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 <title>Giovanna d'Arco: i lupi e il vento</title>
 <link>http://elliott.splinder.com</link>
 <description>Romanzo inedito per ragazzi di Claudio Elliott.</description>
 <language>it</language>
 <pubDate>Fri, 30 May 2008 23:52:05 +0200</pubDate>
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 <title>Splinder</title>
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 <title>capitolo diciottesimo</title>
 <link>http://elliott.splinder.com/post/7381839/capitolo+diciottesimo</link>
 <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
GIOVANNA D'ARCO (1412-1431).&lt;br /&gt;
 		Spade e cavalli&lt;br /&gt;
Lara si ritrov&amp;ograve; nella grotta di Leo; l&amp;rsquo;esperienza era stata cos&amp;igrave; fulminea che non sembrava neanche essere avvenuta.&lt;br /&gt;
Ricordava che poco prima Luc aveva detto che nel passato sarebbero andati tutti e tre loro (i francesi) insieme a lei. Invece ci erano andati solo loro due. Evidentemente l&amp;rsquo;atteggiamento di Alphonse gli aveva fatto cambiare idea. E ora Charles e Alphonse sarebbero rimasti per sempre nel ventunesimo secolo.&lt;br /&gt;
Una domanda si fece strada nel suo cervello: come mai si erano tutti assopiti all&amp;rsquo;improvviso, l&amp;igrave; nella Grotta del Pensiero?&lt;br /&gt;
Ora si stavano risvegliando. Lara not&amp;ograve; che lo zio fu il primo, ma che aveva subito chiuso gli occhi; Lara ebbe la sensazione che aspettasse che gli altri riprendessero coscienza. In realt&amp;agrave; lui era stato sempre vigile! E ne ebbe la certezza quando lui le fece un occhiolino d&amp;rsquo;intesa.&lt;br /&gt;
Alphonse si scosse: era davvero infuriato: - Ehi, dov&amp;rsquo;&amp;egrave; Luc? Mi sono distratto un attimo e mi &amp;egrave; sfuggito.&lt;br /&gt;
Gli altri si guardavano attorno attoniti. Anche Charles cercava con lo sguardo Luc, ma la grotta non aveva nascondigli.&lt;br /&gt;
- Te lo sei lasciato sfuggire e lui chiss&amp;agrave; dov&amp;rsquo;&amp;egrave; andato &amp;ndash; disse Leo.&lt;br /&gt;
- Sar&amp;agrave; qua fuori, a fare qualche magia &amp;ndash; disse Alphonse, balzando in piedi dopo aver dato un&amp;rsquo;occhiata: Lara e Omero stavano ancora sfogliando le riviste, Charles e Leo si erano alzati come lui.&lt;br /&gt;
- Non vi muovete &amp;ndash; disse ai due. &amp;ndash; Non pu&amp;ograve; essere lontano.&lt;br /&gt;
Usc&amp;igrave; a passi lunghi e nervosi. Dalla tasca gli cadde uno stecco.&lt;br /&gt;
- La pistola? &amp;ndash; chiese Charles ad Omero, quando il suo rivale era gi&amp;agrave; fuori.&lt;br /&gt;
- S&amp;igrave;. Ci ha ingannati con un ramoscello &amp;ndash; rispose Leo, seccato per essere stato gabbato in modo cos&amp;igrave; puerile.&lt;br /&gt;
- Bah &amp;ndash; disse Omero, che si alz&amp;ograve; e si stir&amp;ograve; &amp;ndash; il mio inganno &amp;egrave; stato pi&amp;ugrave; sottile. L&amp;rsquo;importante &amp;egrave; che Lara abbia compiuto la sua missione.&lt;br /&gt;
- Cosa? &amp;ndash; chiese Charles, prendendo Lara per il braccio: - Hai visto Giovanna? Le hai fatto vedere il ritratto?&lt;br /&gt;
- S&amp;igrave;. &amp;Egrave; stata una cosa fulminea. Pochi istanti. Ma lei ha incontrato il Delfino, lo ha riconosciuto nonostante si fosse confuso ai suoi dignitari.&lt;br /&gt;
- Dio, che grande notizia! &amp;ndash; disse Charles, dando un bacio fortissimo sulla guancia di Lara, che arross&amp;igrave; tutta.&lt;br /&gt;
- Zio &amp;ndash; chiese Leo &amp;ndash; hai detto che il tuo inganno &amp;egrave; stato pi&amp;ugrave; sottile. Che vuol dire?&lt;br /&gt;
- Credete di esservi addormentati per caso?&lt;br /&gt;
- Ci siamo addormentati? &amp;ndash; chiese stupito Charles, e Leo aveva la sua stessa espressione meravigliata.&lt;br /&gt;
- Se no &amp;ndash; chiese Omero con aria angelica &amp;ndash; come avrebbero fatto Luc e Lara ad allontanarsi nel vento?&lt;br /&gt;
- Cosa c&amp;rsquo;entra il vento? &amp;ndash; chiese Leo.&lt;br /&gt;
- Beh, &amp;egrave; stato il loro veicolo. Lo stesso che ha riportato qui la tua sorellina.&lt;br /&gt;
- E noi non ce ne siamo accorti?&lt;br /&gt;
- No. Tu cosa ricordi?&lt;br /&gt;
- Niente. Ero qui e sono qui e non mi ricordo di essermi addormentato.&lt;br /&gt;
- Ma Luc non c&amp;rsquo;&amp;egrave;, vero? Ti pare che Alphonse se lo sarebbe fatto scappare da sotto il braccio?&lt;br /&gt;
- Beh, no. Non &amp;egrave; il tipo.&lt;br /&gt;
- Allora ho provveduto io &amp;ndash; disse Omero.&lt;br /&gt;
- Non puoi avergli dato un cazzotto, eri troppo lontano &amp;ndash; disse Leo.&lt;br /&gt;
- E poi lo avremmo visto &amp;ndash; osserv&amp;ograve; Charles.&lt;br /&gt;
Omero li guardava con occhi divertiti e rispose: - Ho usato un mezzo pi&amp;ugrave;, come dire, chimico.&lt;br /&gt;
- Chimico?&lt;br /&gt;
Omero ridacchiava. Rispose: -&amp;nbsp; Chimico, s&amp;igrave;. Etere.&lt;br /&gt;
- Cosa?&lt;br /&gt;
- S&amp;igrave;. Non sapevo come si sarebbe svolta tutta la vicenda, ma dopo che Lara ha pensato a questo posto, ho intuito che nella grotta, come in quella da cui sono venuti i tre francesi, sarebbe successo qualcosa. I segnali erano chiari. Allora mi sono portato in tasca una piccola fiala di etere. Quando si &amp;egrave; alzato quel vento inusuale, un tipo di vento che da noi non c&amp;rsquo;&amp;egrave;, ho capito che la cosa stava per accadere. E ho sprigionato l&amp;rsquo;etere.&lt;br /&gt;
- Geniale! &amp;ndash; esclam&amp;ograve; ammirato Charles.&lt;br /&gt;
- S&amp;igrave;. Lo ammetto. Ho colto l&amp;rsquo;attimo giusto quando ho intuito che Lara e Luc avevano individuato il varco. Voi vi siete addormentati.&lt;br /&gt;
- E tu no?&lt;br /&gt;
- Io? Non potevo; dovevo ammirare la scena. Ho usato un semplice fazzoletto per ripararmi le cosiddette vie aeree &amp;ndash; e mostr&amp;ograve; una pezzuola bianca.&lt;br /&gt;
- E in quei pochi attimi Lara e Luc hanno compiuto la missione? &amp;ndash; chiese Charles, sempre pi&amp;ugrave; ammirato.&lt;br /&gt;
- Cos&amp;igrave; sembra. E Luc ha deciso di restare l&amp;igrave;, nel suo tempo. Vero, Lara?&lt;br /&gt;
- Vero.&lt;br /&gt;
Alphonse rientr&amp;ograve; con la fronte corrugata, l&amp;rsquo;espressione perplessa, bofonchiando che Luc non c&amp;rsquo;era, e che aveva chiesto a quelli che erano rimasti fuori se l&amp;rsquo;avevano visto, ma tutti avevano detto di no.&lt;br /&gt;
Lara gli and&amp;ograve; incontro, in quello spazio angusto, con un oggetto in mano, poi glielo punt&amp;ograve; al petto: - Eccoti la pistola. Ultimo modello, vedo &amp;ndash; disse, spingendogli lo stecco di legno sullo sterno.&lt;br /&gt;
Alphonse arross&amp;igrave;, e fu la prima volta che Lara lo vedeva in imbarazzo: forse la sua vera indole era quella del bravo ragazzo. Scost&amp;ograve; la mano di Lara prendendo lo stecco e buttandolo via: - Cosa? Ah, s&amp;igrave;, ecco &amp;hellip; per&amp;ograve; lo scopo l&amp;rsquo;ho raggiunto &amp;hellip; avete avuto paura &amp;hellip; credevate che &amp;hellip;&lt;br /&gt;
- Possiamo andare &amp;ndash; disse Omero, interrompendolo.&lt;br /&gt;
- Dove? &amp;ndash; chiese Alphonse.&lt;br /&gt;
- Tu hai detto che ci avresti tenuto un po&amp;rsquo; qui, e poi ce ne saremmo andati. Allora andiamo.&lt;br /&gt;
Alphonse aveva l&amp;rsquo;espressione smarrita, si guardava intorno come se le cose fossero cambiate e lui non se ne fosse accorto.&lt;br /&gt;
- E Luc? &amp;ndash; chiese.&lt;br /&gt;
- Qui non lo troverai, mio caro &amp;ndash; disse Leo, battendogli la mano sulla spalla.&lt;br /&gt;
- Ma senza di lui non torneremo pi&amp;ugrave; nel passato. Devo cercarlo.&lt;br /&gt;
- Devo dirti un paio di cose &amp;ndash; gli fece Charles, mentre uscivano tutti dalla grotta.&lt;br /&gt;
Luc stava diventando sempre pi&amp;ugrave; famoso, nel villaggio. Il che non voleva dire che fosse ben visto, specialmente dalle autorit&amp;agrave; ecclesiastiche: aveva gi&amp;agrave; la fama di studioso di arti magiche, ma ora stava passando il segno. Quella sua nuova invenzione di cui si parlava era di sicuro opera del diavolo.&lt;br /&gt;
La sua casa era continua meta di visite, tutte notturne, dei giovani del paese e di quelli vicini.&lt;br /&gt;
A tutti mostrava un ritratto del Delfino, disegnato con una tecnica del tutto nuova su un tipo di carta che non si era mai vista prima. E gi&amp;agrave; questo stupiva i suoi amici vecchi e nuovi. Ma quando lui accendeva una luce che proveniva da una sorta di tubo stretto e lungo, una cosa che lui chiamava pila, l&amp;rsquo;ammirazione cresceva.&lt;br /&gt;
- Non &amp;egrave; opera del demonio &amp;ndash; diceva &amp;ndash; ma &amp;egrave; una grande scoperta scientifica. I miei studi mi hanno portato molto avanti nel tempo.&lt;br /&gt;
Quanto quest&amp;rsquo;ultima affermazione fosse vera nessuno poteva immaginarlo.&lt;br /&gt;
Col tempo la pila si scaric&amp;ograve; e lui non trov&amp;ograve; mai il modo di ridarle vita e luce; e fu un bene, perch&amp;eacute; quando, nel suo stesso studiolo, fu indagato da un magistrato sulle voci che correvano su di lui e sulla sua invenzione diabolica, Luc mostr&amp;ograve; un tubo di metallo vuoto, con un vetro applicato da una parte. Non dava luce, no: era solo un innocuo giocattolo con cui osservava le stelle e il moto apparente degli astri. Il magistrato esamin&amp;ograve; l&amp;rsquo;oggetto, che non avrebbe mai potuto produrre una luce, scosse la testa e usc&amp;igrave; scusandosi con il giovane studioso per il fastidio procurato, disse, dalle chiacchiere stupide di un villaggio stupido.&lt;br /&gt;
Giovanna era entrata ormai nelle grazie del Delfino, si era inserita nella vita di corte con una stupefacente naturalezza, aveva accesso alle stanze dalla regina, si preparava alla successiva vita militare allenandosi alla spada e alla lancia coi nobili, per portare a termine la sua missione. Pensava a Luc e Lara e al loro prezioso e misterioso aiuto, che aveva invocato da anni, e spesso si raccoglieva in preghiera, davanti alla Madonna, a San Michele e alle sue due protettrici, pregando anche per le loro anime. Non poteva minimamente immaginare che da l&amp;igrave; a due anni la sua giovane vita sarebbe cessata tra le fiamme del rogo.&lt;br /&gt;
Popo e Pilar leggevano l&amp;rsquo;ultima e-mail di Omero, che spiegava tutta la storia, nata con quelle due misteriose lettere venute dal passato.&lt;br /&gt;
Si guardarono e si sorrisero.&lt;br /&gt;
- Era uno dei misteri della vicenda di Giovanna d&amp;rsquo;Arco &amp;ndash; disse Popo. &amp;ndash; Come aveva fatto a riconoscere il Delfino?&lt;br /&gt;
- Il vero mistero &amp;egrave; perch&amp;eacute; un sovrano abbia affidato a una ragazzina le sue truppe &amp;ndash; disse Pilar.&lt;br /&gt;
- Qui vuoi sondare l&amp;rsquo;insondabile- sentenzi&amp;ograve; Popo sorseggiando la tequila.&lt;br /&gt;
- E comunque al re &amp;egrave; andata bene &amp;ndash; concluse Pilar.&lt;br /&gt;
- E alla ragazzina un po&amp;rsquo; meno. Anche se qualche leggenda circolata nella Francia dell&amp;rsquo;epoca dice che non mor&amp;igrave; sul rogo.&lt;br /&gt;
- Leggende.&lt;br /&gt;
- Chi lo sa?&lt;br /&gt;
Charles e Alphonse misero su un allevamento di cavalli. Ormai diventati amici, pi&amp;ugrave; per necessit&amp;agrave; che per affetto, seguirono il consiglio di quella ragazzina. Lara aveva consigliato ai due di seguire un corso accelerato di storia, magari con documentari e servizi televisivi, in modo da superare in modo indenne lo choc di vivere seicento anni avanti (e in questo Ricciardi si offr&amp;igrave; per aiutarli). Lara voleva che i due andassero anche a scuola per qualche giorno, ma Leo si era opposto decisamente.&lt;br /&gt;
Ne avevano discusso nella casa tutta colore dello zio Omero, col gatto sulle ginocchia di Lara e davanti a una tazza di t&amp;egrave;.&lt;br /&gt;
- Sarebbero fuori luogo &amp;ndash; afferm&amp;ograve; Leo &amp;ndash; Sono pi&amp;ugrave; grandi di noi, e poi non sono abituati al nostro modo di fare, ecco, sono pi&amp;ugrave; rozzi.&lt;br /&gt;
- Possiamo dire che sono nostri cugini che vengono dalla campagna francese.&lt;br /&gt;
- Lo so io perch&amp;eacute; Leo non li vuole a scuola &amp;ndash; disse Marina, che era l&amp;rsquo;unica fanciulla della scuola che avesse fatto una sottile breccia nel cuore del ragazzo.&lt;br /&gt;
- Ah, e perch&amp;eacute;? &amp;ndash; chiese Leo con aria di sfida.&lt;br /&gt;
- Hai paura di perdere il tuo potere &amp;ndash; intervenne Floriana.&lt;br /&gt;
- Il territorio &amp;ndash; disse Lara &amp;ndash; come gli animali. Hai il tuo harem, tutte le ragazze ti fanno la corte, e ora se arrivano questi due &amp;hellip;&lt;br /&gt;
- Ma se sono brutti! &amp;ndash; disse Leo, con una smorfia di disgusto.&lt;br /&gt;
- Non mi pare proprio &amp;ndash; disse Marina, che poi aggiunse con aria sognante: - Charles ha degli occhi profondi, da uomo vissuto, e poi quel viso un po&amp;rsquo; sofferto &amp;hellip;&lt;br /&gt;
Floriana prosegu&amp;igrave;: - E Alphonse? Deve avere dei pettorali belli sviluppati sotto quell&amp;rsquo;aspetto da finto mingherlino. E poi ha un modo di agire da vero maschio. Vero, ragazze?&lt;br /&gt;
- Mm, sarebbe bello essere stretta da quelle forti braccia medievali &amp;ndash; disse Marina, abbracciandosi da sola.&lt;br /&gt;
- A me sembrate delle invasate &amp;ndash; disse Leo. Che poi si rivolse a Marina: - Ti facevo pi&amp;ugrave; seria.&lt;br /&gt;
- Ah, vedi? Ti stai ingelosendo.&lt;br /&gt;
