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  <title type="html"><![CDATA[LiberInVersi]]></title>
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  <updated>2009-08-19T08:38:47+02:00</updated>
  <subtitle type="html"><![CDATA[Versione 3.0 <br> Divulg(azione) poetica e critica essenziale]]></subtitle>
  <rights>Copyright (c) 2001-2006, Tipic Inc.</rights>
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  <name>Massimo73</name>
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    <title type="html"><![CDATA[Precondizioni interpretative (o Nonostante la crisi) - di Mimmo Cangiano]]></title>
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    <published>2009-08-19T08:38:47+02:00</published>
    <updated>2009-08-19T08:38:47+02:00</updated>
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      <name>Massimo73</name>
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    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>Precondizioni interpretative
o Nonostante la crisi
[Note su alcuni poeti italiani nati negli anni &rsquo;70 &ndash; I&ordm; parte/II&deg; puntata]
&nbsp;
Pubblicato su &laquo;Atelier&raquo;, XIV, 54, giugno 2009
&nbsp;
&nbsp;
Continuando ancora nel quasi pop vorrei poi proporre all&rsquo;attenzione tre esempi diversissimi (perch&egrave; le linee di tendenza necessariamente si biforcano al loro interno). Il primo &egrave; Flavio Santi (classe &rsquo;73), e mi riferisco qui solo alla sua produzione in lingua italiana. Il ragazzo X &egrave; uno degli esempi pi&ugrave; avanzati della poesia postmoderna italiana: il tentativo del ragazzo di impersonare, ai giorni nostri, un Leopardi risucchiato nella condizione del precariato (lavorativo, affettivo e morale), determina anche qui il consueto affastellamento tematico di natura descrittiva. Inoltre la valenza filosofica, attivata dalla sovrapposizione temporale, &egrave; in questo caso estrema: la mancanza della Kultur condivisa, la scoperta che a un certo punto della Storia ogni forma non ha pi&ugrave; alcuna Totalit&auml;t a cui rapportarsi, fa s&igrave; che l&rsquo;unico riferimento, ironico riferimento, a cui quella stessa forma pu&ograve; agganciarsi &egrave; proprio il postmoderno individuo problematico, che porta dentro di s&eacute; il demonietto della riflessione che smonta qualsiasi congegno immaginativo: ecco che la condizione ipostatica di apparenza d&agrave; luogo, semmai, a un Leopardi filtrato da Sterne, e l&rsquo;umorismo scopre il suo volto oscuro, che &egrave; la costrizione ad accettare lo status quo:
&nbsp;
L'estate del '78 segn&ograve; 
magro pallottoliere 
i due anni della morte di Carosello 
e il Mundial dell'Italia terza 
e di una squadra vincente in campo 
ma frodata dalla vita. 

Era l'argentina di Kempes, 
Achille setoloso e segaligno, 
felpato, grandi gol, mai arrivato 
in Italia, un po' come un re, 
mai arrivato, a volte invocato&hellip; 
l'esilio&hellip; s&igrave; anch'io&hellip; 
l''estate delle bibite ghiacciate, 
i coni gelato 
io quell'estate ero in spiaggia, 
ti ricordi? 
Sotto l&rsquo;ombrellone a righe
mancando vistosamente l&rsquo;abbronzatura
guardavo il mare
andare e venire,
andavo a vedere la tele,
i lanci, le azioni,
(ovviamente non sapevo
che allo stadio il resto della stagione
torturavano la gente
con elettrodi che scioccavano,
schizzavano a mille riducendo
le persone agli spiccioli di un incubo).
[...]<a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>
&nbsp;

