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 <title>khalas</title>
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 <language>it</language>
 <pubDate>Thu, 24 Apr 2008 23:58:04 +0200</pubDate>
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 <title>Fiera del Libro - Torino 2008

 


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 <link>http://khalasnews.splinder.com/post/16616780/Fiera+del+Libro+-+Torino+2008</link>
 <description>&lt;p&gt;Fiera del Libro - Torino 2008&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/p&gt;Pubblicato da &lt;a href="http://www.splinder.com/profile/khalastin" &gt;khalastin&lt;/a&gt; | &lt;a href="http://khalasnews.splinder.com/post/16616780/Fiera+del+Libro+-+Torino+2008#comment" &gt;Commenti&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
<pubDate>Sat, 05 Apr 2008 12:01:57 +0200</pubDate>
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 <title>khalas chiude.
i (pochi) lettori che ci...</title>
 <link>http://khalasnews.splinder.com/post/14828644/khalas+chiude.%0Ai+%28pochi%29+letto</link>
 <description>&lt;p&gt;khalas chiude.&lt;br /&gt;
i (pochi) lettori che ci hanno seguito fin qui sono certamente in grado - se ne avessero davvero bisogno - di recuperare qualche informazione depurata seguendo i molti link elencati qui. per questo il blog rester&amp;agrave; comunque visibile.&lt;br /&gt;
ma in questo disastro le informazioni servono a ben poco, anzi. il fatto che ce ne siano cos&amp;igrave; tante contribuisce ad allontanare l'attenzione da un problema che va ben al di l&amp;agrave; degli eventi locali. l'informazione temporeggia, sommerge e affoga la verit&amp;agrave;: siamo in guerra, gi&amp;agrave; da diversi anni. &lt;br /&gt;
&amp;egrave; una guerra giuridica, interna alle concezioni stesse del diritto. ma questo lo sapete gi&amp;agrave;.&lt;br /&gt;
UPDATE: leggetevi anche &lt;a target="_blank" href="http://www.eschaton.it/blog/?p=762"&gt;questo&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
UPDATE 2: conviene chiudere con una bella lettura, di quelle che restano&lt;br /&gt;
Uno che neppure ha diritto al suo nome&lt;br /&gt;
Intervista a Zakariya Zubeidi,&amp;nbsp;leader delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa a Jenin&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
a cura di Francesca Borri&amp;nbsp;[da &lt;a target="_blank" href="http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&amp;amp;idart=9395"&gt;peacereporter 27/11/2007&lt;/a&gt;]&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
Zakariya Zubeidi, trentuno anni, sette di carcere, il volto bruciato da un&amp;rsquo;esplosione e cinque tentativi di assassinarlo, ha il pedigree del terrorista e una vita da romanzo, e personaggio alla fine lo &amp;egrave; diventato davvero, ultimo sopravvissuto dei Ragazzi di Arna*, miglior documentario nel 2004 al Tribeca Film Festival. Brigate Al-Aqsa, leader indiscusso e amato del Refugee Camp di Jenin (16mila persone impilate in meno di un chilometro quadrato, qui dal 1953, espulsi da villaggi ancora visibili gi&amp;ugrave; dalla collina, ma propriet&amp;agrave; adesso di coloni israeliani). Zakariya &amp;egrave; tra i most wanted di Israele. Anche se &amp;egrave; una definizione che per lui non ha molto senso. &amp;ldquo;Mia madre era una civile. Guardava fuori dalla finestra, colpita e uccisa. E quei bambini che vedi nelle foto, qui nelle case, per le strade? Erano combattenti, forse? Eppure sono stati uccisi. E anche gli israeliani, certo. Anche tanti di loro. Civili, e sono morti lo stesso. Siamo tutti wanted, qui&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il primo israeliano che incontri nella tua vita &amp;egrave; il soldato che arresta tuo padre. Accusato di affiliazione a Fatah, morir&amp;agrave; in carcere per un cancro non curato. E per&amp;ograve; un ruolo fondamentale lo ha per te Arna, ebrea. Cresci nel suo teatro. Qual &amp;egrave; il tuo rapporto, il tuo sentimento verso gli israeliani? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa guerra non &amp;egrave; sull&amp;rsquo;identit&amp;agrave; e sulla religione. Io non ho problemi n&amp;eacute; con gli israeliani n&amp;eacute; con gli ebrei in generale, ma con la loro occupazione e i crimini che compiono contro noi palestinesi. Siamo tutti esseri umani, e il problema non sono mai gli uomini in quanto tali, ma quello che pensano, le loro idee quando queste idee si chiamano sionismo. Abitiamo tutti la stessa terra, questa terra appartiene a tutti. Accetto chiunque voglia vivere qui, ma in pace e nel rispetto delle leggi. Nessuno di noi &amp;egrave; cos&amp;igrave; stupido da pretendere che Israele non debba esistere, quello che contestiamo &amp;egrave; che la sua esistenza debba fondarsi sulla negazione della nostra esistenza. Il sionismo &amp;egrave; un&amp;rsquo;ideologia che esclude gli altri, che li cancella. Che rende impossibile la convivenza. Il sionismo, non l&amp;rsquo;ebraismo. Non Israele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Hai interrotto gli studi perch&amp;eacute; ti hanno arrestato. Avevi tredici anni, lancio di pietre. Hai lasciato il carcere con una ferita a una gamba mai pi&amp;ugrave; guarita, e hai cominciato una vita di lavori pi&amp;ugrave; o meno precari, fino alla Seconda Intifada... Cosa significa nascere in un posto come Jenin? Come immaginavi il tuo futuro? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In che senso? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel senso... Prima operaio in Israele, ma sei stato arrestato perch&amp;eacute; privo di permesso di lavoro. Poi furti d&amp;rsquo;auto, e ancora il carcere, poi ancora, trasportatore di olio, fino a quando con l&amp;rsquo;attuazione degli accordi di Oslo e la riorganizzazione - chiamiamola cos&amp;igrave; - del territorio, l&amp;rsquo;economia entra in crisi, zone A, B, C... E scegli di unirti alla resistenza. &lt;br /&gt;
Non ho mai avuto nessun futuro. Nessuno qui dentro ha mai avuto futuro. &lt;br /&gt;
(mostra la sua carta di identit&amp;agrave;, in ebraico). Io non ho neppure un&amp;rsquo;identit&amp;agrave; nella lingua che parlo. Voi stranieri dopo Oslo pensate che questa sia la Palestina, che questo sia un paese normale. Che in un modo o nell&amp;rsquo;altro abbiamo un governo, un territorio su cui muoverci liberamente, abitare, lavorare. Vivere. L&amp;rsquo;unica cosa che abbiamo di uno stato &amp;egrave; la festa dell&amp;rsquo;indipendenza. Una festa e la bandiera. Io non posso uscire da Jenin, e non sono il solo. Non sono un rifugiato, sono un prigioniero. Sono uno che neppure ha diritto al suo nome nella lingua che parla. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cosa hanno rappresentato per te gli internazionali come Arna? Cosa ti ha dato la loro presenza? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Arna &amp;egrave; stata una madre, ed &amp;egrave; stata un dono. Un dono proprio perch&amp;eacute; era ebrea e israeliana. Perch&amp;eacute; non sono qui, diceva, per mostrare che ci sono degli ebrei buoni e gentili che fanno del bene agli arabi, non sono qui per la carit&amp;agrave;. Sono qui per combattere un&amp;rsquo;occupazione ingiusta. Arna &amp;egrave; stata un dono perch&amp;eacute; era ebrea e israeliana e voleva la liberazione della Palestina. Di tutta la Palestina, di tutti i suoi abitanti. Insieme. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&amp;rsquo;Occidente ti definisce un terrorista, cosa rispondi? Avete colpito civili israeliani, un quinto degli attentatori suicidi della Seconda Intifada sono arrivati da qui... &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
All&amp;rsquo;inizio avevamo deciso di attaccare solo in Cisgiordania, soldati e coloni. Ma la tecnologia ha cambiato tutto. Gli israeliani hanno gli elicotteri, volano da Tel Aviv a Jenin e lanciano missili. Entrano nel campo dentro i loro carri armati da 70 tonnellate di ferro, e noi, noi cosa abbiamo? Un M-16. Un M-16 non scalfisce neppure l&amp;rsquo;uniforme di un soldato. Non avevamo scelta. Abbiamo elicotteri, carri armati forse? Abbiamo una diversa tecnologia. Una persona, come un missile, esce da Jenin e va in Israele. Ci uccidono dai carri armati. Ci uccidono dagli elicotteri. Abbiamo forse le armi per tirare gi&amp;ugrave; un elicottero? Hanno gli F-16, i migliori aerei al mondo... Ci siamo difesi con quello che avevamo. E non abbiamo mai cominciato, non abbiamo mai attaccato per primi. Dopo che ci hanno ucciso, abbiamo ucciso.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
Vi si accusa di fondamentalismo islamico. L&amp;rsquo;odio contro l&amp;rsquo;occidente.&lt;br /&gt;
Ma quale fondamentalismo? Io voglio solo la libert&amp;agrave; per i palestinesi, il mio anno non &amp;egrave; il 2001, l&amp;rsquo;Undici Settembre, ma il 1967, e prima ancora il 1948 e tutti gli anni, tutti i giorni... Guarda le cartine, guarda come stiamo affondando, pezzo per pezzo, insediamentoper insediamento... Il vero problema &amp;egrave; che gli israeliani hanno mezzi di comunicazione infinitamente pi&amp;ugrave; potenti dei nostri, armi di carta e parole, oltre che di acciaio. Deve diventare la nostra priorit&amp;agrave;, l&amp;rsquo;informazione. Se sosteniamo, come &amp;egrave; vero, che siamo diversi da come ci descrivete, dobbiamo essere capaci di raccontare, argomentare, convincere. E invece non abbiamo modo di spiegare le nostre ragioni. Siamo invisibili. Ci chiamate effetti collaterali, ma siamo dei volti, dei nomi. Storie, vite. Non sto negando le mie azioni e le mie responsabilit&amp;agrave;. Sto dicendo che dovete guardare gli israeliani prima di venire da noi a dire che siamo terroristi. Venite qui, venite a Jenin. Internet &amp;egrave; una grande illusione. Siete dietro il vostro schermo, sicuri e al caldo, e vi sentite cittadini del mondo. Ma non lo siete. Siete solo dietro uno schermo. Fate gli embedded tra i soldati americani. Venite qui. Venite a fare gli embedded nella nostra vita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
P ensi di stare combattendo solo per la liberazione della Palestina? O per qualcosa di pi&amp;ugrave;? Per un diverso Medio Oriente, un diverso assetto delle relazioni internazionali, non so, l&amp;rsquo;unit&amp;agrave; araba... Vedo tante immagini di Saddam e Arafat insieme, qui. Ti senti parte di un movimento pi&amp;ugrave; ampio?&lt;br /&gt;
Ricordiamo Saddam perch&amp;eacute; &amp;egrave; stato tra i pochi a sostenerci concretamente. Se Bush ci sostenesse, vedresti le sue foto. Io sono con tutti quelli che aiutano la causa palestinese. Ma la guerra tra arabi e israeliani &amp;egrave; finita nel 1967, gli arabi non vogliono pi&amp;ugrave; avere problemi. Siamo soli. Egitto, Libano, Siria, Giordania... Hanno tutti altro da fare. E certamente non trattano i rifugiati palestinesi come fratelli arabi. Dicono di rivolgerci ad America ed Europa. La verit&amp;agrave; &amp;egrave; che siamo soli. Il mio unico obiettivo &amp;egrave; la libert&amp;agrave; per i palestinesi, ed &amp;egrave; gi&amp;agrave; abbastanza ambizioso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Noi europei crediamo spesso di essere diversi, nessuno scontro di civilt&amp;agrave; e... E&amp;rsquo; vero, secondo te?&lt;br /&gt;
Diversi in cosa? Fate forse un embargo contro Israele? Siamo soli.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una figura fondamentale &amp;egrave; stata per te Yasser Arafat. Allo stesso tempo, sei uno dei grandi critici dell&amp;rsquo;Autorit&amp;agrave; Palestinese, a Jenin hai a lungo agito come l&amp;rsquo;autorit&amp;agrave; locale - in assenza di legge hai detto, io sono la legge. Quale &amp;egrave; stato il contributo di Arafat alla Palestina? E cosa pensi adesso dello scontro tra Fatah e Hamas?&lt;br /&gt;
Arafat &amp;egrave; stato il leader di tutti, ci ha dato un&amp;rsquo;identit&amp;agrave;. Arafat &amp;egrave; stato la Palestina. Ci ha consentito di esistere. Ma non &amp;egrave; rimasto che il vuoto, al suo posto. Abbiamo perso la nostra identit&amp;agrave;, infinite idee diverse di Palestina, infiniti modi di essere palestinesi. Abbiamo smarrito il nostro obiettivo, la libert&amp;agrave;, a Gaza ma anche qui, in Cisgiordania. Nell&amp;rsquo;Autorit&amp;agrave; Palestinese troppi cercano solo denaro e potere. Ho lavorato in polizia... La polizia palestinese garantisce sicurezza per un&amp;rsquo;occupazione che non sta finendo ma, al contrario, si sta consolidando, &amp;egrave; come essere in subappalto da Israele, intralci il traffico e basta. Non sono contro l&amp;rsquo;Autorit&amp;agrave; Palestinese, ma voglio che svolga efficacemente, onestamente il suo ruolo sul terreno. Che governi davvero. E d&amp;rsquo;altra parte Hamas &amp;egrave; del tutto al di fuori della legge. La resistenza &amp;egrave; inutile adesso. Aveva un senso nel contesto di Oslo e sotto la guida di Arafat, che era capace di utilizzarla politicamente. Ma adesso &amp;egrave; solo violenza inutile. Fatah e Hamas non arriveranno da nessuna parte. Dobbiamo cambiare strategia. L&amp;rsquo;esperienza di Hamas &amp;egrave; drammatica. Democraticamente eletti, espressione dei palestinesi... Ma non sono che un&amp;rsquo;altra, nuova forma di occupazione. Hamas &amp;egrave; il simbolo del nostro fallimento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 2004, in un&amp;rsquo;intervista al Jerusalem Post, hai dichiarato: quarant&amp;rsquo;anni di lotta, e non abbiamo ottenuto che la nostra sopravvivenza. Pensi a volte di avere sbagliato qualcosa? Ieri Arna, oggi il Freedom Theatre, ieri tu, oggi tuo figlio e il figlio di Arna... E&amp;rsquo; la storia che si ripete sempre uguale, mentre Israele vi divora, anno dopo anno? Hai detto: se ci arrendiamo, vivremo una vita di umiliazione, ma combattere non porta che distruzione.&lt;br /&gt;