- Ingelosendo? Io? Pi&amp;ugrave; che altro credevo che aveste pi&amp;ugrave; buon gusto &amp;ndash; termin&amp;ograve; Leo, proprio mentre Omero entrava con la notizia: - Abbiamo aperto Le due spade.&lt;br /&gt;
- Che roba &amp;egrave;? &amp;ndash; chiese Leo.&lt;br /&gt;
- Avreste dovuto vedere - spieg&amp;ograve; Ricciardi. &amp;ndash; Sotto gli occhi vigili di Bruno, abbiamo accompagnato i due a prendere le loro spade.&lt;br /&gt;
- Avevano delle spade? &amp;ndash; chiese Marina.&lt;br /&gt;
- S&amp;igrave;, e avevano anche duellato, prima dell&amp;rsquo;intervento risolutore di Bruno &amp;ndash; disse Omero.&lt;br /&gt;
- E insomma &amp;ndash; continu&amp;ograve; Omero &amp;ndash; siamo andati al bosco, ieri, e abbiamo disseppellito Gloriosa e Impavida.&lt;br /&gt;
- Chi sono? &amp;ndash; chiese Lara, aggrottando la fronte &amp;ndash; E chiunque siano, perch&amp;eacute; le avete disseppellite? Non &amp;egrave; un po&amp;rsquo; macabro?&lt;br /&gt;
Fu Ricciardi a rispondere: - Macabro? Macch&amp;eacute;. Quelli sono i nomi delle loro spade. Le hanno battezzate con tanto di cerimonia religiosa, nel loro tempo, come facevano con tutto &amp;hellip;&lt;br /&gt;
- E ieri &amp;ndash; aggiunse Omero - le abbiamo disseppellite, con una solenne funzione. I due ragazzi erano molto seri e compunti; solo Bruno osservava la scena con un sorrisino sulle labbra. Lui pensa che il tutto faccia sempre parte di una truffa.&lt;br /&gt;
- E secondo lui, Luc dov&amp;rsquo;&amp;egrave;? &amp;ndash; chiese Lara.&lt;br /&gt;
- Crede che sia fuggito per andare a organizzare un colpo in un&amp;rsquo;altra localit&amp;agrave;.&lt;br /&gt;
- Pap&amp;agrave; non sar&amp;agrave; mai sulla nostra lunghezza d&amp;rsquo;onda, vero? &amp;ndash; chiese Floriana&lt;br /&gt;
- Mai &amp;ndash; conferm&amp;ograve; Omero. Lara gli chiese: - E cosa &amp;egrave; quella cosa che hai detto? Abbiamo aperto Le due spade?&lt;br /&gt;
- Un allevamento di cavalli. Con un ristorantino allegato. Charles e Alphonse, ormai rassegnati a vivere da queste parti e in questo tempo, hanno deciso di fare gli allevatori. Charles, per la verit&amp;agrave;, voleva impiantare una sala scommesse: pare che abbia la passione del gioco d&amp;rsquo;azzardo; ma noi lo abbiamo fatto desistere e gli abbiamo detto dove poter mettere su il ristorante e l&amp;rsquo;allevamento.&lt;br /&gt;
- E dove? &amp;ndash; chiese Lara.&lt;br /&gt;
- Nel mio piccolo appezzamento di terra &amp;ndash; disse Ricciardi. - Io far&amp;ograve; il cuoco. Cucino bene, sapete? Lo spezzatino &amp;egrave; la mia specialit&amp;agrave;.&lt;br /&gt;
- Pensavo che si divertisse solo a cucinare a fuoco lento noi poveri ragazzi &amp;ndash; disse Lara.&lt;br /&gt;
- No, no, il tuo prof ha tante qualit&amp;agrave; - disse Omero. - Insieme abbiamo deciso il nome di questa specie di agriturismo. Le due spade. Non &amp;egrave; suggestivo?&lt;br /&gt;
- Quindi hanno recuperato i cavalli? &amp;ndash; chiese Leo.&lt;br /&gt;
- S&amp;igrave;. Biancofiore e Apollodoro sono rimasti buoni buoni legati al palo del divieto di sosta. Bruno voleva fargli la multa, figurati.&lt;br /&gt;
- Sempre lo stesso &amp;ndash; disse Lara, sorridendo a Floriana.&lt;br /&gt;
- Ognuno ha la sua croce &amp;ndash; disse lei.&lt;br /&gt;
- A proposito di croci che ognuno ha &amp;ndash; fece Omero, scuotendo la testa: &amp;ndash; la farmacista vuole che completi la famosa invenzione del televisore tridimensionale.&lt;br /&gt;
- Cosa che non potrai mai fare &amp;ndash; disse Lara.&lt;br /&gt;
- &amp;Egrave; cos&amp;igrave;: &amp;egrave; al di l&amp;agrave; di ogni mia conoscenza. Per&amp;ograve; le far&amp;ograve; un regalo. Anzi, due.&lt;br /&gt;
- Che cosa?&lt;br /&gt;
- Questo &amp;ndash; disse lo zio, poi si rivolse a Marina: - Lo riconosci?&lt;br /&gt;
Marina prese l&amp;rsquo;oggetto, se lo rigir&amp;ograve; tra le dita come se non lo avesse mai visto prima, e scosse la testa: una boccetta nera, di vetro. Era vuota.&lt;br /&gt;
- Mai visto.&lt;br /&gt;
- Neanche questo? &amp;ndash; chiese Omero, porgendole un altro oggetto. Marina lo guard&amp;ograve; meravigliata: era differente dal tipo che lei conosceva: - Una piuma? No: una penna?&lt;br /&gt;
- Esatto. Un&amp;rsquo;autentica penna medievale, e una boccetta d&amp;rsquo;inchiostro. Quelle che tu hai usato per scrivere la falsa lettera di Giovanna.&lt;br /&gt;
- Dio! &amp;ndash; sussurr&amp;ograve; Marina, fissando i due oggetti come fossero reliquie sacre.&lt;br /&gt;
- S&amp;igrave;. Alphonse mi ha detto dove le aveva gettate.&lt;br /&gt;
- Dopo avermi dettato quella lettera in latino &amp;hellip;&lt;br /&gt;
- Gi&amp;agrave;. Sai, sono reperti preziosi. Credo che la farmacista le apprezzer&amp;agrave;.&lt;br /&gt;
- Beh &amp;ndash; disse Lara &amp;ndash; a lei piacciono le cose antiche, no, zio?&lt;br /&gt;
Omero sorrise alla sottile battuta della nipote: - Non sono poi cos&amp;igrave; antico, sai?&lt;br /&gt;
- Io non l&amp;rsquo;ho detto! Io non l&amp;rsquo;ho detto &amp;ndash; disse lei ridendo e balzando in piedi, per poi scappare fuori inseguita dallo zio.&lt;br /&gt;
Giovanna era triste, quel giorno. Orl&amp;eacute;ans era stata conquistata, ma lei non riusciva a sorridere.&lt;br /&gt;
Si era tolta l&amp;rsquo;armatura, si era sgranchita le ossa che sotto quel peso soffrivano, e si era affacciata alla finestra del palazzo reale: davanti a lei si stendeva la vallata, con gli alberi smossi dal vento caldo della primavera incipiente.&lt;br /&gt;
Sent&amp;igrave; un suono, pi&amp;ugrave; vicino alla finestra, in basso.&lt;br /&gt;
Era come il pianto di un bambino.&lt;br /&gt;
Ed era un pianto triste.&lt;br /&gt;
Si sporse.&lt;br /&gt;
Appunt&amp;ograve; gli occhi: e si accorse che non era un bimbo.&lt;br /&gt;
Lo sguardo giallo del lupo si fiss&amp;ograve; nelle sue pupille: poi la belva si volt&amp;ograve; e si allontan&amp;ograve;, ululando nel vento.&lt;br /&gt;
Nota dell&amp;rsquo;Autore&lt;br /&gt;
Questo &amp;egrave; un romanzo di fantasia, per cui gli avvenimenti storici raccontati sono stati spesso piegati alle esigenze della narrazione. Come abbia fatto Giovanna a riconoscere il Delfino rimane un mistero, che io ho risolto nella maniera che hai letto.&lt;br /&gt;
Claudio Elliott&lt;br /&gt;
Luglio 2005&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/p&gt;Pubblicato da &lt;a href="http://www.splinder.com/profile/italiamedievale" &gt;italiamedievale&lt;/a&gt; | &lt;a href="http://elliott.splinder.com/post/7381839/capitolo+diciottesimo#comment" &gt;Commenti (6)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
<pubDate>Tue, 07 Mar 2006 18:49:17 +0100</pubDate>
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<dc:publisher>Giovanna d'Arco: i lupi e il vento</dc:publisher>
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 <title>capitolo diciassettesimo</title>
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 <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
GIOVANNA D'ARCO (1412-1431).&lt;br /&gt;
 		Il cupo vento e il gentile Delfino&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
Alphonse scosse la testa, e lo stesso Charles era sconvolto dalla notizia: Lara sarebbe andata con loro nel passato. Non ebbero il tempo di fare domande, di esprimere dubbi: furono scaraventati sulle macchine, che si diressero verso una collina. Nelle tre auto c&amp;rsquo;era solo silenzio, perch&amp;eacute; ognuno seguiva il proprio pensiero. L&amp;rsquo;unico suono, a parte i motori, era il brontolio sommesso e pieno di dubbi di Bruno.&lt;br /&gt;
Leo disse, quando furono giunti: &amp;ndash; Nella grotta andremo solo noi: i tre francesi, Lara, io e zio Omero.&lt;br /&gt;
- E noi? &amp;ndash; chiese Marina, leggermente offesa. Leo l&amp;rsquo;aveva sempre avuta vicina, nelle altre avventure.&lt;br /&gt;
- Tesoro, non &amp;egrave; un appartamento &amp;ndash; rispose Leo con un&amp;rsquo;alzata di spalle, quasi a scusarsi. A Marina non poteva sfuggire il &amp;ldquo;tesoro&amp;rdquo;, che a lei non risultava avesse mai detto ad alcuna ragazza della scuola. Divenne rossa come un tizzone ardente.&lt;br /&gt;
E poi inizi&amp;ograve; il fruscio: era la voce del bosco attraversato dal vento leggero.&lt;br /&gt;
- Voi attendete qui &amp;ndash; disse Omero, che poi sussurr&amp;ograve; al fratello e a Gloria: - State tranquilli, non succeder&amp;agrave; niente a Lara.&lt;br /&gt;
- Come puoi esserne sicuro? &amp;ndash; chiese la cognata, visibilmente preoccupata.&lt;br /&gt;
- La lezione del passato &amp;ndash; disse Omero.&lt;br /&gt;
- Le altre volte non &amp;egrave; successo niente, e quindi anche adesso non dovrebbe succedere? &amp;ndash; chiese Bettini.&lt;br /&gt;
- Proprio cos&amp;igrave;.&lt;br /&gt;
- E cosa dobbiamo fare?&lt;br /&gt;
- Avere fiducia. Magari pregare. Non so cosa capiter&amp;agrave; l&amp;igrave; dentro, ma pu&amp;ograve; darsi che ci voglia il vostro aiuto dall&amp;rsquo;esterno, non so.&lt;br /&gt;
- Ti fidi di questo Luc? &amp;ndash; chiese Gloria.&lt;br /&gt;
- Senza riserve &amp;ndash; disse Omero, avviandosi nella Grotta del Pensiero, in cui erano gi&amp;agrave; scomparsi gli altri.&lt;br /&gt;
- E di Alphonse? &amp;ndash; grid&amp;ograve; lei, e lui rispose qualcosa che lei non percep&amp;igrave;: il vento aumentava di vigore, e faceva rumoreggiare le foglie. Un vento inaspettato, freddo, ostile, che costrinse quelli rimasti fuori a ripararsi nelle macchine.&lt;br /&gt;
Bruno borbottava qualcosa alla figlia, dicendo che si stavano mettendo in un bell&amp;rsquo;imbroglio, che l&amp;rsquo;indomani avrebbe allertato tutte le stazioni della polizia dei paesi vicini affinch&amp;eacute; indagassero su quei due sedicenti francesi, anzi tre, e anche sui due cavalli; Floriana rispose che sui cavalli non s&amp;rsquo;indagava, in genere, ma lui ribatt&amp;eacute; che quella volta si sarebbe fatta un&amp;rsquo;eccezione; Marina gli chiese qual era il suo dubbio, in che cosa i tre avessero trasgredito la legge, e lui gi&amp;ugrave; a dire che avevano duellato, il che era proibito, poi uno era scappato, il che era proibito, poi uno aveva sparato, il che era proibito, e un altro aveva deviato il colpo che poteva ferire uno dei Bettini, il che &amp;hellip;&lt;br /&gt;
- &amp;hellip; &amp;egrave; stata una buona azione &amp;ndash; fin&amp;igrave; Floriana.&lt;br /&gt;
- No, &amp;egrave; stato un tentativo di suicidio, il che &amp;egrave; proibito &amp;ndash; concluse Bruno. Marina e Floriana si guardarono: non sapevano cosa ribattere. Fuori il vento smuoveva la macchina, come se un gigante la volesse capovolgere.&lt;br /&gt;
Bruno osserv&amp;ograve;, rabbrividendo: - Questo tempo &amp;egrave; davvero cattivo.&lt;br /&gt;
- Il che &amp;egrave; proibito &amp;ndash; disse Marina, e scoppi&amp;ograve; in una risata, seguita a ruota da Floriana, che le strinse la mano; questa volta Bruno si un&amp;igrave; alle risa.&lt;br /&gt;
Davanti a s&amp;eacute; vedevano la macchina con Bettini, Gloria e Ricciardi, la grande e pesante station wagon di Omero, che resisteva meglio della loro al vento, ma comunque sussultava ai suoi colpi feroci e secchi.&lt;br /&gt;
Leo aveva acceso una torcia elettrica. Luc osserv&amp;ograve; la grotta. Quanto poteva essere grande? A occhio sedici o diciassette metri quadrati. Non aveva un piano in mente, ma intuiva che la soluzione era l&amp;igrave;. Dove, esattamente, non lo sapeva.&lt;br /&gt;
- Che si fa? &amp;ndash; chiese Omero, che per la prima volta si trovava coinvolto nella soluzione di un caso di Lara senza una partecipazione attiva.&lt;br /&gt;
- Gi&amp;agrave;, che si fa? &amp;ndash; chiese Lara, che teneva in mano il ritratto del Delfino, piegato in quattro. Fino a quel momento lo aveva tenuto nella tasca posteriore dei jeans.&lt;br /&gt;
- So io che si fa &amp;ndash; grid&amp;ograve; Alphonse, con voce cupa e minacciosa.&lt;br /&gt;
Si voltarono verso di lui: aveva lo sguardo fisso e sbarrato di un folle e teneva per il collo Luc.&lt;br /&gt;
- Non vi muovete, ho una pistola puntata alla sua schiena. Diglielo!&lt;br /&gt;
Luc fece di s&amp;igrave; con la testa e con gli occhi: gli si leggeva paura e angoscia, e la coscienza di un fallimento.&lt;br /&gt;
- Sei un lurido bastardo &amp;ndash; sibil&amp;ograve; Charles ad Alphonse, che non se la prese: anzi, dalla sua posizione di dominatore si permise anche di ridacchiare, dicendo:&lt;br /&gt;
- Sicuro. Lurido e bastardo, e borgognone. Alleato degli inglesi, che sono i legittimi signori della Francia.&lt;br /&gt;
- Erano, casomai &amp;ndash; precis&amp;ograve; Leo che, anche se spaventato, non si perdeva d&amp;rsquo;animo.&lt;br /&gt;
- Erano o sono, &amp;egrave; la stessa cosa, no, Luc? Com&amp;rsquo;&amp;egrave; quella teoria del tempo?&lt;br /&gt;
- Non c&amp;rsquo;&amp;egrave; tempo per le teorie &amp;ndash; disse Omero con un gioco di parole che solo Lara colse, sorridendo; &amp;ndash; cosa vuoi fare, ora? Ci tieni qui come le belle statuine? O hai un piano?&lt;br /&gt;
Alphonse lo guard&amp;ograve; per un attimo, come indeciso, poi rispose:&lt;br /&gt;
- Torniamo fuori. Non subito, facciamo passare un po&amp;rsquo; di tempo, in modo che nel passato Giovanna fallisca il suo piano.&lt;br /&gt;
- Ma la Francia &amp;egrave; tornata francese &amp;ndash; gli fece notare Omero, che non perdeva di vista la mano puntata alla schiena di Luc.&lt;br /&gt;
