufatto prezioso e certamente di grande valore pecuniario che farebbe gola a molti, rimarr&agrave; sempre al suo posto, appesa alla parete dietro la scrivania della monaca. Non si far&agrave; protagonista della vicenda, oppure si: l'importante &egrave; che questa non sia una regola.
 Del resto, chi detta queste regole e, soprattutto, perch&eacute; dovrei essere tenuta a rispettarle? 
Perch&eacute; lo dice il manuale del bravo scrittore?
E chi se ne cale? 
Io sono una cattiva scrittrice iperpirettica.
</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/EvaCarriego" >EvaCarriego</a> | <a href="http://braiandinazareth.splinder.com/post/16452049/Sono+apparsa+alla+Madonna+%28del#comment" >Commenti (6)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[I padroni dell'arcobaleno]]></title>
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    <published>2008-03-15T12:57:11+01:00</published>
    <updated>2008-03-15T12:57:11+01:00</updated>
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    <![CDATA[<p> &quot;Vieni avanti, Rossana. Non aver paura.&quot;
Rossana, dopo aver bussato alla porta di Madre Florentine e averne ricevuto in risposta un avanti, non si decideva a entrare nello studio della direttrice. E rimaneva cos&igrave;, la piccola mano che impugnava la maniglia d'ottone fino a far diventare le nocche come di cera, il grembiulino vaporoso met&agrave; dentro e met&agrave; fuori lo studio. Un piedino che calzava una scarpa destra di vernice nera calpestava gi&agrave; il pavimento dello studio; l'altro si trovava ancora nel corridoio, ancora indeciso tra le opzioni &ldquo;combatti o fuggi&rdquo;.
&quot;Avanti, Rossana: di che hai paura cara? Vieni a sederti qui, vicino a me&quot;, disse Madre Florentine con voce dolce e paziente.
Rossana si chiese se tzia Maria Antonia, la  bidella spiona della scuola, avesse gi&agrave; spifferato alle suore che il traffico era ricominciato.
Rossana Altieri possedeva dolciumi e piccoli giocattoli pi&ugrave; di qualsiasi altra bambina delle scuole elementari del Sacr&eacute; Coeur. Le altre allieve ne subivano il fascino in maniera cos&igrave; evidente da non riuscire a trattenersi dall'omaggiare giornalmente la piccola dea, la quale benevolmente accettava petit four di mandorle e innumerevoli pinocchietti e pelouches. Rossana si era circondata di una piccola corte di preferite, completamente allocchite, che ritenevano un onore appartenere alla ristretta cerchia. Costoro la esoneravano dal trasportare la sua cartellina durante il tragitto da casa a scuola e viceversa. Come una piccola principessa la liberavano del palt&ograve; col colletto e la martingala di velluto blu sbottonandole con cura  ogni singolo bottone, mentre lei stava i piedi a braccia larghe come un cristo in croce. Poi lo appendevano nel suo armadietto, e infine ripiegavano  anche la cuffia e la sciarpa di lana morbida e color panna. 
La riempivano di baci, baci umidi di bambini. Come lumachine le lasciavano saliva sulle guance, sulla fronte: le stampavano certi bacioni in bocca il cui schiocco, come il rumore di un sasso contro l'altro, faceva vibrare dolorosamente le membrane timpaniche giovani.
Dotata per il disegno, ogni mattina, espletate le normali pratiche giornaliere di servaggio consenziente, Rossana toglieva fuori dalla sua cartella un disegno, eseguito a cera su carta di Fabriano: ora un fiore, ora un albero, ora una sirena, ma ogni foglio era sempre un'esplosione di colori. Era il segnale: le piccole possedute cadevano in una sorta di delirio collettivo, e prendevano a baciare ora il foglio di carta di Fabriano, ora le guance rosee e tonde di Rossana. Rossana odiava il contatto fisico con chiunque, ma quello era il dazio da pagare: le  tasche del suo grembiulino, tra un bacio e l'altro, si riempivano di animaletti di legno, di burattini di cartapesta con le articolazioni snodate, di mandorle glassate e di stelline di marzapane. L'inesperienza dovuta alla giovane et&agrave; - era completamente incapace di gestire l'entusiasmo ai limiti del deliquio che suscitava nelle folle in miniatura - allertarono ben presto le occhiute suorine del Sacr&eacute; Coeur, che ritennero opportuno convocare i genitori. Suo padre fu particolarmente severo con lei, e questo la fece molto soffrire.
&ldquo;Bambina, hai una grande dote: sai farti ascoltare dagli altri. Ma la stai utilizzando nel modo sbagliato&rdquo;, le disse il dottor Altieri.
&ldquo;Perch&eacute;, babbo? A me piacciono i dolci e i giocattoli!&rdquo;
&ldquo;Non puoi averli in questo modo, bambina: non ti appartengono e, soprattutto, non fai nulla per meritarli&rdquo;, le rispose saggiamente il padre.
&ldquo;Non faccio nulla? Mi faccio portare la borsa fino a casa! Mi faccio appendere il capotto nel mio armadietto! Questo &egrave; nulla, babbo?&rdquo;
Madre Florentine sbianc&ograve; in volto; il dottor Altieri inizi&ograve; a chiedersi che razza di serpe si stesse allevando in seno; la signora Altieri continu&ograve; a pensare alla settimana bianca che l'aspettava  nella loro casa di Monte Lughente.
Il bel volto di Rossana diventava cianotico mentre continuava a gridare.
&ldquo;Non faccio nulla? Non faccio nulla, quindi? Mi baciano in continuazione, mi baciano sempre! Mi fa proprio schifo essere baciata, davvero: ma loro mi baciano! Mi baciano sempre!&rdquo;, ripeteva ormai prossima al pianto isterico senza lacrime.
Madre Florentine la prese per le spalle e avvicin&ograve; il suo volto a quello di Rossana. I lineamenti della suora sembravano pi&ugrave; sottili e definiti che mai, il volto senza et&agrave; e gli occhi dall'iride bionda striata di pagliuzze color rame cercavano l'attenzione della bambina.
&ldquo;Questa storia deve finire, Rossana,  da questo momento in poi. Se verr&ograve; a sapere che hai accettato un giocattolo o un dolce da una sola bambina, sarai punita severamente&rdquo;
Rossana aveva gli occhi bassi, invano Madre Florentine cercava di fissarli nei suoi. 
Suo padre pensava di essere ancora in tempo a raddrizzare il giovane virgulto che gi&agrave; si piegava ai venti della vanit&agrave; e della voracit&agrave;, e ringraziava il cielo d'essere incappato nelle suorine. 
Sua madre guardava l'orologio timorosa di far tardi all'appuntamento con la pettinatrice e pensava di non poterne oltre di tutte quelle storie per un affare di bambine trattato alla stregua di un affare di Stato. 
Ebbe modo di constatare, negli anni a venire, di aver sottovalutato la faccenda.
&ldquo;Guardami negli occhi, bambina&rdquo;, disse Madre Florentine a Rossana, che scegliendo la tattica della resistenza passiva era morbida e come un peso morto tra le braccia della suora.
&ldquo;Prometti, avanti&rdquo;, insisteva quest'ultima con pazienza.
&ldquo;Loro sono contente cos&igrave;! Loro sono contente cos&igrave;! &quot; prese a gridare la bambina, e fu una scoperta quanto fiato riuscisse a uscire da quella graziosa bocca di rosa. I genitori la guardavano impietriti dalla sorpresa. 
Madre Florentine osserv&ograve; per un po' il faringe e due tonsille immuni da infezioni, poi  colp&igrave; con uno schiaffo Rossana, che immediatamente smise di urlare. Finalmente le loro iridi si incontrarono, si fusero in un attimo all'acme della tempesta, e si capirono immediatamente. 
Il lungo silenzio che segu&igrave; disse molte cose; il dottor Altieri e signora non ritennero opportuno interromperlo.