Perch&amp;eacute;, cosa altro abbiamo ottenuto con la Seconda Intifada? Ho perso una madre, un fratello, gli amici pi&amp;ugrave; cari, e cosa ho ottenuto? Il muro e la guerra civile. Abbiamo sbagliato tutto. Sono cresciuto nell&amp;rsquo;Intifada, e non voglio che un&amp;rsquo;altra generazione si perda nell&amp;rsquo;Intifada. Il mio unico impegno al momento &amp;egrave; il teatro. I bambini, insegnare loro a immaginare un futuro diverso, come io non ho mai imparato a fare. Forse non &amp;egrave; molto - ma &amp;egrave; tutto quello che posso dare, in questo momento, e tutto quello che per me ha un senso dare. Questo teatro. Si chiama Freedom Theatre perch&amp;eacute; non avremo libert&amp;agrave; senza cultura. Senza immaginazione. L&amp;rsquo;unica cosa che abbiamo capito in quarant&amp;rsquo;anni di guerra &amp;egrave; che n&amp;eacute; noi n&amp;eacute; gli israeliani possiamo vincere militarmente. Non esistono opzioni militari qui, solo opzioni politiche. Noi siamo troppo deboli, ma loro non possono cancellarci. Assassinarci tutti. E allora la sola vera arma rimasta &amp;egrave; l&amp;rsquo;immaginazione. Io non ho che questo. La capacit&amp;agrave; di immaginare un futuro diverso per i palestinesi. N&amp;eacute; Fatah n&amp;eacute; Hamas. Perch&amp;eacute; &amp;egrave; questo che manca, oggi, a tutti noi, capacit&amp;agrave; di visione. Di pensiero nuovo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un teatro? L&amp;rsquo;immaginazione? Non ho capito... Stai dicendo che rinunci alla resistenza armata.&lt;br /&gt;
Non ho cambiato obiettivo. Il mio unico obiettivo, da sempre, &amp;egrave; la libert&amp;agrave;. Continuo a difendermi, perch&amp;eacute; gli israeliani continuano a cercarmi. Ma non attaccher&amp;ograve; per primo. E&amp;rsquo; ovvio, se dovesse esserci un altro massacro qui a Jenin, io mi difender&amp;ograve; e difender&amp;ograve; la mia gente. Davanti a un attacco la difesa &amp;egrave; un diritto, non un crimine. Jenin non sar&amp;agrave; un&amp;rsquo;altra Sabra e Chatila. Devo forse aspettare l&amp;rsquo;Onu? Ma non attaccher&amp;ograve; per primo perch&amp;eacute; non ha senso. Sei alla mitragliatrice, e ti accorgi di mirare al deserto - cosa fai, continui a sparare? Continui a seguire istruzioni senza senso? O forse lasci la mitragliatrice, e ti fermi, rifletti? Avevamo Ziad, ed &amp;egrave; stato ucciso. Lo ha sostituito Zuheir, ed &amp;egrave; stato ucciso. E&amp;rsquo; arrivato Alaa, e hanno ucciso anche Alaa. Ed &amp;egrave; arrivato Zakariya. Probabilmente uccideranno anche Zakariya. Ma io non sono n&amp;eacute; il primo n&amp;eacute; l&amp;rsquo;ultimo. Dopo Zakariya verr&amp;agrave; Hamoudi, mio figlio. E dopo Hamoudi ancora Zakariya, suo figlio... Se gli israeliani vogliono continuare cos&amp;igrave;. All&amp;rsquo;infinito. Ma se interromperanno questo inferno di azioni e reazioni, attacchi e difese, allora Zakariya forse morir&amp;agrave;, ma Hamoudi vivr&amp;agrave; in pace.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma dopo quarant&amp;rsquo;anni, in che senso per te &amp;egrave; ancora possibile vincere questa guerra? In cosa consiste la vittoria?&lt;br /&gt;
Istituzionalmente, la Palestina pu&amp;ograve; essere tante cose. Ma non &amp;egrave; questo il punto. L&amp;rsquo;obiettivo vero &amp;egrave; la libert&amp;agrave;. La libert&amp;agrave; dall&amp;rsquo;occupazione, ma anche dalla nostra violenza. Questo &amp;egrave; il momento per me di lavorare alla libert&amp;agrave; della Palestina dall&amp;rsquo;interno. Il momento di lavorare a una visione del futuro. La libert&amp;agrave; &amp;egrave; un concetto ricco di sfumature e significati. Non &amp;egrave; Oslo. La libert&amp;agrave; &amp;egrave; molto pi&amp;ugrave; difficile di un gi&amp;agrave; difficile trattato di pace. Questa non &amp;egrave; una resa, e io non mi sento uno sconfitto. Lo hai detto tu prima... Ieri Arna, oggi mio figlio. Sono qui. E&amp;rsquo; questa la mia vittoria. Sono qui immaginando una Palestina diversa, una Palestina per tutti i suoi abitanti. Perch&amp;eacute; sono libero solo se sono liberi gli altri, e gli altri saranno davvero liberi solo quando sar&amp;ograve; libero anche io. La libert&amp;agrave; degli israeliani e la libert&amp;agrave; dei palestinesi sono la stessa cosa. Viviamo attraverso gli altri, diventiamo noi stessi attraverso gli altri... No, non &amp;egrave; una resa. Io sar&amp;ograve; qui fino alla fine dell&amp;rsquo;occupazione, raccontando cosa accade. Non vi lascer&amp;ograve; fingere che non esisto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le tue parole somigliano a quelle di Martin Buber. Era un filosofo, era...&lt;br /&gt;
Era un ebreo. Ma quanti israeliani oggi possono dire di conoscere l&amp;rsquo;arabo e la cultura palestinese?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Arna Mer, ebrea, pioniera sionista ai tempi del Mandato britannico, sposa un arabo palestinese e si unisce alla lotta di liberazione, organizzando a Jenin un sistema scolastico alternativo quando le scuole vengono chiuse dall&amp;rsquo;occupazione. La storia del suo teatro, Arna&amp;rsquo;s House, e dei suoi ragazzi &amp;egrave; raccontata in un documentario, Arna&amp;rsquo;s Children, dal figlio Juliano, che torna a Jenin negli anni della Seconda Intifada. Youssef e Nidal hanno sparato tra la folla a Hadera, in Israele, uccidendo quattro persone prima di essere a loro volta uccisi. Ashraf &amp;egrave; stato ucciso in combattimento, dietro la sua mitragliatrice mentre sparava da un foro nel muro. Alaa, il bambino che apre il film seduto sulle macerie della sua casa, &amp;egrave; diventato il leader delle Brigate Al-Aqsa ed &amp;egrave; stato ucciso da un missile insieme al leader della Islamic Jihad in un assassinio mirato. Haifal e Jamal sono morti sepolti vivi dalle ruspe. Oggi Juliano ha fondato a Jenin il Freedom Theatre. L&amp;rsquo;edificio originario, donato dalla madre di Zakariya, &amp;egrave; stato distrutto nel 2002, quando in poco pi&amp;ugrave; di una settimana, mentre il mondo concentrava le sue telecamere su Betlemme e l&amp;rsquo;assedio alla Chiesa della Nativit&amp;agrave;, gli israeliani hanno ucciso 63 persone, principalmente civili, e raso al suolo buona parte del campo in quello che Shimon Peres ha definito &amp;lsquo;un massacro&amp;rsquo;. Dopo che Israele ha impedito un&amp;rsquo;inchiesta internazionale, Kofi Annan - il campo &amp;egrave; formalmente responsabilit&amp;agrave; delle Nazioni Unite - ha infine scritto un rapporto, condannando entrambe le parti per le vittime civili. Nessuna indagine &amp;egrave; mai stata aperta, nessuno &amp;egrave; mai stato incriminato. Negli stessi giorni, una coalizione di occidentali volenterosi pianificava l&amp;rsquo;attacco all&amp;rsquo;Iraq e l&amp;rsquo;esportazione della democrazia in Medio Oriente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a target="_blank" href="http://www.haaretz.com/hasen/spages/971604.html"&gt;Ultima intervista a Zubeidi - Aprile 2008&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
<pubDate>Thu, 22 Nov 2007 10:52:07 +0100</pubDate>
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i (pochi) lettori che ci...</source>
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Lettera aperta al direttore del...</title>
 <link>http://khalasnews.splinder.com/post/14750083/Lettera+aperta+al+direttore+de</link>
 <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a target="_blank" href="http://www.forumpalestina.org/news/2007/Novembre07/13-11-07LetteraApertaCorsera.htm"&gt;Lettera aperta al direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Egregio Direttore,&lt;br /&gt;
le posizioni del quotidiano da Lei diretto sul problema israelo-palestinese sono note, un appoggio acritico alla politica del governo israeliano e al silenzio complice dell&amp;rsquo;Occidente e dell&amp;rsquo;Europa, senza tener in nessun conto, anche soltanto a livello informativo, delle posizioni duramente critiche che si levano all&amp;rsquo;interno stesso di Israele (Uri Avnery, Ilan Pappe, Michael Warschawsky, Jeff Halper, giornalisti di Haaretz come Gideon Levy, Amira Hass, Danny Rubinstein e Meron Benvenisti, e numerosi altri).&lt;br /&gt;
Ma fin qui rimaniamo nella dimensione della linea politica, anche se a nostro parere assai criticabile. &lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
Ma il Corriere della Sera non si ferma qui.&lt;br /&gt;
Dalle sue colonne viene messa in atto una irresponsabile campagna di odio e di intimidazione. &lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
Il 6 novembre il signor Magdi Allam, prendendo lo spunto da un prontuario per immigrati arabi predisposto dalla Polizia di Stato, denuncia ai responsabili del Ministero degli Interni la prof.ssa Claudia Tresso, docente di Lingua araba presso l&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; di Torino, che peraltro ha collaborato in modo del tutto marginale al prontuario, colpevole, secondo Allam, di essere tra i firmatari del documento &amp;ldquo;Facciamo sentire la nostra voce&amp;rdquo; firmato,&amp;nbsp;poco dopo la guerra in Libano del 2006, da alcune centinaia di docenti universitari, di docenti di scuole superiori, di intellettuali, di artisti e di semplici cittadini/e, nel silenzio totale dei politici e degli intellettuali pi&amp;ugrave; noti. &lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
In tre giorni e precisamente domenica 4 novembre (intervento contro i&amp;nbsp;&amp;nbsp; firmatari dell&amp;rsquo;appello &amp;ldquo;Gaza Vivr&amp;agrave;&amp;rdquo;, in quanto&amp;ldquo;schierati con i terroristi islamici&amp;rdquo; di Hamas) e marted&amp;igrave; 6 novembre, il signor Magdi Allam, dalle pagine del &amp;ldquo;Corriere della Sera&amp;rdquo; ha lanciato una lista di proscrizione nei riguardi&amp;nbsp;di&amp;nbsp;quante/i hanno tentato di rompere il silenzio dei media e della gran parte del ceto politico, per denunciare sia le operazioni di guerra israeliane che in Libano hanno prodotto oltre 1200 morti e la distruzione di met&amp;agrave; del territorio, sia la situazione sempre pi&amp;ugrave; drammatica dei Territori di Cisgiordania, occupati da oltre 40 anni da Israele nella assoluta inosservanza delle risoluzioni dell&amp;rsquo;ONU e di pareri della Corte Internazionale di Giustizia,&amp;nbsp;ridotti ormai a poche enclaves e della popolazione della Striscia di Gaza, una prigione a cielo aperto, ai limiti di una catastrofe umanitaria come dichiarato anche dagli ispettori ONU.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
Di Magdi Allam &amp;egrave; ben nota la propensione ad atteggiamenti di oltranzismo filoisraeliano e di islamofobia, che sono stati stigmatizzati, e anche ridicolizzati, in un appello e in numerosi articoli apparsi nel luglio 2007 sulla rivista Reset, a seguito della pubblicazione di un suo libro dal titolo &amp;ldquo;Viva Israele&amp;rdquo;, nel quale si accusa lo studioso Massimo Campanini di antisemitismo e di ignorare il pericolo islamista, mentre l&amp;rsquo;universit&amp;agrave; italianapullulerebbe &amp;ldquo;di professori cresciuti all&amp;rsquo;ombra delle moschee dell&amp;rsquo;UCOII, simpatizzanti coi Fratelli Musulmani, inconsapevolmente o irresponsabilmente collusi con la loro ideologia di morte&amp;rdquo;. &lt;br /&gt;
Giancarlo Bosetti, su quel numero di Reset ha parlato di &amp;ldquo;missionari pericolosi&amp;rdquo;, Amara Lakhous di &amp;ldquo;biscardizzazione&amp;rdquo; dell&amp;rsquo;Islam, mentre Massimo Campanini, in &amp;ldquo;Quanti errori in quel libro&amp;rdquo;, afferma: &amp;ldquo;stupisce notare come Magdi Allam sembri del tutto ignorare la letteratura scientifica sulle questioni medio-orientali&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
Ma il signor Magdi Allam non &amp;egrave; un semplice giornalista freelance, &amp;egrave; un editorialista del quotidiano da Lei diretto e anche, si dice, un vicedirettore ad personam.&lt;br /&gt;
Risale quindi alla responsabilit&amp;agrave; politica, culturale e morale della direzione del giornale la campagna di odio e di intimidazione promossa dalle sue colonne. &lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
Il clima politico generale, a livello nazionale e internazionale, &amp;egrave; sempre pi&amp;ugrave; teso, mentre &amp;egrave;&amp;nbsp;preoccupante l&amp;rsquo;atmosfera di intimidazione che da qualche tempo si scatena ogni volta che si cerca di approfondire la questione mediorientale&amp;nbsp;e&amp;nbsp;di contrastare la propaganda mediatica occidentale.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
Se un quotidiano come il Corriere della Sera, malgrado la sua storia, si fa promotore di una campagna lesiva di diritti fondamentali previsti dalla Carta Costituzionale, utilizzando in modo spregiudicato, come oggi &amp;egrave; costume sempre pi&amp;ugrave; frequente, un chierico di &amp;lsquo;origine araba&amp;rsquo;, i segni gi&amp;agrave; oscuri che hanno caratterizzato l&amp;rsquo;inizio del nuovo secolo, diventano ancora pi&amp;ugrave; foschi.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
Le/i firmatarie/i, alcuni/e&amp;nbsp;delle/dei quali aderenti all&amp;rsquo;appello &amp;ldquo;&amp;ldquo;Facciamo sentire la nostra voce. Una campagna per la verit&amp;agrave; (settembre 2006), a quello di Reset (luglio 2007) e a &amp;ldquo;Gaza vivr&amp;agrave;&amp;rdquo;, esprimono piena solidariet&amp;agrave; alla prof.ssa Claudia Tresso, e a quanti sono stati &amp;ldquo;messi in proscrizione&amp;rdquo; nelle vecchie e nuove &amp;ldquo;liste-Allam&amp;rdquo;. &lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
