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  <title type="html"><![CDATA[Filosofi per Caso: area di discussione metropolitana]]></title>
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  <updated>2009-11-22T23:25:00+01:00</updated>
  <subtitle type="html"><![CDATA["lumache urlanti": 2@_ Anarchiche Proletarie]]></subtitle>
  <rights>Copyright (c) 2001-2006, Tipic Inc.</rights>
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  <name>AntoNatGiu</name>
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    <title type="html"><![CDATA[Un solo demone, diverse esperienze dell’ eros: Egon Schiele e Gustav Klimt]]></title>
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    <published>2009-11-22T23:25:00+01:00</published>
    <updated>2009-11-22T23:25:00+01:00</updated>
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      <name>AFoderaro</name>
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    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>&ldquo;Ma, finalmente, ti lascer&ograve; stare. Cercher&ograve;, invece, di esporre a voi il discorso su Eros, che un giorno udii da una donna di Mantinea, Diotima, che in queste cose era sapiente e in molte altre, e che una volta per gli Ateniesi, con sacrifici che fece loro offrire per difendersi dalla peste, ottenne il rinvio per dieci anni dell&rsquo;epidemia. Fu lei che istru&igrave; anche me nelle cose d&rsquo;amore.
&ldquo;Cercher&ograve; di esporvi un suo discorso, partendo dalle cose che si sono convenute fra me e Agatone, pronunciandolo io da solo, per quanto mi sia possibile. E bisogna proprio, o Agatone, come prescrivi tu, spiegare in primo luogo chi &egrave; Eros e di quale natura sia e poi le sue opere. Ebbene, mi pare che la cosa pi&ugrave; facile sia quella di spiegare nel modo in cui la straniera spiegava, facendomi domande. Infatti, anch&rsquo;io dissi a lei all&rsquo;incirca quelle stesse cose che Agatone ha detto a me, ossia che Eros &egrave; un gran dio, e che &egrave; amore delle cose belle. E lei mi confut&ograve; con gli stessi argomenti con cui ho confutato lui, ossia dicendo che, in base al suo stesso discorso, Eros non risulta essere n&eacute; bello n&eacute; buono.
&ldquo;Ed io allora risposi: &ldquo;che cosa dici, Diotima? Allora Eros &egrave; brutto e cattivo?&rdquo;
&ldquo;E lei: &ldquo;Sta&rsquo; zitto! Credi forse che ci&ograve; che non sia bello, di necessit&agrave; debba essere brutto?&rdquo; 1

****
La tendenza a ragionare per opposti ed a catalogare &egrave; quanto di pi&ugrave; comune possa esserci. La mediazione (Diotima) &egrave; un&rsquo;arte difficile sia a livello intellettuale che pratico ed ha anche il grave difetto di risultare poco gratificante perch&eacute; non riscuotendo pubblicamente plauso da nessuna delle due parti in gioco, viene solitamente considerata marginale, appartenente cio&egrave; a quella sottile linea di confine tra l&rsquo;umano e il divino cui fare riferimento di rado e possibilmente solo in caso di calamit&agrave; (la peste). Eppure, se non esistesse la primavera, saremmo costretti a passare dal rigore dell&rsquo;inverno all&rsquo;afa estiva &hellip;
Ci&ograve; che non &egrave; bello non deve necessariamente essere brutto, pu&ograve; essere &ldquo;qualcosa di intermedio fra questi due&rdquo;2.
Cosa succede quando Eros, il &ldquo;demone&rdquo; che la sacerdotessa indica come preposto a far dialogare in noi la ricchezza con la povert&agrave;, la bellezza con la bruttezza, l&rsquo;umano con il divino, il carnale con lo spirituale, viene mortificato all&rsquo;univoca e colpevole manifestazione della povert&agrave; e della bruttezza?
L&rsquo;assenza di mediazione ha come conseguenza la scissione e l&rsquo;eros sar&agrave; vissuto come ipertrofia dell&rsquo;io, smania, tormento: eros come thanatos, istinto di vita che conduce, tragicamente, alla morte.
A cosa dobbiamo questa concezione dicotomica del bene e del male? Dell&rsquo;eros e dell&rsquo;agape, colpevole il primo, puro il secondo?
Paradossalmente le origini risiederebbero proprio nella interpretazione platonica del corpo come prigione dell&rsquo;anima, poi ripresa, reinterpretata ed estremizzata dalla riflessione di un certo tipo di letteratura moralista cristiana distante, quando non addirittura in evidente contrasto, con quella che &egrave; invece l&rsquo;interpretazione biblica del corpo e della sessualit&agrave;. Il cuore, in senso biblico, non &egrave; solo la sede di emozioni ed impulsi, ma anche di sentimenti, affetti, desideri e del pensiero. Nella prospettiva biblica l&rsquo;uomo &egrave; essenzialmente uno, al punto che &ldquo;anima, spirito, corpo, cuore&rdquo; sono in reciproca relazione. La carnalit&agrave; non &egrave; sinonimo di male e peccato perch&eacute; se lo stesso Ges&ugrave; &egrave; il &ldquo;Verbo fatto carne&rdquo; (sarx), essa deve necessariamente essere sinonimo di unit&agrave;, bene, perfezione. L&rsquo;amore biblico, espresso normalmente con il concetto &ldquo;agape&rdquo; include anche il significato dell&rsquo;amicizia (phileo) e della passionalit&agrave; carnale (erao). 
L&rsquo;eros sarebbe dunque uno dei modi di declinare ed esprimere l&rsquo;agape, non la sua negazione e tuttavia questa visione &ldquo;schizofrenica&rdquo; sembrerebbe quella ipocritamente pi&ugrave; accolta e proposta.
Espressione di questa visione lacerata e lacerante dell&rsquo;eros, tipica del suo e del nostro tempo &egrave;, per esempio, la pittura di Egon Schiele.
&ldquo;Le sue opere sono un arco teso, una situazione al limite, dove la linea si acuisce nello sforzo di rompere dall&rsquo;interno quella forma a cui &egrave; saldamente legata. E questo conflitto lascia crescere la loro intensit&agrave;&rdquo;3

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&nbsp;
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Protagonista dei ritratti di Schiele &egrave; l&rsquo;individuo colto non nel suo ruolo e nella dimensione unitaria della personalit&agrave;, ma nel suo disagio esistenziale: un&rsquo;esaltazione dell&rsquo;anima che inevitabilmente determina la malattia del corpo.
L&rsquo; &ldquo;atto d&rsquo;amore&rdquo; non veicola alcuna emozione e partecipazione affettiva: i due non si guardano, gli occhi sbarrati, persi nel vuoto (o chiusi nel reciproco nascondimento, per non vedere e non essere visti) i lineamenti come logorati da una danza macabra di soli corpi, consumazione sessuale priva di qualsiasi sensualit&agrave; e seduzione, nella quale l&rsquo;amplesso &egrave; preludio di morte.
Ogni ritratto &egrave; manifestazione di solitudine ed isolamento, silente grido dell&rsquo;anima.
Vita o morte, amore o sesso, tenerezza o passione, verit&agrave; o menzogna? E se provassimo invece ad usare misericordia al nostro stesso sguardo?
&ldquo;L&rsquo;indulgenza, &egrave; lei il paradiso terrestre. Nel buio non vede nero e nell&rsquo;oscurit&agrave; coglie anche la luce pi&ugrave; debole e inappariscente: vede ci&ograve; che c&rsquo;&egrave; di giusto nel falso. Il suo sguardo si volge a ci&ograve; che ha visto. Per colui che riflette, l&rsquo;indulgenza diviene inclinazione. E la parola austera che la designa &egrave; &ldquo;amore&rdquo;4
Questa lente cos&igrave; necessaria &egrave; la sola in grado di restituirci quello sguardo artistico che ci consente non solo di vedere poeticamente l&rsquo;esistenza, ma di viverla in modo poetico.
Cos&rsquo;&egrave; un bacio, cosa un abbraccio? 
Baciarsi &egrave; prima di tutto respirarsi, abbandonarsi per un momento al rischio del confondersi l&rsquo;uno nell&rsquo;altro, &egrave; il primo atto di fiducia e di clemenza verso noi stessi: abbracciati non temiamo pi&ugrave; l&rsquo;abisso del nostro egocentrismo perch&eacute; finalmente abbiamo infranto il rigore austero della nostra solitudine &hellip; seppure precipitassimo non ce ne accorgeremmo, il contatto con le labbra dell&rsquo;altro e la sua stretta mediano una nuova stabilit&agrave;, la morte diventa vita, la vita il giardino della morte, dove gli amanti seminano il frutto dell&rsquo;attesa e della passione e dove non rimarranno mai abbastanza per sentirsene padroni.
Eros &egrave; fatale non perch&eacute; crudele, ma perch&eacute; necessario, insegue chi lo ignora finanche nel sogno e se nella fugace giovinezza addensa il sangue alla passione e lo rapprende fino a renderlo polvere, nelle altre stagioni della vita ne accelera lo scorrere impetuoso, perch&eacute; non accetta che il tempo lo saccheggi dei suoi tesori.
Cos&rsquo;&egrave; un bacio, cosa un abbraccio?
E&rsquo; non fermarsi alla prima risposta, &egrave; vivere l&rsquo;armonia dei contrari, non tradendo mai la domanda e il segreto sussurratoci dalla passione che reclina il capo alla tenerezza.
Se questo demone ci scoprisse con un nome sulle labbra che non ci appartiene fedeli ad un amore, ma non all&rsquo;amore, come potrebbe usarci clemenza? &ldquo;Le sue vampe sono vampe di fuoco le sue fiamme, fiamme di Jah!&rdquo;5 eppure questo fuoco consumando nutre, come una madre che dormendo &ldquo;all&rsquo;aperto davanti alle porte o in mezzo alla strada&rdquo;6 conosce cosa sia la povert&agrave; dell&rsquo;assenza, la paura della solitudine, la follia dell&rsquo;abbandono e svela il nome alla persona, raccontando una storia nuova per la buonanotte al figlio che stringe al seno.