&ldquo;Allora, bambina, cosa decidi? Rimarrai ancora a lungo sulla porta o entrerai prima che suoni il campanello di fine lezione: approssimativamente, diciamo, tra 25 minuti?&rdquo;
Rossana non capiva Madre Florentine, diceva delle cose senza senso. Non giungeva subito allo scopo, prima aveva la necessit&agrave; di utilizzare un sacco di parole inutili; lei, invece, amava le persone semplici, le cui intenzioni erano chiare come la cima di Monte Lughente in una giornata azzurra d'estate. Nutriva, verso la suora, una sorta di timore reverenziale: ne sentiva istintivamente l&rsquo;autorit&agrave; che emanava dalla sua persona. Madre Florentine era alta e magra; portava, come tutte le consorelle del suo ordine, un abito viola ricoperto da uno scapolare e un mantello color cenere, allo stesso modo dei frati domenicani. L'abito copriva la gamba fino a met&agrave; del polpaccio, ricoperto da calze spesse di un color viola pi&ugrave; scuro dell'abito; il capo era invece ricoperto da un velo dello stesso color cenere dello scapolare, e tutte calzavano gli stessi mocassini neri senza tacco.
Madre Florentine era di una bellezza atletica e senza et&agrave;, fuori dai canoni per il suo tempo di curve morbide e spalle cadenti occultate da tailleur con spalline imbottite per supplire a cingoli muscolari deboli, dovuti alla mancanza d'esercizio fisico delle donne della sua generazione. Florentine aveva vissuto la sua giovinezza in una  vallata attraversata da un fiume che sembrava non finire mai,  disseminata di castelli di fate e principesse, dove poteva scegliere se cavalcare uno dei cavalli del maneggio oppure allenarsi in uno dei numerosi campi da tennis della propriet&agrave; di suo padre. 
Rossana scambiava questa diversit&agrave; per bruttezza, e una chiazza di vitiligine dalla curiosa forma di pipistrello, che occupava il centro della fronte della monaca, contribuiva a rinsaldare le certezze della bambina: Madre Florentine era cattiva e fortissima, e lei avrebbe fatto bene a non contrariarla.
Finalmente Rossana si sedette su una sedia dallo scheletro di legno, imbottita e ricoperta di un tessuto rosso e lucente, come damascato. Guard&ograve;, in attesa, la direttrice che sedeva dall'altro lato di una scrivania dal piano di cristallo che sembrava grandissima.
&ldquo;L'anno scolastico &egrave; ormai iniziato da tempo, ma tu sei la prima a sapere che presto arriver&agrave; una bambina nuova. Una bambina che sar&agrave; nella tua classe&quot;
Rossana si sent&igrave;, senza sapere perch&eacute;, privilegiata per essere venuta a conoscenza della notizia riservata. Assunse la posizione d'ascolto molto interessato: collo teso in avanti e palpebre che sbattevano sugli occhioni verdi tre volte pi&ugrave; velocemente che in condizioni di norma.
&ldquo;E' una bambina che viene da un'altra scuola. Sai, l&igrave; non stava bene: non andava d'accordo con nessuno, e tutti pensavano che fosse cattiva. Cos&igrave; lei picchiava le sue compagne, e questo, certamente peggiorava le cose...&rdquo;
All'improvviso, Rossana vide Marcella, la sua fedele scudiera e compagna di banco, che teneva la complessa contabilit&agrave; dei dolci e dei giocattoli, svanire nel nulla.
&ldquo;No, Madre! Perch&eacute; io? Voglio Marcella, non mi cambi di banco, per favore, non voglio &ldquo;la nuova&rdquo;! Non la voglio!&rdquo;, l'interruppe Rossana che, sempre a causa della giovane et&agrave;, difettava di qualsivoglia strumento diplomatico.
Madre Florentine, come se non l'avesse udita, prese a raccontare la triste storia della &ldquo;nuova&rdquo;, rimasta orfana di entrambi i genitori in seguito a un incidente d'auto sei mesi prima, e affidata a zii affettuosi che avrebbero voluto il meglio per lei. Per questo avevano deciso di levarla dalla scuola pubblica e inserirla nel Sacr&eacute; Coeur, dove erano certi che Angela, questo era il nome della &ldquo;nuova&rdquo; avrebbe trovato delle bambine pronte a fare amicizia con la povera orfana. E lei, Rossana, avrebbe dovuto essere fiera di essere stata scelta dalla direttrice come compagna di banco di Angela, che in quel momento aveva tanto bisogno di affetto e comprensione. E forse, di essere anche difesa dalla diffidenza e dall'ostilit&agrave; delle altre bambine: chi meglio di lei avrebbe potuto fare in modo di far accettare Angela dalle altre bambine?
Fu allora che Rossana ebbe contezza del suo  senso per il vento. Cap&igrave; in un attimo che Madre Florentine la stava incastrando, sorda a ogni protesta, in un'amicizia faticosa e impegnativa; intu&igrave; nello stesso breve lasso di tempo, che la &ldquo;nuova&rdquo; avrebbe in qualche modo, che sentiva ancora sfumato e impreciso, ritornarle utile. Appesa alla parete sopra il capo di Madre Florentine, per quanto fosse pi&ugrave; appropriata un'immagine del Cristo che proteggeva con mani delicate poste a coppa a proteggere il suo sacro cuore sanguinante per i peccati degli uomini circondato da due giri di filo spinato, si trovava una miniatura della Madonna del Latte non incappato nelle cesoie della Controriforma. 
Rossana si era distratta subito dopo aver appreso la notizia dell'incidente stradale in cui erano morti i genitori di Angela; si perse a ringraziare la madonnina con la tetta di fuori perch&eacute; il suo babbo e la sua mamma erano ancora vivi e pronti a dispensarle amore. Poi si concentr&ograve;, come tutte le volte che per vari motivi veniva ammessa in presidenza, sulla miniatura posta sopra il capo di Florentine. Il velo color cenere che copriva i capelli di madre Florentine era sovrastato da una corona multicolore di rosso, arancio, giallo, verde,  blu, indaco e violetto. Un raggio di luce solare aveva oltrepassato le ante di vetro dell&rsquo;armadio che la monaca teneva sempre chiuso a chiave e conteneva molti oggetti sconosciuti, tra i quali un preziosissimo microscopio italiano in argento del XVIII secolo e un becco Bunsen del XIX secolo, quest&rsquo;ultimo perfettamente funzionante: che se solo madre Florentine lo avesse riempito di gas illuminante avrebbe dimostrato la discontinuit&agrave; degli spettri in diverse sostanze incandescenti. Rossella era sempre sul punto di chiedere a cosa servissero quegli oggetti strampalati; poi, per un motivo o per l&rsquo;altro, se ne dimenticava sempre. Lo spettro solare, che attraverso una delle facce inclinate del prisma di cristallo si era disposto sulla fronte di Madre Florentine come una corona di diamanti, impressionava la bambina certamente pi&ugrave; della scomposizione della luce bianca, e Newton e Bunsen non poteva competere con gli gnomi e le loro pentole da cui, lo sanno tutti, provengono i colori dell&rsquo;arcobaleno.
