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  <title type="html"><![CDATA[Giovanna d'Arco: i lupi e il vento]]></title>
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  <subtitle type="html"><![CDATA[Romanzo inedito per ragazzi di Claudio Elliott.]]></subtitle>
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    <title type="html"><![CDATA[capitolo diciottesimo]]></title>
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    <published>2006-03-07T18:49:17+01:00</published>
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GIOVANNA D'ARCO (1412-1431).
 		Spade e cavalli
Lara si ritrov&ograve; nella grotta di Leo; l&rsquo;esperienza era stata cos&igrave; fulminea che non sembrava neanche essere avvenuta.
Ricordava che poco prima Luc aveva detto che nel passato sarebbero andati tutti e tre loro (i francesi) insieme a lei. Invece ci erano andati solo loro due. Evidentemente l&rsquo;atteggiamento di Alphonse gli aveva fatto cambiare idea. E ora Charles e Alphonse sarebbero rimasti per sempre nel ventunesimo secolo.
Una domanda si fece strada nel suo cervello: come mai si erano tutti assopiti all&rsquo;improvviso, l&igrave; nella Grotta del Pensiero?
Ora si stavano risvegliando. Lara not&ograve; che lo zio fu il primo, ma che aveva subito chiuso gli occhi; Lara ebbe la sensazione che aspettasse che gli altri riprendessero coscienza. In realt&agrave; lui era stato sempre vigile! E ne ebbe la certezza quando lui le fece un occhiolino d&rsquo;intesa.
Alphonse si scosse: era davvero infuriato: - Ehi, dov&rsquo;&egrave; Luc? Mi sono distratto un attimo e mi &egrave; sfuggito.
Gli altri si guardavano attorno attoniti. Anche Charles cercava con lo sguardo Luc, ma la grotta non aveva nascondigli.
- Te lo sei lasciato sfuggire e lui chiss&agrave; dov&rsquo;&egrave; andato &ndash; disse Leo.
- Sar&agrave; qua fuori, a fare qualche magia &ndash; disse Alphonse, balzando in piedi dopo aver dato un&rsquo;occhiata: Lara e Omero stavano ancora sfogliando le riviste, Charles e Leo si erano alzati come lui.
- Non vi muovete &ndash; disse ai due. &ndash; Non pu&ograve; essere lontano.
Usc&igrave; a passi lunghi e nervosi. Dalla tasca gli cadde uno stecco.
- La pistola? &ndash; chiese Charles ad Omero, quando il suo rivale era gi&agrave; fuori.
- S&igrave;. Ci ha ingannati con un ramoscello &ndash; rispose Leo, seccato per essere stato gabbato in modo cos&igrave; puerile.
- Bah &ndash; disse Omero, che si alz&ograve; e si stir&ograve; &ndash; il mio inganno &egrave; stato pi&ugrave; sottile. L&rsquo;importante &egrave; che Lara abbia compiuto la sua missione.
- Cosa? &ndash; chiese Charles, prendendo Lara per il braccio: - Hai visto Giovanna? Le hai fatto vedere il ritratto?
- S&igrave;. &Egrave; stata una cosa fulminea. Pochi istanti. Ma lei ha incontrato il Delfino, lo ha riconosciuto nonostante si fosse confuso ai suoi dignitari.
- Dio, che grande notizia! &ndash; disse Charles, dando un bacio fortissimo sulla guancia di Lara, che arross&igrave; tutta.
- Zio &ndash; chiese Leo &ndash; hai detto che il tuo inganno &egrave; stato pi&ugrave; sottile. Che vuol dire?
- Credete di esservi addormentati per caso?
- Ci siamo addormentati? &ndash; chiese stupito Charles, e Leo aveva la sua stessa espressione meravigliata.
- Se no &ndash; chiese Omero con aria angelica &ndash; come avrebbero fatto Luc e Lara ad allontanarsi nel vento?
- Cosa c&rsquo;entra il vento? &ndash; chiese Leo.
- Beh, &egrave; stato il loro veicolo. Lo stesso che ha riportato qui la tua sorellina.
- E noi non ce ne siamo accorti?
- No. Tu cosa ricordi?
- Niente. Ero qui e sono qui e non mi ricordo di essermi addormentato.
- Ma Luc non c&rsquo;&egrave;, vero? Ti pare che Alphonse se lo sarebbe fatto scappare da sotto il braccio?
- Beh, no. Non &egrave; il tipo.
- Allora ho provveduto io &ndash; disse Omero.
- Non puoi avergli dato un cazzotto, eri troppo lontano &ndash; disse Leo.
- E poi lo avremmo visto &ndash; osserv&ograve; Charles.
Omero li guardava con occhi divertiti e rispose: - Ho usato un mezzo pi&ugrave;, come dire, chimico.
- Chimico?
Omero ridacchiava. Rispose: -&nbsp; Chimico, s&igrave;. Etere.
- Cosa?
- S&igrave;. Non sapevo come si sarebbe svolta tutta la vicenda, ma dopo che Lara ha pensato a questo posto, ho intuito che nella grotta, come in quella da cui sono venuti i tre francesi, sarebbe successo qualcosa. I segnali erano chiari. Allora mi sono portato in tasca una piccola fiala di etere. Quando si &egrave; alzato quel vento inusuale, un tipo di vento che da noi non c&rsquo;&egrave;, ho capito che la cosa stava per accadere. E ho sprigionato l&rsquo;etere.
- Geniale! &ndash; esclam&ograve; ammirato Charles.
- S&igrave;. Lo ammetto. Ho colto l&rsquo;attimo giusto quando ho intuito che Lara e Luc avevano individuato il varco. Voi vi siete addormentati.
- E tu no?
- Io? Non potevo; dovevo ammirare la scena. Ho usato un semplice fazzoletto per ripararmi le cosiddette vie aeree &ndash; e mostr&ograve; una pezzuola bianca.
- E in quei pochi attimi Lara e Luc hanno compiuto la missione? &ndash; chiese Charles, sempre pi&ugrave; ammirato.
- Cos&igrave; sembra. E Luc ha deciso di restare l&igrave;, nel suo tempo. Vero, Lara?
- Vero.
Alphonse rientr&ograve; con la fronte corrugata, l&rsquo;espressione perplessa, bofonchiando che Luc non c&rsquo;era, e che aveva chiesto a quelli che erano rimasti fuori se l&rsquo;avevano visto, ma tutti avevano detto di no.
Lara gli and&ograve; incontro, in quello spazio angusto, con un oggetto in mano, poi glielo punt&ograve; al petto: - Eccoti la pistola. Ultimo modello, vedo &ndash; disse, spingendogli lo stecco di legno sullo sterno.
Alphonse arross&igrave;, e fu la prima volta che Lara lo vedeva in imbarazzo: forse la sua vera indole era quella del bravo ragazzo. Scost&ograve; la mano di Lara prendendo lo stecco e buttandolo via: - Cosa? Ah, s&igrave;, ecco &hellip; per&ograve; lo scopo l&rsquo;ho raggiunto &hellip; avete avuto paura &hellip; credevate che &hellip;
- Possiamo andare &ndash; disse Omero, interrompendolo.
- Dove? &ndash; chiese Alphonse.
- Tu hai detto che ci avresti tenuto un po&rsquo; qui, e poi ce ne saremmo andati. Allora andiamo.
Alphonse aveva l&rsquo;espressione smarrita, si guardava intorno come se le cose fossero cambiate e lui non se ne fosse accorto.
- E Luc? &ndash; chiese.
- Qui non lo troverai, mio caro &ndash; disse Leo, battendogli la mano sulla spalla.
- Ma senza di lui non torneremo pi&ugrave; nel passato. Devo cercarlo.
- Devo dirti un paio di cose &ndash; gli fece Charles, mentre uscivano tutti dalla grotta.
Luc stava diventando sempre pi&ugrave; famoso, nel villaggio. Il che non voleva dire che fosse ben visto, specialmente dalle autorit&agrave; ecclesiastiche: aveva gi&agrave; la fama di studioso di arti magiche, ma ora stava passando il segno. Quella sua nuova invenzione di cui si parlava era di sicuro opera del diavolo.
La sua casa era continua meta di visite, tutte notturne, dei giovani del paese e di quelli vicini.
A tutti mostrava un ritratto del Delfino, disegnato con una tecnica del tutto nuova su un tipo di carta che non si era mai vista prima. E gi&agrave; questo stupiva i suoi amici vecchi e nuovi. Ma quando lui accendeva una luce che proveniva da una sorta di tubo stretto e lungo, una cosa che lui chiamava pila, l&rsquo;ammirazione cresceva.
- Non &egrave; opera del demonio &ndash; diceva &ndash; ma &egrave; una grande scoperta scientifica. I miei studi mi hanno portato molto avanti nel tempo.
Quanto quest&rsquo;ultima affermazione fosse vera nessuno poteva immaginarlo.
Col tempo la pila si scaric&ograve; e lui non trov&ograve; mai il modo di ridarle vita e luce; e fu un bene, perch&eacute; quando, nel suo stesso studiolo, fu indagato da un magistrato sulle voci che correvano su di lui e sulla sua invenzione diabolica, Luc mostr&ograve; un tubo di metallo vuoto, con un vetro applicato da una parte. Non dava luce, no: era solo un innocuo giocattolo con cui osservava le stelle e il moto apparente degli astri. Il magistrato esamin&ograve; l&rsquo;oggetto, che non avrebbe mai potuto produrre una luce, scosse la testa e usc&igrave; scusandosi con il giovane studioso per il fastidio procurato, disse, dalle chiacchiere stupide di un villaggio stupido.
Giovanna era entrata ormai nelle grazie del Delfino, si era inserita nella vita di corte con una stupefacente naturalezza, aveva accesso alle stanze dalla regina, si preparava alla successiva vita militare allenandosi alla spada e alla lancia coi nobili, per portare a termine la sua missione. Pensava a Luc e Lara e al loro prezioso e misterioso aiuto, che aveva invocato da anni, e spesso si raccoglieva in preghiera, davanti alla Madonna, a San Michele e alle sue due protettrici, pregando anche per le loro anime. Non poteva minimamente immaginare che da l&igrave; a due anni la sua giovane vita sarebbe cessata tra le fiamme del rogo.
Popo e Pilar leggevano l&rsquo;ultima e-mail di Omero, che spiegava tutta la storia, nata con quelle due misteriose lettere venute dal passato.
Si guardarono e si sorrisero.
- Era uno dei misteri della vicenda di Giovanna d&rsquo;Arco &ndash; disse Popo. &ndash; Come aveva fatto a riconoscere il Delfino?
- Il vero mistero &egrave; perch&eacute; un sovrano abbia affidato a una ragazzina le sue truppe &ndash; disse Pilar.
- Qui vuoi sondare l&rsquo;insondabile- sentenzi&ograve; Popo sorseggiando la tequila.
- E comunque al re &egrave; andata bene &ndash; concluse Pilar.
- E alla ragazzina un po&rsquo; meno. Anche se qualche leggenda circolata nella Francia dell&rsquo;epoca dice che non mor&igrave; sul rogo.
- Leggende.
- Chi lo sa?
Charles e Alphonse misero su un allevamento di cavalli. Ormai diventati amici, pi&ugrave; per necessit&agrave; che per affetto, seguirono il consiglio di quella ragazzina. Lara aveva consigliato ai due di seguire un corso accelerato di storia, magari con documentari e servizi televisivi, in modo da superare in modo indenne lo choc di vivere seicento anni avanti (e in questo Ricciardi si offr&igrave; per aiutarli). Lara voleva che i due andassero anche a scuola per qualche giorno, ma Leo si era opposto decisamente.
Ne avevano discusso nella casa tutta colore dello zio Omero, col gatto sulle ginocchia di Lara e davanti a una tazza di t&egrave;.
- Sarebbero fuori luogo &ndash; afferm&ograve; Leo &ndash; Sono pi&ugrave; grandi di noi, e poi non sono abituati al nostro modo di fare, ecco, sono pi&ugrave; rozzi.
- Possiamo dire che sono nostri cugini che vengono dalla campagna francese.
- Lo so io perch&eacute; Leo non li vuole a scuola &ndash; disse Marina, che era l&rsquo;unica fanciulla della scuola che avesse fatto una sottile breccia nel cuore del ragazzo.
- Ah, e perch&eacute;? &ndash; chiese Leo con aria di sfida.
- Hai paura di perdere il tuo potere &ndash; intervenne Floriana.
- Il territorio &ndash; disse Lara &ndash; come gli animali. Hai il tuo harem, tutte le ragazze ti fanno la corte, e ora se arrivano questi due &hellip;
- Ma se sono brutti! &ndash; disse Leo, con una smorfia di disgusto.
- Non mi pare proprio &ndash; disse Marina, che poi aggiunse con aria sognante: - Charles ha degli occhi profondi, da uomo vissuto, e poi quel viso un po&rsquo; sofferto &hellip;
Floriana prosegu&igrave;: - E Alphonse? Deve avere dei pettorali belli sviluppati sotto quell&rsquo;aspetto da finto mingherlino. E poi ha un modo di agire da vero maschio. Vero, ragazze?
- Mm, sarebbe bello essere stretta da quelle forti braccia medievali &ndash; disse Marina, abbracciandosi da sola.
- A me sembrate delle invasate &ndash; disse Leo. Che poi si rivolse a Marina: - Ti facevo pi&ugrave; seria.
- Ah, vedi? Ti stai ingelosendo.
- Ingelosendo? Io? Pi&ugrave; che altro credevo che aveste pi&ugrave; buon gusto &ndash; termin&ograve; Leo, proprio mentre Omero entrava con la notizia: - Abbiamo aperto Le due spade.
- Che roba &egrave;? &ndash; chiese Leo.
- Avreste dovuto vedere - spieg&ograve; Ricciardi. &ndash; Sotto gli occhi vigili di Bruno, abbiamo accompagnato i due a prendere le loro spade.
- Avevano delle spade? &ndash; chiese Marina.
- S&igrave;, e avevano anche duellato, prima dell&rsquo;intervento risolutore di Bruno &ndash; disse Omero.
- E insomma &ndash; continu&ograve; Omero &ndash; siamo andati al bosco, ieri, e abbiamo disseppellito Gloriosa e Impavida.
- Chi sono? &ndash; chiese Lara, aggrottando la fronte &ndash; E chiunque siano, perch&eacute; le avete disseppellite? Non &egrave; un po&rsquo; macabro?
Fu Ricciardi a rispondere: - Macabro? Macch&eacute;. Quelli sono i nomi delle loro spade. Le hanno battezzate con tanto di cerimonia religiosa, nel loro tempo, come facevano con tutto &hellip;
- E ieri &ndash; aggiunse Omero - le abbiamo disseppellite, con una solenne funzione. I due ragazzi erano molto seri e compunti; solo Bruno osservava la scena con un sorrisino sulle labbra. Lui pensa che il tutto faccia sempre parte di una truffa.
- E secondo lui, Luc dov&rsquo;&egrave;? &ndash; chiese Lara.
- Crede che sia fuggito per andare a organizzare un colpo in un&rsquo;altra localit&agrave;.
- Pap&agrave; non sar&agrave; mai sulla nostra lunghezza d&rsquo;onda, vero? &ndash; chiese Floriana
- Mai &ndash; conferm&ograve; Omero. Lara gli chiese: - E cosa &egrave; quella cosa che hai detto? Abbiamo aperto Le due spade?
- Un allevamento di cavalli. Con un ristorantino allegato. Charles e Alphonse, ormai rassegnati a vivere da queste parti e in questo tempo, hanno deciso di fare gli allevatori. Charles, per la verit&agrave;, voleva impiantare una sala scommesse: pare che abbia la passione del gioco d&rsquo;azzardo; ma noi lo abbiamo fatto desistere e gli abbiamo detto dove poter mettere su il ristorante e l&rsquo;allevamento.
- E dove? &ndash; chiese Lara.
- Nel mio piccolo appezzamento di terra &ndash; disse Ricciardi. - Io far&ograve; il cuoco. Cucino bene, sapete? Lo spezzatino &egrave; la mia specialit&agrave;.
- Pensavo che si divertisse solo a cucinare a fuoco lento noi poveri ragazzi &ndash; disse Lara.
- No, no, il tuo prof ha tante qualit&agrave; - disse Omero. - Insieme abbiamo deciso il nome di questa specie di agriturismo. Le due spade. Non &egrave; suggestivo?
- Quindi hanno recuperato i cavalli? &ndash; chiese Leo.
- S&igrave;. Biancofiore e Apollodoro sono rimasti buoni buoni legati al palo del divieto di sosta. Bruno voleva fargli la multa, figurati.
- Sempre lo stesso &ndash; disse Lara, sorridendo a Floriana.
- Ognuno ha la sua croce &ndash; disse lei.
- A proposito di croci che ognuno ha &ndash; fece Omero, scuotendo la testa: &ndash; la farmacista vuole che completi la famosa invenzione del televisore tridimensionale.
- Cosa che non potrai mai fare &ndash; disse Lara.
- &Egrave; cos&igrave;: &egrave; al di l&agrave; di ogni mia conoscenza. Per&ograve; le far&ograve; un regalo. Anzi, due.
- Che cosa?
- Questo &ndash; disse lo zio, poi si rivolse a Marina: - Lo riconosci?
Marina prese l&rsquo;oggetto, se lo rigir&ograve; tra le dita come se non lo avesse mai visto prima, e scosse la testa: una boccetta nera, di vetro. Era vuota.
- Mai visto.
- Neanche questo? &ndash; chiese Omero, porgendole un altro oggetto. Marina lo guard&ograve; meravigliata: era differente dal tipo che lei conosceva: - Una piuma? No: una penna?
- Esatto. Un&rsquo;autentica penna medievale, e una boccetta d&rsquo;inchiostro. Quelle che tu hai usato per scrivere la falsa lettera di Giovanna.
- Dio! &ndash; sussurr&ograve; Marina, fissando i due oggetti come fossero reliquie sacre.
- S&igrave;. Alphonse mi ha detto dove le aveva gettate.
- Dopo avermi dettato quella lettera in latino &hellip;
- Gi&agrave;. Sai, sono reperti preziosi. Credo che la farmacista le apprezzer&agrave;.
- Beh &ndash; disse Lara &ndash; a lei piacciono le cose antiche, no, zio?
Omero sorrise alla sottile battuta della nipote: - Non sono poi cos&igrave; antico, sai?
- Io non l&rsquo;ho detto! Io non l&rsquo;ho detto &ndash; disse lei ridendo e balzando in piedi, per poi scappare fuori inseguita dallo zio.
Giovanna era triste, quel giorno. Orl&eacute;ans era stata conquistata, ma lei non riusciva a sorridere.
Si era tolta l&rsquo;armatura, si era sgranchita le ossa che sotto quel peso soffrivano, e si era affacciata alla finestra del palazzo reale: davanti a lei si stendeva la vallata, con gli alberi smossi dal vento caldo della primavera incipiente.
Sent&igrave; un suono, pi&ugrave; vicino alla finestra, in basso.
Era come il pianto di un bambino.
Ed era un pianto triste.
Si sporse.
Appunt&ograve; gli occhi: e si accorse che non era un bimbo.
Lo sguardo giallo del lupo si fiss&ograve; nelle sue pupille: poi la belva si volt&ograve; e si allontan&ograve;, ululando nel vento.
Nota dell&rsquo;Autore
Questo &egrave; un romanzo di fantasia, per cui gli avvenimenti storici raccontati sono stati spesso piegati alle esigenze della narrazione. Come abbia fatto Giovanna a riconoscere il Delfino rimane un mistero, che io ho risolto nella maniera che hai letto.
Claudio Elliott
Luglio 2005