<img alt="" style="width: 383px; height: 320px" src="http://ioesisto.ilcannocchiale.it/blogs/bloggerarchimg/IOESISTO/Gustav-Klimt-Il-bacio-.jpg" />
&nbsp;
<img alt="" style="width: 380px; height: 349px" src="http://www.adamart.it/images/abbraccio%20di%20Klimt.jpg" />
&nbsp;<img alt="schiele-klimt4" style="display: block; margin: 0px auto 10px; width: 382px; height: 261px; text-align: center" src="http://files.splinder.com/1891130d340d32d5c0520175be432416_medium.jpg" />

Ma qual &egrave; il segreto della mediazione? Come non impazzire sotto la sferza dell&rsquo; &ldquo;aut aut&rdquo; che lacera cuore e carne lasciandoci vittime del nostro stesso rigore?
&ldquo;E perch&eacute; Socrate &ndash; continu&ograve; &ndash; non diciamo che tutti amano, se &egrave; vero che tutti amano le medesime cose e sempre, ma di alcuni diciamo che amano e di altri no?&rdquo;
&ldquo;Anch&rsquo;io mi stupisco&rdquo;, risposi.
&ldquo;Ma non c&rsquo;&egrave; da stupirsi &ndash; soggiunse &ndash; perch&eacute; noi, separando una particolare forma di amore, le attribuiamo il nome dell&rsquo;intero e la chiamiamo appunto amore, mentre per le altre forme d&rsquo;amore usiamo altri nomi&rdquo;7.
Tanti nomi per dare ragione di una sola parola, tante strade nelle quali riuscire a trovare il &ldquo;giusto nel falso&rdquo; non dimenticando mai che &ldquo;di coloro che in molti modi mirano a lui, o mediante il guadagno, o mediante la pratica della ginnastica, o la filosofia, non si dice che amano, n&eacute; si dice che sono amanti, mentre coloro che mirano a quel fine impegnandosi secondo un&rsquo;unica forma di amore, prendono il nome dell&rsquo;intero con i termini: amore, amare, amanti&rdquo;.
Quella sottile linea che noi chiamiamo &ldquo;confine&rdquo; &egrave; l&rsquo;unica a conoscere l&rsquo;intero, quanti si limitano solo a guardarla sono destinati ad essere per sempre parziali, forse dovremmo semplicemente oltre-passarla fiduciosi e restituire &ldquo;al tutto&rdquo; il nome che da sempre gli appartiene.
&ldquo;Forse hai ragione tu&rdquo; - rispose Socrate - in attesa di fare esperienza della verit&agrave; &hellip; cos&igrave; Schiele &ldquo;eterno bambino&rdquo; raccolse la tradizione/intuizione di Klimt, spogliandosene poi quando l&rsquo;inquietudine della carne invoc&ograve; la serenit&agrave; dello spirito e quest'ultimo rimase in silenzio, tutto solo&nbsp;&hellip; al di l&agrave; di quel confine.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
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&nbsp;
Un eterno sognare
colmo del pi&ugrave; dolce esubero di vita
senza tregua &ndash; con l&rsquo;angoscia dentro, nell&rsquo;anima
divampa, brucia, cresce nella lotta
crampo del mio cuore.
Ponderare &ndash; e folle mi agito di smania e desiderio
il tormento del pensiero &egrave; impotente
senza senso, non raggiunge le idee
parla la lingua del creatore e dona
Demoni! Spezzate la violenza!
La vostra lingua &ndash; Il vostro segno &ndash; Il vostro potere.8
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Egon Schiele
&nbsp;
&nbsp;
Riferimenti bibliografici
1,2,6,7 Platone, Simposio
3,8 Schiele, Art Dossier, Giunti
4 G. B. Achenbach, Del giusto nel falso
5 Cantico dei cantici
</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/AFoderaro" >AFoderaro</a> | <a href="http://filosofipercaso.splinder.com/post/21745728/Un+solo+demone%2C+diverse+esperi#comment" >Commenti (1)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[Che sete - Cronaca di una giornata d'estate]]></title>
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    <published>2009-11-21T00:02:13+01:00</published>
    <updated>2009-11-21T00:02:13+01:00</updated>
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&nbsp;

E&rsquo; strano, sto qui disteso continuando ad ingoiare questo liquido dolciastro eppure la sete non mi passa.
Che belli quegli occhi azzurri circondati da magnifici capelli color oro. Sono strani occhi, spalancati e velati. Mi fissano.
Giornata dura, oggi. Mi sveglio con una gran sete ma, prima di scendere a bere, vado da Bimbo. Ha soli quattro anni e gioca sempre con me. Mi accarezza, mi abbraccia e subito dopo, inforcato il triciclo, per un pelo non mi schiaccia la coda. Al piano di sotto, le solite urla di Donna e Uomo. Poi, silenzio. Un silenzio un po&rsquo; strano, a pensarci. Uomo sale al piano di sopra facendo le scale a quattro a quattro, mi mette il guinzaglio e dice: &ldquo;dai che usciamo&rdquo;. Ottima idea, penso. Solo che prima mi piacerebbe bere un sorso d&rsquo;acqua. In fondo &egrave; fine Luglio e fa molto caldo. Cerco di dirigermi verso la ciotola ma Uomo mi strattona e io, nonostante la sete, lo seguo in silenzio.
Percorro il vialetto davanti casa anticipando Uomo. So che, superata la palizzata, a destra, c&rsquo;&egrave; una fontanella da cui posso bere. Spesso lo faccio. Per&ograve;, Uomo mi strattona di nuovo e mi dice: &ldquo;dove vai? stamattina si esce in auto&rdquo;. Strano, &egrave; la prima volta che mi fanno uscire di mattina con l&rsquo;automobile. Bah.
Monto nel bagagliaio della station vagon e partiamo. Ormai &egrave; quasi un quarto d&rsquo;ora che giriamo e io ho sete e devo fare pip&igrave;. La faccio, in silenzio. Speriamo che nessuno se ne accorga.
Finalmente la macchina si ferma. Uomo mi fa scendere, vede la chiazza sulla moquette e mi dice stizzito: &ldquo;lo vedi? &egrave; anche colpa tua!&rdquo;. Sono mortificato, conosco quello sguardo e non preannuncia nulla di buono.
Mi lega ad un palo verde e vicino mi mette una manciata di crocchette che caccia dalla tasca.
Va via sgommando. Perch&eacute;? Mannaggia! Lo sapevo che non dovevo fare la pip&igrave; in auto. Tanto, torna.
Che sete!
Sono trascorse alcune ore, e per ingannare il tempo ho guardato le macchine che passavano. Ho mangiato anche le crocchette che nel frattempo si erano ricoperte di formiche.
Non ce la faccio pi&ugrave;. Il caldo &egrave; insopportabile, come le formiche che ora mi salgono addosso.
Basta, devo andar via! Tiro il guinzaglio, lo mordo, lo tiro ancora con forza finch&eacute; non si spezza. Libero, finalmente!
Ora torno a casa! Ma dov&rsquo;&egrave; casa? Oddio che angoscia! Che faccio?
Mi incammino in direzione contraria a quella del sole; forse di l&agrave; &egrave; pi&ugrave; fresco e trovo anche da bere. Niente acqua. Mangio un po&rsquo; d&rsquo;erba sperando di dissetarmi, ma &egrave; giallina e amara. Riprendo il mio viaggio. Imbocco una strada pi&ugrave; piccola, poi una pi&ugrave; grande. Qui le automobili sfrecciano veloci. Qualcuna, quando si avvicina, suona forte il clacson, e io mi spavento.
Cavolo, dove vado adesso? Pi&ugrave; cresce il panico, pi&ugrave; vado veloce.
Che sete!
E&rsquo; quasi sera. Il sole che prima avevo alle spalle ora mi sta di fronte. E&rsquo; accecante. Non ho trovato neppure un sorso d&rsquo;acqua. I polpastrelli mi fanno male. Quasi, quasi mi fermo. Dall&rsquo;asfalto ancora rovente vedo salire delle strane forme trasparenti che ballano. Cosa sono?
Che sete!
Ho deciso: mi riposo un po&rsquo;. Mentre mi guardo attorno per cercare un buon posto sotto un albero, al fresco, sento un rumore stridulo e fortissimo che si avvicina. Mi giro e un attimo dopo il tonfo mi ritrovo qui, disteso.
Non sento dolore, solo una gran sete. Sto ingoiando un liquido dolciastro che per&ograve; non mi disseta.
La portiera dell&rsquo;auto si apre. Esce un uomo che mi guarda e impreca. Corre verso la parte anteriore dell&rsquo;auto e, visibilmente arrabbiato, dice: &ldquo;porca miseria! sar&agrave; un danno da almeno 300 Euro&rdquo;.
Intanto, da dietro il finestrino dell&rsquo;auto scorgo una bambina bionda, un po&rsquo; pi&ugrave; grande di Bimbo, con due occhi bellissimi, azzurri, appena velati.
L'uomo risale in macchina. La bambina mi fissa con orrore e piet&agrave;. Da quegli occhi ora scorrono copiose goccioline che le rigano le guance. Le stesse goccioline che uscirono dai miei occhi quando da piccolo mi resi conto che non avrei pi&ugrave; visto la mamma e i fratellini.
Anche l&rsquo;uomo e la bambina vanno via sgommando.
Una piccola farfalla si posa sul mio naso.
Non ho pi&ugrave; sete.
Gatto Giacomino


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    <title type="html"><![CDATA[Anna Lamberti Bocconi: rosa del deserto]]></title>
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    <published>2009-11-19T01:30:13+01:00</published>
    <updated>2009-11-19T01:30:13+01:00</updated>
    <author>
      <name>AFoderaro</name>
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    <![CDATA[<p><img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; DISPLAY: block" alt="La rosa del deserto" src="http://files.splinder.com/6b26c3b325f418856bf634170d7a864a_medium.jpg" />
<a href="http://eliseooberti.blogspot.com/">Eliseo Oberti</a> LE DONNE DEL DESERTO (2009) 
Tecnica mista su tela 40x30




A un discepolo
&nbsp;
In te rilassa la furia marina,
e chiudi gli occhi al sole lancinante;
prendi l&rsquo;opaca linfa delle piante
e distillala in acqua cristallina.
Vola come una vespa sui colori
e fanne fresca aria: scindi l&rsquo;arco-
baleno goccia a goccia sopra ai fiori.
Scaglia frecce sottili dal tuo arco.
E, associando a ogni gesto una parola,
mantieni un ritmo poderoso e lento,
come un rapace portato dal vento
spiana le grandi ali mentre vola.
Finch&eacute; potrai sentire ci&ograve; che io sento:
che siamo scissi in una cosa sola.
&nbsp;

<img style="MARGIN: 0pt 10px 10px 0pt; FLOAT: left" alt="img separazione" src="http://files.splinder.com/8bf3561fdfa26d30b148d25e0107d5e9_medium.jpg" />



Le terre sono contente
quando i cieli squarciano il velo
frantumando le vetrate
di cattedrali e magazzini.
&nbsp;
Ciascuna goccia non sente solitudine
ma tuffo, destino e lode
al cielo da cui tutte son nate.
&nbsp;
Il canto della pioggia battente
bagna e nasconde animali e assassini.
&nbsp;
Fuggite&hellip; L&rsquo;acqua &egrave; niente&hellip;
&nbsp;
&nbsp;<img style="MARGIN: 0pt 10px 10px 0pt; FLOAT: left" alt="img separazione" src="http://files.splinder.com/8bf3561fdfa26d30b148d25e0107d5e9_medium.jpg" />



Vorrei ridere finch&eacute; mi scoppiano le vene
cos&igrave; finalmente
mi si sala un po' la zucca.
&nbsp;
Vorrei togliere tutti i semini dalla tua anguria,
maniacale,
per ammirare bene l'essenza
e poi la buccia mangiarla il maiale.
&nbsp;
Vorrei vedere scagliare un giavellotto
alle Olimpiadi
che non finisse mai di atterrare
striando per sempre col nome di me il tuo cuore.
&nbsp;
Vorrei che mi amassi senza i sassi molli
che sono i peggiori
perch&eacute; non fanno n&eacute; male n&eacute; bene
ma intanto ammazzano.
&nbsp;
&nbsp;
<img style="MARGIN: 0pt 10px 10px 0pt; FLOAT: left" alt="img separazione" src="http://files.splinder.com/8bf3561fdfa26d30b148d25e0107d5e9_medium.jpg" />



Anoressica
&nbsp;
Io dico che hai deviato in nomine patris
e lancio la forchetta sull'abulia:
mania da assiderati, voglia di abbraccio
il getto del cucchiaio e del coltello
e tutte le altre cose da buttar via.
Tu vedo che lavori oscuri sensi
e succhi il labbro di nascosto al mondo
nello sprofondo delle quattro ossa
e pensi che non pensi come voli
e credi che non credi come suoli
e di solito voli ben pi&ugrave; in alto
con gli aghi delle flebo nelle mani
dentro i flebili denti delle fami
sentendo solo oppio i quattro morsi.
&nbsp;
&nbsp;
<img style="MARGIN: 0pt 10px 10px 0pt; FLOAT: left" alt="img separazione" src="http://files.splinder.com/8bf3561fdfa26d30b148d25e0107d5e9_medium.jpg" />