A ogni modo, quella Madonna del Latte apparteneva alla famiglia di Madre Florentine da pi&ugrave; tempo di quanto lei stessa potesse ricordare: bottino di qualche suo antenato che durante il basso medioevo aveva saccheggiato una delle numerose signorie o principati che costellavano un paese che sarebbe diventato Paese oltre cinquecento anni dopo. Il volto inespressivo della vergine, vestita come una gran dama, guardava davanti a s&eacute;, verso un punto imprecisato. La mano sinistra dalle dita grassoccie teneva un seno destro che compariva, come dal nulla, tra quella ricchezza di tessuti di broccato ricamati d'oro. Ordinatissimo seno, piccolo seno, elegante seno, asessuato cos&igrave; come si conf&agrave; alla sposa di Dio: non sgualciva con una sola piegolina quegli abiti cerimoniali della madre del Salvatore. Il Salvatore , a sua volta, guardava Rossana con due occhi piccoli che la dicevano lunga su quel seno che dispensava latte e miele e che liberava dal bisogno. Il  Bambinello, che aveva visibilmente in disprezzo la prospettiva, aveva un volto di adulto su un corpo di nano dal busto lungo e dagli arti corti e robusti.  Con una mano piccola posata lievemente sul seno materno, come ad attestarne la propriet&agrave; indiscussa, si trovava decisamente in primo piano rispetto alla Vergine e ad altri parenti in primo grado vestiti altrettanto elegantemente, come Giovanni Battista, quasi coetaneo del re del mondo, e sant'Agnese o sant&rsquo;Anna. 
Era lui il proprietario di latte, miele, marionette di cartapesta e stelline di marzapane. Rossana ne fece un modello da seguire, ma vedeva nel nano col viso d'adulto non il bisogno di nutrirsi dell'amore materno n&eacute;, tantomeno, associava al latte l'elargizione della Grazia al popolo degli Uomini. A Rossana non importava affatto la figura materna della Madonna, egemone e generosa a un tempo; era invece profondamente colpita dal bambino nano, che per qualche virt&ugrave; a lei ignota, era il destinatario, unico, esclusivo, eletto, di tanta grazia materna, che lo avrebbe per sempre liberato dal bisogno. Un'interpretazione niente affatto evangelica del dipinto, ma pi&ugrave; accessibile a una bimba di otto anni che sfruttava al meglio i doni che la natura le aveva generosamente donato. 
La miniatura della Madonna del Latte apparteneva, dunque, alla famiglia di Madre Florentine prima ancora che lei stessa diventasse discendente diretta di una delle sorelle di Napoleone Bonaparte. Un notabile francese di scarsa importanza ma di grande iniziativa, al seguito del signore di Nogaret, inviato di Filippo IV di Francia presso Bonifacio VIII nella sua dimora di Anagni, approffitt&ograve; della debolezza di quest'ultimo in seguito alla storica offesa dello sganassone col guanto di ferro. Il Papa si becc&ograve; lo storico sganassone dal cancelliere reale per via di certe divergenze di vedute circa il potere temporale della chiesa, e l&rsquo;avo intraprendente di Florentine approfitt&ograve; del momento di debolezza per alleggerirlo del dipinto in questione. La corte del Pontefice non ritenne opportuno lamentarsi della scortesia, probabilmente il momento politico sarebbe divenuto pi&ugrave; greve in seguito ad accuse che sarebbero state certamente negate. Si disse, in seguito, bench&eacute; la notizia non compaia in alcun libro di storia, che Bonifacio VIII mor&igrave; di crepacuore non tanto per l'offesa dovuta allo sganassone, tanto per la scomparsa dai suoi appartamenti privati del palazzo di Anagni del prezioso dipinto della Madonna del Latte. 
Madre Florentine, quale che fosse la provenienza della preziosa propriet&agrave; di famiglia, che del resto ignorava completamente, chiese per s&eacute; il dipinto non appena fu folgorata dal dono della fede, bench&eacute; si trovasse allora alla Sorbona a studiare Fisica e Chimica, e non sulla via di Damasco, come sarebbe stato pi&ugrave; appropriato per il solenne momento. Decise in un sospiro, in un maggio francese bollente a cui partecipava con convinzione e che sconvolgeva allora tutto il Paese, che la sua vita era altrove.
Lasci&ograve; suo padre e il mondo in rivolta, alla quale aveva in un primo momento aderito entusiasticamente, per entrare nell'ordine delle suore del Sacr&eacute; Coeur. Lasci&ograve; suo padre sommerso da una montagna d'aspettative deluse e con il cuore spezzato di genitore di figlia unica e amatissima. Perch&eacute; i genitori sono cos&igrave;: amano i figli fino a sacrificare la loro vita, senza accorgersi che la loro vita la sacrificano comunque: sprecando energie, ogni giorno, allo scopo di modificare, quand'anche di non cambiare completamente, le scelte di vita di questi ultimi. 
Alb&eacute;ric Chr&eacute;tien Honor&eacute; Florentin di Blanchard Gauthier Arnaud De Bernard Murat ben presto si rese conto che a nulla sarebbero servite lacrime, preghiere, minacce, lusinghe, ricatti affettivi: nulla avrebbe potuto distogliere Florentine dal suo proposito di appartenere all&rsquo;ordine del Sacr&eacute; Coeur, dedicato alla preghiera, allo studio e all'educazione di menti giovani e bisognose di sapere. 
Se ne and&ograve;, lasciando suo padre col cuore spezzato e avendone in cambio la miniatura della Madonna del Latte.