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    <published>2006-02-27T19:47:45+01:00</published>
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GIOVANNA D'ARCO (1412-1431).
 		Il cupo vento e il gentile Delfino&nbsp;
Alphonse scosse la testa, e lo stesso Charles era sconvolto dalla notizia: Lara sarebbe andata con loro nel passato. Non ebbero il tempo di fare domande, di esprimere dubbi: furono scaraventati sulle macchine, che si diressero verso una collina. Nelle tre auto c&rsquo;era solo silenzio, perch&eacute; ognuno seguiva il proprio pensiero. L&rsquo;unico suono, a parte i motori, era il brontolio sommesso e pieno di dubbi di Bruno.
Leo disse, quando furono giunti: &ndash; Nella grotta andremo solo noi: i tre francesi, Lara, io e zio Omero.
- E noi? &ndash; chiese Marina, leggermente offesa. Leo l&rsquo;aveva sempre avuta vicina, nelle altre avventure.
- Tesoro, non &egrave; un appartamento &ndash; rispose Leo con un&rsquo;alzata di spalle, quasi a scusarsi. A Marina non poteva sfuggire il &ldquo;tesoro&rdquo;, che a lei non risultava avesse mai detto ad alcuna ragazza della scuola. Divenne rossa come un tizzone ardente.
E poi inizi&ograve; il fruscio: era la voce del bosco attraversato dal vento leggero.
- Voi attendete qui &ndash; disse Omero, che poi sussurr&ograve; al fratello e a Gloria: - State tranquilli, non succeder&agrave; niente a Lara.
- Come puoi esserne sicuro? &ndash; chiese la cognata, visibilmente preoccupata.
- La lezione del passato &ndash; disse Omero.
- Le altre volte non &egrave; successo niente, e quindi anche adesso non dovrebbe succedere? &ndash; chiese Bettini.
- Proprio cos&igrave;.
- E cosa dobbiamo fare?
- Avere fiducia. Magari pregare. Non so cosa capiter&agrave; l&igrave; dentro, ma pu&ograve; darsi che ci voglia il vostro aiuto dall&rsquo;esterno, non so.
- Ti fidi di questo Luc? &ndash; chiese Gloria.
- Senza riserve &ndash; disse Omero, avviandosi nella Grotta del Pensiero, in cui erano gi&agrave; scomparsi gli altri.
- E di Alphonse? &ndash; grid&ograve; lei, e lui rispose qualcosa che lei non percep&igrave;: il vento aumentava di vigore, e faceva rumoreggiare le foglie. Un vento inaspettato, freddo, ostile, che costrinse quelli rimasti fuori a ripararsi nelle macchine.
Bruno borbottava qualcosa alla figlia, dicendo che si stavano mettendo in un bell&rsquo;imbroglio, che l&rsquo;indomani avrebbe allertato tutte le stazioni della polizia dei paesi vicini affinch&eacute; indagassero su quei due sedicenti francesi, anzi tre, e anche sui due cavalli; Floriana rispose che sui cavalli non s&rsquo;indagava, in genere, ma lui ribatt&eacute; che quella volta si sarebbe fatta un&rsquo;eccezione; Marina gli chiese qual era il suo dubbio, in che cosa i tre avessero trasgredito la legge, e lui gi&ugrave; a dire che avevano duellato, il che era proibito, poi uno era scappato, il che era proibito, poi uno aveva sparato, il che era proibito, e un altro aveva deviato il colpo che poteva ferire uno dei Bettini, il che &hellip;
- &hellip; &egrave; stata una buona azione &ndash; fin&igrave; Floriana.
- No, &egrave; stato un tentativo di suicidio, il che &egrave; proibito &ndash; concluse Bruno. Marina e Floriana si guardarono: non sapevano cosa ribattere. Fuori il vento smuoveva la macchina, come se un gigante la volesse capovolgere.
Bruno osserv&ograve;, rabbrividendo: - Questo tempo &egrave; davvero cattivo.
- Il che &egrave; proibito &ndash; disse Marina, e scoppi&ograve; in una risata, seguita a ruota da Floriana, che le strinse la mano; questa volta Bruno si un&igrave; alle risa.
Davanti a s&eacute; vedevano la macchina con Bettini, Gloria e Ricciardi, la grande e pesante station wagon di Omero, che resisteva meglio della loro al vento, ma comunque sussultava ai suoi colpi feroci e secchi.
Leo aveva acceso una torcia elettrica. Luc osserv&ograve; la grotta. Quanto poteva essere grande? A occhio sedici o diciassette metri quadrati. Non aveva un piano in mente, ma intuiva che la soluzione era l&igrave;. Dove, esattamente, non lo sapeva.
- Che si fa? &ndash; chiese Omero, che per la prima volta si trovava coinvolto nella soluzione di un caso di Lara senza una partecipazione attiva.
- Gi&agrave;, che si fa? &ndash; chiese Lara, che teneva in mano il ritratto del Delfino, piegato in quattro. Fino a quel momento lo aveva tenuto nella tasca posteriore dei jeans.
- So io che si fa &ndash; grid&ograve; Alphonse, con voce cupa e minacciosa.
Si voltarono verso di lui: aveva lo sguardo fisso e sbarrato di un folle e teneva per il collo Luc.
- Non vi muovete, ho una pistola puntata alla sua schiena. Diglielo!
Luc fece di s&igrave; con la testa e con gli occhi: gli si leggeva paura e angoscia, e la coscienza di un fallimento.
- Sei un lurido bastardo &ndash; sibil&ograve; Charles ad Alphonse, che non se la prese: anzi, dalla sua posizione di dominatore si permise anche di ridacchiare, dicendo:
- Sicuro. Lurido e bastardo, e borgognone. Alleato degli inglesi, che sono i legittimi signori della Francia.
- Erano, casomai &ndash; precis&ograve; Leo che, anche se spaventato, non si perdeva d&rsquo;animo.
- Erano o sono, &egrave; la stessa cosa, no, Luc? Com&rsquo;&egrave; quella teoria del tempo?
- Non c&rsquo;&egrave; tempo per le teorie &ndash; disse Omero con un gioco di parole che solo Lara colse, sorridendo; &ndash; cosa vuoi fare, ora? Ci tieni qui come le belle statuine? O hai un piano?
Alphonse lo guard&ograve; per un attimo, come indeciso, poi rispose:
- Torniamo fuori. Non subito, facciamo passare un po&rsquo; di tempo, in modo che nel passato Giovanna fallisca il suo piano.
- Ma la Francia &egrave; tornata francese &ndash; gli fece notare Omero, che non perdeva di vista la mano puntata alla schiena di Luc.
- Certo, ma non per merito di una giovane fanciulla un po&rsquo; labile di mente. Io non posso permetterlo. La Storia non pu&ograve; permetterlo. Se mai accadr&agrave;, o &egrave; accaduto, saranno le truppe sul campo a determinare il vincitore.
- Quindi &ndash; disse Omero &ndash; tu ora ci trattieni un po&rsquo; qui, e dopo usciamo. Quanto? Una decina di minuti? Un&rsquo;ora? E poi?
Luc cercava di divincolarsi, ma la pressione della pistola lo frenava. Quell&rsquo;imbecille era capace di sparargli davvero.
- Fammi almeno respirare &ndash; bisbigli&ograve; rauco. Alphonse allent&ograve; la presa sul suo collo, e lui bevve l&rsquo;aria con sollievo.
- Niente scherzi &ndash; fece l&rsquo;altro, premendo la pistola.
- Niente scherzi, giuro &ndash; fece Luc. Nel frattempo scrutava con lo sguardo la parete della grotta.
- Fuori si &egrave; alzato il vento &ndash; osserv&ograve; Leo.
Omero e Lara si erano seduti sulla panca, e sfogliavano le riviste di botanica e motori. Omero teneva un fazzoletto davanti alla bocca e al naso, come se aspettasse da un momento all&rsquo;altro uno starnuto. Charles si era accoccolato a terra, sconfitto: non c&rsquo;era altro da fare, Alphonse aveva vinto e Giovanna non avrebbe portato a termine la sua missione. Non riusciva a immaginare il seguito della vicenda, non riusciva a ipotizzare cosa sarebbe successo, non riusciva a pensare alla sua vita l&igrave;, nel futuro e in paese straniero. E poi: cosa avrebbe fatto quello sciagurato? Avrebbe sparato a Luc? E magari anche agli altri? Non credeva a quello che aveva detto, che voleva solo far passare il tempo. Troppo banale, troppo stupido. Aveva in mente qualcos&rsquo;altro. Ma qualcos&rsquo;altro di improvvisato, senz&rsquo;altro, e quindi rischioso.
Luc percorreva con lo sguardo ogni centimetro della parete della grotta, e quando Alphonse and&ograve; a sedersi trascinandolo con s&eacute;, pot&eacute; vedere quella parte che prima gli era preclusa.
C&rsquo;era silenzio, nella grotta, ma da fuori giungeva sempre pi&ugrave; forte l&rsquo;ululato del vento.
Lara alz&ograve; lo sguardo. Incroci&ograve; quello di Luc, poi ne segu&igrave; il percorso. Insieme a lui scandagli&ograve; con gli occhi ogni fenditura, ogni rilievo della roccia, ogni centimetro, ogni millimetro, ogni granello, ogni punto, e teneva stretto tra le dita il disegno ripiegato del Delfino; il cuore le batteva all&rsquo;impazzata perch&eacute; sapeva che qualcosa stava per accadere, e lei sarebbe stata al centro dell&rsquo;azione; il cuore batteva sempre pi&ugrave; forte e riempiva la grotta col suo suono cupo e vigoroso. Luc era tenuto dal braccio di Alphonse ma poteva muovere la testa e respirare a suo agio: sapeva che Lara cercava con lui quello che c&rsquo;era ma non c&rsquo;era, sapeva che lei era pronta al balzo nel passato e la vedeva tesa, le nocche delle dita bianche, lo sguardo sveglio.
E quel vento, l&igrave; fuori, quel vento.
- Sta per succedere, sta per succedere &ndash; grid&ograve; Floriana, avvinghiandosi a Marina, nel caldo riparo della macchina, mentre fuori il vento mugghiava; e poi cominci&ograve; ad ansimare forte. Sempre pi&ugrave; forte: - La materia &hellip; il tempo &hellip; lo spazio &hellip; non sono divisibili, sono formati da granelli, da punti, &hellip;esiste uno spazio infinitesimale &hellip;.
Nella sala buia del palazzo di Chinon il brusio stava diventando insopportabile a Giovanna e aveva superato il frastuono delle folate. Vedeva che alcuni servitori stavano riaccendendo una ad una le torce, e calcol&ograve; che ci sarebbero voluti molti minuti prima di avere una visibilit&agrave; sufficiente al colloquio col Principe.
Si era stancata di stare l&igrave;, ferma, in piedi. Non mangiava da ore e il suo corpo dava i primi segni di cedimento. Si appoggiava ora a una gamba, ora all&rsquo;altra.
All&rsquo;improvviso il suono del vento cess&ograve;, e il brusio cess&ograve;.
Tutto ebbe termine.
E tutto ricominci&ograve;.
L&rsquo;ululato dei lupi proruppe con violenza, come se gli animali fossero l&igrave; nella sala, le raffiche del vento ripresero veementi, spingendo davanti a s&eacute; l&rsquo;aria come se fosse un corpo fisico; le dame ora urlavano, gli uomini gridavano, lo strepito superava le soglie della tolleranza.
Giovanna s&rsquo;inginocchi&ograve;, le mani sulle orecchie.
E successe.
Luc scivol&ograve; fuori dall&rsquo;abbraccio di Alphonse, che si era assopito. Solo lui e Lara erano vigili: gli altri erano stati presi da una improvvisa sonnolenza. E solo su lui e Lara arrivavano le folate di vento.
Luc accenn&ograve; alla parete, in un punto dove i loro sguardi si erano fissati pochi istanti prima.
Lei annu&igrave;.
Luc le sussurr&ograve; di attendere un attimo, lei chiese perch&eacute;, e lui disse: - Il vento.
Lara non rispose.
Furono dapprima sbuffi leggeri, carezze dell&rsquo;aria nell&rsquo;aria. Poi pi&ugrave; insistenti, pesanti, cupi, e provenivano dall&rsquo;entrata della grotta.
Lara fu costretta a coprirsi gli occhi, perch&eacute; si alzavano polvere e foglie, e si gir&ograve; verso la parete.
Ed ora era da l&igrave; che veniva il vento, e Lara e Luc si sentirono presi da un turbine e non opposero resistenza e si trovarono avvinghiati e volteggiarono in un vortice che scomparve nella fenditura della roccia.
Omero ebbe un sussulto, si svegli&ograve; un attimo, ebbe l&rsquo;impressione di una pace incommensurabile, si guard&ograve; attorno: Lara e Luc non c&rsquo;erano. Poi si assop&igrave; di nuovo.
Tutto avvenne in un baleno: davanti ai suoi occhi spalancati Giovanna vide Luc, al cui fianco c&rsquo;era una ragazzina un po&rsquo; pi&ugrave; giovane di lei, esile e dal volto deciso. La cosa strana era che poteva vederli, l&igrave; nel buio. Solo allora si accorse che il cugino aveva tra le mani una luce, che proveniva da una specie di stretta bottiglia di metallo.
- Siamo qui &ndash; disse Luc.
- Tu sei Lara?
- E tu Giovanna?
La luce si spost&ograve; dal volto di Lara fino al foglio di carta che aveva tra le dita: a Giovanna apparve un volto.
- Il mio gentile Delfino? &ndash; chiese.
- Fissalo nella mente, abbiamo pochi attimi &ndash; disse Lara, tendendo il foglio con forza: il vento era impetuoso.
- Non potrei mai dimenticarlo &ndash; disse Giovanna.
- Va&rsquo;, allora, mia cugina, e opera la salvezza della Francia.
- E voi?
- Come siamo venuti, ce ne andiamo &ndash; disse Lara.
- No &ndash; disse Luc &ndash; io rimango. Mi confondo alla folla. La mia opera &egrave; terminata.
- E la mia inizia &ndash; fece Giovanna.
Si gir&ograve; verso Lara per ringraziarla, ma una folata di vento pi&ugrave; forte delle altre le fece chiudere gli occhi. Quando li riapr&igrave;, la sua nuova amica non c&rsquo;era pi&ugrave;.
- Cos&rsquo;&egrave; quella luce laggi&ugrave;? &ndash; chiese una voce di uomo, dal fondo della sala.
- Un bagliore, sire &ndash; rispose un&rsquo;altra voce maschile. &ndash; Forse un lampo.
- La luce della speranza &ndash; disse Giovanna, che avanz&ograve; verso il Delfino.
Il vento era cessato all&rsquo;improvviso. Alcune torce erano state accese, e Giovanna pot&eacute; scorgere quel volto che poco prima aveva conosciuto.
- Nobilissimo signor Delfino &ndash; mormor&ograve; inginocchiandosi.
- Non sono io il re &ndash; disse Carlo, indicando il conte vestito in modo pi&ugrave; elegante.
Giovanna non si scompose, e fiss&ograve; quello che sapeva con certezza essere il Delfino.
- Nobilissimo, re di Francia &egrave; il re dei Cieli e io, Giovanna la Pulzella, vengo da parte sua a dirvi che sarete incoronato nella citt&agrave; di Reims.
Il Delfino le porse le mani e la fece rialzare. Per la prima volta da molti anni il suo volto fu illuminato da un sorriso.
Luc, confuso nella folla dei cortigiani, vedeva la sala prendere luce dalle torce che venivano piano piano riaccese; vedeva la sua formidabile cugina tenere tra le sue dure mani da contadina quelle morbide del futuro re; vedeva i due parlottare, come fossero vecchi conoscenti, mentre i dignitari e i nobili osservavano la scena bisbigliando tra di loro.
Lara era stretta a Luc, che l&rsquo;aveva tirata verso di s&eacute; arretrando fino a farsi inghiottire dalla folla quando Giovanna aveva chiuso gli occhi per il vento. Si alz&ograve; sulla punta dei piedi per osservare meglio la scena.
Vedeva la pulzella che era avanzata verso il Delfino e che ora parlava con lui. Sentiva la gente mormorare, con parole di ammirazione e devozione. Il colloquio di Giovanna col futuro re sembrava aver rianimato in lui le speranze in un aiuto divino tramite quella contadinotta vestita da maschio.
- Portatele la spada &ndash; disse a un certo punto il Delfino. Su un cuscino di velluto blu fu portata un&rsquo;arma: l&rsquo;uomo che la portava pass&ograve; a pochi centimetri da Lara, che ebbe il tempo di osservarla: era una spada arrugginita, sulla cui lama erano incise cinque croci.
- Perch&eacute; cos&igrave; brutta? &ndash; Lara bisbigli&ograve; a Luc.
- &Egrave; quella che Giovanna ha sognato. L&rsquo;ha vista infissa nel terreno dietro un altare, quello del santuario di Santa Caterina.
- Una spada nella roccia? &ndash; chiese stupita Lara.
- Beh, &egrave; un&rsquo;immagine che ricorre da secoli nei libri degli eroi. Re Art&ugrave;, per esempio. E anche San Galgano, che si venera da voi, in Italia, dalle parti di Siena.
- Non si smette mai di imparare &ndash; borbott&ograve; Lara a bassa voce, poi chiese: - E lei ha scelto questa spada, allora?
- S&igrave;. E la condurr&agrave; alla vittoria.
- E alla morte. Vero?
Sapeva che era cos&igrave;, ma aspettava da Luc una risposta diversa. Lo guard&ograve; e vide delle lacrime che scorrevano sulle sue guance.
- Vero? &ndash; chiese lei, con un tono isterico, strattonandogli la manica.
Non c&rsquo;era bisogno che lui rispondesse: stava piangendo mentre guardava la cugina, che aveva preso la spada e la alzava al cielo, con un&rsquo;evidente fatica. Prese la mano di Lara e la baci&ograve;.
Poi arriv&ograve;, inaspettata, una raffica di vento, la pi&ugrave; forte di tutte, che spense tutte le torce, azzitt&igrave; tutte le voci; Lara si accorse che la mano di Luc e la sua si staccavano, poi si sent&igrave; sollevata in aria.
Fece in tempo a fissare i suoi occhi in quelli luminosi di Giovanna.

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    <published>2006-02-20T08:20:25+01:00</published>
    <updated>2006-02-20T08:20:25+01:00</updated>
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GIOVANNA D'ARCO (1412-1431).
 		I lupi e il vento
Tutti seguirono gli occhi e l&rsquo;indice di Lara: mentre il disegno usciva dalla stampante, la figura sbiadiva dalla televisione. E quando l&rsquo;immagine fu stampata del tutto, lo schermo apparve bianco. Luc spalancava gli occhi per la meraviglia: a lui un giochetto cos&igrave; non sarebbe mai riuscito.
- Il Delfino era qui come se aspettasse di essere visto e trasmesso a Giovanna &ndash; comment&ograve; Leo.
- Proprio cos&igrave; &ndash; disse Lara. Prese l&rsquo;immagine con cautela, come se fosse una reliquia, chiedendo a tutti: - E ora?
Nessuno seppe rispondere. Omero fissava quella sua strana creatura televisiva ormai senza l&rsquo;immagine del principe, Marina aveva preso la mano di Leo (che non aveva opposto resistenza), Floriana si era seduta sul tappeto, Bruno aveva avuto un sussulto di incredulit&agrave; e fissava Ricciardi, come aspettando da lui qualche parola di spiegazione, ma il professore era come perso in chiss&agrave; quali pensieri. Luc girava attorno alla scatola miracolosa, da dove era scomparso il Delfino, cercando di coglierne il mistero. Charles lo seguiva, silenzioso come lui, chiedendosi se non fosse tutto un incubo: forse lui era ancora a Domr&eacute;my, era nel suo letto, non era mai andato in quella grotta, non aveva mai ricevuto i soldi da Luc per pagarsi i debiti di gioco.
A Lara stava frullando qualcosa in testa. Lo disse a Leo, e provoc&ograve; un risveglio di attenzione in tutto il gruppo: - Senti, c&rsquo;&egrave; qualcosa in quello che loro ci hanno raccontato &hellip;
- Loro?
- Charles e Alphonse e anche Luc. Ecco, c&rsquo;&egrave; qualcosa che &hellip;
- Che cosa? &ndash; chiese Luc. Leo si sovrappose a lui: - Dici che potrebbe aiutarti a trovare il modo di comunicare con Giovanna d&rsquo;Arco? Zio, non hai un&rsquo;idea?
- Ehi &ndash; rispose Omero, che aveva capito dove il nipote voleva andare a parare &ndash; non pensate al mio marchingegno. Non lo trovo pi&ugrave;. Dopo che ci &egrave; servito per entrare nel castello di Lagopesole, lo abbiamo lasciato l&igrave;. Siamo scappati col malloppo e abbiamo abbandonato la macchina.<a href="#_ftn1" name="_ftnref1" title="">[1]</a>
- A che serviva? &ndash; chiese Luc, sempre curioso di cose misteriose. E l&igrave; ne stava vedendo a iosa.
- Mah, non so neanche come l&rsquo;ho inventata. Con quella siamo entrati in un castello.
- E io in una soffitta che non riuscivamo ad aprire &ndash; disse Lara. &ndash; E ne sono anche uscita.
Omero aggiunse: - Creava l&rsquo;antimateria, una cosa che non puoi capire.
Luc parve offeso da quell&rsquo;affermazione: - Ah no? E come ci sono arrivato io qui, secondo te? Io l&rsquo;ho creata con la mente, mentre tu hai dovuto inventare una macchina!
- Ha ragione &ndash; disse Floriana, che poi aggiunse, come ispirata: - La materia, il tempo, lo spazio non sono divisibili, sono formati da granelli, da punti, esiste uno spazio infinitesimale tra questi.
- No &ndash; disse Lara, scuotendo la testa &ndash; non &egrave; questo. Mi sento confusa. Quello che dice Floriana potrebbe essere il mezzo, ma manca un elemento, qualcosa che ci avete raccontato e che anche noi possiamo sfruttare.
Charles seguiva in silenzio, fissando ora Luc ora Lara, ben sapendo che da loro dipendeva la soluzione. Ripass&ograve; mentalmente la sua avventura: la casa di Luc, gli usurai, l&rsquo;incontro con Giovanna, l&rsquo;appuntamento alla Mosa, la cascata.
- La cascata? &ndash; chiese ad alta voce. Tutti gli occhi si appuntarono su di lui.
- Non abbiamo cascate, qui &ndash; disse Marina.
- Neanche noi le abbiamo &ndash; disse Charles &ndash; ma Luc ne ha fatta comparire una.
Luc precis&ograve;: - No, andiamo cauti. Io non ho fatto comparire niente. C&rsquo;era, ma non c&rsquo;era.
- Cio&egrave;? &ndash; chiese Ricciardi.
- Ho capito &ndash; disse Omero, che pos&ograve; la mano sulla spalla del ragazzo &ndash; Luc vuol dire che spesso i nostri occhi non scorgono oltre la punta del naso. Vedono solo la realt&agrave; che vogliamo vedere.
- Siete troppo complicati, per me &ndash; disse Bruno, alzando le spalle &ndash; e non ho capito a che gioco giochiamo. Io vedo solo quello che c&rsquo;&egrave;.
- Questo &egrave; un tuo limite, pap&agrave; &ndash; comment&ograve; Floriana.
- S&igrave;, e qui vedo due lestofanti &hellip;
Charles avrebbe voluto reagire, ma Luc lo trattenne.
&nbsp;- &hellip; che vi stanno prendendo in giro, poi c&rsquo;&egrave; il terzo, quello che si &egrave; sparato alla gamba, sicuramente l&rsquo;ha fatto apposta per rimanere solo con Gloria e Bettini, magari proprio ora li sta derubando; questi tre gentiluomini hanno solo lo scopo di confondervi per poi piazzare qualche &hellip; non so &hellip; una serie di furti, magari uno anche qui, o vi vogliono vendere qualcosa, magari un&rsquo;enciclopedia o un libro sulla vita di questa Giovanna &hellip;
- Pap&agrave;, non essere cos&igrave; rasoterra &ndash; disse Floriana.
- Ah, gi&agrave;, voi volate! Voi attraversate il tempo e lo spazio come se fossero panetti di burro; quelli attraversano le cascate a cavallo e invece di ritrovarsi con le mutande bagnate capitano qui, prima sono in una grotta e poi si trovano in una cittadina del ventunes &hellip;
- Grotta! &ndash; grid&ograve; Lara, facendo sobbalzare tutti &ndash; Ecco il fattore comune! La grotta. Leo, la tua grotta.
- Sei un genio, sorellina &ndash; disse Leo, scoccandole un bacio sulla guancia. Spieg&ograve; a Luc che lui aveva l&rsquo;abitudine di andare in montagna a riflettere, a leggere, e anzi ne aveva scoperte tre, di piccole grotte, e le aveva occultate, e solo lui sapeva dov&rsquo;erano ubicate. Due erano una sorta di deposito per i libri e le riviste, una si chiamava Duecilindri e l&rsquo;altra Quattrotempi. Poi c&rsquo;era la Grotta del Pensiero, pi&ugrave; grande e agevole, dove a volte incontrava anche i rari amici che avevano le sue stesse passioni: le moto e la botanica.
- Ecco &ndash; disse Luc, che si sentiva le membra tremare per l&rsquo;emozione &ndash; &egrave; da l&igrave; che Lara porter&agrave; il disegno a Giovanna.
- E come? &ndash; chiese Bruno, sollevando un sopracciglio. &ndash; Anche l&igrave; c&rsquo;&egrave; una cascata, che magari lei attraverser&agrave; come un&rsquo;amazzone su un bel destriero? O forse c&rsquo;&egrave; una pozza d&rsquo;acqua in cui si immerger&agrave; per trovarsi al cospetto del suo Delfino?
- Ora ci andiamo &ndash; tagli&ograve; corto Omero &ndash; e vedremo.
- S&igrave;, e facciamo presto &ndash; disse Luc, che rivolse a Lara uno sguardo carezzevole pieno di riconoscenza. Lei sorrise.
- Hai trovato la luce, sorellina &ndash; disse Leo.
- A proposito, portiamo le torce elettriche &ndash; propose Ricciardi.
Luc, pur emozionato com&rsquo;era, gli chiese stupito: - Avete scoperto come immagazzinare l&rsquo;elettricit&agrave;?
- Da secoli, ormai &ndash; rispose il professore.
- L&rsquo;uomo &egrave; una gran bella bestia &ndash; comment&ograve; Luc, con ammirazione.
- Su questo non si discute &ndash; disse Bruno, e tutti capirono che lui dava un significato ben diverso a quella frase.
Uscirono e s&rsquo;imbatterono in Alphonse, tenuto stretto da Bettini e Gloria.
- Dice che vuole collaborare &ndash; spieg&ograve; il dottore.
- Io non gli crederei &ndash; disse Charles.
- E perch&eacute; no? &ndash; chiese Alphonse.
- Lo sappiamo tutt&rsquo;e due perch&eacute; no; anzi: lo sanno tutti.
- Ho cambiato opinione. Ora sto dalla tua parte.
Luc gli chiese: - Sei diventato saggio col passare del tempo? e ti ci sono voluti seicento anni?
Alphonse non rispose, ma domand&ograve;: - Dove siete diretti?
- In montagna &ndash; gli rispose Leo.
- A fare?
- A cercare il passaggio &ndash; rispose Lara, con una frase misteriosa di cui egli non riusc&igrave; a cogliere il significato. In realt&agrave; si sentiva confuso e stanco, e l&rsquo;aver perso sangue dalla ferita lo aveva indebolito. Ma voleva rimanere lucido, doveva rimanerlo: era essenziale. E ora che sapeva dove erano diretti (una notizia vaga, dato che la cittadina era circondata da montagne, ma era comunque un indizio su cui lavorare) poteva mettere in atto un suo piano, che era necessariamente improvvisato.
- Ritorneremo al nostro tempo &ndash; disse Luc.
- Se vuoi &ndash; aggiunse Charles, &ndash; anche se preferirei che tu rimanessi qui.
- E che ci farei, qui? &ndash; chiese Alphonse.
- Quello che hai sempre fatto. Nulla.
- Ho sempre combattuto.
- S&igrave;, stando a casa &ndash; disse Charles, ridendo.
- Ehi, ragazzino &ndash; gli disse Alphonse con durezza &ndash; la guerra si fa anche lontano dal fronte. E non puoi proprio parlare tu, che passi le ore al tavolo da gioco. E perdi sempre.
Charles divenne di fuoco. Non si aspettava un colpo cos&igrave; basso, che lo riportava al suo doloroso vizio, a cui non stava pi&ugrave; pensando da qualche ora (giorno? secolo?).
Gli altri del gruppo erano gi&agrave; entrati nelle auto; presso di loro erano rimasti solo Lara e Luc, che ascoltarono lo scambio verbale.
- Sentite &ndash; disse Luc, afferrando i due per le maniche &ndash; qui le vostre beghe non ci interessano. Tu dici che ti sei ravveduto e che non vuoi pi&ugrave; ostacolare quello che Lara deve compiere; e allora smettila di provocare. Se le cose seguiranno un certo percorso, andremo tutti e quattro nel passato.
Ci volle qualche istante prima che Charles e Alphonse si rendessero conto di quello che il ragazzo aveva detto, poi chiesero all&rsquo;unisono: - Quattro?
- Certo. Noi tre pi&ugrave; Lara.
Giovanna li sentiva, i lupi. Giovanna li vedeva, i lupi. Giovanna percepiva l&rsquo;odore, quello dei lupi.
Nella sala buia in cui alcuni servitori cercavano di accendere le fiaccole, nella sala buia in cui un vento gelido veniva non si sapeva da dove, nella sala buia entrava prepotente la presenza dei lupi che ululavano lontani eppure vicini.
Giovanna ebbe un brivido. E non era freddo. Non era paura. Non era emozione. Era qualcos&rsquo;altro, e non sapeva cosa fosse.
Nella sala buia il chiacchiericcio non terminava, i gridolini delle dame eccitate dalla situazione tagliavano l&rsquo;aria: Giovanna sapeva che l&igrave;, nel grigio indistinto, il Delfino attendeva come lei il momento risolutore. E se lei era impaziente, altrettanto doveva essere il principe.
Giovanna sentiva i lupi e il vento, e attendeva, e il buio la circondava, e sperava che qualcosa accadesse, e sapeva che Lara non era lontana e che quel buio e quel vento e quei lupi erano segnali fausti.
- Che succede ancora? &ndash; sent&igrave; dire d&rsquo;un tratto, in un attimo in cui tutte le voci si erano zittite per un caso.
- Niente, sire.
Quindi anche il suo gentile Delfino aveva percepito che qualcosa stava per succedere.
Cosa, mio Dio, cosa?
 			