&nbsp;
Una poesia di gusto similare, ma nettamente pi&ugrave; decentrata da un lato verso i modelli&nbsp; narrativi di certa produzione poetica inglese e americana, e dall&rsquo;altro verso il gioco capitalistico/anticapitalistico (mercificatorio/antimercificatorio) che ha, per esempio, caratterizzato la produzione civile di buona parte della narrativa italiana degli anni &rsquo;90, &egrave; quella di Matteo Fantuzzi (classe &rsquo;79). Estraneo agli eccessi sperimentalistici (positivi o negativi che siano), Fantuzzi modula in una lingua plastificata e spesso sub-normale le esperienze di personaggi attraversati, da parte a parte, dalla condizione nevrotica insita nel disagio della postmodernit&agrave;. La letteratura, modulata nel sarcasmo di chi vede un&rsquo;imminente catastrofe, diventa qui sede immaginaria di un affioramento, o di un ritorno, del represso, e fittiziamente si spinge fino al punto di farsi complice verso tutto quanto incontro distanza, repellenza, diffidenza. Represso morale, represso irrazionale e, soprattutto, represso anti-funzionale:
&nbsp;
Devi diventare pi&ugrave; aggressivo col lavoro
perch&eacute; oramai va forte anche l&rsquo;usato
e un poco ovunque spuntano degli outlet;
devi andare (avrai capito) nei luoghi del dolore,
in clinica oncologica ad esempio, e dire:
&nbsp;
&ldquo;Lei &egrave; incurabile per caso? E quanto tempo ha a disposizione,
un anno? E alla bara ha gi&agrave; pensato? Io le vendo da 20 anni,
importo il legno dalla Svezia, sono bravo, costo poco&rdquo;.
&nbsp;
O ancora meglio ti dovresti fare forza e suonare
porta a porta nel paese, e chiedere a chi t&rsquo;apre
se per caso &egrave; a conoscenza di qualcuno che sia morto
o l&igrave; per farlo o se quello in primis (pure in ottima salute)
non volesse gi&agrave; decidere la cassa.
&nbsp;
Perch&egrave; tanto &ldquo;quella&rdquo; arriva e non fa sconti,
e per lo meno allora la tua bara sia economica e curata,
di buon gusto, fatta a mano, da un esperto del settore.<a title="" style="mso-footnote-id: ftn2" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>
&nbsp;
&nbsp;La poesia di Fantuzzi &egrave; probabilmente l&rsquo;esempio pi&ugrave; avanzato di questo versante e tende segretamente a consuonare, nell&rsquo;uso perfetto di quell&rsquo;escatologia a matrice postmoderna, col Montale narratore. Inoltre la rappresentazione, non del reale, ma della nostra rappresentazione simbolica di questo, si mostra pressoch&eacute; totalmente assimilata agli schemi equilibratori che la stessa societ&agrave; dello spettacolo fornisce. La valenza compensativa che l&rsquo;escatologia permette viene infatti esperita dai personaggi e dal poeta stesso, custode di un pensiero deviato e, a sua volta, assoggettato all&rsquo;imperativo categorico mutuato dal sistema &ldquo;televisivo&rdquo;. Se pure il consumo, in senso stretto, &egrave; quasi assente da queste pagine, sono i suoi effetti quelli che vediamo sulla scena, disseminato in tante esperienze condannate ad un consenso privo di fondamento. Ognuno pu&ograve; riempire il suo vuoto come vuole (e lo fa quasi sempre con manie a cui assegna valore di religione), e la lingua inespressiva e monologica usata dal poeta diventa l&rsquo;ennesimo riempitivo: tentativo di inquadrare la realt&agrave; mediante la rappresentazione simbolica di questa derivata dalla precomprensione spettacolistica. Ecco che l&rsquo;accento forte che il personaggio impone sul proprio soggetto si rivela sempre mera compensazione di un&rsquo;azione tutta esperita dal predicato, e non dal soggetto stesso, reificato e alienato, alla ricerca dell&rsquo;assurda carta vincente:
Il portiere di riserva
Il portiere di riserva non esulta come gli altri
rimane fermo abbarbicato alla speranza
che quell&rsquo;altro in calzamaglia se lo stracci un legamento
per entrare tra gli applausi, conquistare il proprio posto,
avere donne, case al lago, delle macchine potenti.
Avere gloria finalmente. Il portiere di riserva
se ne gira col cappotto anche di luglio per non prendere un malanno,
perch&eacute; una volta era il suo turno, ma lui era a letto
con la febbre, ed entrato il ragazzetto degli under 18
strapp&ograve; un 9 alla Gazzetta, ed oggi gioca in Premier
nel Newcastle, ed ha fatto anche la Champions.
E due r&eacute;clames per gli shampoo.<a title="" style="mso-footnote-id: ftn3" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>
&nbsp;Fantuzzi &egrave; l&rsquo;esempio pi&ugrave; alto di questo tipo di poesia perch&egrave;, mantenendo il gioco ad un livello di ambiguit&agrave; estrema, condanna se stesso alla sparizione dei fini e si assoggetta ad un accrescimento straniato dei mezzi, fin quasi a far scomparire l&rsquo;afflato civile. Se infatti pensiamo ad un&rsquo;estremizzazione di questo tipo di poesia arriviamo direttamente alla pagina mercificata di certi autori come, ad esempio, Marco Simonelli (anche lui nato nel 1979):
In lode della girella
Lo strato marrone del cioccolato
artificialmente sintetizzato
s&rsquo;attorciglia a spirale Pan di Spagna.
Non so se il gusto ci guadagna,
non conosco l&rsquo;identit&agrave; della sorpresa.
Quando fai la spesa la confezione &egrave; chiusa.
&Egrave; una magna infanzia del soggetto
l&rsquo;arrotolarsi al cuore del sapore,
concepire le ore come un&rsquo;ansia
che tutto ti distacca dal perfetto.
Un simile prodotto di mercato
mi gira dentro al petto, nel costato.
Non l&rsquo;ho desiderato il nocciolato
che cosparso di me sempre m&rsquo;ammanta.
Sono stato confezionato
durante gli anni Ottanta.<a title="" style="mso-footnote-id: ftn4" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>
&nbsp;Anche qui siamo ben lontani dalle forme di una requisitoria moralistica, Simonelli infatti chiama a campione dell&rsquo;orrore che analizza direttamente se stesso, e pone sulla pagina, fra le girelle, Beautiful e Marta Flavi, i luoghi alti della poesia (stesso movimento che, in un&rsquo;ottica pi&ugrave; moderata, usa Baldi). Ma se la tecnica del mescolamento &egrave; ovviamente fondante per questo tipo di poesia bisogna comunque essere cauti nel voler giudicar tutto dalla parte del comico, perch&eacute; se &egrave; pur vero, secondo tradizione del rovesciamento, che il &ldquo;basso&rdquo; finir&agrave; la maggior parte delle volte col trascinarsi dietro l&rsquo;alto, &egrave; vero anche che, sempre in un&rsquo;accezione che ha comunque ben presente il filtro dell&rsquo;ironia, la materia elevata pu&ograve; nobilitare il resto, se pur solo nelle accezioni del melodramma e del patetico. Se per lui valgono gran parte delle cose finora dette (abbiamo le stelle dantesche accomunate allo Star System e poi al dado Star; le signorine Buonasera che diventano delle Parche; Laura Palmer che si trasfigura nell&rsquo;Ofelia di Millais e cos&igrave; via), abbiamo per&ograve; anche un meccanismo di proiezione che non &egrave; pi&ugrave; unilateralmente diretto, non va pi&ugrave; (per capirci) solo dalla Tv allo spettatore, ma va anche dallo spettatore alla Tv, perch&egrave; &laquo;fessi saranno alfin coloro/ che per superbia o eccesso di decoro/ disgiungeranno il tu dalla Tv&raquo;<a title="" style="mso-footnote-id: ftn5" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a>. &Egrave; lo stesso materiale spettacolistico che, ad un certo punto, riesce a rivestirsi di connotati epico-tragici e addirittura mitici (ecco che il mito analizzato all&rsquo;inizio riesce a tornare in un&rsquo;altra forma), e ci&ograve; che all&rsquo;inizio era sembrata la canonica impossibilit&agrave; di trascendere, con un atto critico, l&rsquo;apparato fittizio della societ&agrave; dello spettacolo, si rovescia: quell&rsquo;apparato diventa l&rsquo;appiglio al quale legare i propri fantasmi e, mediante ci&ograve;, sfocia in una grottesca epica personale e collettiva. 
E visto che siamo all&rsquo;epica mi sposto un attimo, prima di tornare un&rsquo;ultima volta indietro di qualche anno, a due poeti che la interpretano in senso rinnovato: il bolognese Nader Ghazvinizadeh (nato nel 1977) e il triestino Luigi Nacci (1978). Il primo lavora all&rsquo;interno di un montaggio di natura cinematografica e servendosi, da bravo chansonnier, di una versificazione in rima che sfiora l&rsquo;oralit&agrave;. Non racconta l&rsquo;interno, la sua poesia &egrave; tutta spostata sul versante esterno delle situazioni poste in fuoco-fuorifuoco nel modello imprescindibile della &ldquo;passeggiata&rdquo;: bar, strade, luoghi:
&nbsp;
Le mille miglia
&nbsp;
Dai divani pi&ugrave; scomodi del Nord-Est
le cene nelle vecchie cucine a gas
all&rsquo;osteria dei cacciatori, i bar dei muratori
le trattorie dei camionisti, i paesaggi puntinisti
&nbsp;
la sera si incontrano i pescatori
che hanno passato una vita a tirar su il pesce azzurro
che sarebbe il grano del mare
&nbsp;
Liguria, lingua di liquerizia
Levratto, lepre, cerbiatto
&nbsp;
la campagna in Italia scende sulle auto d&rsquo;epoca
nell&rsquo;ora dell&rsquo;ammazzacaff&egrave;
&nbsp;
&egrave; l&rsquo;estate di San Martino
che riempie i tavoli dei bar di solitari
le quinte di teatro di Stradivari
&nbsp;
sono i giorni della merla
che accendono le stanze alle prostitute
e i camerini alle sostitute<a title="" style="mso-footnote-id: ftn6" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a>
&nbsp;
&nbsp;L&rsquo;epica &egrave; quella del quotidiano trasfigurata nel valore simbolico e esperita, quasi sempre, mediante il punto di visti dei &ldquo;penultimi&rdquo;. &Egrave; una poesia estremamente accattivante, ed &egrave; forse la poesia che ognuno vorrebbe leggere, rimbalzata in una pianura padana che si trasfigura in tratti parigini, nei colori tenui di Toulouse-Lautrec in un caff&egrave;-scuro di Amsterdam. Poesia di un melodista &ldquo;innamorato&rdquo; e romantico che costruisce paesaggi di cartapesta: teatro di burattini e mare d&rsquo;inverno. 
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Anche Nacci &egrave; un melodista, ma di tutt&rsquo;altro genere. La scelta neometrica, per esempio le ottave di endecasillabi del Poema disumano, se da un lato segnala di un recupero della tradizione da intendersi non solo in chiave ironica, dall&rsquo;altro riferisce di un conformarsi ad una condizione cognitiva prima ancora che sociale. La forma chiusa non fa riferimento solo ad un modo di essere al mondo, ma anche ad un modo di conoscere il mondo attraverso la simbolizzazione dello stesso. Simulacro di un essere assente, la forma chiusa si caratterizza come condizione in primo luogo di memoria, come ripetizione e blocco identificabili nei termini di &ldquo;malattia&rdquo;. Nel suo libro a parlare &egrave; una comunit&agrave;, ma questa parla per autoriconoscersi fittiziamente, ritrova se stessa nella reificazione e da ci&ograve; trae il senso di s&eacute; come continuit&agrave;, si &ldquo;sa&rdquo;, ma si &ldquo;sa&rdquo; come ripetizione, e dunque non pu&ograve; che autoriconoscersi nei termini di una sconfitta. La prospettiva di uno spazio d&rsquo;azione non pu&ograve; che caratterizzarsi come &ldquo;riserva&rdquo; continuamente minacciata dall&rsquo;esterno, sotto assedio. La frantumazione dei soggetti e della stessa esperienza, impossibilitata in questa sarcastica, terribilmente sarcastica, condizione apollinea, si ritrova nella condizione di un cadavere che fa riferimento all&rsquo;Altro. Pur pienamente realizzata la condizione di dolore (del Corpo di dolore) invocata da Artaud, la solidariet&agrave; con l&rsquo;Altro &egrave; per ora solo un&rsquo;alleanza fra poveri, priva di quegli strumenti necessari per impostare una critica (una lotta) alla &ldquo;maggioranza&rdquo; in quanto si presta ancora al controllo di questa proprio in virt&ugrave; della forma (in questo caso forma poetica) della sua derelitta e inutile protesta:
&nbsp;
Affastellati in sudice suburre
siamo, sparpagliati e soli, in gazzarre
da vicolo. Qui, l'unico pericolo,
&egrave; scampare al pulviscolo corrivo
che scorre di casa in casa a corrodere
i bulbi oculari e a ustionare retine,
a prosciugare muscoli ciliari,
iridi, se quel che resta &egrave; ferrugine.
[....]
I nostri sono amori periferici,
troppo tisici per tenere testa
alla vita. Nell'ultima volata
rallentano, s'intronano al traguardo,
stanno attoniti, tonti, catatonici.
Lo sguardo di chi &egrave; rimasto di stucco
e il volto sudato. Il palato secco
del maratoneta mai arrivato.
[...]
Certi giorni Sior Morte gigioneggia
alla grande, sgiraffa leggendario
su gronde e graticcie agghindato in ghingheri
e s&rsquo;aggiudica i giovini pi&ugrave; energici.
Certi altri invece grufola e aggobisce,
s&rsquo;aggira senza pace, s&rsquo;inginocchia,
non reagisce, gracchia, guaiola, raglia,
tutto, pur di non partire in battaglia.<a title="" style="mso-footnote-id: ftn7" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a> 
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Vi &egrave; una razionalit&agrave; tecnologica che funziona secondo criteri di efficienza e precisione e che, nello stesso tempo, &egrave; separata da tutto ci&ograve; che la lega ai bisogni umani e ai desideri individuali, interamente adattata alle necessit&agrave; di un apparato di dominio onnicomprensivo, come la forma. La societ&agrave; industriale avanzata (volto assente del Poema), contrassegnata dalla razionalit&agrave; tecnologica, funziona come un sistema che predetermina tutto a priori, anche i rapporti sociali e i modelli di comportamento: salda economia, politica e cultura e non permette la formazione di alternative ad esso. Le stesse stanze del Poema sono cos&igrave; avviluppate da una pulsione di morte. Ma la multimedialit&agrave; salva il testo e riapre la speranza: il cd che accompagna il Poema disumano produce su di questo devianze letterali. La pluralit&agrave; di voci, pronunce, errori, contaminazioni diventano spazio di azione e di apertura, la differenza si configura allora come atto politico che, nello spazio deviante del gioco, permette la formazione del dissenso. L&rsquo;apollineo si ritrova sfaldato dall&rsquo;interno. Decadono le stesse coppie oppositive che accompagnano la semplice lettura, il &ldquo;noi&rdquo; si apre possibilit&agrave; di azione modificando le regole del suo gioco linguistico e, ponendosi oltre una teoretica dell&rsquo;essere, attua la decostruzione dello stesso testo, lo parodia, ne mette in crisi pretese e autorit&agrave;. La pluralit&agrave; del suono si riflette dunque sullo scritto, pone su di esso un&rsquo;epoch&egrave; e ne attua una ricontestualizzazione infinita, non pi&ugrave; ripetitiva ma cangiante, eccedente. La voce dunque, sciolta dal mito della sua &ldquo;pienezza&rdquo;, permette alla scrittura di creare differenza. Infranta la totalit&agrave; del significato infrange anche la totalit&agrave; del libro, l&rsquo;accidentale fa il suo ingresso, esclude gerarchie tra i significanti in una &ldquo;rete pluridimensionale&rdquo; di rimandi e, nell&rsquo;offrire punti di vista altri, apre lo spazio di una ricostruzione. &Egrave; dunque lo stesso orizzonte del post-umano ad essere declinato in senso epico (ed etico).
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L&rsquo;etica, certo, anche l&rsquo;etica &egrave; un tratto costante di certa produzione poetica giovanile. Ma quale etica? Troppo diverse per sintetizzarle in un blocco unico, qui il problema forse smette di essere la poesia e diventa il pensiero, la capacit&agrave; di rinnovare intellettualmente antiche forme di contestazione, e rinnovarle attraverso la forma: tanto, forse troppo, Pasolini fra i pi&ugrave; giovani, filone anti-novecentista che dopo la sbronza intimista degli anni &rsquo;80 si rovescia in una prospettiva etica che esclude gli sperimentalismi &rsquo;63 e &rsquo;93 e non si accorge del fondo reazionario da cui &egrave; abitata e riprendendo, forse istintivamente, il vocabolario di certi colleghi dell&rsquo;altra sponda (vedi Comunione e Liberazione) si d&agrave; a forme di anti-intellettualismo di ritorno: parla di stupore, emozione, vita, verit&agrave; e bellezza. Ahim&egrave;, scriveva John Barth (uno dei massimi rappresentanti di quel postmodernismo tanto odiato da questi autori): &laquo;l&rsquo;anti-intellettualismo, e anzi l&rsquo;anti-intelligenza, hanno gi&agrave; troppi amici, non hanno bisogno anche di me&raquo;. E poi, ma apro solo una piccola parentesi, la volont&agrave; comunicativa sbandierata come una spada &egrave; il solito atto ingenuo e, al fondo, autoritaristico, che mai riflette sul fatto che se davvero quella parola arriver&agrave; intera alle orecchie del lettore, allora sar&agrave; una parola immobilizzata e morta, sar&agrave; la solita forma che viene chiamata vita. Se devo pensare ad una poesia non banalmente etica o civile, una poesia che soddisfi, pur fuori dagli sperimentalismi novecenteschi, quella interna necessit&agrave; di consapevolezza, per l&rsquo;appunto, del &lsquo;900, penso a Matteo Marchesini (un altro della classe &rsquo;79). La sua poesia &egrave; estranea al mito ingenuo di presupposti critici o ideologici comuni, perch&egrave;, come ha scritto una volta, &laquo;se ha ancora un senso rintracciare nei testi e nelle poetiche un contenuto di verit&agrave; storico (e io credo di s&igrave;), non c&rsquo;&egrave; dubbio sul fatto che oggi alcuni esperimenti subiscano un alto indice di storica falsit&agrave;, proprio perch&egrave; il loro &ldquo;spontaneismo di secondo grado&rdquo; poggia su un rapporto immediato con qualcosa che, in verit&agrave;, immediatamente non &egrave; dato affatto. [...] I congegni in versi hanno bisogno di apparire invece addirittura &ldquo;oggettivamente&rdquo; verificabili &ndash; e lo possono essere, per&ograve;, solo se non rinunciano a quella dimensione di parzialit&agrave; soggettiva, e mi verrebbe da dire a quel prisma saggistico, senza il quale il soggetto, scacciato dalla porta, rientra dalla finestra facendo le pernacchie&raquo;. Anche Marchesini, in un certo senso, &egrave; un&rsquo;anti-novecentista:
&nbsp;
Il figlio alla madre
&nbsp;
&laquo;Non ho mai conosciuto altro che questo:
ogni mattina rasentare i muri
di un bianco corridoio-reliquiario
come bestie impotenti, astute &ndash; vili.
Imparare il pi&ugrave; cauto sillabario
e i movimenti secchi: niente ostili
soste alle soglie di una stanza,
n&eacute; incerti fruscii che alle tue nari
tese di madre, morbide di moglie
rivelino la mia inerte tracotanza.
Qui non muta la regola
essenziale: esorcizzare
la condanna al reciproco ricatto &ndash;
isolarsi in soggiorno, aperto al centro
esatto il primo libro sulla mensola,
tenere il fiato finch&eacute; ad un&rsquo;assenza
meridiana e impercettibile di luce
la stasi incombe sull&rsquo;appartamento:
passi interrotti tra camera
e cucina, abbandonato
un plaid azzurro in forma quasi umana,
e la met&agrave; spaccata di un arancio
spremuta sul lavabo.
E il silenzio &egrave; quello del tuo pianto&raquo;.<a title="" style="mso-footnote-id: ftn8" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a>
&nbsp;
ma l&rsquo;anti-novecentismo, ed &egrave; questa la grande differenza, qui non appare mai come facilmente realizzato: &egrave; vissuto come miraggio, come problematizzazione, perch&egrave; pur nella crisi, o nel rifiuto, del versante postmodernista, non c&rsquo;&egrave;, n&eacute; ci pu&ograve; essere, l&rsquo;approdo alla semplicit&agrave; o la frequentazione pacificata del vero (agio di stare al mondo), ma la ricerca spasmodica di un progetto che si trasformi in azione, oltre qualsiasi coazione a simbolizzare (sia la lotta o la vita), dove gli ideali non sono oggettivabili nella loro realizzazione, dove l&rsquo;eclissi dei Fondamenti non &egrave; un alibi n&eacute; per disperdersi nel nulla, n&eacute; per darsi a metafisiche sublimatorie: anche quando queste sono di sinistra e di &ldquo;contestazione&rdquo;. 
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Un altro poeta nei cui testi sembra di assistere ad una lotta fra novecentismo e anti-novecentismo (ma, si sa, sono solo etichette critiche e non possono spiegare pi&ugrave; di tanto), &egrave; Massimo Gezzi (1976), sicuramente uno dei pi&ugrave; bravi della sua generazione. Gezzi lavora su descrizioni a base oggettiva sempre impossibilitate a tradursi in laudi meramente descrittive. &Egrave; all&rsquo;apparenza anzitutto un poeta del paesaggio, ma lo sfondo spesso si tramuta in nota a margine, si fa simulacro di un&rsquo;immagine in cui lottano realt&agrave; e finzione. La Storia diventa allora un problema, laccio e restrizione a un Io che, forse, vorrebbe fare altro, ma sa, serenianamente, che deve farci i conti, che l&rsquo;innocenza sarebbe una colpa troppo, troppo, grave, e sancirebbe l&rsquo;affiancamento a ci&ograve; che si era desiderato combattere:
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ...ma
nella mia casa c&rsquo;&egrave; un sollievo di pellicola,
il vuoto aggalla come il tondo
fluorescente sopra l&rsquo;amo, il vuoto,
il silenzio di sasso che non si dirada &ndash;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 
(fossimo piante per lo meno
tratterremmo nel profondo il gocciolio della linfa,
non il solido ossario delle cose, il marmo
dei pavimenti) &ndash;
&nbsp;
A volte la sera sembra incline a spalancarsi.
&nbsp;
Poi lo schiaffo dei treni lungomare, 
le palpebre sfrangiate dei pipistrelli sui lampioni. 
Le cose che tornano a covare le cricche 
che improvvisamente le schiantano in due.<a title="" style="mso-footnote-id: ftn9" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn9" name="_ftnref9">[9]</a>
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Diverso &egrave; il caso di Adriano Padua (nato nel 1978), decisamente pi&ugrave; spostato nel solco dello sperimentalismo novecentesco. Tralascio per un attimo la consueta importanza del lavoro sul linguaggio, qui piegato alla propria trasformazione in &ldquo;residuo&rdquo;, e mi fermo a notare la natura ormai quasi paradossale (contraddittoria) di questo tipo di poesia, dominata dalle immagini e dei miti di una memoria del futuro e sempre alla prese con il tema classico della &ldquo;caduta&rdquo;, misura sul quale si compara il presente. Il problema non pu&ograve; essere inquadrato solo in una griglia razionale, ma &egrave; radicato anche in altre profondit&agrave;, ed &egrave; un problema che ci conduce per l&rsquo;appunto al cuore di particolari instabilit&agrave; nel tessuto connettivo della cultura occidentale:
&nbsp;
notte costretta in morsa di tenaglia
ferita a luce da coltelli stelle
colante di bagliore al riluttare
degli echi soffocati di calante
luna che crepa in quarti come musica
e creola s&rsquo;assorbe di silenzio
parte di se negando agli spartiti
composti nel violarsi delle orbite
&nbsp;
di rime nella mescola rimaste
intrise d&rsquo;italiano tecnologico
a contestare al testo norma e forma
sincronizzate in loop al rituale
ripetersi narcotico dei suoni
che stona tramortite percussioni
nel riportare i versi fuori secolo
a tramutati metri e lingue e traumi<a title="" style="mso-footnote-id: ftn10" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn10" name="_ftnref10">[10]</a>
&nbsp;
&nbsp;In questo tipo di poesia, al centro di essa, vi &egrave; sempre il buco nero dello sterminio di massa e il suo complementare opposto: il lager. Complementare per ovvi motivi, opposto perch&egrave; apriva il buco dell&rsquo;irrazionalit&agrave; nel logos occidentale mediante la strada del razionalismo estremo: mondo totale e coerente. Tutto ci&ograve; che viene dopo il lager, e questa poesia lo sa, conserva qualcosa di artefatto e di laccato: perdita del primato della ragione occidentale, e, di conseguenza, perdita del primato del linguaggio occidentale, che del lager &egrave; stato specchio e stabilizzatore. Se la struttura classica del discorso era legata ad un sistema di valori gerarchico e al tropo della trascendenza, si comincia (e si continua) nelle sgrammaticature e nelle forzature del linguaggio per opporsi, cio&egrave; per non riconoscersi e per non rafforzare, i portati di quella cultura:
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 
Ai poeti sereni (a S.D.B.) 
&nbsp;
la vostra eterna quiete colloquiale
&egrave; requiem per le esequie del linguaggio
preghiera per un dio gi&agrave; morto che
si disfa che si va putrefacendo
&nbsp;
sporcatevi le mani con il sangue
che il secolo riversa insinuato
nelle interiora dell&rsquo;eternit&agrave;
come un&rsquo;infetta massa tumorale<a title="" style="mso-footnote-id: ftn11" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn11" name="_ftnref11">[11]</a>
&nbsp;
Retrocedo ora anagraficamente di qualche anno per parlare di quello che, a mio giudizio, &egrave; uno dei libri pi&ugrave; interessanti di questi anni: Il cielo di Marte di Andrea Temporelli (pseudonimo di Marco Merlin, classe &rsquo;73).
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La poesia di Temporelli lavora sui concetti di tempo e gioia, dove la seconda si caratterizza come superamento del primo (luogo in cui colpa e violenza sono inevitabili). A ben guardare per&ograve; questa poesia si incentra soprattutto sul problema del superamento della forma, e ci&ograve; continua a sembrarmi (si sar&agrave; ormai capito) una questione di importanza capitale, una sfida (anch&rsquo;essa etica) che ha in s&eacute; dell&rsquo;impossibile. Questo perch&egrave; la forma, detto in breve l&rsquo;unificazione e l&rsquo;attualizzazione posticcia che noi compiamo sulla realt&agrave; per poterci muovere in essa, non &egrave; un qualche chimera tirata in ballo da un ragazzino ungherese un centinaio d&rsquo;anni fa, ma &egrave; un processo cognitivo che sancisce un fatto inquietante: la vita &egrave; in s&eacute; contraddittoria, si realizza nelle forme che sono la sua antitesi. Il cielo di Marte &egrave; un tragico libro sul tragico, attraversato da parte a parte dalla colpa di non poter essere fuori dal tempo, perch&egrave; il tempo, il divenire, &egrave; il non-consistere, e in esso non c&rsquo;&egrave; giustizia. Nel tempo si &egrave; cosa fra le cose, il soggetto in esso non pu&ograve; individualizzarsi, pu&ograve; solo entrare in relazione, e ogni relazione &egrave; vista come una battaglia, cio&egrave; come un atto di violenza. &Egrave; dunque anche un libro sulle relazioni, ma ogni relazione, se vuole superare il suo essere uno &ldquo;stupro&rdquo; (ed &egrave; uno stupro in quanto ogni entrare in contatto &egrave; un atto di &ldquo;potenza&rdquo;), deve spingersi al sacrificio di una delle due parti, al sacrificio del &ldquo;giusto&rdquo;. &laquo;Poich&eacute; prendi parte alla violenza di tutte le cose&raquo;, scriveva 99 anni fa Carlo Michelstaedter, &laquo;&egrave; nel tuo debito verso la giustizia tutta questa violenza. A togliere questa dalle radici deve andare tutta la tua attivit&agrave;: &ndash; tutto dare e niente chiedere: questo &egrave; il dovere&raquo;<a title="" style="mso-footnote-id: ftn12" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn12" name="_ftnref12">[12]</a>. Soltanto chi ha saputo trarsi fuori dalla dialettica del dare per avere pu&ograve; realmente consistere, pu&ograve; trascendere il tempo.
&nbsp;
Verifica della storia
&nbsp;
S&igrave;, va bene, l&rsquo;amore e tutto il resto,
ma qui fanno domande
precise, perch&eacute; vivere non basta
e dio non &egrave; possibile. Da secoli
(Con questo inchiostro magari s&rsquo;impastano
le loro voci? Presto
diventeranno calce senza eco)
Un confine, cos&rsquo;&egrave;?
Un nome, lo spavento
di somigliarsi (Ora anche tu sei me,
proprio in questo momento)
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;
Dirai che non c&rsquo;&egrave; storia e forse annaspo,
che la morte non &egrave;
un privilegio, ma un punto di vista.
Non hai scelta. Pensaci bene. Qui
con me a rispondere (Ma un comunista,
in cosa crede?) Diaspora
di un popolo minuscolo tra il s&igrave;
e il no dei questionari,
patria non c&rsquo;&egrave;, &egrave; importante
trovare le pianure, i fiumi, i mari
l&rsquo;Ossezia sull&rsquo;atlante
&nbsp;
Quest&rsquo;anno da una terra di ossa piccole
cominceremo, poi
saranno guerre mondiali, problemi
d&rsquo;ecologia, proposizioni astratte,
ricerche, controversie, dati, schemi,
un lessico pi&ugrave; ricco,
eroi, battaglie grandiose e disfatte
clamorose (Non sanno
con che angoscia li fissi.
Per loro cominciare anche quest&rsquo;anno
sar&agrave; molto bellissimo)
&nbsp;
Muori dunque nelle tue presunzioni,
muovi verso di loro
senza il fardello di cui t&rsquo;ammantavi.
Che cos&rsquo;hai da insegnare veramente
se non lo smarrimento agli occhi avidi
di tutte le visioni
con cui porti l&rsquo;offerta del tuo niente?
Che sia un plagio d&rsquo;amore
questo mestiere povero
e splendido, la pasta di scrittore
cotta alle loro prove
&nbsp;
Non credere, perci&ograve;, che queste frasi
siano embricate male,
la storia c&rsquo;&egrave;, la torsione di voce
non &egrave; questione di stile, non pi&ugrave;:
si rischia d&rsquo;essere se dalla foce
l&rsquo;io si apre nello spasimo
di congiungersi agli altri. Dire tu,
dire io, dire noi
non &egrave; atto di superbia
davanti a questi volti, purch&eacute; poi
passi a virgole e verbi<a title="" style="mso-footnote-id: ftn13" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn13" name="_ftnref13">[13]</a>
&nbsp;
Ma le trappole sono ovunque, ed una di queste &egrave; proprio l&rsquo;illusione di aver trasceso il tempo: &laquo;adesso, se hai trovato il luogo, l&rsquo;ubi/ consistam del pittore. E non pretendi/ bravure. Volta la pagina, subito&raquo;, questo perch&eacute; trascendere il tempo, trascendere il luogo dell&rsquo;inesistenza, non pu&ograve; voler dire creare forme, perch&eacute; le forme sono solo l&rsquo;illusione che il tempo ci elargisce, l&rsquo;illusione, con effetti concreti e terribili, della sua non esistenza. &nbsp;Ma frequentiamo per un attimo anche l&rsquo;altro grande nodo del testo: linguaggio &ndash; nome &ndash; comunicazione. Temporelli si serve della critica del linguaggio sulla scorta della sua visione etica: i nomi sono anch&rsquo;essi una forma, una sistematizzazione falsa del reale. Fare davvero tua la lingua di un Altro, comprendere realmente ci&ograve; che un altro sta dicendo, sarebbe come fare un passo in avanti, un passo in un&rsquo;umanit&agrave; diversa, oltre la forma e oltre la contingenza: entrambe foriere di ingiustizie: 
La tenda di Mamre

Il giorno che sar&agrave; quel giorno 
io vedr&ograve; spaccarsi i nomi
(in quale lingua potrebbe consistere
l'attimo della gioia?) Sar&agrave; il solito
vuoto a scandire il passo di chi viene.
E all'ombra della quercia, accanto al dio
che&nbsp; sconvolge i pronomi
(anche se non esiste) 
impareremo ogni cosa da soli.
La tenda dar&agrave; un tremito alle vene.
Sar&agrave; un avvenimento strepitoso
il tuo sorriso. Il sangue abbatter&agrave;
i nostri corpi, credimi,
sentiremo la vita che ci chiama.
La voce che non oso
(Chi soffre di pi&ugrave;? Chi ama?)
Quel giorno con il vento si alzer&agrave;
a fare terso il cielo. E sotto i piedi
la terra fiorir&agrave; con il tuo volto,
stupir&agrave; del raccolto.
(...)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 
Poi lasceremo insieme anche la tenda
quando ogni cosa dovr&agrave; essere persa
perch&egrave; pi&ugrave; intera sia
nel fuoco che d&agrave; luce ad ogni male.
Far&agrave; di noi leggenda
la fiammata che sale
dal coro con gli amici che riversano
su di noi tutta la loro nostalgia.
Sar&agrave; questo il pi&ugrave; caro dei preludi:
saremo moltitudine.