- Certo, ma non per merito di una giovane fanciulla un po&amp;rsquo; labile di mente. Io non posso permetterlo. La Storia non pu&amp;ograve; permetterlo. Se mai accadr&amp;agrave;, o &amp;egrave; accaduto, saranno le truppe sul campo a determinare il vincitore.&lt;br /&gt;
- Quindi &amp;ndash; disse Omero &amp;ndash; tu ora ci trattieni un po&amp;rsquo; qui, e dopo usciamo. Quanto? Una decina di minuti? Un&amp;rsquo;ora? E poi?&lt;br /&gt;
Luc cercava di divincolarsi, ma la pressione della pistola lo frenava. Quell&amp;rsquo;imbecille era capace di sparargli davvero.&lt;br /&gt;
- Fammi almeno respirare &amp;ndash; bisbigli&amp;ograve; rauco. Alphonse allent&amp;ograve; la presa sul suo collo, e lui bevve l&amp;rsquo;aria con sollievo.&lt;br /&gt;
- Niente scherzi &amp;ndash; fece l&amp;rsquo;altro, premendo la pistola.&lt;br /&gt;
- Niente scherzi, giuro &amp;ndash; fece Luc. Nel frattempo scrutava con lo sguardo la parete della grotta.&lt;br /&gt;
- Fuori si &amp;egrave; alzato il vento &amp;ndash; osserv&amp;ograve; Leo.&lt;br /&gt;
Omero e Lara si erano seduti sulla panca, e sfogliavano le riviste di botanica e motori. Omero teneva un fazzoletto davanti alla bocca e al naso, come se aspettasse da un momento all&amp;rsquo;altro uno starnuto. Charles si era accoccolato a terra, sconfitto: non c&amp;rsquo;era altro da fare, Alphonse aveva vinto e Giovanna non avrebbe portato a termine la sua missione. Non riusciva a immaginare il seguito della vicenda, non riusciva a ipotizzare cosa sarebbe successo, non riusciva a pensare alla sua vita l&amp;igrave;, nel futuro e in paese straniero. E poi: cosa avrebbe fatto quello sciagurato? Avrebbe sparato a Luc? E magari anche agli altri? Non credeva a quello che aveva detto, che voleva solo far passare il tempo. Troppo banale, troppo stupido. Aveva in mente qualcos&amp;rsquo;altro. Ma qualcos&amp;rsquo;altro di improvvisato, senz&amp;rsquo;altro, e quindi rischioso.&lt;br /&gt;
Luc percorreva con lo sguardo ogni centimetro della parete della grotta, e quando Alphonse and&amp;ograve; a sedersi trascinandolo con s&amp;eacute;, pot&amp;eacute; vedere quella parte che prima gli era preclusa.&lt;br /&gt;
C&amp;rsquo;era silenzio, nella grotta, ma da fuori giungeva sempre pi&amp;ugrave; forte l&amp;rsquo;ululato del vento.&lt;br /&gt;
Lara alz&amp;ograve; lo sguardo. Incroci&amp;ograve; quello di Luc, poi ne segu&amp;igrave; il percorso. Insieme a lui scandagli&amp;ograve; con gli occhi ogni fenditura, ogni rilievo della roccia, ogni centimetro, ogni millimetro, ogni granello, ogni punto, e teneva stretto tra le dita il disegno ripiegato del Delfino; il cuore le batteva all&amp;rsquo;impazzata perch&amp;eacute; sapeva che qualcosa stava per accadere, e lei sarebbe stata al centro dell&amp;rsquo;azione; il cuore batteva sempre pi&amp;ugrave; forte e riempiva la grotta col suo suono cupo e vigoroso. Luc era tenuto dal braccio di Alphonse ma poteva muovere la testa e respirare a suo agio: sapeva che Lara cercava con lui quello che c&amp;rsquo;era ma non c&amp;rsquo;era, sapeva che lei era pronta al balzo nel passato e la vedeva tesa, le nocche delle dita bianche, lo sguardo sveglio.&lt;br /&gt;
E quel vento, l&amp;igrave; fuori, quel vento.&lt;br /&gt;
- Sta per succedere, sta per succedere &amp;ndash; grid&amp;ograve; Floriana, avvinghiandosi a Marina, nel caldo riparo della macchina, mentre fuori il vento mugghiava; e poi cominci&amp;ograve; ad ansimare forte. Sempre pi&amp;ugrave; forte: - La materia &amp;hellip; il tempo &amp;hellip; lo spazio &amp;hellip; non sono divisibili, sono formati da granelli, da punti, &amp;hellip;esiste uno spazio infinitesimale &amp;hellip;.&lt;br /&gt;
Nella sala buia del palazzo di Chinon il brusio stava diventando insopportabile a Giovanna e aveva superato il frastuono delle folate. Vedeva che alcuni servitori stavano riaccendendo una ad una le torce, e calcol&amp;ograve; che ci sarebbero voluti molti minuti prima di avere una visibilit&amp;agrave; sufficiente al colloquio col Principe.&lt;br /&gt;
Si era stancata di stare l&amp;igrave;, ferma, in piedi. Non mangiava da ore e il suo corpo dava i primi segni di cedimento. Si appoggiava ora a una gamba, ora all&amp;rsquo;altra.&lt;br /&gt;
All&amp;rsquo;improvviso il suono del vento cess&amp;ograve;, e il brusio cess&amp;ograve;.&lt;br /&gt;
Tutto ebbe termine.&lt;br /&gt;
E tutto ricominci&amp;ograve;.&lt;br /&gt;
L&amp;rsquo;ululato dei lupi proruppe con violenza, come se gli animali fossero l&amp;igrave; nella sala, le raffiche del vento ripresero veementi, spingendo davanti a s&amp;eacute; l&amp;rsquo;aria come se fosse un corpo fisico; le dame ora urlavano, gli uomini gridavano, lo strepito superava le soglie della tolleranza.&lt;br /&gt;
Giovanna s&amp;rsquo;inginocchi&amp;ograve;, le mani sulle orecchie.&lt;br /&gt;
E successe.&lt;br /&gt;
Luc scivol&amp;ograve; fuori dall&amp;rsquo;abbraccio di Alphonse, che si era assopito. Solo lui e Lara erano vigili: gli altri erano stati presi da una improvvisa sonnolenza. E solo su lui e Lara arrivavano le folate di vento.&lt;br /&gt;
Luc accenn&amp;ograve; alla parete, in un punto dove i loro sguardi si erano fissati pochi istanti prima.&lt;br /&gt;
Lei annu&amp;igrave;.&lt;br /&gt;
Luc le sussurr&amp;ograve; di attendere un attimo, lei chiese perch&amp;eacute;, e lui disse: - Il vento.&lt;br /&gt;
Lara non rispose.&lt;br /&gt;
Furono dapprima sbuffi leggeri, carezze dell&amp;rsquo;aria nell&amp;rsquo;aria. Poi pi&amp;ugrave; insistenti, pesanti, cupi, e provenivano dall&amp;rsquo;entrata della grotta.&lt;br /&gt;
Lara fu costretta a coprirsi gli occhi, perch&amp;eacute; si alzavano polvere e foglie, e si gir&amp;ograve; verso la parete.&lt;br /&gt;
Ed ora era da l&amp;igrave; che veniva il vento, e Lara e Luc si sentirono presi da un turbine e non opposero resistenza e si trovarono avvinghiati e volteggiarono in un vortice che scomparve nella fenditura della roccia.&lt;br /&gt;
Omero ebbe un sussulto, si svegli&amp;ograve; un attimo, ebbe l&amp;rsquo;impressione di una pace incommensurabile, si guard&amp;ograve; attorno: Lara e Luc non c&amp;rsquo;erano. Poi si assop&amp;igrave; di nuovo.&lt;br /&gt;
Tutto avvenne in un baleno: davanti ai suoi occhi spalancati Giovanna vide Luc, al cui fianco c&amp;rsquo;era una ragazzina un po&amp;rsquo; pi&amp;ugrave; giovane di lei, esile e dal volto deciso. La cosa strana era che poteva vederli, l&amp;igrave; nel buio. Solo allora si accorse che il cugino aveva tra le mani una luce, che proveniva da una specie di stretta bottiglia di metallo.&lt;br /&gt;
- Siamo qui &amp;ndash; disse Luc.&lt;br /&gt;
- Tu sei Lara?&lt;br /&gt;
- E tu Giovanna?&lt;br /&gt;
La luce si spost&amp;ograve; dal volto di Lara fino al foglio di carta che aveva tra le dita: a Giovanna apparve un volto.&lt;br /&gt;
- Il mio gentile Delfino? &amp;ndash; chiese.&lt;br /&gt;
- Fissalo nella mente, abbiamo pochi attimi &amp;ndash; disse Lara, tendendo il foglio con forza: il vento era impetuoso.&lt;br /&gt;
- Non potrei mai dimenticarlo &amp;ndash; disse Giovanna.&lt;br /&gt;
- Va&amp;rsquo;, allora, mia cugina, e opera la salvezza della Francia.&lt;br /&gt;
- E voi?&lt;br /&gt;
- Come siamo venuti, ce ne andiamo &amp;ndash; disse Lara.&lt;br /&gt;
- No &amp;ndash; disse Luc &amp;ndash; io rimango. Mi confondo alla folla. La mia opera &amp;egrave; terminata.&lt;br /&gt;
- E la mia inizia &amp;ndash; fece Giovanna.&lt;br /&gt;
Si gir&amp;ograve; verso Lara per ringraziarla, ma una folata di vento pi&amp;ugrave; forte delle altre le fece chiudere gli occhi. Quando li riapr&amp;igrave;, la sua nuova amica non c&amp;rsquo;era pi&amp;ugrave;.&lt;br /&gt;
- Cos&amp;rsquo;&amp;egrave; quella luce laggi&amp;ugrave;? &amp;ndash; chiese una voce di uomo, dal fondo della sala.&lt;br /&gt;
- Un bagliore, sire &amp;ndash; rispose un&amp;rsquo;altra voce maschile. &amp;ndash; Forse un lampo.&lt;br /&gt;
- La luce della speranza &amp;ndash; disse Giovanna, che avanz&amp;ograve; verso il Delfino.&lt;br /&gt;
Il vento era cessato all&amp;rsquo;improvviso. Alcune torce erano state accese, e Giovanna pot&amp;eacute; scorgere quel volto che poco prima aveva conosciuto.&lt;br /&gt;
- Nobilissimo signor Delfino &amp;ndash; mormor&amp;ograve; inginocchiandosi.&lt;br /&gt;
- Non sono io il re &amp;ndash; disse Carlo, indicando il conte vestito in modo pi&amp;ugrave; elegante.&lt;br /&gt;
Giovanna non si scompose, e fiss&amp;ograve; quello che sapeva con certezza essere il Delfino.&lt;br /&gt;
- Nobilissimo, re di Francia &amp;egrave; il re dei Cieli e io, Giovanna la Pulzella, vengo da parte sua a dirvi che sarete incoronato nella citt&amp;agrave; di Reims.&lt;br /&gt;
Il Delfino le porse le mani e la fece rialzare. Per la prima volta da molti anni il suo volto fu illuminato da un sorriso.&lt;br /&gt;
Luc, confuso nella folla dei cortigiani, vedeva la sala prendere luce dalle torce che venivano piano piano riaccese; vedeva la sua formidabile cugina tenere tra le sue dure mani da contadina quelle morbide del futuro re; vedeva i due parlottare, come fossero vecchi conoscenti, mentre i dignitari e i nobili osservavano la scena bisbigliando tra di loro.&lt;br /&gt;
Lara era stretta a Luc, che l&amp;rsquo;aveva tirata verso di s&amp;eacute; arretrando fino a farsi inghiottire dalla folla quando Giovanna aveva chiuso gli occhi per il vento. Si alz&amp;ograve; sulla punta dei piedi per osservare meglio la scena.&lt;br /&gt;
Vedeva la pulzella che era avanzata verso il Delfino e che ora parlava con lui. Sentiva la gente mormorare, con parole di ammirazione e devozione. Il colloquio di Giovanna col futuro re sembrava aver rianimato in lui le speranze in un aiuto divino tramite quella contadinotta vestita da maschio.&lt;br /&gt;
- Portatele la spada &amp;ndash; disse a un certo punto il Delfino. Su un cuscino di velluto blu fu portata un&amp;rsquo;arma: l&amp;rsquo;uomo che la portava pass&amp;ograve; a pochi centimetri da Lara, che ebbe il tempo di osservarla: era una spada arrugginita, sulla cui lama erano incise cinque croci.&lt;br /&gt;
- Perch&amp;eacute; cos&amp;igrave; brutta? &amp;ndash; Lara bisbigli&amp;ograve; a Luc.&lt;br /&gt;
- &amp;Egrave; quella che Giovanna ha sognato. L&amp;rsquo;ha vista infissa nel terreno dietro un altare, quello del santuario di Santa Caterina.&lt;br /&gt;
- Una spada nella roccia? &amp;ndash; chiese stupita Lara.&lt;br /&gt;
- Beh, &amp;egrave; un&amp;rsquo;immagine che ricorre da secoli nei libri degli eroi. Re Art&amp;ugrave;, per esempio. E anche San Galgano, che si venera da voi, in Italia, dalle parti di Siena.&lt;br /&gt;
- Non si smette mai di imparare &amp;ndash; borbott&amp;ograve; Lara a bassa voce, poi chiese: - E lei ha scelto questa spada, allora?&lt;br /&gt;
- S&amp;igrave;. E la condurr&amp;agrave; alla vittoria.&lt;br /&gt;
- E alla morte. Vero?&lt;br /&gt;
Sapeva che era cos&amp;igrave;, ma aspettava da Luc una risposta diversa. Lo guard&amp;ograve; e vide delle lacrime che scorrevano sulle sue guance.&lt;br /&gt;
- Vero? &amp;ndash; chiese lei, con un tono isterico, strattonandogli la manica.&lt;br /&gt;
Non c&amp;rsquo;era bisogno che lui rispondesse: stava piangendo mentre guardava la cugina, che aveva preso la spada e la alzava al cielo, con un&amp;rsquo;evidente fatica. Prese la mano di Lara e la baci&amp;ograve;.&lt;br /&gt;
Poi arriv&amp;ograve;, inaspettata, una raffica di vento, la pi&amp;ugrave; forte di tutte, che spense tutte le torce, azzitt&amp;igrave; tutte le voci; Lara si accorse che la mano di Luc e la sua si staccavano, poi si sent&amp;igrave; sollevata in aria.&lt;br /&gt;
Fece in tempo a fissare i suoi occhi in quelli luminosi di Giovanna.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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<pubDate>Mon, 27 Feb 2006 19:47:45 +0100</pubDate>
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<item>
 <title>capitolo sedicesimo</title>
 <link>http://elliott.splinder.com/post/7221409/capitolo+sedicesimo</link>
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GIOVANNA D'ARCO (1412-1431).&lt;br /&gt;
 		I lupi e il vento&lt;br /&gt;
Tutti seguirono gli occhi e l&amp;rsquo;indice di Lara: mentre il disegno usciva dalla stampante, la figura sbiadiva dalla televisione. E quando l&amp;rsquo;immagine fu stampata del tutto, lo schermo apparve bianco. Luc spalancava gli occhi per la meraviglia: a lui un giochetto cos&amp;igrave; non sarebbe mai riuscito.&lt;br /&gt;
- Il Delfino era qui come se aspettasse di essere visto e trasmesso a Giovanna &amp;ndash; comment&amp;ograve; Leo.&lt;br /&gt;
- Proprio cos&amp;igrave; &amp;ndash; disse Lara. Prese l&amp;rsquo;immagine con cautela, come se fosse una reliquia, chiedendo a tutti: - E ora?&lt;br /&gt;
Nessuno seppe rispondere. Omero fissava quella sua strana creatura televisiva ormai senza l&amp;rsquo;immagine del principe, Marina aveva preso la mano di Leo (che non aveva opposto resistenza), Floriana si era seduta sul tappeto, Bruno aveva avuto un sussulto di incredulit&amp;agrave; e fissava Ricciardi, come aspettando da lui qualche parola di spiegazione, ma il professore era come perso in chiss&amp;agrave; quali pensieri. Luc girava attorno alla scatola miracolosa, da dove era scomparso il Delfino, cercando di coglierne il mistero. Charles lo seguiva, silenzioso come lui, chiedendosi se non fosse tutto un incubo: forse lui era ancora a Domr&amp;eacute;my, era nel suo letto, non era mai andato in quella grotta, non aveva mai ricevuto i soldi da Luc per pagarsi i debiti di gioco.&lt;br /&gt;