Primavera, 
bicicletta dei pianeti,
ci rubi i colori degli occhi
poi vi spruzzi gocce di sale.
Ci costringi a una strada
di nomadismo opaco.
Ogni tuo giro, vinci
la resistenza dei foschi.
E' strano come si cada,
nell'equilibrio vitale:
come l'ostacolo centri
la gamba zoppa.
&nbsp;
&nbsp;
<img style="MARGIN: 0pt 10px 10px 0pt; FLOAT: left" alt="img separazione" src="http://files.splinder.com/8bf3561fdfa26d30b148d25e0107d5e9_medium.jpg" />



Senza
&nbsp;
Mi vortica un mulino nella mente
al vento di un pensiero non concluso;
la mazza di un tamburo fuori uso
rulla e percuote, e il suono non si sente.
Come non vedo ci&ograve; che guardo, neanche
riesco a desiderare ci&ograve; che voglio.
Disegno cento tratti sopra un foglio
che resta bianco, e le matite, stanche.
Cos&igrave; non so se seguire le ruote
che tracciano cammini d'incoerenza,
che sono mie, che sono grandi e vuote,
o cercare una via di conoscenza
che per&ograve; non conosco, e che mi scuote
i nervi, perch&eacute; so di essere SENZA.
&nbsp;
&nbsp;
<img style="MARGIN: 0pt 10px 10px 0pt; FLOAT: left" alt="img separazione" src="http://files.splinder.com/8bf3561fdfa26d30b148d25e0107d5e9_medium.jpg" />



La carta di giornale sul bagnato,
la montatura degli occhiali rotta;
dentro al forno c'&egrave; un pane bruciato,
ma da ieri, oggi &egrave; duro e non scotta;
cicatrice: la mollica in crosta
trasformata con secco calore;
qualche cosa ogni giorno si sposta,
sempre pi&ugrave; si allontana dal cuore.
Nella nebbia che impregna il mattino
sto raccolta, con l'anima fitta.
Chi lo sa se sar&agrave; un giorno bello.
E mi chiedo se esista il destino:
s&igrave;, una linea talmente diritta
che &egrave; riuscita a spezzare il righello.
&nbsp;
&nbsp;<img style="MARGIN: 0pt 10px 10px 0pt; FLOAT: left" alt="img separazione" src="http://files.splinder.com/8bf3561fdfa26d30b148d25e0107d5e9_medium.jpg" />



Non va dimenticato
che ognuno ha la sua testa
e alla sua testa offre,
giullare scellerato,
il tributo salato dell'errore
(per far ridere il re, che &egrave; senza cuore).
&nbsp;
&nbsp;
<img style="MARGIN: 0pt 10px 10px 0pt; FLOAT: left" alt="img separazione" src="http://files.splinder.com/8bf3561fdfa26d30b148d25e0107d5e9_medium.jpg" />



Te ne vai imbandierata, amore,
con i tuoi veli, il tuo orgoglio
che in un secondo cede in cielo e lenzuolo.
&nbsp;
Te ne vai tripudiata d'amore
ogni treno che corre lo sa
e zufola il tuo nome per le mie finestre.
&nbsp;
Ne vai con cos&igrave; tanto amore
che quasi ci sembra giusto,
come i bambini folli alla fine del parco.
&nbsp;
La messa discute l'amore del non credente
mentre l'ostia appuntata sulla freccia
in volo parabolico crea le comete.
&nbsp;
Saranno queste le eterne mete d'amore?
Sar&agrave; la luce violata che per offesa fa notte e alba?
O il ballo profumato delle tue anche?
&nbsp;
Tu vai come chi muove l'amore
e nello stesso tempo si veste,
in modo che la sua traccia resti nel cuore.
&nbsp;
Tu vai verso il tuo amore da bersaglio
dove lo sbaglio - un niente che rimedia -
&egrave; luna rossa che si mette a oriente.
&nbsp;
&nbsp;
<img style="MARGIN: 0pt 10px 10px 0pt; FLOAT: left" alt="img separazione" src="http://files.splinder.com/8bf3561fdfa26d30b148d25e0107d5e9_medium.jpg" />



Soffiarono gli dei la solitudine
fuori dal mare: vennero le sabbie
lunghe distese, crebbero le spiagge -
cos&igrave; gli inverni ebbero vertigine.

Se passi dove il mare si allontana,
l'alfa e l'omega ti vorrei lasciare;
vorrei che ti potessero bastare
inizio e fine di persona strana,

e che in mezzo ci fosse ci&ograve; che resta,
che si mettesse amore nello sguardo
senza temere troppo dell'azzardo
di portare la vita nella festa.

Vorrei che si potessero fermare
gli occhi su me di chi mi vede belle
quelle tante formicole di stelle
che mi ha stampato dentro gli occhi il mare.

&nbsp;<img style="MARGIN: 0pt 10px 10px 0pt; FLOAT: left" alt="img separazione" src="http://files.splinder.com/8bf3561fdfa26d30b148d25e0107d5e9_medium.jpg" />



Sull&rsquo;asse cartesiano tra amore e fine
si dipan&ograve; l&rsquo;estate in un colpo solo
si piant&ograve; come un chiodo d&rsquo;argento fino.
&nbsp;
Io che stavo guardando l&rsquo;acqua salata
che schioccava potente vicino al molo
a mio modo risposi di s&igrave; al destino.
&nbsp;
Si alz&ograve; un&rsquo;onda che tolse le forze al mondo.
Del momento fatale che tutto cede 
risuon&ograve; sopra il mare l&rsquo;eco assassino.
&nbsp;
Il mio cuore spaccato da un punteruolo
diede sassi che caddero dritti al fondo,
poi l&rsquo;amore si chiuse dentro un fortino.
&nbsp;
Stavo male di fede persa e di patimento.
Se alle nozze mutarono l&rsquo;acqua in vino
la mia sete non vide nessun prodigio.
&nbsp;
Scese un settembre bello come la morte
sul legno levigato del biancospino;
e grazi&ograve; questa storia con piombo vivo.
&nbsp;
&nbsp;
<img style="MARGIN: 0pt 10px 10px 0pt; FLOAT: left" alt="img separazione" src="http://files.splinder.com/8bf3561fdfa26d30b148d25e0107d5e9_medium.jpg" />



Devi chiamarmi sempre
con la mitraglia a salve del telefono,
coi numeri fra le dita. Bisogna
che tu mi cerchi sempre
quando lavori e quando torni a casa
senza l&rsquo;errore di pensarci sopra.
Sono la terra invasa
e come tale devi camminare
in lungo e in largo sulle mie campagne.
Fammi l&rsquo;appello mentre
la superstrada corre lungo i prati
non ti chiedere mai dove mi trovo
tu, solo di&rsquo; il mio nome
sono presente in modo necessario;
mi comand&ograve; una nascita lontana
devi commemorarla
interrogami pure, sento il sangue
versato in tanti anni di miseria
butta il cappello in aria
fa&rsquo; luce nella notte degli schiavi
coi fari della macchina e con gli occhi.
&nbsp;
&nbsp;
<img style="MARGIN: 0pt 10px 10px 0pt; FLOAT: left" alt="img separazione" src="http://files.splinder.com/8bf3561fdfa26d30b148d25e0107d5e9_medium.jpg" />



L'amore &egrave; rosa del deserto, pi&ugrave; si
spacca e pi&ugrave; genera pietre nuove.
Dei petali di selce gli occhi chiusi
sentono solo i tagli, che si muove
qualcosa di violento addosso a loro
di sasso, che li sfregia come spilli
e continua a gettare dei lapilli
come corna in frantumi, ghiaccio, toro.
&nbsp;
&nbsp;
<img style="MARGIN: 0pt 10px 10px 0pt; FLOAT: left" alt="img separazione" src="http://files.splinder.com/8bf3561fdfa26d30b148d25e0107d5e9_medium.jpg" />



Alcune cose reputo piacenti
in questa vita che non mi d&agrave; pace:
bere del vino bianco col panino;
avere dei gattini certosini;
guardare una persona come tutti
sulla sedia a rotelle mentre ride;
andare al ristorante &ldquo;Piero e Pia&rdquo;
quando qualcuno mi viene a trovare.
Di tutte queste cose si materia
la mia incredibile solitudine.
&nbsp;
&nbsp;
<img style="MARGIN: 0pt 10px 10px 0pt; FLOAT: left" alt="img separazione" src="http://files.splinder.com/8bf3561fdfa26d30b148d25e0107d5e9_medium.jpg" />



Com'&egrave; facile essere soli
com'&egrave; difficile essere soli sempre
com'&egrave; comune essere soli dopo i 40 anni
com'&egrave; comune non esserlo
com'&egrave; unico l'amore da ragazzi, com'&egrave; conturbante
com'&egrave; difficile e comune l'amore giovane
com'&egrave; banale chiamare amore quello da grandi
se per decenni hai creduto amore quello da giovani
come la primavera e la morte ti distruggeranno l'amore
come ne getteranno le fondamenta
la primavera inseguir&agrave; l'inverno
e l'inverno la primavera
si ricorderanno
si rincorreranno
come sar&agrave; eterno l'amore a nessuna et&agrave;
tuffato nella solitudine
tuffato nella morte sua antagonista
Orfeo guarder&agrave; sempre avanti
Euridice sempre indietro
com'&egrave; difficile sostenere il decreto 
e leggere il cognome della vita!
&nbsp;
&nbsp;
<img style="MARGIN: 0pt 10px 10px 0pt; FLOAT: left" alt="img separazione" src="http://files.splinder.com/8bf3561fdfa26d30b148d25e0107d5e9_medium.jpg" />



Povera la mia mente gialla e viola
con il suo carotaggio in primavera
quando la terra-ghiaccio malrisponde 
la porta in faccia dalle coccinelle
&nbsp;
povera mente mia schiava e ribelle
insalivata e invelenita ognora
il ragno che si perde sulla tela
che smarrimento con tutto quel sole
&nbsp;
la mia povera mente serva e imbelle
inetta a far cadere le muraglie
tanto quanto ad erigerle, con mosche
ballerine di valzer nella luce
&nbsp;
mia mente rovinata in meraviglie
pallida e assorta come un meriggiare,
quel buco nella terra arroventata
difficile da amare e da lasciare...
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Anna Lamberti Bocconi

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    <title type="html"><![CDATA[Cicerone3: La maldicenza]]></title>
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    <published>2009-11-17T16:46:20+01:00</published>
    <updated>2009-11-17T16:46:20+01:00</updated>
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      <name>AFoderaro</name>
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    <![CDATA[<p><img alt="" src="http://files.splinder.com/b76ed1fc51032cfd3f68d068e0c1aadc.jpeg" />