Al direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, il dovere di una risposta.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
In mancanza della quale le/i firmatarie/i di questa lettera si riservano di esaminare ogni altra azione necessaria a contrastare questa irresponsabile campagna di odio e di intimidazione lanciata dalle colonne del Corriere della Sera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tags: &lt;a href="http://khalasnews.splinder.com/tag/dentro_fino_al_collo" rel="nofollow"&gt;dentro fino al collo&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
<pubDate>Fri, 16 Nov 2007 13:12:10 +0100</pubDate>
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 <title>Un grande pezzo da...</title>
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 <description>&lt;p&gt;Un grande pezzo da &lt;a href="http://www.secondoprotocollo.org"&gt;www.secondoprotocollo.org&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a target="_blank" href="http://www.secondoprotocollo.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=784&amp;amp;Itemid=1"&gt;Israele ha gi&amp;agrave; vinto a Gaza, senza sparare un colpo&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non esiste pi&amp;ugrave; Gaza, &amp;egrave; stata cancellata dal fragoroso silenzio dei media occidentali. Un milione e mezzo di persone dimenticate da tutti e da tutto, un milione e mezzo di palestinesi che non possono vivere, che non possono progettare, affamati, assetati e malati.&lt;br /&gt;
Questa &amp;egrave; la situazione a Gaza. Non c&amp;rsquo;&amp;egrave; pi&amp;ugrave; niente da mangiare, i forni sono costretti a tenere chiuso perch&amp;eacute; non c&amp;rsquo;&amp;egrave; materia prima e non c&amp;rsquo;&amp;egrave; energia. I malati sono costretti a rimanere malati perch&amp;eacute; non ci sono medicine per curarli. Tutte le piccole attivit&amp;agrave; sono chiuse. Gaza &amp;egrave; diventata un incubo per chi &amp;egrave; dentro e non pu&amp;ograve; uscire, intrappolato in casa sua, una prigione a cielo aperto, un ghetto.&lt;br /&gt;
Tutti ad aver paura dell&amp;rsquo;intervento armato di Israele, ma chi glielo fa fare a Israele di entrare a Gaza con i propri militari? Basta chiuderla ermeticamente. Niente e nessuno entra, niente e nessuno esce. Lascia che si scannino tra loro, lascia che crepino di fame o di una malattia, l&amp;rsquo;importante &amp;egrave; coprire tutto, l&amp;rsquo;importante &amp;egrave; che non se ne parli. &lt;br /&gt;
Israele ha gi&amp;agrave; vinto la battaglia di Gaza, senza sparare un colpo. L&amp;rsquo;ha vinta nel momento preciso in cui i media occidentali non ne hanno pi&amp;ugrave; parlato, l&amp;rsquo;ha vinta con le stesse armi usate dai nazisti proprio contro gli ebrei, ghettizzando la Striscia di Gaza. Certo che l&amp;rsquo;hanno imparata bene la lezione. &lt;br /&gt;
Prendete una cartina e guardate dove sta la Striscia di Gaza, alle porte dell&amp;rsquo;Europa, alle porte della cosiddetta civilt&amp;agrave;, una civilt&amp;agrave; talmente evoluta che non ha imparato niente dai fallimenti passati, non ha imparato che non si piega un popolo affamandolo o ghettizzandolo, lo puoi sterminare ma non piegare. Sono proprio gli ebrei a insegnarcelo.&lt;br /&gt;
La situazione umanitaria nella Striscia di Gaza &amp;egrave; oltre il limite, non ci sono parole adatte a descriverla, immagini esaustive, &amp;egrave; semplicemente oltre ogni limite. Non parlo di questioni politiche, di Hamas, di Fatah, dell&amp;rsquo;esercito israeliano, non mi interessa, come non interessa al 90% dei palestinesi prigionieri a Gaza, parlo di un sopruso fatto sulla pelle di donne, bambini e uomini per bene, gente che vuole lavorare e vivere in pace, non terroristi. &lt;br /&gt;
Odiano gli ebrei? No, non odiano gli ebrei, odiano gli Israeliani, coloro cio&amp;egrave; che li costringono ormai da mesi a questa vita non vissuta, odiano quelli della ANP che lo permettono mentre loro fanno sontuosi banchetti e gonfiano i loro conti all&amp;rsquo;estero. Cosa si pu&amp;ograve; pretendere da questa gente? Non hanno pi&amp;ugrave; niente, gli rimane solo l&amp;rsquo;odio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nural Nur Atassi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In pi&amp;ugrave;, da &lt;a target="_blank" href="http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idart=9211"&gt;Nablus&lt;/a&gt;, vecchi amici e nuove reclute.&lt;/p&gt;Pubblicato da &lt;a href="http://www.splinder.com/profile/khalastin" &gt;khalastin&lt;/a&gt; | &lt;a href="http://khalasnews.splinder.com/post/14649159/Un+grande+pezzo+da...#comment" &gt;Commenti (1)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 11:35:24 +0100</pubDate>
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 <title>un fatto interessante, da...</title>
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 <description>&lt;p&gt;un fatto interessante, da &lt;a target="_blank" href="http://www.infopal.it"&gt;infopal&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Hebron - Infopal&lt;br /&gt;
Questa mattina, le forze di occupazione israeliane hanno arrestato Hatem Qafisheh, deputato del gruppo parlamentare di Hamas a Hebron, in Cisgiordania, dopo averne invaso l'abitazione.Testimoni oculari hanno riferito che decine di soldati israeliani, a bordo di carrarmati, hanno circondato la&amp;nbsp;casa di Qafisheh, nella zona di Wad al-Hariyah, a Hebron,&amp;nbsp;e, dopo averne danneggiato gli interni, hanno rapito il deputato, che era appena tornato da una visita in ospedale.&lt;br /&gt;
Qafisheh era stato liberato tre mesi fa, dopo diversi arresti amministrativi, per un totale di 98 mesi passati in prigione. Va ricordato che la detenzione amministrativa non prevede alcuna imputazione e n&amp;eacute; processi: il prigioniero passa mesi, anni in carcere &amp;quot;semplicemente&amp;quot; come &amp;quot;prevenzione&amp;quot;. Come nella maggior parte dei regimi totalitari e repressivi, la detenzione amministrativa &amp;egrave; usata come arma politica contro oppositori o militanti.&lt;br /&gt;
I media arabi hanno riferito che il deputato Qafisheh stava ricoprendo un ruolo importante nel dialogo segreto tra i movimenti di Fatah e Hamas.&lt;br /&gt;
Da pi&amp;ugrave; di un anno, le forze di occupazione israeliane tengono rinchiusi nelle loro prigioni 40 deputati, in maggioranza del&amp;nbsp;gruppo &amp;ldquo;Cambiamento e Riforma&amp;rdquo;&amp;nbsp;di Hamas.&lt;br /&gt;
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<pubDate>Tue, 06 Nov 2007 10:17:54 +0100</pubDate>
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<pubDate>Mon, 29 Oct 2007 08:06:37 +0100</pubDate>
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 <title>dal sempre ottimo Hawiyya.org
ISRAELE...</title>
 <link>http://khalasnews.splinder.com/post/14387830/dal+sempre+ottimo+Hawiyya.org%0A</link>
 <description>&lt;p&gt;dal sempre ottimo &lt;a target="_blank" href="http://www.hawiyya.org/wordpress/2007/10/19/lezione-di-guerriglia-politica-di-don-durito-della-lacandona-al-sub-comandante-marcos/"&gt;Hawiyya.org&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
ISRAELE ARMA LE DITTATURE DEL TERZO MONDO&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
di Isra&amp;egrave;l Shahak&lt;br /&gt;
II saggio si basa su informazioni ricavate dalla stampa israeliana (in lingua ebraica) ed &amp;egrave; uscito in cinque puntate su &amp;ldquo;Zu Haderek&amp;rdquo;, il 25 marzo, l&amp;rsquo;I, 9, 15 e 22 aprile 1981. Sono indicati i tagli operati dalla censura militare israeliana e viene aggiunta una conclusione, del 18 giugno 1981 (n.d.r.).&lt;br /&gt;
Traduzione italiana: dalla &amp;ldquo;Revue d&amp;rsquo;&amp;eacute;tudes Palestiniennes&amp;rdquo;, n. 4, estate 1982, pp. 145-166.&lt;br /&gt;
Pubblicato in &amp;ldquo;Israele senza confini, politica estera e territori occupati&amp;rdquo; Sapere2000; 1984&lt;br /&gt;
Siamo talmente presi, qui in Israele e nei Tenitori Occupati, dalla nostra lotta e, pi&amp;ugrave; in generale, dal sostegno che forniamo alle forze progressiste del Medio Oriente, che finiamo per dimenticare che da qualche anno a questa parte, lo Stato d&amp;rsquo;Israele svolge anche un&amp;rsquo;altra funzione su scala mondiale: quella di fornitore di armi e di alleato dei regimi pi&amp;ugrave; spregevoli e invisi del mondo intero. Da qualche anno questo ruolo ha assunto dimensioni rilevanti. Di recente si &amp;egrave; avuto modo di leggere nel &amp;ldquo;New York Times&amp;rdquo; che Israele detiene il settimo posto tra gli stati che esportano armi. Nello stesso articolo si valutava che le esportazioni di armi israeliane, nel 1980, ammontassero a 1,3 miliardi di dollari. Stando ad altre stime, per esempio quelle dell&amp;rsquo;Istituto per le Ricerche sulla Pace di Stoccolma e dell&amp;rsquo;Istituto per gli Studi Strategici di Londra, esse raggiungerebbero la cifra di 1,45 miliardi di dollari. Per rendersi meglio conto del significato di queste cifre, facciamo notare che nell&amp;rsquo;anno precedente, il 1979, il totale delle esportazioni israeliane ammontava soltanto a 3,8 miliardi di dollari. Pur non disponendo ancora di dati completi, se ne pu&amp;ograve; tuttavia legittimamente dedurre che, nel 1980, le esportazioni di armi costituissero perlomeno il 40% del totale delle esportazioni dello stato di Israele &amp;mdash; sempre nell&amp;rsquo;ipotesi che queste siano aumentate effettivamente. Ci&amp;ograve; vuol dire, ogni giorno di pi&amp;ugrave;, che viviamo della morte e della distruzione di altri popoli, dei Palestinesi qui e di parecchi altri popoli nel resto del mondo. C&amp;rsquo;&amp;egrave; da pensare che, se non tutto, buona parte dell&amp;rsquo;&amp;rdquo;aiuto&amp;rdquo; che riceviamo dagli Stati Uniti si spieghi con questi due motivi. Cominceremo con una rapida panoramica degli stati che, in varie parti del mondo, sono nostri attuali alleati (o lo erano fino a poco fa) e ai quali forniamo in abbondanza armi ed aiuti di ogni genere.&lt;br /&gt;
El Salvador, Guatemala, Nicaragua&lt;br /&gt;
El Salvador, com&amp;rsquo;&amp;egrave; noto, &amp;egrave; oggi al centro dell&amp;rsquo;attenzione di tutto il mondo. Gli assassini perpetrati dalla giunta che governa questo paese, siano essi opera dell&amp;rsquo;esercito o di organizzazioni criminali finanziate dalle autorit&amp;agrave;, ormai trovano qualche pubblicit&amp;agrave; anche nella stampa israeliana, dopo che sono stati ampiamente denunciati dalla stampa mondiale. Stando alle informazioni fornite dall&amp;rsquo;Istituto per le Ricerche sulla Pace di Stoccolma, nel 1980 lo stato d&amp;rsquo;Israele ha fornito l&amp;rsquo;83% delle importazioni di armi di questo governo di assassini. Il mondo intero (tranne ovviamente Israele) ha avuto modo di vedere le carabine Galil e i mitra Uzi in mano ai carnefici. In vari Paesi (tra l&amp;rsquo;altro, nell&amp;rsquo;Europa dell&amp;rsquo;Est, ma a volte anche negli USA) i commentatori sottolineano: &amp;ldquo;Questa gente (donne, bambini, suore, preti) &amp;egrave; stata uccisa da proiettili di Uzi, di Galil; il tale villaggio &amp;egrave; stato bombardato da aerei Arava fabbricati in Israele&amp;rdquo;. La stampa pubblicitaria, specializzata nella promozione di questo tipo di armamenti, descrive questi aerei come apparecchi &amp;ldquo;commerciali&amp;rdquo; rapidamente trasformabili in apparecchi militari ed elenca dettagliatamente quanti soldati, bombe, cannoni sono in grado di trasportare. Soltanto i nostri strumenti di comunicazione di massa omettono di rendere noti questi dati. E poi ci chiediamo: &amp;ldquo;Come mai non ci amano?&amp;rdquo; e invochiamo &amp;ldquo;l&amp;rsquo;antisemitismo&amp;rdquo; o il &amp;ldquo;denaro arabo&amp;rdquo;, invece di chiederci quale responsabilit&amp;agrave; abbiamo nelle vicende mondiali. Secondo fonti straniere, El Salvador non &amp;egrave; il solo paese dell&amp;rsquo;America Latina al quale forniamo armi. Israele era (censurato) un grosso fornitore d&amp;rsquo;armi per il Guatemala (rispetto al totale delle importazioni di questo paese), il cui regime eguaglia o forse supera quello di El Salvador. Il dato interessante &amp;egrave; il modo in cui si sono stretti i rapporti di amicizia tra i due Stati.&lt;br /&gt;
Da anni, in Guatemala, la repressione ha raggiunto punte parossistiche. Centinaia di studenti che manifestavano nel centro della capitale sono stati falcidiati dalle mitragliatrici. Quest&amp;rsquo;episodio ha suscitato profondo sdegno ed orrore in tutto il mondo, con la sola eccezione di Israele. Gli Stati Uniti hanno interrotto per un periodo l&amp;rsquo;invio di armi in Guatemala. Poco dopo, il capo di Stato Maggiore guatemalteco e Marcus Katz (uno dei principali agenti incaricati delle forniture di armi israeliane in quella zona, un uomo del quale torneremo a parlare in seguito)&amp;hellip; (censurato)&amp;hellip; assisteremo a parecchie altre manifestazioni di questa calma olimpica.&lt;br /&gt;
Ma in questa stessa zona del mondo va aggiunta sul conto di Israele una prolungata, stretta collaborazione con il regime di Somoza in Nicaragua. Nell&amp;rsquo;ultimo anno di vita di quel regime Israele gli ha fornito il 98% delle armi importate. Ci&amp;ograve; &amp;egrave; tanto pi&amp;ugrave; rilevante se si tiene presente che negli ultimi due anni di vita il regime di Somoza ha massacrato circa 50.000 persone. Usando apparecchi Arava e Vento dell&amp;rsquo;Ovest, fabbricati in Israele, il governo ha fatto bombardare i quartieri poveri della capitale del paese, Managua, e di altri centri. Dopo il crollo del regime di Somoza &amp;egrave; diventata di pubblico dominio la portata dell&amp;rsquo;aiuto concesso da Israele: aiuto di cui si fanno ancora sentire le conseguenze, dal momento che oggi l&amp;rsquo;esercito popolare del Nicaragua ormai liberato &amp;egrave; essenzialmente attrezzato con armi d&amp;rsquo;origine israeliana scovate negli arsenali di Somoza, come provano le foto scattate al momento della liberazione del paese.&lt;br /&gt;