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    <title type="html"><![CDATA[Sostiene Menzinger]]></title>
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    <published>2008-03-08T09:29:21+01:00</published>
    <updated>2008-03-08T09:29:21+01:00</updated>
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    <![CDATA[<p>




<a href="http://menzinger.splinder.com/post/16248404/LA+FAMIGLIA+IMAGINARIA">Carlo Menzinger</a>





<a href="http://menzinger.splinder.com/" target="_blank"> Carlo Menzinger</a>, scrittore, (&ldquo;Viaggio intorno allo specchio&rdquo;, raccolta di poesie; i romanzi &ldquo;Il Colombo Divergente&rdquo;, un'ucronia su Cristoforo Colombo; &ldquo;Giovanna e l&rsquo;angelo&rdquo;, un'ucronia su Giovanna d&rsquo;Arco; &ldquo;Ansia Assassina&rdquo;, un thriller surreale; il romanzo breve &ldquo;Se sar&agrave; maschio lo chiameremo Aida&rdquo;, scritto assieme ad Andrea Didato e la storia in versi &ldquo;Cybernetic Love&rdquo;, scritta con Simonetta Bumbi, pubblicati entrambi nel volume &quot;Parole nel web&quot;, che comprende anche un racconto che ho scritto con Sergio Calamandrei &quot;Lei si sveglier&agrave;&quot;) parla di <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788889187104/dettori-lina/famiglia-immaginaria.html" target="_blank">&quot;La famiglia immaginaria&quot;</a> nel suo blog.
A lui un ringraziamento, al viandante un invito a visitare il blog di Carlo, ove tutto verr&agrave; spiegato su quel genere affascinante che &egrave; <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ucronia" target="_blank">il romanzo ucronico</a>.