A Lara stava frullando qualcosa in testa. Lo disse a Leo, e provoc&amp;ograve; un risveglio di attenzione in tutto il gruppo: - Senti, c&amp;rsquo;&amp;egrave; qualcosa in quello che loro ci hanno raccontato &amp;hellip;&lt;br /&gt;
- Loro?&lt;br /&gt;
- Charles e Alphonse e anche Luc. Ecco, c&amp;rsquo;&amp;egrave; qualcosa che &amp;hellip;&lt;br /&gt;
- Che cosa? &amp;ndash; chiese Luc. Leo si sovrappose a lui: - Dici che potrebbe aiutarti a trovare il modo di comunicare con Giovanna d&amp;rsquo;Arco? Zio, non hai un&amp;rsquo;idea?&lt;br /&gt;
- Ehi &amp;ndash; rispose Omero, che aveva capito dove il nipote voleva andare a parare &amp;ndash; non pensate al mio marchingegno. Non lo trovo pi&amp;ugrave;. Dopo che ci &amp;egrave; servito per entrare nel castello di Lagopesole, lo abbiamo lasciato l&amp;igrave;. Siamo scappati col malloppo e abbiamo abbandonato la macchina.&lt;a href="#_ftn1" name="_ftnref1" title=""&gt;[1]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
- A che serviva? &amp;ndash; chiese Luc, sempre curioso di cose misteriose. E l&amp;igrave; ne stava vedendo a iosa.&lt;br /&gt;
- Mah, non so neanche come l&amp;rsquo;ho inventata. Con quella siamo entrati in un castello.&lt;br /&gt;
- E io in una soffitta che non riuscivamo ad aprire &amp;ndash; disse Lara. &amp;ndash; E ne sono anche uscita.&lt;br /&gt;
Omero aggiunse: - Creava l&amp;rsquo;antimateria, una cosa che non puoi capire.&lt;br /&gt;
Luc parve offeso da quell&amp;rsquo;affermazione: - Ah no? E come ci sono arrivato io qui, secondo te? Io l&amp;rsquo;ho creata con la mente, mentre tu hai dovuto inventare una macchina!&lt;br /&gt;
- Ha ragione &amp;ndash; disse Floriana, che poi aggiunse, come ispirata: - La materia, il tempo, lo spazio non sono divisibili, sono formati da granelli, da punti, esiste uno spazio infinitesimale tra questi.&lt;br /&gt;
- No &amp;ndash; disse Lara, scuotendo la testa &amp;ndash; non &amp;egrave; questo. Mi sento confusa. Quello che dice Floriana potrebbe essere il mezzo, ma manca un elemento, qualcosa che ci avete raccontato e che anche noi possiamo sfruttare.&lt;br /&gt;
Charles seguiva in silenzio, fissando ora Luc ora Lara, ben sapendo che da loro dipendeva la soluzione. Ripass&amp;ograve; mentalmente la sua avventura: la casa di Luc, gli usurai, l&amp;rsquo;incontro con Giovanna, l&amp;rsquo;appuntamento alla Mosa, la cascata.&lt;br /&gt;
- La cascata? &amp;ndash; chiese ad alta voce. Tutti gli occhi si appuntarono su di lui.&lt;br /&gt;
- Non abbiamo cascate, qui &amp;ndash; disse Marina.&lt;br /&gt;
- Neanche noi le abbiamo &amp;ndash; disse Charles &amp;ndash; ma Luc ne ha fatta comparire una.&lt;br /&gt;
Luc precis&amp;ograve;: - No, andiamo cauti. Io non ho fatto comparire niente. C&amp;rsquo;era, ma non c&amp;rsquo;era.&lt;br /&gt;
- Cio&amp;egrave;? &amp;ndash; chiese Ricciardi.&lt;br /&gt;
- Ho capito &amp;ndash; disse Omero, che pos&amp;ograve; la mano sulla spalla del ragazzo &amp;ndash; Luc vuol dire che spesso i nostri occhi non scorgono oltre la punta del naso. Vedono solo la realt&amp;agrave; che vogliamo vedere.&lt;br /&gt;
- Siete troppo complicati, per me &amp;ndash; disse Bruno, alzando le spalle &amp;ndash; e non ho capito a che gioco giochiamo. Io vedo solo quello che c&amp;rsquo;&amp;egrave;.&lt;br /&gt;
- Questo &amp;egrave; un tuo limite, pap&amp;agrave; &amp;ndash; comment&amp;ograve; Floriana.&lt;br /&gt;
- S&amp;igrave;, e qui vedo due lestofanti &amp;hellip;&lt;br /&gt;
Charles avrebbe voluto reagire, ma Luc lo trattenne.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;- &amp;hellip; che vi stanno prendendo in giro, poi c&amp;rsquo;&amp;egrave; il terzo, quello che si &amp;egrave; sparato alla gamba, sicuramente l&amp;rsquo;ha fatto apposta per rimanere solo con Gloria e Bettini, magari proprio ora li sta derubando; questi tre gentiluomini hanno solo lo scopo di confondervi per poi piazzare qualche &amp;hellip; non so &amp;hellip; una serie di furti, magari uno anche qui, o vi vogliono vendere qualcosa, magari un&amp;rsquo;enciclopedia o un libro sulla vita di questa Giovanna &amp;hellip;&lt;br /&gt;
- Pap&amp;agrave;, non essere cos&amp;igrave; rasoterra &amp;ndash; disse Floriana.&lt;br /&gt;
- Ah, gi&amp;agrave;, voi volate! Voi attraversate il tempo e lo spazio come se fossero panetti di burro; quelli attraversano le cascate a cavallo e invece di ritrovarsi con le mutande bagnate capitano qui, prima sono in una grotta e poi si trovano in una cittadina del ventunes &amp;hellip;&lt;br /&gt;
- Grotta! &amp;ndash; grid&amp;ograve; Lara, facendo sobbalzare tutti &amp;ndash; Ecco il fattore comune! La grotta. Leo, la tua grotta.&lt;br /&gt;
- Sei un genio, sorellina &amp;ndash; disse Leo, scoccandole un bacio sulla guancia. Spieg&amp;ograve; a Luc che lui aveva l&amp;rsquo;abitudine di andare in montagna a riflettere, a leggere, e anzi ne aveva scoperte tre, di piccole grotte, e le aveva occultate, e solo lui sapeva dov&amp;rsquo;erano ubicate. Due erano una sorta di deposito per i libri e le riviste, una si chiamava Duecilindri e l&amp;rsquo;altra Quattrotempi. Poi c&amp;rsquo;era la Grotta del Pensiero, pi&amp;ugrave; grande e agevole, dove a volte incontrava anche i rari amici che avevano le sue stesse passioni: le moto e la botanica.&lt;br /&gt;
- Ecco &amp;ndash; disse Luc, che si sentiva le membra tremare per l&amp;rsquo;emozione &amp;ndash; &amp;egrave; da l&amp;igrave; che Lara porter&amp;agrave; il disegno a Giovanna.&lt;br /&gt;
- E come? &amp;ndash; chiese Bruno, sollevando un sopracciglio. &amp;ndash; Anche l&amp;igrave; c&amp;rsquo;&amp;egrave; una cascata, che magari lei attraverser&amp;agrave; come un&amp;rsquo;amazzone su un bel destriero? O forse c&amp;rsquo;&amp;egrave; una pozza d&amp;rsquo;acqua in cui si immerger&amp;agrave; per trovarsi al cospetto del suo Delfino?&lt;br /&gt;
- Ora ci andiamo &amp;ndash; tagli&amp;ograve; corto Omero &amp;ndash; e vedremo.&lt;br /&gt;
- S&amp;igrave;, e facciamo presto &amp;ndash; disse Luc, che rivolse a Lara uno sguardo carezzevole pieno di riconoscenza. Lei sorrise.&lt;br /&gt;
- Hai trovato la luce, sorellina &amp;ndash; disse Leo.&lt;br /&gt;
- A proposito, portiamo le torce elettriche &amp;ndash; propose Ricciardi.&lt;br /&gt;
Luc, pur emozionato com&amp;rsquo;era, gli chiese stupito: - Avete scoperto come immagazzinare l&amp;rsquo;elettricit&amp;agrave;?&lt;br /&gt;
- Da secoli, ormai &amp;ndash; rispose il professore.&lt;br /&gt;
- L&amp;rsquo;uomo &amp;egrave; una gran bella bestia &amp;ndash; comment&amp;ograve; Luc, con ammirazione.&lt;br /&gt;
- Su questo non si discute &amp;ndash; disse Bruno, e tutti capirono che lui dava un significato ben diverso a quella frase.&lt;br /&gt;
Uscirono e s&amp;rsquo;imbatterono in Alphonse, tenuto stretto da Bettini e Gloria.&lt;br /&gt;
- Dice che vuole collaborare &amp;ndash; spieg&amp;ograve; il dottore.&lt;br /&gt;
- Io non gli crederei &amp;ndash; disse Charles.&lt;br /&gt;
- E perch&amp;eacute; no? &amp;ndash; chiese Alphonse.&lt;br /&gt;
- Lo sappiamo tutt&amp;rsquo;e due perch&amp;eacute; no; anzi: lo sanno tutti.&lt;br /&gt;
- Ho cambiato opinione. Ora sto dalla tua parte.&lt;br /&gt;
Luc gli chiese: - Sei diventato saggio col passare del tempo? e ti ci sono voluti seicento anni?&lt;br /&gt;
Alphonse non rispose, ma domand&amp;ograve;: - Dove siete diretti?&lt;br /&gt;
- In montagna &amp;ndash; gli rispose Leo.&lt;br /&gt;
- A fare?&lt;br /&gt;
- A cercare il passaggio &amp;ndash; rispose Lara, con una frase misteriosa di cui egli non riusc&amp;igrave; a cogliere il significato. In realt&amp;agrave; si sentiva confuso e stanco, e l&amp;rsquo;aver perso sangue dalla ferita lo aveva indebolito. Ma voleva rimanere lucido, doveva rimanerlo: era essenziale. E ora che sapeva dove erano diretti (una notizia vaga, dato che la cittadina era circondata da montagne, ma era comunque un indizio su cui lavorare) poteva mettere in atto un suo piano, che era necessariamente improvvisato.&lt;br /&gt;
- Ritorneremo al nostro tempo &amp;ndash; disse Luc.&lt;br /&gt;
- Se vuoi &amp;ndash; aggiunse Charles, &amp;ndash; anche se preferirei che tu rimanessi qui.&lt;br /&gt;
- E che ci farei, qui? &amp;ndash; chiese Alphonse.&lt;br /&gt;
- Quello che hai sempre fatto. Nulla.&lt;br /&gt;
- Ho sempre combattuto.&lt;br /&gt;
- S&amp;igrave;, stando a casa &amp;ndash; disse Charles, ridendo.&lt;br /&gt;
- Ehi, ragazzino &amp;ndash; gli disse Alphonse con durezza &amp;ndash; la guerra si fa anche lontano dal fronte. E non puoi proprio parlare tu, che passi le ore al tavolo da gioco. E perdi sempre.&lt;br /&gt;
Charles divenne di fuoco. Non si aspettava un colpo cos&amp;igrave; basso, che lo riportava al suo doloroso vizio, a cui non stava pi&amp;ugrave; pensando da qualche ora (giorno? secolo?).&lt;br /&gt;
Gli altri del gruppo erano gi&amp;agrave; entrati nelle auto; presso di loro erano rimasti solo Lara e Luc, che ascoltarono lo scambio verbale.&lt;br /&gt;
- Sentite &amp;ndash; disse Luc, afferrando i due per le maniche &amp;ndash; qui le vostre beghe non ci interessano. Tu dici che ti sei ravveduto e che non vuoi pi&amp;ugrave; ostacolare quello che Lara deve compiere; e allora smettila di provocare. Se le cose seguiranno un certo percorso, andremo tutti e quattro nel passato.&lt;br /&gt;
Ci volle qualche istante prima che Charles e Alphonse si rendessero conto di quello che il ragazzo aveva detto, poi chiesero all&amp;rsquo;unisono: - Quattro?&lt;br /&gt;
- Certo. Noi tre pi&amp;ugrave; Lara.&lt;br /&gt;
Giovanna li sentiva, i lupi. Giovanna li vedeva, i lupi. Giovanna percepiva l&amp;rsquo;odore, quello dei lupi.&lt;br /&gt;
Nella sala buia in cui alcuni servitori cercavano di accendere le fiaccole, nella sala buia in cui un vento gelido veniva non si sapeva da dove, nella sala buia entrava prepotente la presenza dei lupi che ululavano lontani eppure vicini.&lt;br /&gt;
Giovanna ebbe un brivido. E non era freddo. Non era paura. Non era emozione. Era qualcos&amp;rsquo;altro, e non sapeva cosa fosse.&lt;br /&gt;
Nella sala buia il chiacchiericcio non terminava, i gridolini delle dame eccitate dalla situazione tagliavano l&amp;rsquo;aria: Giovanna sapeva che l&amp;igrave;, nel grigio indistinto, il Delfino attendeva come lei il momento risolutore. E se lei era impaziente, altrettanto doveva essere il principe.&lt;br /&gt;
Giovanna sentiva i lupi e il vento, e attendeva, e il buio la circondava, e sperava che qualcosa accadesse, e sapeva che Lara non era lontana e che quel buio e quel vento e quei lupi erano segnali fausti.&lt;br /&gt;
- Che succede ancora? &amp;ndash; sent&amp;igrave; dire d&amp;rsquo;un tratto, in un attimo in cui tutte le voci si erano zittite per un caso.&lt;br /&gt;
- Niente, sire.&lt;br /&gt;
Quindi anche il suo gentile Delfino aveva percepito che qualcosa stava per succedere.&lt;br /&gt;
Cosa, mio Dio, cosa?&lt;br /&gt;
 			&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="#_ftnref1" name="_ftn1" title=""&gt;[1]&lt;/a&gt; Omero fa riferimento a quanto accaduto nel romanzo Il tesoro dei briganti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/p&gt;Pubblicato da &lt;a href="http://www.splinder.com/profile/italiamedievale" &gt;italiamedievale&lt;/a&gt; | &lt;a href="http://elliott.splinder.com/post/7221409/capitolo+sedicesimo#comment" &gt;Commenti&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
<pubDate>Mon, 20 Feb 2006 08:20:25 +0100</pubDate>
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<dc:creator>italiamedievale</dc:creator>
<dc:publisher>Giovanna d'Arco: i lupi e il vento</dc:publisher>
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<item>
 <title>capitolo quindicesimo</title>
 <link>http://elliott.splinder.com/post/7164520/capitolo+quindicesimo</link>
 <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
GIOVANNA D'ARCO (1412-1431).&lt;br /&gt;
 		Buio e luce&lt;br /&gt;
L&amp;rsquo;immagine era ancora l&amp;igrave;, sulla televisione di Omero, ed era quel volto imbronciato, brutto, da uomo debole e irresoluto, su cui non si leggeva una sola stilla di nobilt&amp;agrave; d&amp;rsquo;animo. Ma era lui il Delfino, senza dubbio.&lt;br /&gt;
- Ricordo di averla vista, su un libro, questa faccia &amp;ndash; disse Ricciardi &amp;ndash; proprio pochi giorni fa quando preparavo la lezione su Giovanna d&amp;rsquo;Arco.&lt;br /&gt;
- Hai parlato di lei? &amp;ndash; chiese Luc, stupito.&lt;br /&gt;
- S&amp;igrave;. Parlavamo delle donne nella storia, Cleopatra, Aspasia, alcune eroine romane, e di come i libri ne parlino poco. Allora ho spiegato la sua vicenda. Certo, non nei particolari.&lt;br /&gt;
- Sei un bravo precettore &amp;ndash; disse Luc, ammirato: ai suoi tempi sarebbe stato circondato da torme di piccoli allievi chiassosi.&lt;br /&gt;
- Ho dei bravi ragazzi &amp;ndash; disse Ricciardi.&lt;br /&gt;
- Smettetela di chiacchierare &amp;ndash; disse Omero, indicando l&amp;rsquo;immagine. - Vedete? La televisione &amp;egrave; spenta. Ma lui &amp;egrave; qui.&lt;br /&gt;
- Gi&amp;agrave; &amp;ndash; disse Leo &amp;ndash; lo vediamo. Ma Lara come comunicher&amp;agrave; queste brutte fattezze a Giovanna?&lt;br /&gt;
- Nello stesso modo con cui Giovanna ha preso contatto con lei &amp;ndash; disse Marina, come se fosse la cosa pi&amp;ugrave; naturale al mondo.&lt;br /&gt;