Una serie di articoli di Nahum Barnea e Shimshon Ehrlich, pubblicati da &amp;ldquo;Davar&amp;rdquo;, hanno pubblicizzato gli aiuti concessi a Somoza e fatto conoscere la struttura dell&amp;rsquo;enorme macchina da guerra messa in piedi in Israele. Cos&amp;igrave; abbiamo saputo (&amp;rdquo;Davar&amp;rdquo;, 23 novembre 1979) che le carabine Galil vendute da Israele al governo Somoza intorno alla met&amp;agrave; del 1978 venivano spedite direttamente a una speciale unit&amp;agrave; terrorista al comando del figlio di Somoza, &amp;ldquo;responsabile del massacro degli avversari politici, fra i quali donne e bambini. Quelle armi furono vendute in palese contrasto con la prassi stabilita e nel disprezzo del discredito politico procurato ad Israele fra i paesi dell&amp;rsquo;America latina a causa di tale mercato&amp;rdquo; (sottolineatura di Isra&amp;egrave;l Shahak). &amp;Egrave; interessante notare il commento del giornale &amp;ldquo;Davar&amp;rdquo;, che riflette fedelmente l&amp;rsquo;opinione dell&amp;rsquo;establishment israeliano: quel che importa non &amp;egrave; il sangue del prossimo, delle donne, dei bambini, non &amp;egrave; l&amp;rsquo;enorme ipocrisia per la quale Israele, ufficialmente &amp;ldquo;contraria a qualsiasi forma di terrorismo&amp;rdquo;, fornisce armi al terrorismo peggiore (cos&amp;igrave; come trasforma in eroe nazionale un pirata dell&amp;rsquo;aria, pur condannando in genere i dirottamenti). No, l&amp;rsquo;unica cosa che conti &amp;egrave; il &amp;ldquo;discredito politico&amp;rdquo;. In altri termini, se il sangue versato, quello di donne e bambini, avesse costituito agli occhi dei responsabili dell&amp;rsquo;establishment un &amp;ldquo;vantaggio politico&amp;rdquo; anzich&amp;eacute; un danno per lo stato d&amp;rsquo;Israele, allora sarebbe andato tutto bene! &amp;Egrave; difficile immaginare un&amp;rsquo;ipocrisia pi&amp;ugrave; madornale!&lt;br /&gt;
Marcus, Hammer, Ben Meir e gli ambienti vicini a Begin&lt;br /&gt;
Riprendiamo il filo: &amp;ldquo;L&amp;rsquo;agente che ha concluso l&amp;rsquo;affare della vendita di armi a Somoza passava per essere un amico del dittatore nicaraguense, nonch&amp;eacute; una delle massime personalit&amp;agrave; israeliane. Si trattava di David Marcus Katz&amp;rdquo; (&amp;rdquo;Davar&amp;rdquo;, 13 dicembre 1979). Nella stessa serie di articoli (&amp;rdquo;Davar&amp;rdquo;, 14 novembre 1979) gli autori precisano la natura di tale amicizia e i legami relativi. Secondo gli amici:&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Katz ha lasciato il nostro paese prima della guerra del 1948. Attualmente &amp;egrave; il rappresentante di circa diciassette industrie israeliane fornitrici, in parte, di armi e attrezzature militari, la pi&amp;ugrave; importante delle quali &amp;egrave; l&amp;rsquo;Industria Aeronautica e di armi (Ta&amp;rsquo;as). Soggiorna di frequente nel nostro paese e vi incontra personalit&amp;agrave; politiche con le quali ha stretti rapporti. Fra queste ci sono membri del Likud e del Mifdal (partito nazionale religioso). Si sa che &amp;egrave; vicino al Ministro Hammer e a Ben Meir, membro della Knesset (due dirigenti di Gush Emunim, un movimento religioso nazionalista fanatico); si sa anche che finanzia il movimento religioso &amp;hellip; Nelle alte sfere del governo si ritiene che Katz goda dell&amp;rsquo;appoggio di varie istanze politiche, fra cui alcune vicine al Primo Ministro.&lt;br /&gt;
Aggiungiamo che gli amici dell&amp;rsquo;amico del tiranno Somoza non si trovano solo in seno al Likud e al Mifdal. Il giornale che ha elargito pi&amp;ugrave; elogi a questo mercante d&amp;rsquo;armi &amp;egrave; l&amp;rsquo;organo del Mapam, &amp;ldquo;Al Ha-Mishmar&amp;rdquo; (Chi &amp;egrave; lei, Marcus Katz?, del dottor Eliyahu Harel, 30 dicembre 1980). Il giornale, che ha scelto come motto: &amp;ldquo;Per il sionismo, il socialismo e la fratellanza dei popoli&amp;rdquo;, incensa senza riserve questo massacratore di donne e bambini.&lt;br /&gt;
Marcus Katz parla correntemente l&amp;rsquo;ebraico ed &amp;egrave; simpatico. Ha esordito nella vita pubblica di qui partecipando alla fondazione della Giovent&amp;ugrave; Naim Misrahi (Misrahi - precursore del Mifdal). Come la maggior parte, allora, &amp;egrave; entrato nell&amp;rsquo;Haganah (la principale organizzazione militare sionista nella Palestina allora sotto dominazione britannica), ma nel 1947, prima della fondazione dello stato d&amp;rsquo;Israele, ha raggiunto i suoi genitori in Messico. Dichiara che gli &amp;egrave; stato difficile lasciare il nostro Paese alla vigilia della creazione dello Stato e che lo ha fatto solo perch&amp;eacute; uno dei dirigenti del Misrahi, David Zvi Pinkas, gli affid&amp;ograve; la missione di organizzare il movimento in Messico.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;Al-Ha-Mishmar&amp;rdquo; sottolinea inoltre con soddisfazione, addirittura con orgoglio, che il signor Katz patrocina alcuni istituti religiosi negli Stati Uniti, in Messico, in Israele, che ha dato vita al Premio Katz destinato a promuovere &amp;ldquo;I mezzi per ravvivare la Halakha (la legge religiosa ebraica) nella vita moderna&amp;rdquo;, che ha inoltre ottenuto l&amp;rsquo;attestato della &amp;ldquo;corona della Torah&amp;rdquo; e un diploma di dottore honoris causa dell&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; Yeshiva, negli Stati Uniti. &amp;ldquo;Al Ha-Mishmar&amp;rdquo; si affretta ad aggiungere che &amp;ldquo;il caso dell&amp;rsquo;aereo che trasportava munizioni per le carabine Galil destinate al Guatemala, atterrato alle Barbados e intercettato dalle locali autorit&amp;agrave;, apparteneva alla societ&amp;agrave; Eisenberg e non alla Katz&amp;rdquo;. Un dato che ci conforta, a parte il fatto che veniamo a sapere, en passant, anche perch&amp;eacute; e come mai la maggioranza al Parlamento abbia adottato la famosa &amp;ldquo;legge Eisenberg&amp;rdquo; che esenta gli esportatori d&amp;rsquo;armi dalle tasse. Sarebbe tuttavia un errore credere che gli stessi Nahum Barnea e Yossef Periel &amp;mdash; pur dicendo molto di pi&amp;ugrave; di &amp;ldquo;Al Ha-Mishmar&amp;rdquo; &amp;mdash; forniscano indicazioni esatte ed esaurienti sul traffico d&amp;rsquo;armi israeliane, anche solo di quelle destinate al governo Somoza. In primo luogo, la loro attenzione &amp;egrave; attratta soprattutto dall&amp;rsquo;aspetto finanziario. Katz ha ottenuto una commessa eccessiva? Si &amp;egrave; fatto quanto si doveva per ridimensionarla? A queste domande di nessun interesse gli autori dedicano il grosso dei loro articoli. Si dilungano inoltre a descrivere dettagliatamente una serie di discussioni interne (gli ambasciatori israeliani favoriscono a sufficienza le esportazioni di armi? L&amp;rsquo;industria aeronautica deve o no avere un ruolo preponderante in queste esportazioni? ecc. ecc.).&lt;br /&gt;
II gruppo predominante nell&amp;rsquo;industria israeliana&lt;br /&gt;
Solo nell&amp;rsquo;ultimo articolo (// robot si ribella al suo artefice, in &amp;ldquo;Davar&amp;rdquo;, 16 novembre 1979) gli autori arrivano al nocciolo della questione. Innanzitutto dichiarano &amp;mdash; secondo me giustamente &amp;mdash; che le &amp;ldquo;manifatture d&amp;rsquo;armi&amp;rdquo; costituiscono &amp;ldquo;il gruppo predominante in seno all&amp;rsquo;industria israeliana&amp;rdquo;. L&amp;rsquo;esportazione di armi avviene &amp;ldquo;verso Stati che, perlopi&amp;ugrave;, non possono acquistarle dagli Stati Uniti; alcuni di questi Paesi vivono sotto regimi che godono di pessima stampa&amp;rdquo; (naturalmente, si tratta di una mezza verit&amp;agrave;. Non c&amp;rsquo;&amp;egrave; un solo Paese, fra quelli ai quali Israele vende grossi quantitativi di armi, che non goda di una fama sinistra). Ma gli autori mettono in luce anche i &amp;ldquo;vantaggi&amp;rdquo;:&lt;br /&gt;
Un&amp;rsquo;industria d&amp;rsquo;armi sviluppata pu&amp;ograve;, all&amp;rsquo;occorrenza, partecipare in maniera decisiva allo sforzo bellico di Israele. Si tratta inoltre di un campo nel quale Israele gode di una certa superiorit&amp;agrave;, di un certo prestigio. Va ricordato che, al riguardo, le decisioni sono state prese parecchi anni fa e che la responsabilit&amp;agrave;, nel bene e nel male, ricade sulle istanze politiche, sull&amp;rsquo;ex Ministro della Difesa Shimon P&amp;eacute;r&amp;egrave;s.&lt;br /&gt;
Gli autori sottolineano inoltre che, in questo quadro, il &amp;ldquo;governo ha autorizzato gli ambasciatori e gli ufficiali superiori israeliani a partecipare al commercio di armi e si rifiuta di affrontare l&amp;rsquo;effettiva portata giuridica di un simile gesto&amp;rdquo;. Ma, per quanto l&amp;rsquo;attuale Ministro degli Esteri abbia promesso un&amp;rsquo;inchiesta al riguardo, non vi &amp;egrave; mai stato n&amp;eacute; vi sar&amp;agrave; mai un esame di ci&amp;ograve; che significano per Israele i rapporti di amicizia con il regime Somoza. &amp;Egrave; anche possibile dire che il giudizio degli autori &amp;egrave; estremamente sorprendente, ma tipico della societ&amp;agrave; israeliana:&lt;br /&gt;
Circa sei mesi prima del crollo del tiranno, il governo israeliano si &amp;egrave; impegnato con gli americani ad associarsi all&amp;rsquo;embargo stabilito per quanto riguardava la consegna delle armi al Nicaragua. // governo non era tenuto a impegnarsi (sottolineatura mia - I.S.), ma una volta fattoio doveva mantenere l&amp;rsquo;impegno. Invece si guard&amp;ograve; bene dal rispettarlo. Quando la cosa divenne nota, fu un duro colpo alla credibilit&amp;agrave; internazionale del governo israeliano. Sembra che in questa faccenda alcune iniziative siano state prese senza il consenso delle autorit&amp;agrave;.&lt;br /&gt;
Gli autori riprendono inoltre una rivelazione ad opera di Shimshon Ehrlich in &amp;ldquo;Ha&amp;rsquo;aretz&amp;rdquo; del 14 novembre 1979:&lt;br /&gt;
Un rappresentante delle ditte che si occupano dell&amp;rsquo;esportazione di armi (censurato) ha continuato a fornire armi a Somoza fino agli ultimi momenti del regime (censurato) . Tale rappresentante ha utilizzato all&amp;rsquo;uopo uno dei suoi uomini che viveva nel bunker dove si era rifugiato il comando dell&amp;rsquo;esercito di Somoza. L&amp;rsquo;uomo si present&amp;ograve; come un comandante dell&amp;rsquo;esercito israeliano (censurato).&lt;br /&gt;
Se ci si ricorda di quanto si &amp;egrave; detto degli &amp;ldquo;ufficiali superiori dell&amp;rsquo;esercito israeliano&amp;rdquo; che &amp;ldquo;erano autorizzati a partecipare al commercio di armi&amp;rdquo;, si pu&amp;ograve; star certi che quel tale dicesse la verit&amp;agrave;.&lt;br /&gt;
Abbiamo insistito a lungo su questa vicenda del regime di Somoza perch&amp;eacute; le informazioni di cui disponiamo al riguardo sono pi&amp;ugrave; esaurienti e anche per il rilievo politico di Marcus Katz, di recente osannato dal grande rabbino (israeliano) Shlomo Goren, dal Ministro Zevulon Hammer e da altre duecento personalit&amp;agrave; di primo piano della societ&amp;agrave; israeliana, tutti invitati al matrimonio della figlia del detto Marcus Katz, con viaggio in aereo pagato dallo stesso, o meglio pagato col sangue della gente assassinata, quel sangue che grida vendetta contro l&amp;rsquo;amico degli assassini.&lt;br /&gt;
Parleremo meno degli altri paesi dell&amp;rsquo;America latina. Secondo fonti straniere, Israele &amp;hellip; (censurato) &amp;hellip; in America latina, Israele consegna enormi quantitativi di armi alle seguenti dittature: &amp;hellip; (censurato) &amp;hellip; il Paraguay, l&amp;rsquo;Argentina, il Cile, l&amp;rsquo;Equador. &amp;Egrave; molto interessante notare la stretta collaborazione di Israele con il Paraguay, noto come il rifugio dei peggiori nazisti.&lt;br /&gt;
&amp;Egrave; ben nota la collaborazione esistente tra Israele e l&amp;rsquo;Argentina (dove, secondo un rapporto di Amnesty International, i detenuti ebrei sono obbligati a inginocchiarsi davanti al ritratto di Hitler) e tra Israele e il Cile. Marcel Zohar fornisce la seguente notizia (Generali israeliani in America latina, in &amp;ldquo;Ha&amp;rsquo;aretz&amp;rdquo;, 10 agosto 1978):&lt;br /&gt;
Durante le sei settimane passate, tre generali israeliani (della riserva) si sono recati in Argentina. Nel maggio di quest&amp;rsquo;anno, il generale di divisione della riserva Hayim Laskov, ex capo di Stato Maggiore dell&amp;rsquo;esercito israeliano, &amp;egrave; arrivato a Buenos Aires &amp;hellip; (censurato) &amp;hellip; Laskov &amp;egrave; arrivato il giorno prima della festa dell&amp;rsquo;Indipendenza (israeliana). Dopo un incontro con alcuni ebrei di Buenos Aires, c&amp;rsquo;&amp;egrave; stato un incontro con il capo di Stato Maggiore dell&amp;rsquo;esercito argentino e vari colloqui con lui e altre personalit&amp;agrave;. Laskov &amp;egrave; stato ricevuto con i dovuti riguardi dagli ufficiali superiori dell&amp;rsquo;esercito e la sua visita ha aperto la strada ad ulteriori contatti per altri generali israeliani (della riserva) in America latina.&lt;br /&gt;
Questi altri generali, secondo l&amp;rsquo;articolo, sono: il generale (della riserva) Mordekhai Kod, che ha tenuto in luglio una conferenza al cospetto dello Stato Maggiore dell&amp;rsquo;aeronautica argentina; il generale di divisione (della riserva) Motta Gur, giunto in Argentina dopo un soggiorno in Cile, dove era stato accolto dal Presidente, il generale Augusto Pinochet, e aveva incontrato diverse personalit&amp;agrave;. Gur ha tentato di difendere il regime di Pinochet, dicendo che &amp;ldquo;ci&amp;ograve; che la stampa cilena riferisce sul Cile non corrisponde alla verit&amp;agrave;&amp;rdquo;. Si direbbe che sia pi&amp;ugrave; realista del re: se per Motta Gur la stampa cilena, censurata e imbavagliata, esagera pure&amp;hellip;&lt;br /&gt;