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    <published>2008-03-03T15:54:42+01:00</published>
    <updated>2008-03-03T15:54:42+01:00</updated>
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    <![CDATA[<p>Cosimo Marras si trov&ograve;, nell'ordine, senza l'amicizia di Antonio Lopez, il becco di un quattrino e, infine, senza sua moglie. 
Rossana Altieri coniugata Marras, da sempre donna previdente col dono di fiutare il vento prima ancora che lo stesso realizzasse che di l&igrave; a poco da scirocco si sarebbe rivoltato in grecale, pens&ograve; bene di levare le tende con un anticipo tale che la tempesta non avrebbe lambito nemmeno la punta delle sue scarpine Ferragamo numero 36. Anzi: il suo tempismo ai limiti degli umani sensi l'avrebbe cristallizzata, nell'immaginario cittadino, nella posizione di moglie sfortunata e al di sopra di ogni sospetto di opportunismo. Angela infatti aveva lasciato la sua casa, in accordo con il marito, prima che questi rimanesse coinvolto nella vicenda delle assicurazioni agli enti pubblici. Insomma, non sarebbe stata un topo che abbandonava la nave che affonda. In effetti, Rossana non aveva un aspetto murino, tutt'altro. Bella di una bellezza inusuale in quelle latitudini, dove il biondo dei capelli e il verde degli occhi potevano ben definirsi colori esotici, suppliva alla mancanza di intelligenza e sensibilit&agrave; con un'istinto che avrebbe potuto essere definito, a pieno titolo, animalesco. Da predatrice qual era, Rossana Altieri sentiva l'odore del vento. Quella qualit&agrave; - che &egrave; la stessa che possiedono i politici di mezza tacca che cavalcano, indipendentemente dall'alternanza delle parti al potere e dalla mutevolezza della loro stessa parte politica - le permetteva di governare, con l'eleganza di una vergine amazzone, la cresta dell'onda anche nelle situazioni meno eleganti. Rossana esibiva questo tratto, che insieme alla sua bellezza ne faceva, da persona senza qualit&agrave; quale in realt&agrave; era, un tipo con cui era meglio avere rapporti amichevoli piuttosto che non averne affatto o, men che meno, averne di cattivi.
Si avvide che per Cosimo le cose non andavano per il verso giusto da segnali insignificanti, a cui chiunque altro non avrebbe dato il giusto peso: Antonio che non rispondeva al cellulare per due volte di seguito nell'arco della stessa giornata; una gentilezza sconosciuta e perci&ograve; distante nel modo di salutare di quest'ultimo; l'insofferenza improvvisa e ingiustificata di Cosimo nei suoi confronti. Tutto questo l'aveva portata, in un arco di tempo brevissimo, a lasciare la sua casa e il marito, con il sottotitolo &quot;era impossibile sopravvivere in quell'ambiente gonfio di risentimento. Nei suoi confronti, poi: lei che si era sempre sacrificata per la carriera di lui&quot;. Angela Altieri, all'occhio distratto dell'osservatore esterno, poteva apparire veramente come una di quelle donne che si sacrificano per la carriera e la visibilit&agrave; sociale dell'uomo che scelgono come compagno. A ben pensarci, l&rsquo;espressione che scelgono come compagno - e non invece che amano - la dice lunga su Angela, e riporta a quel suo carattere predatorio e di fattrice istintiva di razza dominante. 
Conobbe Cosimo quando frequentava il primo anno di magistero, a cui si era iscritta in seguito alle insistenze dei suoi, che aspiravano ad avere una figlia laureata: perch&eacute; non si sa mai nella vita, un pezzo di carta fa sempre comodo e si dia il via al Campionato Nazionale del Luogo Comune. A lei non interessava nulla di acquisire, anche solo sulla carta, una cultura superiore: aveva intuito, fin dalle scuole elementari, che per sopravvivere - o meglio, per vivere con agio - le sarebbe bastato quell'olfatto per il vento, privo di orpelli sovrastrutturali che, anzi, ne avrebbero smorzato l'immediatezza. Accadde che il senso si manifest&ograve; all'improvviso. 
Fu all'et&agrave; di sette anni, quando frequentava la seconda elementare nella scuola privata del Sacr&eacute; Coeur, che scopr&igrave; la sua qualit&agrave;. Sul perch&eacute; a M&egrave;rulas esistesse e prosperasse da prima della Seconda Guerra mondiale la comunit&agrave; delle colte e tolleranti suorine, il cui sapere spaziava dal naturalismo francese all&rsquo;elettrodinamica dei corpi in movimento e oltre, non era dato sapere. La scuola del Sacr&eacute; Coeur, baluardo di un'anacronistica segregazione femminile che strideva fortemente con programmi scolastici all'avanguardia del tutto sconosciuti alla scuola pubblica, ben presto divent&ograve; la fucina di donne della classe medio alta. Il Sacr&eacute; Coeur sfornava giovanette con una solida formazione culturale - sia scientifica che umanistica - e un'ampia scelta di vita futura che le suorine lasciavano, senza esercitare la minima influenza, alle stesse signorine di buona famiglia. Le suorine francesi sembravano credere all'imparzialit&agrave; della cultura, concetto, allora come ora, del tutto sconosciuto nella scuola pubblica e privata. Da dove fosse potuto nascere quel fiore in mezzo al deserto, anche questo, non &egrave; dato sapere. Ci&ograve; che risulta invece ormai cronaca - per motivi apparentemente ignoti, data la buona salute di cui godeva l'istituzione &ndash; &egrave; che la massiccia e al contempo ariosa struttura neoclassica della scuola cattolica venne rilevata, col beneplacito del Vescovado di Bras&igrave;er, da cui le suorine dipendevano, dall'Opera della Libera Universit&agrave; di M&egrave;rulas.
La Libera Universit&agrave; contava a quel tempo ben tre corsi di laurea e altrettante specializzazioni. Tutti i corsi erano imperniati sulla fisica delle nuove particelle subatomiche isolate dai graniti rosa di Corru Longu: utili, in un futuro non proprio immediato - e comunque bisogna avere vasti orizzonti: se no, a culo il progresso - come propellente a basso costo per effettuare viaggi nel tempo e fors'anche in dimensioni diverse da quella in cui si svolge questa vicenda, realmente accaduta in un passato recente. 
A ogni modo Rossana, all'et&agrave; di otto anni, era un dolce cherubino a cui bastavano i boccoli biondi tenuti insieme da nastri di raso per diventare una dominante nella piccola comunit&agrave; di bimbette dal colorito olivastro e occhi neri e sfuggenti di furetto. Una mattina, prima dell&rsquo;inizio delle lezioni, venne convocata dalla direttrice. Madre B&eacute;n&eacute;dicte Ad&eacute;la&iuml;de Florentine contessa di Gauthier Arnaud De Bernard Murat, era discendente diretta dal ramo femminile dei Bonaparte, cos&igrave; almeno ciacolavano le madri delle giovanissime discenti. Delle sue nobili origini madre Florentine non era interessata a che il volgo sapesse: certamente i m&egrave;rulesi, compresi nonati e ultracentenari di cui il posto abbondava, avrebbero favoleggiato circa dame bellissime, ricchissime e nobilissime, ritiratesi in convento in seguito a inenarrabile delusione d&rsquo;amore.
&nbsp;
In effetti, a chi mai possono interessare un fede sincera e una vocazione, mai sovvennero parole pi&ugrave; adatte all&rsquo;uopo, cadute dal cielo?

