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  <title type="html"><![CDATA[LiberInVersi]]></title>
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  <updated>2008-07-06T10:08:38+02:00</updated>
  <subtitle type="html"><![CDATA[Versione 2.0 <br> Divulg(azione) poetica e critica essenziale]]></subtitle>
  <rights>Copyright (c) 2001-2006, Tipic Inc.</rights>
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  <name>Massimo73</name>
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    <title type="html"><![CDATA[FEDERICO ZULIANI – TRAVELLING SOUTH]]></title>
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    <published>2008-07-06T10:08:38+02:00</published>
    <updated>2008-07-06T10:08:38+02:00</updated>
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      <name>Massimo73</name>
      <uri>http://liberinversi.splinder.com</uri>
    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>da: Travelling South
&nbsp;
&nbsp;
2.
&nbsp;
Dopo aver chiamato il mio letto molti letti diversi
si &egrave; imparato a confidare poco, ma a fidarsi molto. Cos&igrave;
questa notte. L&rsquo;inferno dicono sia fatto di luce, e di acqua.
&nbsp;
Affinch&eacute; ci si possa vedere. Faccia a faccia
e te, nell&rsquo;acqua. Ora in compenso maggio &egrave; gi&agrave; settembre
e il viaggio temuto &egrave; passato, trasformandosi in foto e in ricordo.
&nbsp;
Negli empori d&rsquo;Africa non si conosce la parola biscotti
al massimo ci sono gallette oltre alle liste d&rsquo;attesa
e alle legende in tigrigno a coprire originali italiani
&nbsp;
mentre il sole di fuori si abbassa e si tramuta in pianura.
Qui dove noi abbiamo un passato, ed una colpa.
Mentre il sole si abbassa, e compare la luna. 
&nbsp;

&nbsp;
&nbsp;
***
&nbsp;
10.
&nbsp;
La pioggia sa sempre in che stagione cadere.
Cos&igrave;, oggi, mentre i campi riprendono fiato
e i bambini d&rsquo;agosto scoprono cosa sia un ombrello
&nbsp;
io vengo a sapere che mio padre &egrave; morto
anche se lui non lo sa, ancora. Il suo
cervello, verr&agrave; presto a mancare, ci hanno detto
&nbsp;
paragonandolo a una lampadina.
Acceso, spento, acceso, 
poi definitivamente spento. Quindi morir&agrave; il resto
&nbsp;
ha aggiunto il nostro amico per una volta
tornato dottore. Poi mi ha chiesto di un libro,
ha finito il suo the non zuccherato, e ci ha lasciato soli.&nbsp; 
&nbsp;
&nbsp;
***
&nbsp;
12. (Tel Aviv)
&nbsp;
Non &egrave; bello svegliarsi in una citt&agrave; assediata
dove ognuno, a turno, &egrave; sentinella ma, senza turni, rimane
guardiano di s&eacute; e della probit&agrave; degli altri.
&nbsp;
Anche se peggio ancora &egrave; svegliarsi qui
dove mentre si attende un autobus non si capisce chi 
assedia chi &ndash; se loro noi o se noi noi stessi &ndash;
&nbsp;
eppure qui c&rsquo;&egrave; il mare, e si sente.
Si sente perch&eacute; ha l&rsquo;odore pesante di chi &egrave; stato via tanto
e perch&eacute; l&rsquo;orizzonte &egrave; immenso, e porta il vento.
&nbsp;
Quel vento che ricorda a chi cammina da solo alle 3, che non lo &egrave;
sebbene possa anche continuare a fingere d&rsquo;esserlo
in queste discoteche dove si prega sino all&rsquo;alba (danzando).
&nbsp;
&nbsp;
***
&nbsp;
&nbsp;
30.
&nbsp;
Tu mi hai guardato, e senza che te lo permettessi
hai visto il buio profondo in cui cade il mio cuore
lo strapiombo senza appigli dove vado a dormire
&nbsp;
e dove sogno. Sogno di te, e di me, (e di altri)
in notti che somigliano ai giorni delle isole
quando la notte continua oltre il mattino
&nbsp;
e l&rsquo;alba (il credere che prima o poi rispunter&agrave; il sole)
non si pu&ograve; giustificare se non come atto di Fede. 