Siamo all&rsquo;interno di un sogno di Assoluto, ma quello vero, non quello di volta in volta modulato dalle nostre precomprensioni del mondo (le forme), e non l&rsquo;Assoluto romantico che, in quanto positivo, &egrave; gi&agrave; pronto a sfociare nella passivit&agrave;, nell&rsquo;incubo della sua realizzazione, ma un Assoluto negativo, teso alla sfida contro l&rsquo;inautentico: punto d&rsquo;arrivo a cui tendere, ma da non raggiungere, pena la sua trasformazione in forma. Prendiamo un verso come &laquo;i segni, sono assenzio e terapia&raquo;: i segni, i nomi, le forme, ma tutto ci&ograve; che pretende di immobilizzare l&rsquo;immobilizzabile, sono illusioni di essere, illusioni di consistere, e sono assenzio e terapia perch&egrave; sono &ldquo;dimenticanza&rdquo;. Ci appigliamo ad essi come alle ancora che ci salveranno, ma, in realt&agrave;, credendo di salvarci ci danniamo, rientriamo nell&rsquo;inautentico paghi di questa illusione di autenticit&agrave;, come una morte perenne<a title="" style="mso-footnote-id: ftn14" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn14" name="_ftnref14">[14]</a>.
&nbsp;
Nel saggio che seguir&agrave; ci occuperemo di linee differenti da quelle finora trattate ma, concludendo questa prima parte, vorrei spendere ancora qualche parola su altri due poeti che mi permettono di delineare altre due prospettive, quindi, per essere coerente con quanto finora ho scritto, altre due mie forme. Da un lato Massimo Orgiazzi (anche lui del &rsquo;73) che, nel suo lavoro, prosegue l&rsquo;ancor fertilissima scia della Satura montaliana:
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Le cose rimaste intatte
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Cos&rsquo;&egrave; questa speranza
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; che va oltre le partite a scopa d&rsquo;assi,
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; oltre i tuoi messaggini di ripiego?
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; C&rsquo;&egrave; il sonno dopo pranzo
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ora, un&rsquo;insonnia che s&rsquo;insinua cieca
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; tra le pieghe di questo stesso letto.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ci sei tu che mi squadri per quell&rsquo;asso
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; giocato male e, prima,
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; le passeggiate insieme
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; l&agrave; sulla spiaggia, i miei baffi di sabbia.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L&rsquo;assetto delle cose rarefatte
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &Egrave; mischiare ricordi ed esigenze,
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; rimuovere paure, ed acquisire
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; resistenze; il quadretto delle cose
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; rimaste intatte &egrave; dato da te,
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; invece: porti addosso
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; come abiti gli standard femminili
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; di questo tempo,
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; quando mi guardi e a scatti ti rivolgi
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; al mare, sempre pi&ugrave; finto. Virtuale.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Poi, china, scrivi attenta al cellulare,
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; mandi via i tuoi pensieri.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Sempre gli stessi.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Cos&rsquo;&egrave; questa speranza,
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; vorrei me lo scrivessi.<a title="" style="mso-footnote-id: ftn15" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn15" name="_ftnref15">[15]</a>&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 
&nbsp;
(linea forse non originale, ma sempre decisiva e probabilmente, in questi anni, insuperata sul versante del &ldquo;quotidiano filosofico&rdquo;), Alberto Bertoni (che essendo nato nel &rsquo;55 non &egrave; entrato in questa mia rassegna) ne &egrave; sicuramente l&rsquo;interprete migliore.&nbsp;&nbsp; 
Dall&rsquo;altro lato Giovanni Tuzet (1972), la sua capacit&agrave;, ad esempio, di nascondere nel bozzettistico il gusto sottile dello straniamento e del paradosso, dove la realt&agrave;, tanto pi&ugrave; si presenta Oggettiva e plastica, tanto pi&ugrave; si espone all&rsquo;esperienza nullificante che la conduce alle soglie del rischio della propria sparizione:
&nbsp;
Grazie
&nbsp;
L&rsquo;evento: alla grande messa con il Papa,
lungo la spianata battuta dal caldo, dall&rsquo;afa,
tre fedeli sono morti
&nbsp;
Le cause: il caldo e l&rsquo;afa &ndash;&nbsp;
pudicamente, invece, i giornali
non trattano il destino
e dell&rsquo;alta volont&agrave; non si sa
che dire
&nbsp;
I precedenti: vengono a mente le scarpate
con i bus in fondo a picco 
gi&ugrave; con i sassi i fedeli egualmente,
per il sonno fatato della guida, uno scherzo
di qualcuno &ndash; chiamalo Dio
o destino<a title="" style="mso-footnote-id: ftn16" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn16" name="_ftnref16">[16]</a>
&nbsp;
Tuzet ha molto del dadaista, la sua letteratura &egrave; una letteratura di sgambetti, ma gli sgambetti, ahim&eacute;, sono sempre fatti sull&rsquo;orlo dell&rsquo;Abgrund. &Egrave; anche una letteratura del disincanto, ma un disincanto ironico e foriero di nuove utopie, certo distanti dai sogni sistematici e totalizzanti proiettati a racchiudere il mondo in un Modello. Sono sgambetti tesi a distogliere gli uomini dai loro &laquo;pregiudizi di realt&agrave;&raquo;, e sono, in ci&ograve;, estremamente salutari (anche per il critico), come l&rsquo;arma di un scetticismo che non vuol farsi disperazione. 
&nbsp;
...to be continued...
&nbsp;
Mimmo Cangiano
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 


&nbsp;
&nbsp;




<a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> F. Santi, da Un giovane alto un metro e sessantadue: http://vertigine.blog.dada.net/archivi/2005-04


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn2" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> M. Fantuzzi, Kobarid, Rimini, Raffaelli, 2008, p. 13.


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn3" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Ivi, p. 9.


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn4" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> M. Simonelli, Palinsesti. Canzoniere catodico, Arezzo, Zona, 2007, p.


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn5" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> Ivi, p. 


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn6" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> N. Ghazvinizadeh, Arte di fare il bagno, Bologna, Giraldi, 2004, p. 35.


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn7" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> L. Nacci, Poema disumano, Roma, Galleria d&rsquo;arte Michelangelo, 2006.


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn8" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a> M. Marchesini, I cani alla tua tavola, Borgomanero, Atelier, 2006, p. 35.


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn9" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref9" name="_ftn9">[9]</a> M. Gezzi, Il mare a destra, Borgomanero, Atelier, 2004, p. 53.


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn10" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref10" name="_ftn10">[10]</a> A. Padua, notte costretta in morsa di tenaglia: http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article57


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn11" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref11" name="_ftn11">[11]</a> A. Padua, Ai poeti sereni (a S. D. B.): http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article57


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn12" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref12" name="_ftn12">[12]</a> C. Michelstaedter, La persuasione e la rettorica (1910), Milano, Adelphi, 2002, p. 80.


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn13" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref13" name="_ftn13">[13]</a> A. Temporelli, Il cielo di Marte, Torino, Einaudi, 2005, pp. 32-33.


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn14" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref14" name="_ftn14">[14]</a> Molto difficile sintetizzare qui un pensiero filosofico complesso come quello di Temporelli. Rimandiamo dunque al nostro articolo, Il problema &egrave; il tempo, il problema &egrave; la parola, pubblicato alla pagina internet http://www.ilcielodimarte.splinder.com/post/10444800/Il+problema+%C3%A8+il+tempo,+il+pr


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn15" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref15" name="_ftn15">[15]</a> M. Orgiazzi, Le cose rimaste intatte, in &laquo;Tabard&raquo;, anno II, numero 6, Novembre 2007, p. 80.


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn16" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref16" name="_ftn16">[16]</a> G. Tuzet, Grazie: http://servizi.comune.fe.it/index.phtml?id=1522

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    <title type="html"><![CDATA[Precondizioni interpretative (o Nonostante la crisi) - di Mimmo Cangiano]]></title>
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    <id>http://liberinversi.splinder.com/post/21135454/Precondizioni+interpretative+%28</id>
    <published>2009-08-17T09:43:31+02:00</published>
    <updated>2009-08-17T09:43:31+02:00</updated>
    <author>
      <name>Massimo73</name>
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    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>Precondizioni interpretative
o Nonostante la crisi
[Note su alcuni poeti italiani nati negli anni &rsquo;70 &ndash; I&ordm; parte/I&ordm; puntata]
&nbsp;
Pubblicato su &laquo;Atelier&raquo;, XIV, 54, giugno 2009
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &laquo;Se c&rsquo;&egrave; letteratura c&rsquo;&egrave; critica; se non c&rsquo;&egrave; letteratura la critica muore. Non &egrave; pensabile una letteratura che non sia nutrita di ragioni, quindi di ragioni critiche&raquo;<a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>. Sono parole di Guido Guglielmi, inaugurando qualche anno fa, e sulla scorta del giovane Luk&aacute;cs, una letteratura (e dunque una critica) del &ldquo;nonostante&rdquo;, espressione di una comunit&agrave; ermeneutica che, sempre pi&ugrave; protesa (e come potrebbe, oggi, non essere cos&igrave;?) verso i propri interessi specialistici, prova, &ldquo;nonostante&rdquo; tutto, a fornire e delineare un orizzonte condiviso, bench&eacute; questo sia scomparso, culturalmente parlando, almeno cento anni fa. 
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La critica, si dice, &egrave; un atto arbitrario, e lo anche la poesia, e lo &egrave; anche, lo diceva Nietzsche, la filosofia<a title="" style="mso-footnote-id: ftn2" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>. Ci&ograve; non deve far gridare allo scandalo, perch&egrave; arbitrario in s&eacute; &egrave; naturalmente lo stesso atto linguistico, costruzione simbolica protesa nel vuoto, e nei cui confronti l&rsquo;unico atto umanamente possibile &egrave; quello di rispondere con &laquo;un po&rsquo; pi&ugrave; di critica&raquo;, cio&egrave; con un po&rsquo; pi&ugrave; di linguaggio. Se io ora mi appresto a parlare di nomi e di poetiche, se io ora provo a simbolizzare un orizzonte interpretativo, non lo faccio perch&egrave; penso di aver trovato chiss&agrave; quale chiave: lo faccio perch&egrave;, nonostante tutto, devo continuare a parlare, cio&egrave;, in quanto essere umano, devo continuare a fare critica, anche se so che i simboli che creo sono solo simulacri, anche se so che forzo la realt&agrave; a un giudizio, anche se so che le mie precomprensioni (ideologiche, psicologiche, estetiche) si riverberanno sul discorso e lo faranno, per l&rsquo;appunto, arbitrario.
&nbsp;

&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Qual &egrave;, in poesia, la prima conseguenza di ci&ograve;? Manca il Libro. La generazione poetica nata fra la fine degli anni &rsquo;60 e l&rsquo;inizio degli anni &rsquo;80 &egrave; incapace a riconoscersi attorno ad un autore, ad un volume, capace di dettare linee di tendenza condivise. La frammentazione che ne consegue rende automaticamente possibile qualsiasi linea di poesia senza che nessuna riesca a prevalere sull&rsquo;altra: gli ultimi quindici anni di poesia non hanno nome (se non, appunto, &ldquo;crisi&rdquo;, frammentariet&agrave;&rdquo;, &ldquo;molteplicit&agrave;&rdquo;), il bailamme creativo rende possibile qualsiasi tipo di esperienza, ma, ed &egrave; un punto decisivo che per&ograve; ora non si ha lo spazio per trattare, nessuna di queste assurge al rango di Novit&agrave;. L&rsquo;orizzontalizzazione della tradizione equipara quest&rsquo;ultima ad un magazzino da cui attingere a piene mani, senza che questa operazione si configuri come dialettica, ma sempre invece come dialogica, e il dialogo, lo insegna Bachtin, esclude le gerarchie che sono indispensabili alla simbolizzazione, cio&egrave; alla comprensione.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Qualcuno ha provato a fare &ldquo;nomi&rdquo; (come qualcuno ha provato a fare antologie), ma questi vengono immediatamente riassorbiti nel dialogo orizzontalizzato, nessuno &egrave; ovviamente pi&ugrave; disposto a riconoscersi in un&rsquo;etichetta, ma grava su tutto ci&ograve; ancora l&rsquo;intuizione di Musil secondo cui le cose senza nome sono destinate a sparire. Perch&egrave; i nomi sono un violento atto d&rsquo;amore: preservano l&rsquo;oggetto limitandolo, lo rendono falso (perch&egrave; non possono contenere in s&eacute; tutto ci&ograve; che l&rsquo;oggetto &egrave; realmente), ma anche gli impediscono di dissolversi nel vuoto. Allora, con la consapevolezza di questa violenza, devo provare a fare nomi.
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Cominciamo dagli &ldquo;anziani&rdquo;. Proviamo a sintetizzare due linee e istituiamo subito un parallelo fra due autori (nati entrambi nel &rsquo;69) che, a prima vista, paiono diversissimi: Marco Giovenale e Stefano Massari<a title="" style="mso-footnote-id: ftn3" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>. Entrambi operano a contatto con un materiale a valenza anti-storica che vuole richiamare sulla pagina un tempo che &egrave; assenza di tempo, una consustanzialit&agrave; al presente come tempo del mito. Tale presupposto anti-contigentistico, anti-relativistico, &egrave; per&ograve; esperito in modi opposti (sia formalmente che tematicamente). Nella glaciazione tecnica di Giovenale registriamo un tentativo di inganno propedeutico fatto ai danni del lettore. Il mito &egrave; sulla pagina, l&rsquo;ibernazione formale della scrittura d&agrave; luogo ad una sensazione di unit&agrave;, di pacificazione allegorica che sembra condurre alla definitivit&agrave; del senso, alla perennit&agrave; della realt&agrave; e al suo contatto diretto e non mediato col linguaggio:
La casa una pi&ugrave; lenta ossidazione
dovuta all'acqua (una
casa dovuta all'acqua). 
Le viole corde delle luci
gialle - lontano la cucina -
diffratte una via l'altra vedi
le vedi pi&ugrave; - da qui 
alle mura assetate male.
La canna fumaria fitta, pi&ugrave;
fradicia, per le vespe, i nidi - e ricresciuto
intorno il cerchio bruno, il nerofumo che ricorda
cera grigia delle labbra
del padre doppio che era esposto
alle ultime visite. Continua a piovere.
Soltanto variare vale, pensa
mentre quasi cade.
Poco prima di finire, si addormenta,
anche nel sogno piove<a title="" style="mso-footnote-id: ftn4" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>
ma &egrave; un&rsquo;illusione: l&rsquo;estrema nitidezza formale serve in realt&agrave; a mettere in risalto il vuoto da cui questa nitidezza &egrave; abitata. Il significato, che l&rsquo;estrema icasticit&agrave; verbale sembra rendere accessibile, viene continuamente rinviato, lasciato alla soggettivit&agrave; del lettore e dunque definitivamente allontanato dal territorio del mito che, naturalmente, non pu&ograve; ospitare tale soggettivit&agrave;: l&rsquo;allegoria si rivela vacua e allora tutto improvvisamente si sfalda, resiste solo una costante inclinazione all&rsquo;indeterminato, alle relazioni che compongono la realt&agrave;, che &egrave; l&rsquo;esatto opposto dell&rsquo;illusione del ghiaccio da cui si era partiti:
&nbsp;
Gi&agrave; lo interessa intristisce il ritratto
come categoria della natura
morta, il giglio e l&rsquo;unicorno
che eccedono i confini dello stemma
- ne rimase solo campo bianco
il filato misura di ombra
la miseria di tremare per l&rsquo;astratto
per quanto gi&agrave; andato&nbsp;&nbsp; profilo
sottratto<a title="" style="mso-footnote-id: ftn5" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a>
&nbsp;
Massari lavora a rovescio sulle stesse tematiche: la sua scena &egrave; anch&rsquo;essa sottratta al rapporto con la quotidianit&agrave;, ma per dar luogo a uno scenario terragno e infuocato, dove la parola non &egrave; mai ferma, ma &egrave; parola del limite, ricerca spasmodica di una parola ancora non esistente, ed &egrave;, in qualche modo, ricerca della parola primigenia, vale a dire ricerca di una parola che non significhi distacco o banalizzazione della realt&agrave;: una parola che va necessariamente presupposta, anche nella sua irraggiungibilit&agrave;, per poter sperare di sottrarsi al meccanismo sottilmente perverso che fa dei termini dei feticci, dei simulacri svuotati di senso:
&nbsp;
lontano cieli di ferro sei&nbsp;&nbsp;&nbsp; la pelle delle case&nbsp;&nbsp;&nbsp; l&rsquo;alba scivolosa sulle strade che non sei&nbsp;&nbsp;&nbsp; il ritorno&nbsp;&nbsp;&nbsp; n&eacute;&nbsp;&nbsp;&nbsp; l&rsquo;addio eterno&nbsp;&nbsp;&nbsp; ma il pianto artiglio di mia figlia&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; mio olmo ricurvo dal pi&ugrave; lungo gennaio&nbsp;&nbsp;&nbsp; che nascerai domani e ancora e sempre&nbsp;&nbsp;&nbsp; come vento sulle cupole&nbsp;&nbsp;&nbsp; alto come il sole dell&rsquo;allarme rabbioso e buio oceano&nbsp;&nbsp;&nbsp; di grano&nbsp;&nbsp;&nbsp; pieno<a title="" style="mso-footnote-id: ftn6" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a>
&nbsp;
Se Giovenale, ricorrendo ad un presente apparentemente immobilizzato, nega e mette in guardia dal rischio dell&rsquo;immobilizzazione, Massari tende verso una poesia del presente (ma non dell&rsquo;oggi). Il presente &egrave; per lui un luogo atemporale, custode di un&rsquo;esperienza unificatrice, sacra e vera. Eppure si tratta al contempo di un presente minacciato da presso dal rischio dell&rsquo;inautenticit&agrave;, e ci&ograve; per Massari vuol dire rischio di un&rsquo;esistenza all&rsquo;interno della violenza, della retorica, della sopraffazione (vuol dire, in fondo, un&rsquo;esistenza che equivale al non esistere, all&rsquo;esser morti). Ma &egrave; al contempo una poesia che poggia le propria fondamenta su un paradosso: questa autenticit&agrave; che non c&rsquo;&egrave;, ma che va comunque presupposta per poter scardinare le strutture di una realt&agrave; fittizia, non deve assumere le forme di una sostanza concreta, ma restare meta e visione. Siamo forse alle pendici di un&rsquo;ontologia negativa perch&eacute; ci&ograve; che questa poesia considera come fine, come scopo, non &egrave; il confronto fra un&rsquo;essenza persistente e autoritaria e un reale che in base a quella va valutato, ma &egrave; bens&igrave; il rifiuto della vita quale sistema illusorio di apparenze, dunque anche rifiuto dell&rsquo;illusione del Vero, perch&eacute; l&rsquo;esperienza di questo Vero deve necessariamente passare per tutti quei territori che ad esso sono opposti. Ecco che le due poetiche paiono rincontrarsi nell&rsquo;azione etica, perch&egrave; ci&ograve; che Massari definisce &ldquo;vivi&rdquo; nei suoi testi, sono appunto coloro che sperimentano su di s&eacute; il senso di incompiutezza, di totalit&agrave; non rispettata, coloro che non credono mai di essere giunti al &ldquo;vero&rdquo; verso cui pure tendono disperatamente:
54. da te imparo&nbsp;&nbsp; e apro&nbsp;&nbsp; gambe cardinali &nbsp;provo l&rsquo;onda con il fiato e spingo come questo mare oscuro spinge te &nbsp;totale e cerca l&rsquo;esatta verticale 
non ti tengo la mano non ti chiamo tremo imparo a fare piano [...]
56. da te imparo &nbsp;che sangue curva come grano &nbsp;scandito controvento disordine in cammino del destino &nbsp;vita soltanto e solo in quel primo feroce legamento &nbsp;poi nutrimento e resistenza &nbsp;obbedienza e tempo fallimento