<a href="#_ftnref1" name="_ftn1" title="">[1]</a> Omero fa riferimento a quanto accaduto nel romanzo Il tesoro dei briganti.



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    <published>2006-02-14T14:21:42+01:00</published>
    <updated>2006-02-14T14:21:42+01:00</updated>
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    <![CDATA[<p>




GIOVANNA D'ARCO (1412-1431).
 		Buio e luce
L&rsquo;immagine era ancora l&igrave;, sulla televisione di Omero, ed era quel volto imbronciato, brutto, da uomo debole e irresoluto, su cui non si leggeva una sola stilla di nobilt&agrave; d&rsquo;animo. Ma era lui il Delfino, senza dubbio.
- Ricordo di averla vista, su un libro, questa faccia &ndash; disse Ricciardi &ndash; proprio pochi giorni fa quando preparavo la lezione su Giovanna d&rsquo;Arco.
- Hai parlato di lei? &ndash; chiese Luc, stupito.
- S&igrave;. Parlavamo delle donne nella storia, Cleopatra, Aspasia, alcune eroine romane, e di come i libri ne parlino poco. Allora ho spiegato la sua vicenda. Certo, non nei particolari.
- Sei un bravo precettore &ndash; disse Luc, ammirato: ai suoi tempi sarebbe stato circondato da torme di piccoli allievi chiassosi.
- Ho dei bravi ragazzi &ndash; disse Ricciardi.
- Smettetela di chiacchierare &ndash; disse Omero, indicando l&rsquo;immagine. - Vedete? La televisione &egrave; spenta. Ma lui &egrave; qui.
- Gi&agrave; &ndash; disse Leo &ndash; lo vediamo. Ma Lara come comunicher&agrave; queste brutte fattezze a Giovanna?
- Nello stesso modo con cui Giovanna ha preso contatto con lei &ndash; disse Marina, come se fosse la cosa pi&ugrave; naturale al mondo.
- Con una lettera? &ndash; chiese Lara.
- S&igrave;. Una descrizione particolareggiata &ndash; disse Marina.
- Mica &egrave; facile &ndash; disse Lara, pensierosa.
- Non sei poi una cima, in francese &ndash; disse Ricciardi.
- Ma potrebbe aiutarmi un professore &ndash; gli rispose Lara, con un ampio sorriso, a cui lui rispose nella stessa maniera.
- Buona idea &ndash; disse Leo, che poi aggiunse, rivolto a Lara: - E dopo, come lo fai pervenire a Giovanna d&rsquo;Arco?
- Il vero problema &egrave; proprio questo &ndash; disse Omero.
- Potrei pensarci io &ndash; propose Charles &ndash; anche se non so come. Se Luc mi ha fatto arrivare qui, pu&ograve; farmi tornare. Non puoi, Luc?
Il giovane studioso aveva un&rsquo;espressione triste e sconsolata. Scosse la testa.
- Non posso. Non ho poteri straordinari, io. Sono un conoscitore di alcuni aspetti dell&rsquo;arte magica e ogni tanto trovo un varco spazio-temporale. Voi stessi siete arrivati qui per un caso, e io anche. Avevo intravisto quella possibilit&agrave; nella grotta, per te. Alphonse &egrave; stato un incidente. E io stesso non so come ci sono arrivato, qui.
Lara stava descrivendo, con l&rsquo;aiuto del prof, tutti i particolari di quel volto cos&igrave; poco principesco, quando Leo la interruppe: - Sorellina, stai perdendo il tuo tempo.
- Cosa?
- Certo. Giovanna non sa leggere.
Lo avevano dimenticato tutti. Giovanna non sapeva leggere. Lara lasci&ograve; cadere la penna, scoraggiata. Ma si riprese subito: - Un disegno, allora &ndash; propose.
Luc la fiss&ograve; ammirato.
- Qui siamo tutti delle schiappe &ndash; disse Marina.
- Tu sei brava solo col latino! &ndash; disse Leo, beccandosi una linguaccia.
- Potrei provare io &ndash; disse Charles &ndash; ma non sono molto abile; invece Giovanna deve avere sotto gli occhi un quadro preciso della faccia del principe. La sala &egrave; grande, illuminata mica come fate voi, con queste lampade accecanti: la visibilit&agrave; &egrave; assai inferiore. Per quanto ci saranno centinaia di fiaccole (e cos&igrave; sar&agrave; di sicuro) Giovanna deve avere la possibilit&agrave; di vedere questa immagine in modo netto e preciso, e per pochi istanti.
- Perch&eacute;?
- Per non essere scoperta. Lei deve individuare il Delfino per fargli capire che pu&ograve; avere fiducia in lei.
- &Egrave; un inganno &ndash; osserv&ograve; Leo.
- Inganno per inganno, dente per dente &ndash; disse Luc, con aria da vecchio saggio sul viso da ragazzino
Omero, mentre gli altri parlavano, armeggiava attorno a quella strana televisione con pi&ugrave; schermi che rimandavano sempre la stessa figura (tanto che Lara si chiese a cosa mai servisse uno schermo per lato). Omero not&ograve; la sua faccia perplessa e le disse: - La farmacista. Continua a chiedermi cose impossibili.
- Zio, lei vuole una sola cosa impossibile, e sei tu.
- Dici?
- Dico. Sei un bel quarantenne, intelligente, geniale, con l&rsquo;animo puro; lei &egrave; una bella donna. E pure ricca. Siete qui che vi gingillate da mesi, con le cose pi&ugrave; strane.
- La piscina a ritmo di musica &ndash; disse Omero, ripassando le strambe richieste della farmacista &ndash; il poster che cambia colore con il cambio della temperatura, un tessuto trasparente come l&rsquo;acqua &hellip;
- Non capisco cosa aspettiate a dirvi apertamente quello che &hellip; ehi, zio, cos&rsquo;&egrave; quel cavo?
Aveva visto che Omero, pur continuando la conversazione con lei, continuava ad armeggiare sotto la televisione, poi l&rsquo;aveva sollevata leggermente, aveva introdotto la mano e poi l&rsquo;aveva ritirata tendendo con forza un filo verde che sembrava saldamente ancorato all&rsquo;apparecchio.
- Il cavo della soluzione &ndash; disse Omero &ndash; Lo avevo inserito qui per delle prove sulla tridimensionalit&agrave;, per &hellip;
- Questa farmacista, per&ograve;, che tipo! &ndash; esclam&ograve; Lara. Lo zio non volle replicare (e per dire cosa, poi?): doveva pensare a quello che stava almanaccando, e parlava con s&eacute; stesso.
- &hellip; E ora ho pensato che se l&rsquo;attacco alla stampante, potremmo avere una copia precisa e identica di questa bella faccia.
- Giusto &ndash; dissero Marina e Floriana, mentre Leo aiutava lo zio a effettuare il collegamento. Luc sorrideva a quelle magie a cui non avrebbe mai pensato: il suo pensiero era andato oltre i tempi, era su un piano pi&ugrave; elevato, ma l&igrave; vedeva cose oltre ogni immaginazione.
- Rimane il problema di come farglielo avere, a Giovanna &ndash; disse Ricciardi.
- Credete ancora a questi furfanti? Secondo me, dovete fare la deframmentazione del vostro cervello!&ndash; disse Bruno, che si era isolato sulla poltrona verde, con un giornale in mano e il gatto di Omero sulle ginocchia. Faceva finta di leggere, ma in realt&agrave; seguiva le mosse di Bettini e di Leo, e non perdeva d&rsquo;occhio Charles. Se pensava alle precedenti escursioni atemporali di Lara, in cui erano state coinvolte anche Floriana e Marina, forse anche adesso si stava verificando la stessa cosa. Ma non era detto: non c&rsquo;era scritto da nessuna parte che ogni cosa strana andasse ascritta a Lara Bettini. Bisognava stare vigili.
- Vai, &egrave; andata! &ndash; grid&ograve; Leo all&rsquo;improvviso, vedendo che la stampante cominciava a funzionare e mandava fuori un foglio su cui i neri, i grigi e i bianchi davano forma al volto accigliato del Delfino. Lara osservava affascinata la figura che si stava componendo, e all&rsquo;improvviso grid&ograve;: - Zio! Ragazzi! Ehi, guardate. Professore, Bruno, guardate! Anche tu, Luc.
Tutti seguirono sbigottiti ci&ograve; che Lara stava indicando.
Nel grande salone buio si elevava il brusio dei presenti; qualche dama lanci&ograve; dei gridolini, qualche cavaliere rise. La situazione parve nefasta al Delfino. Una cosa cos&igrave; non era mai capitata e quindi era portatrice di male. E perdipi&ugrave; su quell&rsquo;improvviso spegnimento repentino e totale di tutte le torce, il popolo avrebbe creato delle leggende. Figurarsi se si lasciava scappare l&rsquo;occasione.
Lui la conosceva, la sua gente, e sapeva come in quegli anni fosse costume, presso molti popoli europei, mettere in burla qualunque cosa, qualunque avvenimento, in un misto di seriet&agrave; e comicit&agrave; che a lui non piaceva per niente. Aveva saputo che durante un assedio, davvero tragico e infinito, gli abitanti assediati avevano messo sul muro un asino, per prendere in giro il re Enrico d&rsquo;Inghilterra (eppure quell&rsquo;asino avrebbe potuto sfamare molte persone&hellip;). In un altro assedio, gli abitanti di Cond&eacute; dissero ai nemici che non potevano arrendersi, perch&eacute; erano impegnati: stavano preparando le frittelle di Pasqua. Durante un&rsquo;altra situazione simile, intorno a una citt&agrave; diversa, gli assediati ricevevano con applausi e grida di scherno le bordate di cannone degli avversari.
E da parte loro, spesso gli assedianti costruivano, davanti alla roccaforte o alla citt&agrave; assediata, vere e proprie cittadine con tende a forma di castello, con gallerie e giardini, quasi a voler consolidare negli animi dei nemici la loro presenza, ma in modo non bellicoso.
Qui il Delfino ebbe una stretta al cuore: il pensiero non poteva non andare a Orl&eacute;ans, assediata dagli inglesi. E quindi alla situazione presente: l&igrave;, a pochi passi da lui, c&rsquo;era (nel buio della sala) colei che poteva salvarlo, che poteva portarlo alla consacrazione, colei a cui lui avrebbe consegnato un esercito. La sua ultima disperata carta da giocare. Se solo lei lo avesse riconosciuto.
Occorreva che le torce fossero riaccese, e la cosa richiedeva del tempo.
- Pazientiamo, signori &ndash; disse un conte con voce tanto alta che impose il silenzio &ndash; tra poco la luce verr&agrave; ripristinata, e potremo ascoltare le parole della fanciulla.
- Io posso parlare anche al buio &ndash; disse Giovanna, stringendo gli occhi per indovinare nell&rsquo;ombra chi avesse parlato, ma davanti a s&eacute; aveva solo un&rsquo;indistinta e grigia folla di persone.
- I tuoi occhi dovranno essere fissi in quelli del Delfino &ndash; disse la voce.
- Sia rispettata la vostra volont&agrave; &ndash; rispose la ragazza, delusa. Con quel buio avrebbe potuto parlare al principe senza vederlo, e invece le era stato proibito. Le cose si mettevano male.
Il chiacchiericcio nella sala riprese, mentre Giovanna, in piedi, attendeva qualcosa da qualcuno.
Alphonse non sentiva pi&ugrave; molto dolore alla gamba. Era sdraiato sul divano del salotto di casa Bettini e guardava quell&rsquo;aggeggio che trasmetteva immagini e suoni. La moglie del dottore gli aveva detto che l&rsquo;aggeggio, il televisore, a quell&rsquo;ora mostrava solo gente che parlava di affari privati. Era pi&ugrave; grande di quel piccolo aggeggio con cui aveva tranquillizzato Biancofiore. Si guard&ograve; attorno: la casa era piena di aggeggi, era tutto un aggeggio. Casa sua era diversa: piccola, giusto un paio di minuscole stanze che sarebbero state anche larghe nel salotto del dottore, finestre anguste, con un cucinino in cui sua madre si rigirava appena, e senza bagno (mica quell&rsquo;ambiente di almeno sedici metri quadrati di cui si era servito l&igrave;, con un paio di tazze: per non sbagliarsi, le aveva utilizzate tutt&rsquo;e due, quella pi&ugrave; tonda e quella oblunga, un po&rsquo; pi&ugrave; scomoda; eppoi c&rsquo;erano aggeggi anche l&igrave;). A Domr&eacute;my, per i bisogni corporali si andava nel cortile, non seduti su una tazza o due (a scelta), ma accosciati su un fetido buco, appena celati da un muro di mattoni senza porta, col caldo e col freddo, con l&rsquo;afa o col vento, con le mosche che assalivano le parti scoperte o i cani che venivano a fare compagnia. Le cose erano cambiate, nel futuro, anche da quel punto di vista.
Pens&ograve; a Luc e Charles. Di sicuro stavano tramando per portare a termine la loro missione in aiuto a Giovanna.
E la cosa gli faceva rabbia.
E non poteva stare l&igrave; a non fare niente.
Doveva giocare d&rsquo;astuzia, doveva far credere al dottore e alla moglie che voleva dare una mano a Charles, riconoscendo che ormai la sua opera deviatrice non era pi&ugrave; possibile. Una volta a contatto con tutta la banda di Lara, avrebbe cercato una maniera per ostacolare i loro piani, qualunque essi fossero.
Fece un lungo discorso concludendo con: - Ho sbagliato e so che non posso ostacolare il corso della storia. Andiamo da Omero, posso dare anche io il mio contributo. Se la cugina di Luc ha chiesto aiuto attraverso i secoli a vostra figlia, vuol dire che &egrave; guidata da un&rsquo;entit&agrave; superiore.
Bettini lo ascoltava perplesso: il discorso del ragazzo ferito sembrava sincero; aveva detto che la Francia non poteva mai diventare inglese, che lui aveva sbagliato a schierarsi coi borgognoni, che Giovanna d&rsquo;Arco avrebbe meritato di portare a termine ci&ograve; che aveva iniziato per il bene della nazione&nbsp; eccetera eccetera.
Gloria non era convinta. Leggeva nelle parole di Alphonse una nota stonata, intuiva un piano furbesco, era sospettosa per quel cambiamento troppo repentino.
- Ti terremo d&rsquo;occhio &ndash; gli disse.
- Vuoi dire che non mi credi? Davvero?
- Non una parola.
- Dottore, neanche tu?
- Bah, la gente cambia opinione, talvolta &ndash; disse Bettini &ndash; e d&rsquo;altronde non possiamo tenerti sequestrato qui.
Fu deciso che sarebbero andati a casa di Omero.
Il breve viaggio fu silenzioso e pieno di tensione. I pensieri dei tre si aggrovigliavano nello stretto spazio dell&rsquo;auto, si urtavano, si respingevano, si accostavano, si attorcigliavano, si arruffavano e, quando Bettini apr&igrave; la portiera, balzarono fuori con forza lasciando i tre, per un attimo, senza respiro.