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    <title type="html"><![CDATA[Riceviamo e volentieri pubblichiamo]]></title>
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    <published>2008-02-26T00:29:28+01:00</published>
    <updated>2008-02-26T00:29:28+01:00</updated>
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    <![CDATA[<p>




Datosi che:
non possiamo rimanere insensibili ai toni di composta pacatezza con i quali viene posta la richiesta, nel pieno rispetto delle tradizioni profondamente democratiche di questo luogo virtuale in cui il gestore ha sempre ragione e, infine, per non incorrere nei rigori della legge 6 agosto 1990, n.223 e nel rispetto del Decreto del Presidente della Repubblica del 27 marzo 1992 che regolano l&rsquo;inutile e stravagante diritto di rettifica - perch&eacute; anche noi abbiamo fior di legali, ci ha forse preso per degli sprovveduti? -, riceviamo dal Sor Giorgio Flavio, e volentieri pubblichiamo:





Richiesta di rettifica

A proposito di Pescatori di polpi, Soffiatori di Emozioni, Leggitori di scrittori morti e Autori irrecuperabilmente cialtroni 

Ai sensi della legge sulla stampa, e riservandomi ogni possibile azione a tutela della mia onorabilit&agrave; in altre e pi&ugrave; opportune sedi, Le chiedo di voler procedere con effetto immediato a rettificare quanto affermato nel suo mendace resoconto dell&rsquo;evento mondano-culturale tenutosi presso il ristorante Gulliver di Macomer in data 23 febbraio ultimo scorso. La diffido altres&igrave; espressamente dal pubblicare le precisazioni a seguire con rilievo ed evidenza inferiori a quella delle fole che le hanno rese necessarie, esigendo una visibilit&agrave; almeno pari.

Preciso dunque quanto segue:

-	non risponde a verit&agrave; quanto asserito circa l&rsquo;abbigliamento del sottoscritto, che non indossava una diner jacket con revers di seta bens&igrave; la sobria giacca mod. &ldquo;Charro Jalisco&rdquo; con bottoni d&rsquo;argento del costume di Zorro indossato nella sfilata del Carnevale di Bosa del 1973, casualmente rinvenuta negli armadi della casa avita, ancorch&eacute; priva purtroppo dello spadino d&rsquo;ordinanza. Si precisa altres&igrave; che il prezioso capo vintage era reso ancora pi&ugrave; glamour dall&rsquo;ampio squarcio dorsale prodotto dalla francamente incomprensibile rigidit&agrave; delle leggi della fisica, che hanno reso inconciliabile la misura 44 drop 6 del capo d&rsquo;epoca con l&rsquo;attuale taglia 52 drop 0 indossata dallo scrivente;

-	l&rsquo;elenco delle qualifiche attribuitemi, largamente incompleto, tradisce la malevola intenzione di  attribuire al sottoscritto la subdola etichetta di  &ldquo;intellettuale&rdquo;. Si precisa pertanto, a beneficio del colto pubblico, che lo scrivente - prima e pi&ugrave; ancora delle cose scritte da Carriego nel suo mistificante resoconto  -  &egrave; pescatore di polpi di conclamata fama internazionale, esperto cercatore di asparagi selvatici e di erbe di campo per misticanze, fervente seguace della corrente filosofica &ldquo;Funkaz&rdquo;, pervicace sostenitore di iniziative di editoria acustica (pur di non leggere!), generatore spontaneo e non necessariamente consapevole di cazzate seriali ed estemporanee, titolare di blog astenico ad andamento singhiozzoso (pur di non scrivere!) e, infine, convinto ma quasi mai corrisposto estimatore di grazie muliebri (quest&rsquo;ultima qualifica, peraltro, ha da tempo raggiunto la quiescenza e il &ldquo;quasi&rdquo; ha da anni smesso di accompagnare il &ldquo;mai&rdquo;);

-	l&rsquo;&ldquo;autorevolezza&rdquo; attribuitami &egrave; subdolamente classificata come &ldquo;naturale&rdquo; al solo scopo di minimizzare il fatto che, per far s&igrave; che il folto ed elegante pubblico stesse l&igrave; buono a fingere di prestare attenzione, ho impegnato gli interi emolumenti del 2008. In particolare e al solo scopo di ristabilire la verit&agrave; dei fatti, preciso di  aver pagato la cena a tutti gli intervenuti, corrisposto un fee di cento euri sonanti ad capocciam e garantito il rimborso a pie&rsquo; di lista ai genitori che, per assistere all&rsquo;evento, hanno dovuto affidare i pargoli alle cure di una babysitter. Per i patiti dei particolari e per quanti volessero stimare l&rsquo;esborso, preciso che l&rsquo;audience era costituita da almeno un centinaio di persone: ai gaudenti che avevano prenotato con largo anticipo gli 80 coperti del Gulliver, vanno infatti aggiunte le due dozzine di persone che hanno assistito alla presentazione del libro senza potersi fermare a cena, forse confidando che qualche astante, ucciso dalla noia, avrebbe finito per liberare il posto.