Credo. Credo che il buio finir&agrave; un giorno.
&nbsp;
Un giorno tra febbraio e marzo, di mattina quando
l&rsquo;oscurit&agrave; senza fine d&rsquo;improvviso cadr&agrave;
e sar&agrave; di nuovo la luce, e sar&agrave; di nuovo il tuo volto.
&nbsp;
&nbsp;
***
&nbsp;
34.
&nbsp;
Quando ritorno in questo mio paese antico
colle mie borse non mi posiziono mai all&rsquo;inizio ma sempre alla fine
della coda effimera per i passaporti; per poter guardare chi entra
&nbsp;
gongolandomi di potere, io, leggere i cartelli e fingendomi un altro
serbando il mio tra le pagine che solo sfoglio, in attesa
di porgerlo e di sorridere quando lei &ndash; &egrave; sempre una lei &ndash; esordir&agrave; con &ldquo;goodevening Sir&rdquo; (a me!?)
&nbsp;
e tutto mentre gli altri dormono ancora o mi osservano
colla tensione di chi si sa in marcia, ma troppo vicino al confine,
e sebbene si sforzino non capiscono i gesti, e gli sguardi
&nbsp;
e guardando mi domando scioccamente
perch&eacute;? Scioccamente come se tutto dovesse avere un perch&eacute;
o come se questo paese che aborro (ma dove torno)
&nbsp;
fosse in realt&agrave; un paese diverso (leggi migliore)
un paese dove nascervi rendesse pi&ugrave; motivato il vivere
(non necessariamente il viverci) e pi&ugrave; dignitoso il morire. Forse
&nbsp;
che questa lingua che uso ma non padroneggio (perch&eacute; 
per troppi secoli l&rsquo;hanno parlata uomini ben pi&ugrave; indegni di me)&nbsp; &ndash; e che
&egrave; la patria che mi porto dietro e cui torno sempre &ndash;
&nbsp;
mi conceder&agrave; in ultimo parole migliori
migliori di quelle di quell&rsquo;indiana, o di quel negro
(io quando penso dico negro; e tu?) o di quel francese
&nbsp;
oggi che torno a Milano, l&rsquo;unico fra i miei letti che chiamo ancora casa, 
la citt&agrave; di tutti i miei indirizzi, degli unici numeri
che ho imparato a memoria e che, ancora oggi, so.
&nbsp;
***
&nbsp;
36.
&nbsp;
Svegliarsi quando gli altri dormono
&egrave; come entrare nella stanza proibita.
Allungarsi sulla porta per girare il pomello
&nbsp;
reggendone il peso perch&eacute; chiudendo non sbatta
quindi respirare a ritmo, e camminare piano.
Gelosi pi&ugrave; che timorosi del proprio silenzio.
&nbsp;
Svegliarsi alle 6 significa poter guardare
finestre che altrimenti vedrei solo aperte.
Accendendo la luce pi&ugrave; piccola mi siedo
&nbsp;
al tavolo quadrato della mia cucina,
da solo, e apro il giornale del giorno prima
per leggere notizie morte mentre mi sento vivo.
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
da: Dicta 
&nbsp;
.
&nbsp;
di stazione in stazione conservo
le parole che non ho scritto, le lettere
che non ho imbucato. Conservo
&nbsp;
e cammino. Tra puttane e ragazzi c&rsquo;&egrave; tempo
per ordinare scaffali, coi libri,
e sognare pietre nere, recinti
&nbsp;
oltre cui dormire giorni tranquilli
senza mani sul culo, senza
prebende; bastano cibi precotti,
&nbsp;
veder sbucciare una mela. Di stazione 
in stazione lascio che m&rsquo;abbiano
vite borghesi, reclinabili a macchie.
&nbsp;
***
&nbsp;
.
&nbsp;
Hai alzato le braccia nella stanza buia
per vedere se toccavi il soffitto, se c&rsquo;era
&nbsp;
davvero lo spazio a ridosso della tua paura
per cui hai tenuto gli occhi chiusi
&nbsp;
respirando il giorno come fosse notte
gridando il silenzio di chi ha troppo padre
&nbsp;
e sintroppa madre. Respiro che fiacca
la corsa, come l&rsquo;ossigeno puro, che taglia
&nbsp;
il sorriso, e toglie dal piatto i futuri scelti,
da bocca, lasciando gli scarti, al buio crudo. 