- Con una lettera? &amp;ndash; chiese Lara.&lt;br /&gt;
- S&amp;igrave;. Una descrizione particolareggiata &amp;ndash; disse Marina.&lt;br /&gt;
- Mica &amp;egrave; facile &amp;ndash; disse Lara, pensierosa.&lt;br /&gt;
- Non sei poi una cima, in francese &amp;ndash; disse Ricciardi.&lt;br /&gt;
- Ma potrebbe aiutarmi un professore &amp;ndash; gli rispose Lara, con un ampio sorriso, a cui lui rispose nella stessa maniera.&lt;br /&gt;
- Buona idea &amp;ndash; disse Leo, che poi aggiunse, rivolto a Lara: - E dopo, come lo fai pervenire a Giovanna d&amp;rsquo;Arco?&lt;br /&gt;
- Il vero problema &amp;egrave; proprio questo &amp;ndash; disse Omero.&lt;br /&gt;
- Potrei pensarci io &amp;ndash; propose Charles &amp;ndash; anche se non so come. Se Luc mi ha fatto arrivare qui, pu&amp;ograve; farmi tornare. Non puoi, Luc?&lt;br /&gt;
Il giovane studioso aveva un&amp;rsquo;espressione triste e sconsolata. Scosse la testa.&lt;br /&gt;
- Non posso. Non ho poteri straordinari, io. Sono un conoscitore di alcuni aspetti dell&amp;rsquo;arte magica e ogni tanto trovo un varco spazio-temporale. Voi stessi siete arrivati qui per un caso, e io anche. Avevo intravisto quella possibilit&amp;agrave; nella grotta, per te. Alphonse &amp;egrave; stato un incidente. E io stesso non so come ci sono arrivato, qui.&lt;br /&gt;
Lara stava descrivendo, con l&amp;rsquo;aiuto del prof, tutti i particolari di quel volto cos&amp;igrave; poco principesco, quando Leo la interruppe: - Sorellina, stai perdendo il tuo tempo.&lt;br /&gt;
- Cosa?&lt;br /&gt;
- Certo. Giovanna non sa leggere.&lt;br /&gt;
Lo avevano dimenticato tutti. Giovanna non sapeva leggere. Lara lasci&amp;ograve; cadere la penna, scoraggiata. Ma si riprese subito: - Un disegno, allora &amp;ndash; propose.&lt;br /&gt;
Luc la fiss&amp;ograve; ammirato.&lt;br /&gt;
- Qui siamo tutti delle schiappe &amp;ndash; disse Marina.&lt;br /&gt;
- Tu sei brava solo col latino! &amp;ndash; disse Leo, beccandosi una linguaccia.&lt;br /&gt;
- Potrei provare io &amp;ndash; disse Charles &amp;ndash; ma non sono molto abile; invece Giovanna deve avere sotto gli occhi un quadro preciso della faccia del principe. La sala &amp;egrave; grande, illuminata mica come fate voi, con queste lampade accecanti: la visibilit&amp;agrave; &amp;egrave; assai inferiore. Per quanto ci saranno centinaia di fiaccole (e cos&amp;igrave; sar&amp;agrave; di sicuro) Giovanna deve avere la possibilit&amp;agrave; di vedere questa immagine in modo netto e preciso, e per pochi istanti.&lt;br /&gt;
- Perch&amp;eacute;?&lt;br /&gt;
- Per non essere scoperta. Lei deve individuare il Delfino per fargli capire che pu&amp;ograve; avere fiducia in lei.&lt;br /&gt;
- &amp;Egrave; un inganno &amp;ndash; osserv&amp;ograve; Leo.&lt;br /&gt;
- Inganno per inganno, dente per dente &amp;ndash; disse Luc, con aria da vecchio saggio sul viso da ragazzino&lt;br /&gt;
Omero, mentre gli altri parlavano, armeggiava attorno a quella strana televisione con pi&amp;ugrave; schermi che rimandavano sempre la stessa figura (tanto che Lara si chiese a cosa mai servisse uno schermo per lato). Omero not&amp;ograve; la sua faccia perplessa e le disse: - La farmacista. Continua a chiedermi cose impossibili.&lt;br /&gt;
- Zio, lei vuole una sola cosa impossibile, e sei tu.&lt;br /&gt;
- Dici?&lt;br /&gt;
- Dico. Sei un bel quarantenne, intelligente, geniale, con l&amp;rsquo;animo puro; lei &amp;egrave; una bella donna. E pure ricca. Siete qui che vi gingillate da mesi, con le cose pi&amp;ugrave; strane.&lt;br /&gt;
- La piscina a ritmo di musica &amp;ndash; disse Omero, ripassando le strambe richieste della farmacista &amp;ndash; il poster che cambia colore con il cambio della temperatura, un tessuto trasparente come l&amp;rsquo;acqua &amp;hellip;&lt;br /&gt;
- Non capisco cosa aspettiate a dirvi apertamente quello che &amp;hellip; ehi, zio, cos&amp;rsquo;&amp;egrave; quel cavo?&lt;br /&gt;
Aveva visto che Omero, pur continuando la conversazione con lei, continuava ad armeggiare sotto la televisione, poi l&amp;rsquo;aveva sollevata leggermente, aveva introdotto la mano e poi l&amp;rsquo;aveva ritirata tendendo con forza un filo verde che sembrava saldamente ancorato all&amp;rsquo;apparecchio.&lt;br /&gt;
- Il cavo della soluzione &amp;ndash; disse Omero &amp;ndash; Lo avevo inserito qui per delle prove sulla tridimensionalit&amp;agrave;, per &amp;hellip;&lt;br /&gt;
- Questa farmacista, per&amp;ograve;, che tipo! &amp;ndash; esclam&amp;ograve; Lara. Lo zio non volle replicare (e per dire cosa, poi?): doveva pensare a quello che stava almanaccando, e parlava con s&amp;eacute; stesso.&lt;br /&gt;
- &amp;hellip; E ora ho pensato che se l&amp;rsquo;attacco alla stampante, potremmo avere una copia precisa e identica di questa bella faccia.&lt;br /&gt;
- Giusto &amp;ndash; dissero Marina e Floriana, mentre Leo aiutava lo zio a effettuare il collegamento. Luc sorrideva a quelle magie a cui non avrebbe mai pensato: il suo pensiero era andato oltre i tempi, era su un piano pi&amp;ugrave; elevato, ma l&amp;igrave; vedeva cose oltre ogni immaginazione.&lt;br /&gt;
- Rimane il problema di come farglielo avere, a Giovanna &amp;ndash; disse Ricciardi.&lt;br /&gt;
- Credete ancora a questi furfanti? Secondo me, dovete fare la deframmentazione del vostro cervello!&amp;ndash; disse Bruno, che si era isolato sulla poltrona verde, con un giornale in mano e il gatto di Omero sulle ginocchia. Faceva finta di leggere, ma in realt&amp;agrave; seguiva le mosse di Bettini e di Leo, e non perdeva d&amp;rsquo;occhio Charles. Se pensava alle precedenti escursioni atemporali di Lara, in cui erano state coinvolte anche Floriana e Marina, forse anche adesso si stava verificando la stessa cosa. Ma non era detto: non c&amp;rsquo;era scritto da nessuna parte che ogni cosa strana andasse ascritta a Lara Bettini. Bisognava stare vigili.&lt;br /&gt;
- Vai, &amp;egrave; andata! &amp;ndash; grid&amp;ograve; Leo all&amp;rsquo;improvviso, vedendo che la stampante cominciava a funzionare e mandava fuori un foglio su cui i neri, i grigi e i bianchi davano forma al volto accigliato del Delfino. Lara osservava affascinata la figura che si stava componendo, e all&amp;rsquo;improvviso grid&amp;ograve;: - Zio! Ragazzi! Ehi, guardate. Professore, Bruno, guardate! Anche tu, Luc.&lt;br /&gt;
Tutti seguirono sbigottiti ci&amp;ograve; che Lara stava indicando.&lt;br /&gt;
Nel grande salone buio si elevava il brusio dei presenti; qualche dama lanci&amp;ograve; dei gridolini, qualche cavaliere rise. La situazione parve nefasta al Delfino. Una cosa cos&amp;igrave; non era mai capitata e quindi era portatrice di male. E perdipi&amp;ugrave; su quell&amp;rsquo;improvviso spegnimento repentino e totale di tutte le torce, il popolo avrebbe creato delle leggende. Figurarsi se si lasciava scappare l&amp;rsquo;occasione.&lt;br /&gt;
Lui la conosceva, la sua gente, e sapeva come in quegli anni fosse costume, presso molti popoli europei, mettere in burla qualunque cosa, qualunque avvenimento, in un misto di seriet&amp;agrave; e comicit&amp;agrave; che a lui non piaceva per niente. Aveva saputo che durante un assedio, davvero tragico e infinito, gli abitanti assediati avevano messo sul muro un asino, per prendere in giro il re Enrico d&amp;rsquo;Inghilterra (eppure quell&amp;rsquo;asino avrebbe potuto sfamare molte persone&amp;hellip;). In un altro assedio, gli abitanti di Cond&amp;eacute; dissero ai nemici che non potevano arrendersi, perch&amp;eacute; erano impegnati: stavano preparando le frittelle di Pasqua. Durante un&amp;rsquo;altra situazione simile, intorno a una citt&amp;agrave; diversa, gli assediati ricevevano con applausi e grida di scherno le bordate di cannone degli avversari.&lt;br /&gt;
E da parte loro, spesso gli assedianti costruivano, davanti alla roccaforte o alla citt&amp;agrave; assediata, vere e proprie cittadine con tende a forma di castello, con gallerie e giardini, quasi a voler consolidare negli animi dei nemici la loro presenza, ma in modo non bellicoso.&lt;br /&gt;
Qui il Delfino ebbe una stretta al cuore: il pensiero non poteva non andare a Orl&amp;eacute;ans, assediata dagli inglesi. E quindi alla situazione presente: l&amp;igrave;, a pochi passi da lui, c&amp;rsquo;era (nel buio della sala) colei che poteva salvarlo, che poteva portarlo alla consacrazione, colei a cui lui avrebbe consegnato un esercito. La sua ultima disperata carta da giocare. Se solo lei lo avesse riconosciuto.&lt;br /&gt;
Occorreva che le torce fossero riaccese, e la cosa richiedeva del tempo.&lt;br /&gt;
- Pazientiamo, signori &amp;ndash; disse un conte con voce tanto alta che impose il silenzio &amp;ndash; tra poco la luce verr&amp;agrave; ripristinata, e potremo ascoltare le parole della fanciulla.&lt;br /&gt;
- Io posso parlare anche al buio &amp;ndash; disse Giovanna, stringendo gli occhi per indovinare nell&amp;rsquo;ombra chi avesse parlato, ma davanti a s&amp;eacute; aveva solo un&amp;rsquo;indistinta e grigia folla di persone.&lt;br /&gt;
- I tuoi occhi dovranno essere fissi in quelli del Delfino &amp;ndash; disse la voce.&lt;br /&gt;
- Sia rispettata la vostra volont&amp;agrave; &amp;ndash; rispose la ragazza, delusa. Con quel buio avrebbe potuto parlare al principe senza vederlo, e invece le era stato proibito. Le cose si mettevano male.&lt;br /&gt;
Il chiacchiericcio nella sala riprese, mentre Giovanna, in piedi, attendeva qualcosa da qualcuno.&lt;br /&gt;
Alphonse non sentiva pi&amp;ugrave; molto dolore alla gamba. Era sdraiato sul divano del salotto di casa Bettini e guardava quell&amp;rsquo;aggeggio che trasmetteva immagini e suoni. La moglie del dottore gli aveva detto che l&amp;rsquo;aggeggio, il televisore, a quell&amp;rsquo;ora mostrava solo gente che parlava di affari privati. Era pi&amp;ugrave; grande di quel piccolo aggeggio con cui aveva tranquillizzato Biancofiore. Si guard&amp;ograve; attorno: la casa era piena di aggeggi, era tutto un aggeggio. Casa sua era diversa: piccola, giusto un paio di minuscole stanze che sarebbero state anche larghe nel salotto del dottore, finestre anguste, con un cucinino in cui sua madre si rigirava appena, e senza bagno (mica quell&amp;rsquo;ambiente di almeno sedici metri quadrati di cui si era servito l&amp;igrave;, con un paio di tazze: per non sbagliarsi, le aveva utilizzate tutt&amp;rsquo;e due, quella pi&amp;ugrave; tonda e quella oblunga, un po&amp;rsquo; pi&amp;ugrave; scomoda; eppoi c&amp;rsquo;erano aggeggi anche l&amp;igrave;). A Domr&amp;eacute;my, per i bisogni corporali si andava nel cortile, non seduti su una tazza o due (a scelta), ma accosciati su un fetido buco, appena celati da un muro di mattoni senza porta, col caldo e col freddo, con l&amp;rsquo;afa o col vento, con le mosche che assalivano le parti scoperte o i cani che venivano a fare compagnia. Le cose erano cambiate, nel futuro, anche da quel punto di vista.&lt;br /&gt;
Pens&amp;ograve; a Luc e Charles. Di sicuro stavano tramando per portare a termine la loro missione in aiuto a Giovanna.&lt;br /&gt;
E la cosa gli faceva rabbia.&lt;br /&gt;
E non poteva stare l&amp;igrave; a non fare niente.&lt;br /&gt;
Doveva giocare d&amp;rsquo;astuzia, doveva far credere al dottore e alla moglie che voleva dare una mano a Charles, riconoscendo che ormai la sua opera deviatrice non era pi&amp;ugrave; possibile. Una volta a contatto con tutta la banda di Lara, avrebbe cercato una maniera per ostacolare i loro piani, qualunque essi fossero.&lt;br /&gt;
Fece un lungo discorso concludendo con: - Ho sbagliato e so che non posso ostacolare il corso della storia. Andiamo da Omero, posso dare anche io il mio contributo. Se la cugina di Luc ha chiesto aiuto attraverso i secoli a vostra figlia, vuol dire che &amp;egrave; guidata da un&amp;rsquo;entit&amp;agrave; superiore.&lt;br /&gt;
Bettini lo ascoltava perplesso: il discorso del ragazzo ferito sembrava sincero; aveva detto che la Francia non poteva mai diventare inglese, che lui aveva sbagliato a schierarsi coi borgognoni, che Giovanna d&amp;rsquo;Arco avrebbe meritato di portare a termine ci&amp;ograve; che aveva iniziato per il bene della nazione&amp;nbsp; eccetera eccetera.&lt;br /&gt;
Gloria non era convinta. Leggeva nelle parole di Alphonse una nota stonata, intuiva un piano furbesco, era sospettosa per quel cambiamento troppo repentino.&lt;br /&gt;
- Ti terremo d&amp;rsquo;occhio &amp;ndash; gli disse.&lt;br /&gt;
- Vuoi dire che non mi credi? Davvero?&lt;br /&gt;
- Non una parola.&lt;br /&gt;
- Dottore, neanche tu?&lt;br /&gt;
- Bah, la gente cambia opinione, talvolta &amp;ndash; disse Bettini &amp;ndash; e d&amp;rsquo;altronde non possiamo tenerti sequestrato qui.&lt;br /&gt;
Fu deciso che sarebbero andati a casa di Omero.&lt;br /&gt;
Il breve viaggio fu silenzioso e pieno di tensione. I pensieri dei tre si aggrovigliavano nello stretto spazio dell&amp;rsquo;auto, si urtavano, si respingevano, si accostavano, si attorcigliavano, si arruffavano e, quando Bettini apr&amp;igrave; la portiera, balzarono fuori con forza lasciando i tre, per un attimo, senza respiro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
<pubDate>Tue, 14 Feb 2006 14:21:42 +0100</pubDate>
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<dc:publisher>Giovanna d'Arco: i lupi e il vento</dc:publisher>
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<item>
 <title>capitolo quattordicesimo</title>
 <link>http://elliott.splinder.com/post/7094063/capitolo+quattordicesimo</link>