&nbsp;
Vorrei sottoporvi un argomento di cui paradossalmente pochissimo si parla, ma di cui quotidianamente la stragrande maggioranza delle persone consapevolmente o meno fa uso, condannando senza appello, giudicando senza riflettere. L&rsquo;argomento &egrave; la Maldicenza. La vittima della diceria malevola &egrave; un soggetto privato di qualsiasi diritto, anche della pi&ugrave; elementare autodifesa, essa diviene oggetto della lingua degli altri che censurano senza sapere e sentenziano senza conoscere, chi dice e chi ascolta sacralizza la detrazione come assoluta verit&agrave;, il dubbio deve essere spazzato via, ma in realt&agrave; lo stesso dubbio &egrave;, in qualche modo, un cedimento al pettegolezzo. Se ci si pensa bene, la peculiarit&agrave; malefica della maldicenza viene, spesso, utilizzata dal potere dei mass-media per orientare l&rsquo;opinione pubblica.
Ad esempio qual &egrave; l&rsquo;immagine degli stranieri che viene fuori attraverso i nostri mezzi d&rsquo;informazione? I rumeni stupratori e rapinatori, i rom topi d&rsquo;appartamento e rapitori di bambini, gli islamici terroristi e nemici culturali, i senegalesi e simili vu cumpr&agrave; e spacciatori, le minoranze sessuali non sfuggono ai pregiudizi: gli omosessuali sono in genere adescatori e i trans dediti alla prostituzione, per non parlare dei siciliani che sono mafiosi. In tempi di gravi crisi economiche e sociali, dove la disoccupazione dilaga, il collante comunitario viene meno e cresce la paura e la disperazione. Il potere politico non assume mai su di se la responsabilit&agrave; delle crisi sociali, ma indica all&rsquo;opinione pubblica l&rsquo;altro, il diverso, che non ha il potere di farsi ascoltare, come la causa di tutti i mali comuni. In fondo il capro espiatorio riveste tale funzione, sgravare gli individui e la societ&agrave; dalle proprie colpe. Il guaio &egrave; che il capro espiatorio, di solito, non &egrave; un Cristo, non sceglie di assumere su di s&eacute; colpe universali per redimerle. Esso, di conseguenza, &egrave; doppiamente violentato: primo in quanto accusato di colpe che non ha commesso secondo perch&eacute; costretto al sacrificio.
Il capro espiatorio &egrave; in fondo un soggetto su cui &egrave; inizialmente praticata la maldicenza, che si trasforma in calunnia e quindi in colpa. La denigrazione &egrave; un vizio tipicamente umano cui &egrave; difficile sfuggire. 
Perch&eacute; gli individui non si sottraggono alla diffamazione, ma anzi contribuiscono ad alimentarla?
&nbsp;&Egrave; in dubbio che le persone amano raccontare e ascoltare, quando l&rsquo;argomento del discorso, condito da un pizzico di pettegolezzo, &egrave; un soggetto conosciuto, il tema diviene piacevolmente interessante. Nel parlare, il riferire qualcosa di qualcuno, provoca nei protagonisti un perverso godimento, dissimulato da una finta indignazione e da giudizi gratuiti di condanna. Qualsiasi visione positiva sulla persona, edificata lentamente dalla conoscenza e dalla frequentazione, &egrave; improvvisamente azzerata. Rimane in piede solo la calunnia.&nbsp; &ldquo;&hellip;sul giornale cittadino c&rsquo;era la notizia degli avvenimenti della notte: Libotz, padre e figlio, ubriachi, rissa con la polizia e cos&igrave; via. Il figlio non poteva rettificare la notizia affermando che solo il padre era ubriaco, giacch&eacute; sarebbe stato accusarlo.&rdquo;. L&rsquo;oste l&rsquo;unico &ldquo;amico&rdquo; rimastogli, rimproverer&agrave;, Libotz figlio, di essersi ubriacato e nonostante Libots respingesse sdegnosamente l&rsquo;addebito, l&rsquo;amico pareva non ascoltarlo e ripete la calunnia, poich&eacute; &ldquo;l&rsquo;oste apparteneva a quel genere di persone che non si fanno correggere e nemmeno possono ricevere un&rsquo;informazione in pi&ugrave; se son gi&agrave; di parere diverso&rdquo;<a title="" style="mso-endnote-id: edn1" href="#_edn1" name="_ednref1"></a><a title="" style="mso-endnote-id: edn1" href="#_edn1" name="_ednref1"></a><a title="" style="mso-endnote-id: edn1" href="#_edn1" name="_ednref1">[i]</a>. Anche gli amici pi&ugrave; intimi non si curano di sapere la verit&agrave;, poich&eacute; essi non vogliono rinunciare a quel piacere orgasmico offerto dalla diffamazione. Solo l&rsquo;amicizia dei buoni resiste alla calunnia, come diceva Aristotele, ma lo stagirita precisava che questo tipo di amicizia &egrave; assai raro. 
Tommaso D&rsquo;Aquino nella Summa Teologica poneva la maldicenza come peccato mortale. 
&Egrave; fuori&nbsp; da qualsiasi dubbio che la vittima della diceria subisce un danno irreparabile, la maldicenza &egrave; come un pugno di farina gettato al vento. 
Si noti come l&rsquo;infamia del pettegolezzo colpisce, non solo la vittima, ma anche chi racconta e chi ascolta, questi ultimi si comportano non dissimilmente dagli untori: distruttori della vita altrui.
&nbsp;


Perch&eacute; la maldicenza riscuote tanto successo? 

&nbsp;

&nbsp;


Una prima risposta a questa intrigante domanda pu&ograve; dipendere da un improvviso rimescolamento di rapporti di potere tra chi ascolta e/o pronunzia la calunnia e la vittima. &Egrave; chiaro che il soggetto passivo della detrazione si trovi, improvvisamente, in uno stato d&rsquo;inferiorit&agrave; psicologica e sociale di fronte a chi sa o crede di sapere. Ognuno di noi, nessun escluso, &egrave; affetto da debolezze, e neppure l&rsquo;individuo pi&ugrave; masochista, le scoprirebbe pubblicamente. Quasi tutti noi siamo pronti a vedere la pagliuzza nell&rsquo;occhio dell&rsquo;altro, senza accorgerci della trave che sta nel nostro. Nello stesso tempo, il maldicente nell&rsquo;amplificare, distorcere, falsificare e ingigantire le debolezze degli altri tende a minimizzare, giustificare e rendere accettabili alla sua coscienza i propri sensi di colpa. &Egrave; l&rsquo;altro il malvagio, le mie debolezze a confronto sono dei capricci infantili, cos&igrave; ragiona il detrattore. Si opera una sorta di ribaltamento della realt&agrave;: la trave nel mio occhio &egrave; ridotta a pagliuzza e la pagliuzza dell&rsquo;altro magicamente si trasforma in trave.


&Egrave; possibile sfuggire alla maldicenza? 
No, poich&eacute; la maldicenza mi appare come un virus genetico di cui &egrave; affetta l&rsquo;umanit&agrave;, una sorta di peccato originale, la cui natura pare abbia reso gli uomini atti ad aggredirsi l&rsquo;un l&rsquo;altro, come affermava il buon Hobbes. 
A una pi&ugrave; attenta riflessione, il virus genetico mi sembra di natura sociale; in effetti, nei bambini, che sono il paradigma tra ci&ograve; che &egrave; per natura e quello che &egrave; sociale, non s&rsquo;incontra la maldicenza nelle stesse forme degli adulti, come negli stessi non vi &egrave; un vero e proprio pregiudizio razziale. Non cedere alla detrazione &egrave; quindi possibile a condizione che l&rsquo;individuo si riprogrammi e si rieduchi. Riprogrammarsi significa accettare la fatica della riflessione come habitus e abbandonare la comoda scorciatoia del pregiudizio, che ci fornisce &ldquo;verit&agrave;&rdquo; preconfezionate senza sforzo. Rieducarsi significa sviluppare il senso critico e rifuggire da giudizi affrettati e gratuiti, esprimendosi dopo un ponderato e accurato esame. 
Come si pu&ograve; concretamente evitare il pettegolezzo?

Propongo due soluzioni:


    Ricorrere all&rsquo;afasia
    Neutralizzare la maldicenza con l&rsquo;atarassia.

La prima soluzione presenta un piccolo neo, poich&eacute; la semplice sospensione del giudizio &egrave; in qualche modo un leggero cedimento al pettegolezzo.
La seconda soluzione mi pare pi&ugrave; efficace, anche se pi&ugrave; difficile da attuare.
&nbsp;
&nbsp;Cicerone 3



<a title="" style="mso-endnote-id: edn1" href="#_ednref1" name="_edn1">[i]</a> August Strindberg, Il capro espiatorio

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    <published>2009-11-16T00:34:48+01:00</published>
    <updated>2009-11-16T00:34:48+01:00</updated>
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    <![CDATA[<p><img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; DISPLAY: block" alt="Melo Klimt" width="461" height="448" src="http://files.splinder.com/9e3c079db2d40a5c8c1d0c29cab97f86_medium.jpg" />

Una domenica al seguito di vecchi ricordi e personaggi appena nati, ma gi&agrave; tanto vecchi da non aver avuto diritto ad una esistenza letteraria. Fogli sparsi in cento pile diverse, ognuna con il suo nome niente affatto coincidente con quanto &egrave; scritto nei testi che raccoglie.
La voglia di creare una nuova comunit&agrave; di pensieri lo spinge a cercare una ragione. Eppure niente &egrave; meno razionale di una creazione, un istinto che si abbatte sui progetti e sconquassa qualunque codice. E&rsquo; il senso di vuoto che echeggia l&rsquo;urlo di tutti quegli uomini e quelle donne sepolte nell&rsquo;impossibilit&agrave;. Deve rispondere a quel richiamo.
Non ha importanza quanto essi potranno ritrovarsi. Deve esumarli. La vicenda &egrave; gi&agrave; suddivisa in venti parti, dieci principali e dieci secondarie. Esistono due eventi fuori dalla linea della narrazione. Quattro sono gli episodi paralleli. Le storie che corrono parallele sono almeno tre. Il dialogo scandisce la prima, la narrazione la seconda, l&rsquo;epistolario l&rsquo;ultima. I soggetti sono attuali. La trama &egrave; antica. Si ripete ancora, ma non &egrave; nuova. E&rsquo; tutto reale eppure non palpabile. Bisogna credere alle parole anche quando disegnano sfumature indecifrabili.
Lascia che dicano perch&eacute; raccontarli sarebbe impresa vana. Conosce ogni dettaglio della loro vita, ma ne conceder&agrave; brevi frammenti a chi legge. Il vuoto &egrave; assai pi&ugrave; necessario del pieno.
Serve un inizio. La fine verr&agrave;. Il corpo centrale ha bisogno di un calendario ridotto.
Pochi giorni e tutti si avvieranno verso le ultime pagine. Assiste alla nascita. Tutto &egrave; pronto.
Lui &egrave; l&rsquo;unico a non esserlo giacch&eacute; deve ancora vivere quello che scriver&agrave;. Tutti attendono che lui scriva. Conosce gli odori, i rumori. Inventa gli amori e la fine di ogni azione.
Eppure &egrave; la nascita che invoca il suo nome. Sar&agrave; un titolo.
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Pasquale Esposito
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    <title type="html"><![CDATA[Abele Longo: piste fuori strada]]></title>
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    <published>2009-11-14T00:14:42+01:00</published>
    <updated>2009-11-14T00:14:42+01:00</updated>
    <author>
      <name>AFoderaro</name>
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    <content type="html" >
    <![CDATA[<p><img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; DISPLAY: block" alt="portrait_of_george_dyer_riding_a_bicycle_1966" src="http://files.splinder.com/8239f85fd344e6bb3f24be44d7f98401_medium.jpg" />
&nbsp;
&nbsp;
Nino e Federico
&nbsp;
Immagino una pacca o una carezza
dopo aver inseguito insieme delle note.
Un&rsquo;intesa che a Nino 
non riusc&igrave; nemmeno con Luchino 
ma che con Federico accanto
diventava un&rsquo;alchimia quanto
quella che unisce il cielo al mare,
le dita allo strumento, le foglie al vento.
&nbsp;
&nbsp;
Settime