&nbsp;
&nbsp;
***
&nbsp;
. 
&nbsp;
I miei morti non hanno battigia tra i piedi
perch&eacute; portano stivali fasciati e scarponi
a impedimento che il freddo li colga
&nbsp;
li strappi, come frutti proibiti alla terra. 
Loro ed io, vestiti solo di mani grosse,
siamo stati prigionieri assieme di molti paesi
&nbsp;
imbavagliati da altre lingue, costretti
a non dire pi&ugrave; giallo, il giallo, a non credere
pi&ugrave; alla scuola dei vecchi, alle dita
&nbsp;
che seppelliscono i morti in bare chiuse
da fazzoletti poggiati sui volti, coperchi
di pentole fattosi nere, su fuochi spenti.
&nbsp;
&nbsp;
***
&nbsp;
Nota ai testi:
I testi 10, 12 e 30 sono gi&agrave; stati presentati da Lorenzo Carlucci in <a href="http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article1256">http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article1256</a> mentre il numero &nbsp;2 da Francesco Marotta in <a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/03/26/in-itinere-federico-zuliani/">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/03/26/in-itinere-federico-zuliani/</a> 
&nbsp;
&nbsp;
Federico Zuliani &egrave; nato a Milano nel 1983 &egrave; in procinto di laurearsi in Storia presso l&rsquo;Universit&agrave; Statale della stessa citt&agrave;. A partire dall&rsquo;adolescenza ha vissuto lunghi periodi all&rsquo;estero, tra Argentina, Scandinavia e Asia. Ha pubblicato su riviste e in volume alcune traduzioni da autori nordici e iberici come Hans Christian Andersen, Johannes Vilhelm Jensen, e Joan Margarit. Il suo primo libro di poesie, Travelling South, sta per venire pubblicata nella collana Festival di Lampi di Stampa.</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/Massimo73" >Massimo73</a> | <a href="http://liberinversi.splinder.com/post/17713111/FEDERICO+ZULIANI+%E2%80%93+TRAVELLIN#comment" >Commenti (7)</a>
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<category term="federico_zuliani" scheme="http://liberinversi.splinder.com/tag" label="federico_zuliani" />
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    <title type="html"><![CDATA[NACHOEM WIJNBERG – CANZONI / Traduzioni di Pierluigi Lanfranchi]]></title>
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    <published>2008-06-29T10:23:40+02:00</published>
    <updated>2008-06-29T10:23:40+02:00</updated>
    <author>
      <name>Massimo73</name>
      <uri>http://liberinversi.splinder.com</uri>
    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>Canzoni
&nbsp;
Traduzione a cura di Pierluigi Lanfranchi con la collaborazione di Emilie van Opstall
&nbsp;
Canzone 7
&nbsp;
L&rsquo;ultima volta che ti parlai,
io a stento qualche parola;
l&rsquo;ultima volta che parlai,
ora fanne pure una canzone.
&nbsp;
Dissi che non sapevo cantare,
tu invece sai cantare,
ti chiesi l&rsquo;ultima volta che parlai,
non ti ho mai sentito cantare.
&nbsp;
Liedje 7
&nbsp;
De laatste keer dat ik je sprak,
ik nauwelijks aan het woord;
de laatste keer dat ik sprak,
maak daar nu maar een liedje van.
&nbsp;
Ik zei dat ik niet kon zingen,
kan jij dan wel zingen,
vroeg ik de laatste keer dat ik sprak,
ik heb je nooit horen zingen.
&nbsp;

&nbsp;
Canzone 9
&nbsp;
Non ho nella luce
ci&ograve; che desideravo nel buio,
non nel buio
ci&ograve; che desideravo nella luce.
&nbsp;
Da questo lato
splende il sole e da quel lato,
se guardassi da quel lato,
&egrave; nuvoloso.
&nbsp;
Non so pi&ugrave;
dov&rsquo;&egrave; la destra, dove la sinistra,
dove leggere, dove scrivere,
ma posso dire ci&ograve; che sento.