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    <published>2006-02-07T10:02:50+01:00</published>
    <updated>2006-02-07T10:02:50+01:00</updated>
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GIOVANNA D'ARCO (1412-1431). Immagine dallo spettacolo di Ilaria Drago
 		Un Delfino nascosto e un cavallo caparbio
Il Delfino, il giovane e scoraggiato principe, che stava trascorrendo l&rsquo;inverno nella rocca di Chinon, aveva seguito il piano dei suoi consiglieri e si era mischiato tra i cortigiani, vestito come loro in modo elegante, ma non regale. Anzi, per trarre in inganno la contadinella, aveva fatto vestire in modo pi&ugrave; vistoso un paio di nobili che, impettiti e con l&rsquo;aria importante, sedevano sugli scranni.
Se quella ragazza vestita da maschio l&rsquo;avesse riconosciuto, sarebbe stato un segno del Cielo, e avrebbe ascoltato la sua supplica. Ma se lei si fosse ingannata, cadendo nella trappola, allora lui l&rsquo;avrebbe cacciata in malo modo e l&rsquo;avrebbe fatta arrestare.
Vide che la ragazza era titubante: non sapeva chi fosse il Delfino, non poteva saperlo; in cuore suo era combattuto: da una parte sperava che la Pulzella lo riconoscesse, in modo da poter riporre in lei l&rsquo;unica speranza di una vittoria (speranza per la Francia e per le finanze del regno e quelle personali); dall&rsquo;altra sentiva un senso di inadeguatezza nel doversi affidare a una fanciulla, per quanto mandata dal Signore, quando lui aveva ai suoi comandi generali e soldati. Per&ograve; questi ultimi si erano mostrati incapaci, inetti, a volte anche codardi<a href="#_ftn1" name="_ftnref1" title="">[1]</a> di fronte alle truppe inglesi e borgognone.
Quella ragazza andava dicendo che lo avrebbe guidato a togliere l&rsquo;assedio a Orl&eacute;ans, lo avrebbe fatto consacrare re nella cattedrale di Reims, e andava ripetendo che erano i Santi a parlarle, le comparivano e la incoraggiavano in nome del Re del Cielo.
A lui rimanevano poche speranze, e lo sapeva. Era un principe senza corona. E senza soldi. Pochi giorni prima un calzolaio, dopo avergli messo ai piedi delle scarpe commissionate apposta per lui, appena sent&igrave; che il Delfino non poteva pagarle, gliele sfil&ograve; dai piedi e and&ograve; via infuriato, davanti all&rsquo;imbarazzo di alcune damigelle e dello stesso principe.
Poi ci si era messo anche il cappellano, quello che lo aveva battezzato anni prima: era venuto a Chinon reclamando, a pagamento dell&rsquo;antica cerimonia, quaranta libbre d&rsquo;argento, compresi gli interessi, una cifra molto consistente, ma il tesoriere aveva in cassa solo quattro scudi, una vera miseria, e cos&igrave; il prete era andato via con le pive nel sacco e un senso di rabbia per quel sovrano su cui aveva un tempo versato l&rsquo;acqua del fonte battesimale e su cui ora avrebbe voluto versare contumelie<a href="#_ftn2" name="_ftnref2" title="">[2]</a>. Non si era ancora rimesso da quella umiliazione, il Delfino, quando dovette ricevere a cena due suoi comandanti, e non pot&eacute; offrire altro che una coda di montone e due magri polli.
Forse quella fanciulla era davvero la sua ultima spiaggia, e la osservava che avanzava timida e risoluta nello stesso tempo, e lui cap&igrave; che la timidezza derivava dal fatto di non sapere a chi rivolgersi, la risolutezza derivava dalla giustezza e santit&agrave; della sua missione.
Fu mentre pensava a queste cose che all&rsquo;improvviso una folata di vento gelido entr&ograve; dagli ampi finestroni e spense le torce. Ora solo il camino illuminava la sala. La sagoma della ragazza era appena percepibile.
Biancofiore e Apollodoro erano senza padroni. Ne percepivano la presenza l&agrave; dove i due avevano sepolto le spade, e brucavano l&rsquo;erba dattorno in attesa del loro ritorno.
Poi, dopo qualche ora di solitudine in un posto che non conoscevano, dopo quell&rsquo;inusuale assenza dei padroni, come se si fossero messi d&rsquo;accordo si avviarono affiancati verso una casa tutta colorata, che era l&rsquo;unica nelle vicinanze che attirasse la loro attenzione, nella speranza di trovare un essere umano e una stalla dove trovare altro cibo, acqua e un riparo per la notte. Dovevano solo passare su un ponticello.
Le automobili di Omero e Bruno si avvicinavano a casa di Omero ad andatura elevata. Luc li incitava a fare in fretta, in fretta, perch&eacute; ormai Giovanna stava per cadere nel tranello, e solo loro potevano aiutarla.
- S&igrave; &ndash; disse Lara &ndash; ma se anche vediamo quell&rsquo;immagine sulla televisione di zio, se anche fosse il Delfino, come facciamo a dirlo a Giovanna?
- Questo &egrave; compito tuo &ndash; disse Luc.
- Mio? &ndash; chiese Lara, ma prima ancora di chiederlo sapeva che era cos&igrave;, sapeva che solo lei poteva risolvere la situazione in cui si stava cacciando Giovanna, solo lei ma con l&rsquo;aiuto dello zio. Luc stava parlando: - Mi sembra logico che sia compito tuo. Tutto porta a te. Sei famosa, sai? Io ti conoscevo, e per questo mi sono rivolto a te. Io ho fatto in modo che le energie spirituali di mia cugina si rivolgessero a te. Non ci avevi mai pensato?
- Davvero?
- Ma certo. Ho letto di te su iscrizioni e documenti antichi.
- Ma cosa dici? Non sono poi cos&igrave; vecchia.
- S&igrave; che lo sei.
Omero intervenne, mentre stava attento alla guida: - La vecchiaia &egrave; un termine relativo, cara la mia nipotina. Il tempo non esiste.
- Lo dico anch&rsquo;io, questo &ndash; fece Luc, che poi aggiunse: - Tu sei una viaggiatrice.
Il termine piacque a Lara, ed era quello che meglio le si attagliava dopo le molte avventure che le erano capitate.
- Lo so, e ormai mi ci sono abituata, anche se non so spiegarmi come mai succeda.
- L&rsquo;importante &egrave; che succeda &ndash; disse Luc.
- E quindi dovr&ograve; rivelare a Giovanna il volto del Delfino &ndash; disse Lara, riportando il discorso al concreto.
- S&igrave;, e al pi&ugrave; presto.
- Ecco &ndash; disse Omero &ndash; passiamo quel ponticello e siamo a casa mia.
- Meno male! &ndash; esclam&ograve; Luc, e mentre lo diceva si sent&igrave; sbalzato in avanti dopo un improvviso rumore sgradevole dovuto al blocco delle ruote del veicolo: - Che succede?
- Ho frenato. Due cavalli sul ponte &ndash; disse Omero &ndash; e non possiamo passare. Stanno fermi.
- Sembrano spaventati &ndash; disse Lara.
- Sono davvero spaventati &ndash; fece Luc &ndash; Non hanno mai visto n&eacute; sentito rumori di motori o di frenate.
- Come fai a saperlo?
- Sono i cavalli di Charles e Alphonse.
Dietro di loro, frenando a balzelloni, si era fermata anche la macchina di Bruno, da cui scese di corsa Charles, che si avvicin&ograve; cautamente ai cavalli: sapeva che erano atterriti, lo vedeva nei loro occhi, e quindi doveva muoversi con circospezione. Un nitrito lo accolse. Un buon segno, quello: Apollodoro lo aveva riconosciuto.
Il cavallo non si fece pregare, ascolt&ograve; le dolci parole del suo padrone e si spost&ograve; dal centro del ponte. Charles lo leg&ograve; al palo di un cartellone stradale. Leo era affascinato dalla bella bestia; mentre aiutava Charles ad annodare le redini di&nbsp; Apollodoro al Divieto di sosta, ammirava la possanza dei muscoli, l&rsquo;eleganza dei movimenti, l&rsquo;intelligenza degli occhi: lui, che era appassionato di botanica e passava pomeriggi interi nella sua Grotta del pensiero a leggere riviste e libri che discettavano di fiori e piante, ora stava ammirando da vicino, con la mano sulla coscia muscolosa, con le dita che sfioravano il pelame liscio e raso, un ulteriore capolavoro della natura.
- Non avevo mai visto da cos&igrave; vicino un cavallo &ndash; disse a Charles.
- Davvero?
- S&igrave;. Ne ho visti tanti, ma mai ho avuto un contatto cos&igrave; ravvicinato.
- Sono bestie meravigliose &ndash; disse Charles &ndash; e anche caparbie. Guarda Biancofiore: sta aspettando il padrone, ora che il suo amico Apollodoro ha incontrato il proprio.
Leo carezzava il manto vellutato dell&rsquo;animale, fissando la schiena dell&rsquo;altro: quello era il vero problema, il cavallo bianco.
- Dobbiamo fare presto &ndash; disse Luc a Leo, come a chiedere il suo soccorso &ndash; Giovanna deve riconoscere il Delfino tra pochi minuti, forse istanti.
- Dobbiamo spostare l&rsquo;animale &ndash; disse Bruno, che gli si avvicin&ograve; con aria battagliera.
Sapeva che andare a casa di Omero era perfettamente inutile, sapeva che era tutta una buffonata, sapeva che quei due erano dei lestofanti, magari due postini licenziati in cerca di vendetta, sapeva che lo avevano infinocchiato con una storia che faceva acqua da tutte le parti (ridacchi&ograve;: acqua, cascata, ah, ah!), per&ograve; ora era in gioco anche lui, e conveniva arrivare fino in fondo e andare da Omero per dimostrare la sua teoria e smascherare i due farabutti.
- Spostati &ndash; disse al cavallo.
- Non ti obbedir&agrave; mai, pap&agrave; &ndash; disse Floriana. &ndash; Non con quel tono.
- Ah, no? Lo devo pregare?
- Pregando o minacciando &ndash; disse Luc, disperato &ndash; dovete fare presto, presto.
Biancofiore non si spostava. Immobile come la rocca di un castello, ingombrava la strada, e non era possibile che un&rsquo;automobile transitasse: si era messo in modo da occupare tutto il ponticello (largo poco pi&ugrave; di tre metri).
- Potremmo spaventarlo con le macchine, avvicinandoci e strombazzando &ndash; disse Marina.
- Va bene, tentiamo &ndash; disse Luc &ndash; ma facciamo presto.
Fu inutile. Le auto arrivarono rombando fino a sfiorare il corpo possente del cavallo, ma questi non si spost&ograve; di un millimetro. Ormai era chiaro a tutti: aspettava Alphonse.
Omero disse: - Ha una sua logica, il cavallo. Ha visto arrivare uno dei padroni, non il suo, e ora attende.
- Ma noi dobbiamo passare, dobbiamo passare, si fa tardi, Giovanna sar&agrave; gi&agrave; nel salone, star&agrave; avanzando. E non sa chi &egrave; il Delfino &ndash; disse sconsolato Luc.
- Calmati, Luc. Tu sai meglio di me che il tempo non &egrave; uguale nel suo scorrere. Qui scorre pi&ugrave; velocemente che nel passato, o viceversa. Un paio di minuti per Giovanna possono essere un&rsquo;ora per noi.
- O viceversa &ndash; ripet&eacute; Luc.
- Non abbiamo certezze, ma tu sei arrivato qui a deviare quella pallottola che poteva colpirmi facendo i tuoi calcoli, no?, mica per caso.
- S&igrave;, &egrave; vero. In realt&agrave; abbiamo fretta, ma non in modo cos&igrave; esagerato. Ma prima facciamo meglio &egrave; &ndash; riconobbe Luc, che in quell&rsquo;Omero riconosceva dei tratti della propria personalit&agrave;: non era legato a schemi, a pregiudizi, ma gli piaceva sondare l&rsquo;ignoto senza remore. E la nipotina Lara in questo gli era utile.
- Ho la soluzione &ndash; disse proprio lei. &ndash; Tra pochi secondi il cavallo si sposter&agrave;.
- Ringraziamo il cielo! &ndash; fece Luc, segnandosi.
- Il cielo c&rsquo;entra poco &ndash; borbott&ograve; Lara. Corse da Leo, che si era seduto vicino a Marina&nbsp; e Ricciardi, in macchina, aspettando gli eventi.
- Leo, vieni con me. So come far muovere il cavallo.
Il salone era piombato nel buio. La notte esterna non aiutava, perch&eacute; non era luminosa. Il camino era grande: Giovanna calcol&ograve; che lei ci sarebbe stata in piedi e avrebbe potuto alzare un braccio senza toccare la sua volta annerita. Ed era altrettanto largo, e le fiamme vibravano svelte. Ma la sua luce non illuminava che una piccola porzione dell&rsquo;ampia sala.
Quella folata di vento le diede il tempo di pensare e di rivolgersi ai suoi Santi per la consueta protezione e a Luc e Lara per la soluzione pratica: dovevano indicarle il&nbsp; suo gentile Delfino, che si era evidentemente nascosto tra i dignitari proprio per metterla alla prova.
Quella folata di vento, accompagnata dal lontano ululato dei lupi, le diede un brivido.
E cap&igrave; che l&igrave; era la risoluzione del caso.
Alphonse sentiva un dolore lancinante alla gamba. Non capiva ancora come era successo che il colpo, indirizzato al tipo coi baffi col nome greco, fosse finito nella sua gamba. Qualcosa aveva deviato il suo braccio, e lui si era trovato l&igrave; a terra.
- Come mai &hellip; cosa &egrave; accaduto &hellip; che mi fate?
- Buono. Ti sto fasciando. Ti sei sparato. Non hai dimestichezza con le armi moderne.
- Ah, certo che con l&rsquo;Impavida non avrei sbagliato.
- Cos&rsquo;&egrave;? &ndash; chiese Bettini, dando l&rsquo;ultimo giro alla fasciatura.
- La mia spada. Impavida. Come me. L&rsquo;avrei sfoderata e gli avrei sfondato il petto in un battere di ciglia, al signor Omero.
- A mio fratello? &ndash; chiese accigliato Bettini. Gloria si allontan&ograve; turbata: aveva raccolto la pistola, tenendola come fosse un topo morto, e la ripose in un cassettino della cucina.
- Non sapevo che fosse tuo fratello, ma la cosa non cambia: lui non deve aiutare Charles. E non deve permettere a Giovanna di portare a termine la sua missione.
- Beh, hai fallito. E sei anche ferito.
Alphonse ripassava la scena, fino al momento in cui il buio aveva preso il posto della luce e si era trovato l&igrave; col dottore che armeggiava con la sua gamba. Per un paio di minuti non parl&ograve;, osservando le mani che svolazzavano intorno alla gamba, con perizia.
- Come &egrave;&hellip;, cio&egrave;&hellip;, stavo per sparare e qualcosa mi ha colpito &hellip; Posso sollevarmi?
- Se ce la fai. S&igrave;, stavi per commettere un omicidio, ma qualcuno &egrave; piombato nella stanza.
- Qualcuno? E da dove?
- Dal tuo tempo, credo &ndash; intervenne Gloria, che era rientrata con delle tazze di t&egrave;.
- Dal mio &hellip; dai, non scherzate. Ci siamo solo io e Charles, qui, per non so quale incantesimo.
- E chi lo ha fatto, questo incantesimo? &ndash; chiese Gloria, mentre gli serviva il t&egrave;.
- Luc &ndash; disse Alphonse, accostando le labbra alla bevanda.
Bettini sorseggiava anche lui il t&egrave; fumante, fissando il ferito negli occhi. Voleva che ci arrivasse da solo. Neanche Gloria parlava.
Alphonse ferm&ograve; la tazza a mezz&rsquo;aria, gli occhi fermi in quelli di Bettini, e chiese: - Luc?
- Giusto.
- Diamine, &egrave; sorprendente! Luc si &egrave; precipitato qui e mi ha deviato la mano?
- S&igrave;.
- Luc? &ndash; Sembrava sempre pi&ugrave; sorpreso.
- Cos&igrave; ha detto di chiamarsi.
Un suono squarci&ograve; l&rsquo;aria. Alphonse ebbe un sobbalzo. Era una musica, e veniva dalla tasca del dottore.
- Il telefonino &ndash; gli disse Bettini. &ndash; Ah, &egrave; Lara. Guarda, &egrave; in questo piccolo schermo. Noi oggigiorno possiamo chiacchierare a distanza e anche vedere chi ci parla.
- Siete dei diavoli! &ndash; esclam&ograve; Alphonse con ammirazione. Il dottore accost&ograve; il telefonino all&rsquo;orecchio.
- Pap&agrave;, passami Alphonse. Il suo cavallo ostruisce la strada per andare a casa di zio, ma questo non glielo devi dire. Fallo mettere chiaramente davanti al telefono e digli di parlare al cavallo, di dirgli parole dolci. Fagli capire che &egrave; agitato e che le sue parole possono calmarlo. Io metto il mio videofonino davanti al suo muso. Cos&igrave; vede il padrone, lo sente, si rilassa e noi passiamo.
Geniale, pens&ograve; Bettini, sempre pi&ugrave; orgoglioso di sua figlia.
- Geniale &ndash; disse Omero, sempre pi&ugrave; orgoglioso di sua nipote. Lui non ci avrebbe mai pensato. Le scocc&ograve; un bacio sulla guancia, lei gli rispose con un occhiolino.
- Alphonse &ndash; disse Lara &ndash; mi vedi? Ecco, ascoltami con attenzione. Charles ha trovato i vostri cavalli, non ti agitare, Apollodoro si &egrave; tranquillizzato, ma il tuo Biancofiore no. Non pensare alla missione, ora, anche perch&eacute; mi pare che tu sia un po&rsquo; impedito nei movimenti, ecco, &egrave; cos&igrave;, e noi siamo lontani. Per&ograve; puoi rassicurare il tuo cavallo. S&igrave;, gli metter&ograve; lo schermo del telefonino davanti agli occhi e gli far&ograve; sentire la tua voce. Cosa? Credi che abbiamo uno scopo nascosto, per fregarti? No. L&rsquo;unico scopo &egrave; di allontanare Biancofiore dalla strada prima che arrivi il capitano della polizia e gli spari. Sai che quello non ci pensa due volte, prima di &hellip; Certo che ha un&rsquo;altra pistola, vuoi che ne abbia una sola? Fai presto, ho visto il capitano andare verso la macchina per prendere l&rsquo;arma.
La cosa fu pi&ugrave; semplice del previsto. Il cavallo sent&igrave; la voce del padrone, vide o intravide l&rsquo;immagine di Alphonse e segu&igrave; Lara, che si spostava col telefono, come se lei tenesse un guinzaglio. Appena si form&ograve; un varco sufficiente, le macchine sfrecciarono verso casa di Omero.
Biancofiore, ormai tranquillo, si era fermato oltre il ponte, e brucava l&rsquo;erba, legato come Apollodoro a un palo. Quello del divieto di sosta.
 			

<a href="#_ftnref1" name="_ftn1" title="">[1]</a> Codardi: vigliacchi.


<a href="#_ftnref2" name="_ftn2" title="">[2]</a> Contumelie: ingiurie, cattive parole.