Successioni di accordi&nbsp;
di dissonanze, flutti
che s&rsquo;infrangono contro
come nidi di corde 
e sassi nelle tasche.
Un tempo pedalava 
l&rsquo;organo alle funzioni.
&nbsp;
Solo quel tempo quiete
dalle tasche bucate 
provoca la scintilla, 
martelletti di fuoco&nbsp;
di note che improvviso 
divampa sulla coda 
nera del pianoforte.
&nbsp;
&nbsp;
Ninna nanna in fondo al mare
&nbsp;
Ninna nanna in fondo al mare
il bimbo non sa nuotare
non l&rsquo;ha visto la marina
la finanza era in cucina
un maiale in mongolfiera
lo saluta e buona sera
hanno chiuso i loro occhietti
nei nidi gli uccelletti
Ninna nanna in fondo al mare
il bimbo prova a pregare
il dio delle sue parti
non raccoglie fiorellini
va in giro per i prati
adesca tutti i bambini
anche gli angeli e la mamma
prega bimbo fai la nanna 
Acqua santa che ti bagna
quale santo ti accompagna
bolli bolli pentolino
pappati questo piccino
lo rimescola la notte
e nessuno se ne fotte
la paura fa bub&ugrave;
e il bimbo non c'&egrave; pi&ugrave;.
&nbsp;
&nbsp;
Stormy Weather
&nbsp;
Un temporale si abbatte
mentre sono in bicicletta
vuota la mente
sfiora a filo d&rsquo;erba
&nbsp;
vermi che si torcono 
nella terra nuda
maciullati dall&rsquo;insania
di piste fuori strada
&nbsp;
belati di pecore
coprono lo schianto
a casa mia figlia 
chieder&agrave; una storia
&nbsp;
nella penombra 
della sua stanza
ogni goccia distilla
l&rsquo;inverno che cade.
&nbsp;
&nbsp;
Muri a secco
&nbsp;
Si condensa 
nei confini netti
di una terra 
arida di zolle 
la notte, 
&nbsp;
coi solchi chiusi 
alle falesie, 
dove il mare 
fa da ponte 
all&rsquo;universo.
&nbsp;
&nbsp;
Poeti
&nbsp;
Vi vedo in foto libri fuori stampa
uomini con barbe nere occhio brillo
donne scintillio di passioni fresche.
Allora conoscevo appena il nome
tutto sembrava succedere altrove,
mentre voi uno ad uno morivate
giovani come polipi sbattuti
sulle rocce di Badisco, sbranati
dalla vertigine di un altro volo.
Avrei voluto vedervi invecchiare
allegramente preparare il viaggio 
a Leuca con cappelli a larghe falde,
vi leggo invece nelle ore tarde
scandaglio di questa striscia di terra.
&nbsp;
&nbsp;
Il re della pizzica
&nbsp;
Furono donne tenere a inventare
le tarante sull&rsquo;aia intorpidite
e come cardi duri a sanguinare
accordi di tabacco sui telai.
&nbsp;
Le vuole tutte sullo stesso palco
un re con la valigia di cartone,
padre di figli ossuti e silenziosi
che singhiozza il suo canto alle ranocchie.
&nbsp;
Mare di grano che pieghi la schiena
al giallo luccicante dei sonagli,
anche le ranocchie gli fanno il verso
quando scioglie al sole sudore e pianto.
&nbsp;
Mare di tufo dai denti di squalo
dei venti che regolano la pesca,
non burlarti pi&ugrave; del re della pizzica
che s&rsquo;inventa cicala e muore spigola.
&nbsp;
&nbsp;
Le cose di una vita
&nbsp;
Una striscia di case sul mare
un branco di cani
l&rsquo;inverno dei tossici randagi.
&nbsp;
La tenga bene signora &egrave; morta
qui mia madre sola di crepacuore.
&nbsp;
Fu un rumore in cucina a svegliarla,
i cani che guaivano.
&nbsp;
Una delle due consol&ograve; l&rsquo;altra.
&nbsp;
Conosce la rotta del vento
la polvere che sfida
le cose di una vita.
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Abele Longo
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    <title type="html"><![CDATA[Esercizio filosofico: la virtù della sincerità (tra pubblico e privato)]]></title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://filosofipercaso.splinder.com/post/21679219/Esercizio+filosofico%3A+la+virt" />
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    <published>2009-11-12T01:02:00+01:00</published>
    <updated>2009-11-12T01:02:00+01:00</updated>
    <author>
      <name>AFoderaro</name>
      <uri>http://filosofipercaso.splinder.com</uri>
    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>Qui di seguito le riflessioni dei nostri commentatori sul seguente &nbsp;<a href="http://filosofipercaso.splinder.com/tag/stefano+zampieri">post</a>: Rileggendole in questa nuova &ldquo;posizione&rdquo; - che spero dia a tutti la luce meritata - concorderete con me che hanno realizzato un vero e proprio esercizio filosofico.
Partendo, infatti, da una breve riflessione proposta dal Prof. Zampieri sulla sincerit&agrave; vissuta sia sul piano pubblico che privato e che, come ben ricorderete, scaturiva da un fatto di cronaca qui volutamente non citato, gli intervenuti hanno diversamente sviluppato ed in alcuni caso sviscerato la tematica proposta con appassionata partecipazione e (come nel commento finale) con un pizzico di amara ironia.
Nel riproporli ne ho modificato parzialmente l&rsquo;impostazione (per fedelt&agrave; ai contenuti potete fare riferimento agli originali in calce al post nello spazio predisposto ai &ldquo;commenti&rdquo;) al fine di permettere a qualunque lettore di confrontarsi con le affermazioni di tutti senza rimanere impigliato nel &ldquo;botta e risposta&rdquo; (che in alcuni casi &egrave; diretto e personale) e poter cos&igrave; liberamente riflettere e trarre le proprie conclusioni.
Grazie a tutti per questa esperienza che contraddice il luogo comune secondo il quale la &ldquo;rete&rdquo; ed il &ldquo;virtuale&rdquo; non sono spazi &ldquo;reali&rdquo; di confronto, relazione e crescita.

&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Antonella Foderaro
&nbsp;
<img alt="016HenriMatisseDance" style="display: block; margin: 0px auto 10px; width: 456px; height: 310px; text-align: center" src="http://files.splinder.com/f8bd2d2ee5f2e497972922b2b8709974_medium.jpg" />
&nbsp;