 <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
GIOVANNA D'ARCO (1412-1431). Immagine dallo spettacolo di Ilaria Drago&lt;br /&gt;
 		Un Delfino nascosto e un cavallo caparbio&lt;br /&gt;
Il Delfino, il giovane e scoraggiato principe, che stava trascorrendo l&amp;rsquo;inverno nella rocca di Chinon, aveva seguito il piano dei suoi consiglieri e si era mischiato tra i cortigiani, vestito come loro in modo elegante, ma non regale. Anzi, per trarre in inganno la contadinella, aveva fatto vestire in modo pi&amp;ugrave; vistoso un paio di nobili che, impettiti e con l&amp;rsquo;aria importante, sedevano sugli scranni.&lt;br /&gt;
Se quella ragazza vestita da maschio l&amp;rsquo;avesse riconosciuto, sarebbe stato un segno del Cielo, e avrebbe ascoltato la sua supplica. Ma se lei si fosse ingannata, cadendo nella trappola, allora lui l&amp;rsquo;avrebbe cacciata in malo modo e l&amp;rsquo;avrebbe fatta arrestare.&lt;br /&gt;
Vide che la ragazza era titubante: non sapeva chi fosse il Delfino, non poteva saperlo; in cuore suo era combattuto: da una parte sperava che la Pulzella lo riconoscesse, in modo da poter riporre in lei l&amp;rsquo;unica speranza di una vittoria (speranza per la Francia e per le finanze del regno e quelle personali); dall&amp;rsquo;altra sentiva un senso di inadeguatezza nel doversi affidare a una fanciulla, per quanto mandata dal Signore, quando lui aveva ai suoi comandi generali e soldati. Per&amp;ograve; questi ultimi si erano mostrati incapaci, inetti, a volte anche codardi&lt;a href="#_ftn1" name="_ftnref1" title=""&gt;[1]&lt;/a&gt; di fronte alle truppe inglesi e borgognone.&lt;br /&gt;
Quella ragazza andava dicendo che lo avrebbe guidato a togliere l&amp;rsquo;assedio a Orl&amp;eacute;ans, lo avrebbe fatto consacrare re nella cattedrale di Reims, e andava ripetendo che erano i Santi a parlarle, le comparivano e la incoraggiavano in nome del Re del Cielo.&lt;br /&gt;
A lui rimanevano poche speranze, e lo sapeva. Era un principe senza corona. E senza soldi. Pochi giorni prima un calzolaio, dopo avergli messo ai piedi delle scarpe commissionate apposta per lui, appena sent&amp;igrave; che il Delfino non poteva pagarle, gliele sfil&amp;ograve; dai piedi e and&amp;ograve; via infuriato, davanti all&amp;rsquo;imbarazzo di alcune damigelle e dello stesso principe.&lt;br /&gt;
Poi ci si era messo anche il cappellano, quello che lo aveva battezzato anni prima: era venuto a Chinon reclamando, a pagamento dell&amp;rsquo;antica cerimonia, quaranta libbre d&amp;rsquo;argento, compresi gli interessi, una cifra molto consistente, ma il tesoriere aveva in cassa solo quattro scudi, una vera miseria, e cos&amp;igrave; il prete era andato via con le pive nel sacco e un senso di rabbia per quel sovrano su cui aveva un tempo versato l&amp;rsquo;acqua del fonte battesimale e su cui ora avrebbe voluto versare contumelie&lt;a href="#_ftn2" name="_ftnref2" title=""&gt;[2]&lt;/a&gt;. Non si era ancora rimesso da quella umiliazione, il Delfino, quando dovette ricevere a cena due suoi comandanti, e non pot&amp;eacute; offrire altro che una coda di montone e due magri polli.&lt;br /&gt;
Forse quella fanciulla era davvero la sua ultima spiaggia, e la osservava che avanzava timida e risoluta nello stesso tempo, e lui cap&amp;igrave; che la timidezza derivava dal fatto di non sapere a chi rivolgersi, la risolutezza derivava dalla giustezza e santit&amp;agrave; della sua missione.&lt;br /&gt;
Fu mentre pensava a queste cose che all&amp;rsquo;improvviso una folata di vento gelido entr&amp;ograve; dagli ampi finestroni e spense le torce. Ora solo il camino illuminava la sala. La sagoma della ragazza era appena percepibile.&lt;br /&gt;
Biancofiore e Apollodoro erano senza padroni. Ne percepivano la presenza l&amp;agrave; dove i due avevano sepolto le spade, e brucavano l&amp;rsquo;erba dattorno in attesa del loro ritorno.&lt;br /&gt;
Poi, dopo qualche ora di solitudine in un posto che non conoscevano, dopo quell&amp;rsquo;inusuale assenza dei padroni, come se si fossero messi d&amp;rsquo;accordo si avviarono affiancati verso una casa tutta colorata, che era l&amp;rsquo;unica nelle vicinanze che attirasse la loro attenzione, nella speranza di trovare un essere umano e una stalla dove trovare altro cibo, acqua e un riparo per la notte. Dovevano solo passare su un ponticello.&lt;br /&gt;
Le automobili di Omero e Bruno si avvicinavano a casa di Omero ad andatura elevata. Luc li incitava a fare in fretta, in fretta, perch&amp;eacute; ormai Giovanna stava per cadere nel tranello, e solo loro potevano aiutarla.&lt;br /&gt;
- S&amp;igrave; &amp;ndash; disse Lara &amp;ndash; ma se anche vediamo quell&amp;rsquo;immagine sulla televisione di zio, se anche fosse il Delfino, come facciamo a dirlo a Giovanna?&lt;br /&gt;
- Questo &amp;egrave; compito tuo &amp;ndash; disse Luc.&lt;br /&gt;
- Mio? &amp;ndash; chiese Lara, ma prima ancora di chiederlo sapeva che era cos&amp;igrave;, sapeva che solo lei poteva risolvere la situazione in cui si stava cacciando Giovanna, solo lei ma con l&amp;rsquo;aiuto dello zio. Luc stava parlando: - Mi sembra logico che sia compito tuo. Tutto porta a te. Sei famosa, sai? Io ti conoscevo, e per questo mi sono rivolto a te. Io ho fatto in modo che le energie spirituali di mia cugina si rivolgessero a te. Non ci avevi mai pensato?&lt;br /&gt;
- Davvero?&lt;br /&gt;
- Ma certo. Ho letto di te su iscrizioni e documenti antichi.&lt;br /&gt;
- Ma cosa dici? Non sono poi cos&amp;igrave; vecchia.&lt;br /&gt;
- S&amp;igrave; che lo sei.&lt;br /&gt;
Omero intervenne, mentre stava attento alla guida: - La vecchiaia &amp;egrave; un termine relativo, cara la mia nipotina. Il tempo non esiste.&lt;br /&gt;
- Lo dico anch&amp;rsquo;io, questo &amp;ndash; fece Luc, che poi aggiunse: - Tu sei una viaggiatrice.&lt;br /&gt;
Il termine piacque a Lara, ed era quello che meglio le si attagliava dopo le molte avventure che le erano capitate.&lt;br /&gt;
- Lo so, e ormai mi ci sono abituata, anche se non so spiegarmi come mai succeda.&lt;br /&gt;
- L&amp;rsquo;importante &amp;egrave; che succeda &amp;ndash; disse Luc.&lt;br /&gt;
- E quindi dovr&amp;ograve; rivelare a Giovanna il volto del Delfino &amp;ndash; disse Lara, riportando il discorso al concreto.&lt;br /&gt;
- S&amp;igrave;, e al pi&amp;ugrave; presto.&lt;br /&gt;
- Ecco &amp;ndash; disse Omero &amp;ndash; passiamo quel ponticello e siamo a casa mia.&lt;br /&gt;
- Meno male! &amp;ndash; esclam&amp;ograve; Luc, e mentre lo diceva si sent&amp;igrave; sbalzato in avanti dopo un improvviso rumore sgradevole dovuto al blocco delle ruote del veicolo: - Che succede?&lt;br /&gt;
- Ho frenato. Due cavalli sul ponte &amp;ndash; disse Omero &amp;ndash; e non possiamo passare. Stanno fermi.&lt;br /&gt;
- Sembrano spaventati &amp;ndash; disse Lara.&lt;br /&gt;
- Sono davvero spaventati &amp;ndash; fece Luc &amp;ndash; Non hanno mai visto n&amp;eacute; sentito rumori di motori o di frenate.&lt;br /&gt;
- Come fai a saperlo?&lt;br /&gt;
- Sono i cavalli di Charles e Alphonse.&lt;br /&gt;
Dietro di loro, frenando a balzelloni, si era fermata anche la macchina di Bruno, da cui scese di corsa Charles, che si avvicin&amp;ograve; cautamente ai cavalli: sapeva che erano atterriti, lo vedeva nei loro occhi, e quindi doveva muoversi con circospezione. Un nitrito lo accolse. Un buon segno, quello: Apollodoro lo aveva riconosciuto.&lt;br /&gt;
Il cavallo non si fece pregare, ascolt&amp;ograve; le dolci parole del suo padrone e si spost&amp;ograve; dal centro del ponte. Charles lo leg&amp;ograve; al palo di un cartellone stradale. Leo era affascinato dalla bella bestia; mentre aiutava Charles ad annodare le redini di&amp;nbsp; Apollodoro al Divieto di sosta, ammirava la possanza dei muscoli, l&amp;rsquo;eleganza dei movimenti, l&amp;rsquo;intelligenza degli occhi: lui, che era appassionato di botanica e passava pomeriggi interi nella sua Grotta del pensiero a leggere riviste e libri che discettavano di fiori e piante, ora stava ammirando da vicino, con la mano sulla coscia muscolosa, con le dita che sfioravano il pelame liscio e raso, un ulteriore capolavoro della natura.&lt;br /&gt;
- Non avevo mai visto da cos&amp;igrave; vicino un cavallo &amp;ndash; disse a Charles.&lt;br /&gt;
- Davvero?&lt;br /&gt;
- S&amp;igrave;. Ne ho visti tanti, ma mai ho avuto un contatto cos&amp;igrave; ravvicinato.&lt;br /&gt;
- Sono bestie meravigliose &amp;ndash; disse Charles &amp;ndash; e anche caparbie. Guarda Biancofiore: sta aspettando il padrone, ora che il suo amico Apollodoro ha incontrato il proprio.&lt;br /&gt;
Leo carezzava il manto vellutato dell&amp;rsquo;animale, fissando la schiena dell&amp;rsquo;altro: quello era il vero problema, il cavallo bianco.&lt;br /&gt;
- Dobbiamo fare presto &amp;ndash; disse Luc a Leo, come a chiedere il suo soccorso &amp;ndash; Giovanna deve riconoscere il Delfino tra pochi minuti, forse istanti.&lt;br /&gt;
- Dobbiamo spostare l&amp;rsquo;animale &amp;ndash; disse Bruno, che gli si avvicin&amp;ograve; con aria battagliera.&lt;br /&gt;
Sapeva che andare a casa di Omero era perfettamente inutile, sapeva che era tutta una buffonata, sapeva che quei due erano dei lestofanti, magari due postini licenziati in cerca di vendetta, sapeva che lo avevano infinocchiato con una storia che faceva acqua da tutte le parti (ridacchi&amp;ograve;: acqua, cascata, ah, ah!), per&amp;ograve; ora era in gioco anche lui, e conveniva arrivare fino in fondo e andare da Omero per dimostrare la sua teoria e smascherare i due farabutti.&lt;br /&gt;
- Spostati &amp;ndash; disse al cavallo.&lt;br /&gt;
- Non ti obbedir&amp;agrave; mai, pap&amp;agrave; &amp;ndash; disse Floriana. &amp;ndash; Non con quel tono.&lt;br /&gt;
- Ah, no? Lo devo pregare?&lt;br /&gt;
- Pregando o minacciando &amp;ndash; disse Luc, disperato &amp;ndash; dovete fare presto, presto.&lt;br /&gt;
Biancofiore non si spostava. Immobile come la rocca di un castello, ingombrava la strada, e non era possibile che un&amp;rsquo;automobile transitasse: si era messo in modo da occupare tutto il ponticello (largo poco pi&amp;ugrave; di tre metri).&lt;br /&gt;
- Potremmo spaventarlo con le macchine, avvicinandoci e strombazzando &amp;ndash; disse Marina.&lt;br /&gt;
- Va bene, tentiamo &amp;ndash; disse Luc &amp;ndash; ma facciamo presto.&lt;br /&gt;
Fu inutile. Le auto arrivarono rombando fino a sfiorare il corpo possente del cavallo, ma questi non si spost&amp;ograve; di un millimetro. Ormai era chiaro a tutti: aspettava Alphonse.&lt;br /&gt;
Omero disse: - Ha una sua logica, il cavallo. Ha visto arrivare uno dei padroni, non il suo, e ora attende.&lt;br /&gt;
- Ma noi dobbiamo passare, dobbiamo passare, si fa tardi, Giovanna sar&amp;agrave; gi&amp;agrave; nel salone, star&amp;agrave; avanzando. E non sa chi &amp;egrave; il Delfino &amp;ndash; disse sconsolato Luc.&lt;br /&gt;
- Calmati, Luc. Tu sai meglio di me che il tempo non &amp;egrave; uguale nel suo scorrere. Qui scorre pi&amp;ugrave; velocemente che nel passato, o viceversa. Un paio di minuti per Giovanna possono essere un&amp;rsquo;ora per noi.&lt;br /&gt;
- O viceversa &amp;ndash; ripet&amp;eacute; Luc.&lt;br /&gt;
- Non abbiamo certezze, ma tu sei arrivato qui a deviare quella pallottola che poteva colpirmi facendo i tuoi calcoli, no?, mica per caso.&lt;br /&gt;
- S&amp;igrave;, &amp;egrave; vero. In realt&amp;agrave; abbiamo fretta, ma non in modo cos&amp;igrave; esagerato. Ma prima facciamo meglio &amp;egrave; &amp;ndash; riconobbe Luc, che in quell&amp;rsquo;Omero riconosceva dei tratti della propria personalit&amp;agrave;: non era legato a schemi, a pregiudizi, ma gli piaceva sondare l&amp;rsquo;ignoto senza remore. E la nipotina Lara in questo gli era utile.&lt;br /&gt;
- Ho la soluzione &amp;ndash; disse proprio lei. &amp;ndash; Tra pochi secondi il cavallo si sposter&amp;agrave;.&lt;br /&gt;
- Ringraziamo il cielo! &amp;ndash; fece Luc, segnandosi.&lt;br /&gt;
- Il cielo c&amp;rsquo;entra poco &amp;ndash; borbott&amp;ograve; Lara. Corse da Leo, che si era seduto vicino a Marina&amp;nbsp; e Ricciardi, in macchina, aspettando gli eventi.&lt;br /&gt;
- Leo, vieni con me. So come far muovere il cavallo.&lt;br /&gt;
Il salone era piombato nel buio. La notte esterna non aiutava, perch&amp;eacute; non era luminosa. Il camino era grande: Giovanna calcol&amp;ograve; che lei ci sarebbe stata in piedi e avrebbe potuto alzare un braccio senza toccare la sua volta annerita. Ed era altrettanto largo, e le fiamme vibravano svelte. Ma la sua luce non illuminava che una piccola porzione dell&amp;rsquo;ampia sala.&lt;br /&gt;
Quella folata di vento le diede il tempo di pensare e di rivolgersi ai suoi Santi per la consueta protezione e a Luc e Lara per la soluzione pratica: dovevano indicarle il&amp;nbsp; suo gentile Delfino, che si era evidentemente nascosto tra i dignitari proprio per metterla alla prova.&lt;br /&gt;
Quella folata di vento, accompagnata dal lontano ululato dei lupi, le diede un brivido.&lt;br /&gt;
E cap&amp;igrave; che l&amp;igrave; era la risoluzione del caso.&lt;br /&gt;
Alphonse sentiva un dolore lancinante alla gamba. Non capiva ancora come era successo che il colpo, indirizzato al tipo coi baffi col nome greco, fosse finito nella sua gamba. Qualcosa aveva deviato il suo braccio, e lui si era trovato l&amp;igrave; a terra.&lt;br /&gt;