Altre e gravi imprecisioni riguardano le figure del Soffiatore di Emozioni Gavino Murgia e del Leggitore di scrittori morti (ed egli stesso scrittore estemporaneamente in vita) Gianni Cossu, ma se ne occuperanno in via  diretta i  legali dei due noti artisti, che a quanto si &egrave; appreso per le vie brevi stanno predisponendo opportune e adeguate  misure di tutela per i loro assistiti. 
Al fine di ristabilire la verit&agrave;, invece, voglio ancora precisare che quella indossata dal preclaro professor Matteo Pirisi &ndash; che Domineddio ce lo conservi, lui e tutti i verbavogliosi -  non era una camicia hawaiana, ma la tenda a fiori del suo soggiorno sapientemente drappeggiata per l&rsquo;occasione dalle abili mani della consorte Rossana. 
Allo stesso modo, nego decisamente di aver  descritto l&rsquo;autore di Baffi di cacao &ldquo;come un emerito cialtrone senza alcuna possibilit&agrave; di recupero&rdquo; ricorrendo, per farlo, a &ldquo;due o tre potenti pennellate&rdquo;: ne &egrave; infatti bastata e finanche avanzata una. 
&Egrave; altres&igrave; falso che Carriego, mossa dalle applaudite performance del Trio convenuto al Gulliver a presentare la di lei opera, abbia deciso di comprare e auto-dedicarsi una copia del libro. In effetti, la dottoressa ha s&igrave; vergato un&rsquo;encomiastica e vanesia dedica a se stessa su una copia del volume, non per&ograve; dopo averlo acquistato, bens&igrave; sottratto con l&rsquo;inganno alla verbavogliosa professoressa Olimpia Cadoni, la quale con encomiabile spirito di servizio si dedicava in un angolo della sala alla vendita dell&rsquo;opera seconda carriegasca, mentre l&rsquo;autrice sorseggiava abbardente incassando con malcelata soddisfazione i complimentoni del jet set macomerese guidato dal primo cittadino in persona, accompagnato dall&rsquo;assessore alla cultura e da svariati altri esponenti della nomenklatura locale. Non solo, dunque, la gentile Olimpia ha dovuto consumare tacchi e suole delle sue decollet&eacute;  in un&rsquo;inesausta spola tra la sua postazione e il tavolo della Divina, acciocch&egrave; la medesima apponesse di suo pugno dedica et autografo alle molte copie vendute al pubblico acclamante grazie all&rsquo;esibizione del Trio,  ma per soprammercato si &egrave; pure vista fregare una copia del volume, rimettendoci tredici euri. Per dire di che gente siano, gli scrittori.

Resto, pfui a lei, in attesa di un sollecito riscontro, con l&rsquo;accendino e le micce da innesco pronti in mano per essere usati in quella via nuorese in corso di sprofondamento che Ella sa (a prop&ograve;s delle voragini: non crede, alla fine della fiera,  che siano dovute alle schiere di satanassi suoi compari che, da laggi&ugrave;, reclamano il suo ritorno a casa?)

In fede

Giorgioflavio 
Pescatore di polpi



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    <published>2008-02-24T19:33:23+01:00</published>
    <updated>2008-02-24T19:33:23+01:00</updated>
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      <name>EvaCarriego</name>
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    <![CDATA[<p>


Carriego e Gavino Murgia




Mi corre l&rsquo;obbligo (come l&rsquo;obbligo? Chi ti obbliga? direte voi, miei piccoli lettori), di riferire brevemente sulla presentazione di &ldquo;Baffi di cacao&rdquo; tenutasi ieri a Macomer. L&rsquo;associazione culturale Verba Voglio, fior fiore all&rsquo;occhiello della cultura cittadina, ha organizzato la presentazione in maniera impeccabile: bella persona, intellettuale di vaglia e una delle anime della vivace associazione &egrave; Matteo Pirisi, insieme a Caterina, Luciana, Agostino che ne &egrave; il presidente (con il quale ho scoperto <a target="_blank" href="http://ladypazz2.splinder.com/">una conoscenza</a>, sebbene per me virtuale, in comune) e molti altri. 