57. da te imparo&nbsp; pura e semplice la furia&nbsp; la carne&nbsp; il nascere spaventoso all&rsquo;inizio&nbsp; poi precipizio soltanto&nbsp; un urlo&nbsp; l&rsquo;unico possibile e impossibile
58. credo nel tuo corpo&nbsp; e nel mio ora&nbsp; cava sorella&nbsp; ogni giorno che ti asciugo respiro e riposo&nbsp; e tengo ogni tuo gesto&nbsp; segreto e fedele&nbsp; nel mio&nbsp; piegato a tutto il tuo male&nbsp; all&rsquo;unico guado di cura offerto in un nome&nbsp; in un&rsquo;acqua e un dolore&nbsp; permanente negli arti<a title="" style="mso-footnote-id: ftn7" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a>
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Da una poesia che s&rsquo;interroga (in primo luogo a livello formale) sui temi della Verit&agrave; e dell&rsquo;apparenza, che gioca coi territori del mito, che frequenta le zone della rarefazione figurativa, dobbiamo ora passare ad un altro versante, quello che Massimo Sannelli (a sua volte principale interprete di un&rsquo;ulteriore linea di cui per&ograve; gi&agrave; molti hanno scritto) ha un po&rsquo; dispregiativamente definito &laquo;quasi pop&raquo;<a title="" style="mso-footnote-id: ftn8" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a>. L&rsquo;autore che meglio assomma in s&eacute; le caratteristiche di questo versante &egrave; anche il pi&ugrave; anziano del gruppo proposto da Sannelli: Martino Baldi (classe 1970). Seguendo la sua personale poetica possiamo infatti ritrovare la gran parte dei temi da cui questo versante &egrave; attraversato. 
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L&rsquo;universo di Baldi &egrave; l&rsquo;inferno abbastanza tipico di un intellettuale dei nostri giorni che sconta in prima persona (e dunque al tempo stesso critica) un&rsquo;ormai avvenuta colonizzazione della coscienza e dell&rsquo;immaginario (colpevole di ci&ograve; la scena mediatica ma forse, si potrebbe dire, la letteratura stessa):
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Mio padre era un uomo libero
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ma io sono pi&ugrave; libero di lui.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il giorno che l&rsquo;ho ucciso
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; era un giorno qualunque.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Mi sono alzato presto, come al solito
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; fatto partire Grace, ho acceso il notebook
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e messo sottosopra il frigo
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; prima di tutto il resto che si deve fare:
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; sciacquarsi il viso, radersi, spalancare le imposte.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il latte era finito; sono dovuto uscire
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; per rifornirmi (non posso rinunciare
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; a una colazione degna di questo nome).
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Mio padre, se ricordo bene, russava ancora
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ignaro nel suo letto
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; mentre io, barbuto e accigliato
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; trascinavo il sembiante verso la latteria.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Pochi minuti dopo era gi&agrave; morto.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; [...]<a title="" style="mso-footnote-id: ftn9" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn9" name="_ftnref9">[9]</a>
&nbsp;
La sua arma di difesa non &egrave; il tentativo di affrancare la parola (come avviene in Massari), ma &egrave; proprio il mostrare quest&rsquo;ultima come parola di quel mondo che si vuole criticare, ma con una &ldquo;leggera&rdquo; (termine fondamentale per questo tipo di poesia) devianza dalla norma. Dunque o mediante un linguaggio sfacciatamente poetico o (ed &egrave; il caso pi&ugrave; comune) mediante il riutilizzo schietto (dunque in forza di cose gi&agrave; deviato) di tutta una serie di materiali linguistici provenienti dal nostro mondo adornianamente organizzato: calcio, TV, internet, canzonette, ecc. 
Il lavoro &egrave; qui in un meccanismo di denuncia delle perversioni del presente attuale. La poesia di Baldi rifugge dall&rsquo;idea di Sistema, &egrave; tesa cio&egrave; versa una continua complicazione del campo visivo, &ldquo;lavora&rdquo; per aggiungere non per sottrarre. Il Sistema tende per sua natura alla chiusura, dunque alla necessaria esclusione di ci&ograve; che non rientra nei suoi assiomi di partenza, alla scrittura viene allora affidato il compito di mettere in scacco l&rsquo;ideologia (in senso marxiano), che &egrave; poi una messa in scacco di ci&ograve; che si vorrebbe definitivo e valido per sempre. Si tratta di dare alla scrittura il compito di produrre la differenza. Tutto, in questa poesia, &egrave; infatti un inno al movimento, un atto contro l&rsquo;uniformit&agrave;, contro il costituito, punto di partenza necessario per la fondazione di un&rsquo;etica &ldquo;mobile&rdquo;. La mancanza di un&rsquo;ideologia rigida non pu&ograve; infatti voler dire mancanza di un progetto trasformativo della realt&agrave;, vuol dire prendere atto del nostro trovarci in un tempo liquido e frammentato che non pu&ograve; essere affrontato rifuggendo da esso, ma solo nella presa di coscienza di far parte della sua decrepitudine e degradazione. Ci&ograve; ci conduce necessariamente ad un poesia di tipo iper-inclusivo. Il poeta si abbassa comicamente al livello del mondo di cui parla (estraniandosene per dare un giudizio finirebbe infatti per costruire a sua volta un Sistema organizzato), e affastella i pi&ugrave; vari temi sulla pagina: porno, cartoni animati, no-global, vegani, Abel Ferrara, Carmen Consoli, Brassens e via dicendo:
&nbsp;
Il cielo in una stanza
&nbsp;
Tra la dispensa e il tavolo
gi&agrave; apparecchiato, abbiamo
ballato un lento a lume
di candela. La cena
l&rsquo;abbiamo consumata
come due viaggiatori
in un&rsquo;oasi notturna
nel tinello.
Anche a rigovernare
nel metro quadro del
mio cucinotto
mi &egrave; parso di trovarmi
con te accanto, in riva
a un fiume nel Klondike.
&nbsp;
Quando sei qui con me
questa stanza non ha pi&ugrave; pareti
ma alberi<a title="" style="mso-footnote-id: ftn10" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn10" name="_ftnref10">[10]</a>
&nbsp;
&nbsp;La rappresentazione non pu&ograve; essere gerarchica, le stesse scelte autoriali si trovano ad essere catapultate in un contesto dove saranno incrociate e ricombinate. Si costruisce un palcoscenico dove realt&agrave; e produzione artistica si trovano a giocare secondo le stesse regole, che sono, per l&rsquo;appunto, le regole della contingenza. E ci&ograve; vuol dire minare dall&rsquo;interno il significato della realt&agrave;, porlo sulle soglie del nulla, rivelarlo orizzontalizzato e, dunque, sempre suscettibile alla possibilit&agrave; di un cambiamento, che &egrave; poi, politicamente, la possibilit&agrave; del dissenso, non della rivoluzione, ma della sovversione.
&Egrave; forse ora gi&agrave; possibile avanzare di qualche anno nella nostra rassegna (ma dopo torneremo indietro) notando alcune corrispondenze (ma &egrave; chiaro che qui non pu&ograve; trattarsi di rapporti di filiazione, ma solo di un comune operare). Se prendiamo un poeta come Luca Ariano (nato nel 1979) possiamo notare la stessa capacit&agrave; figurativa che caratterizza la poesia di Baldi. Per Ariano il poeta vive in una condizione di registrazione permanente dell&rsquo;esistente, non prende le distanze dalle cose, vi &egrave; piantato a capofitto e narra di un mondo decadente che per qualche strano miracolo non implode su se stesso. Compone la realt&agrave; come un collage, un blob, di cui fa parte, e si unisce ai burattini che disegna sulla pagina:
&nbsp;
Passeggiare per le strade di Lomellina
&nbsp;
Passeggiare per le strade di Lomellina,
nel silenzio di paesi
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;- carrellata d&rsquo;un western-risotto -
rotto dal gorgoglio di chiuse
che lavano i campi.
Si scava nelle stanze della memoria
per ritrovare fattori e braccianti
con zigomi spezzati dalle bestemmie
e sotto le unghie ancora la terra:
non vi sono solo filari di pioppi
e gelsi ma rami, ormai incarogniti
dalle stagioni di fal&ograve; per la notte
o zolle, sotto uno stormo di corvi.
Davanti a un sagrato una beghina
raccoglie una siringa ancora calda:
il viso d&rsquo;un bambino ignaro
del timore di Dio;
la piazza &egrave; un salotto televisivo
e non rimane che osservare
la madre che coltiva i suoi fiori
al balcone,
nuove stelle sotto una notte di carne
o quel sorriso incrociato per strada.<a title="" style="mso-footnote-id: ftn11" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn11" name="_ftnref11">[11]</a>
&nbsp;
&nbsp;Una poesia di detriti: uomini, cose e situazioni che stanno l&igrave; come relitti a cercare di spiegare qualcosa che &egrave; a met&agrave; fra la cupa disperazione e un vago malessere. Il crepuscolarismo da cui la poesia &egrave; attraversata &egrave; un&rsquo;astuzia ferocemente ironica, uno smorzare l&rsquo;invettiva nel tono agrodolce della stanchezza. Le cose di cui parla contano (molto!), contano i fiumi e le strade, le bancarelle e i pianti, la serie B e Yeats, contano i bar (si capisce!), le stagioni e i dolori dello &laquo;squallore della nostra sopravvivenza quotidiana&raquo;, ma la forma &egrave; altrettanto importante, e qui ci avverte di un corto-circuito, un processo volutamente incompiuto fra il &laquo;cosa&raquo; e il &laquo;come&raquo;, un impressionismo che, ormai definitivamente abbandonata la sua ascendenza pascoliana e ermetica, si ritrova privato dei propri temi naturali e si diletta di pittura a olio nell&rsquo;androne di un condominio del centro trasformato in una discarica. Nessun indugio (o quasi) al bozzettistico per&ograve;, fra il dolore per la vita e la gioia della scrittura si realizza l&rsquo;ossimoro di questa poesia, contraddittoria come i temi di cui ci parla (oltre ai &ldquo;moniti&rdquo; civili assistiamo ad un notevole inventario di sentimenti, sentimenti che definirei &ldquo;immaturi&rdquo;: i personaggi di questi versi pagano sulla propria pelle lo scotto di un&rsquo;esistenza dilacerata, aleatoria nelle cause, ma terribilmente oggettiva negli effetti). Un&rsquo;affabulazione dolce e sommessa (non immemore di Gatto) che per&ograve;, dato ci&ograve; di cui parla, non si permette n&eacute; il naufragio, n&eacute; quella dolcezza melica che in fondo ne sancirebbe la sterilit&agrave;:
&nbsp;
Colonne
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&hellip;di molti uomini le citt&agrave; vide e conobbe la mente&hellip;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Omero
&nbsp;
S&rsquo;avvampa la sera scarlatta
tra garrule ciglia e pannilana
(forse toscani del trecento)
coprendo Andromeda.
Si salgono scale scoscese
sgretolate in una sequenza
da &ldquo;Le due torri&rdquo; incespicando
in una CECIt&agrave; &ndash; stappata 
da una bottiglia
che ancora odora di sughero.
Filtra con l&rsquo;umore della notte
il sapore di moka e il pensiero
di stagioni sclerotiche:
si sgomita sui Navigli tra bancarelle
e libri usati sino al sentore
di cioccolato delle Colonne
- vetri rotti di birra &ndash; ancora scodinzolanti.
Ore impure mai lavate da docce
disquisendo coi villani di paese
dell&rsquo;Ispettore Derrik e del Tenente Colombo,
di Mazinga e Holly e Benji
balzando sulle prodezze del Napoli di Maradona
e chiusa la porta parlare con una coniglia
per non macerarsi nel battito di Leviatani
e Ciclopi aguzzi nel vento.<a title="" style="mso-footnote-id: ftn12" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn12" name="_ftnref12">[12]</a>



<a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> G. Guglielmi, Crisi della critica, crisi della letteratura: http://www3.unibo.it/boll900/numeri/2000-ii/guglielmi.html


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn2" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Cfr. F. Nietzsche, Al di l&agrave; del bene e del male (1886), Milano, Adelphi 2003, pag. 7:
&laquo;il pensiero cosciente di un filosofo &egrave; per lo pi&ugrave; segretamente diretto dai suoi istinti e costretto in determinati binari&raquo;.


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn3" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Trattiamo questi due autori, bench&eacute; non nati negli anni &rsquo;70, in quanto, a nostro giudizio, espressione migliore di una determinata tendenza della poesia contemporanea.


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn4" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> M. Giovenale, La casa una pi&ugrave; lenta ossidazione, in &laquo;Nuovi Argomenti&raquo;, quinta serie, n. 24, ott.-dic- 2003, pp. 247-248.


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn5" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> M. Giovenale, Il segno meno, Lecce, Manni, 2003, p. 52.


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn6" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> S. Massari, Libro dei vivi, Bologna, Book, 2006, p. 15.


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn7" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> Ivi, p. 39.


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn8" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a>M. Sannelli, Intervista a cura di Christian Sinicco: http://lellovoce.altervista.org/article.php3?id_article=541


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn9" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref9" name="_ftn9">[9]</a> M. Baldi, Capitoli della commedia, Borgomanero, Atelier, 2005, p. 9.


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn10" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref10" name="_ftn10">[10]</a> Ivi, p. 34.


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn11" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref11" name="_ftn11">[11]</a> L. Ariano, Bitume d&rsquo;intorno, Lugo, Edizioni del Bradipo, 2005, p. 18.


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn12" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref12" name="_ftn12">[12]</a> Ivi, p. 33.