Gur e la vittoria di Pinochet&lt;br /&gt;
Eppure, Motta Gur, che riveste un&amp;rsquo;autorevole ruolo nel Partito Laburista, scrive settimanalmente (non sul Cile!) in &amp;ldquo;Davar&amp;rdquo;, l&amp;rsquo;organo ufficiale dell&amp;rsquo;Histadrut, controllato dal Partito Laburista. Si &amp;egrave; fatto fotografare insieme a Pinochet: &amp;ldquo;So che l&amp;rsquo;esercito cileno si &amp;egrave; abituato a riportare vittorie e ambisce a riportare vittorie&amp;rdquo;. Sappiamo bene contro chi tali vittorie siano state riportate. &amp;Egrave; il caso di ricordare il proverbio: &amp;ldquo;Dimmi con chi vai e ti dir&amp;ograve; chi sei&amp;rdquo;!&lt;br /&gt;
Dopo la visita a uno dei peggiori assassini del mondo, Motta Gur si &amp;egrave; recato in Argentina dove, naturalmente, l&amp;rsquo;ambasciata israeliana ne ha festeggiato con entusiasmo la venuta e le prestazioni. Gur &amp;egrave; apparso in televisione&amp;hellip; (censurato), l&amp;rsquo;Argentina lo ha trattato come se fosse capo di Stato Maggiore in carica. Rispondendo alle domande rivoltegli da un giornale, ha confermato che &amp;ldquo;siamo interessati da molto vicino ai nostri rapporti commerciali in questo campo&amp;rdquo; (censurato). L&amp;rsquo;autore prosegue: &amp;ldquo;Non &amp;egrave; un segreto; tutti sanno che quando c&amp;rsquo;&amp;egrave; una richiesta di armi destinate all&amp;rsquo;Argentina, Israele ha sempre vinto la gara, davanti a Paesi che pure hanno una lunga esperienza in materia&amp;rdquo;. Motta Gur si &amp;egrave; anche incontrato con il generale Viola, il capo supremo dell&amp;rsquo;esercito argentino. In suo onore &amp;ldquo;&amp;egrave; stato dato un grande ricevimento&amp;rdquo; (durante il quale &amp;egrave; stato presentato il film di Golan su Entebbe) in una delle sale appartenenti alla comunit&amp;agrave; ebraica di Buenos Aires (censurato). &amp;ldquo;Fra le personalit&amp;agrave; presenti c&amp;rsquo;erano i capi del servizio informazioni e lo Stato Maggiore dell&amp;rsquo;esercito argentino&amp;rdquo;, cio&amp;egrave; i responsabili delle torture, della scomparsa di migliaia di persone e di tanti altri crimini, le foto di Motta Gur insieme ai carnefici del popolo argentino vengono diffuse negli Stati Uniti e costituiscono un efficace mezzo di propaganda. Prima di lasciare il continente americano, bagnato di lacrime e sangue grazie alle armi israeliane, diamo un&amp;rsquo;occhiata all&amp;rsquo;Equador e ai suoi rapporti con Israele, a mo&amp;rsquo; d&amp;rsquo;intermezzo comico dopo tante tragedie. Chiunque abbia l&amp;rsquo;abitudine di conservare ritagli di giornale ricorder&amp;agrave; l&amp;rsquo;episodio riferito da Matti Golan in &amp;ldquo;Ha&amp;rsquo;aretz&amp;rdquo; all&amp;rsquo;inizio del 1977 (22, 23 e 28 marzo 1977). Risultava che &amp;ldquo;Ghandi&amp;rdquo; (soprannome del generale Rehavam Ze&amp;rsquo;evi), in collaborazione con l&amp;rsquo;attore Hayim Topol, avesse proposto al governo dell&amp;rsquo;Equador un&amp;rsquo;attrezzatura sofisticata e un personale addestrato nell&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; antiterroristica. Il terzo uomo in questa faccenda era Bezalel Mizrahi, un nome ben noto &amp;hellip; (in rapporto con associazioni criminali, in Israele). Il generale Rehavam Ze&amp;rsquo;evi fu presentato dall&amp;rsquo;ambasciatore di Israele in Equador (che non era stato avvertito della sua visita) come un privato cittadino. Ma ci si accorse ben presto che figurava ancora nei libri paga degli uffici del Primo Ministro (che allora era ancora Yitzhaq Rabin), dove era stato fino a poco prima &amp;ldquo;consigliere in materia di guerra al terrorismo&amp;rdquo;. L&amp;rsquo;inchiesta condotta da Matti Golan fece emergere altri fatti. Egli cerc&amp;ograve; di informarsi presso ministri in carica di quali fossero i rapporti tra l&amp;rsquo;attore Hayim Topol e la lotta al terrorismo. Un alto funzionario vicino al Primo Ministro cerc&amp;ograve; di convincerlo a non pubblicare la notizia, dicendogli che &amp;ldquo;Ghandi&amp;rdquo; si occupava in quel momento di faccende private e che quelle rivelazioni avrebbero compromesso i suoi mezzi di sussistenza (censurato). In seguito si riusc&amp;igrave; ad avere la chiave dei rapporti tra teatro e terrore: Hayim Topol dichiar&amp;ograve; dapprima che si occupava dell&amp;rsquo;esportazione di film biblici in Equador. Dopo un&amp;rsquo;indagine pi&amp;ugrave; accurata riconobbe di far parte del gruppo di &amp;ldquo;Ghandi&amp;rdquo;, il quale, oltre a Topol e Bezalel Mizrahi, comprendeva un ex membro del Mossad, di cui non &amp;egrave; possibile oggi pubblicare il nome. Alcuni &amp;ldquo;agenti segreti&amp;rdquo; cercarono senza troppo successo di venire in aiuto a &amp;ldquo;Ghandi&amp;rdquo;, sostenendo che &amp;ldquo;lui e Bezalel Mizrahi avevano grandi progetti, ai quali si ricollegavano numerosi specialisti israeliani dei servizi segreti&amp;rdquo;. &amp;ldquo;Ghandi&amp;rdquo; forn&amp;igrave; una spiegazione: in una lunga intervista a &amp;ldquo;Yediot Aharonot&amp;rdquo; (1 aprile 1977), dichiar&amp;ograve; che, in primo luogo, non vedeva niente di vergognoso nel fatto di essere un mercante d&amp;rsquo;armi; inoltre, che aveva stretto rapporti in Sud Africa (!) con Hayim Topol per la distribuzione di film biblici. Disse che era un affare che rendeva parecchio e che intendeva creare al di fuori di Israele un&amp;rsquo;associazione di consiglieri per i servizi segreti. Secondo lui, in Israele c&amp;rsquo;erano parecchie persone che, esaurita la loro carriera nei servizi segreti, avevano difficolt&amp;agrave; a trovare in patria un lavoro all&amp;rsquo;altezza della loro qualifica. La societ&amp;agrave; da lui prevista sarebbe stata in grado di risolvere il problema e al tempo stesso avrebbe rappresentato per Israele una fonte per l&amp;rsquo;ingresso di divise straniere. Si dichiarava in partenza disponibile a un controllo statale sulla sua associazione, con l&amp;rsquo;unica preoccupazione che gli &amp;ldquo;esperti&amp;rdquo; assunti non ne approfittassero per abbandonare Israele. Aveva varie idee per scongiurare quel rischio. Ignoriamo come sia finita la faccenda, ma non mi sorprenderebbe che una societ&amp;agrave; commerciale di quel genere esistesse tuttora e che, accanto ai rilevanti redditi che Israele ricava dal traffico d&amp;rsquo;armi, ci fosse un piccolo reddito derivante dall&amp;rsquo;esportazione di specialisti in torture. Oltre, dimenticavo, a un reddito proveniente dai film biblici distribuiti da &amp;ldquo;esperti&amp;rdquo; nella lotta al terrorismo&amp;hellip;&lt;br /&gt;
Sul continente africano&lt;br /&gt;
Per attenerci all&amp;rsquo;argomento di quest&amp;rsquo;articolo, lasceremo da parte il ruolo di Israele nei paesi arabi dell&amp;rsquo;Africa settentrionale, dal momento che esso coincide col &amp;ldquo;ruolo di Israele in Medio Oriente&amp;rdquo;. Tuttavia, la stampa mondiale ha rivelato di recente numerosi particolari, specie per quanto riguarda il ruolo svolto da Israele nella ricostruzione dei servizi segreti marocchini negli anni Sessanta (secondo un testo inglese edito a Londra), nel rapimento e nell&amp;rsquo;assassinio di Ben Barka, in ogni tipo di &amp;ldquo;visite&amp;rdquo; e &amp;ldquo;incontri&amp;rdquo; tra i capi della coalizione e i seguaci dello Shelli, tra cui Amos Kenan, in quello Stato.&lt;br /&gt;
Parleremo qui dei paesi africani situati a sud del Sahara. Prima della guerra del 1967, Israele esercitava un&amp;rsquo;enorme influenza sulla maggior parte degli stati africani. La guerra del 1967 (e ancor pi&amp;ugrave; quella del 1973) e il rifiuto israeliano di ritirarsi dai territori e di riconoscere il diritto legittimo dei palestinesi comportarono una svolta politica in questa parte del mondo, tranne ovviamente per quanto riguarda il Sud Africa. La posizione di conquistatore assunta da Israele ha invece rafforzato, in quest&amp;rsquo;ultimo caso, l&amp;rsquo;amicizia fra i due paesi. Parleremo in primo luogo degli stati dell&amp;rsquo;Africa nera, dove Israele dispone ancora di una forte influenza, poi passeremo ad analizzare i rapporti tra Israele e il Sud Africa e gli altri stati limitrofi.&lt;br /&gt;
L&amp;rsquo;influenza israeliana si &amp;egrave; fatta sentire recentemente in tre Stati indipendenti: la Costa d&amp;rsquo;Avorio, la Repubblica Centrafricana e il Malawi. Giustamente, la Costa d&amp;rsquo;Avorio &amp;egrave; considerata uno degli Stati pi&amp;ugrave; corrotti dell&amp;rsquo;Africa. Secondo stime francesi, l&amp;rsquo;80% delle risorse di questo Stato appartengono al Presidente, ai suoi parenti e a qualcuno dei suoi beniamini. Il progresso, comunque fosse, non sarebbe funzionale agli interessi della cricca dirigente, per cui non esiste. L&amp;rsquo;insegnamento elementare e secondario &amp;egrave; a un livello infimo, anche in confronto all&amp;rsquo;epoca della colonizzazione francese. I contadini sono costretti a vendere i loro prodotti a un prezzo fissato dal governo e a compagnie che appartengono al Presidente o alla sua cerchia o sono controllate da loro; questa gente vende poi questi prodotti all&amp;rsquo;Europa o all&amp;rsquo;America ricavandone grossi profitti. Di fronte alla terribile miseria dei contadini e del grosso degli abitanti delle citt&amp;agrave;, si registra la vergognosa opulenza della ristretta classe dirigente, che ha trasformato la Costa d&amp;rsquo;Avorio in un centro turistico di lusso per la jet society dell&amp;rsquo;Europa Occidentale. Gli alberghi di lusso, i palazzi dei dirigenti, le compagnie detentrici di monopoli sono tutte cose sorte in stretta collaborazione con Israele e soprattutto con le societ&amp;agrave; che appartengono all&amp;rsquo;Histadrut, oltre a una serie di aziende private. Parecchi israeliani lavorano in Costa d&amp;rsquo;Avorio e sono giustamente diventati bersaglio delle locali forze progressiste, in quanto rappresentano uno dei pilastri che sorreggono il regime tirannico di quel paese. Le cose erano ancora pi&amp;ugrave; chiare ai tempi in cui la Repubblica Centrafricana era un &amp;ldquo;Impero&amp;rdquo;, retto dal tiranno Bokassa. Uno dei nostri famosi generali (della riserva), Shmuel Gonen, decise, dopo la pubblicazione del rapporto Agranat (il rapporto, steso da una commissione presieduta dall&amp;rsquo;ex Presidente della Corte Suprema israeliana, Agranat, risult&amp;ograve; sfavorevole per lui) che il suo ruolo era quello di essere l&amp;rsquo;amico e il beniamino dell&amp;rsquo;&amp;rdquo;imperatore&amp;rdquo; cannibale Bokassa. Gonen si chiamava prima Gorodish ed era famoso nell&amp;rsquo;esercito israeliano per i maltrattamenti imposti ai suoi subordinati (ancora oggi, gli ufficiali che si comportano come lui vengono soprannominati dai soldati &amp;ldquo;piccoli Gorodish&amp;rdquo;). Gonen-Gorodish non si &amp;egrave; limitato a dichiarare alla stampa israeliana, in particolare a &amp;ldquo;Ma&amp;rsquo;ariv&amp;rdquo;, che si era dato da fare a intrecciare per Bokassa la rete dei suoi rapporti ufficiali col resto del mondo; fra gli argomenti avanzati da Gorodish, in favore del presunto imperatore, non c&amp;rsquo;era soltanto la profonda amicizia che, a suo dire, Bokassa nutriva per Israele, ma anche quest&amp;rsquo;altra cosa: Bokassa non &amp;egrave; peggio dello Sci&amp;agrave; di Persia, anche lui, com&amp;rsquo;&amp;egrave; noto, grande amico di Israele e del Partito Laburista Israeliano. Ma l&amp;rsquo;ascesa del generale Gonen fu di breve durata. Con l&amp;rsquo;aiuto dei soldati francesi l&amp;rsquo;&amp;rdquo;imperatore&amp;rdquo; &amp;egrave; stato rovesciato e messo in residenza coatta, sempre in Costa d&amp;rsquo;Avorio, in uno dei suoi tanti palazzi. Come dice il proverbio: &amp;ldquo;Dio li fa, poi li accoppia&amp;rdquo;. Bokassa &amp;egrave; rinchiuso in un posto al riparo dai giornalisti, che vorrebbero sapere a quali dirigenti occidentali ha offerto diamanti. Fra le prime scoperte fatte dai nuovi dirigenti della Repubblica Centrafricana e dai loro consiglieri francesi c&amp;rsquo;&amp;egrave; stato il fatto che &amp;ldquo;Gorodish&amp;rdquo; non pagava al fisco n&amp;eacute; imposte n&amp;eacute; dazi. Attualmente, il generale Gonen &amp;egrave; in residenza coatta da alcuni mesi e sotto inchiesta.&lt;br /&gt;
Dal punto di vista della societ&amp;agrave; israeliana, &amp;egrave; interessante notare che la posizione rivestita da Gonen presso la corte dell&amp;rsquo;imperatore cannibale non ne ha minimamente scalfito la collocazione sociale in Israele, nell&amp;rsquo;Israele di Begin. Il generale (della riserva) Gonen era, contemporaneamente, amico del cannibale nonch&amp;eacute; delegato eletto all&amp;rsquo;ultimo congresso del partito H&amp;eacute;rut (il partito di Begin), delegato in rappresentanza di Tel Aviv-Nord. Aveva una tale popolarit&amp;agrave; in questo congresso che lo si &amp;egrave; visto abbracciare e baciare Begin di fronte ai fotografi. Come dicevamo, Dio li fa, poi li accoppia: secondo me, questo si attaglia perfettamente a Menahem Begin e al famoso &amp;ldquo;splendore&amp;rdquo; revisionista (in questo caso, si tratta dell&amp;rsquo;estrema destra del sionismo, del partito che, sotto la denominazione di &amp;ldquo;revisionista&amp;rdquo;, ha preceduto l&amp;rsquo;attuale partito H&amp;eacute;rut).&lt;br /&gt;