&nbsp;
Come se fosse scritto
da chi non sa scrivere,
ma dice le parole una a una 
a qualcuno lontano.
&nbsp;
Liedje 9
&nbsp;
In het licht krijg ik niet
wat ik in het donker verlangde,
in het donker niet
wat ik in het licht verlangde.
&nbsp;
Aan deze kant
schijnt de zon en aan die kant,
als ik aan die kant
zou kijken, is het bewolkt.
&nbsp;
Ik weet niet meer
waar links is, waar rechts,
waar lezen, waar schrijven,
maar ik kan zeggen wat ik hoor.
&nbsp;
Alsof het geschreven is
door wie niet kan schrijven,
maar de woorden een voor een zegt
aan iemand ver weg.
&nbsp;
&nbsp;
Canzone di Orazio 10
&nbsp;
Per uno vecchio come me
ragazzo o ragazza
non fa differenza, il problema
&egrave; che non c&rsquo;&egrave; niente di meglio
&nbsp;
di chi offre amore
per chiederlo,
o sono ora come sempre
saggio a spese altrui,
&nbsp;
come quando dico 
che l&rsquo;amore per me
&egrave; anche un lavoro? Quando tu
amavi me e nessun altro
&nbsp;
poteva toccare il tuo tenero
collo e i tuoi capelli al vento,
avevo pi&ugrave; amore io
del re di Persia. 
&nbsp;
Horatiusliedje 10
&nbsp;
Voor zo oud als ik
maakt jongen of meisje
niet meer uit, het probleem
is dat niets beter is
&nbsp;
dan wie die aanbiedt
om liefde te vragen
of ben ik nu weer wijs
op andermans kosten,
&nbsp;
zoals wanneer ik zeg
dat liefde voor mij
ook werk is? Toen je mij
liefhad en geen ander
&nbsp;
je zachte hals en wapperende
haren mocht aanraken
had ik meer lief
dan de koning van Perzi&euml;
&nbsp;
&nbsp;
Canzone 13
&nbsp;
Vidi un negozio
e ci entrai,
comprai una cosa che avevo
dimenticato di avere.
&nbsp;
Stavo nel negozio
ed era la sola cosa
di cui ricordassi
di aver bisogno.
&nbsp;
Ma cosa posso fare
con queste due cose
se non aspettare
che una si rompa?
&nbsp;
Mio padre voleva
insegnarmi come
gestire i soldi, perci&ograve;
non mi diede qualcosa.
&nbsp;
Mi diede soldi
e mi indic&ograve; un negozio:
entra e chiedi
ci&ograve; che vuoi.
&nbsp;
Liedje 13
&nbsp;
Ik zag&nbsp; een winkel
en liep naar binnen,
kocht wat ik vergeten
had dat ik al had.
&nbsp;
Ik stond in de winkel
en het was het enige
dat ik mij herinnerde
dat ik nodig had.
&nbsp;
Maar wat moet ik
met twee daarvan
behalve wachten 
tot er een kapotgaat?
&nbsp;
Mijn vader wilde
mij leren met geld
om te gaan, daarom
gaf hij mij iets niet.
&nbsp;
Hij gaf mij geld
en wees naar een winkel:
ga naar binnen
en vraag om wat je wilt.
&nbsp;
&nbsp;
Signora per un giorno 15
&nbsp;
Gli ultimi passi di una danza,
cos&igrave; lei entra per congedarsi;
pioggia all&rsquo;imbrunire,
poi all&rsquo;improvviso la pioggia smette,
scompaiono le nubi,
si dimentica di farsi pi&ugrave; buio.
&nbsp;
Mevrouw voor een dag 15
&nbsp;
De laatste passen van een dans,
zo komt zij binnen, om afscheid te nemen;
regen in de schemering,
en plotseling stopt de regen, verdwijnen de wolken
vergeet het verder donker te worden.
&nbsp;
&nbsp;
Canzone 22
&nbsp;
L&rsquo;aria in me
come la tempesta
attraverso cui cammino
quando grido.
&nbsp;
Questo avveniva prima che
imparassi a leggere e scrivere,
ferocemente pentito,
molto, molto lontano.