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<category term="mimmo_cangiano" scheme="http://liberinversi.splinder.com/tag" label="mimmo_cangiano" />
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    <title type="html"><![CDATA[LiberInVersi (prova a) ricomincia(re)]]></title>
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    <published>2009-08-08T18:28:13+02:00</published>
    <updated>2009-08-08T18:28:13+02:00</updated>
    <author>
      <name>Massimo73</name>
      <uri>http://liberinversi.splinder.com</uri>
    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>Non&nbsp;&egrave; il mese adatto, non ci sono stati preavvisi, non c'&egrave;, con tutta onest&agrave;, un piano preciso per la strada da percorrere. I dati di fatto sono che LiberInVersi ha chiuso un anno e cinque giorni fa e che l'ultimo post da intendersi come tale risaliva alla fine di agosto del 2008. I dati di fatto allora come oggi sono costituiti dall'assunto secondo cui rimane complesso essere&nbsp;&laquo;presenti&raquo;, in tutti i sensi: nella realt&agrave; fisica, per cominciare. Occupare un posto, un luogo &egrave; tra&nbsp;le pi&ugrave; grandi questioni (nell'opinione di chi scrive) dell'evo contemporaneo.&nbsp;Sia esso inteso in senso geografico (migrazioni, xenofobia, povert&agrave; e gradienti di ricchezza globale), comportamentale/interrattivo (siamo sempre attenti ?), identitario,&nbsp;storico. Anche&nbsp;occupare un posto&nbsp;nella rete Internet&nbsp;&egrave; complesso: lo abbiamo&nbsp;appreso nelle esperienze ormai passate. Essere presenti&nbsp;richiede impegno, spazio, tempo, risorse. Oggi&nbsp;come ieri il primo problema&nbsp;di&nbsp;LiberInVersi rimane quello di trovare una soluzione all'equazione tempo/risorse/disponibilit&agrave; e con questa soluzione creare valore aggiunto: qualcosa che rimanga, che lasci un segno, che divenga a&nbsp;sua volta risorsa e non sprechi nulla: non&nbsp;butti&nbsp;via niente, ma che al contempo sappia valorizzare ci&ograve; che merita di esserlo, contro la perdita di tempo&nbsp;e contro l'utilizzo dello stesso solo in senso utilitarista. 
Per questo LiberInVersi non ricomincia, ma &laquo;prova a&nbsp;ricominciare&raquo;: dove erano apposti i nomi dei membri della redazione ora vi &egrave; la questione.&nbsp;
Un primo tentativo di risposta &egrave; la definizione del possibile percorso. LiberInVersi&nbsp;si&nbsp;occupa ancora di poesia, ma non si restringe ad&nbsp;essa.&nbsp;Intende sfruttare in questa nuova formula e versione tutto lo sfruttabile della comunicazione in loco&nbsp;riducendo i passaggi &quot;sottobanco&quot;. Non pi&ugrave; quindi la ferrea regolarit&agrave; delle uscite, ma il dialogo progressivo tra un post&nbsp;e l'altro. Il fulcro dello spazio &egrave;, rimane, la lettura: a differenza di prima per&ograve; non ci si impone di sviscerare il testo per &laquo;smontare&raquo; la poesia contemporanea, ma ci si propone di &laquo;trovare il testo&raquo;. I metodi per farlo si prefigurano complessi, ancora da costruire, ma passano appunto per il dialogo serrato, se funzionante, se con successo, sulle pagine. Per concludere l'idea sarebbe quella di trovare il testo che in qualche modo recuperi contemporaneit&agrave; e realt&agrave;. 
Si comincia da subito, ovviamente. I commenti, i post successivi, con il massimo sforzo di creare comunque un ordine: un percorso reversibile, un po' come si leggeva in un commento all'ultimo post di prova: che si continui a leggere i testi&nbsp;e i commenti di un blog chiuso &egrave; un risultato notevole. Si pu&ograve; ritornare, si pu&ograve; usare, si pu&ograve; &laquo;prendere&raquo; in tutti i sensi. Per una cosa&nbsp;simile vale la pena di (provare a) riprovarci.</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/Massimo73" >Massimo73</a> | <a href="http://liberinversi.splinder.com/post/21098532/LiberInVersi+%28prova+a%29+ricomin#comment" >Commenti (29)</a><br /><br />
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    <title type="html"><![CDATA[LiberInVersi]]></title>
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    <published>2009-07-12T09:56:41+02:00</published>
    <updated>2009-07-12T09:56:41+02:00</updated>
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      <name>Massimo73</name>
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    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>LiberInVersi</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/Massimo73" >Massimo73</a> | <a href="http://liberinversi.splinder.com/post/20942801/LiberInVersi#comment" >Commenti (6)</a><br /><br />
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    </content>
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    <title type="html"><![CDATA[LiberInVersi non riapre e continua la fermata]]></title>
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    <published>2008-08-27T20:01:12+02:00</published>
    <updated>2008-08-27T20:01:12+02:00</updated>
    <author>
      <name>Massimo73</name>
      <uri>http://liberinversi.splinder.com</uri>
    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>Contrariamente a quanto annunciato il 3 agosto scorso, a seguito di un confronto di redazione si &egrave; deciso di non riaprire LiberInVersi. Le ragioni che sottendono&nbsp;questa decisione, che peraltro&nbsp;ci si augura dovrebbe avere effetti solo temporanei, sono di natura&nbsp;operativa e&nbsp;contingente. Al di l&agrave; delle difficolt&agrave; gestionali pratiche di questo particolare periodo di tempo, come gi&agrave; discusso anche in uscite precedenti, durante il confronto &egrave; risultato chiaro&nbsp;come le riflessioni sulle scritture (in rete e non), proiettino per tutti&nbsp;l'attraversamento di&nbsp;una&nbsp;fase che nella valutazione dei redattori richiede un ripensamento dei modi e dei tempi dell'approccio alla scrittura e all'espressione poetica. Tutti sono stati unanimi nell'affermare che possibili facili entusiasmi inziali&nbsp;e fisiologici si possano in qualche modo essere spenti e che, onde evitare l'estremizzazione delle derive verso&nbsp;&laquo;l'hobbismo della scrittura&raquo; e l'inutile ripetizione dei contenuti, si renda opportuna una pausa di riflessione. Oltre a consentire il passaggio ad una fase&nbsp;di pi&ugrave; semplice gestione e&nbsp;un possibile ripensamento della formula, la fermata di LiberInVersi &egrave; anche un momento di silenzio che bene si adatta, nella visione della redazione, all'attuale percezione di stanca associata al fenomeno delle scritture in rete. Con l'auspicio quindi di riprendere le attivit&agrave; nel prossimo mese di Novembre, segnaliamo che dopo tre anni di continuo lavoro&nbsp;(se cos&igrave; si pu&ograve; definire)&nbsp;LiberInVersi si ferma a tempo per ora indeterminato. La speranza &egrave; che la redazione si ritrovi unita al termine del periodo per proseguire magari in forma diversa il lavoro cominciato tre anni fa. 
Massimo Orgiazzi</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/Massimo73" >Massimo73</a> | <a href="http://liberinversi.splinder.com/post/18190246/LiberInVersi+non+riapre+e+cont#comment" >Commenti (23)</a><br /><br />
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    <title type="html"><![CDATA[Fermata Estiva per LiberInVersi]]></title>
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    <published>2008-08-03T14:11:42+02:00</published>
    <updated>2008-08-03T14:11:42+02:00</updated>
    <author>
      <name>Massimo73</name>
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    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>LiberInVersi chiude per ferie
Come di consueto anche quest'anno &egrave; arrivato il momento di una fermata per ferie. La programmazione convenzionale di LiberInVersi riprender&agrave; Domenica&nbsp;31 Agosto. Come alcuni sapranno (per essere stato in parte condiviso on line negli scorsi giorni) &egrave; in corso nella redazione un dibattito sulle possibile linee evolutive (o almeno sull'opportunit&agrave; di queste ultime) per il futuro di questo spazio blog che&nbsp;pochi giorni fa ha compiuto i tre anni di attivit&agrave;. Con l'augurio quindi di buon riposo a chi avr&agrave; l'opportunit&agrave; di una vacanza e di buon lavoro a chi continua la propria attivit&agrave;, l'auspicio &egrave; quello di incontrarci ancora su queste pagine a fine agosto, magari con nuovi progetti per i mesi a venire. 
mo</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/Massimo73" >Massimo73</a> | <a href="http://liberinversi.splinder.com/post/17991044/Fermata+Estiva+per+LiberInVers#comment" >Commenti (3)</a><br /><br />
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    <title type="html"><![CDATA[ANGELO PETRELLI – MOLOKH]]></title>
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    <published>2008-07-27T10:39:27+02:00</published>
    <updated>2008-07-27T10:39:27+02:00</updated>
    <author>
      <name>Massimo73</name>
      <uri>http://liberinversi.splinder.com</uri>
    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>15. 
&nbsp;
e la stessa cosa &egrave; per quel lieto fine: nell&rsquo;attrazione 
di una citt&agrave; ridotta, a portata di mano, di minime architetture 
&ndash; anche sessuali chiaramente &ndash; in aut/aut di risposta
una qualche fase accomodante della nostra posa, 
un profilo messo alle spalle, somma e commozione/
segnale senza intoppo/ certezza/ cronaca di per s&eacute; morale 
variazione in corpo, in vita / minaccioso esilio / compromesso;
&nbsp;

&nbsp;
19.
&nbsp;
e se il problema &egrave; definire il canto: la spina alla rosa, l&rsquo;ascesa 
il climax podatus forse cursus la musica il caos [intendo naufragato] nel petting costretto in curvezza [genuflesso] 
ancora meglio sinuata la m in me immersa! 
e se sono io la materia il defecare, insomma la scarna evidenza: lo scarto, l&rsquo;indecenza, lamentoso al battito come a protendermi, immobile poich&eacute; in loci, vibrante instabile in struttura: 
sorraso da un tocco di fune risuono scavato a mio dire vuoto, 
spesso a dormire sogno un tonfo dimesso &ndash; pauper ti dico, infirmi! 
e cos&igrave; datato in fondo all&rsquo;ascesa sempre pi&ugrave; vecchio: 
e ambulante dove nulla accade perch&eacute; non-sense
sia gi&agrave; accaduto immoto il fato del fottimento; 
la sordida sorella che non ha padre, e non ha sete
della pessima madre che non cade: sinus sine sitis?!
&nbsp;
&nbsp;
20.
e aggiungo un nome all&rsquo;elenco &ndash; al tenero mattino 
alla sua esigenza, invoco il docile Ipso fratello;
Ipso dunque: very like a wake &ndash; ma lacerato, interdetto, 
aperto come un sudario, striminzito insetto &delta; gi&agrave; vecchio:
&nbsp;
sono ricordi del tuo ingegno, indistruttibile tristezza
i fiumi di sabbia che per tutto quello che va dato,
che finalmente sopra di te, sono paesaggio: Ipso gettato oltre 
il golfo morale mentale, spalancati gli occhi tra gli alti gorghi 
che non piangono, iride azzurra e amianto, spasmodico intelletto, gioco silenzioso oltrepassato; mitica miniatura, covami
ancora, quasi indecenza. Non potr&ograve; pregare per piet&agrave; borbottando, se proprio non potendo, rendendomi il passo
pi&ugrave; felice dello stesso soffio, non far caso alla mia mano
ma solo la voce quando il giorno sar&agrave; domani, 
ascoltandolo bene, quello che ho da dire; 
&nbsp;
che i fradici fangosi spazi oceani fatti i loro stracci 
saranno all&rsquo;asciutto, cadendo al disotto del corpo
misericordia che non perdoni hai spolpato il rosario, 
il frammento sfruttando la radice: contro l&rsquo;aria hai edificato 
il regno e la ragione e per lasciarmi vivere ti cito scellerato: 
&laquo; is recte laudari sese, cui nemo alius contigit laudator&raquo; ; 
ossessione dico! ecco. obliquo al meteo dei miei tempi, variante: 
&laquo;ora devo&raquo; alla pioggia alla kaf che segna il movimento, K. giusto sia che vada. andante. no? ergo est? K? tra la terra e il cielo.
&nbsp;
&nbsp;
27.
&nbsp;
e che fai di questi, del tuo spazioso corpo, del semplice 
dialetto d&rsquo;avere ragione, agile, oltre ogni dire di tanta coscienza,
o della tua dialettica-spirituale, della tua situazione-troppo vicina
alla frangia e al dente, dell&rsquo;acqua sporca evasa dal cuore;
viso del tuo fenomenico moto, dentro la scia che indugia, 
[ammiccante?
&nbsp;
[&hellip;]e ricorda che non siamo noi quel fluire &ndash; che sento &ndash; 
tra pieghe di terra, il venire meno, tra groppi di sangue 
&ndash; degli ampi gesti &ndash; della stessa terra/carne, 
che di stagioni scomparse, l&rsquo;avvento senza frutto 
n&eacute; dell&rsquo;uomo l&rsquo;ultimo slancio: n&eacute; dei ricordi di musica
la scena n&eacute; dell&rsquo;ombra messa alle spalle questa espressione:
&nbsp;
&ndash; anche se tardi, nella tua sporadica febbre: - emergi - come 
di un altro fatto di fuoco, perdutamente argomento, 
che per quanto minato nel suo confine effranto, usato all&rsquo;infinito,
alla foce ascolti: arma orientata, cremazione: universo sempre
pi&ugrave; semplice. sibilo Altissimo - emergi - dal non detto;&nbsp; 
&nbsp;
&nbsp;
31.
&nbsp;
e cos&igrave;, dov&rsquo;&egrave; l&rsquo;abisso delle cose pi&ugrave; lievi?
&nbsp;
sotto l&rsquo;enorme cadavere della tua mano
che mai vorr&agrave; dire l&rsquo;opera nel suo pronunciamento
di fasi e preghiere? E nella nube del sorgere
queste litanie costrutte, o le altre minime vocazioni
che non dimentico/che tra il vago e il folto &ndash; si dicono &ndash; 
passione: che sono foreste di pensieri, sistemi di belt&agrave;,
o sono pretesto?&nbsp; &ndash; e cosa sei del vero, dimmi &ndash;
forma dunque del forse o del certo? 
&nbsp;
36.
&nbsp;
e ricorda che a quel perdono che potranno
negarci - a dirlo tutto, per il pi&ugrave; e il meno - 
e di altre ragioni poi, come questo chiodo che batte
se stesso: che nessuna parola da salvare sar&agrave; come
il nostro ingegno di farci sfuggire - pu&ograve; bastare,
alle lusinghe, solo al correre elegante, all&rsquo;andare
di civette sontuose nella notte(lontano)/lontani da te/ 
lontanamente il tuo punto: nella traiettoria del restare
soli, nel finire di erranze &ndash; tu renitente perdono
tu che lasci finire le attese e concludi &ndash; sei la nascita
di tristezze, che vedi, e stra-vedi nell&rsquo;onda lunga 
che ne segna l&rsquo;avvento e l&rsquo;ora che cancelli;
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
45.
&nbsp;
un fiore che quindi &egrave; un dilemma: che chiaro &egrave; all&rsquo;oggetto 
[ l&rsquo;affezione il tormento: 
nei cunicoli d&rsquo;erbaccia del cimitero archetipico &lambda; dimesso 
[ l&rsquo;arcipelago neonato
e che dunque partorisce nel suo ghetto monosillabi [ mo-lo-kh ]&nbsp; 
che realmente spiacevoli vagamente vocaboli ipsissima verba 
sono il sogno di Ipso, sono le trombe che vogliono salire
piangere la pietra e i mille anni di pioggia propedeutica 
categorischer imperator divus che sciogli la fune nel taglio 
del presente tu predicato onnisciente verdetto et acumine;
&nbsp;
oh sociale placenta pitico gioco indovino &ndash; insomma &ndash; 
colpita al cuore alla testa al sudore; pulsus imaginum profetica! 
&nbsp;
O. dunque O. per ci&ograve; che non volendo &egrave; stato fatto &ndash; dico &ndash; 
come vollero in effetti salendo al tuo ingegno 
le trombe (&lambda;) bastonando la coda e il sale allo schiaffo del mare
sub specie mortis et corporis bianca lebbra del Gebel in tenui cipressi romani di vermi accilindrati oh serpi sodali lavoratevi
il busto il collo la mela macerata la meta invernale distrazione 
coito cogitoso neve ingiallita che sai di ammonimento: 
O. che sei morte a maggior ragione&nbsp; per te ho inventato quest&rsquo;atlante senza coscienza&nbsp; &ndash; voglio dire &ndash; ritrova 
la Tua tristezza dettane il passo cos&igrave; come sembra:&nbsp; 
&nbsp;
questa sar&agrave; la presenza: quel gesto chiaro, dissoluto 
da mostrare, da montare, almeno nel vuoto un movimento:
su questo intendo soffermarmi, sul tempo 
con non esiste, che &egrave; molteplice se non lo guardi, 
e che di certo non regge tutte le masse gettate 
nel suo campo, le apparenze scese per spazi: percependone 
il fuoco / il volgere della febbre: le lancette, il percepire e il darsi:
&nbsp;
62.
&nbsp;
e non sono io a mettere la maschera del matto
nel dramma di questa passione/ del confuso
massacro che ti ho sentito declamare, nell&rsquo;imbeccata
dell&rsquo;effetto tragico che deve far soffrire: vorrei
sottolineare le masse nel lamento &ndash; proprio quelle - l&rsquo;eroe
cosparso di cenere e che ha perso il capo/ e di altri crimini
poi la tua figura che oltrepassa lo slancio e trascende
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
Angelo Petrelli &egrave; nato a Roma nel 1984. Vive attualmente a Lecce. Il suo esordio letterario risale al dicembre del 2004 con la silloge poetica Elegia (Besa editrice, Poet Bar / I Poeti). Nel settembre dello stesso anno ha fondato &laquo;L&rsquo;Alter Ego&raquo;, periodico indipendente di estetica e cultura letteraria che tutt&rsquo;ora dirige e promuove in totale autonomia sul territorio salentino. 
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    </content>
<category term="angelo_petrelli" scheme="http://liberinversi.splinder.com/tag" label="angelo_petrelli" />
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    <title type="html"><![CDATA[MARIELLA BETTARINI – ASIMMETRIA]]></title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://liberinversi.splinder.com/post/17854228/MARIELLA+BETTARINI+%E2%80%93+ASIMMET" />
    <id>http://liberinversi.splinder.com/post/17854228/MARIELLA+BETTARINI+%E2%80%93+ASIMMET</id>
    <published>2008-07-20T10:16:18+02:00</published>
    <updated>2008-07-20T10:16:18+02:00</updated>
    <author>
      <name>Massimo73</name>
      <uri>http://liberinversi.splinder.com</uri>
    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>da Per mano d'un Guillotin qualunque
&nbsp;
(Edizioni Orizzonti Meridionali, Cosenza, 1998)
(1992-93)
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
IV&nbsp; 
&nbsp;
va&rsquo;! - per sempre vai
mia esile rampolla come (nocchiera titubante)
andavi quell&rsquo;agostana staggia di tempo
con la giovane nuca v&ograve;lta a est - v&ograve;lta ad ovest
e il solo orientamento d&rsquo;un lastrico
di zolle e il passo
di tre balordi adulti che messi insieme
non ne fanno uno
tu guardandoli e la decisa piccola testa
che dice s&igrave; - dice no volt&agrave;ta al mare - riv&ograve;lta alla campagna
sedizioso ricovero di pennuti pensieri
di giganti figure d&rsquo;alberi e di leprotte
fedelt&agrave; da lobo a lobo - come muovi la testa - e
possibilit&agrave; cospicue e molte facce di noi
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;noi
che ci srotoliamo avviticchiando male
le male teste a un collo di gallina
o di struzzo
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; o di gru
&nbsp;

