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  <title type="html"><![CDATA[ALO]]></title>
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  <updated>2007-04-13T11:54:57+02:00</updated>
  <subtitle type="html"><![CDATA[<p align="justify"> Sono nato l’8 Maggio 1963 a Bondeno (Ferrara), a tutt'oggi mia dimora fisica. Ho compiuto studi tecnici, ma da sempre ho coltivato una grande passione per l’arte.

Alla perenne ricerca del ‘soggetto’ arte, più che dell’oggetto artistico, mi infiammo davanti ai maestri riconosciuti come l’amico Guglielmo Mari, Rauschenberg, Caravaggio, Van Gogh, Gaudì, Dalì. Strana lista, vero? Quasi una testimonianza dell’assenza di spazio-tempo in cui vivo, che mi tormenta e mi spinge a raccogliere un manifesto da strappare in strada, un frammento di foto perso da chissachi, un giocattolo rubato alle figlie per sporcarlo in un gesto veloce con la pretesa di renderlo arte.

Non è facile definire la mia produzione. Sarebbe come tirare delle linee intorno al mio lavoro – quella cornice che non metto mai... - dimensioni, categorie, stime e valutazioni non sono cose per me.
Non è che non mi riguardino o non mi interessino. Semplicemente non trovano spazio.

È con l’intensità del tratto, è col dolore sotteso ad ogni elemento delle mie creazioni, anche in quelle apparentemente ironiche o blasfeme, che voglio trasmettere l’innocente ma feroce dolore dell’esistenza.

Proverò allora, invece di usare le parole - che trovano il loro spazio storpiato nei titoli - a descrivere le opere attraverso le tecniche e i materiali. Qui colori acrilici, grazie alla tecnica del collage, copulano con fotografie, ritagli di giornale, pellicole adesive di varia natura, stoffe, giocattoli smessi e scarti industriali: piccolo catalogo della casualità dell’universo concentrato nel quadrato di una tela.

Ma di che tele vado parlando poi? Il pennello non lo uso più da anni, preferisco pennarelli (sì, quelli delle figlie), colla, nastro adesivo, punteruoli, trapani e saldatori.

Il mondo dell’arte ha perso i propri confini fisici e meta-fisici, ed è per questo che le mie opere le inserisco, con pochissimo riguardo, tra fogli di plexiglass: vorrei costruire un ponte tra l’arte e il quotidiano. L’opera resta come sospesa in una sorta di vuoto, una passerella sospesa sul nulla, a mostrarne l’inderterminatezza e la fragilità. Su questa passerella autore e fruitore possono incontrarsi forse con uno sguardo veloce, anche - perchè no? - d’imbarazzo o di paura, come chi si ritrovi di fronte al se stesso che preferisce dimenticare.  

</p>
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    <title type="html"><![CDATA[Intervista ad Alo, davanti a un piatto...]]></title>
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    <published>2007-04-13T11:54:57+02:00</published>
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    <![CDATA[Intervista ad Alo, davanti a un piatto di risotto e a varie bottiglie di vino rosso 

A 11 anni fondevo barattoli di plastica e di metallo con l&rsquo;accendino. Li raccoglievo dove capitava e li bruciavo in cantina per farne delle sculture. Non sapevo bene cosa stessi facendo e perch&eacute;, ma mi piaceva vedere come la materia si trasformasse; era distruzione e creazione, penetrazione della realt&agrave;. C&rsquo;era la puzza, l&rsquo;odore di bruciato, anche quello era parte della creazione. Le cose che si deformano, si sciolgono, dicono del proprio dolore. Facevo quello, non c&rsquo;era intenzione, solo il lasciarsi andare a quello per ridurre a elementi minimi. Un sorta di alchimista al contrario. 
Poi rimettevo insieme i frammenti e i residui su un tavolo di legno. Non volevo dire niente, cercare niente. Mi piaceva e basta. Mi piaceva l&rsquo;estetica diversa di quella materia trasformata. 
Un amico mi disse che facevo pop art. Non avevo mai sentito nominare la pop art, ma era un bel nome. Mi informai. Scoprii che facevano pi&ugrave; o meno quello che facevo io. 

In televisione vidi uno sceneggiato sulla vita di Ligabue. La televisione era in bianco e nero, eppure i colori uscivano lo stesso. Convinsi mio padre a portarmi a vedere una sua mostra nel mantovano. Ligabue era di quelle parti. Io sono di Bondeno. Stessi paesaggi grigi, la nebbia, il Po. E il colore di Ligabue: dipingeva gli animali come solo Van Gogh ha fatto. C&rsquo;era la sofferenza, la selvaticit&agrave;, la gioia, la tragedia di essere preda. C&rsquo;era tutto in Ligabue. Vera pop art, arte popolare, che tutti potevano comprendere. L&rsquo;arte deve essere semplice, popolare, alla portata di tutti. 
Se faccio un quadro e lo vendo per cinquanta Euro, c&rsquo;&egrave; qualcuno che lo vede e io ho i soldi per farne altre cinque. E&rsquo; solo questo. Non c&rsquo;&egrave; bisogno di altro. 