Il governo israeliano svolge un ruolo particolarmente nefasto nel Malawi. Quando nacque questo Stato il potere and&amp;ograve; a finire in mano a un certo dottor Banda, che si rivel&amp;ograve; ben presto un amico dichiarato e fedele dei regimi di apartheid esistenti in alcuni Stati africani. Le sue visite ai capi dei governi del Sud Africa, che lo ricevono con tutti gli onori, ottengono nel mondo lo stesso rilievo delle visite in Israele dei ministri sudafricani. Prima della sconfitta dei colonialisti portoghesi in Mozambico, fu loro alleato nella lotta contro quanti si battevano per la libert&amp;agrave;. Il regime del Malawi &amp;egrave; uno dei pi&amp;ugrave; atroci regimi del mondo, paragonabile solo a quelli del Guatemala e di El Salvador. Ma il dato che lo contraddistingue &amp;egrave; che gli assassini e le torture ordinate dal dottor Banda sono perpetrati da persone giovanissime, quasi dei bambini. Il tiranno utilizza il movimento giovanile del Paese per infliggere ogni genere di tortura a chiunque osi mettere in dubbio la &amp;ldquo;saggezza divina&amp;rdquo; del &amp;ldquo;padre&amp;rdquo; della patria, il dottor Banda. Ora, il movimento giovanile &amp;egrave; organizzato da consiglieri del Gadna e del Nahal, (rispettivamente, formazioni israeliane paramilitare e militare) mandati in loco da Israele. In cambio dei servizi resi al dottor Banda, le orde del &amp;ldquo;movimento giovanile&amp;rdquo; sono autorizzate a scatenarsi in tutta una serie di campi tutt&amp;rsquo;altro che politici: picchiare e torturare pacifici cittadini tanto per &amp;ldquo;divertirsi&amp;rdquo;, per il gusto di terrorizzare la gente e magari per esercitarsi. Ancora oggi i consiglieri israeliani addestrano il &amp;ldquo;movimento giovanile&amp;rdquo;, anche se non si riesce a sapere di preciso di che tipo di addestramento si tratti. La stampa israeliana sostiene che si tratta di qualcosa di analogo al Gadna e al Nahal&amp;hellip; (censurato)&lt;br /&gt;
&amp;hellip;Facciamo notare che la stampa mondiale non si fa illusioni sulla natura del regime del dottor Banda, rivelandone ogni tanto qualche particolare. Ma negli ultimi anni i principali rapporti sono stati quelli tra lo Stato di Israele e il Sud Africa, gli &amp;ldquo;Stati&amp;rdquo; o Bantustans (Territori autonomi bantu) creati dal governo dell&amp;rsquo;apartheid e che comprendono territori occupati quali la Namibia.&lt;br /&gt;
Fino a poco tempo fa si poteva aggiungere all&amp;rsquo;elenco la Rhodesia di lan Smith (e del vescovo Muzurewa), ora diventata lo Zimbawe libero. Stando a fonti straniere, Smith aveva ottenuto il brevetto israeliano per la fabbricazione di mitra Uzi. Gli Uzi fabbricati in Rhodesia si chiamano Rhuzi (Uzi rodesiani). Questi mitra, a parte l&amp;rsquo;uso militare, venivano venduti ai civili &amp;mdash; bianchi &amp;mdash; a 100 dollari rodesiani l&amp;rsquo;uno. Israele fungeva inoltre come punto di rifornimento per importanti attrezzature militari, ad esempio gli elicotteri americani che la legge americana vietava venissero direttamente venduti alla Rhodesia. La televisione britannica ha rivelato che questi elicotteri appena venduti a Israele, venivano rivenduti immediatamente a lan Smith.&lt;br /&gt;
Nei due articoli precedenti abbiamo passato in rassegna i rapporti tra Israele e le dittature dell&amp;rsquo;America Latina, nonch&amp;eacute; con alcuni regimi corrotti africani, per quanto riguarda i rifornimenti di armi. Ora passiamo ai rapporti pi&amp;ugrave; generali e, credo, di estrema importanza, che intercorrono tra Israele e il Sud Africa: rapporti che, tranne gli Stati Uniti, non ha alcun altro Paese. L&amp;rsquo;amicizia tra Israele e Sud Africa &amp;egrave; una storia lunga, che non possiamo riprendere in questa sede. Ci limitiamo a ricordare la profonda amicizia che legava Haim Weizman (Presidente dell&amp;rsquo;Organizzazione Sionista mondiale e primo Presidente dello stato d&amp;rsquo;Israele) al capo del governo sudafricano Jan Smuts, e i reiterati tentativi del Sud Africa di riavvicinare imperialismo britannico e sionismo. Ricordiamo che, fin dagli anni Trenta, il Sud Africa ha fornito di preferenza il suo appoggio agli elementi pi&amp;ugrave; estremisti del movimento sionista. Samuel Katz, che ha rotto col governo Begin e si orienta attualmente verso il partito estremista Hathiya, riferisce nelle sue Memorie che &amp;egrave; stato nominato console sudafricano a Gerusalemme negli anni Trenta e racconta come abbia utilizzato quest&amp;rsquo;incarico al servizio dell&amp;rsquo;Etzel (Irgun Tzevai Le-Yisrael), l&amp;rsquo;organizzazione militare terroristica, diretta in seguito dall&amp;rsquo;attuale Primo Ministro Menahem Begin. Di conseguenza, la popolazione ebraica sudafricana &amp;egrave; in assoluto la pi&amp;ugrave; nazionalista e sciovinista (bench&amp;eacute;, naturalmente, ci siano numerosi ebrei sudafricani che si sono impegnati nella lotta contro l&amp;rsquo;apartheid, sia a titolo individuale sia in seno a raggruppamenti progressisti). Esaminiamo un po&amp;rsquo; pi&amp;ugrave; a fondo la natura dei rapporti tra Israele e questo regime (il pi&amp;ugrave; abominevole che ci sia, persino agli occhi di persone considerate universalmente conservatrici). Si tratta di un regime che si &amp;egrave; sviluppato sulla base di un movimento ideologico filonazista senza motivazioni ideologiche e numerosi dirigenti del quale vennero fatti per questo prigionieri durante l&amp;rsquo;ultima guerra; un regime che tratta gli indigeni africani, la stragrande maggioranza della popolazione, come i peggiori antisemiti trattano gli ebrei. Sono noti, naturalmente, gli aspetti &amp;ldquo;visibili&amp;rdquo; dei rapporti tra Israele e il Sud Africa. A parte il Malawi e la Costa d&amp;rsquo;Avorio, Israele &amp;egrave; l&amp;rsquo;unico Paese in cui i ministri sudafricani e lo stesso Primo Ministro vengano accolti con tutti gli onori; analogamente, i ministri israeliani sono i soli ministri di stati indipendenti (ad eccezione del dottor Banda) che si rechino in visita in Sud Africa e vi siano ricevuti con tutti gli onori. Lo stesso governo americano, persino il governo Reagan, non ha rapporti di questo genere con il Sud Africa. In realt&amp;agrave;, quanto &amp;egrave; inimmaginabile per Reagan &amp;egrave; invece possibile per Rabin e Begin, e questo per noi rappresenta un elemento in pi&amp;ugrave; e non dei meno rilevanti, per conoscere meglio la societ&amp;agrave; israeliana. Da noi, sei o sette anni fa, si criticavano appena le visite dei capi di uno dei pi&amp;ugrave; razzisti regimi del mondo; oggi le si criticano sempre di meno. E questo proprio mentre vogliamo ricordare a noi stessi e agli altri, i nomi di coloro che hanno avuto rapporti ufficiali con i nazisti e che hanno dimostrato a questi ultimi la propria amicizia. Al di l&amp;agrave; dei rapporti formali di &amp;ldquo;amicizia&amp;rdquo;, i legami tra Israele e il Sud Africa sono di tre ordini:&lt;br /&gt;
&amp;bull;&amp;nbsp;collaborazione economica;&lt;br /&gt;
&amp;bull;&amp;nbsp;collaborazione nell&amp;rsquo;industria (censurato);&lt;br /&gt;
&amp;bull;&amp;nbsp;collaborazione politica.&lt;br /&gt;
La collaborazione economica&lt;br /&gt;
Prendiamo per cominciare un esempio tipico. Il &amp;ldquo;Yediot Aharonot&amp;rdquo; del 12 ottobre 1976 va in estasi per il gran numero di aziende israeliane che cercano di estendere le loro relazioni commerciali con il Sud Africa. Fra quelle che ottengono risultati migliori &amp;ldquo;Yediot Aharonot&amp;rdquo; ricorda Assia-Ma&amp;rsquo;abarot, che appartiene al Kibbutz Ma&amp;rsquo;abarot dell&amp;rsquo;Hashomer Hatza&amp;rsquo;ir (Mapam). Gi&amp;agrave; nel 1976 le esportazioni di quest&amp;rsquo;azienda ammontavano a un milione di dollari e il kibbutz si fissava l&amp;rsquo;obiettivo di aumentare le proprie esportazioni destinate al Sud Africa del 20% all&amp;rsquo;anno. Questo kibbutz produce un alimento per le vacche. Com&amp;rsquo;&amp;egrave; noto, l&amp;rsquo;oppressione pi&amp;ugrave; dura, in Sud Africa, colpisce i lavoratori agricoli di colore. In parecchi casi, alcuni prigionieri vengono &amp;ldquo;affidati&amp;rdquo; nel periodo di detenzione ad agricoltori bianchi. E il kibbutz sceglie di aumentare le sue esportazioni verso il Sud Africa e, contemporaneamente, invita pro-prietari terrieri sudafricani a venire a studiare sul posto l&amp;rsquo;utilizzazione scientifica del prodotto.&lt;br /&gt;
Il giornale &amp;ldquo;Ma&amp;rsquo;ariv&amp;rdquo; del 12 dicembre ci offre un altro esempio. Il corrispondente del giornale in Sud Africa ci informa che la societ&amp;agrave; Tadiran ha costruito una fabbrica vicino Pretoria, insieme ad una compagnia sudafricana. L&amp;rsquo;ingegnere capo della fabbrica, David Frenkel, ha annunciato che la societ&amp;agrave; avrebbe prodotto materiale di illuminazione per stati d&amp;rsquo;allarme e avrebbe importato da Israele sofisticati impianti di comunicazione, commercializzandoli. Cos&amp;igrave;, quando i ragazzi africani di Soweto o di altri ghetti si ribellano all&amp;rsquo;oppressione, i poliziotti del regime di apartheid possono chiamare in aiuto loro colleghi grazie a materiale made in Israel; anche i giganteschi riflettori che illuminano i ghetti indigeni nelle notti &amp;ldquo;calde&amp;rdquo; provengono da Israele. Ma la collaborazione economica tra Israele e il Sud Africa non si limita a queste societ&amp;agrave; israeliane (e sono parecchie!) che forniscono al Sud Africa prodotti essenziali e lo sanno fare; essa va molto pi&amp;ugrave; in l&amp;agrave;. Ci limiteremo qui ad accennare soltanto a due rapporti pubblicati in &amp;ldquo;Ma&amp;rsquo;ariv&amp;rdquo; (7 febbraio 1979), il giorno stesso della visita in Sud Africa di Simah Ehrlich, all&amp;rsquo;epoca Ministro israeliano delle Finanze. Per spiegare l&amp;rsquo;idea basilare allora proposta da Ehrlich, accettata e attualmente applicata, dobbiamo ricordare ai lettori che, poich&amp;eacute; la stragrande maggioranza dei Paesi condannano il regime sudafricano, &amp;egrave; stata abolita ogni forma di agevolazione doganale per i prodotti sudafricani e nessun Paese (tranne Israele, il Malawi, ecc.) ha stabilito accordi commerciali con il Sud Africa, il che naturalmente ne rende estremamente difficili le esportazioni. Ehrlich ha perci&amp;ograve; proposto che Israele faccia da tramite per il Sud Africa ai fini della penetrazione nel Mercato Comune Europeo, di cui Israele &amp;egrave; &amp;ldquo;membro associato&amp;rdquo;, approfittando delle forti riduzioni delle tariffe doganali. La proposta di Ehrlich valeva anche per gli Stati Uniti. In questo modo i prodotti sudafricani vengono &amp;ldquo;esportati&amp;rdquo; in Israele per essere &amp;ldquo;finiti&amp;rdquo; (in genere si tratta solo di incollarvi l&amp;rsquo;etichetta made in Israel); di l&amp;igrave; verranno poi rispediti in Europa e negli Stati Uniti. Aggiungiamo che la stampa europea, in particolare quella pi&amp;ugrave; conservatrice, ha denunciato con forza l&amp;rsquo;utilizzazione di Israele per le esportazioni sudafricane e che Israele ha avanzato una smentita formale.&lt;br /&gt;
La collaborazione si va sviluppando rapidamente anche in altre branche. Gi&amp;agrave; in &amp;ldquo;Yediot Aharonot&amp;rdquo; del 28 novembre 1976 si poteva leggere che la ditta israeliana Netafim, che produce impianti per l&amp;rsquo;irrigazione, si &amp;egrave; associata a una compagnia sudafricana per la produzione e l&amp;rsquo;esportazione di questo materiale in Europa, negli Stati Uniti, in America Latina e in altre parti del mondo. Bench&amp;eacute; il capitale sia sudafricano, la nuova societ&amp;agrave; si &amp;egrave; dichiarata in Olanda come societ&amp;agrave; israeliana, patrocinata dalla Netafim, per dare alla faccenda una facciata di &amp;ldquo;rispettabilit&amp;agrave;&amp;rdquo;. Gran parte di questi traffici sono controllati dall'&amp;rsquo;Histadrut (Federazione generale dei sindacati), come si ricava da un articolo pubblicato in &amp;ldquo;Ha&amp;rsquo;aretz&amp;rdquo;, il 16 febbraio 1981, dal titolo: La maggior parte del commercio con il Sud Africa &amp;egrave; concentrato in mano al gruppo Koor. Secondo il giornale:&lt;br /&gt;
Le societ&amp;agrave; che fanno parte del gruppo Koor costituiscono la fonte del grosso del commercio estero israeliano con il Sud Africa. Esiste una societ&amp;agrave; in Sud Africa, ma per ragioni politiche non si dichiara societ&amp;agrave; appartenente al gruppo ma societ&amp;agrave; appartenente a privati. Questa societ&amp;agrave; traffica in esportazioni che rappresentano varie decine di milioni di dollari l&amp;rsquo;anno, tra cui alcuni affari relativi a imprese industriali appartenenti a kibbutz. Secondo fonti bene informate, Koor non ha alcuna intenzione di rinunciare agli scambi commerciali con il Sud Africa.&lt;br /&gt;
La collaborazione industriale&lt;br /&gt;