Ritengo che non sia obbligatorio essere pubblicamente quello che siamo nei nostri fatti privati, nel senso che non &egrave; necessario ostentare quello che si &egrave;. Cos&igrave; come credo che sia la gente &ndash; il contesto &ndash; ad obbligare le persone a mostrarsi diverse da come sono, per la naturale tendenza di tutti a chiedere agli altri particolari della vita privata per permettere loro di essere quello che vogliono essere.
La sincerit&agrave; e l&rsquo;accettazione di s&eacute; non corrispondono necessariamente al &ldquo;vomitare&rdquo; se stessi sugli altri.
Mi spiego meglio: mettiamo che il signor X faccia l&rsquo;avvocato e che sia bravissimo a farlo, ma che, per vivere, debba lavorare per uno studio di avvocati e mettiamo anche che il signor X abbia una vita sessuale disordinata ed alcuni vizi privati che non &egrave; obbligato a rendere pubblici, qualcuno potr&agrave; biasimare il signor X se mente sulla sua vita privata per non essere licenziato, visto che i suoi datori di lavoro gli chiedono di mostrare pubblicamente una facciata irreprensibile?
Riportando ci&ograve; sul piano politico, secondo me gli elettori (che sono i datori di lavoro del politico) non possono biasimare un bravo ed appassionato politico che mente per poter fare il suo lavoro, visto che gli chiedono cose che con la politica non hanno nulla a che vedere.
Altro caso &egrave; quello di chi, pessimo avvocato (o medico o politico), riesce ad ottenere un posto solo attraverso la costruzione di un&rsquo;immagine falsa.
Credo che oggi sia questo il problema che la politica italiana sta affrontando e, comunque, mi chiedo se anche questa non sia responsabilit&agrave; dei &ldquo;datori di lavoro&rdquo;, cio&egrave; di chi non &egrave; capace di apprezzare la preparazione e la competenza e guarda soltanto i fatti privati.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;Patricia Panebianco
&nbsp;
Credo che tutti noi abbiamo il dovere dell&rsquo;onest&agrave;. E&rsquo; un dovere che abbiamo prima di tutto con noi stessi, poi con le persone che amiamo.
Un personaggio pubblico deve essere trasparente.
Non ne faccio una questione di moralit&agrave;, non m&rsquo;interessa, ma ho il diritto di pretendere che chi fa politica non sia ricattabile perch&eacute;, inevitabilmente, chi si trova in questa situazione subisce condizionamenti, i pi&ugrave; disparati.
Non si tratta, per&ograve; solo di politici, parlo di chi dice tutto il male possibile delle coppie di fatto, forte di una famiglia &quot;benedetta&quot;, ma &quot;disastrata&quot;. Non &egrave; mica facile essere onesti. E&rsquo; una grande fatica per tutti. C&rsquo;&egrave; chi ci prova, c&rsquo;&egrave; chi cade &hellip; ammettere, ammettere che siamo deboli, &egrave; gi&agrave; gran prova di onest&agrave;. 
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Stefania Crozzoletti
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
La sincerit&agrave;? Ho conosciuto tante persone usare questa parola come una veste per vendere con successo merce avariata, ma anche buona. Pi&ugrave; che di virt&ugrave; perduta parlerei di virt&ugrave; estinta, ma ci si arricchisce molto con le riproduzioni e i falsi d&rsquo;autore. 
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Vittoria *Anonima*
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
In linea generale sono d&rsquo;accordo con quanto affermato dall&rsquo;autore, perch&eacute; la virt&ugrave; dovrebbe sempre accompagnarsi all&rsquo;impegno politico. Ma c&rsquo;&egrave; anche una tradizione che scinde etica e politica e che afferma che il politico, per fare il suo mestiere, non deve essere integerrimo ma capace di fare delle cose giuste in un mondo tutto sbagliato.
Io ritengo che una persona che fa del sesso a pagamento non possa essere un buon politico. Non &egrave; una questione etica, a me non interessa, ma la &ldquo;doppia&rdquo; vita per quanto possa essere uno sfogo e per quanto frequentare sordidi ambienti possa avere anche una specie di fascino letterario, non sia addice a uomo pubblico. 
Quest&rsquo;ultimo ha una privacy ridotta. 
So bene che sono tanti i politici e gli uomini pubblici che hanno una doppia vita senza che nessuno lo sappia &hellip; per questo il potere &egrave; qualcosa di orrendo.
Sincerit&agrave;, onest&agrave;, limpidezza, sono virt&ugrave; faticose, ma almeno le si guardi come ad un &ldquo;dover essere&rdquo; &hellip;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Giuseppe Barreca
&nbsp;
&ldquo;Le umane virt&ugrave;&rdquo; &ndash; Io parto sempre dal titolo perch&eacute; penso sia la sintesi di una riflessione: &ldquo;La nostra virt&ugrave; perduta&rdquo;.
Dividere la vita di un uomo in vizi e virt&ugrave; sarebbe noioso e semplicistico per cui trascurer&ograve; quest&rsquo;aspetto &hellip; quando divenne pubblica la storia delle macchine (escort) rimasi stupito non del fatto che un uomo ricco e potente andasse a letto con donne &ldquo;disponibili&rdquo;, ma dello scenario che si era costruito intorno a questa faccenda. Ora la cosa si ripete. I temi che emergono (e s&rsquo;intrecciano) sono talmente tanti e vari (politici, etici, morali, religiosi, economici etc..) che in questo commento &egrave; impossibile affrontarli in modo approfondito, quindi cercher&ograve; di essere sintetico (come sempre).
Le considerazioni pi&ugrave; &ldquo;gettonate&rdquo; sono:
1&deg; un uomo politico deve saper amministrare bene la cosa pubblica quindi la sua vita privata non condiziona il suo operato ed il conseguente giudizio nei suoi confronti;
2&deg; un uomo politico deve/non deve essere rispettato nella sua privacy;
3&deg; un uomo politico deve avere una vita privata moralmente ineccepibile;
4&deg; un uomo politico deve essere d&rsquo;esempio a tutti i cittadini;
5&deg; un uomo politico deve essere trasparente ed onesto
6&deg; un uomo politico deve &hellip;
La domanda che nasce spontanea &egrave; questa: davvero noi tutti crediamo che il moderno uomo politico (ed anche qualcuno del passato) possa esprimere le migliori virt&ugrave; umane?
Ce ne illudiamo perch&eacute; l&rsquo;illusione culla molto di pi&ugrave; della realt&agrave;.
Cos&rsquo;&egrave; un politico? Un uomo o un&rsquo;idea di uomo?
I meccanismi della politica sono chiari a tutti quindi &egrave; inutile stupirsi di qualcosa che sappiamo gi&agrave;. Tuttavia la riflessione ci richiama alla virt&ugrave; perduta.
Faccio fatica a pensare ad una virt&ugrave; perduta perch&eacute; personalmente detesto le giustificazioni (anche se a volte sono un buon antidolorifico) e non mi piacciono le divisioni radicali. Quale virt&ugrave; abbiamo perso veramente? Quella di credere in qualcosa che l&rsquo;uomo fa fatica ad accettare (cio&egrave; di credere in valori che contrastano fortemente con l&rsquo;essere dell&rsquo;uomo) o quella di credere nel politico risolutore, messaggero di grandi ideali?
Mi viene in mente un famoso discorso di Robert Kennedy nel quale egli cit&ograve; Eschilo: &ldquo;Anche mentre dormiamo, il dolore che non riesce a dimenticare cade goccia a goccia sul nostro cuore fino a quando, pur nella nostra disperazione e persino contro la nostra volont&agrave;, la saggezza prevale attraverso la grazia di Dio&rdquo;.&nbsp;La saggezza dell&rsquo;uomo &egrave; anche la sua perdizione. Noi aspiriamo ad essere uomini, ma la nostra indole ci tira sempre per la giacchetta. I nostri tentativi sono encomiabili perch&eacute; nonostante le carenze (verso un ideale di sicuro valore) lottiamo contro il nostro stesso essere &ndash; nel &ndash;mondo. 
La virt&ugrave; non &egrave; perduta perch&eacute; &egrave; convivente con il vizio.
L&rsquo;onest&agrave; si esprime con l&rsquo;accettare le nostre debolezze e la consapevolezza che il potere &egrave; il soggiorno pi&ugrave; comodo dell&rsquo;uomo. Non &egrave; la virt&ugrave; ad essersene andata, ma l&rsquo;informazione che ci richiama alla dimenticanza. Quello che pensiamo aver perduto &egrave; solo un trucco dell&rsquo;uomo moderno che maschera la sua inettitudine con morali mai gradite. Se vogliamo che le cose cambino dobbiamo impegnarci su due aspetti: sull&rsquo;uomo e sulla gestione del potere.
Il potere &egrave; un miele pericoloso ma noi api lavoriamo operosamente per la sua produzione e regolamentazione.
Chi detiene un potere deve sapere che ci&ograve; che gli &egrave; dato &egrave; solo una concessione temporanea, uno strumento, un essere &ndash; per &ndash; la comunit&agrave; (e non un essere-per-se stesso) al servizio del cittadino-uomo e non dell&rsquo;uomo e basta.
Lavorare sull&rsquo;uomo &egrave; molto pi&ugrave; complicato, siamo un essere in costruzione con teorie e dottrine di grande spessore, ma con un agire pratico di facile squallore.
Per concludere ritorno sulla mia affermazione iniziale relativa allo &ldquo;scenario&rdquo; in cui tutto ci&ograve; ha avuto &ldquo;luogo&rdquo; e che avevo detto avermi stupito: penso che la figura del leader pubblicizzata a pi&ugrave; non posso negli ultimi tempi sia la cosa pi&ugrave; deleteria della politica. Un leader deve coordinare una rappresentanza (scelta dal popolo) e se dovesse commettere un errore, senza fare drammi si sostituisce con un altro membro della stessa rappresentanza. 
Perch&eacute; logiche misere devono stravolgere un pensiero cos&igrave; nobile come la politica? L&rsquo;ipocrisia non risiede nell&rsquo;errore umano, ma nell&rsquo;esaltazione della figura del salvatore o dello sceriffo. L&rsquo;uomo politico &egrave; la punta di una penna e noi, come l&rsquo;inchiostro, ne regoliamo l&rsquo;azione. Il politico non &egrave; il figlio di un dio venuto su questa terra per salvare le pecorelle smarrite, anche lui fa parte del gregge. Come scrisse Heidegger: &ldquo;l&rsquo;uomo &egrave; il pastore dell&rsquo;essere&rdquo;, dunque l&rsquo;uomo deve cercare la strada smarrita dell&rsquo;essere e non soffermarsi sulle sue amenit&agrave;. Partendo dal suo essere - nel &ndash; mondo deve percorrere la retta via (sicuramente piena di ostacoli e di continue contraddizioni), ma con il suo carico d&rsquo;iniquit&agrave; deve viagiare verso nuovi lidi dove conciliare il suo lato oscuro (uomo/potere) con la sua forza inespressa (l&rsquo;essere).
Se il politico moderno, sintesi dei mali dell&rsquo;uomo, mi delude, l&rsquo;Eschilo del passato mi rincuora perch&eacute; questo significa che una speranza ancora alberga in questo piccolo pastore.
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&nbsp;
I nostri politici ci rappresentano perch&eacute; noi stessi li abbiamo eletti. E&rsquo; inutile accanirsi sul loro mal costume quando padri di famiglia violentano i propri figli o vanno con prostitute minorenni e le stesse madri mandano le proprie figlie a farlo &hellip; da dove cominciare a cambiare? Da ognuno di noi che ha comunque in un modo o nell&rsquo;altro preso e continua a prendere parte alla condizione di questa societ&agrave;.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Marinella Morati
&nbsp;
Perch&eacute; il politico o anche il cittadino privato che ha una doppia vita fatta di eventi scabrosi non &egrave; sincero? La sincerit&agrave; &egrave; la virt&ugrave; pi&ugrave; difficile e, credo, non solo perch&eacute; richiede coerenza ma, a mio parere, soprattutto perch&eacute; esige un esame su se stessi. Per essere sinceri con gli altri occorre esserlo prima di tutto con se stessi. Pi&ugrave; la nostra colpa &egrave; vergognosa pi&ugrave; questo non avviene. E' rarissima la disposizione d'animo capace di veder il peggio di s&eacute; e mostrarlo agli altri. I pi&ugrave; non sono in grado neanche di ammetterlo a se stessi. Forse tutti, chi in massima chi in minima parte, siamo insinceri riguardo a noi stessi. Forse &egrave; veramente trasparente solo chi non niente o poco di cui doversi vergognare. Forse, anche se potr&agrave; sembrare banale, la saggezza (anche quella politica) sta nel ricordarsi di avere responsabilit&agrave; in modo da stare lontani dagli eccessi e non avere nulla di grave di cui vergognarsi.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
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&nbsp;
Nell&rsquo;affermazione che la vita privata degli altri appartiene di diritto al giudizio di noi tutti e nel rappresentare il noi tutti&nbsp;come un monolite o un gregge ordinato io non mi riconosco assolutamente. Affermare di essere sconcertato di fronte all'immoralit&agrave; privata&nbsp;cosa significa? Che cosa &egrave; l&rsquo;immoralit&agrave;? Che cosa &egrave; morale? su quali basi si stabilisce ci&ograve; che &egrave; morale? in base all&rsquo;educazione cattolica, all&rsquo; educazione liberal-borghese, a quella proletaria, a quella delle favelas o quella della propria esperienza personale? Il grande Spinoza affermava che l&rsquo;immoralit&agrave; in natura non esiste e che essa &egrave; semplicemente una convenzione sociale e aggiungerei una convenzione sociale confacente agli interessi delle classi dominanti. Si parla poi di coerenza di tutti noi tra quello che noi intimamente sentiamo di essere e la nostra vita pubblica. Certo questa coerenza sarebbe possibile se vivessimo in una societ&agrave; che considerasse la diversit&agrave; come normalit&agrave;, in cui l&rsquo;eros potrebbe esprimersi in tutte le sue sfaccettature, in cui nessuno giudicasse l&rsquo;intimit&agrave; naturale dell&rsquo;altro. In realt&agrave; viviamo in una societ&agrave; sessuofobica, repressiva, formalista in cui l&rsquo;individuo non &egrave; una persona in carne ed ossa, ma un concetto omologato e omologabile dove la diversit&agrave; &egrave; vista come un attacco al sistema. Come fa un ragazzino che si scopre omosessuale a esprimere pubblicamente la propria intimit&agrave;? la cosa meno grave e pi&ugrave; tenera che gli possa capitare &egrave; di essere deriso e sbeffeggiato dai suoi stessi coetanei. Tutti noi, nessuno escluso, in qualche modo viviamo la dicotomia tra il pubblico e il privato. Affermare poi che non &egrave; il fatto in s&eacute; che va riprovato (questo lo lasciamo fare ai bigotti) ma soffermandosi in seguito proprio su di esso e sottolineando che esso significhi vivere un&rsquo;inconfessabile vita notturna di marginalit&agrave;, di sesso estremo, di esagerazioni, non &egrave; contraddittorio?&nbsp;Si continua con la nostalgia di quella virt&ugrave; che un tempo s&rsquo;insegnava negli oratori &hellip; io ho passato la mia infanzia e adolescenza all&rsquo;oratorio, sapeste che razza di virt&ugrave; ho imparato &hellip; sorvoliamo &hellip; Senza questa famigerata virt&ugrave; della sincerit&agrave; noi saremmo costretti a vivere la dissociazione e l'incoerenza, la follia e la disperazione, forse non ci siamo accorti che tutti siamo gi&agrave; dissociati, incoerenti, folli e disperati.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Cicerone 3
&nbsp;
Proprio perch&eacute; mi dedico al colloquio con gli altri so (per esperienza e non per teoria) quanta sofferenza noi tutti viviamo, quanta difficolt&agrave; incontriamo sulla strada della nostra identit&agrave;, quanti pregiudizi, quante battaglie, ognuno di noi deve vincere e non mi sfugge certamente che la morale non &egrave; un valore assoluto, ma un percorso, una scelta.
Ci&ograve; che invece pu&ograve; sfuggire e che questo percorso non si fa da soli, che non siamo isole nell&rsquo;oceano, che non siamo monoliti, monadi, cristalli e che non vale dunque il ragionamento che sostiene &ndash; argomento per altro molto in voga ai nostri tempi &ndash; che in fondo ognuno dovrebbe poter fare ci&ograve; che crede senza che gli altri lo debbano giudicare.
Questa che pare un&rsquo;affermazione di libert&agrave; &egrave; invece la prima trappola in cui si cade quando la libert&agrave; cerchiamo di viverla proprio perch&eacute; deriva dal precedente principio, quello stesso per cui ci illudiamo di essere soggetti isolati, autosufficienti e non ci rendiamo conto di essere invece le nostre relazioni, di essere &ldquo;animali razionali dipendenti&rdquo; e che alla luce di tutto questo dovremmo ripensare molte delle nostre scelte.
Ci apparirebbe allora che il nostro piacere pu&ograve; essere dolore, sofferenza, umiliazione altrui e che la nostra libert&agrave; &egrave; condivisa. Infine potremmo scoprire che la virt&ugrave; che oggi manca e proprio quella che ci impedirebbe di nasconderci a noi stessi prima che agli altri: la sincerit&agrave;. Guardarsi negli occhi, trovare il senso di un dialogo.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Stefano Zampieri
&nbsp;
&nbsp;
Quando ero ragazzino, reduce da grave anemia, mi dicevano che non potevo far nulla, che ero debole di Costituzione: non mi restavano che le fialette. Ma non si trattava di quella Costituzione nominata un giorno si ed uno no da chicchessia. Era la Mia costituzione. A 18 anni mio padre, buonanima, ci ha lasciato in eredit&agrave; una escort. Era vecchiotta e non voleva saperne a tirarci su in nessun modo &hellip; ma le Ford lo sappiamo, a quei tempi erano dei veri carrettoni.... Ora tutti ad incazzarsi sulle escort e sulla costituzione tradita e vilipesa: ne so qualcosa anch'io, che le ho vissute male sin da giovane. E per questo, mi chiedo, uomo della strada quale sono: se andassi a Trans? Potrebbe diventare un'esperienza poetica (&quot;Via del campo&quot; &egrave; nata proprio cos&igrave;) o semplicemente deprimente. Molto dipende da come hai vissuto da piccolo e da cosa metti in gioco nella tua esistenza. In fondo la vita &quot;&egrave; solo uno stato d'animo&quot;.&nbsp; 
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; *Anonimo*&nbsp;
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&nbsp;<img style="WIDTH: 360px; HEIGHT: 461px" alt="" width="406" height="534" src="http://www.artinvest2000.com/picasso_vecchio-chitarrista.jpg" />