Guglielmo Mari era bondenese, come me. Un grande artista. Usava smalti allo zinco su tela in maniera pazzesca, con contrasti fortissimi. Ritratti di amici, ambienti con una forza espressiva pop, veramente popolare. Usava colori semplici, naturali, violenti, diretti, comprensibili da tutti. 
Aveva qualche anno pi&ugrave; di me. Era il mio amico e il mio maestro, anche se lui non si sentiva maestro di nessuno. 
Dovevamo fare una mostra insieme a Bologna. Ci volevano 200 mila lire. Era uno spazio importante. Io avevo 100 mila lire per andare a Parigi con Angela ed altri amici. O Parigi o la mostra. Scelsi Parigi. Guglielmo ci rimase male. Quella mostra non l&rsquo;abbiamo pi&ugrave; fatta. Lui mor&igrave; qualche anno dopo. 

carlo [ALO]&nbsp;andreoli<br /><br /><a href="http://www.splinder.com/myblog/comment/reply/11757712" >Leave a comment</a> | <a href="http://www.splinder.com/community/contacts/invite?nid=11757712" >Email this</a><br /><br />]]>
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    <title type="html"><![CDATA[Carlo Andreoli (Alo per gli amici)...]]></title>
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    <published>2006-04-04T10:33:11+02:00</published>
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    <![CDATA[Carlo Andreoli (Alo per gli amici) &egrave; un artista. Non intendo che lui sia artista perch&egrave; produce oggetti d'arte. Quello&nbsp; ne &egrave; solo un aspetto. Lui &egrave; artista quando cammina, beve, dorme, cucina. Non quando parla, perch&egrave; lui non parla, ma emette suoni, come un gabbiano o anche come un tacchino, a volte (dipende dalla birrra). Alo non &egrave; parte del mondo normale, concreto al quale noi ci riferiamo, sebbene anche lui debba sottostarci con dolore e fastidio, come tutti. A lui per&ograve; riesce&nbsp;la magia di essere anche altrove, da qualche altra parte, e i suoi occhi sono penetrati dalla luce di quel luogo dove dimora, anche se appare in mezzo a noi.
Un angelo, direte... e cos'&egrave; quel nome - Alo - se non la contrazione, la sintesi dell'angelo, e quel breve suono il suo fruscio d'ala, un alo, appunto.&nbsp; 
Chi lo conosce, sa che non esagero. Chi non lo conosce, si faccia penetrare dalle sue opere. Sono fatte con quell'intento.<br /><br /><a href="http://www.splinder.com/myblog/comment/reply/7660177" >Leave a comment</a> | <a href="http://www.splinder.com/community/contacts/invite?nid=7660177" >Email this</a><br /><br />]]>
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    <title type="html"><![CDATA[Carlo Andreoli
Un ponte tra...]]></title>
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    <published>2006-03-30T16:52:20+02:00</published>
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    <![CDATA[Carlo Andreoli
Un ponte tra l&rsquo;arte e il quotidiano &egrave; il percorso che&nbsp; ci pu&ograve; portare nei pressi della sua anima; 
ma &egrave; una passerella sospesa sul nulla che ne mostra l&rsquo;inderterminatezza e la fragilit&agrave;, 
non certo un&rsquo;opera monumentale che voglia spiegarne un ovvio e stabile collegamento.&nbsp; 
L&rsquo;opera come sospesa in una sorta di vuoto, su quella passerella di cui sopra, 
dove autore e fruitore possono incontarsi forse con uno sguardo veloce, 
che pu&ograve; essere anche d&rsquo;imbarazzo o di paura., 
come di chi si trovi messo di fronte al se stesso che preferisce dimenticare.&nbsp;intensit&agrave; del tratto,&nbsp; 
dolore che &egrave; sotteso da ogni elemento delle sue creazioni, 
anche in quelle apparentemente ironiche, 
o in quelle blasfeme, 
&egrave; in quell&rsquo;innocente ma feroce espressione di dolore dell&rsquo;esistenza 
che possiamo riconoscere come nostre le sue opere. 
Il resto - tecniche, dimensioni, categorie, stime e valutazioni - non sono cose. 
Non trovano spazio.<br /><br /><a href="http://www.splinder.com/myblog/comment/reply/7614927" >Leave a comment</a> | <a href="http://www.splinder.com/community/contacts/invite?nid=7614927" >Email this</a><br /><br />]]>
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