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    <published>2006-01-30T10:34:22+01:00</published>
    <updated>2006-01-30T10:34:22+01:00</updated>
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GIOVANNA D'ARCO (1412-1431).
 		I granelli del tempo
Bruno non aveva fatto in tempo a mettere la mano sulla fondina quando aveva sentito che qualcuno gli sfilava la pistola, perch&eacute; il tutto avvenne con la rapidit&agrave; di una folgore. Alphonse aveva la sua arma in mano prima ancora che Bruno se ne rendesse conto e le sue dita stringessero solo l&rsquo;aria intorno al punto dove avrebbe dovuto esserci il calcio della Beretta.
- Di qui non vi muoverete &ndash; disse il ragazzo francese ai presenti, poi si rivolse direttamente a Lara, che era seduta sul tappeto abbracciata a Floriana: - Tu non aiuterai Giovanna. Non so come avresti potuto, in verit&agrave;, dopo tanti secoli, ma qua siamo in presenza di qualcosa che non mi so spiegare. Se io sono venuto qui dal mio tempo con l&rsquo;aiuto inconsapevole di Luc, tu magari puoi andare nel mio tempo, con l&rsquo;aiuto di non so chi, &hellip; gi&agrave;, Marina mi ha detto che &hellip;
- Io non ti ho detto niente! &ndash; protest&ograve; Marina.
- Non te lo ricordi, bellezza. Mi hai detto che lo zio Omero &egrave; quello che risolve i casi che succedono qui, quando quella &ndash; e indic&ograve; Lara &ndash; entra in contatto con altre realt&agrave;. Dov&rsquo;&egrave; Omero?
Questa domanda non la disse, ma la url&ograve;, poi si lanci&ograve; verso la stanza in cui erano andati Omero e il professore, gridando come un indemoniato parole incomprensibili, brandendo la pistola che aveva sottratto a Bruno. Quest&rsquo;ultimo e Leo avevano cercato di ostacolarlo, ma ormai era lanciato e si era liberato di loro come se fossero moscerini fastidiosi.
Al colpo di pistola, tutti fermarono per un attimo infinito i propri pensieri. Gloria e il marito, che erano in cucina, sobbalzarono, chiedendosi l&rsquo;un l&rsquo;altra cosa fosse successo. Si precipitano nel salotto, e videro che Leo, Bruno, Marina, Lara e Floriana fissavano la porta dello studio. Charles scuoteva la testa.
Qualcosa di grave era successo, l&igrave; dentro.
Mandare nel futuro Charles attraverso quel varco spazio temporale non era stato difficile, per Luc. Sapeva della sua esistenza da alcuni mesi, rivelatagli dai suoi studi su antichi testi di magia celtica. Purtroppo ci si era infilato anche Alphonse, e la cosa non era stata prevista. Ma quel varco non poteva funzionare pi&ugrave;: era un fattore unico e irripetibile, e lui ormai lo aveva utilizzato.
Il freddo lo invadeva sempre di pi&ugrave;, mentre la nuova idea prendeva corpo, davanti a quei libri.
Pensava ad alta voce (e non c&rsquo;era pi&ugrave; Alphonse che lo ascoltasse nascosto nel buio): - Lo spazio e il tempo devono rompere il loro guscio, s&igrave;, devono mostrarmi la visione dell&rsquo;oceano.
Non capiva lui stesso le parole che diceva, ma sapeva che era quello che aveva letto, era ci&ograve; che aveva tratto dalla lettura delle pagine.
Tremava ancora, e la sua mente vacillava, mentre sussurrava, questa volta: - Non voglio vedere l&rsquo;urto dell&rsquo;oceano contro la roccia, non voglio vedere l&rsquo;onda che si rompe, la schiuma che si solleva. No. &Egrave; l&rsquo;oceano tutto che voglio contemplare.
Sent&igrave; un colpo di arma da fuoco. I suoi occhi si spalancarono spaventati: sapeva da dove veniva quello sparo, sapeva che era un segnale chiaro e inequivocabile, e doveva agire. Doveva agire prima dello sparo.
Continu&ograve; il suo ragionamento, di nuovo a voce alta, come se l&igrave; ci fosse qualcuno che lo ascoltasse, ma pi&ugrave; che un ragionamento sembrava un&rsquo;affermazione; ormai era pronto al viaggio, e in cuore suo sapeva che i libri non mentivano per chi sapeva leggerli nel profondo.
Continu&ograve; il suo discorso gridando, e sembrava che aspettasse un segnale: - La materia, il tempo, lo spazio non sono divisibili, no, ma sono formati da granelli, da punti, e io attraverser&ograve; uno spazio infinitesimale tra questi, Lara, e verr&ograve; da te.
E nel dirlo si lasci&ograve; andare all&rsquo;indietro, lanciando con forza la nuca verso il nulla, contro i granelli del tempo, contro i puntini dello spazio.
Lara not&ograve; che erano tutti pallidi per lo spavento, dopo il colpo di pistola, ma nessuno aveva il coraggio di andare a vedere cosa fosse successo; a un certo punto vide Floriana che additava la porta da cui era venuto lo sparo balbettando con aria trasognata: - La materia&hellip; lo spazio&hellip; granelli &hellip; punti &hellip; spazio infinitesimale &hellip;
- Ma che dici?
Anche Leo la sent&igrave;, si scosse e poi si diresse allo studio, carponi, seguito da Bruno, mentre la madre e il padre gli dicevano: - Sta&rsquo; fermo, non ti muovere, quello &egrave; armato. Anche tu, Bruno, fermo. Non &egrave; il caso da fare gli eroi.
- Ma dobbiamo vedere cosa &egrave; successo &ndash; protest&ograve; Bruno, continuando ad avanzare strisciando. Non venivano suoni dalla stanza, sembrava che l&igrave; il tempo si fosse fermato.
All&rsquo;improvviso, nello stipite della porta, comparve una sagoma che non era Omero, non era Ricciardi, non era neanche Alphonse.
- E tu chi sei? &ndash; chiese Bruno balzando in piedi con imprevista agilit&agrave;.
- &Egrave; Luc! &ndash; grid&ograve; Charles, che non credeva ai suoi occhi.
Tutti sembrarono allora risvegliarsi da un sogno, e si fecero incontro al nuovo venuto, mentre alle sue spalle comparvero Omero e Ricciardi, con i visi stravolti.
- Lui &hellip; lui ci ha salvati &ndash; disse Omero, additando Luc.
- Cosa? &ndash; chiese Bruno.
- S&igrave; &ndash; disse Ricciardi &ndash; &egrave; comparso dal nulla, non mi chiedete come, non lo so, e ha deviato la mano di Alphonse &hellip;
- &hellip; e il proiettile ha colpito la sua stessa gamba. &Egrave; l&igrave;, svenuto &ndash; concluse Omero, accennando con la testa l&rsquo;interno della stanza.
Floriana ripeteva come una nenia: - La materia, il tempo, lo spazio non sono divisibili, sono formati da granelli, da punti, e lui ha attraversato uno spazio infinitesimale tra questi.
Luc la fiss&ograve; stupito, poi le chiese: - Sei tu Lara? Stai ripetendo le parole che ho appena pronunciato.
Floriana aveva lo sguardo fisso nel vuoto, ma addit&ograve; la sua amica che stava gi&agrave; presentandosi da sola: - Sono io Lara. Cosa &egrave; successo? Come hai fatto?
Il ragazzo si rivolse a lei, le fece un impercettibile inchino e rispose: &ndash; Giovanna ha bisogno di te. Ora non posso spiegarti. Non so quanto tempo mi &egrave; concesso, e non so quanto ne &egrave; concesso ancora a mia cugina, ma so che dobbiamo intervenire subito.
- E cosa vuole che io faccia? &ndash; chiese Lara.
- Svelare un inganno.
Bruno intervenne con aria baldanzosa, cercando di prendere il controllo della situazione: - Beh, qua &egrave; tutto un inganno. Poi mi spiegherai chi sei e come sei entrato: violazione di domicilio. I tuoi complici, qui, ci stanno prendendo in giro con fandonie grandi come una casa, e credo di avere finalmente capito chi siete e cosa volete.
- Davvero? &ndash; chiese Luc a quello che gli sembrava un babbeo con la mentalit&agrave; ristretta, che contrastava con quella Lara e con la ragazza che aveva ripetuto le sue parole: loro s&igrave; che avevano capito la coincidenza del tempo e la nullit&agrave; dello spazio.
- Certo. Avete architettato tutto per confonderci. Il finto duello, le finte lettere, la favola di questa Giovanna. Deviate la nostra attenzione dal vostro vero scopo.
- E quale sarebbe?
- Derubarci! Bettini &ndash; chiese Bruno rivolgendosi al padre di Lara &ndash; dove hai i soldi?
- Quel poco che ho &egrave; di l&agrave; &ndash; disse il dottore, indicando lo studio &ndash; nella piccola cassaforte a muro.
- Ci sono anche i miei anelli e le collane. Roba di poco conto &ndash; aggiunse Gloria.
- L&igrave; dove il finto ferito &egrave; rimasto da solo! &ndash; disse Bruno, lanciandosi verso lo studio.
Luc ne approfitt&ograve; per avvicinarsi a Lara e per dirle: - Non stare a sentirlo. Hai avuto i segnali di Giovanna?
- S&igrave;. Dapprima un delfino che si dibatteva in un campo di gigli.
- Sono le difficolt&agrave; che sta incontrando il Delfino Carlo per ottenere il suo trono: il giglio &egrave; il simbolo della sua casata.
- E anche io &ndash; intervenne Floriana, che ora sembrava pi&ugrave; presente &ndash; ho avuto un suo messaggio.
- Tu hai un animo particolare, se riesci a cogliere le parole che vibrano nell&rsquo;aria in un presente costante &ndash; le disse Luc, carezzandola sul viso. Floriana arross&igrave;, in parte per la carezza e in parte per l&rsquo;imbarazzo di non avere capito le parole arcane<a href="#_ftn1" name="_ftnref1" title="">[1]</a> pronunciate dal ragazzo.
Lara aggiunse:- E poi la lettera, quella portata da Charles.
- Quella vera, quella che tu hai scritto per conto di tua cugina, non l&rsquo;altra &ndash; conferm&ograve; Charles. Quest&rsquo;affermazione colse il giovane studioso di sorpresa: lui sapeva di una sola missiva, quella vergata di suo pugno.
- Vuoi dire che Alphonse ne ha scritta un&rsquo;altra?
- S&igrave;. L&rsquo;ha dettata a lei, a Marina, e &hellip;
Bruno rientr&ograve; nella stanza, con espressione imbarazzata, borbottando: - Quello &egrave; l&igrave; svenuto.
- Occorre un&rsquo;immagine del Delfino &ndash; disse Luc, e lo disse rivolto a Omero, che fino a quel momento non era intervenuto. Si stava riprendendo dallo choc: non gli era mai stata puntata una pistola contro, n&eacute; mai aveva visto spuntare dal nulla una persona (che tra l&rsquo;altro aveva salvato lui e Ricciardi).
- Perch&eacute; ti rivolgi a me?
- Vedo che tu puoi darci una mano, lo intuisco.
- Non hai sbagliato &ndash; disse Lara. &ndash; Mio zio &egrave; quello che trova sempre le soluzioni pi&ugrave; adatte.
- Quindi non mi sbagliavo. Su, troviamo un&rsquo;immagine. Io non l&rsquo;ho mai visto, il Delfino, e neanche Giovanna, che tra poco entrer&agrave; nella sala del castello di Chinon. Deve parlargli, deve chiedergli di affidarle delle truppe, ma deve pur sapere come sono le fattezze del principe, per rivolgergli la parola.
- Beh &ndash; disse Gloria, alzando una spalla&nbsp; - lui sar&agrave; seduto sul trono, no?
- Ah! &ndash; esclam&ograve; Bruno &ndash; quindi volete derubare il re! E certo, quello ne ha, di ricchezze.
Intervenne Ricciardi: - Ma smettila, e vediamo di aiutare Giovanna. Lei sta per cadere nell&rsquo;inganno ordito ai suoi danni proprio dal Delfino e dai suoi consiglieri. Ve lo dicevo l&rsquo;altro giorno, ragazze, in classe. Ma mentre io spiego, a che pensate? Sempre all&rsquo;amore?
Luc sorrise a quella uscita di quello che doveva essere un precettore; quelle tre belle ragazzine erano di sicuro le sue allieve.
- Io conosco il volto del Delfino &ndash; disse Omero, ricordandosi dell&rsquo;immagine che aveva visto sulla televisione che stava progettando per la farmacista.
- Cosa? &ndash; gridarono tutti all&rsquo;unisono.
- Beh, alla luce degli ultimi sviluppi, credo che sia la sua.
Raccont&ograve; della farmacista, della televisione tridimensionale, dell&rsquo;immagine che era apparsa.
- Bene &ndash; comment&ograve; Luc &ndash; tu possiedi conoscenze magiche quasi pari alle mie; ora &egrave; importante che la veda Lara, quella figura.
- Di corsa a casa mia! &ndash; intim&ograve; Omero. Tutti lo seguirono, meno Alphonse, ancora svenuto, e i genitori di Lara. Il dottore si era gi&agrave; avvicinato al ferito e gli aveva fasciato la gamba. Gloria aveva raggiunto il marito nello studio e aveva avvicinato dell&rsquo;aceto alle narici di Alphonse, mentre Zip gli leccava una mano.
 			

<a href="#_ftnref1" name="_ftn1" title="">[1]</a> Parole arcane: parole misteriose.



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    <published>2006-01-23T18:26:51+01:00</published>
    <updated>2006-01-23T18:26:51+01:00</updated>
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    <![CDATA[<p>
capitolo nono



	
		
		GIOVANNA D'ARCO (1412-1431).
		
		Giovanna alla corte e Omero al telefono
		Giovanna doveva incontrare il Delfino, finalmente, ma non lo aveva mai visto prima, n&eacute; qualcuno glielo aveva descritto, se non nel carattere. Sapeva che il ventiseienne Carlo era un tipo indeciso, apprensivo, inquieto, debole sia di indole che di fisico. ed era attorniato da una schiera di nobili, consiglieri e favoriti in continua lotta tra di loro.
		La guerra contro gli inglesi sembrava ormai volgere a favore degli abitanti dell&rsquo;isola oltre il canale, e il Delfino Carlo VII era scoraggiato. La notizia della giornata delle aringhe lo aveva prostrato; una sua successiva colonna di soldati mandati in soccorso a Orl&eacute;ans assediata era stata sconfitta.
		Durante la mattinata aveva parlato con alcuni consiglieri.
		- Le cose vanno male, cari amici, e non vedo come possiamo andare avanti. Gli inglesi sono a un passo dalla vittoria.
		La verit&agrave; era quella appena enunciata da Carlo, e gli uomini che lo circondavano non sapevano cosa dire: tra questi cortigiani vi erano molti creditori, che avevano prestato al principe enormi somme per finanziare la guerra, e ora vedevano svanire i propri soldi come nebbia al vento. Per loro qualunque soluzione, anche la pi&ugrave; azzardata, era vista con grande favore.
		- Ieri sera &#150; aggiunse il principe, mostrando un foglio di pergamena &#150; mi &egrave; giunta questa lettera, che proviene dal santuario di Santa Caterina. Me l&rsquo;ha mandata un frate, a cui l&rsquo;ha dettata quella fanciulla che ha fatto miglia e miglia a cavallo, con il benestare di Robert de Baudricourt, per incontrarmi. Del mio capitano io mi fido, &egrave; un uomo di sicura fedelt&agrave; e dai nervi saldi, lo sapete. Allora, vi leggo la lettera; la ragazza mi chiama gentile Delfino. Ascoltate.
		I consiglieri, che ormai avevano poco da consigliare, tesero le orecchie. Da giorni ormai si parlava di quel drappello guidato da un&rsquo;invasata, forse una strega, forse una mitomane<a title="" name="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a>. E ora aveva l&rsquo;ardire di scrivere al principe.
		- Dice che ha gi&agrave; percorso centocinquanta leghe per accorrere in mio aiuto e che vuole un mio cenno di consenso per entrare a Chinon ed essere ammessa alla mia presenza; ha cose importanti da dirmi, cose importanti e gradevoli, dice proprio cos&igrave;. E poi aggiunge che &egrave; inviata da Dio per combattere al mio fianco.
		I cortigiani mormorarono: cosa poteva mai avere da dire di importante e gradevole al futuro re una fanciulla che fino a pochi mesi prima pascolava le pecore sui pendii della Mosa? Come si poteva credere a una ragazza vestita da uomo che parlava di guerreggiare in nome di Dio? Non poteva invece essere inviata dal demonio, con lo scopo di condurre alla rovina il debole Delfino?
		- Potremmo escogitare un trucco per smascherarla &#150; disse un consigliere, dopo avere confabulato con alcuni altri. &#150; Se &egrave;, come dice, l&rsquo;inviata del Signore, non cascher&agrave; nell&rsquo;inganno, e la Maest&agrave; Vostra potr&agrave; ascoltarla. Se &egrave; una ciarlatana, o peggio ancora una strega inviata dal diavolo, cadr&agrave; nella trappola.
		- E io perder&ograve; il trono &#150; piagnucol&ograve; il principe, davanti ai visi imbarazzati della corte.
		- Non abbiamo alternative &#150; disse un cortigiano.
		- Bene. Ditemi cosa dobbiamo fare &#150; si arrese il Delfino, che poi ascolt&ograve; il piano, semplice e geniale, dalle labbra del suo fido consigliere.
		Giovanna prese alloggio, appena giunta a Chinon, in una locanda molto modesta, e si chiuse nella sua stanza per pregare e digiunare, fino al momento in cui sarebbe stata ricevuta. Nel villaggio si parlava ormai apertamente della Pulzella, dell&rsquo;inviata del Signore, e nel popolo si era creata un&rsquo;atmosfera di attesa e speranza. Gli uomini della piccola scorta di Giovanna andavano dicendo che durante gli undici giorni di viaggio mai avevano corso un rischio, mai avevano incontrato banditi, mai si erano imbattuti in branchi di lupi, il che era davvero miracoloso: la cosa non era mai accaduta prima.
		Solo una volta, raccont&ograve; un soldato della scorta, una banda di malfattori voleva attaccare la piccola carovana, probabilmente per rapire la giovane donna per cui il re avrebbe certamente pagato un alto riscatto. Quando per&ograve; la banda stava per attaccare, i cavalli dei briganti non si mossero, come inchiodati al suolo, e gli stessi banditi furono presi da un&rsquo;inspiegabile sonnolenza, e quindi assistettero immobili al passaggio del corteo.
		Gli abitanti di Chinon capirono che quelle prove di favore divino erano il segno che lei era la salvatrice, la vergine guerriera di cui ormai da tempo si parlava, e sarebbe stata capace di qualunque miracolo, anche quello di trascinare il cupo e indeciso Carlo alla consacrazione e alla conquista del suo regno.
		Furono ancora pi&ugrave; convinti dopo un episodio, che avvenne poco prima che il delfino la ricevesse nella sua piccola reggia dominata dalla Torre dell&rsquo;Orologio.
		Un conte and&ograve; a prelevare Giovanna alla locanda. Mentre salivano a cavallo verso la porta della torre, un soldato cominci&ograve; a sghignazzare rivolto alla ragazza vestita da uomo, gridando che era inviata dal diavolo, che non era una donna, che lui avrebbe potuto provarlo, se era davvero una donna non gli avrebbe resistito; e fece seguire il breve discorso da una serie di forti bestemmie.
		Giovanna non ferm&ograve; neanche l&rsquo;arrancare del cavallo mentre gli diceva: - Rinneghi Dio con le tue bestemmie, eppure sei tanto vicino alla morte.
		Un&rsquo;ora dopo, proprio mentre la fanciulla entrava nella reggia, il soldato anneg&ograve; nelle gelide acque di un fiume che scorreva l&igrave; vicino.
		Il principe vedeva avanzare, nella sera invernale, nella grande sala del castello di Chinon, la contadinella, davanti a trecento cavalieri che le facevano ala, alla luce di cinquanta torce che illuminavano la scena. Giovanna si presentava in un modesto abito nero da ragazzo, i neri capelli tagliati corti. La guard&ograve; con un misto di indifferenza e curiosit&agrave;: da tempo si mormorava di una profezia che parlava di una donna che avrebbe salvato il regno. Era quella ragazzina vestita da maschio?
		Quando Giovanna entr&ograve; nella sala e la vide piena di gentiluomini, ecclesiastici, dame, si sent&igrave; mancare per l&rsquo;emozione. Un grande camino, sulla parete di fondo, faceva brillare le sete e i broccati dei vestiti, i gioielli delle dame, gli arazzi alle pareti, mentre le grandi vetrate si affacciavano sul buio della notte, in un contrasto drammatico.
		Giovanna per un attimo tentenn&ograve;, davanti a un genere di persone che non aveva mai visto prima: si sentiva un&rsquo;estranea l&igrave; dentro, percepiva come spilli sulla pelle gli sguardi degli astanti.
		Cercava il Delfino, ma non sapeva chi fosse tra quei cavalieri, e nessuno le si faceva incontro. Allora decise che quello era il momento di chiedere aiuto a Lara, e lo fece, silenziosamente: - So che tu sei qui, tra di loro. Fatti riconoscere, e conducimi al mio gentile Delfino.
		Omero era andato con Ricciardi nello studio del fratello. Dal computer lesse le traduzioni che gli aveva mandato Popo e le mostr&ograve; a Ricciardi. Coincidevano con quelle eseguite da loro.
		- &Egrave; evidente che quella scritta da Marina non proviene da Giovanna: lo dice la Storia, lei non poteva proporre agli inglesi di rimanere in Francia &#150; disse il professore.
		- La storia che ci viene raccontata sui libri non &egrave; sempre quella vera &#150; osserv&ograve; Omero.
		- Che vuoi dire?
		- Beh, tu la insegni. Prendiamo la storia delle crociate. Vista da parte nostra, da quella cristiana, &egrave; stata una pagina gloriosa per salvare il Santo Sepolcro.
		- Vero, capisco quello che vuoi dire. Vista dalla parte degli Arabi, &egrave; stata un&rsquo;invasione.
		- Esatto.
		- Questo lo dico sempre ai ragazzi: quelli che per noi sono terroristi, per gli altri sono eroi. Dipende da chi la scrive, la storia.
		- Ed &egrave; quello che ho detto. Beh, qui abbiamo due personaggi che provengono da quel tempo: come fai a sapere chi &egrave; l&rsquo;impostore? Alphonse, solo perch&eacute; &egrave; pi&ugrave; antipatico e ha dettato la lettera a Marina? E poi, &egrave; cos&igrave; importante saperlo?
		- No, in fondo non &egrave; importante, ma se lo scopo di uno dei due &egrave; ostacolare l&rsquo;intervento di Lara, ci sta riuscendo benissimo, perch&eacute; stiamo qui ad arzigogolare, invece di pensare a come intervenire. Quindi dobbiamo sapere chi dei due &egrave; l&rsquo;imbroglione, perch&eacute; dovremo tenerlo d&rsquo;occhio, affinch&eacute; non ostacoli Lara nella sua missione.
		- Di cosa mai si tratter&agrave;? &#150; chiese sconsolato Omero.
		- Non lo sappiamo. Qui Popo dice che sa qual &egrave; la missiva falsa, comunque, e se lo sa &egrave; perch&eacute; con quella sua formidabile moglie ha esaminato le lettere in tutti i particolari. Telefonagli, qualunque sia il fuso orario.
		Omero non se lo fece ripetere. Pochi squilli, e la voce un po&rsquo; roca del suo amico messicano rispose: - Omero?
		- Come diavolo?
		- Il display, mio caro. Il tuo numero brilla nella notte.
		- Come sei poetico.
		- So cosa vuoi sapere, e non perdo tempo in chiacchiere, anche se Pilar vuole sapere in quali guai si &egrave; cacciata la tua nipotina.
		- Non ti ho scritto di Lara, ne sono sicuro!
		- No, ma l&rsquo;abbiamo intuito. Una cosa cos&igrave; strana poteva accadere solo a lei. Dimmi, allora.
		Omero raccont&ograve; per sommi capi tutto, dai sogni di Lara e Floriana fino alla partita di pallone per far tornare alla ragione Marina.
		Popo comment&ograve;, dopo un rumoroso sbadiglio: - Bravi. Tutto bene. E se avete osservato le lettere, non vi &egrave; saltata agli occhi una variante ortografica fondamentale tra le due?
		- No. Ortografica? Quale? &#150; salt&ograve; su Ricciardi, colto sul vivo. Si era avvicinato alla cornetta per gridare, al che Omero inser&igrave; il vivavoce.
		- La vu.
		- La vu? la lettera dell&rsquo;alfabeto? &#150; chiese perplesso Omero. Forse Popo si era fatto un bicchiere di troppo di tequila.
		- Certo. Le avevo davanti agli occhi le due lettere, cos&igrave; simili e cos&igrave; dissimili, una in contrasto con l&rsquo;altra, e ambedue potevano essere di Giovanna, la prima scritta davvero agli uomini d&rsquo;Inghilterra con le sue minacce, e l&rsquo;altra anche rivolta agli inglesi, ma scritta sotto tortura. Sapete la storia, no?
		- Questa ipotesi non l&rsquo;avevamo presa in considerazione, quella della tortura, dico &#150; ammise Omero.
		- Ma che c&rsquo;entra la vu? &#150; chiese Ricciardi avvicinandosi alla cornetta.
		- I vostri messaggeri, di cui mi hai raccontato, vengono da quel tempo, ma uno &egrave; un lestofante &#x2026;
		- E vogliamo smascherarlo perch&eacute; non ci ostacoli &#150; disse Omero.
		- Anche se sospetto chi sia &#150; disse Ricciardi. La voce da oltreoceano prosegu&igrave;:
		- Bene. La lettera dettata a Marina &egrave; falsa, sia storicamente, per le cose che dice e che mai Giovanna avrebbe pensato, sia perch&eacute; le vu sono scritte proprio come si pronunciano.
		- Non capisco &#150; disse Omero, mentre invece Ricciardi si diede una manata sulla fronte: aveva capito.
		La voce roca che veniva da lontano disse: - Fino al milleseicento circa la vu e la u si scrivevano nello stesso modo, anche se si pronunciavano in modo diverso a seconda se erano vocale o consonante. La parola repubblica era scritta repvbblica, per esempio. Pensa, fu proprio il vostro Gian Giorgio Trissino, alla fine del cinquecento o agli inizi del seicento, ora non mi ricordo bene, insomma fu lui a proporre di scrivere la U come vocale e la V come consonante. Ebbene, questo Marina non poteva saperlo, n&eacute; colui che le ha dettato la lettera perch&eacute; &egrave; di epoca precedente e poi non sa scrivere n&eacute; leggere. Invece nella lettera autentica le due lettere sono scritte nello stesso modo, con la vu.
		- Hai ragione &#150; disse Ricciardi &#150; la cosa mi era sfuggita, non l&rsquo;avevo proprio notata.
		- Quindi Alphonse &egrave; sicuramente il nostro falsario &#150; disse Omero, e stava per salutare Popo quando un urlo agghiacciante seguito da altri ancora pi&ugrave; tremendi lo fece sobbalzare: si volt&ograve; e vide Alphonse che balzava nella stanza incontro a lui e al professore con una pistola in mano, urlando come un ossesso.
		Popo sent&igrave; le urla e poi rumori come di una colluttazione e poi, prima che qualcuno interrompesse la comunicazione, un colpo di pistola.
		