&nbsp;
&nbsp;
IX 
(per Ernesto Balducci)
&nbsp;
un punto al di l&agrave; del quale
lui &egrave; per sempre di s&eacute; (di che cos&rsquo;altro?
luce - luce)
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; nervi infiammabili
rari errori (ora) nel perseguire puntare inquisire (quasi)
ogni punto del foglio o del fogliame
che nero spunta ove suo corpo appare
mobilmente incauto - fisso a s&eacute; - alla cosmica storia
in quel suo dire e dire grommoso ruscellante - mai
in forse dentro la forma - in forse sempre
negli sponsali col dubbio
nell&rsquo;amorosa serpe
d&rsquo;un progrediente ragionare a blocchi di ma-se-forse
testa estrema - irrigidita (ora mai dunque)
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;mai cos&igrave;
fluida - insinu&agrave;tasi nel vivo di chi &egrave; vivo come in questa
sua fase terrestre - fase ultima 
prima d&rsquo;una conoscenza in altro sito
(vuoto di clessidre) ove la testa &egrave;
corporeo cosmo e questo
insensibile transvolazione e ci&ograve; n&ograve;masi
con nomi per i quali la mortale favella
di nient&rsquo;altro dispone se non
d&rsquo;un tacere obbediente - di un pargolo assenso
e di una parva parva licitazione
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
XIX
&nbsp;
dolore delirante
diceria dell&rsquo;untore
vita troppo distante
dolenz&igrave;a spaccacuore
tenebra desolante
passio senza sapore
rancore passivante
frutto grigio incolore
ordito d&rsquo;un orrore
travers&igrave;a lancinante
lemure - lonza - larva
limite e lungo lutto
latte lento labiale
letto limbico tutto
lutulento di s&eacute;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; non mai
ludica lotta
lisca - lista - languore
dolore nella testa
nella testa dolore
&nbsp;
&nbsp;
9 
(giocare di testa)
&nbsp;
metti un Wittgenstein o un B&ouml;hr
a giocare di testa
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; una Weil - una Arendt - una quinta
o una sesta mentale potest&agrave;:
vedrai che il mondo resta
com&rsquo;era fatto prima
eppur niente com&rsquo;era prima
resta
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
22 
(giurare sulla testa di qualcuno)
&nbsp;
fan mozzare le teste i giuramenti
&nbsp;
figli nonni nipoti zii parenti
l&agrave;sciali alle lor zucche:
se nessun capo tu non giurare
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; astienti
&nbsp;
28 
(testa del femore)
&nbsp;
anche le gambe hanno una
testa?
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; hanno la testa
gambe? extrema ratio
rompersi quella testa:
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;costretti poi
a andar su bastoncelli
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; quanto sia duro l&rsquo;osso
(e quanto poco duri) conoscono quei tristi
quelle vecchierelle scostanti (e quelle
garrule)
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; il femore &egrave; sovrano
a certi vegli dal s&igrave; corto
lume
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; pur se di testa fragile
di facile frantume
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
****
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
da &ldquo;Trittico per Pasolini&rdquo;
(1975)
&nbsp;
da ALMANACCO DELLO SPECCHIO&nbsp;&nbsp; n.8
(Mondadori, Milano, 1979)
&nbsp;
&nbsp;
I
(&hellip;)
la terza ruga &egrave; quella del &laquo;ciao&raquo;. Sul monticciolo l&rsquo;ho lasciato che riprendeva la via di Roma. Batteva frenetico Cecil Taylor il pianoforte avevo levato la coccarda. Gli passai un fascicolo di versi (pensai che potevo). Non avevo pi&ugrave; dato cos&igrave; niente a nessuno da anni (stavo invece ricevendo avendo saluti versi). M&rsquo;era venuto pudore di quel gesto per&ograve; ti passai i fogli. Tutto il festival - a ripensarci - &egrave; gi&agrave; nel mito; l&rsquo;Italia quotidiana &egrave; un&rsquo;altra cosa: squallida malata senza ciabatte pi&ugrave; - donna grassa per l&rsquo;anemia mamma matrigna scarpa di vergogna.
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Eri uno dei nostri
tiepidi padri vestito da ragazzo? A ripensarti direi di s&igrave;. Sono rimasti qua zii astenici - limoni acidi - e servitori della menzogna: le comparse che beffeggiavi - parenti borghesi (asfittici) - teste coronate - i digiuni d&rsquo;idee. Hai&nbsp; fatto il vuoto intorno. Ora hai un corpo da pi&ugrave; di mille chilometri - che si ghiaccia.
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Di te tutto il bene
tutto il male (molto onore se hai
nemici: aspetto oscuro dell&rsquo;onore
dell&rsquo;amicizia. Molto onore se hai
molti amici invece). Onore-amore non
mancano. Trovato il corpo, lo si ricopre
di gloria e parole anche per la (malcelata) gioia
di esserci levati di torno un chiacchieratore
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; gelosi
della tua bocca - dell&rsquo;occhio-pirata
scarnificante.
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Una Italia ha tirato
un sospiro grosso
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; l&rsquo;altra
ha respirato piano ti ha guardato
e si &egrave; messa a piangere
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; quella
dei discoli dei caldarrostai
dei mescitori di vino degli emigranti
dei paria dei mancati pap&agrave; per motivi
di calore.
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Vivo
che muore perch&eacute; &egrave; vivo.
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
*
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Majorana sparito Fermi
&nbsp; volato via sparatosi Pavese trucidato
&nbsp; Pier Paolo: scema l&rsquo;Italia
&nbsp; di tacchi a spillo di aspettazioni
&nbsp; di concessioni di falsi boom (vennero dopo
&nbsp; i veri)
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; scema l&rsquo;Italia
&nbsp; di mia nonna Debora aperta nel futuro
&nbsp; stranamente parente a lui per la faccia
&nbsp; di proletaria cattolica proveniente
&nbsp; dal buon humus terrestre di Galceti (circondario
&nbsp; di Prato).
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Avrei dato volentieri
&nbsp; diec&rsquo;anni di questa vita
&nbsp; (&laquo;non dire baggianate. Diec&rsquo;anni!&raquo;).
&nbsp; Ma che anni - cento o dieci - ci guardano
&nbsp; in faccia...
&nbsp; (&hellip;)
&nbsp;
&nbsp;
*
ma poi che dir&ograve; di te sparito a milioni di volts
all&rsquo;ora
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; che dir&ograve;
di un elenco d&rsquo;oggetti di circostanza
assegni giubbotto anello ematoma fisico gomma
gli ha schiacciato il capo - perch&eacute;
l&rsquo;ha ammazzato? furto d&rsquo;auto G.P. minore
cranio sfondato tavole di legno su testa
lungamente pensante ingrigita
nella rena dell&rsquo;arenile - colluttazione ore
ventiquattro molto orrore ragazzi di borgata
lo scrittore fa lo scrittore - il bambino
fa il bambino - l&rsquo;imbianchino fa l&rsquo;imbianchino
&nbsp;
... s&igrave;&nbsp; che&nbsp; ne&nbsp; restano&nbsp; fissati&nbsp; i&nbsp; giorni
passati e neri e tutti i presenti come stampati
a caldo o sottopressa di quel sei di settembre
a gol&rsquo;aperta e ostinazione (arena Telefestival
gi&agrave; gremita: dibattito sui giovani e giovent&ugrave;
a capannelli a crocchi) l&rsquo;accostarmi il &laquo;ciao&raquo;
il perderlo il puntarlo ancora il &laquo;ciao&raquo; di nuovo
la confessione del dialetto
come di una dialisi per il rene malato (cure
mai ricevute)
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; un ghiaccio per i canali per i vasi
del futuro assassino non dietro te per i viali
del festival ma acquattato dentro le canne
giovane - l&rsquo;altro - non da capannello o crocchio
ma da lunga sequenza nel bar e capace di tali
orrori da impietosire i benpensanti.
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 
*
quei fumosi giorni in cui
tutto brucia e sopra tutto brucia
la riga delle foglie per terra
da per tutto il filo rosso la faccia
triste di Pier Paolo che dice&nbsp; &laquo;salvami!&raquo;
a me impotente affannata e spenta piena
di pensieri sulle sorti del comunismo
e sul consumismo che spenge anche lui
ora dantesco pallido
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;sui rami
ci sono i diosperi - penso di dirgli - e il bruciato
mi rode in gola.
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Risponde
che non li vede - guarda un altro genere
di stagione con altri diosperi e specialmente
senza bandiere con nuvole alberi senza rami
vallette buie e un uomo
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; che insegna lo swaili
&nbsp;
&nbsp;
II
&nbsp;
libro da libreria
o uomo vivo
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; carta
o carne - occhio marrone
o gorghi d&rsquo;inchiostro
- da quale parte
te ne sei andato?
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; non &egrave; possibile
saperlo se qua restano
cestole
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; che non parlano
o - se parlano - parlano
solo come stracchi pappagalli
e scimmie di te &ndash; nastri
copie &ndash; ripetizioni &ndash; ormai
solo oggetti &ndash; carte
dans la mer(de) de la mode
&nbsp;
&nbsp;
III
&nbsp;
ossigeno in cuore
e mano manca.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; il mese
delle pesche ricerca
il mese duro il mese
piccino.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e ancora
risalgo a te ma da una parte
altra del mondo
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; questa volta
dal triangolo di un Sud
afoso
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; da un triangolo australe
ma meno nero dell&rsquo;Africa
da un triangolo americano
e - in questo caso - da un Brasile
magro e dolce.
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; chi sa perch&eacute;
parlo a te
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ti&nbsp; penso
ti faccio domande
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ti porto
nell&rsquo;ossigeno
di questo muscolo.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;(eri la mia parte
calma? la parte
dimenticata?)
(&hellip;)
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; eri l&rsquo;Africa il Brasile
le musiche vecchie
del soul (gi&agrave; vecchie!)
senza niente estetismo
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; niente
esotismo ma duredure
come a me piace da rossa
e vergine comunista che fino a ier l&rsquo;altro
parlava di patimenti.
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; chi sa perch&eacute;
parlo a te ora
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ti penso
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ti prendo
da sotto quella terra
del rimorso e della vergogna
che &egrave; il Friuli
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; dopo il sei di maggio
(sei un Terzo Mondo sepolto?
un terzo sesso
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; vivo
un &laquo;terzo&raquo; da poker
un terzino da partite
scassate? Il Brasile &egrave; il paese
del calcio).
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; mi pare di capire
cos&igrave; poco i perch&eacute; ho messo la tua
faccia davanti
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e ti guardo
spesso e tengo i tuoi libri
&nbsp;
dalla parte destra
del letto
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; dove dormo
sotto i miliardi di fuochi
e dentro la visione di un paese diverso
che non sta a me sola fare
ma che sta anche a me.
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &egrave; un'estate
dolce - inutile fare - dolce.
quando penso che a Roma
non ci stai pi&ugrave;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; non sto affatto
bene
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;eppure non pensavo a te
quasi mai
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; mai anzi
pensavo a te
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; al tuo triste capo
che andava invecchiando
in cerca d'Africa.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; l'abbiamo qua
la nostra Africa
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; vedi
e il Terzo Mondo
non &egrave; lontano
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e il cos&igrave; detto sottosviluppo
&egrave; un Sud di fame
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e la CIA &egrave; la CIA
dappertutto
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e il Po
&egrave; il Nilo e il Gange
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; il Friuli
&egrave; la terra affamata
dell'Amazzonia.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; l'alternativa
l'abbiamo qua:
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; l'Africa
non serve &mdash; defunto Rimbaud
italiano con smanie
e rughe.
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; beh - si dir&agrave; che sono
tornato adolescente e che do
i numeri a parlare con un morto.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ma se imparassimo
ad amare i nostri poeti 
e se soprattutto l'America
non americanizzasse la nostra
giovent&ugrave; (ormai quasi tutta
&nbsp;
&nbsp;sfatta) e non tagliasse sul nascere
&nbsp;certi ardori e tutte quelle
&nbsp;speranze che ho visto gridare
&nbsp;in tanti anni da tante
&nbsp;bocche su tante piazze
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; forse il comunismo
&nbsp;sarebbe arrivato
&nbsp;e tu saresti qui a predicare e a rompere
&nbsp;le scatole come altri
&nbsp;e non avrei la tua foto
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;davanti
&nbsp;non penserei a te affatto
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; (non perch&eacute; sei
&nbsp;un poeta ma perch&eacute; sei un poeta comunista.
&nbsp;e il binomio qui &egrave; quasi
&nbsp;impensabile) e non mi troverei
&nbsp;a parlare con un morto
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;in mancanza
di vivi perch&eacute; - volere o no -
questo tipo di vita ci ha spenti
un po&rsquo; tutti e chi oggi regge
sono poche (o molte) fasce
di gente - alcune classi sociali
che se non le guardi non le vedi:
l&rsquo;operaio la casalinga il malato
il vecchio il bambino l&rsquo;analfabeta
il &laquo;deviato&raquo; sessuale l&rsquo;emigrato
la commessa di magazzino l&rsquo;uomo
che annoda tubi del gas
per terra.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; il resto
&nbsp;&egrave; silenzio (e accomodamenti)
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ucciso Rimbaud
&nbsp;
&nbsp;italiano e questo
&nbsp;&egrave; il tempo degli assassini
&nbsp;e anche noi siamo gli assassini
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; pur essendo
&nbsp;noi stessi vittime.
&nbsp;
&nbsp;ora chiudo
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; perch&eacute; sono
&nbsp;stanca e perch&eacute;
&nbsp;queste righe mi paiono
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;in fine
&nbsp;senza costrutto
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ch&eacute; non sta a me
sola costruire niente
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; semmai
ri-costruire incerta
quei gridi da quelle
piazze
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; quelle speranze
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;e il rosso
di pochi papaveri
&nbsp;
&nbsp;
****
&nbsp;
&nbsp;
da Asimmetria
(Gazebo, Firenze, 1994)
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;(Voce-treno)
&nbsp;
avvenga che canti
venite avanti voi
voci mischiate ad alba neve
impastate di zuccheri
ma da terrori - da azzanni
avete fame - sete?
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;la Voce
che voi presiede e voi mesce
parla basso
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; non parla: gridate a perdifiato voi
sino a una v&ograve;lta di silenzi
gi&ugrave; (capifitti): tra stupori e ragli
ne esce un treno che vedemmo (a Vemazza?)
che ci squass&ograve; - che corse
che eventi ventil&ograve; (conigli - volpi
di pelle bianca):
la vicenda - la nera sibillina - sibilava
vociarne zibellina
(perigliose innocenze)
treno soffoca Voce (o viceversa)
mare dinanzi - un suo moltiplicarsi - mare
de-cedenza (treno - soffoco - voce)
quieta deduco: tra un prima e un poi
non adesso e non pi&ugrave;
tra un pre-vocale e un post-vocale
viva vuole la Voce revocarmi
bench&eacute; larvale il prima
bench&eacute; mortale il poi
squassi
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; (fulmineo immoto)
d&rsquo;un non mio tempo-treno
il bip-bip
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;il clop-clop
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp; (viola)
&nbsp;
&nbsp; m&rsquo;accorsi una mattina delle viole
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Viola a me
&nbsp;venne incontro con ditate d&rsquo;anelli e
&nbsp;dei dolori dentro la testa
&nbsp;che tanto si legavano ai miei dolori
&nbsp;che n&rsquo;ebbi sino in fondo penuria
&nbsp;o fretta
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; frettolosa d&rsquo;andarmene
&nbsp;cercando la sua testa di piume gialle
&nbsp;di per certo sparita
&nbsp;con quella voce che tremolava
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Viola vidi poi
&nbsp;venirmi accanto entro giorni d&rsquo;una giacitura
&nbsp;speciale
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; giorni di stoppa e neve e pietrisco
&nbsp;allegante
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; alberese scheggiato e molto cigolante
basilisco
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; giotteschi giorni aguzzi
pei denti rossi dello scoiattolo il quale
ti coglieva a motivo delle foglie rotonde
ed io per l&rsquo;erba che ne veniva con odore
allevando nelle gengive il sapore che sai
che ne mangi una sera mentre scrivi
e balzellante vivi
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;(anemone)
&nbsp;
avevi manducato un pipistrello
forse
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e avendone noi paura
venimmo cogliendoti nel sonno
io e il monaco che porto a mio danno
o misura
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; il monaco allevante ortaglie
e anemoni che per&ograve; di spontanea gamba
crescono
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; di spontanea fonte
zampillano
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; di spontanea benignit&agrave;
dilettissimi frutti della mia prevostura
o tu gran petalo di quella madre che ti teneva
nel trepido pomeriggio che ti sfogliai
e ti vidi cadere mandando in polvere
senza volere io la tua natura
di astemio fiore che non sa pi&ugrave; che fare
che giocarne che volerne di trottole
o di fronde perch&eacute; gli vengano ridati
gli azzurri baci i bianchissimi abbracci
le lacrime la pelle
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; i capelli le braci
e tutte intere le illusioni belle
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
*
come ridandoti la caccia (o cacciata?)
come ridendo
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;come la poesia che sa
&nbsp;quello che il soggetto non sa
&nbsp;come spolverando Fiatone dalle grotte
&nbsp;come mangiando anguria e poi
&nbsp;melone
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; come rime ad incastro
&nbsp;come neve ch&rsquo;&egrave; bianca lieve
come astrali accidenti
come chi sa che non dormiva
e chi sa che non dorme
come gli stambecchi nei boschi
e le genziane
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; come l&rsquo;anello che allega i denti
come la foto di chi scarta o avanza
come la doppietta che invecchia
come un come
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ecco
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; alzo lancio stringo
costruisco distruggo il mio aquilone
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
****
&nbsp;
&nbsp;
da La scelta &ndash; la sorte
(1994-1997)
&nbsp;
(Edizioni Gazebo, Firenze, 2001)
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
L&rsquo;OBBEDIENZA
&nbsp;
&nbsp;
&egrave; (l&rsquo;obbedienza) una disobbedienza al suo
contrario - il tuo becco di gru - il lungo
sottile collo obbediscono solo ai connotati delle gru -
non a quelli delle cutrettole: obbedisci a te solo
sei congruo a te - come l&rsquo;ornitorinco fa propria
la propria indole (il lupo la sua peculiare)
&nbsp;
ma se l&rsquo;indole &egrave; un demone - meglio vale
la disobbedienza - la divergenza - la disparit&agrave;: dunque
obbedisci (talvolta) al tuo contrario: disobbedendo obbedirai
e mentre compirai l&rsquo;obbedienza ti scoprirai alfine
contraddittorio - disobbediente
&nbsp;
----------------------------------
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 
LA PAROLA
&nbsp;
si scioglie come neve - ti riempie un cuore
un muscolo
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; una mattina da una parte sei pieno di lei
(te ne svuoti) - dall&rsquo;altra ancora ti riempi
(lei ti svuota)
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; trabeazione - si scioglie da s&eacute; - dorica
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;da s&eacute;
scanalata superstite
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; da s&eacute; portante un portamento
che la dilunga - la divarica - la dilata - la dilaziona -
la spezza - portante spezzata
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;disseminata in frammenti
di semi stellari - di stelle semoventi
semicieche
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; oh - stella stellante che pulsi e ruoti -
pulviscolo - polveriera di Cenerentole
e lupi mannari
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; mansuetudine e ghiozzo:
incolonnare addendi &egrave; la tua sfiducia
infilare coralli - pietre
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; sbadigliare per un sonno
che non c&rsquo;&egrave; - provare la voce e sognarla
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; alzar polvere
e rifare fiori dove le fiorite son perse - ingioiellare la collina
di stoppie fiammanti - affossarsi dentro un&rsquo;onda cremisi - un&rsquo;onda
pece
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; rovistare cassetti di tempi lenti - tempi morti -
luoghi sparati
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; arricciolare il lisciato
lisciare lo scannellato - il pieghevole
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; rocciare
sulla montagna - slittare nel pack - ormeggiare
il pannicello candido al largo del s&eacute;
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; attinger aria
acqua spegnere&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; terra a morsi mangiare
&nbsp;fuoco darsi (farsi)
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; poggiare la viva melodia
&nbsp;dov'essa dorme - ninnare il senno - il suono
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;scandagliare
&nbsp;le pareti calanti
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; intingervi pane
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; salare il molto salato
&nbsp;suono - il salto
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; impelagarsi e ammararvi sirene -
&nbsp;decimare - decimare la fiaccola
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; guardare (senz'esser visti)
vedere (non guardati)
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; percepire moti - maremoti
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;smottando
spalare armenti - unguenti spalmati
spalmando restare nel guado (asciutti) - asciuttamente
inumidirsi - dirsi beati di s&eacute; - mai di s&eacute; - mai del mondo
bearsi (bennati nel mondo) - darsi al mondo mai nato
al bendato stendardo delle murene - delle maree
avendone scheletriche madri - lische - striscianti deit&agrave;
di cui s'incinse la m&egrave;ta - la colpa - la voce dei bambini -
&nbsp;la favella - la fragola - la fola - la folaga claudicante
&nbsp;e una capanna di frasche
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;poi (di nuovo)
dribblare e sprangarsene - infangarsi con tutto il camaceo
col vegetante (e vegetale)
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; prostrarsi sino a terra
(sino alle terre) - interrarsi (bulbo) - fiondarsi (colomba) -
dilungarsi (lancia) - nereggiare (cornacchia) - nereggiare -
apprendere appreso - disimparato sparo - sparente
scoppio
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; di l&agrave; - di l&agrave;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; di l&agrave; dai reami
di l&agrave; dai regni - entro l'impervio - entro il fogliame
di l&agrave; dalle Comovaglie - dalle sovrane
comici
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; entro il permutabile - entro il fresco - entro
il fresco bambino - di l&agrave; dai soppiatti - dagli assalti assopiti
e affondi fini
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; nel tumido - nel purissimo osceno
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;nella vertigine -
nella verticale di s&eacute; - nell'obliqua e ambigua ubiquit&agrave;
del non-pi&ugrave;-uno (non-pi&ugrave;-due non-pi&ugrave;-tre)
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; nella selva
splendente - nella selva e nel rovo - entro il roveto
(ardendo)
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; al buio - al buio
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; camicia sventolante
svolazzante crepuscolo - tiranna treccia e tremenda
usura
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; tirata corda - spina affastellata
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; squadrato nucleo
e tremebondo ossame - treno che insegue la sua corsa
freccia ferma e turpitudine
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; (pi&ugrave; in l&agrave; - pi&ugrave; in l&agrave;)
balenare di fari e pi&ugrave; in l&agrave;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; pi&ugrave; in l&agrave; - oltre il s&eacute;
nelPinoltre - rosario di dilette sfere - triangolare comice
ruvido sotto i denti - spalare - spalare la neve
&nbsp;
&nbsp;sotto di loro - spellarle (sino al sangue) a sangue - spenderle
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;[e spendersi
&nbsp;sino al carnascialesco martirio
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
LA FLUIDIT&Agrave;
&nbsp;
&nbsp;ah - benedetta la voce che fluisce -
&nbsp;l&rsquo;ugola mossa - il suono che lambisce
&nbsp;il suono&nbsp; 
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; il suono mobile - il godibile
&nbsp;suono che porta e porta la fluidit&agrave;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; la quale
&nbsp;transita e alita e respira proprio ove meglio Voce
&nbsp;incenerisce
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ove (toccata)
&nbsp;l&rsquo;acqua disparisce e appare - insana - in l&agrave;
&nbsp;in l&agrave; sgombrata
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ch&eacute; fiume e fiume e fiume
&nbsp;&egrave; frutto e fiore di fluidit&agrave;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &egrave; partorito
&nbsp;flutto - figliante luccicante vivido Tutto
&nbsp;e padre e madre e lunga figliatura e lutto -
&nbsp;fluentissima e copiosa natura
&nbsp;
&nbsp;voi - cos&igrave; - acquea voce e vocalica acqua - voi
&nbsp;fluite fluenti dove sciacqua la bella mano
&nbsp;la polla e la risacca
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; pantano mai vi accolga
&nbsp;mai palude - acquea voce che tutta me prelude
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;palude non vi colga
&nbsp;n&eacute; pantano - o voc&agrave;lica acqua
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; fluidissima mano
&nbsp;
-----------------------------------
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
LA GRAZIA
&nbsp;
&nbsp;nel patimento e nella grazia
&nbsp;c&rsquo;&egrave; oro - ma c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; oro
&nbsp;nella grazia o nel patimento?
&nbsp;dillo - aiutami - dillo - augellino desto
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; che grazia
&nbsp;sia patimento - forse? pu&ograve; darsi
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;allora
&nbsp;anche patimento &egrave; grazia - grazia e pena
&nbsp;stanno congiunte - paiate bambine che giocano
&nbsp;su pavimenti di pena e grazia
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; irrevocabili bambine
&nbsp;a tenerne il cavo (saperne il n&ograve;cciolo)
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;stupefatte bambine
&nbsp;di pena e grazia
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e che grazia e pena siano
&nbsp;animosamente infanti lo dice (dolorando)
&nbsp;la pena - lo dice (gratuitamente) la grazia
&nbsp;la grazia della pena - quella della belt&agrave;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; la grazia
del giardino proibito delle delizie
e il patimento delle grazie - le stordite pene che si provano
quando si &egrave; in pena e in grazia o quando (puerili -
stonati giocattoli) si chiama &ldquo;grazia&rdquo; un afoso penare
e &ldquo;pena&rdquo; vien detto tutto quanto (in realt&agrave;)
ha talmente sapore di grazia
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; da smarrire e perdere
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 
IL SORRISO
cominciamo dal sorriso - dal sorriso di quelle volte
che sorridevate (amori miei) e tutto prese
a vacillare - a scuotersi - a tremolare cos&igrave; forte
- come groppa di terremoti - perch&eacute; poi quella tal piega spariva
quel bagliore sapeva incenerirsi - andarsene ed io
restavo sola - senza il sorriso - io davo sepoltura
a quella larva - compivo le esequie del sorriso: da l&igrave;
da poi prendevo ad avvedermi di quanto essi fossero astratti - caduchi -
poco durevoli (bench&eacute; taluni lietamente corrivi e ritornanti
alcune volte) e m&rsquo;avvedevo di come la falsariga dei sorrisi
(da quelli larghi - aperti a quelli pi&ugrave; rauchi e smorti) fosse nient&rsquo;altro
che la rarit&agrave; - rara inaugurazione dei sorrisi - l&rsquo;aprirsi dell&rsquo;attivit&agrave; loro -
il suo rapido spegnimento - la notte nera che ne seguiva s&igrave; che 
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; [sognavo me
dicente: &ldquo;ridi ridi!&rdquo; a chiunque avesse sembianza
d&rsquo;umano - &ldquo;ridi ridi tu?&rdquo; (nel sogno ascoltavo me dire
rivolta a me una volta perfino) e di come nel sogno rispondessi:
&ldquo;ridi - sorridi tu ch&eacute; io non posso - non riesco
pi&ugrave; a ridere (dicevo) - hanno messo saracinesche - hanno messo 
&nbsp; [lucchetti
nei miei vecchi sorrisi - per questo ridi tu - voi ridete per me
e al posto mio&rdquo;: questo sentivo di sognare e di sognare di sognarmi
e dire a me (zitta) entro il muto sogno
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; poi
come carte sgusciate - come acque - come morenti melodie
m&rsquo;accorsi d&rsquo;aver perso l&rsquo;attesa - anche l&rsquo;attesa
di quei rari sorrisi (pensai molto - molto pensai allora
a Emilia americana ed alle bocche quando pi&ugrave; non ridono
e a tutti i morti mai ridenti per sempre e dissi allora: &ldquo;benedetto
il sorriso - beato il riso che mai pi&ugrave; rider&ograve;&rdquo; e vidi quello mesto
della mia vecchia che pi&ugrave; di mezzo secolo fa m&rsquo;aveva partorito
e sentii quello tutto zampilli ed acque e quello asciutto e quello
a mezza voce e quello immane e muto e quello che mai pi&ugrave; scorder&ograve;
e quello e quello...) e dunque (io che tentavo ridere) poi piansi e ridevo 
&nbsp; [e piangevo
e il misto - il mesto gorgogl&igrave;o mi s/consolava
&nbsp;
-----------------------------
&nbsp;
&nbsp;L&rsquo;INNOCENZA
&nbsp;
&nbsp;
la pura - la purissima innocenza con cui Francesca
mi tenne per mano (la bambina Francesca) - un giorno 
povero - nel povero salire d&rsquo;un gran monte
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; quella tenera mano
e pura fronte che con me (st&ograve;rta adulta) pigolavano
&nbsp;
implumi implumi le due teste andavano
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; cara Francesca
dalla quale (io ben poco insegnando) l&rsquo;innocenza 
la piet&agrave; re-imparavo: questo tiepido vento
di timida &ldquo;maestra&rdquo;
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; poi il suo tempo segn&ograve;
(il suo battito) zia Vera nell&rsquo;oriuolo del mio bianco s/contento:
altro riparo - altra innocenza entr&ograve; nel luogo ignoto 
tra la fronte e il mento (e il mento
e i piedi): tutta m&rsquo;allag&ograve;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; (ne potrebbe sortire
un cinguettio - pensa - pi&ugrave; che una voce:
il vuoto chiama il pieno
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e viceversa)
&nbsp;
allag&agrave;ta - pudibonda - inversa
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; feci provviste
d&rsquo;uva e d&rsquo;innocenza - di noci per l&rsquo;inverno
e d&rsquo;esperienza - d&rsquo;esperienza del vivere e morire - del
piegarsi (e spiegarsi) a pi&ugrave; non posso
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; del gas nervino
della perdita d&rsquo;occhio - del perdifiato
e del crimine rosso
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;ma anc&ograve;ra l&rsquo;innocenza
m&rsquo;attendeva (mi tendeva i suoi agguati): furon (ultime) 
calze e sospiri calati su gambe incerte
d&rsquo;infantile vecchia: i tremanti selciati prem&ugrave;ti 
accanto - i filiformi fiati
della piet&agrave;:
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e esplose l&rsquo;innocenza quando
vidi i suoi neri ciechi occhi beati aprirsi a riguardare 
il dove e il quando
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; sentii sparire ogni cesura andando
(andando) tutti insieme al morire - chi danzando 
chi (vinto) a tentoni arrancando
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;chi
(intimidito dall&rsquo;ottimo reame) passo passo ostinando s&eacute; 
nel duro lastrico (coi suoi piedi inciampando) 
intrisi tutti d&rsquo;innocente innocenza
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; tutti insieme colpiti
dal pettirosso che svol&ograve; sventando (filante) 
la sua trama
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; dall&rsquo;equina gazzella - da una brama
che accende s&eacute; e i suoi soli esiliando 
e ride e piange e parla e scrive
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e a lungo tace
solo bianco imparando
&nbsp;
-----------------------------------
&nbsp;
LA MEMORIA/ L&rsquo;OBLIO
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; obliando obliando
la vita si purifica o si parifica soltanto 
tra s&igrave; e no - bianco e nero
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; obliando?
la lista - il conto si nullifica
obliando obliando?
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; vorrei/vorremmo il vuoto
che pacifica? tenere s&eacute;
in bilico o - portando s&eacute; in balia -
soffrire la dubbiosa malia d&rsquo;un
&ldquo;ricordando - scordando&rdquo;?
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;sottile disgraf&igrave;a -
disgrazia e grazia - disfonia d&rsquo;una vita
che sempre tutta s&rsquo;apparecchia a sua grazia
e si tempra e forza e geme
e sta zitta e non bada alle sue pene
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ma dove pi&ugrave;
fa male il giunto
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; pi&ugrave; fa male il malore:
non ricordare come - perch&eacute; - 
da dove giunto a quel deciso 
sunto e: primo/ultimo punto: non rimpiangere mai
nulla - non lamentare
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; il passato or di bene or di guai
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;ma riprendi il passo
da dove ora sei giunto e 
camminando camminando vai 
senza guardare avanti - senza 
guardare indietro - come puoi - come sai
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
Mariella Bettarini &egrave; nata nel 1942 a Firenze, dove vive e lavora. Ha insegnato per venticinque anni nelle scuole elementari. Dagli anni &rsquo;60 collabora a giornali e riviste con scritti di critica letteraria e sui rapporti tra cultura e societ&agrave;. Dal 1998 al 2000 ha curato per il mensile &ldquo;Poesia&rdquo; una rassegna dal titolo &ldquo;Donne e poesia&rdquo;, in cui ha antologizzato il lavoro poetico di circa cento autrici italiane dal &rsquo;63 al &rsquo;99. Nel 1973 ha fondato (e da allora diretto) il quadrimestrale di poesia &ldquo;Salvo impre&shy;visti&rdquo;, che dal 1993 ha preso il nome de &ldquo;L&rsquo;area di Broca&rdquo;, semestrale di let&shy;teratura e conoscenza. Dal 1984 cura, con Gabriella Maleti, le Edizioni Gazebo. Suoi testi sono stati tradotti in varie lingue.</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/Massimo73" >Massimo73</a> | <a href="http://liberinversi.splinder.com/post/17854228/MARIELLA+BETTARINI+%E2%80%93+ASIMMET#comment" >Commenti (37)</a>
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<category term="mariella_bettarini" scheme="http://liberinversi.splinder.com/tag" label="mariella_bettarini" />
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    <title type="html"><![CDATA[HUGO MUJICA – UNA CICATRIZ DE AGUA]]></title>
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    <id>http://liberinversi.splinder.com/post/17784420/HUGO+MUJICA+%E2%80%93+UNA+CICATRIZ+D</id>
    <published>2008-07-13T10:22:23+02:00</published>
    <updated>2008-07-13T10:22:23+02:00</updated>
    <author>
      <name>Massimo73</name>
      <uri>http://liberinversi.splinder.com</uri>
    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>Traduzione a cura di Alessandro Ghignoli
&nbsp;
&nbsp;
Dopo, molto dopo
&nbsp;
&egrave; la sua orma di sete
il segreto che lasciano le piogge
sugli occhi che
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; riflettono la sua caduta.
&nbsp;
ho guardato i morti
negli occhi
e bevuto la mia saliva cercando
pane nella mia bocca
&nbsp;
e seppi di un&rsquo;altra
orma,
&nbsp;
quella che nasce al gettarsi
dalla propria 
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; caduta,
&nbsp;
solco nella sete, nella sete di
non essere uno
&nbsp;
o in smettere d&rsquo;esserlo
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; al guardare cadere le piogge.
&nbsp;