Esamineremo di seguito due faccende che hanno costituito oggetto di una dettagliata informazione sulla stampa e alla televisione britanniche. Si riferiscono all&amp;rsquo;Angola e alla Namibia. Circa sei mesi fa, la televisione britannica (e la stampa subito dopo), ha riecheggiato una notizia sulla vendita di elicotteri americani al Sud Africa nel momento della famosa invasione dell&amp;rsquo;Angola (poi liberatasi), nel 1975. Il dottor Kissinger giustamente nutriva il presentimento che il Congresso non avrebbe ratificato la vendita di quel materiale, in quel momento, a quel Paese. Come per i Rhuzi, come per la faccenda degli elicotteri per la Rhodesia, si scopr&amp;igrave; una &amp;ldquo;soluzione israeliana&amp;rdquo; al problema: una vendita fittizia effettuata da &amp;ldquo;societ&amp;agrave; israeliane sconosciute&amp;rdquo; e &amp;ldquo;gli elicotteri vennero trasferiti in Sud Africa&amp;rdquo;. Un affare ancora pi&amp;ugrave; importante venne rivelato a Londra nell&amp;rsquo;estate del 1979: si tratta dello sbarramento elettrico costruito dal Sud Africa sulla frontiera tra l&amp;rsquo;Angola e la Namibia, per impedire l&amp;rsquo;infiltrazione dei combattenti per la liberazione della Namibia (organizzazione Swapo). L&amp;rsquo;episodio &amp;egrave; stato rivelato quest&amp;rsquo;anno ed &amp;egrave; stato confermato da un ben noto esperto delle questioni africane, Collin Legum (che lavora anche presso l&amp;rsquo;istituto israeliano Shiloah), durante una conferenza tenutasi nell&amp;rsquo;ambito di un&amp;rsquo;organizzazione ebraica londinese, successivamente riportata dal &amp;ldquo;Davar&amp;rdquo;. Secondo questo esperto, lo sbarramento elettrico &amp;egrave; stato costruito dall&amp;rsquo;industria aeronautica israeliana. Basta scorrere riviste come &amp;ldquo;Aviation Weekly&amp;rdquo; (rivista dell&amp;rsquo;aviazione) per sapere che la nostra industria aeronautica &amp;egrave; passata in prima linea nella costruzione di reti elettriche o altro e offre i propri servigi in materia a chiunque abbia bisogno di questo genere di attrezzatura (e i mezzi per pagarla). Com&amp;rsquo;&amp;egrave; noto, la costruzione di una rete di filo spinato su un&amp;rsquo;estensione del genere (il confine &amp;egrave; lungo migliaia di chilometri) richiede un elevato livello di progettazione e tecnologico e comporta inoltre grossi profitti. Pochi Paesi nel mondo occidentale hanno raggiunto tale livello ed &amp;egrave; ovvio che il Sud Africa non c&amp;rsquo;&amp;egrave; ancora arrivato. Peccato che un Paese che invece ha raggiunto questo livello di sviluppo lo metta al servizio di una causa spregevole.&lt;br /&gt;
La collaborazione politica&lt;br /&gt;
Abbiamo visto come, tra i servigi resi dal governo israeliano alle dittature sudamericane, ci sia la pubblicazione delle fotografie dei dittatori accanto ai dirigenti israeliani (ad esempio Motta Gur), foto che vengono poi riprodotte negli Stati Uniti e utilizzate come prove della natura &amp;ldquo;progressista&amp;rdquo;, o perlomeno &amp;ldquo;meno tremenda di quanto non si dica&amp;rdquo; di tali regimi e dei loro capi. In parecchi ambienti americani, infatti, chi avrebbe l&amp;rsquo;ardire di accusare Israele e di esporsi, ci&amp;ograve; facendo, all&amp;rsquo;accusa di &amp;ldquo;antisemitismo?&amp;rdquo;. O, se chi lancia l&amp;rsquo;accusa &amp;egrave; ebreo, sentirsi dare del masochista? Eppure, i dirigenti israeliani la loro cauzione all&amp;rsquo;apartheid sudafricana la danno. I rapporti, gli incontri ufficiali, ecc., servono ad abbellire la reputazione del regime agli occhi degli occidentali, soprattutto degli Stati Uniti. In realt&amp;agrave;, come attestano alcuni uomini d&amp;rsquo;affari americani, esistono da anni rapporti stretti tra l&amp;rsquo;ambasciata sudafricana negli Stati Uniti e la &amp;ldquo;lobby israeliana&amp;rdquo; (la parte della comunit&amp;agrave; ebraica di osservanza israeliana). Negli ultimi anni, Taiwan ha svolto anch&amp;rsquo;essa un ruolo in questa &amp;ldquo;Santa Alleanza&amp;rdquo;. La stampa occidentale commenta ampiamente l&amp;rsquo;alleanza tra Sud Africa, Israele e Taiwan, che cerca d&amp;rsquo;indurre gli Stati Uniti a inasprire la loro politica nei confronti del Terzo Mondo e dell&amp;rsquo;Unione Sovietica. Essa &amp;egrave; nata, soprattutto tra Israele e Sud Africa, all&amp;rsquo;epoca di Kissinger. Il prestigioso settimanale inglese &amp;ldquo;The Economist&amp;rdquo; osservava il 5 novembre 1977 che &amp;ldquo;fin dall&amp;rsquo;inizio del 1975, il dottor Kissinger incitava il governo israeliano a schierarsi al fianco dell&amp;rsquo;esercito sudafricano per combattere il Movimento Popolare angolano appoggiato da Cuba&amp;rdquo;. Israele si rifiut&amp;ograve;, ma ricerc&amp;ograve; un compromesso e fin&amp;igrave; per inviare in Sud Africa un certo numero di consiglieri, esperti di controguerriglia, oltre a materiale costruito all&amp;rsquo;uopo (la cui composizione &amp;egrave; molto interessante). Israele, d&amp;rsquo;altra parte, interpret&amp;ograve; la richiesta di Kissinger come un segnale di via libera alla collaborazione tra Israele e il Sud Africa. &amp;ldquo;The Economist&amp;rdquo; prosegue:&lt;br /&gt;
Nel maggio 1976, il Primo Ministro sudafricano, John Vorster, effettu&amp;ograve; una visita ufficiale. Firm&amp;ograve; una serie di accordi economici e militari, tutti basati sull&amp;rsquo;intenzione del Sud Africa di finanziare alcuni dei pi&amp;ugrave; dispendiosi progetti militari israeliani. In cambio Israele si impegn&amp;ograve; a fornire armi e consiglieri.&lt;br /&gt;
&amp;ldquo;The Economist&amp;rdquo;, in appendice all&amp;rsquo;articolo, fornisce altri dettagli: &amp;ldquo;II Sud Africa ha finanziato tutta la successiva generazione della flotta israeliana&amp;rdquo;. In cambio, il Sud Africa ricever&amp;agrave; le prime quattro o cinque navi da guerra prodotte. Quaranta ingegneri sudafricani soggiornarono ad Haifa per assistere alla costruzione di queste navi negli arsenali. Israele ha accettato di partecipare all&amp;rsquo;ammodernamento di imbarcazioni del tipo Centurion di propriet&amp;agrave; del Sud Africa (cosa che la Gran Bretagna, che le aveva costruite, si &amp;egrave; rifiutata di fare).&lt;br /&gt;
Passate in rassegna le societ&amp;agrave; israeliane come Tadiran e fatto l&amp;rsquo;elenco degli impianti e delle attrezzature militari fornite al Sud Africa fin dal 1971, &amp;ldquo;The Economist&amp;rdquo; conclude: &amp;ldquo;In tempo di guerra, le imbarcazioni che trasportano carbone destinato a Israele vengono scortate da forze navali miste israeliane e sudafricane&amp;rdquo;. E infine: &amp;ldquo;Preliminari contatti presi con l&amp;rsquo;amministrazione americana approdarono a una risposta tiepida; vi si diceva che non si ci aspettava di vedere Israele mutare rotta&amp;rdquo;. Probabilmente gli americani si riservano di utilizzare Israele per i propri rapporti con il Sud Africa.&lt;br /&gt;
Ne &amp;egrave; passato, di tempo. Il canale segreto funziona, e l&amp;rsquo;alleanza anche.&lt;br /&gt;
Il continente asiatico&lt;br /&gt;
Proviamo a tornare con la fantasia all&amp;rsquo;epoca successiva alla caduta e alla liberazione di Saigon (oggi Citt&amp;agrave; Ho Chi Minh), nella primavera del 1975. Allora inneggiammo a quella vittoria. Anche in Thailandia la vittoria delle forze progressiste in Vietnam indusse una trasformazione: dopo tanti anni di dittatura militare, un nuovo governo civile avvi&amp;ograve; lentamente e timidamente un processo di democratizzazione, di liberalizzazione in favore dei contadini, degli operai e degli studenti, di lotta alla corruzione. Ma la democrazia in Thailandia ebbe vita breve. Nell&amp;rsquo;aprile del 1976 l&amp;rsquo;esercito mise in atto una controrivoluzione sanguinosa e violenta. Vennero uccisi centinaia di studenti, mentre altri si rifugiarono nelle foreste. Decine di studenti progressisti furono colpiti a morte nei giardini pubblici di Bangkok, di fronte alla folla e alle telecamere. Quelle foto comparvero sulla stampa israeliana. Subito dopo si &amp;egrave; saputo, sempre attraverso la stampa, specie &amp;ldquo;Yediot Aharonot&amp;rdquo; e &amp;ldquo;Ma&amp;rsquo;ariv&amp;rdquo;, che arrivava in Israele una delegazione thailandese ufficiale e, qualche giorno dopo, che essa ripartiva&amp;hellip;(censurato).&lt;br /&gt;
&amp;hellip;La stampa americana, pi&amp;ugrave; precisa, fece sapere che erano stati concessi alla Thailandia, alla restaurata dittatura thailandese, 20.000 mitra Galil e un&amp;rsquo;imprecisato numero di Uzi. Riflettiamo un attimo sul significato politico di questo gesto. Il popolo americano, le stesse autorit&amp;agrave; politiche, erano ancora sotto il colpo della sconfitta appena subita dopo anni di guerra in Vietnam. Era poco probabile che, a meno di un anno dalla caduta di Saigon, il Congresso americano (e l&amp;rsquo;opinione pubblica americana) accettasse di fornire armi a un regime militare in un paese dell&amp;rsquo;Indocina, date le circostanze. Ma il governo israeliano, cio&amp;egrave; &amp;mdash; agli inizi del 1976 &amp;mdash; la coalizione Partito Laburista-Mapam, non esit&amp;ograve; a fornire il proprio aiuto a quella dittatura.&lt;br /&gt;
Facciamo un salto di due anni e passiamo all&amp;rsquo;inizio del 1978. Nel marzo di quell&amp;rsquo;anno si verific&amp;ograve; la faccenda delle bombe lacrimogene in una scuola di Beit Jala, sulla riva destra, territorio occupato da Israele. Fu provato che il capo militare della riva destra, David Hago&amp;rsquo;el (che attualmente dirige il Ministero per l&amp;rsquo;Energia), aveva fornito al governo un resoconto falso; fu destituito dalle sue funzioni e sostituito da Beniamin Ben-Eliezer, tuttora in carica. &amp;ldquo;Ma&amp;rsquo;ariv&amp;rdquo; pubblic&amp;ograve; i dati relativi alla carriera del nuovo comandante (5 marzo 1978). Che cosa troviamo? Questo Ufficiale superiore israeliano ha trascorso tre anni, dal 1970 al 1973, a Singapore, partecipando alla formazione militare dell&amp;rsquo;esercito. Analoghi episodi si potranno trovare qua e l&amp;agrave; in vari altri Paesi asiatici, ai quali Israele vende armi. Disponiamo di notizie ben pi&amp;ugrave; esaurienti per quanto riguarda l&amp;rsquo;Iran sotto lo Sci&amp;agrave;, notizie venute fuori clamorosamente al momento del crollo del regime. Per altri paesi bisogna ricorrere alla stampa estera. Mettendo insieme tutte queste notizie, ecco che cosa viene fuori.&lt;br /&gt;
Razzi Gabriel per Taiwan&lt;br /&gt;
I rapporti pi&amp;ugrave; stretti e di pi&amp;ugrave; vecchia data Israele li ha con Taiwan. Le esportazioni di armi israeliane verso questo paese sono universalmente note. &amp;ldquo;The Economist&amp;rdquo; e la stampa americana hanno ricordato vendite di razzi Gabriel, nonch&amp;eacute; la collaborazione fra Israele e Taiwan per la messa a punto di altre armi. Come abbiamo gi&amp;agrave; osservato per il Sud Africa, l&amp;rsquo;alleanza tra Taiwan, Israele e il Sud Africa stesso assolve a molteplici funzioni, su scala mondiale.&lt;br /&gt;
I rapporti tra Israele e Singapore, di cui abbiamo fornito un esempio, sono non meno stretti, anche se pi&amp;ugrave; recenti. Secondo la stampa britannica, Israele inquadra diverse divisioni dell&amp;rsquo;esercito di Singapore, in particolare alcune divisioni blindate. Inoltre, dal 1976, Israele esporta armi in direzione della Thailandia. Sempre in Estremo Oriente e sempre secondo la stampa straniera, possiamo anche ricordare la Corea del Sud e le Filippine, anche se per questi Paesi ignoriamo le dimensioni della collaborazione. Di recente abbiamo avuto l&amp;rsquo;&amp;rdquo;onore&amp;rdquo; di leggere in &amp;ldquo;Al-Mishmar&amp;rdquo; (l&amp;rsquo;organo del Mapam) una serie di articoli dovuti alla penna di Tzvi Tadmor, che tessevano l&amp;rsquo;elogio del regime dittatoriale del Presidente Marcos.&lt;br /&gt;
Ma il Paese asiatico per il quale la stampa israeliana ci fornisce l&amp;rsquo;informazione migliore, a parte i paesi arabi, &amp;egrave; l&amp;rsquo;Iran dello Sci&amp;agrave;. Varie relazioni hanno evidenziato il ruolo dei &amp;ldquo;consiglieri&amp;rdquo; israeliani e il modo in cui essi cercarono di provocare un intervento americano in Iran al momento del crollo dello Sci&amp;agrave;, nonch&amp;eacute; il ruolo svolto dalla lobby filoisraeliana statunitense.&lt;br /&gt;
La visita di Allon al capo della Savak&lt;br /&gt;
Cominciamo dal supplemento a &amp;ldquo;Davar&amp;rdquo;, in occasione della festa dell&amp;rsquo;Indipendenza (20 maggio 1980). Vi si trovava, presentato con rilievo, un articolo di Uri Lubrani, ambasciatore israeliano presso la corte dello Sci&amp;agrave;, intitolato: Allon alla corte dello Sci&amp;agrave;. Ebbene, s&amp;igrave;: proprio quell&amp;rsquo;Yigal Allon che era stato il beniamino delle &amp;ldquo;colombe&amp;rdquo; del Partito Laburista, l&amp;rsquo;uomo sempre tanto apprezzato dal Mapam in qualit&amp;agrave; di progressista (si veda l&amp;rsquo;articolo del dottor Meir Pa&amp;rsquo;il in &amp;ldquo;Monitin&amp;rdquo; del marzo 1981) fu ricevuto a corte come ospite d&amp;rsquo;onore. E chi era la persona incaricata di accoglierlo? &amp;ldquo;La personalit&amp;agrave; iraniana che lo attendeva era il vice Primo Ministro Nasrallah Nassiri, giustiziato dopo la rivoluzione, il capo della Savak, il servizio segreto iraniano. L&amp;rsquo;accoglienza fu molto amichevole&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;
Come nota poi l&amp;rsquo;autore dell&amp;rsquo;articolo:&lt;br /&gt;
Era Nassiri a ricevere le personalit&amp;agrave; israeliane e, poich&amp;eacute; rivestiva responsabilit&amp;agrave; nella politica interna, aveva stabilito la norma che doveva essere lui per primo a incontrarsi con le alte personalit&amp;agrave; provenienti da Israele. Ci&amp;ograve; gli attribuiva una particolare autorit&amp;agrave; per quanto riguarda i rapporti con il nostro Paese.&lt;br /&gt;