			
			
				<a title="" name="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Mitomane: una persona che tende a falsificare la realt&agrave; con racconti fantasiosi per attirare l'attenzione su di s&eacute;. Molti contemporanei di Giovanna e alcuni storici moderni hanno questa opinione della Pulzella.
			
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    <published>2006-01-17T19:56:03+01:00</published>
    <updated>2006-01-17T19:56:03+01:00</updated>
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capitolo nono



	
		
		GIOVANNA D'ARCO (1412-1431).
		
		La partita del ritorno
		La tequila era finita e il ragionamento quadrava. Popo si alz&ograve; dalla sua comoda sedia a sdraio, diede una fugace occhiata alla maestosa capitale messicana che lui dominava dal suo terrazzo, osserv&ograve; le scie luminose gialle e rosse delle auto che, incessanti, percorrevano i viali della citt&agrave;, e si diresse al computer: aveva deciso di scrivere un&rsquo;e-mail al suo amico d&rsquo;Oltreoceano.
		Caro Omero, grazie dell&rsquo;indovinello. Pilar e io ci abbiamo messo un bel po&rsquo; a risolverlo, ma ora tutto ci &egrave; chiaro. Ti allego le traduzioni. E le osservazioni. &Egrave; palese che una delle lettere &egrave; un falso. Ma prima che ti dica qual &egrave;, fammi sapere tu a che conclusioni sei giunto, e raccontami della tua vivace nipotina. Ci giuro che qua sotto c&rsquo;&egrave; lo zampino di Lara e delle sue strane qualit&agrave;. Ma cosa pu&ograve; volere da lei Giovanna d&rsquo;Arco? Non pu&ograve; essere salvata dal rogo o dalla prigionia, perch&eacute; se no i libri di storia andrebbero riscritti. E la cosa &egrave; leggermente complicata. Secondo me, anzi secondo noi, Giovanna d&rsquo;Arco sta richiamando l&rsquo;attenzione di Lara affinch&eacute; in seguito sappia che sar&agrave; proprio lei, la Pulzella, a chiedere un suo intervento. Per quale faccenda, &egrave; un mistero nel mistero. Ti abbraccio.
		Omero lesse la lettera di Popo, poi si affacci&ograve; alla finestra.
		Gli altri erano fuori che confabulavano; Bruno era sempre pi&ugrave; confuso, e loro stessi non avevano del tutto le idee chiare. Per&ograve; il loro atteggiamento mentale era diverso da quello del capitano: loro credevano a Lara e a quello che le capitava, affrontavano con spirito curioso le varie vicissitudini, senza ancorarsi troppo alla realt&agrave; concreta, dato che non era concreto quello che succedeva. Erano escursioni nel tempo e nello spazio, al di l&agrave; di ogni logica, e ormai loro l&rsquo;avevano accettato. Bruno no. Questo era il punto.
		Il ragazzo che era nella macchina di Bruno si era stancato di stare l&igrave; tutto rigido, in una posizione abbastanza scomoda per uno alto come lui. Quindi usc&igrave;, si sgranch&igrave; e si avvicin&ograve; a Floriana e al padre.
		- Ti eri scordato di me? &#150; chiese al capitano.
		- Oh, no, stavo discutendo, ecco, questa &egrave; mia figlia, lui &egrave; Charles, uno di quelli che duellavano.
		Charles osserv&ograve; la bella ragazzina che gli stava davanti e le fece un sorriso. Lei rispose nello stesso modo: era pi&ugrave; bello di Leo, ma forse non pi&ugrave; bello in assoluto, no: era pi&ugrave; uomo, pi&ugrave; maschio. Aveva lo sguardo intelligente di chi sa molte cose ed &egrave; alla ricerca di altre.
		Bruno aggiunse: - Quella ragazza l&agrave; che sta rientrando in casa &egrave; Lara. &Egrave; un po&rsquo; svitata.
		Charles guard&ograve; verso la casa, in cui stava scomparendo una sagoma femminile: lei era la destinataria del suo messaggio, dunque, colei che avrebbe dovuto aiutare Giovanna nella sua missione. Chiss&agrave; se aveva letto la lettera, se l&rsquo;aveva interpretata? Lui si rendeva conto che sarebbe stato un bel mistero capirci qualcosa, per persone cos&igrave; lontane nel tempo, ma lo scopo per cui Luc aveva scritto quella missiva (come se fosse stata dettata dalla cugina) era di mettersi in contatto spirituale con quella Lara. Il resto sarebbe stato nelle mani di Giovanna, di Luc e del destino.
		Chiese a Floriana: - L&rsquo;avete avuto il mio messaggio?
		- Ah, tu sei il messaggero misterioso.
		- S&igrave; &#150; intervenne Bruno con tono sarcastico &#150; dalla Francia del quindicesimo secolo, figurati, e su un cavallo che &egrave; passato attraverso una cascata, lui e quell&rsquo;altro ribaldo. Poi dicono che le poste non funzionano: seicento anni per una lettera!
		- Ne abbiamo avuti due, di messaggi, per la verit&agrave; &#150; disse Floriana.
		- E tutt&rsquo;e due in ritardo &#150; borbott&ograve; Bruno.
		Il ragazzo dagli occhi bruni e intensi fece un nome: - Alphonse.
		- &Egrave; l&rsquo;altro &#150; spieg&ograve; Bruno.
		- E non sappiamo qual &egrave; il messaggio vero e quale quello falso &#150; aggiunse Floriana.
		- Potrei aiutarvi io, anche se non so il contenuto della mia lettera. Ma conosco Giovanna e come si esprime.
		- Ecco &#150; esplose nell&rsquo;aria la voce di Lara, che avanz&ograve; correndo verso di loro con un pallone in mano &#150; siamo in nove!
		- E allora? &#150; chiese Bruno, che non riusciva ad associare quel numero ad alcuna cosa importante.
		- Si gioca! &#150; grid&ograve; Lara.
		- Si che?
		- Si gioca. A calcio. Facciamo una partita. Dai, quattro di qua, quattro di l&agrave;. Zio fa l&rsquo;arbitro.
		Bruno si rivolse alla figlia, che per&ograve; fece spallucce, e cos&igrave; and&ograve; in casa a chiedere informazioni. La giornata era gi&agrave; stata sconvolgente, e ora ci si metteva anche Lara con la sua partita. Tra l&rsquo;altro lui non tirava calci al pallone da decenni.
		- Che roba &egrave;? &#150; chiese Charles a Floriana.
		- Calcio. Si deve appunto calciare quella palla. Lara sta facendo le porte, e la palla deve andarci dentro.
		Charles vide che Lara metteva a terra dei panni, che erano stati portati da un ragazzo. Li ammonticchiava da una parte, poi ne ammonticchiava altri a un paio di metri di distanza. Un cagnolino la seguiva passo passo saltellando dalla gioia e abbaiando con la voce squillante.
		- Mamma, chiudi Zip da qualche parte. A lui piace giocare a pallone, potrebbe farci cadere.
		- Quella &egrave; la prima porta &#150; stava spiegando Floriana. &#150; Ora ne former&agrave; un&rsquo;altra, poi facciamo due squadre e inizia la partita. La palla deve entrare tra quei panni, nella porta.
		- Siete gente strana &#150; disse Charles, nell&rsquo;orecchio di Floriana.
		- Non sai quanto! &#150; rispose ridendo la ragazza.
		Un fischio alto e irritante ruppe l&rsquo;aria: Charles vide un tizio coi baffi e un fischietto tra le labbra che usciva dalla casa, seguito dal capitano e da altra gente, uomini e donne. Cont&ograve;: i presenti erano nove, lui compreso. Tra questi, una biondina un po&rsquo; intontita, che seguiva docilmente gli altri.
		Lara fece le squadre, con un piglio da maschiaccio: - Con me il professore, Marina e Bruno. Dall&rsquo;altra parte mamma, Floriana, il ragazzo nuovo e Leo. Zio arbitra.
		- Mi sembri un po&rsquo; fuori di testa &#150; disse Marina &#150; Noi tutt&rsquo;al pi&ugrave; giochiamo a pallavolo.
		- Non c&rsquo;&egrave; la rete &#150; spieg&ograve; Lara.
		- S&igrave;, ma che bisogno c&rsquo;&egrave; di giocare? &#150; chiese Marina &#150; Sono stanca, ho le ossa a pezzi come se fossi stata travolta da un camion.
		- Forse da un cavallo &#150; borbott&ograve; Bruno a bassa voce, tentennando la testa: non capiva quella improvvisa voglia di Lara di organizzare una partita. Lui aveva altro da fare, doveva trovare Alphonse, non aveva tempo da perdere, e stava per protestare quando Omero gli si avvicin&ograve; e gli disse qualcosa nell&rsquo;orecchio. Il capitano fiss&ograve; Marina per qualche istante, scosse un&rsquo;altra volta la testa e si mise nella posizione indicata da Lara, che stava dirigendo le operazioni.
		- I portieri saranno Marina e il ragazzo &#x2026;
		- Charles &#150; si present&ograve; lui.
		- Ecco, Charles.
		- Che devo fare&nbsp;?
		- Tu puoi prendere la palla con le mani, noi no.
		- No? &#150; chiese stupito il ragazzo.
		- No, noi usiamo i piedi e la testa. Ma fa&rsquo; attenzione: la palla non deve passare nella porta.
		- Cio&egrave; non deve passare dietro di me?
		- Pi&ugrave; o meno.
		- Ho capito &#150; disse Charles, che conosceva in parte il gioco a cui stava per partecipare: o meglio, gliene aveva parlato Luc, che aveva letto un libro di uno scrittore toscano che descriveva questo gioco della palla, in cui due squadre di venticinque uomini si affrontavano per arrivare a una m&egrave;ta, ma potevano usare anche le mani. La moda veniva, tanto per cambiare, da Firenze.<a title="" name="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a>
		E ora era l&igrave; a praticarlo, questo sport in miniatura (otto giocatori,) e con le regole cambiate
		- Io non so parare &#150; borbott&ograve; un paio di volte Marina, che per&ograve; si mise tra i due mucchi di panni.
		Leo la teneva d&rsquo;occhio. La palla doveva capitargli al pi&ugrave; presto, e con quella al piede avrebbe dovuto involarsi verso la porta presieduta da lei e travolgerla.
		Omero osserv&ograve; le due squadre. Era la cosa pi&ugrave; ridicola che avesse mai visto. Sua cognata Gloria si era messa un paio di pantaloncini e scarpe da trekking (da giovane era stata una studentessa di geologia, e di sicuro le erano servite per le escursioni), Bruno era vestito di tutto punto, compreso lo sguardo truce d&rsquo;ordinanza, Charles aveva il suo abbigliamento medievale e lo sguardo perplesso, Floriana aveva una gonna lunga e si era messa a piedi nudi, il professore aveva indossato una tuta ma aveva le scarpe di tutti i giorni, Leo invece aveva indosso l&rsquo;abbigliamento da rugby. La pi&ugrave; disinvolta era Lara, vestita di jeans e scarpe da ginnastica.
		- Via! &#150; grid&ograve; Omero, facendo seguire alle sue parole il suono acuto del fischietto.
		Bruno ricordava di quando giocava da ragazzo proprio con Omero e Ricciardi, e che dava pi&ugrave; calci ai sassi che al pallone; ricordava le sgroppate verso la porta avversaria, gli insulti, le sudate, le cadute, le caviglie doloranti; ora la cosa era strana, irreale, l&igrave; sull&rsquo;erba della casa di Lara, e quando gli capit&ograve; la palla tra i piedi la calci&ograve; con forza verso il portiere avversario, Charles. Questi la prese con una sola mano, poi la ferm&ograve; con l&rsquo;altra e alla fine blocc&ograve; la palla (che gli stava sgusciando tra le dita) con le ginocchia.
		- Visto come sono bravo? &#150; chiese.
		- Dalla a me! &#150; grid&ograve; Leo, al che, goffamente, il ragazzo gliela lanci&ograve; con le mani. Lara si fece incontro al fratello bisbigliando: - Faccio finta di contrastarti, poi tu corri con la palla al piede verso Marina. Non le fare male!
		- Sta&rsquo; tranquilla, sorellina &#150; sussurr&ograve; lui, che si mise a fare un paio di dribbling, fece finta di avere difficolt&agrave; nel superare la sorella, poi pass&ograve; la palla a Floriana che subito gliela restitu&igrave;, cos&igrave; lui pot&eacute; avviarsi verso la porta.
		Marina non aveva mai giocato a calcio, ma sapeva che la palla non doveva entrare nella sua porta, quindi appena vide che Floriana aveva passato il pallone a Leo e che lui veniva verso di lei di gran carriera, si mise a gambe larghe, pronta a tuffarsi sulla sfera prima che superasse la linea immaginaria tra le due pile di vestiti.
		Vide Leo che veniva verso di lei, non si fermava, non calciava, ma come un treno avanzava ansimando con la palla al piede, poi se lo trov&ograve; addosso e croll&ograve; sotto il suo peso, battendo la testa sul prato.
		- Sei un cretino! &#150; gli grid&ograve;, rialzandosi, poi si guard&ograve; attorno, vide i suoi amici e il professore e la madre di Lara e un ragazzo sconosciuto che la fissavano e chiese: - Ma che ci facciamo qui? Che sta succedendo? ma come siete bardati?
		- Non chiederlo a me &#150; disse il ragazzo.
		- Te lo spiego io &#150; disse Lara, prendendola a braccetto.
		- Dio, mi sento confusa. Mi gira la testa. Ma &#x2026;
		- Non parlare. Ora ti chiarisco tutto.
		- La partita &egrave; finita &#150; proclam&ograve; Omero, dopo di che fischi&ograve; tre volte e incroci&ograve; nell&rsquo;aria le mani.
		- Proprio ora che mi stavo divertendo! &#150; protest&ograve; Bruno &#150; Non &egrave; durata neanche cinque minuti!
		Ricciardi gli mise il braccio sulle spalle e gli parl&ograve;, mentre Gloria raccoglieva i panni che facevano da palo e liberava uno stupito ma scodinzolante Zip.
		Lara, rientrata abbracciando Marina, e sedutasi con lei sul divano di casa, le spiegava gli avvenimenti; Marina sent&igrave; la presenza consolante di Leo, che si era messo vicino a lei e gli appoggi&ograve; la testa sulla spalla sussurrando uno scusami che riemp&igrave; il cuore del ragazzo di tenerezza; nel frattempo ascoltava perplessa.
		- Io avrei scritto quella lettera l&igrave;? In latino, poi?
		- Ce l&rsquo;hai anche declamata! &#150; esclam&ograve; Ricciardi &#150; e con una perfetta dizione medievale, pensa un po&rsquo;.
		- &Egrave; cos&igrave; &#150; le bisbigli&ograve; Leo.
		- Ho delle macchie sulle dita, come se davvero avessi impugnato una penna &#150; disse Marina, osservando il pollice e l&rsquo;indice della mano destra, poi le port&ograve; al naso: - Mm, odore di inchiostro, senz&rsquo;altro.
		- Ora &#150; disse Omero alla combriccola, che stava tutta intorno a Marina, chi seduto sul divano, chi sul tappeto (solo Gloria si era allontanata ed era andata a cambiarsi) &#150; la situazione &egrave; chiara. O meglio, sappiamo che le cose hanno un significato.
		- Io so una sola cosa: che siete tutti matti &#150; disse Bruno &#150; e so un&rsquo;altra cosa: che devo cercare l&rsquo;altro ragazzo, che mi &egrave; scappato sotto il naso.
		- Vengo con te, capo &#150; disse Charles.
		- Non ce n&rsquo;&egrave; bisogno &#150; fece Lara: aveva visto che suo padre stava parcheggiando, e nella macchina c&rsquo;era uno sconosciuto &#150; Zio, c&rsquo;&egrave; pap&agrave;.
		Omero vide comparire il fratello con un tipo alto e allampanato che, a vedere tutta quella gente, ebbe un moto di sorpresa e di timore.
		Bruno si volse verso la porta, e vide il dottor Bettini seguito da Alphonse, con la mano fasciata.
		- Ah, sei qui, malandrino?
		- Ce l&rsquo;hai con me? &#150; chiese il dottore, meravigliato.
		- No. Ce l&rsquo;ho con quel mascalzone che hai portato con te. Ah, vedo che ti sei ferito, nel tuo miserevole tentativo di fuga.
		- Se non fosse stato per questo, non mi avresti trovato mai &#150; disse Alphonse.
		- Ah, no? E dove te ne andavi, lontano dalla tua nazione e dal tuo tempo? &#150; chiese Bettini.
		- Ci risolverai il problema delle lettere &#150; intervenne Omero.
		- Quale problema? &#150; chiese Alphonse, che in quella folla riconobbe subito Marina. La salut&ograve; con un cenno della testa, ma lei non parve riconoscerlo. Le chiese: - Non ti ricordi di me?
		- Per niente. Chi sei?
		- &Egrave; quello che ti dettato la lettera &#150; disse Charles, che osservava il suo avversario in modo truce.
		- Ah, &egrave; lui. Beh, non mi ricordo nulla.
		Omero cap&igrave; che era il momento di fare chiarezza. Il fratello and&ograve; in cucina a farsi spiegare la situazione dalla moglie, mentre Omero prese le due lettere e le diede ad Alphonse, chiedendogli: - Quale hai dettato a Marina?
		- Questa &#150; disse, poi aggiunse: - Sono le parole che Giovanna mi ha detto di trasmettere.
		- Bugiardo! &#150; esclam&ograve; Charles, lanciandoglisi contro, e un suo pugno avrebbe colpito Alphonse se Leo e Bruno non lo avessero fermato.
		- Bugiardo, imbroglione &#150; continuava Charles, cercando di divincolarsi, ma Leo e Bruno insieme erano pi&ugrave; forti di lui. &#150; Figurarsi se Giovanna d&rsquo;Arco, la prediletta del Signore, si sarebbe rivolta a te.
		- Ti dico che &egrave; cos&igrave; &#150; disse Alphonse, con aria tranquilla, fissando Charles, poi port&ograve; lo sguardo su Lara, poi su Marina, e alla fine su Omero: - Giovanna si fida di me, non di suo cugino Luc.
		- Cosa? Non si fida di Luc? &#150; chiese, fremendo di rabbia, Charles.
		- Chi &egrave; Luc? &#150; chiese Lara, che ci stava capendo poco di quell&rsquo;alterco.
		- Il cugino di Giovanna, diamine &#150; spieg&ograve; con disinvoltura Bruno, come se lui in quel guazzabuglio avesse capito qualcosa.
		- Luc &#150; disse Charles &#150; &egrave; l&rsquo;autore della lettera vera, quella che io ho recapitato, e l&rsquo;ha scritta per conto di Giovanna, che &egrave; analfabeta.
		- Luc &#150; si sovrappose Alphonse &#150; &egrave; un ragazzino imberbe che perde il suo tempo sui libri di magia, ecco chi &egrave;. S&igrave;, &egrave; suo cugino, e che vuol dire? Di me si fida, invece, perch&eacute; sono un tipo concreto.
		- Ma tu sei dalla parte degli inglesi, e Giovanna lo sa &#150; protest&ograve; Charles, che si era seduto, guardato a vista da Leo e Bruno.
		- Giovanna d&rsquo;Arco &#150; disse Ricciardi &#150; voleva che la Francia tornasse tutta ai francesi.
		Alphonse balz&ograve; in piedi e stava per ribattere, ma Bruno fece peso sul suo braccio e lo fece sedere.
		Omero intervenne: - La situazione mi pare chiara. Alphonse vuole mettere i bastoni tra le ruote di Charles.
		- &Egrave; il contrario. &Egrave; lui che vuole ostacolarmi.
		- Zitto, &egrave; cos&igrave; come ho detto! Hai cercato di imbrogliare le acque. Quello che non &egrave; chiaro, invece, &egrave; perch&eacute; Giovanna voglia l&rsquo;intervento di Lara.
		- &Egrave; triste sapere che, qualunque aiuto io le possa dare, non servir&agrave; a salvarla dal rogo - sussurr&ograve; Lara in un orecchio di Floriana, prendendole la mano. Si erano sedute sul tappeto, testa contro testa, e nessuno poteva sentirle; Floriana aveva gli occhi bagnati di lacrime mentre bisbigliava: - Ha chiesto anche il mio aiuto, e non possiamo fare niente, non posso fare niente.
		- Qualcosa faremo &#150; la consol&ograve; Lara. Cosa, non lo sapeva neanche lei.
		Luc non era tranquillo. Non era per niente tranquillo. Charles non era tornato indietro, e neanche Alphonse. Nel frattempo Giovanna stava per essere ricevuta dal Delfino, che avrebbe dovuto affidarle delle truppe. Ed era proprio in quel frangente che occorreva l&rsquo;aiuto di Lara, la ragazzina del futuro che aveva la prerogativa di bucare lo spazio e il tempo. Aveva letto di lei in una leggenda di un popolo di cui solo lui sapeva l&rsquo;esistenza, gli aztechi, che sarebbero stati scoperti da l&igrave; a una sessantina d&rsquo;anni, su una iscrizione arrivatagli per vie misteriose e oscure; e aveva decifrato il suo nome anche su una stele egiziana, quando da bambino era andato nelle lontane terre del Nilo per il lavoro di suo padre, commerciante. I suoi genitori pensavano che lui copiasse i geroglifici (Hai visto che bei disegnini! gli dicevano) ma lui l&rsquo;egizio lo leggeva: e passava le dita sui disegnini come a volerne carpire il mistero, li accarezzava per farli suoi, li fissava fino a penetrarne l&rsquo;essenza;&nbsp; e trovare quel nome moderno su un testo antico gli fece intuire che un giorno o l&rsquo;altro ci sarebbe stato l&rsquo;incontro.
		Se Lara non fosse intervenuta, se Giovanna avesse fallito la sua missione divina, la Francia sarebbe stata per sempre inglese, e sua cugina sarebbe finita in carcere e poi sul rogo.
		Nella sua casa piccola e buia Luc si macerava, camminava avanti e dietro senza tregua, maledicendo Alphonse che stava di sicuro ostacolando Charles. Si dava dello stupido per non avere previsto quella intrusione, che poteva mandare a monte i suoi piani. La lettera che aveva scritto doveva far capire a Lara che Giovanna aveva un compito, abbastanza ben spiegato nella missiva; e da ci&ograve; la ragazza del futuro doveva intuire i successivi messaggi della Pulzella. Ma ora si era intromesso Alphonse, e le cose si complicavano.
		All&rsquo;improvviso si ferm&ograve;: l&rsquo;idea che stava prendendo corpo rasentava la follia, ma gli sembrava l&rsquo;unica soluzione possibile. Gli faceva male il collo, tanto era teso, e cominciava a sentire freddo. Era marzo, e aveva freddo. L&rsquo;aria, fuori, era gi&agrave; tiepida, e la stanza era riscaldata, eppure lui aveva freddo. Sentiva i brividi, e cap&igrave; che era per l&rsquo;emozione: l&rsquo;idea, pure se folle, lo avvinceva. S&igrave;, si poteva fare.
		Prese da uno scaffale scalcagnato i suoi libri e si mise a compulsarli<a title="" name="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a> tremando come una foglia, le sue mani stentavano ma i suoi occhi andavano come il vento fino nelle fibre delle pergamene, attraverso le pagine, attraverso i capitoli, attraverso le righe e le miniature, attraverso le parole e i significati arcani e reconditi<a title="" name="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a> delle lettere.
		Alla fine, spossato, trov&ograve; quello che cercava, e cap&igrave; che l&rsquo;idea folle, l&rsquo;idea impossibile, l&rsquo;idea assurda poteva essere realizzata.
		