&nbsp;
La cosa pi&ugrave; strana di un essere umano &egrave; la sua esistenza H. Kudszus
&nbsp;
Non riesco ad immaginare una vita senza domande di senso eppure mi accorgo che la maggior parte delle persone non se ne pone e prosegue beatamente la propria esistenza nella pi&ugrave; supina ignoranza.
Chi sono, da dove vengo, che senso ha la mia vita? 
Non c&rsquo;&egrave; tempo per porsi simili interrogativi e seppure lo si avesse &egrave; meglio impiegarlo in qualcosa che dia risposte chiare e soddisfacenti, piuttosto che mettere in crisi la nostra ormai consolidata prospettiva esistenziale. L&rsquo;uomo moderno &egrave; l&rsquo;alpinista dei desideri, la sua unica domanda &egrave; la felicit&agrave; e non accetta risposte che possano minimamente far vacillare l&rsquo;equilibrio illusorio delle proprie sicurezze. Ma cosa sia questa tanto vagheggiata felicit&agrave; &egrave; difficile definirlo in maniera univoca, forse sarebbe pi&ugrave; saggio parlare di una ricerca o di un anelito costante verso ci&ograve; che riteniamo essere la nostra perfezione, la pienezza del nostro essere.
Come ci si pu&ograve; illudere oggi che la felicit&agrave; consista in un benessere puramente materiale, che ci garantisca stabilit&agrave; e sicurezza, quando tutto intorno a noi &egrave; evidentemente soggetto alla caducit&agrave;?
Noi stessi siamo effimeri, destinati naturalmente alla morte, una breve parentesi temporale che rischia di passare totalmente inosservata. Ecco allora che abbiamo bisogno di continue dimostrazioni di riconoscimento ed amore, per poter mantenere sempre accesa in noi quell&rsquo;aspirazione all&rsquo;eternit&agrave; di cui siamo inconsapevolmente imbastiti.
In verit&agrave; la cosa pi&ugrave; &ldquo;strana&rdquo; di un essere umano non &egrave; la propria fine, inevitabile, quanto la propria esistenza e la meraviglia che da sempre l&rsquo;accompagna. Come si pu&ograve; rimanere sordi al generoso canto della vita? Come ignorarne l&rsquo;unicit&agrave; e la bellezza? Come atrofizzare il proprio sguardo nel torpore dell&rsquo;indifferenza?
Se l&rsquo;esistenza non &egrave; considerata nel suo mistero allora nessuna relazione interpersonale sar&agrave; autentica, ma solo il vano tentativo di sfamare uno stomaco che non conosce saziet&agrave;.
Nella brevit&agrave; della vita &egrave; nascosto il segreto della sua bellezza, nella dedizione quello dell&rsquo;amore e per quante parole si possano inventare ed usare per spiegare quanto abbia valore la persona, nulla sar&agrave; pi&ugrave; eloquente dell&rsquo;esemplarit&agrave; del silenzio.
Forse &egrave; questo il tempo per fermarci sulla soglia della nostra finitezza e contemplare la notte che ci aspetta e sorridere e cantare quel raggio di sole che ancora ci scalda.
Antonella Foderaro
&nbsp;

Braille

Da punto a punto ho sempre visto sabbia

che cade e giri la clessidra e torna

con l&rsquo;ombra di un granello su un granello

fissa in un&rsquo;eco infissa dentro un&rsquo;eco


Oggi che ho gli occhi spenti e sento il vuoto

del tempo che rivendica il suo buio

mi so che &egrave; vita quando in eco d&rsquo;ombra

risuona cosa a nome punto a punto&nbsp;

&nbsp;


Patricia Panebianco


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    <title type="html"><![CDATA[Giuseppe Barreca: Il poeta non ha un’identità, bensì è un’entità]]></title>
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    <published>2009-11-08T16:48:00+01:00</published>
    <updated>2009-11-08T16:48:00+01:00</updated>
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    <![CDATA[<p><img alt="" src="http://www.theatlantic.com/images/issues/200711/bellow2.jpg" />
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Il libro del premio Nobel per la letteratura nel 1975, Saul Bellow (1915-2005), intitolato Il dono di Humboldt (1975), &egrave; un&rsquo;opera che si presta a diverse interpretazioni: letterarie, filosofiche, forse sociologiche.
Leggendolo come una reale autobiografia di un personaggio che non esiste invece, possono sorgere nella mente alcune considerazioni che esulano dal contesto di un&rsquo;opera che comunque consiglio a tutti di leggere. 

Il protagonista del libro, o meglio, l&rsquo;oggetto del racconto dell&rsquo;io narrante (che &egrave; l&rsquo;intellettuale Citrine), &egrave; il poeta Humboldt Fleischer. Si tratta di un amico di Citrine, anzi, del suo maestro, un poeta morto anni prima, dopo essersi minato l&rsquo;animo e il fisico. Ecco, leggendo queste pagine &egrave; scattata in me l&rsquo;idea, forse un po&rsquo; usurata, della solitudine dell&rsquo;artista, che nel libro di Bellow &egrave; ampiamente tratteggiata. La solitudine riguarda sia Humboldt, sia chi narra, ossia Citrine (e forse anche Bellow, possiamo supporre). 
&Egrave; da poco passato il 59&deg; anniversario del suicidio di Cesare Pavese. Edgar Allan Poe mor&igrave; a quarant&rsquo;anni nel 1849 fuori di s&eacute;. E poi molti artisti sono stati ubriaconi, tossici, suicidi e cos&igrave; via. Ma non &egrave; tanto questo il punto; m&rsquo;interessa sfiorare la questione del ripresentarsi, oggi, nell&rsquo;epoca contemporanea, della tecnologia, dell&rsquo;informatica, del consumismo, del problema della funzione del poeta. Siamo nell&rsquo;epoca dei festival di letteratura, dove anche i poeti hanno il loro spazio e i loro applausi. Pu&ograve; essere corretta l&rsquo;idea di aprire le porte della poesia a un pubblico ampio, non esperto. Dall&rsquo;altro lato, per&ograve;, questa modalit&agrave; di esposizione della poesia, rivolta a un pubblico vasto ed eterogeneo, reca con s&eacute; il rischio di una &ldquo;volgarizzazione&rdquo; eccessiva dei temi e delle tecniche. E mi domando: dove si pu&ograve; trovare oggi quel carattere della poesia che la individua come forma d&rsquo;arte che sa indicare un &ldquo;oltre&rdquo; a chi legge, una sorta di opposizione alla realt&agrave; comune, che non &egrave; una fuga, bens&igrave; ricerca di quell&rsquo;universale che gi&agrave; Aristotele indicava come il contenuto dell&rsquo;opera poetica?

Si tratta di questioni che richiederebbero centinaia di pagine. E allora torniamo, anche qui sinteticamente, a domandarci qual &egrave; oggi la funzione della poesia. &Egrave; la questione delle questioni, e dir&ograve; solo due parole rapide. Io credo che solo il porsi la questione della &ldquo;funzione&rdquo; di un poeta distrugga l&rsquo;immagine del poeta stesso. La poesia non &ldquo;serve&rdquo;, non ha utilizzazioni pratiche, n&eacute; finalit&agrave; materiali. Questo non significa che la poesia abbandoni la realt&agrave;, tutt&rsquo;altro; la famosa espressione &ldquo;arte per l&rsquo;arte&rdquo; (la frase di T. Gauthier) non &egrave; un dogma, perch&eacute; attraverso l&rsquo;arte si pu&ograve; combattere, ci si pu&ograve; in ogni caso spendere per un&rsquo;idea, ma l&rsquo;arte in s&eacute; non serve a nulla. Questa &egrave; una prima convinzione che dovrebbe stare nelle nostre teste. Poi possiamo applaudire il poeta che recita in piazza, andando a casa colmi di quell&rsquo;indefinibile soddisfazione che deriva dal profumo dell&rsquo;arte. E per una volta mi viene voglia di citare il controverso Ezra Pound, allorch&eacute; scrive: &ldquo;L&rsquo;arte non chiede mai a nessuno di fare nulla, di pensare nulla, di essere nulla. Esiste come esiste l&rsquo;albero, si pu&ograve; ammirare, ci si pu&ograve; sedere alla sua ombra, si possono coglierne banane, si pu&ograve; tagliarne legna da ardere, si pu&ograve; fare assolutamente tutto quel che si vuole&rdquo;.

Saul Bellow scrive nel suo libro: &ldquo;I poeti sono amati, ma solo perch&eacute; non sanno stare al mondo&rdquo;, aggiungendo che &egrave; grazie a loro che il resto del mondo sopporta il cinismo a cui la vita lo costringe o a cui l&rsquo;esistenza lo invita. Un poeta come Humboldt esiste perch&eacute; deve portare su di s&eacute; lo &ldquo;sporco&rdquo; del mondo, la sozzura che le persone normali incontrano, producono o subiscono e che non sanno cancellare. Il poeta redime il mondo, soffrendo per le brutture degli altri. E cercando di lavarle via. 
Allora il poeta non serve davvero a nulla, e lo dimostrano le pagine pi&ugrave; pure delle poesie che amiamo. E poi: un poeta non sa operare un paziente, n&eacute; guidare un aereo, progettare una casa o un ponte. Ma &egrave; un&rsquo;entit&agrave; che scrive e crea. E proprio qui c&rsquo;&egrave; il riscatto del poeta, io direi, il nucleo centrale del libro di Bellow, almeno per come l&rsquo;ho letto io. Bellow lo dice chiaramente. Egli afferma, infatti, che il poeta non deve avere un&rsquo;identit&agrave;. L&rsquo;identit&agrave; ci viene concessa dalla sfera sociale ed &egrave; un&rsquo;etichetta che ci rende riconoscibili all&rsquo;esterno, nei nostri rapporti sociali e umani. Siamo operai, impiegati, insegnanti, professionisti, ingegneri, attori, musicisti, disoccupati e cos&igrave; via. L&rsquo;identit&agrave; &egrave; un segno o un odore di riconoscimento. &ldquo;Il tuo cane ti riconosce&rdquo;, dice Bellow. 
Invece, gli uomini di grande valore (e non sempre gli artisti lo sono) sono un&rsquo;entit&agrave;, non si devono quindi limitare ad avere un&rsquo;identit&agrave;. Il poeta non ha alcuna identit&agrave;, intesa come etichetta sociale, come &ldquo;maschera&rdquo; da indossare sempre, perch&eacute; egli sa guardare dall&rsquo;alto quel &ldquo;qualcosa&rdquo;, magmatico e indefinito, che vive nel mondo. Egli dunque &ldquo;&Egrave;&rdquo; un&rsquo;entit&agrave;, ovvero un uomo che non si perdona mai, che non &egrave; indulgente con se stesso, perch&eacute; ha nella testa la sua grandezza e, come un ossesso, sa che deve raggiungerla, a volte sacrificare a lei la propria esistenza. 