&nbsp;
Despu&eacute;s, mucho despu&eacute;s
&nbsp;
es su huella de sed
el secreto que dejan las lluvias
en los ojos que
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; reflejan su ca&iacute;da.
&nbsp;
he mirado a los muertos
en los ojos
y bebido mi saliva buscando
pan en mi boca
&nbsp;
y supe de otra
huella,
&nbsp;
la que nace al arrojarse
desde la propia
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;ca&iacute;da,
&nbsp;
surco en la sed, en la sed de
no ser uno
&nbsp;
o en dejar de serlo
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; mirando caer las lluvias.
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
*
&nbsp;
&nbsp;
A volte la vita
&nbsp;
a volte 
ci guardiamo in silenzio
&nbsp;
io e la vita.
&nbsp;
a volte duole, duole 
bianca,
lenta
&nbsp;
sprofonda nella carne
come una bottiglia vuota sprofonda nello
stagno
che la sta riempiendo.
&nbsp;
a volte, in silenzio, piange
e qualcosa di sacro luccica nel mondo,
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; in silenzio, riverbera nelle parole.
&nbsp;
&nbsp;
A veces la vida
&nbsp;
a veces
nos miramos en silencio
&nbsp;
la vida y yo.
&nbsp;
a veces duele, duele
blanca,
lenta
&nbsp;
se hunde en la carne 
como una botella vac&iacute;a se hunde en el 
estanque
que la va llenando.
&nbsp;
a veces, en silencio, llora
y algo sagrado brilla en el mundo,
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; en silencio, reverbera en las palabras.
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
*
&nbsp;
&nbsp;
Fino alla fine
&nbsp;
ho visto un cane nero morto
sulla strada,
schiacciato in mezzo al marciapiede, macchiato,
perch&eacute; nevicava.
&nbsp;
ho visto la vita, proprio l&igrave;,
e non c&rsquo;era nient&rsquo;altro: l&rsquo;alibi
dell&rsquo;innocente: pagarlo tutto.
&nbsp;
ho sentito nella neve la vita e mi sono visto morire
come un animale che resiste
fino all&rsquo;ultimo
&nbsp;
fino al desiderio d&rsquo;essere finito,
&nbsp;
fino al gemito finale,
colui che chiede perdono per ogni delitto altrui:
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; colui che perdona dio.
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
Hasta el final
&nbsp;
vi un perro negro muerto
en la calle, 
aplastado en medio de la acera, manchado,
porque nevaba.
&nbsp;
vi la vida, all&iacute; mismo,
y no hab&iacute;a m&aacute;s que eso: la coartada
del inocente: pagarlo todo.
&nbsp;
sent&iacute; en la nieve la vida y me vi morir
como un animal que se resiste
hasta lo &uacute;ltimo
&nbsp;
hasta el deseo de ser rematado,
&nbsp;
hasta el gemido final,
el que pide perd&oacute;n por todo crimen ajeno:
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; el que perdona a dios.
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
*
&nbsp;
&nbsp;
Dietro ogni vetro
&nbsp;
&nbsp;
&egrave; notte sulla vita,
&nbsp;
notte
sotto stelle che non si vedono,
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; che non scintillano per nessuno.
&nbsp;
non sui muri, dietro ogni vetro
il dolore delle citt&agrave;
&nbsp;
luci che si accendono
e spengono
come tremando tra sempre e mai,
come il tremito
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp; della vita.
&nbsp;
sono segnali nel vuoto
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; congedi, senza essere stati arrivi.
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
Detr&aacute;s de cada vidrio
&nbsp;
es noche sobre la vida,
&nbsp;
noche
bajo estrellas que no se ven,
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; que para nadie titilan.
&nbsp;
no en los muros, detr&aacute;s de cada vidrio
el dolor de las ciudades
&nbsp;
luces que se encienden 
y apagan
como tiritando entre siempre y nunca,
como el temblor 
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; de la vida.
&nbsp;
son se&ntilde;ales en el vac&iacute;o
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; despedidas, sin haber sido llegadas.
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
*
&nbsp;
&nbsp;
Dentro
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
ci sono giorni in cui la luce occupa tutto,
giorni in cui tutto &egrave; bianco
come la vita
nella memoria di un cieco
&nbsp;
come la neve 
su un germoglio prima
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; che apra i suoi colori.
&nbsp;
bianco su bianco: nulla, come
specchio di fronte a specchio:
nessuno.
&nbsp;
la luce non &egrave; giorno, n&eacute; &egrave; bianca,
&nbsp;
&egrave; dentro
dove la notte accende ci&ograve; che la sua ombra salva.
&nbsp;
&nbsp;
Adentro
&nbsp;
hay d&iacute;as en que la &nbsp;luz lo ocupa todo,
d&iacute;as en que todo es blanco
como la vida
en la memoria de un ciego
&nbsp;
como la nieve
sobre un brote antes 
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; que abra sus colores.
&nbsp;
blanco sobre blanco: nada, como
espejo frente a espejo:
nadie.
&nbsp;
la luz no es d&iacute;a, ni es blanca,
&nbsp;
es adentro
donde la noche enciende lo que su sombra salva.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 
&nbsp;
&nbsp;
*
&nbsp;
&nbsp;
Da pochi giorni
&nbsp;
da pochi giorni &egrave; morto mio padre,
&egrave; solo un po&rsquo;.
&nbsp;
&egrave; caduto senza peso,
come le palpebre all&rsquo;arrivo
della notte o una foglia
quando il vento non strappa, culla.
&nbsp;
oggi non &egrave; come altre piogge 
oggi piove per la prima volta
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; sul marmo della sua tomba.
&nbsp;
sotto ogni pioggia
potrei essere io chi giace, adesso lo so,
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; adesso che sono morto in un altro.
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
Hace apenas d&iacute;as
&nbsp;
hace apenas d&iacute;as muri&oacute; mi padre,
hace apenas tanto.
&nbsp;
cay&oacute; sin peso,
como los p&aacute;rpados al llegar
la noche o una hoja
cuando el viento no arranca, acuna.
&nbsp;
hoy no es como otras lluvias
hoy llueve por vez primera
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; sobre el m&aacute;rmol de su tumba.
&nbsp;
bajo cada lluvia
podr&iacute;a ser yo quien yace, ahora lo s&eacute;,
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ahora que he muerto en otro.
&nbsp;
&nbsp;
*
&nbsp;
&nbsp;
Una cicatrice d&rsquo;acqua
&nbsp;
&egrave; sempre lo stesso e
&egrave; mai,
&nbsp;
piove 
e la vita si riflette
in ogni goccia
che cade
sulla mano che attende.
&nbsp;
poi non rimane niente, o rimane
il cadere:
&nbsp;
la nervatura di una goccia
errando
su un vetro
come una cicatrice d&rsquo;acqua,
&nbsp;
come una trasparenza facendo segni
verso un bosco perduto
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; nell&rsquo;infanzia della memoria.
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
Una cicatriz de agua
&nbsp;
es lo de siempre y
es nunca,
&nbsp;
llueve
y la vida se refleja
en cada gota
que cae
sobre la mano que espera.
&nbsp;
despu&eacute;s no queda nada, o queda
el caer:
&nbsp;
la nervadura de una gota 
errando
sobre un vidrio
como una cicatriz de agua,
&nbsp;
como una transparencia haciendo se&ntilde;as
hacia un bosque perdido
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; en la ni&ntilde;ez de la memoria.
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
Hugo Mujica (Buenos Aires, Argentina 1942), studioso di Belle Arti, Filosofia, Antropologia Filosofica e Teologia. Ha pubblicato i libri di poesia: Brasa blanca (1983), Sonata de violonchelo y lilas (1984), Responsoriales (1986), Escrito en un reflejo (1987), Para&iacute;so vac&iacute;o (1992), Para albergar una ausencia (1995), Noche abierta (1999), Sed adentro (2001), Casi en silencio (2004) pubblicati poi in Poes&iacute;a completa 1983-2004 (2005), la sua ultima raccolta &egrave; Lo naciente. Pensando el acto creador (2007). Ha pubblicato vari saggi di riflessione poetica: Kyrie Eleison (1991), K&eacute;nosis (1992), La palabra inicial (1995), Flecha en la niebla (1995) e Po&eacute;ticas del vac&iacute;o (2002), e due libri di racconti: Solemne y mesurado (1990) e Bajo toda la lluvia del mundo (2008). Durante gli anni 60 ha vissuto al Greenwich Village di New York come artista plastico e per sette anni ha condiviso il silenzio della vita monastica dell&rsquo;Ordine Trappista dove inizi&ograve; a scrivere. &Egrave; in uscita presso le Edizioni Raffaelli di Rimini una antologia dal titolo Poesie scelte, a cura di Alessandro Ghignoli. <a href="http://www.raffaellieditore.com/">www.raffaellieditore.com</a></p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/Massimo73" >Massimo73</a> | <a href="http://liberinversi.splinder.com/post/17784420/HUGO+MUJICA+%E2%80%93+UNA+CICATRIZ+D#comment" >Commenti (12)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[FEDERICO ZULIANI – TRAVELLING SOUTH]]></title>
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    <published>2008-07-06T10:08:38+02:00</published>
    <updated>2008-07-06T10:08:38+02:00</updated>
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      <name>Massimo73</name>
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    <![CDATA[<p>da: Travelling South
&nbsp;
&nbsp;
2.
&nbsp;
Dopo aver chiamato il mio letto molti letti diversi
si &egrave; imparato a confidare poco, ma a fidarsi molto. Cos&igrave;
questa notte. L&rsquo;inferno dicono sia fatto di luce, e di acqua.
&nbsp;
Affinch&eacute; ci si possa vedere. Faccia a faccia
e te, nell&rsquo;acqua. Ora in compenso maggio &egrave; gi&agrave; settembre
e il viaggio temuto &egrave; passato, trasformandosi in foto e in ricordo.
&nbsp;
Negli empori d&rsquo;Africa non si conosce la parola biscotti
al massimo ci sono gallette oltre alle liste d&rsquo;attesa
e alle legende in tigrigno a coprire originali italiani
&nbsp;
mentre il sole di fuori si abbassa e si tramuta in pianura.
Qui dove noi abbiamo un passato, ed una colpa.
Mentre il sole si abbassa, e compare la luna. 
&nbsp;