L&amp;rsquo;autore dell&amp;rsquo;articolo aggiunge che lo stesso Ministro iraniano degli Esteri seppe della visita di Allon solo dopo che era partito e che fu lo stesso ambasciatore israeliano ad essere incaricato di informare il Ministro degli Esteri di quella visita e dei colloqui con lo Sci&amp;agrave;. Naturalmente, va in brodo di giuggiole sulla splendida accoglienza riservata agli ospiti israeliani dal capo della Savak e a corte. Misero a loro disposizione un albergo particolare &amp;mdash; uno dei pi&amp;ugrave; bei palazzi di Teheran &amp;mdash; e i tesori che vi erano accumulati davano al visitatore l&amp;rsquo;impressione di vivere non nella realt&amp;agrave; ma in una fiaba orientale. L&amp;rsquo;ospite pi&amp;ugrave; importante aveva a disposizione un intero piano dell&amp;rsquo;edificio centrale. Al piano pi&amp;ugrave; alto c&amp;rsquo;erano l&amp;rsquo;ambasciatore e l&amp;rsquo;assistente di Allon, mentre il resto del seguito era alloggiato in altre ali dell&amp;rsquo;albergo. E non basta. Segue la descrizione del nuovo palazzo dello Sci&amp;agrave;, dove Allon fu portato dal &amp;ldquo;collega&amp;rdquo; iraniano (non il Ministro degli Esteri, ma il maestro delle cerimonie del palazzo), che &amp;ldquo;dovette aspettare alla porta come un impiegato subalterno&amp;rdquo;, mentre Yigal Allon, l&amp;rsquo;amico del capo della Savak, era ammesso al cospetto dello Sci&amp;agrave;.&lt;br /&gt;
Metodi nazisti di tortura&lt;br /&gt;
Riflettiamo un attimo sul significato di tale incontro, dal punto di vista umano, nonch&amp;eacute; da uno specifico punto di vista ebraico. Un giornale dell&amp;rsquo;importanza del &amp;ldquo;New York Times&amp;rdquo; aveva pubblicato, prima dell&amp;rsquo;articolo di &amp;ldquo;Davar&amp;rdquo;, particolari sulle torture orribili inferte a decine di migliaia di persone dalla polizia agli ordini del caro amico di Yigal Allon e delle alte personalit&amp;agrave; israeliane; &amp;ldquo;The New York Times&amp;rdquo; rivelava inoltre che alcuni ufficiali della CIA avevano &amp;ldquo;addestrata la Savak secondo i metodi di tortura nazisti ripescati negli archivi tedeschi&amp;rdquo;. Non riporteremo qui i dettagli abbondantemente forniti da fonti iraniane e altre sulla collaborazione israeliana in questo campo. Basti il fatto che Yigal Allon ed altri, sicuramente numerosi, siano diventati intimi amici dell&amp;rsquo;uomo che dirigeva quell&amp;rsquo;organizzazione, nazista nei metodi e negli scopi, e che &amp;ldquo;Davar&amp;rdquo;, giornale dei &amp;ldquo;lavoratori israeliani&amp;rdquo;, se ne vanti e che nessuno, tra le &amp;ldquo;colombe&amp;rdquo; della sinistra sionista, alzi nemmeno un dito! Naturalmente, dopo, quando il popolo iraniano ha abbattuto il regime dello Sci&amp;agrave;, tutti i nostri giornali hanno cominciato ad inveire contro di esso, ma per quanto ricordi non si &amp;egrave; detta neanche una parola contro Yigal Allon n&amp;eacute; contro il suo amico iraniano. Ma i rapporti israeliani con lo Sci&amp;agrave; e i suoi carnefici non si sono limitati a questo. Uri Dan ci informa (in &amp;ldquo;Ma&amp;rsquo;ariv&amp;rdquo; del 21 febbraio 1979) che, alcune settimane prima del crollo, lo Sci&amp;agrave; aveva chiesto aiuto a Mosh&amp;egrave; Dayan, l&amp;rsquo;allora Ministro degli Esteri israeliano. Dayan rifer&amp;igrave; a Begin e, dopo averne discusso, entrambi rifiutarono cortesemente, mentre invece Mosh&amp;egrave; Dayan si era incontrato un anno prima con lo Sci&amp;agrave; per riferirgli sugli accordi di Camp David. Uri Dan denuncia naturalmente il rifiuto perch&amp;eacute; auspicava si conservasse l&amp;rsquo;alleanza della fine degli anni Cinquanta, quando l&amp;rsquo;Iran, la Turchia, Israele e l&amp;rsquo;Impero di Etiopia erano uniti sotto gli auspici degli Stati Uniti. Lo Sci&amp;agrave; attribuiva grande importanza all&amp;rsquo;amicizia con Israele, perch&amp;eacute; era convinto che attraverso la rete delle comunit&amp;agrave; ebraiche nel mondo Israele avesse grande influenza sull&amp;rsquo;opinione pubblica internazionale, a partire da Washington. Per vent&amp;rsquo;anni, infatti, richiese prestazioni in tal senso a Israele. Il Ministero degli Esteri israeliano mand&amp;ograve; giornalisti in Iran, allo scopo di migliorare l&amp;rsquo;immagine del regime dello Sci&amp;agrave; di fronte all&amp;rsquo;opinione pubblica mondiale. Allo stesso scopo, e tramite Israele, si ingaggiarono esperti americani. Ci si sarebbero aspettati risultati migliori. Lo Sci&amp;agrave; e i suoi sostenitori chiesero a pi&amp;ugrave; riprese a Israele di fare appello alla lobby ebraica statunitense per aiutarlo a presentare un&amp;rsquo;immagine positiva del proprio regime. Parecchie di queste richieste furono trasmesse da Gerusalemme a Henry Kissinger, allora Segretario di Stato, ma anche prima, quando era Presidente del Consiglio Nazionale di Sicurezza, sotto Nixon. Lo Sci&amp;agrave; chiese inoltre a Israele di aiutarlo a convincere Carter a dimostrarsi meno ligio di fronte ai Diritti dell&amp;rsquo;uomo. &amp;ldquo;Ma neppure la lobby israeliana di Washington sarebbe riuscita a salvare l&amp;rsquo;Iran&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;
L&amp;rsquo;influenza di Israele nel mondo ebraico in favore dello Sci&amp;agrave;&lt;br /&gt;
Bisogna fare uno sforzo per capire tutte queste cose e altri fatti dello stesso ordine: Israele, sotto il governo della coalizione e sotto quello del Likud, non solo ha mantenuto rapporti di amicizia con un regime di torturatori che ricorrevano a metodi nazisti, un regime che razziava tutte le risorse del Paese per concentrarle nella mani della famiglia reale, ma ha anche usato tutto il suo prestigio politico nei confronti del mondo ebraico al fine di promuovere e inasprire oppressione e torture.&lt;br /&gt;
Dopodich&amp;eacute;, non c&amp;rsquo;&amp;egrave; da stupirsi se in Israele si sono alzate parecchie voci a favore di un intervento americano in Iran. Nel citato supplemento a &amp;ldquo;Davar&amp;rdquo;, il comandante del fronte meridionale, il generale Dan Shomron, diceva: &amp;ldquo;Si possono liberare gli ostaggi di Teheran&amp;rdquo;. Il generale dava i seguenti consigli agli americani:&lt;br /&gt;
II fatto di liberarli (diceva) &amp;egrave; pi&amp;ugrave; importante, in questo caso, del costo in vite umane che la cosa potrebbe costare. C&amp;rsquo;&amp;egrave; in ballo un sistema di valori che va al di l&amp;agrave; della sorte del singolo individuo. Non abbandonare quelle persone in quel contesto rappresenta non solo un dovere morale, ma chiaramente anche un dovere politico.&lt;br /&gt;
E quando gli chiesero: &amp;ldquo;&amp;Egrave; una cosa fattibile tecnicamente?&amp;rdquo;, rispose: &amp;ldquo;Secondo me, s&amp;igrave;&amp;rdquo;. In &amp;ldquo;Ma&amp;rsquo;ariv&amp;rdquo; del 16 novembre 1979, Meir Amit, deputato laburista alla Knesset, sviluppa gli stessi argomenti. Si tratta di un&amp;rsquo;intervista e Amit viene presentato come &amp;ldquo;ex capo dell&amp;rsquo;informazione nell&amp;rsquo;esercito israeliano, nonch&amp;eacute; capo del Mossad per la sicurezza e l&amp;rsquo;informazione in Israele&amp;rdquo;. Amit non si accontenta di un&amp;rsquo;&amp;rdquo;azione limitata&amp;rdquo;, come il generale Shomron, anzi la respinge. Dichiara agli Stati Uniti che &amp;ldquo;c&amp;rsquo;&amp;egrave; una chiara opzione militare, non specificamente per liberare gli ostaggi prigionieri nell&amp;rsquo;ambasciata, ma che punta a risolvere un problema di portata ben pi&amp;ugrave; vasta&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;
Il nuovo ordine secondo Meir Amit&lt;br /&gt;
Entra in ballo quella che Amit definisce &amp;ldquo;la situazione di dipendenza dell&amp;rsquo;Occidente nei riguardi del petrolio musulmano&amp;rdquo;: come gli antisemiti parlavano del &amp;ldquo;denaro ebraico&amp;rdquo;, i neonazisti parlano del &amp;ldquo;petrolio arabo&amp;rdquo; o del &amp;ldquo;petrolio musulmano&amp;rdquo;. Amit &amp;egrave; convinto che quei paesi siano &amp;ldquo;Stati folli&amp;rdquo;, a differenza, a quanto pare, del sano equilibrio del capo della Savak! Dunque, il mondo occidentale ha bisogno di essere &amp;ldquo;guidato&amp;rdquo;, gli serve una &amp;ldquo;direzione&amp;rdquo;: &amp;ldquo;Una direzione che far&amp;agrave; ci&amp;ograve; che &amp;egrave; inevitabile, ci&amp;ograve; che va fatto&amp;rdquo;. E che cosa va fatto secondo l&amp;rsquo;ex capo del Mossad, ex insigne membro di Dash (il Movimento democratico per il cambiamento, di felice memoria, movimento ormai completamente disgregato), attuale illustre membro del Partito Laburista? Egli sostiene:&lt;br /&gt;
Gli Stati Uniti possono e debbono garantirsi il rifornimento di petrolio iraniano attraverso un&amp;rsquo;azione militare; devono assicurarsi il possesso di questa zona, ricca di petrolio. Gli Stati Uniti non farebbero figurare quest&amp;rsquo;azione come un&amp;rsquo;occupazione definitiva ma come una misura destinata a garantire i loro interessi a breve termine.&lt;br /&gt;
In risposta alla domanda: &amp;ldquo;Si tratta di un&amp;rsquo;azione difficile, complessa dal punto di vista degli Stati Uniti?&amp;rdquo;, il nostro esperto risponde:&lt;br /&gt;
No, non &amp;egrave; difficile n&amp;eacute; complessa. Gli Stati Uniti possono condurre quest&amp;rsquo;operazione senza grandi difficolt&amp;agrave;. Chi lo decider&amp;agrave; non potr&amp;agrave; certo trascurare il pericolo rappresentato da una spedizione militare, ma sono convinto che se gli Stati Uniti la conducessero in porto in fretta e senza urti, l&amp;rsquo;Unione Sovietica non interverrebbe. Quest&amp;rsquo;operazione deve instaurare un &amp;ldquo;nuovo ordine&amp;rdquo; americano (abbiamo gi&amp;agrave; sentito da qualche altra parte un&amp;rsquo;espressione simile nella storia recente&amp;hellip;), al cui interno i Paesi folli dovrebbero rispettare le regole del gioco.&lt;br /&gt;
E chi sarebbero questi folli?&lt;br /&gt;
&amp;Egrave; probabile che si assista allo sviluppo, fra gli americani, di una tendenza ad assimilare lo stato iraniano, folle, e l&amp;rsquo;OLP, nel quadro pi&amp;ugrave; vasto dei musulmani e degli arabi del Medio Oriente, che non devono restare indefinitamente liberi di dar fastidio agli Stati Uniti e di umiliare una grande potenza come quella.&lt;br /&gt;
Mi sembra che, a parte il cattivo consiglio circa l&amp;rsquo;intervento e l&amp;rsquo;occupazione (da &amp;ldquo;presentare&amp;rdquo; come a &amp;ldquo;breve termine&amp;rdquo;, sul modello della &amp;ldquo;nostra&amp;rdquo; occupazione, ma in realt&amp;agrave; a lungo termine), ci sia anche un&amp;rsquo;incitamento sistematico al razzismo. L&amp;rsquo;ex capo del Mossad vuole che gli americani (e sicuramente anche altri) odino &amp;ldquo;i musulmani e gli arabi&amp;rdquo; del Medio Oriente, e anche in un &amp;ldquo;quadro pi&amp;ugrave; vasto&amp;rdquo;, esattamente come i suoi predecessori volevano, predicando l&amp;rsquo;odio razziale, che gli europei odiassero gli ebrei in un &amp;ldquo;quadro pi&amp;ugrave; vasto&amp;rdquo;. Speriamo che Meir Amit rimanga inascoltato, anche se la storia ci ha insegnato che finch&amp;eacute; il razzismo non verr&amp;agrave; debellato il sangue umano rischia di colare ancora in abbondanza. Pensando a tali consigli possiamo nutrire un certo ottimismo tenendo conto degli sviluppi successivi degli avvenimenti. Fin qui abbiamo parlato dei &amp;ldquo;suggerimenti&amp;rdquo; degli esperti israeliani agli americani: non solo un raid in Iran, non solo un&amp;rsquo;occupazione stabile del territorio iraniano, ma in pratica la guerra all&amp;rsquo;intero mondo musulmano. Va compreso e sottolineato come tali &amp;ldquo;suggerimenti&amp;rdquo; derivino direttamente da quelli forniti dagli esperti israeliani nell&amp;rsquo;Iran dei tempi dello Sci&amp;agrave;. Indicheremo come esempio un articolo anonimo pubblicato da &amp;ldquo;Ha&amp;rsquo;aretz&amp;rdquo; il 10 gennaio 1979: nella presentazione si diceva che l&amp;rsquo;articolo era dovuto &amp;ldquo;a un esperto israeliano, ex consigliere presso il governo iraniano&amp;rdquo;, tornato in Israele dopo la caduta della monarchia. Che cosa consigliava &amp;ldquo;I&amp;rsquo;esperto&amp;rdquo; israeliano? Diceva lui stesso che i suggerimenti forniti allo Sci&amp;agrave; e ai suoi generali potevano in s&amp;eacute; apparire &amp;ldquo;rea-zionari e cinici&amp;rdquo;. E se ne vantava: &amp;ldquo;Sapevo che quel che suggerivo comportava l&amp;rsquo;impiego di blindati e di mitra contro le masse, che voleva dire mettere gli scioperanti di fronte ai mitra e dare carta bianca alla polizia segreta, come ai tempi della rivolta del 1963&amp;Prime;. Ha dato quei consigli, prosegue l&amp;rsquo;articolista, perch&amp;eacute; sapeva che &amp;ldquo;il popolo iraniano non &amp;egrave; ancora maturo per la democrazia&amp;rdquo; e ha quindi bisogno di una dittatura che, secondo il nostro esperto, &amp;ldquo;non deve essere di sinistra&amp;rdquo;. Rimpiange che non si sia trovato un &amp;ldquo;generale forte&amp;rdquo; che rivestisse il ruolo proposto.&lt;br /&gt;
Riflettiamo un attimo su che cosa significano queste proposte per il popolo iraniano e pi&amp;ugrave; ancora per la societ&amp;agrave; iraniana. In primo luogo, abbiamo la prova che gli &amp;ldquo;esperti israeliani&amp;rdquo; incitavano al genocidio, alle torture, a tutto ci&amp;ograve; che vi &amp;egrave; di pi&amp;ugrave; esecrando. Sappiamo, da altre fonti, che consigli del genere vennero seguiti al momento della sollevazione popolare del 1963. Se accostiamo questo fatto alla collaborazione con il regime di Somoza, che applic&amp;ograve; alla lettera il consiglio di &amp;ldquo;mettere gli scioperanti di fronte ai mitra&amp;rdquo; abbiamo in mano un quadro completo del ruolo effettivo dei consiglieri israeliani, dovunque si presentino.&lt;br /&gt;
I legami di Israele con l&amp;rsquo;Iran&lt;br /&gt;
Sarebbe tuttavia un errore pensare che i rapporti tra Israele e l&amp;rsquo;Iran si limitassero al suggerimento del genocidio. Accanto alle torture si sono sviluppati rapporti economici. Ad esempio, in &amp;ldquo;Ha&amp;rsquo;aretz&amp;rdquo; del 23 febbraio 1979 possiamo leggere che con &amp;ldquo;la rottura dei rapporti tra l&amp;rsquo;Iran e Israele&amp;rdquo;, Israele ha perso commesse iraniane per l&amp;rsquo;ammontare di 225 milioni di dollari per il 1978 e di circa altrettanto per il 1979. Di che commesse si tratta