- Come mai &amp;hellip; cosa &amp;egrave; accaduto &amp;hellip; che mi fate?&lt;br /&gt;
- Buono. Ti sto fasciando. Ti sei sparato. Non hai dimestichezza con le armi moderne.&lt;br /&gt;
- Ah, certo che con l&amp;rsquo;Impavida non avrei sbagliato.&lt;br /&gt;
- Cos&amp;rsquo;&amp;egrave;? &amp;ndash; chiese Bettini, dando l&amp;rsquo;ultimo giro alla fasciatura.&lt;br /&gt;
- La mia spada. Impavida. Come me. L&amp;rsquo;avrei sfoderata e gli avrei sfondato il petto in un battere di ciglia, al signor Omero.&lt;br /&gt;
- A mio fratello? &amp;ndash; chiese accigliato Bettini. Gloria si allontan&amp;ograve; turbata: aveva raccolto la pistola, tenendola come fosse un topo morto, e la ripose in un cassettino della cucina.&lt;br /&gt;
- Non sapevo che fosse tuo fratello, ma la cosa non cambia: lui non deve aiutare Charles. E non deve permettere a Giovanna di portare a termine la sua missione.&lt;br /&gt;
- Beh, hai fallito. E sei anche ferito.&lt;br /&gt;
Alphonse ripassava la scena, fino al momento in cui il buio aveva preso il posto della luce e si era trovato l&amp;igrave; col dottore che armeggiava con la sua gamba. Per un paio di minuti non parl&amp;ograve;, osservando le mani che svolazzavano intorno alla gamba, con perizia.&lt;br /&gt;
- Come &amp;egrave;&amp;hellip;, cio&amp;egrave;&amp;hellip;, stavo per sparare e qualcosa mi ha colpito &amp;hellip; Posso sollevarmi?&lt;br /&gt;
- Se ce la fai. S&amp;igrave;, stavi per commettere un omicidio, ma qualcuno &amp;egrave; piombato nella stanza.&lt;br /&gt;
- Qualcuno? E da dove?&lt;br /&gt;
- Dal tuo tempo, credo &amp;ndash; intervenne Gloria, che era rientrata con delle tazze di t&amp;egrave;.&lt;br /&gt;
- Dal mio &amp;hellip; dai, non scherzate. Ci siamo solo io e Charles, qui, per non so quale incantesimo.&lt;br /&gt;
- E chi lo ha fatto, questo incantesimo? &amp;ndash; chiese Gloria, mentre gli serviva il t&amp;egrave;.&lt;br /&gt;
- Luc &amp;ndash; disse Alphonse, accostando le labbra alla bevanda.&lt;br /&gt;
Bettini sorseggiava anche lui il t&amp;egrave; fumante, fissando il ferito negli occhi. Voleva che ci arrivasse da solo. Neanche Gloria parlava.&lt;br /&gt;
Alphonse ferm&amp;ograve; la tazza a mezz&amp;rsquo;aria, gli occhi fermi in quelli di Bettini, e chiese: - Luc?&lt;br /&gt;
- Giusto.&lt;br /&gt;
- Diamine, &amp;egrave; sorprendente! Luc si &amp;egrave; precipitato qui e mi ha deviato la mano?&lt;br /&gt;
- S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;
- Luc? &amp;ndash; Sembrava sempre pi&amp;ugrave; sorpreso.&lt;br /&gt;
- Cos&amp;igrave; ha detto di chiamarsi.&lt;br /&gt;
Un suono squarci&amp;ograve; l&amp;rsquo;aria. Alphonse ebbe un sobbalzo. Era una musica, e veniva dalla tasca del dottore.&lt;br /&gt;
- Il telefonino &amp;ndash; gli disse Bettini. &amp;ndash; Ah, &amp;egrave; Lara. Guarda, &amp;egrave; in questo piccolo schermo. Noi oggigiorno possiamo chiacchierare a distanza e anche vedere chi ci parla.&lt;br /&gt;
- Siete dei diavoli! &amp;ndash; esclam&amp;ograve; Alphonse con ammirazione. Il dottore accost&amp;ograve; il telefonino all&amp;rsquo;orecchio.&lt;br /&gt;
- Pap&amp;agrave;, passami Alphonse. Il suo cavallo ostruisce la strada per andare a casa di zio, ma questo non glielo devi dire. Fallo mettere chiaramente davanti al telefono e digli di parlare al cavallo, di dirgli parole dolci. Fagli capire che &amp;egrave; agitato e che le sue parole possono calmarlo. Io metto il mio videofonino davanti al suo muso. Cos&amp;igrave; vede il padrone, lo sente, si rilassa e noi passiamo.&lt;br /&gt;
Geniale, pens&amp;ograve; Bettini, sempre pi&amp;ugrave; orgoglioso di sua figlia.&lt;br /&gt;
- Geniale &amp;ndash; disse Omero, sempre pi&amp;ugrave; orgoglioso di sua nipote. Lui non ci avrebbe mai pensato. Le scocc&amp;ograve; un bacio sulla guancia, lei gli rispose con un occhiolino.&lt;br /&gt;
- Alphonse &amp;ndash; disse Lara &amp;ndash; mi vedi? Ecco, ascoltami con attenzione. Charles ha trovato i vostri cavalli, non ti agitare, Apollodoro si &amp;egrave; tranquillizzato, ma il tuo Biancofiore no. Non pensare alla missione, ora, anche perch&amp;eacute; mi pare che tu sia un po&amp;rsquo; impedito nei movimenti, ecco, &amp;egrave; cos&amp;igrave;, e noi siamo lontani. Per&amp;ograve; puoi rassicurare il tuo cavallo. S&amp;igrave;, gli metter&amp;ograve; lo schermo del telefonino davanti agli occhi e gli far&amp;ograve; sentire la tua voce. Cosa? Credi che abbiamo uno scopo nascosto, per fregarti? No. L&amp;rsquo;unico scopo &amp;egrave; di allontanare Biancofiore dalla strada prima che arrivi il capitano della polizia e gli spari. Sai che quello non ci pensa due volte, prima di &amp;hellip; Certo che ha un&amp;rsquo;altra pistola, vuoi che ne abbia una sola? Fai presto, ho visto il capitano andare verso la macchina per prendere l&amp;rsquo;arma.&lt;br /&gt;
La cosa fu pi&amp;ugrave; semplice del previsto. Il cavallo sent&amp;igrave; la voce del padrone, vide o intravide l&amp;rsquo;immagine di Alphonse e segu&amp;igrave; Lara, che si spostava col telefono, come se lei tenesse un guinzaglio. Appena si form&amp;ograve; un varco sufficiente, le macchine sfrecciarono verso casa di Omero.&lt;br /&gt;
Biancofiore, ormai tranquillo, si era fermato oltre il ponte, e brucava l&amp;rsquo;erba, legato come Apollodoro a un palo. Quello del divieto di sosta.&lt;br /&gt;
 			&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="#_ftnref1" name="_ftn1" title=""&gt;[1]&lt;/a&gt; Codardi: vigliacchi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="#_ftnref2" name="_ftn2" title=""&gt;[2]&lt;/a&gt; Contumelie: ingiurie, cattive parole.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
<pubDate>Tue, 07 Feb 2006 10:02:50 +0100</pubDate>
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</item>
<item>
 <title>capitolo tredicesimo</title>
 <link>http://elliott.splinder.com/post/7009678/capitolo+tredicesimo</link>
 <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
GIOVANNA D'ARCO (1412-1431).&lt;br /&gt;
 		I granelli del tempo&lt;br /&gt;
Bruno non aveva fatto in tempo a mettere la mano sulla fondina quando aveva sentito che qualcuno gli sfilava la pistola, perch&amp;eacute; il tutto avvenne con la rapidit&amp;agrave; di una folgore. Alphonse aveva la sua arma in mano prima ancora che Bruno se ne rendesse conto e le sue dita stringessero solo l&amp;rsquo;aria intorno al punto dove avrebbe dovuto esserci il calcio della Beretta.&lt;br /&gt;
- Di qui non vi muoverete &amp;ndash; disse il ragazzo francese ai presenti, poi si rivolse direttamente a Lara, che era seduta sul tappeto abbracciata a Floriana: - Tu non aiuterai Giovanna. Non so come avresti potuto, in verit&amp;agrave;, dopo tanti secoli, ma qua siamo in presenza di qualcosa che non mi so spiegare. Se io sono venuto qui dal mio tempo con l&amp;rsquo;aiuto inconsapevole di Luc, tu magari puoi andare nel mio tempo, con l&amp;rsquo;aiuto di non so chi, &amp;hellip; gi&amp;agrave;, Marina mi ha detto che &amp;hellip;&lt;br /&gt;
- Io non ti ho detto niente! &amp;ndash; protest&amp;ograve; Marina.&lt;br /&gt;
- Non te lo ricordi, bellezza. Mi hai detto che lo zio Omero &amp;egrave; quello che risolve i casi che succedono qui, quando quella &amp;ndash; e indic&amp;ograve; Lara &amp;ndash; entra in contatto con altre realt&amp;agrave;. Dov&amp;rsquo;&amp;egrave; Omero?&lt;br /&gt;
Questa domanda non la disse, ma la url&amp;ograve;, poi si lanci&amp;ograve; verso la stanza in cui erano andati Omero e il professore, gridando come un indemoniato parole incomprensibili, brandendo la pistola che aveva sottratto a Bruno. Quest&amp;rsquo;ultimo e Leo avevano cercato di ostacolarlo, ma ormai era lanciato e si era liberato di loro come se fossero moscerini fastidiosi.&lt;br /&gt;
Al colpo di pistola, tutti fermarono per un attimo infinito i propri pensieri. Gloria e il marito, che erano in cucina, sobbalzarono, chiedendosi l&amp;rsquo;un l&amp;rsquo;altra cosa fosse successo. Si precipitano nel salotto, e videro che Leo, Bruno, Marina, Lara e Floriana fissavano la porta dello studio. Charles scuoteva la testa.&lt;br /&gt;
Qualcosa di grave era successo, l&amp;igrave; dentro.&lt;br /&gt;
Mandare nel futuro Charles attraverso quel varco spazio temporale non era stato difficile, per Luc. Sapeva della sua esistenza da alcuni mesi, rivelatagli dai suoi studi su antichi testi di magia celtica. Purtroppo ci si era infilato anche Alphonse, e la cosa non era stata prevista. Ma quel varco non poteva funzionare pi&amp;ugrave;: era un fattore unico e irripetibile, e lui ormai lo aveva utilizzato.&lt;br /&gt;
Il freddo lo invadeva sempre di pi&amp;ugrave;, mentre la nuova idea prendeva corpo, davanti a quei libri.&lt;br /&gt;
Pensava ad alta voce (e non c&amp;rsquo;era pi&amp;ugrave; Alphonse che lo ascoltasse nascosto nel buio): - Lo spazio e il tempo devono rompere il loro guscio, s&amp;igrave;, devono mostrarmi la visione dell&amp;rsquo;oceano.&lt;br /&gt;
Non capiva lui stesso le parole che diceva, ma sapeva che era quello che aveva letto, era ci&amp;ograve; che aveva tratto dalla lettura delle pagine.&lt;br /&gt;
Tremava ancora, e la sua mente vacillava, mentre sussurrava, questa volta: - Non voglio vedere l&amp;rsquo;urto dell&amp;rsquo;oceano contro la roccia, non voglio vedere l&amp;rsquo;onda che si rompe, la schiuma che si solleva. No. &amp;Egrave; l&amp;rsquo;oceano tutto che voglio contemplare.&lt;br /&gt;
Sent&amp;igrave; un colpo di arma da fuoco. I suoi occhi si spalancarono spaventati: sapeva da dove veniva quello sparo, sapeva che era un segnale chiaro e inequivocabile, e doveva agire. Doveva agire prima dello sparo.&lt;br /&gt;
Continu&amp;ograve; il suo ragionamento, di nuovo a voce alta, come se l&amp;igrave; ci fosse qualcuno che lo ascoltasse, ma pi&amp;ugrave; che un ragionamento sembrava un&amp;rsquo;affermazione; ormai era pronto al viaggio, e in cuore suo sapeva che i libri non mentivano per chi sapeva leggerli nel profondo.&lt;br /&gt;
Continu&amp;ograve; il suo discorso gridando, e sembrava che aspettasse un segnale: - La materia, il tempo, lo spazio non sono divisibili, no, ma sono formati da granelli, da punti, e io attraverser&amp;ograve; uno spazio infinitesimale tra questi, Lara, e verr&amp;ograve; da te.&lt;br /&gt;
E nel dirlo si lasci&amp;ograve; andare all&amp;rsquo;indietro, lanciando con forza la nuca verso il nulla, contro i granelli del tempo, contro i puntini dello spazio.&lt;br /&gt;
Lara not&amp;ograve; che erano tutti pallidi per lo spavento, dopo il colpo di pistola, ma nessuno aveva il coraggio di andare a vedere cosa fosse successo; a un certo punto vide Floriana che additava la porta da cui era venuto lo sparo balbettando con aria trasognata: - La materia&amp;hellip; lo spazio&amp;hellip; granelli &amp;hellip; punti &amp;hellip; spazio infinitesimale &amp;hellip;&lt;br /&gt;
- Ma che dici?&lt;br /&gt;
Anche Leo la sent&amp;igrave;, si scosse e poi si diresse allo studio, carponi, seguito da Bruno, mentre la madre e il padre gli dicevano: - Sta&amp;rsquo; fermo, non ti muovere, quello &amp;egrave; armato. Anche tu, Bruno, fermo. Non &amp;egrave; il caso da fare gli eroi.&lt;br /&gt;
- Ma dobbiamo vedere cosa &amp;egrave; successo &amp;ndash; protest&amp;ograve; Bruno, continuando ad avanzare strisciando. Non venivano suoni dalla stanza, sembrava che l&amp;igrave; il tempo si fosse fermato.&lt;br /&gt;
All&amp;rsquo;improvviso, nello stipite della porta, comparve una sagoma che non era Omero, non era Ricciardi, non era neanche Alphonse.&lt;br /&gt;
- E tu chi sei? &amp;ndash; chiese Bruno balzando in piedi con imprevista agilit&amp;agrave;.&lt;br /&gt;
- &amp;Egrave; Luc! &amp;ndash; grid&amp;ograve; Charles, che non credeva ai suoi occhi.&lt;br /&gt;
Tutti sembrarono allora risvegliarsi da un sogno, e si fecero incontro al nuovo venuto, mentre alle sue spalle comparvero Omero e Ricciardi, con i visi stravolti.&lt;br /&gt;
- Lui &amp;hellip; lui ci ha salvati &amp;ndash; disse Omero, additando Luc.&lt;br /&gt;
- Cosa? &amp;ndash; chiese Bruno.&lt;br /&gt;
- S&amp;igrave; &amp;ndash; disse Ricciardi &amp;ndash; &amp;egrave; comparso dal nulla, non mi chiedete come, non lo so, e ha deviato la mano di Alphonse &amp;hellip;&lt;br /&gt;
- &amp;hellip; e il proiettile ha colpito la sua stessa gamba. &amp;Egrave; l&amp;igrave;, svenuto &amp;ndash; concluse Omero, accennando con la testa l&amp;rsquo;interno della stanza.&lt;br /&gt;
Floriana ripeteva come una nenia: - La materia, il tempo, lo spazio non sono divisibili, sono formati da granelli, da punti, e lui ha attraversato uno spazio infinitesimale tra questi.&lt;br /&gt;
Luc la fiss&amp;ograve; stupito, poi le chiese: - Sei tu Lara? Stai ripetendo le parole che ho appena pronunciato.&lt;br /&gt;
Floriana aveva lo sguardo fisso nel vuoto, ma addit&amp;ograve; la sua amica che stava gi&amp;agrave; presentandosi da sola: - Sono io Lara. Cosa &amp;egrave; successo? Come hai fatto?&lt;br /&gt;
Il ragazzo si rivolse a lei, le fece un impercettibile inchino e rispose: &amp;ndash; Giovanna ha bisogno di te. Ora non posso spiegarti. Non so quanto tempo mi &amp;egrave; concesso, e non so quanto ne &amp;egrave; concesso ancora a mia cugina, ma so che dobbiamo intervenire subito.&lt;br /&gt;
- E cosa vuole che io faccia? &amp;ndash; chiese Lara.&lt;br /&gt;
- Svelare un inganno.&lt;br /&gt;