Chi ha semplicemente un&rsquo;identit&agrave;, e s&rsquo;accontenta di essa, &egrave; pi&ugrave; indulgente con se stesso; probabilmente vive meglio, con maggiore calma, almeno in superficie: si siede sul suo divano, si versa da bere, guarda la TV, magari legge i poeti. Chi &egrave; un&rsquo;entit&agrave;, invece, &egrave; uno schiavo dell&rsquo;arte. &ldquo;Un&rsquo;entit&agrave; &egrave; una potenza impersonale che pu&ograve; fare spavento&rdquo;, afferma Bellow. Ecco, il poeta dovrebbe imparare a spaventare gli altri, a mettere in crisi, a pungere le anime atrofizzate. Un destino davvero ingrato, ma irrinunciabile.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Giuseppe Barreca

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    <title type="html"><![CDATA[Gianni Montieri: certi sguardi]]></title>
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    <published>2009-11-07T01:50:00+01:00</published>
    <updated>2009-11-07T01:50:00+01:00</updated>
    <author>
      <name>AFoderaro</name>
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    <![CDATA[<p><img alt="caduta libera" style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center" src="http://files.splinder.com/e156e2c6354c5c8cdf2c0071241f8269_medium.jpg" />
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;


Risparmi
&nbsp;
Io sto al sud proporzionalmente
appartenenza pi&ugrave; che somiglianza
porto tracce degli umori, la durezza
-certi sguardi-
&nbsp;
(ci allenavamo a sognare
davanti alla chiesa di San Giovanni
certi che Dio non sarebbe passato
ma questo ci ha reso tenaci
indossiamo una pazienza
non concessa altrove)
&nbsp;
se non fai attenzione
nei miei occhi non vedrai le briciole
di una purezza conservata a stento
sotto strati di maglioni a fibra mista
&nbsp;
dicono che non ho l&rsquo;accento
particolare privo d&rsquo;importanza
le parole tronche, questo conta
sono tutti i miei risparmi
&nbsp;
(all&rsquo;una tornavamo a casa
l&rsquo;appuntamento per la partita
il pomeriggio di nuovo urla, risate
altri sogni).
&nbsp;
&nbsp;
L'ascesa 
&nbsp;
Precipito, rara acqua piovana
come foglia d'inizio autunno
prendo colore scivolando in basso
&nbsp;
soprattutto non parlo
in questo volo radente
non pronuncio niente
&nbsp;
&egrave; questo che ti sto spiegando
a ogni vuoto d'aria
stretta allo stomaco
ramo che spezzo col peso
racconto un pezzo di questa caduta.
La felicit&agrave; &egrave; un abisso.
&nbsp;
&nbsp;
Parzialmente terreni
&nbsp;
Ci siamo spartiti molto
dissolto in lontananza il resto
tenendo bene in mente come si pone
la scelta fra l'andarsene e il sognare
&nbsp;
non abbiamo imparato a pregare
accontentandoci dei nostri passi 
del suono certo del tacco sull'asfalto
restare in una stanza vuota
a noi non &egrave; concesso
cerchiamo conforto nel rumore
-nel suono grezzo-
&nbsp;
coltiviamo&nbsp;speranze in curva
non avendo mestiere per i rettilinei
nessuna competenza 
sui tratti autostradali.
&nbsp;
&nbsp;
Stagione di concerti
&nbsp;
E&rsquo; un rarefarsi lento d&rsquo;aria livida
un colpo battuto in terra di nessuno
questo sintomo di vento umido
che non&nbsp;scompone foglie
su noi non lascia traccia
&nbsp;
non piove in segno di rispetto
in memoria di un&rsquo;estate troppo breve
di nuotate in vasca corta
&nbsp;
mentre &egrave; gi&agrave; stagione di concerti
di code ai botteghini
(l&rsquo;ennesimo sold out)
&nbsp;
stiamo in maniche di camicia
indecisi tra un da farsi fuori casa
e un auspicio d&rsquo; inverno.
&nbsp;
&nbsp;
Cedere al silenzio
&nbsp;
La neve &egrave; una rinuncia
&nbsp;
non entro nel merito del bianco
dell&rsquo;ammantarsi lieve
degli occhi dietro i vetri
&nbsp;
&egrave; cedere al silenzio
a un avanzare di&nbsp;luce
-ferite senza dolore-
&nbsp;
la pioggia &egrave; indecisione
&egrave; non variare scarpe, traiettorie
un finto rincuorarsi
&nbsp;
faccio a meno di qualcosa
-aspetto-
un balen&igrave;o di pace dopo il punto.
&nbsp;
&nbsp;
Milano, ore 19.30
&nbsp;
C&rsquo;&egrave; una luna gialla 
altezza guglie
a illuminare le conversazioni
gli aperitivi a Piazza dei Mercanti
&nbsp;
passi rapidi 
verso le scale di Cordusio
o in direzione opposta
in coda per il cinema
&nbsp;
un diniego negli occhi della donna
dice all&rsquo;uomo che torner&agrave; da solo
al tavolino fa di colpo freddo
-il conto, per favore- .
&nbsp;
Permesso di soggiorno giornaliero
&nbsp;
Gli occhi sono stipiti
socchiusi su vicoli ciechi
intarsi di strette periferiche
-fermate fuori mano-
&nbsp;
i tram vengono da qui
&nbsp;
dai condomini di Gratosoglio
da Quartoggiaro o pi&ugrave; indietro
&nbsp;
raccolgono pezzi di noi
da depositare in centro
poche ore d&rsquo;aria
&nbsp;
l&rsquo;istante in cui si mischiano i corpi
sulle scale della metropolitana
quando nulla pare deciso
prima dei caff&egrave;, delle brioche
si fa finta di essere uguali.
&nbsp;
&nbsp;
Absolute Beginners 
&nbsp;
&ldquo;Principianti&rdquo; mi sembra buono, Raymond
sarebbe perfetto, a pensarci bene
perfino per un sabato cos&igrave;
i due ragazzi che ballano fra i mobili sul vialetto
poi lei con l&rsquo;altro tizio
&nbsp;
hai ragione, &egrave; sempre la vita
qui cade una pioggia per nulla leggera
un tratto scuro su colore che non rende
piuttosto invade, disturba
chiudo il libro, sto un attimo seduto
(questa ti piacerebbe)
poi mi alzo e metto su il caff&egrave;
&nbsp;
certo questa storia dei&nbsp;tagli all&rsquo;epoca
non devi averla digerita nemmeno un po&rsquo;
loro ti dicono: &ldquo;&egrave; il mio lavoro&rdquo; 
e&nbsp;invece &egrave; il tuo
&nbsp;
tornando a noi, che dirti?
Certi giorni l&rsquo;editor&nbsp;servirebbe a me
&nbsp;quando&nbsp;non so risolvermi ad uscire
e&nbsp;nemmeno in giardino so quando potare.
(a Raymond Carver)
&nbsp;
&nbsp;
Accenni minori
&nbsp;
Stiamo appesi ai fili delle nostre debolezze
avvolti nei cappotti fino a primavera
che non si pu&ograve; mai dire
piovesse casomai
&nbsp;
rinunciamo per distacco 
i crocevia tenuti a debita distanza
cos&igrave; speriamo che la vita ci rintracci
ci attraversi senza pena n&eacute; dazio
le mani attente a non sporcarsi
tutto il resto a non amare .
&nbsp;
&nbsp;
Terra di nessuno
&nbsp;
Ti telefono da una retroguardia 
un metro al di l&agrave; della linea di confine 
mastico parole e piango 
lacrime di frontiera. Straniere. 

E&rsquo; il 31 maggio di un altro secolo 
un mattino bianco e distante 
privo di contatto 
-non c&rsquo;&egrave; campo- 
piuttosto terra arsa 

ci attende un lungo giugno 
lampi d&rsquo;estate di cui avremmo fatto a meno.
&nbsp;
&nbsp;
Restyling
&nbsp;
Nuvole rapide 
un silenzio fuori programma
mette voglia di discorsi vacui
&nbsp;
qui di questi tempi &egrave; pieno di gru
la citt&agrave; si espande verso l&rsquo;alto
da ottomila al metro quadro
&nbsp;
(non ci sfioriamo, non ci parliamo
gli extracomunitari puzzano
la 90 prendila tu)
&nbsp;
anche Marta va in analisi
non cena mai al cinese
&ldquo;vai a sapere che ci mettono in quei fritti&rdquo;
&nbsp;
Milano sar&agrave; perfetta, in tempo per l&rsquo;expo
piazza Duomo ripulita ancora pi&ugrave; rettangolare
-via i piccioni, via i neri e i braccialetti-
&nbsp;
stamattina ci siamo salutati
ti ho detto ciao, mi hai dato un bacio
io uno zaino, tu una borsa
io Londra, tu altrove
cos&rsquo;ha Milano che non va?
&nbsp;
&nbsp;
Avanzi
&nbsp;
Il gesto dell&rsquo;apparecchiare possiede grazia
cos&igrave; come la mano che chiede alla rosa
di non sentir paura mentre l&rsquo;altra pota
&egrave; un rituale, una funzione
non c&rsquo;&egrave; spavento dentro l&rsquo;abitudine
conoscere l&rsquo;azione successiva induce calma
riporre il libro sulla stessa traccia di scaffale
annusare il caff&egrave; prima di berlo lo certifica
&nbsp;
la casa non sta nelle pareti colorate
sta nelle mani dove la testa appoggia
quando duole per la gravit&agrave; del giorno
-per il troppo vento-
&nbsp;
&nbsp;
Effetti personali
&nbsp;
L&rsquo;armadio a poco a poco
dall&rsquo;alto in basso
camicie&nbsp;jeans pullover
(mi darai una mano)
&nbsp;
i cassetti in fretta ma con cura
una parvenza di rigore
i libri, tutti quanti i cd
&nbsp;
ieri ho mangiato uno yogurt
prima che scadesse
l&rsquo;ultima comparsa delle chiavi
sul piano di lavoro l&agrave; in cucina
&nbsp;
i passi all&rsquo;indietro per non voltarsi
come l&rsquo;albero in giardino mesi fa
non abbiamo retto
la fine segnata ben prima della soglia.
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Gianni Montieri</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/AFoderaro" >AFoderaro</a> | <a href="http://filosofipercaso.splinder.com/post/21648453/Gianni+Montieri%3A+certi+sguardi#comment" >Commenti (18)</a>
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