			
			
				<a title="" name="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Il calcio fiorentino si praticava gi&agrave; all'inizio del XV secolo sulle piazze di Firenze tra squadre di 25 giocatori. Vedi le note storiche alla fine del romanzo.
			
			
				<a title="" name="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> Compulsare: leggere a scopo di studio.
			
			
				<a title="" name="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a> Arcani e reconditi: misteriosi.
			
		</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/italiamedievale" >italiamedievale</a> | <a href="http://elliott.splinder.com/post/6883247/capitolo+undicesimo#comment" >Commenti</a>
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    <published>2006-01-09T07:29:22+01:00</published>
    <updated>2006-01-09T07:29:22+01:00</updated>
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    <![CDATA[<p>
capitolo nono



	
		
		GIOVANNA D'ARCO (1412-1431) Giovanna d'Arco, all'interno della Cattedrale di St.Sacerdos.
		
		Le cose si complicano
		Lara, dopo aver esposto la sua semplice ma geniale idea, e dopo aver avuto l&rsquo;approvazione di Omero e Ricciardi, si diede da fare per organizzare il tutto.
		- Servono almeno una decina di persone, per&ograve; &#150; disse, al che Omero cont&ograve; veloce: - Voi ragazzi siete quattro (tu, Floriana, Marina, Leo), poi ci siamo noi adulti (Ricciardi, tua madre e io). Forse tua madre non vuole partecipare.
		- Perch&eacute; no? &#150; chiese Gloria, che stava ascoltando &#150; Ho ancora gambe e polmoni a posto.
		- Va bene, allora siamo in sette. Uno fa l&rsquo;arbitro. Si pu&ograve; fare &#150; disse Lara &#150; Tre contro tre.
		- E se Marina lo sa che occorrono dieci persone? &#150; chiese Omero &#150; Potrebbe insospettirsi.
		- Ma quella non &egrave; la nostra Marina, ha le rotelle fuori posto.
		- Secondo me, bisogna fare le cose in regola &#150; ribad&igrave; Omero. Nel frattempo si era avvicinato Leo, a cui fu raccontato del piano di Lara. Lui si rivolse pieno di stupore verso la sorella.
		- Non &egrave; possibile che Lara abbia avuto un&rsquo;idea cos&igrave; intelligente. Sorellina, mica l&rsquo;hai avuta tu la botta in testa?
		- Spiritoso! &Egrave; tutta invidia!
		- Di te? &#150; chiese ridendo Leo.
		- Non fare la scimmia e dimostrami subito come sei ingegnoso: dobbiamo trovare subito altre due persone. Dovremmo essere dieci, ma pap&agrave; non c&rsquo;&egrave;, Bruno neanche.
		- Va bene, te li trovo. Faccio un paio di telefonate ai miei amici, se non sono andati a scuola. Ma dove la facciamo, la partita?
		- Qui, nel giardino. Tanto deve durare poco. Ci mettiamo in posizione, diamo due calci alla palla, che deve finire dalle parti di Marina. Quando lei sta per calciare, qualcuno la deve contrastare in modo rude e farla cadere a terra.
		- Sperando che batta la testa non troppo duramente &#150; concluse Omero.
		- E quel qualcuno chi dev&rsquo;essere? &#150; chiese Leo.
		Lara stava per rispondere quando un fracasso familiare la fece voltare. Dalla macchina pi&ugrave; rumorosa della zona emerse Bruno, con l&rsquo;aria allarmata.
		- Mi &egrave; scappato &#150; disse.
		- Chi? &#150; chiese Omero.
		- L&rsquo;altro &#150; rispose Bruno, come se la cosa potesse essere chiara.
		- L&rsquo;altro? &#150; chiese Floriana, che aveva sentito il padre arrivare, e quindi aveva lasciato Marina all&rsquo;interno della casa ed era uscita.
		- L&igrave; &#150; spieg&ograve; Bruno a quella banda che non capiva mai niente, e indic&ograve; la macchina &#150; ce n&rsquo;&egrave; uno.
		Videro nell&rsquo;auto un ragazzo dallo sguardo spaurito.
		- E l&rsquo;altro mi &egrave; scappato &#150; ripet&eacute; Bruno. Poi spieg&ograve;: - Erano i duellanti.
		Ricciardi osserv&ograve; il tizio nella macchina e cap&igrave; subito che si trattava di uno dei cavalieri; esclam&ograve;: - I nostri postini, ecco chi sono!
		Bruno stava per rispondere che era proprio cos&igrave;, poi si rese conto dell&rsquo;assurdit&agrave; di ci&ograve; che aveva detto il professore, cos&igrave; chiese: - Postini? C&rsquo;&egrave; stata una nuova assunzione di postini?
		- I messaggeri, volevo dire &#150; si corresse Ricciardi.
		- Ah &#150; disse Bruno &#150; ora capisco: siete in combutta! Anche loro hanno detto di aver portato dei messaggi. Quindi lo sapevate, eh? State organizzando uno scherzo a qualcuno? A me, forse? Carnevale &egrave; lontano, sapete.
		- Ma no, Bruno &#150; intervenne Omero &#150; &egrave; una cosa un po&rsquo; complicata da spiegare.
		Bruno era agitato, e parl&ograve; gesticolando con le braccia come mulini a vento, indicando ora il tipo nella macchina, ora quello che era scappato (e quindi additando vagamente i dintorni), ora la parte del paese dove c&rsquo;era il suo ufficio, e poi mimando un duello:
		- Complicata? Complicata? Questi due, insomma, qui ce n&rsquo;&egrave; uno, l&rsquo;altro mi &egrave; scappato, questi due pazzi li ho trovati che duellavano con delle spade, su al bosco, e li ho portati in ufficio, e mi hanno raccontato un sacco di fesserie.
		- Tipo? &#150; chiese Lara, molto interessata alla presenza dei due cavalieri: se provenivano dal tempo di Giovanna d&rsquo;Arco, significava che davvero l&rsquo;eroina della Francia del 1400 chiedeva una sua collaborazione, o chiedeva il suo aiuto. Ormai queste cose non la stupivano pi&ugrave;, e anche il suo gruppo di amici si era adeguato alla situazione, e partecipava alle sue escursioni in altri tempi e in altri luoghi.
		- Cosa vuoi sapere?
		- Che tipo di fesserie ti hanno raccontato? &#150; chiese di nuovo Lara, prendendolo a braccetto. Bruno si stava calmando, e lei not&ograve; che era solo apparente, quella calma: sotto sotto covava un senso di impotenza, di curiosit&agrave;, ma anche di rabbia per non avere la situazione sotto controllo.
		- Non ho capito bene. Uno, quello che &egrave; in macchina, dice che ha scritto una lettera, l&rsquo;altro invece che l&rsquo;ha fatta scrivere da Marina, e fin qui poco male, se uno &egrave; ignorante si fa aiutare, lo facevo anch&rsquo;io a scuola. Mi hanno raccontato che hanno consegnato le lettere, e questo lo sapete, se dite che sono dei postini. La cosa folle &egrave; che affermano che provengono dalla Francia di sei secoli fa, capite? Che sono capitati qui attraverso una cascata, anzi: da dietro una cascata.
		- Una cascata? &#150; chiese Lara.
		- S&igrave;. Si sono lanciati coi cavalli e si sono trovati qui. Uno &egrave; caduto addosso a Marina.
		Omero e Ricciardi si guardarono, mentre Leo diceva quello che loro due avevano pensato: - Ecco spiegato tutto.
		- Un corno &#150; disse Bruno. &#150; Mica &egrave; finita qui. Innanzitutto la cascata fino al giorno prima non esisteva. Poi nella storia c&rsquo;entra una tale Giovanna, e poi un signore che non ho capito bene chi sia.
		- Per tranquillizzarti &#150; disse Ricciardi, battendogli una mano sulla spalla &#150; questo non &egrave; uno scherzo orchestrato da noi.
		- Anzi &#150; disse Omero &#150; non &egrave; per niente uno scherzo. A proposito, vado a vedere se Popo mi ha risposto.
		- Volete dire &#150; chiese Bruno con tono indagatore &#150; che questi due provengono davvero dalla Francia, che sono davvero passati attraverso una cascata &#x2026;
		- Li ha mandati Giovanna d&rsquo;Arco &#150; lo interruppe Lara &#150; la prescelta del Signore.
		Bruno si volt&ograve; verso di lei e la fiss&ograve; negli occhi. Le chiese: - Signore nel senso di Dio?
		- S&igrave;.
		- Infatti cos&igrave; mi hanno raccontato, ma non ci ho creduto. In verit&agrave;, non credo a una virgola di quello che mi hanno detto. E neanche di quello che adesso state imbastendo. E se non siete stati voi a farmi questo, ci dev&rsquo;essere lo zampino di qualcun altro. E poi, chi &egrave; questa Giovanna d&rsquo;Arco? Il nome non mi &egrave; nuovo, l&rsquo;avr&agrave; letto nell&rsquo;archivio della polizia, ma non riesco a ricordarmi il viso.
		- Hai un archivio molto vecchio, pap&agrave; &#150; disse Floriana &#150; Di almeno seicento anni. E non c&rsquo;erano foto, all&rsquo;epoca.&nbsp; Anzi, di lei non si hanno neanche ritratti.
		- Ah, ti ci metti anche tu!
		- Questa dei ritratti gliel&rsquo;ho detta io &#150; intervenne Ricciardi &#150; perch&eacute; proprio l&rsquo;altro giorno stavo parlando delle poche donne presenti nello studio della Storia, e ci siamo imbattuti in Giovanna d&rsquo;Arco.
		Bruno stava per dire qualcosa, quando la figlia gli chiese: - Pap&agrave;, cosa ti ho detto stamattina, ti ricordi? Del sogno &#x2026;
		- S&igrave;, uno che ti ha detto una cosa che non dovevi &#x2026;non ricordo.
		- Non mi ascolti mai quando parlo! Era una ragazzina di un tempo passato, e voleva che qualcuno le credesse. Ora so chi era.
		Il capitano inglese Falstaff sapeva che le truppe francesi volevano attaccarlo, per appropriarsi dei viveri che erano destinati ai soldati inglesi che assediavano Orl&eacute;ans. La quaresima era vicina, e non si poteva mangiare carne. Venendo da Parigi con millecinquecento uomini, aveva portato migliaia di barili di aringhe affumicate.
		Falstaff era stato informato che il suo avversario era Carlo di Borbone, e che i suoi alleati erano di grande valore. Allora si apprest&ograve; per la difesa, formando un enorme quadrato coi suoi trecento carri. In questo quadrato dispose gli uomini e le provviste, mentre all&rsquo;esterno fece disseminare il terreno di pioli piantati nel suolo che rallentassero gli assalti e si conficcassero nel ventre indifeso dei cavalli.
		I francesi non riuscirono a superare questi ostacoli, ma si trovarono a sparare contro migliaia di barili, che si aprirono e cosparsero il terreno di aringhe affumicate: erano bastati a proteggere gli inglesi dal vano assalto di Carlo di Borbone.
		Il morale dei francesi era a terra: gli ultimi baluardi stavano per cadere nelle mani degli inglesi. Giovanna, a svariate miglia di distanza, era impaziente, sentiva il malumore della gente quando si recava al mercato; cap&igrave; che il momento del suo intervento era venuto, e quindi and&ograve; dal capitano Robert de Baudricourt.
		- Capitano, nonostante i nemici siano ancora vincitori &#x2026; &#150; disse, ma fu interrotta dal capitano: - Che ne sai, tu?
		- Sono bastati dei barili di aringhe per fermare i nostri &#150; disse la ragazza davanti agli occhi stupiti di Robert.
		- Cosa dici? Cosa vai farneticando? Aringhe?
		- &Egrave; cos&igrave;, capitano.
		In quel momento, proprio quando Robert la stava scacciando in malo modo, un attendente entr&ograve; tutto trafelato nella tenda del capitano e gli rifer&igrave; che le truppe di Carlo di Borbone avevano perso contro dei barili di pesce affumicato.
		A questo punto il capitano osserv&ograve; quella gracile fanciulla, che lo fissava con sguardo fiero: lei sapeva della grottesca sconfitta dei francesi. Come era stato possibile? Davvero i santi, di cui si vociferava, le avevano rivelato il risultato ridicolo di quella battaglia? Era possibile che davvero fosse stata investita da Dio di quella missione di cui parlava?
		Lei sopport&ograve; il suo silenzio per alcuni istanti, poi gli disse, riprendendo la frase che prima le era stata troncata: - Nonostante i nemici stiano vincendo, il Delfino diventer&agrave; re e sono io che lo condurr&ograve; alla consacrazione.
		- Credo &#150; disse il capitano, e Giovanna not&ograve; che il suo tono si stava addolcendo &#150; che ti assegner&ograve; una scorta per accompagnarti al castello di Chinon, dove risiede il Delfino.
		La ragazza rispose, con parole ispirate e con un tono che lasci&ograve; Robert allibito:
		- E fai bene, perch&eacute; prima della mezza quaresima bisogna che io sia presso il mio dolce Delfino, dovessi consumare i miei piedi fino alle ginocchia, poich&eacute; nessuno al mondo, n&eacute; re, n&eacute; duca, n&eacute; alcun altro possono recuperare il trono di Francia. Non ci sono che io che possa soccorrerlo, anche se avrei preferito rimanere vicino a mia madre a filare, perch&eacute; il mestiere delle armi non &egrave; il mio; ma bisogna che lo faccia poich&eacute; il mio Signore vuole che io agisca cos&igrave;.
		Il capitano intu&igrave; che Giovanna aveva un potere misterioso, forse era il segno del destino: le battaglie concrete non portavano a nulla, e allora perch&eacute; non confidare nel miracolo, ultima risorsa della disperazione?
		Il 23 febbraio 1429 un piccolo drappello, capitanato da una ragazza con i capelli tagliati corti e vestita da uomo, sul cavallo donatole dal capitano, part&igrave; alla conquista di un regno.
		Robert, deposta ormai la maschera dello scherno e del rifiuto, le consegn&ograve; la sua spada dicendo: - Va&rsquo;, e succeda quello che deve succedere.
		Giovanna, all&rsquo;improvviso, scese da cavallo davanti agli occhi stupiti della sua piccola scorta (sei persone in tutto) e mise il ginocchio a terra, rivolta verso la Madonna della cappella dove spesso era andata a piangere durante i mesi passati nell&rsquo;attesa di essere ricevuta dal capitano. Stette a lungo genuflessa, poi, risalita&nbsp; a cavallo, seguita in silenzio dalla scorta, nell&rsquo;armatura che la cingeva dura e ferrea come il simbolo del dovere, comp&igrave; il suo viaggio, ora a trotto, ora&nbsp; a galoppo, verso Chinon, sulla sinistra della Loira. L&igrave; il Delfino era stato preavvisato dal capitano Robert del suo arrivo.
		Il viaggio avvenne nel cuore dell&rsquo;inverno, quando i lupi si nutrono di vento, come disse un poeta. Si snod&ograve; lungo sentieri secondari per evitare le strade battute dai borgognoni, alleati degli inglesi. Durante la cavalcata, attraverso strade che erano un rischio continuo per le condizioni del tempo, per le belve della foresta, per i fuorilegge, Giovanna ascolt&ograve; spesso le voci dei suoi santi. Il drappello si ferm&ograve; ad ogni chiesa, ad ogni altare, davanti a cui lei si inginocchiava a pregare, per cui i suoi compagni di viaggio ne percepivano la superiorit&agrave; spirituale.
		Dopo circa due settimane, durante le quali Giovanna aveva dettato un messaggio al Delfino (preannunciandogli il suo arrivo) e un messaggio alla famiglia, la comitiva giunse il 6 marzo a Chinon.
		Quando al dottor Bettini capit&ograve; nello studio un tizio con la mano ferita, cap&igrave; che qualcosa non quadrava. Innanzitutto il tipo era stralunato, come spaesato, si guardava attorno con aria perplessa. Poi aveva un abbigliamento inusuale, fuori moda, come se stesse provenendo da una festa mascherata o dal set di un film in costume. Inoltre parlava in modo sconclusionato. Diceva che era scappato dalla finestra di un bagno, e nel ricadere si era tagliato con un vetro, oppure che se l&rsquo;era tagliata nel rompere il vetro della finestra del bagno, e che poi era andato alla farmacia e una signora gli aveva detto che poteva andare a farsi medicare dal dottore, che per&ograve; in genere non curava quel tipo di ferite.
		- Infatti non le curo, d&rsquo;abitudine.
		- Allora che dottore sei?
		- Io sono un dermatologo, cio&egrave; curo la pelle.
		- E questa &egrave; una ferita alla pelle &#150; disse il tipo, con la mano a palmo in su poggiata sulla scrivania; vi era un lungo taglio.
		- Dal punto di vista logico, &egrave; proprio cos&igrave;. Mi faccia vedere. Bah, una cosa superficiale. Ora le faccio una piccola fasciatura.
		- Superficiale o no, mi fa male.
		- Il vetro avr&agrave; leso un tendine &#150; comment&ograve; Bettini, mentre fasciava, dopo avere disinfettato la ferita.
		- Sono uno stupido &#150; diceva il tipo, mentre il dottore lo curava e lo ascoltava con sempre maggiore stupore &#150; ho fatto un duello, poco fa, e non mi sono procurato neanche un graffio, anzi prima sono passato col mio cavallo attraverso un muro d&rsquo;acqua e sono anche caduto, ma niente, non un graffio, poi sono stato arrestato dalla polizia, ma sono fuggito, e come un pivello mi sono fatta questa ferita alla mano.
		- Ah, quindi lei &egrave; passato col cavallo attraverso un muro d&rsquo;acqua&#x2026; Cos&rsquo;&egrave;?
		- Non ti spiego i particolari, caro dottore, perch&eacute; non li conosco neanche io, e poi tutto &egrave; avvenuto in pochi minuti, mica lo sapevo che capitavo qui, io seguivo Charles, che ne sapevo che poi andava alla grotta e poi si lanciava col cavallo verso... anzi, la cascata non c&rsquo;era prima, a ben pensarci.
		- Ah, una cascata. Capisco. C&rsquo;era o non c&rsquo;era? &#150; chiese Bettini, che avrebbe volentieri mandato il tipo in una clinica psichiatrica. Non aveva mai sentito un discorso pi&ugrave; sconclusionato.
		- Non c&rsquo;era, per&ograve; il mio cavallo l&rsquo;ha attraversata. E siamo caduti su una ragazza, a cui ho fatto scrivere la lettera.
		- Su una ragazza?
		- Beh, l&rsquo;abbiamo sfiorata, per&ograve; si &egrave; spaventata. Vedessi che faccia, ha fatto.
		- E poi le ha fatto scrivere una lettera? Gliel&rsquo;ha dettata?
		- Beh, io non so scrivere, ma ho le idee chiare.
		- Interessante &#150; disse Bettini, che aveva terminato la fasciatura e osservava lo straniero: era proprio svitato, altro che idee chiare.
		- E ora volevo scappare, trovare Biancofiore &#x2026;
		- Biancofiore?
		- Il mio cavallo. Cos&igrave; l&rsquo;ho battezzato.
		- Un bel nome, non c&rsquo;&egrave; che dire.
		- Certo, l&rsquo;ho scelto io. E insomma volevo tornare in Francia.
		- Ah, &egrave; da l&igrave; che &egrave; venuto attraverso, mm, il muro d&rsquo;acqua?
		- Il tuo tono mi pare ironico.
		- No. &Egrave; una sua impressione. Quindi &egrave; l&igrave; che vuole tornare?
		- S&igrave;, e al pi&ugrave; presto.
		- Chi glielo impedisce? &#150; chiese Bettini.
		- Il fatto &egrave; che non so come fare. Sono fuggito per istinto, ecco.
		- Qui siamo lontani dalla Francia. Pu&ograve; andare alla stazione e prendere il treno.
		- Il che?
		- Il treno. Ciuff ciuff &#150; fece il dottore, che ormai era pi&ugrave; che sicuro che mancasse pi&ugrave; di una rotella al tizio, e quindi poteva parlargli in modo bambinesco.
		- Non so cosa dici. Ciuff ciuff: che roba &egrave;? Mi prendi in giro?
		- Non lo farei mai. Ora la mano &egrave; fasciata, e pu&ograve; andare. Quando esce dallo studio, prende la strada a sinistra, e in fondo al viale c&rsquo;&egrave; la stazione. Per prendere il ciuff ciuff.
		Il tizio si alz&ograve;, alto e magro, e si avvi&ograve; alla porta. Il dottore si accorse che traballava, come se gli mancassero le forze.
		- Qualcosa che non va? &#150; chiese.
		- Mi sento debole. Ho mangiato solo un panino. Il duello mi ha sfiancato. Charles &egrave; forte, &egrave; abile, mena quella spada con una energia, non l&rsquo;avrei mai pensato, e io non &egrave; che valgo meno ...
		- Un duello con le spade?
		- E come, se no? Le pistole sono poco affidabili. Le nostre, dico. Il capitano che mi ha arrestato ne ha una piccola, ma non credo che sia pericolosa.
		- Non ci giurerei. Senta, ma questo Charles, non &egrave; quello che seguiva nella grotta, mi pare? Allora sarebbe un suo nemico?
		- Certo. Lui ha una missione da compiere, e io non voglio che lo faccia. Allora mi sono servito di quella ragazza.
		Bettini anche questa volta non ci stava capendo niente, e in fondo non gli interessava: aveva sentito che nella sala d&rsquo;attesa c&rsquo;erano un paio di persone che parlottavano, e quindi prima si liberava del tizio prima poteva visitare i pazienti che stavano aspettando.
		- Beh, ora ho da fare. Se ha fame, ci sono negozi e bar lungo la strada. Anche una birreria.
		- Bene. Grazie dottore. La mano mi fa meno male. Spero anche che quella Marina stia bene, dopo la botta che ha preso.
		- Speriamo che.... Come?
		A sentire il nome dell&rsquo;amica della figlia Lara, Bettini si blocc&ograve; con la mano sulla maniglia della porta: - Marina, ha detto?
		- La conosci? &Egrave; una biondina insipida &#x2026;
		- So chi &egrave;, ed &egrave; l&rsquo;amica dei miei figli. Che c&rsquo;entra lei, ora?
		- Ma come? te lo dicevo prima: ci sono cascato addosso col cavallo, poi le ho dettato una lettera per una persona, un nome famoso, ora non mi ricordo, un nome greco. Sofocle? Platone? Boh!
		- Omero?
		- S&igrave;, lui. Lo conosci?
		- Certo, &egrave; mio fratello. Cosa c&rsquo;entra lui, ora? E Marina, che si &egrave; fatta? E dov&rsquo;&egrave;?
		- Non lo so. Sono fuggito. Le cose sono andate come ti ho detto. La cascata &#x2026;
		- Adesso lei si siede l&igrave;.
		- Niente ciuff ciuff?
		- Niente &#150; disse Bettini, che aveva preso la decisione di chiudere lo studio e di tornare a casa portandosi dietro il tipo; da l&igrave; avrebbe chiamato Omero e Marina e avrebbe cercato di chiarire le cose; poi aggiunse:- Trovo una scusa con quei pazienti che sono di l&agrave;; la ospito a casa mia, e domani la faccio ripartire per la Francia.
		- Bene. C&rsquo;&egrave; un piccolo particolare, per&ograve; &#150; disse Alphonse, mentre il dottore aveva gi&agrave; oltrepassato la soglia.
		- Cio&egrave;? &#150; chiese il dottore, allarmato, rientrando.
		- Dovrei tornare in Francia, s&igrave;, ma anche nel mio tempo.
		A Bettini si rizzarono i capelli in testa: quando si parlava di tempi diversi da quelli contemporanei, c&rsquo;entrava Lara. E se c&rsquo;entrava Lara, le cose non erano per niente semplici. Per niente. Chiese, accasciandosi sulla sedia e con un filo di voce: - Qual &egrave; il suo tempo?
		- 1425, dottore.</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/italiamedievale" >italiamedievale</a> | <a href="http://elliott.splinder.com/post/6798075/capitolo+decimo#comment" >Commenti</a>
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    <published>2006-01-02T09:33:25+01:00</published>
    <updated>2006-01-02T09:33:25+01:00</updated>
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    <![CDATA[<p>
capitolo nono