Bruno intervenne con aria baldanzosa, cercando di prendere il controllo della situazione: - Beh, qua &amp;egrave; tutto un inganno. Poi mi spiegherai chi sei e come sei entrato: violazione di domicilio. I tuoi complici, qui, ci stanno prendendo in giro con fandonie grandi come una casa, e credo di avere finalmente capito chi siete e cosa volete.&lt;br /&gt;
- Davvero? &amp;ndash; chiese Luc a quello che gli sembrava un babbeo con la mentalit&amp;agrave; ristretta, che contrastava con quella Lara e con la ragazza che aveva ripetuto le sue parole: loro s&amp;igrave; che avevano capito la coincidenza del tempo e la nullit&amp;agrave; dello spazio.&lt;br /&gt;
- Certo. Avete architettato tutto per confonderci. Il finto duello, le finte lettere, la favola di questa Giovanna. Deviate la nostra attenzione dal vostro vero scopo.&lt;br /&gt;
- E quale sarebbe?&lt;br /&gt;
- Derubarci! Bettini &amp;ndash; chiese Bruno rivolgendosi al padre di Lara &amp;ndash; dove hai i soldi?&lt;br /&gt;
- Quel poco che ho &amp;egrave; di l&amp;agrave; &amp;ndash; disse il dottore, indicando lo studio &amp;ndash; nella piccola cassaforte a muro.&lt;br /&gt;
- Ci sono anche i miei anelli e le collane. Roba di poco conto &amp;ndash; aggiunse Gloria.&lt;br /&gt;
- L&amp;igrave; dove il finto ferito &amp;egrave; rimasto da solo! &amp;ndash; disse Bruno, lanciandosi verso lo studio.&lt;br /&gt;
Luc ne approfitt&amp;ograve; per avvicinarsi a Lara e per dirle: - Non stare a sentirlo. Hai avuto i segnali di Giovanna?&lt;br /&gt;
- S&amp;igrave;. Dapprima un delfino che si dibatteva in un campo di gigli.&lt;br /&gt;
- Sono le difficolt&amp;agrave; che sta incontrando il Delfino Carlo per ottenere il suo trono: il giglio &amp;egrave; il simbolo della sua casata.&lt;br /&gt;
- E anche io &amp;ndash; intervenne Floriana, che ora sembrava pi&amp;ugrave; presente &amp;ndash; ho avuto un suo messaggio.&lt;br /&gt;
- Tu hai un animo particolare, se riesci a cogliere le parole che vibrano nell&amp;rsquo;aria in un presente costante &amp;ndash; le disse Luc, carezzandola sul viso. Floriana arross&amp;igrave;, in parte per la carezza e in parte per l&amp;rsquo;imbarazzo di non avere capito le parole arcane&lt;a href="#_ftn1" name="_ftnref1" title=""&gt;[1]&lt;/a&gt; pronunciate dal ragazzo.&lt;br /&gt;
Lara aggiunse:- E poi la lettera, quella portata da Charles.&lt;br /&gt;
- Quella vera, quella che tu hai scritto per conto di tua cugina, non l&amp;rsquo;altra &amp;ndash; conferm&amp;ograve; Charles. Quest&amp;rsquo;affermazione colse il giovane studioso di sorpresa: lui sapeva di una sola missiva, quella vergata di suo pugno.&lt;br /&gt;
- Vuoi dire che Alphonse ne ha scritta un&amp;rsquo;altra?&lt;br /&gt;
- S&amp;igrave;. L&amp;rsquo;ha dettata a lei, a Marina, e &amp;hellip;&lt;br /&gt;
Bruno rientr&amp;ograve; nella stanza, con espressione imbarazzata, borbottando: - Quello &amp;egrave; l&amp;igrave; svenuto.&lt;br /&gt;
- Occorre un&amp;rsquo;immagine del Delfino &amp;ndash; disse Luc, e lo disse rivolto a Omero, che fino a quel momento non era intervenuto. Si stava riprendendo dallo choc: non gli era mai stata puntata una pistola contro, n&amp;eacute; mai aveva visto spuntare dal nulla una persona (che tra l&amp;rsquo;altro aveva salvato lui e Ricciardi).&lt;br /&gt;
- Perch&amp;eacute; ti rivolgi a me?&lt;br /&gt;
- Vedo che tu puoi darci una mano, lo intuisco.&lt;br /&gt;
- Non hai sbagliato &amp;ndash; disse Lara. &amp;ndash; Mio zio &amp;egrave; quello che trova sempre le soluzioni pi&amp;ugrave; adatte.&lt;br /&gt;
- Quindi non mi sbagliavo. Su, troviamo un&amp;rsquo;immagine. Io non l&amp;rsquo;ho mai visto, il Delfino, e neanche Giovanna, che tra poco entrer&amp;agrave; nella sala del castello di Chinon. Deve parlargli, deve chiedergli di affidarle delle truppe, ma deve pur sapere come sono le fattezze del principe, per rivolgergli la parola.&lt;br /&gt;
- Beh &amp;ndash; disse Gloria, alzando una spalla&amp;nbsp; - lui sar&amp;agrave; seduto sul trono, no?&lt;br /&gt;
- Ah! &amp;ndash; esclam&amp;ograve; Bruno &amp;ndash; quindi volete derubare il re! E certo, quello ne ha, di ricchezze.&lt;br /&gt;
Intervenne Ricciardi: - Ma smettila, e vediamo di aiutare Giovanna. Lei sta per cadere nell&amp;rsquo;inganno ordito ai suoi danni proprio dal Delfino e dai suoi consiglieri. Ve lo dicevo l&amp;rsquo;altro giorno, ragazze, in classe. Ma mentre io spiego, a che pensate? Sempre all&amp;rsquo;amore?&lt;br /&gt;
Luc sorrise a quella uscita di quello che doveva essere un precettore; quelle tre belle ragazzine erano di sicuro le sue allieve.&lt;br /&gt;
- Io conosco il volto del Delfino &amp;ndash; disse Omero, ricordandosi dell&amp;rsquo;immagine che aveva visto sulla televisione che stava progettando per la farmacista.&lt;br /&gt;
- Cosa? &amp;ndash; gridarono tutti all&amp;rsquo;unisono.&lt;br /&gt;
- Beh, alla luce degli ultimi sviluppi, credo che sia la sua.&lt;br /&gt;
Raccont&amp;ograve; della farmacista, della televisione tridimensionale, dell&amp;rsquo;immagine che era apparsa.&lt;br /&gt;
- Bene &amp;ndash; comment&amp;ograve; Luc &amp;ndash; tu possiedi conoscenze magiche quasi pari alle mie; ora &amp;egrave; importante che la veda Lara, quella figura.&lt;br /&gt;
- Di corsa a casa mia! &amp;ndash; intim&amp;ograve; Omero. Tutti lo seguirono, meno Alphonse, ancora svenuto, e i genitori di Lara. Il dottore si era gi&amp;agrave; avvicinato al ferito e gli aveva fasciato la gamba. Gloria aveva raggiunto il marito nello studio e aveva avvicinato dell&amp;rsquo;aceto alle narici di Alphonse, mentre Zip gli leccava una mano.&lt;br /&gt;
 			&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="#_ftnref1" name="_ftn1" title=""&gt;[1]&lt;/a&gt; Parole arcane: parole misteriose.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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<pubDate>Mon, 30 Jan 2006 10:34:22 +0100</pubDate>
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<duser:nickname>italiamedievale</duser:nickname>
<dc:creator>italiamedievale</dc:creator>
<dc:publisher>Giovanna d'Arco: i lupi e il vento</dc:publisher>
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<item>
 <title>capitolo dodicesimo</title>
 <link>http://elliott.splinder.com/post/6941556/capitolo+dodicesimo</link>
 <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;
capitolo nono&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	&lt;br /&gt;
		&lt;br /&gt;
		GIOVANNA D'ARCO (1412-1431).&lt;br /&gt;
		&lt;br /&gt;
		Giovanna alla corte e Omero al telefono&lt;br /&gt;
		Giovanna doveva incontrare il Delfino, finalmente, ma non lo aveva mai visto prima, n&amp;eacute; qualcuno glielo aveva descritto, se non nel carattere. Sapeva che il ventiseienne Carlo era un tipo indeciso, apprensivo, inquieto, debole sia di indole che di fisico. ed era attorniato da una schiera di nobili, consiglieri e favoriti in continua lotta tra di loro.&lt;br /&gt;
		La guerra contro gli inglesi sembrava ormai volgere a favore degli abitanti dell&amp;rsquo;isola oltre il canale, e il Delfino Carlo VII era scoraggiato. La notizia della giornata delle aringhe lo aveva prostrato; una sua successiva colonna di soldati mandati in soccorso a Orl&amp;eacute;ans assediata era stata sconfitta.&lt;br /&gt;
		Durante la mattinata aveva parlato con alcuni consiglieri.&lt;br /&gt;
		- Le cose vanno male, cari amici, e non vedo come possiamo andare avanti. Gli inglesi sono a un passo dalla vittoria.&lt;br /&gt;
		La verit&amp;agrave; era quella appena enunciata da Carlo, e gli uomini che lo circondavano non sapevano cosa dire: tra questi cortigiani vi erano molti creditori, che avevano prestato al principe enormi somme per finanziare la guerra, e ora vedevano svanire i propri soldi come nebbia al vento. Per loro qualunque soluzione, anche la pi&amp;ugrave; azzardata, era vista con grande favore.&lt;br /&gt;
		- Ieri sera &amp;#150; aggiunse il principe, mostrando un foglio di pergamena &amp;#150; mi &amp;egrave; giunta questa lettera, che proviene dal santuario di Santa Caterina. Me l&amp;rsquo;ha mandata un frate, a cui l&amp;rsquo;ha dettata quella fanciulla che ha fatto miglia e miglia a cavallo, con il benestare di Robert de Baudricourt, per incontrarmi. Del mio capitano io mi fido, &amp;egrave; un uomo di sicura fedelt&amp;agrave; e dai nervi saldi, lo sapete. Allora, vi leggo la lettera; la ragazza mi chiama gentile Delfino. Ascoltate.&lt;br /&gt;
		I consiglieri, che ormai avevano poco da consigliare, tesero le orecchie. Da giorni ormai si parlava di quel drappello guidato da un&amp;rsquo;invasata, forse una strega, forse una mitomane&lt;a title="" name="_ftnref1" href="#_ftn1"&gt;[1]&lt;/a&gt;. E ora aveva l&amp;rsquo;ardire di scrivere al principe.&lt;br /&gt;
		- Dice che ha gi&amp;agrave; percorso centocinquanta leghe per accorrere in mio aiuto e che vuole un mio cenno di consenso per entrare a Chinon ed essere ammessa alla mia presenza; ha cose importanti da dirmi, cose importanti e gradevoli, dice proprio cos&amp;igrave;. E poi aggiunge che &amp;egrave; inviata da Dio per combattere al mio fianco.&lt;br /&gt;
		I cortigiani mormorarono: cosa poteva mai avere da dire di importante e gradevole al futuro re una fanciulla che fino a pochi mesi prima pascolava le pecore sui pendii della Mosa? Come si poteva credere a una ragazza vestita da uomo che parlava di guerreggiare in nome di Dio? Non poteva invece essere inviata dal demonio, con lo scopo di condurre alla rovina il debole Delfino?&lt;br /&gt;
		- Potremmo escogitare un trucco per smascherarla &amp;#150; disse un consigliere, dopo avere confabulato con alcuni altri. &amp;#150; Se &amp;egrave;, come dice, l&amp;rsquo;inviata del Signore, non cascher&amp;agrave; nell&amp;rsquo;inganno, e la Maest&amp;agrave; Vostra potr&amp;agrave; ascoltarla. Se &amp;egrave; una ciarlatana, o peggio ancora una strega inviata dal diavolo, cadr&amp;agrave; nella trappola.&lt;br /&gt;
		- E io perder&amp;ograve; il trono &amp;#150; piagnucol&amp;ograve; il principe, davanti ai visi imbarazzati della corte.&lt;br /&gt;
		- Non abbiamo alternative &amp;#150; disse un cortigiano.&lt;br /&gt;
		- Bene. Ditemi cosa dobbiamo fare &amp;#150; si arrese il Delfino, che poi ascolt&amp;ograve; il piano, semplice e geniale, dalle labbra del suo fido consigliere.&lt;br /&gt;
		Giovanna prese alloggio, appena giunta a Chinon, in una locanda molto modesta, e si chiuse nella sua stanza per pregare e digiunare, fino al momento in cui sarebbe stata ricevuta. Nel villaggio si parlava ormai apertamente della Pulzella, dell&amp;rsquo;inviata del Signore, e nel popolo si era creata un&amp;rsquo;atmosfera di attesa e speranza. Gli uomini della piccola scorta di Giovanna andavano dicendo che durante gli undici giorni di viaggio mai avevano corso un rischio, mai avevano incontrato banditi, mai si erano imbattuti in branchi di lupi, il che era davvero miracoloso: la cosa non era mai accaduta prima.&lt;br /&gt;
		Solo una volta, raccont&amp;ograve; un soldato della scorta, una banda di malfattori voleva attaccare la piccola carovana, probabilmente per rapire la giovane donna per cui il re avrebbe certamente pagato un alto riscatto. Quando per&amp;ograve; la banda stava per attaccare, i cavalli dei briganti non si mossero, come inchiodati al suolo, e gli stessi banditi furono presi da un&amp;rsquo;inspiegabile sonnolenza, e quindi assistettero immobili al passaggio del corteo.&lt;br /&gt;
		Gli abitanti di Chinon capirono che quelle prove di favore divino erano il segno che lei era la salvatrice, la vergine guerriera di cui ormai da tempo si parlava, e sarebbe stata capace di qualunque miracolo, anche quello di trascinare il cupo e indeciso Carlo alla consacrazione e alla conquista del suo regno.&lt;br /&gt;
		Furono ancora pi&amp;ugrave; convinti dopo un episodio, che avvenne poco prima che il delfino la ricevesse nella sua piccola reggia dominata dalla Torre dell&amp;rsquo;Orologio.&lt;br /&gt;
		Un conte and&amp;ograve; a prelevare Giovanna alla locanda. Mentre salivano a cavallo verso la porta della torre, un soldato cominci&amp;ograve; a sghignazzare rivolto alla ragazza vestita da uomo, gridando che era inviata dal diavolo, che non era una donna, che lui avrebbe potuto provarlo, se era davvero una donna non gli avrebbe resistito; e fece seguire il breve discorso da una serie di forti bestemmie.&lt;br /&gt;
		Giovanna non ferm&amp;ograve; neanche l&amp;rsquo;arrancare del cavallo mentre gli diceva: - Rinneghi Dio con le tue bestemmie, eppure sei tanto vicino alla morte.&lt;br /&gt;
		Un&amp;rsquo;ora dopo, proprio mentre la fanciulla entrava nella reggia, il soldato anneg&amp;ograve; nelle gelide acque di un fiume che scorreva l&amp;igrave; vicino.&lt;br /&gt;
		Il principe vedeva avanzare, nella sera invernale, nella grande sala del castello di Chinon, la contadinella, davanti a trecento cavalieri che le facevano ala, alla luce di cinquanta torce che illuminavano la scena. Giovanna si presentava in un modesto abito nero da ragazzo, i neri capelli tagliati corti. La guard&amp;ograve; con un misto di indifferenza e curiosit&amp;agrave;: da tempo si mormorava di una profezia che parlava di una donna che avrebbe salvato il regno. Era quella ragazzina vestita da maschio?&lt;br /&gt;
		Quando Giovanna entr&amp;ograve; nella sala e la vide piena di gentiluomini, ecclesiastici, dame, si sent&amp;igrave; mancare per l&amp;rsquo;emozione. Un grande camino, sulla parete di fondo, faceva brillare