&nbsp;
&nbsp;
***
&nbsp;
10.
&nbsp;
La pioggia sa sempre in che stagione cadere.
Cos&igrave;, oggi, mentre i campi riprendono fiato
e i bambini d&rsquo;agosto scoprono cosa sia un ombrello
&nbsp;
io vengo a sapere che mio padre &egrave; morto
anche se lui non lo sa, ancora. Il suo
cervello, verr&agrave; presto a mancare, ci hanno detto
&nbsp;
paragonandolo a una lampadina.
Acceso, spento, acceso, 
poi definitivamente spento. Quindi morir&agrave; il resto
&nbsp;
ha aggiunto il nostro amico per una volta
tornato dottore. Poi mi ha chiesto di un libro,
ha finito il suo the non zuccherato, e ci ha lasciato soli.&nbsp; 
&nbsp;
&nbsp;
***
&nbsp;
12. (Tel Aviv)
&nbsp;
Non &egrave; bello svegliarsi in una citt&agrave; assediata
dove ognuno, a turno, &egrave; sentinella ma, senza turni, rimane
guardiano di s&eacute; e della probit&agrave; degli altri.
&nbsp;
Anche se peggio ancora &egrave; svegliarsi qui
dove mentre si attende un autobus non si capisce chi 
assedia chi &ndash; se loro noi o se noi noi stessi &ndash;
&nbsp;
eppure qui c&rsquo;&egrave; il mare, e si sente.
Si sente perch&eacute; ha l&rsquo;odore pesante di chi &egrave; stato via tanto
e perch&eacute; l&rsquo;orizzonte &egrave; immenso, e porta il vento.
&nbsp;
Quel vento che ricorda a chi cammina da solo alle 3, che non lo &egrave;
sebbene possa anche continuare a fingere d&rsquo;esserlo
in queste discoteche dove si prega sino all&rsquo;alba (danzando).
&nbsp;
&nbsp;
***
&nbsp;
&nbsp;
30.
&nbsp;
Tu mi hai guardato, e senza che te lo permettessi
hai visto il buio profondo in cui cade il mio cuore
lo strapiombo senza appigli dove vado a dormire
&nbsp;
e dove sogno. Sogno di te, e di me, (e di altri)
in notti che somigliano ai giorni delle isole
quando la notte continua oltre il mattino
&nbsp;
e l&rsquo;alba (il credere che prima o poi rispunter&agrave; il sole)
non si pu&ograve; giustificare se non come atto di Fede. 
Credo. Credo che il buio finir&agrave; un giorno.
&nbsp;
Un giorno tra febbraio e marzo, di mattina quando
l&rsquo;oscurit&agrave; senza fine d&rsquo;improvviso cadr&agrave;
e sar&agrave; di nuovo la luce, e sar&agrave; di nuovo il tuo volto.
&nbsp;
&nbsp;
***
&nbsp;
34.
&nbsp;
Quando ritorno in questo mio paese antico
colle mie borse non mi posiziono mai all&rsquo;inizio ma sempre alla fine
della coda effimera per i passaporti; per poter guardare chi entra
&nbsp;
gongolandomi di potere, io, leggere i cartelli e fingendomi un altro
serbando il mio tra le pagine che solo sfoglio, in attesa
di porgerlo e di sorridere quando lei &ndash; &egrave; sempre una lei &ndash; esordir&agrave; con &ldquo;goodevening Sir&rdquo; (a me!?)
&nbsp;
e tutto mentre gli altri dormono ancora o mi osservano
colla tensione di chi si sa in marcia, ma troppo vicino al confine,
e sebbene si sforzino non capiscono i gesti, e gli sguardi
&nbsp;
e guardando mi domando scioccamente
perch&eacute;? Scioccamente come se tutto dovesse avere un perch&eacute;
o come se questo paese che aborro (ma dove torno)
&nbsp;
fosse in realt&agrave; un paese diverso (leggi migliore)
un paese dove nascervi rendesse pi&ugrave; motivato il vivere
(non necessariamente il viverci) e pi&ugrave; dignitoso il morire. Forse
&nbsp;
che questa lingua che uso ma non padroneggio (perch&eacute; 
per troppi secoli l&rsquo;hanno parlata uomini ben pi&ugrave; indegni di me)&nbsp; &ndash; e che
&egrave; la patria che mi porto dietro e cui torno sempre &ndash;
&nbsp;
mi conceder&agrave; in ultimo parole migliori
migliori di quelle di quell&rsquo;indiana, o di quel negro
(io quando penso dico negro; e tu?) o di quel francese
&nbsp;
oggi che torno a Milano, l&rsquo;unico fra i miei letti che chiamo ancora casa, 
la citt&agrave; di tutti i miei indirizzi, degli unici numeri
che ho imparato a memoria e che, ancora oggi, so.
&nbsp;
***
&nbsp;
36.
&nbsp;
Svegliarsi quando gli altri dormono
&egrave; come entrare nella stanza proibita.
Allungarsi sulla porta per girare il pomello
&nbsp;
reggendone il peso perch&eacute; chiudendo non sbatta
quindi respirare a ritmo, e camminare piano.
Gelosi pi&ugrave; che timorosi del proprio silenzio.
&nbsp;
Svegliarsi alle 6 significa poter guardare
finestre che altrimenti vedrei solo aperte.
Accendendo la luce pi&ugrave; piccola mi siedo
&nbsp;
al tavolo quadrato della mia cucina,
da solo, e apro il giornale del giorno prima
per leggere notizie morte mentre mi sento vivo.
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
da: Dicta 
&nbsp;
.
&nbsp;
di stazione in stazione conservo
le parole che non ho scritto, le lettere
che non ho imbucato. Conservo
&nbsp;
e cammino. Tra puttane e ragazzi c&rsquo;&egrave; tempo
per ordinare scaffali, coi libri,
e sognare pietre nere, recinti
&nbsp;
oltre cui dormire giorni tranquilli
senza mani sul culo, senza
prebende; bastano cibi precotti,
&nbsp;
veder sbucciare una mela. Di stazione 
in stazione lascio che m&rsquo;abbiano
vite borghesi, reclinabili a macchie.
&nbsp;
***
&nbsp;
.
&nbsp;
Hai alzato le braccia nella stanza buia
per vedere se toccavi il soffitto, se c&rsquo;era
&nbsp;
davvero lo spazio a ridosso della tua paura
per cui hai tenuto gli occhi chiusi
&nbsp;
respirando il giorno come fosse notte
gridando il silenzio di chi ha troppo padre
&nbsp;
e sintroppa madre. Respiro che fiacca
la corsa, come l&rsquo;ossigeno puro, che taglia
&nbsp;
il sorriso, e toglie dal piatto i futuri scelti,
da bocca, lasciando gli scarti, al buio crudo. 
&nbsp;
&nbsp;
***
&nbsp;
. 
&nbsp;
I miei morti non hanno battigia tra i piedi
perch&eacute; portano stivali fasciati e scarponi
a impedimento che il freddo li colga
&nbsp;
li strappi, come frutti proibiti alla terra. 
Loro ed io, vestiti solo di mani grosse,
siamo stati prigionieri assieme di molti paesi
&nbsp;
imbavagliati da altre lingue, costretti
a non dire pi&ugrave; giallo, il giallo, a non credere
pi&ugrave; alla scuola dei vecchi, alle dita
&nbsp;
che seppelliscono i morti in bare chiuse
da fazzoletti poggiati sui volti, coperchi
di pentole fattosi nere, su fuochi spenti.
&nbsp;
&nbsp;
***
&nbsp;
Nota ai testi:
I testi 10, 12 e 30 sono gi&agrave; stati presentati da Lorenzo Carlucci in <a href="http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article1256">http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article1256</a> mentre il numero &nbsp;2 da Francesco Marotta in <a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/03/26/in-itinere-federico-zuliani/">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/03/26/in-itinere-federico-zuliani/</a> 
&nbsp;
&nbsp;
Federico Zuliani &egrave; nato a Milano nel 1983 &egrave; in procinto di laurearsi in Storia presso l&rsquo;Universit&agrave; Statale della stessa citt&agrave;. A partire dall&rsquo;adolescenza ha vissuto lunghi periodi all&rsquo;estero, tra Argentina, Scandinavia e Asia. Ha pubblicato su riviste e in volume alcune traduzioni da autori nordici e iberici come Hans Christian Andersen, Johannes Vilhelm Jensen, e Joan Margarit. Il suo primo libro di poesie, Travelling South, sta per venire pubblicata nella collana Festival di Lampi di Stampa.</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/Massimo73" >Massimo73</a> | <a href="http://liberinversi.splinder.com/post/17713111/FEDERICO+ZULIANI+%E2%80%93+TRAVELLIN#comment" >Commenti (26)</a>
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