	
		
		GIOVANNA D'ARCO (1412-1431) Jean A.D. Ingres: Giovanna d'Arco all'incoronazione di Carlo VII (Louvre - Parigi)
		
		Botte in testa e botti d'aringhe
		Marina si era assopita. Lara le stava vicino, e le pass&ograve; una mano sui capelli, carezzandola. Sotto le dita sent&igrave; un bozzo, e lo fece notare a Floriana. Poi, cos&igrave; vicine com&rsquo;erano, notarono delle piccole escoriazioni, pi&ugrave; che altro dei graffi, sulle braccia e sulle mani.
		- &Egrave; caduta? &#150; chiese Floriana, bisbigliando.
		- Pare di s&igrave;, ma una botta in testa l&rsquo;ha presa di sicuro &#150; disse Lara, anche lei a bassa voce &#150; e questo spiegherebbe il suo modo di fare. A parte il latino, che lei non sa neanche dove stia di casa.
		- In realt&agrave; quella Marina che abbiamo visto qui, che ha parlato con sicumera e superbia, non &egrave; la nostra amica. Mica c&rsquo;entra col tuo sogno e con la voce che ho sentito io?
		- Penso di s&igrave;. Ho l&rsquo;impressione che Giovanna d&rsquo;Arco voglia mettersi in contatto con me.
		Lara non aveva timore di esprimere ci&ograve; che credeva, specie con Floriana: gi&agrave; altre volte aveva risolto, con l&rsquo;aiuto di zio Omero e di tutto il gruppo, situazioni tragiche, come aveva fatto con Aya, la ragazzina azteca, o con Lucida, la ragazza condannata al rogo dall&rsquo;Inquisizione. E un&rsquo;altra volta aveva aiutato proprio Marina, che era caduta tra le grinfie di un brigante che, venuto dal 1863, cercava il famoso tesoro dei briganti.
		- E con quale delle due lettere cerca il tuo aiuto? &#150; chiese Floriana.
		- Senz&rsquo;altro la prima. In verit&agrave; in nessuna delle due chiede esplicitamente che io l&rsquo;aiuti (e in che cosa, poi?), ma &egrave; un segnale.
		- Dici che la seconda lettera, quella scritta da Marina, &egrave; un falso?
		- Falso o no, c&rsquo;&egrave; qualcuno che non vuole che Giovanna ottenga la nostra collaborazione. C&rsquo;&egrave; qualcuno che vuole intorbidire le acque.
		- E ha dato una botta in testa a Marina, poi le ha dettato la lettera?
		- Pi&ugrave; o meno.
		Zip non ci stava capendo un&rsquo;acca, e pens&ograve; che era il caso di andare a fare una passeggiata igienica.
		Nonostante tutto, Omero era dubbioso. Era andato in giardino a riflettere.
		Qualcosa non quadrava. Marina diceva la verit&agrave;, ma lui sapeva che la verit&agrave; ha molte facce. L&rsquo;amica di Lara esprimeva la sua, ecco: ed era sincera. Per&ograve; lei non era la solita Marina, aveva subito uno choc, quasi che qualcuno l&rsquo;avesse ipnotizzata. Gli indizi erano chiari: non era andata vicino a Leo, si era mostrata scostante e maleducata, e poi parlava il latino medievale, oltre a scriverlo. E Ricciardi aveva affermato che era una frana in quella materia. Per cui la sua verit&agrave; era una verit&agrave; da ragazza ipnotizzata, o plagiata, magari minacciata.
		Ma anche l&rsquo;altra lettera, quella agli uomini d&rsquo;Inghilterra: come dire che era autentica? Come ci era finita l&igrave;, da Lara?
		L&rsquo;unica cosa da fare, per avere conforto alle idee che lui e Ricciardi si stavano formando, era mandare un&rsquo;e-mail a Popo Catepetl, il suo amico messicano. Senza messaggio. Solo la scannerizzazione delle due pergamene. E cos&igrave; aveva fatto, poco prima. Poi avrebbe confrontato le traduzioni e le ipotesi, se mai Popo e la sua bella moglie Pilar ne avessero avanzate.
		- I due cavalieri! &#150; grid&ograve; a un certo punto, facendo sobbalzare Zip, che si era accucciato ai suoi piedi, e lo disse proprio mentre Ricciardi lo raggiungeva in giardino gridando anche lui: - I due cavalieri!
		- Ecco chi ha portato i messaggi &#150; esclam&ograve; Omero.
		- Dev&rsquo;essere cos&igrave; &#150; conferm&ograve; il prof, abbracciando Omero e lanciandosi in una danza di antica origine celtica.
		- Ma a questo punto si pone un problema - intervenne Lara, che li guardava stupita (il prof che ballava era una vera novit&agrave;!); si era avvicinata a loro senza che se accorgessero.
		- Un problema? &#150; chiese Omero, fermandosi a mezz&rsquo;aria. Ricciardi fu costretto a fare lo stesso. Lara spieg&ograve;: - Se i due cavalieri che avete visto sono i postini, Marina cosa c&rsquo;entra?
		- Mica c&rsquo;&egrave; una terza lettera? &#150; chiese Omero, temendo una risposta positiva.
		- Dio ce ne scampi e liberi &#150; disse Ricciardi.
		- E allora &#150; disse Lara - la cosa non quadra, i conti non tornano. Forse uno dei due non &egrave; qui per fare il messaggero, ma ha dettato la lettera a Marina.
		- E come l&rsquo;ha costretta? &#150; chiese Omero &#150; E le ha insegnato il latino in quattro e quattr&rsquo;otto?
		- Ipnosi &#150; disse Ricciardi, al che Omero replic&ograve; che anche lui aveva accarezzato quell&rsquo;idea.
		- Ipnosi o choc &#150; fece Lara, che poi chiese:- Un bel colpo sulla testa pu&ograve; provocare una specie di ipnosi?
		- Un bel che? &#150; fece Omero.
		- Ha un bozzo bello grande, e poi graffi, ed ha i vestiti sporchi, come se fosse rotolata a terra e avesse preso &#x2026; &#150; disse Lara.
		- &#x2026; una botta in testa &#150; concluse Ricciardi &#150; Se non troppo violenta, potrebbe provocare uno choc, s&igrave;. In verit&agrave; la signorina non sembra in s&eacute;.
		- Potrebbe spiegare anche il latino fluente che parla? &#150; chiese Lara.
		- Potrebbe. Si sa di persone che, in condizioni poco normali, sotto ipnosi, o dopo uno choc, parlano lingue sconosciute. Mi pare che sia un fenomeno conosciuto come glossolalia.
		- E quindi &#150; disse Lara &#150; qualcuno l&rsquo;ha colpita, forse uno dei due cavalieri, e poi l&rsquo;ha costretta a scrivere la lettera.
		- Per&ograve; prima o poi dovrebbe uscire da questo stato di confusione, no? &#150; fece Ricciardi.
		- Magari con un&rsquo;altra botta in testa &#150; disse Lara.
		- Chiss&agrave;. E se cos&igrave; facendo aggraviamo la situazione? &#150; chiese Omero.
		- Dici che si metterebbe a parlare cinese? &#150; chiese Lara, sorridendo all&rsquo;idea. Marina che parlava il latino era un cosa da sballo; figurarsi il cinese.
		- Potremmo provare &#150; fece Ricciardi, ma il tono della voce celava a malapena la perplessit&agrave;.
		- E chi se la assume questa responsabilit&agrave;? &#150; domand&ograve; Omero. &#150; Io avrei paura di farle male.
		- Anche io &#150; disse Lara.
		- E io non mi azzarderei mai, neanche a fin di bene &#150; disse il prof.
		- Leo? Floriana? Il padre? &#150; Passarono in rassegna tutti i probabili e inconsapevoli candidati a dare un colpo in testa a Marina, ma non si arrivava a capo di niente.
		Poi fu Lara che ebbe l&rsquo;idea: - So come fare.
		Abbass&ograve; la voce con fare da cospiratore, ed espose il suo piano. Ricciardi la guardava ammirato, mentre lo zio era sempre pi&ugrave; orgoglioso di quella sua nipotina che, senza volerlo, rendeva la vita di campagna meno noiosa; e ogni tanto aveva idee geniali.
		Era il maggio del 1428.
		Nel suo paese Giovanna era ormai famosa ed era circondata da un&rsquo;aura di rispetto; di lei si parlava come di una santa: la notizia sulle voci che sentiva frequentemente era diventata di dominio pubblico.
		A Luc aveva rivelato che i suoi Santi le avevano predetto che il capitano le avrebbe dato degli uomini armati.
		- Il capitano? &#150; aveva chiesto il cugino, non sapendo assolutamente a chi lei si riferisse. Erano nella cucina della casa di Giovanna, e un odore di minestra di patate aleggiava nell&rsquo;aria.
		- Robert de Baudricourt. Tramite lui potr&ograve; arrivare al Delfino e aiutarlo.
		- Ah, lui, il capitano che sta conducendo la guerra sul nostro fronte. Ma non ti ricever&agrave; mai, &egrave; troppo impegnato nei combattimenti.
		Giovanna diede una mescolata alla pentola, allontanandosi repentina quando il vapore la colp&igrave; agli occhi. Li socchiuse e fiss&ograve; il cugino:
		- So che &egrave; incuriosito dalle chiacchiere sulle mie visioni. So che l&rsquo;appoggio che il popolo mi sta dando gli far&agrave; cambiare idea.
		- Dici?
		Il cugino era scettico. Aveva davanti a s&eacute; quella ragazza di sedici anni, che ne dimostrava di meno, e che era sempre pi&ugrave; convinta della missione affidatale dal Signore. Lui, per aiutarla, aveva mandato nel futuro Charles, che era stato seguito da quello sciagurato di Alphonse, e non erano ancora tornati. Chiss&agrave; se avevano consegnato le lettere, chiss&agrave; se quella Lara avrebbe potuto dare una mano, chiss&agrave; poi se avrebbe mai indicato ai due come tornare nel passato. Erano trascorsi tre anni, ma lui sapeva, dagli studi che faceva, che nel futuro i tempi erano diversi, il futuro era una realt&agrave; diversa, senza tempo, non se lo sapeva spiegare se non con la bizzarra teoria dei piani paralleli che aveva esposto a Charles. Lui intuiva certe cose, in quanto i suoi studi erano profondi e spesso arcani, intuiva che non tutto era stato spiegato: ma sapeva con esattezza che mentre l&igrave; a Domr&eacute;my il tempo trascorreva in un certo modo, ed erano passati tre anni, nel futuro le cose andavano pi&ugrave; lentamente, secondo una legge che lui non conosceva, ma che qualcuno pi&ugrave; tardi avrebbe scoperto.
		La cugina lo distolse dai suoi pensieri: - Vado dal fratello di mio padre, che abita proprio dove il capitano Robert ha la sua sede. Mi far&ograve; ricevere.
		Il suo carattere di ferro ebbe la meglio. Part&igrave; col suo abito di fustagno rosso e nero, senza svelare alla madre e al padre la vera ragione per cui andava dallo zio.
		Questo suo zio, Durand, le aveva detto che il capitano non voleva riceverla, che anzi gli aveva consigliato di darle un paio di ceffoni e di ricondurla a casa.
		- Qui combattiamo, non possiamo perdere il tempo con questa ragazza malata che parla troppo di Dio e di liberazione.
		- Capitano, lei insiste affinch&eacute; la ascoltiate.
		- Non ho tempo, non ho tempo e non ho voglia. Basta.
		Giovanna non voleva arrendersi, cos&igrave; rimase a casa dello zio, cucendo e filando con la consueta abilit&agrave;.
		Poi ci fu la giornata delle aringhe, il 16 febbraio successivo, e tutto cambi&ograve;.
		Bruno ascoltava, senza credere neanche una parola, il racconto dei due duellanti. Aveva deciso di non metterli in cella, ma di trattenerli nel suo ufficio. Forse un trattamento umano li avrebbe spinti a collaborare. Ma l&igrave; ne raccontavano di cotte e di crude, si sovrapponevano, si contraddicevano, in una babele di personaggi, Luc, Giovanna, Apollodoro e Biancofiore (che erano i loro due cavalli!), Lara, Omero, Marina, e anche un delfino.
		Bruno scuoteva la testa, assecondato in questo dall&rsquo;agente, che era sempre pi&ugrave; sorpreso dalla variet&agrave; delle bugie che un uomo pu&ograve; inventare. Quelli poi sembravano essersi messi d&rsquo;accordo per dire panzane che pi&ugrave; panzane non si poteva.
		Bruno aveva perso il filo, ormai, e non si orientava pi&ugrave;. Interruppe Charles, quello che sembrava pi&ugrave; assennato, anche se raccontava cose misteriose a proposito di quel tale Luc e della cugina Giovanna d&rsquo;Arco.
		- Allora, se ho capito bene, siete arrivati da quel tempo e da quel luogo che ora non mi ricordo pi&ugrave;, ah, ecco, l&rsquo;ho appuntato, dunque siete arrivati attraverso una cascata.
		- S&igrave;.
		- Da dietro una cascata &#150; specific&ograve; Bruno, leggendo i suoi appunti e sempre pi&ugrave; convinto dell&rsquo;impossibilit&agrave; della cosa.
		- Che prima non c&rsquo;era &#150; aggiunse Charles, e Alphonse annu&igrave;.
		- Su questo siete concordi. Fino alla sera prima, leggo qui, la cascata non c&rsquo;era. E l&rsquo;avete attraversata.
		Quelli annuirono.
		- A cavallo &#150; specific&ograve; Bruno, per essere chiaro.
		- S&igrave;.
		- Dunque: da dietro una cascata a cavallo. Su due cavalli.
		- Giusto, capo.
		- Su due cavalli. Quelli coi nomi poetici. E siete piovuti qui.
		- Io in testa a una ragazzina bionda, quella Marina.
		- E avete consegnato delle lettere &#x2026; vabb&egrave;, questo non &egrave; strano. &Egrave; l&rsquo;ingresso diciamo un po&rsquo; inconsueto che mi lascia perplesso. Non era un treno, un aereo, e magari ieri sera vi siete fatti una bella bevuta di birra, altro che acqua della cascata?
		- Non sappiamo cosa sono un aereo o un treno, signore &#150; disse Charles.
		- Ma la cascata s&igrave;, eh?
		- Beh, s&igrave;, quella l&rsquo;ha fatta comparire Luc. Dal nulla. Fino alla sera prima non c&rsquo;era, lo ripeto. Giuro.
		Bruno ogni tanto lanciava un&rsquo;occhiata all&rsquo;agente, che si toccava la tempia o faceva girare le dita in aria, come a dire che erano due un po&rsquo; tocchi, al che Bruno annuiva sollevando le sopracciglia.
		Disse, poi: - Diamo per buono che venite dal passato e dalla Francia. Non lo scriver&ograve; in nessun verbale per non passare il resto dei miei giorni in manicomio. Ditemi ora: stavate duellando per i begli occhi di questa Giovanna?
		- Ma che dice, capitano, lei &egrave; la prescelta del signore.
		- Chi &egrave; questo signore? &#150; chiese inalberandosi Bruno - Ora entra in scena un altro personaggio?
		- Nostro signore &#150; spieg&ograve; Charles. Bruno lo fiss&ograve; negli occhi: dal suo modo di parlare aveva creduto che non fosse di umili origini. Gli chiese: - Avete un signore? Siete dei servi, nel vostro tempo?
		- No &#150; dissero i due in coro.
		- E allora? Che c&rsquo;entra il vostro signore se non avete un signore? Ehi, non &egrave; che mi state prendendo in giro con questi giochetti?
		L&rsquo;agente intervenne, cosa che non faceva mai, ma capiva che la situazione lo imponeva: - Credo, capo, che intendano Nostro Signore Ges&ugrave; Cristo.
		- &Egrave; cos&igrave; &#150; disse Charles, rivolto all&rsquo;agente: finalmente uno che capiva qualcosa &#150; Giovanna &egrave; la prescelta del Signore per liberare la Francia, ma lui &#150; e addit&ograve; Alphonse &#150; lo vuole impedire. Per quello ci battevamo, signore &#x2026; capitano, volevo dire.
		- Quindi abbiamo anche interventi dall&rsquo;aldil&agrave;. Bene. Sempre pi&ugrave; chiaro.
		- Semplice, no? &#150; chiese Alphonse.
		- Semplice un corno &#150; esclam&ograve; Bruno. &#150; Credo che sia la situazione pi&ugrave; complicata che mi sia mai successa.
		- Dov&rsquo;&egrave; il bagno? &#150; chiese Alphonse.
		Bruno chiese all&rsquo;agente di accompagnarlo, e poi aggiunse di spiegargli come sono fatti i gabinetti moderni, cos&rsquo;&egrave; lo sciacquone, a che servono gli asciugamani. Nel suo tempo quella roba non c&rsquo;era di sicuro.
		- Grazie, capitano &#150; disse Alphonse, che, appena entrato nella piccola sala dove c&rsquo;era il bagno, not&ograve; subito che l&igrave; poteva non solo fare pip&igrave; ma realizzare il suo piano, quello a cui stava pensando da quando era entrato in quella stazione di polizia.</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/italiamedievale" >italiamedievale</a> | <a href="http://elliott.splinder.com/post/6737218/capitolo+nono#comment" >Commenti</a>
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