 Matteo ha diretto un cast (come si dice?) di grande levatura intellettuale, cos&igrave; composto: <a target="_blank" href="http://giorgioflavio.splinder.com/">Giorgio Flavio Pintus</a>, relatore, giornalista, scrittore, compositore, critico letterario, cuoco di fama intergalattica e fumatore molto competente di sigaro aromatizzato al caffe; <a target="_blank" href="http://bardofulas.splinder.com/">Gianni Cossu</a>, voce, bancario senz&rsquo;anima, leggitore di scrittori morti (e lui stesso scrittore estemporaneamente in vita), attore, aspirante pastore; <a target="_blank" href="http://www.gavinomurgia.com/">Gavino Murgia</a>, musicista, suonatore di sax, launeddas e di qualsiasi altro strumento sia capace di emettere suoni melodiosi tra le di lui preziosissime mani, comprese le pentole della cucina di vostra madre. 
Come ben fa presagire la locandina - La mente e la pancia -, l&rsquo;evento si &egrave; tenuto presso il ristorante Gulliver, di propriet&agrave; di Graziella, grande lettrice e abilissima chef. L&rsquo;accogliente locale era abbellito da numerose decorazioni natalizie, ma Giorgio Flavio ha spazzato via ogni perplessit&agrave; affermando che a Macomer, da sempre, il Natale si festeggia il 25 febbraio. 
Tutti gli hanno creduto. 
&Egrave; verosimile che ci&ograve; sia dovuto alla sua naturale autorevolezza, per l&rsquo;occasione potenziata - ancorch&eacute; ve ne fosse bisogno - da una formidabile mise: un black tie con revers in satin di seta. 
Spender&ograve; qualche parola, per non far torto a nessuno, sulle mise degli altri splendidi protagonisti della serata. 
Gianni Cossu esibiva un pigiama in felpa bluette sotto un chiodo alla Fonzie: stile che d&rsquo;acchito potrebbe lasciar perplessi, ma a mio modesto avviso destinato a fare tendenza.
All&rsquo;altezza del cinquantesimo chilometro della SS 129, il versatile artista mi ordina imperiosamente di fare una inversione a U: vuole tornare casa. 
&ldquo;Giusto cielo,&rdquo; penso, sapendo quanto gli artisti poco si curino delle cose terrene &ldquo;si &egrave; accorto d&rsquo;indossare ancora il pigiama e vuole tornare a cambiarsi&rdquo;
&ldquo;Ho dimenticato il mio leggio&rdquo;, mi dice invece, &ldquo;E come si fa a declamare senza leggio? Come si fa? Non viene neanche bene a dirlo, guardi&rdquo;
&ldquo;Ma Messi&egrave;, di che si preoccupa? Vuole che un&rsquo;associazione di tanta tradizione e di cos&igrave; lunga esperienza organizzativa come Verba Voglio non disponga di un numero illimitato di leggii di diversi materiali e fattura? Ors&ugrave;, procediamo&rdquo;, faccio io.
&ldquo;Me ne fotto, Mad&agrave;me: senza il mio leggio non declamo nemmanco per Moccia, figurarsi per lei. Mi porti immantinente a casa oppure non se ne fa nulla&rdquo;
Presa dal panico, mi esibisco in un&rsquo;inversione a U all&rsquo;altezza dell&rsquo;incrocio a raso per B&igrave;rori, che avrebbe meritato non solo la sospensione temporanea della patente, ma anche quella ab aeternum dei diritti civili.
A ogni modo, l&rsquo;aspetto per circa 24 secondi e lo vedo ritornare verso l&rsquo;auto mentre trascina a fatica un leggio in lega di iridio e tungsteno, di massa superiore a quella del nostro satellite naturale, che creer&agrave; problemi d&rsquo;assetto alla mia pur nuova fiammante Mercedes classe S durante il viaggio. 
Indossa ancora il pigiama di felpa bluette sotto il giubbino di pelle nera con le frange.
Il gran cerimoniere Matteo Pirisi ha invece optato per una sobria camicia hawaiiana sapientemente e volutamente (ovvove!: un avverbio via l&rsquo;altro) in contrasto con una magnifica capigliatura e una barba argentata e fluente, che lo fanno assomigliare a un filosofo tedesco di cui s&rsquo;&egrave; persa memoria. 
Oppure - ma questa sensazione &egrave; certamente dovuta agli addobbi natalizi del Gulliver - a Babbo Natale in vacanza.
L&rsquo;ottimo Murgia, avendo saputo per vie traverse dei revers in satin di seta del Pintus, fa la sua apparizione, da vera star qual &egrave;, indossando un frac con mantella a ruota, che ne rende pi&ugrave; spigolosi i tratti somatici gi&agrave; minimalisti. L&rsquo;impressione complessiva che si ha dell&rsquo;artista &egrave; di un esistenzialismo impregnato di tristezza vitale. &Egrave; certamente per tale motivo che, di ritorno da Parigi ove si trovava per un concerto, viene direttamente dall&rsquo;aeroporto al Gulliver. Prima di entrare pensa bene, a causa di quel carattere poco incline all&rsquo;ilarit&agrave; che lo contraddistingue, di informare il leggitore di scrittori morti di trovarsi ancora all&rsquo;estero a causa di inaccettabili ritardi dell&rsquo;aeromobile. 
&Egrave; il panico, finch&eacute; l&rsquo;eterea figura non compare in tutta la sua magnificenza a por fine alla sofferenza degli astanti. (Gavino, ma quanto sei grande?)
Il pubblico, invece, attento e numeroso, era vestito in maniera sobria ed elegante, e per sovrammercato ha posto (no! Il dibattito no! E invece s&igrave;) domande intelligenti e provocatorie, quando non addirittura escatologiche: gli anni di piombo, nelle loro molteplici evoluzioni, porteranno alla distruzione della societ&agrave; occidentale cos&igrave; come la conosciamo? 
La risposta dell&rsquo;autore &egrave; stata talmente precisa che nessuno ha ritenuto opportuno dibatterne oltre: boh.
Durante la presentazione Giorgio Flavio dedica affettuosamente due parole all&rsquo;autore che, in due o tre potenti pennellate, descrive come un emerito cialtrone senza alcuna possibilit&agrave; di recupero.
Tutti gli hanno creduto.
Poi parla del libro, e ne parla bene. 
Alcuni gli hanno creduto, altri avevano gi&agrave; letto il libro.
Io non ne parler&ograve;, non so farlo: cliccate <a target="_blank" href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/02/18/baffi-di-cacao-di-eva-carriego/">qui </a>se siete interessati a saperne di pi&ugrave;.

La presentazione di Giorgio Flavio &egrave; stata inframmezzata da due letture tratte da &ldquo;Baffi di cacao&rdquo;, declamate dal leggitore di scrittori morti ispiratissimo con il commento musicale di quel grande artista che &egrave; Gavino Murgia.

Sono stati talmente bravi che alla fine della manifestazione ho comprato una copia del libro e mi sono fatta una dedica personalizzata.


</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/EvaCarriego" >EvaCarriego</a> | <a href="http://braiandinazareth.splinder.com/post/16079339/Sax+e+leggii+%28per+non+dire+di+#comment" >Commenti (10)</a>
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