&nbsp;
Imparo a leggere e
grido verso dopo verso,
cammino di traverso per i campi, 
scavalco steccati.
&nbsp;
Sono felice di 
poter ancora una volta
sdraiarmi nell&rsquo;erba alta
dove nessuno mi vede.
&nbsp;
&Egrave; bello perch&eacute;
ogni volta &egrave; lo stesso;
siedo su una collina bassa
tengo gli occhi aperti.
&nbsp;
Liedje 22
&nbsp;
De lucht in mij
als de storm
waar ik doorheen loop
als ik schreeuw.
&nbsp;
Dat was voordat ik
had leren lezen en schrijven,
wild van spijt,
ver, ver weg.
&nbsp;
Ik leer lezen en
schreeuw regel na regel,
loop dwars over velden,
spring over hekken.
&nbsp;
Ik ben blij dat
ik nog een keer in
het hoge gras kan gaan liggen
waar niemand mij ziet.
&nbsp;
Wat goed is omdat
het elke keer hetzelfde is;
ik zit op een lage heuvel,
houd mijn ogen open.
&nbsp;
&nbsp;
Canzone di Parigi 26
&nbsp;
&Egrave; freddo e vecchio,
come un parco a Parigi,
capitale della Francia.
&nbsp;
Voglio stare a letto
con qualcuno che possa pensare
a lungo alla stessa cosa.
&nbsp;
Quello che quasi c&rsquo;&egrave;,
la luna sopra un campo,
una canzone in lontananza.
&nbsp;
Contrariamente
a ci&ograve; che si rimangia 
promesse non fatte.
&nbsp;
Perch&eacute; chiedo
che esista ci&ograve; &egrave; in eccesso
come se quasi ci fosse.
&nbsp;
Parijsliedje 26
&nbsp;
Het is koud en oud,
als een park in Parijs,
de hoofdstad van Frankrijk.
&nbsp;
Ik wil in bed liggen
met iemand die lange tijd
over hetzelfde na kan denken.
&nbsp;
Wat er bijna is,
de maan boven en veld,
een liedje ver weg.
&nbsp;
Tegenovergesteld
aan wat beloftes terugneemt
die niet gedaan zijn.
&nbsp;
Waarom ik vraag,
wat te veel is laten zijn
alsof het er bijna is.
&nbsp;
&nbsp;
Canzone 27
&nbsp;
Puoi prendere i miei vestiti
come garanzia,
ma devi ridarmeli
prima che il sole tramonti,
perch&eacute; forse non avr&ograve; nient&rsquo;altro in cui dormire.
&nbsp;
Liedje 27
&nbsp;
Je kan mijn kleren
als zekerheid aannemen,
maar je moet ze teruggeven
voordat de zon ondergaat,
want misschien heb ik niets anders om in te slapen.
&nbsp;
&nbsp;
Canzone 31
&nbsp;
Fammi felice
dicendomi
che puoi fare qualcosa
a occhi chiusi.
&nbsp;
Ancora una volta
finch&eacute; funziona,
o sei stanca
e per oggi non ti va pi&ugrave;?
&nbsp;
Posso dire
che voglio diversamente,
allora tu fai diversamente,
&egrave; ancora possibile.
&nbsp;
Carta morbida
su cui scrivere,
acqua calda
come la mia mano.
&nbsp;
Liedje 31
&nbsp;
Maak mij blij
door mij te zeggen
dat je met gesloten
ogen iets kan.
&nbsp;
Nog een keer
tot het goed gaat,
of ben je moe,
wil je vandaag niet meer?
&nbsp;
Ik mag zeggen
dat ik het anders wil,
dan maak jij het anders,
dan kan nog.
&nbsp;
Zacht papier om
op te schrijven,
water dat warm
als mijn hand is.
&nbsp;
&nbsp;
Canzone 36
&nbsp;
Se non lo scrivo
mi dimentico,
sto in cima a una collina,
mi guardo attorno,
l&igrave; non camminer&ograve;.
&nbsp;
Non devo aver fatto questo
per sapere quanto
&egrave; mille volte tanto,
il profumo di
un albero con mille mele.
&nbsp;
Liedje 36
&nbsp;
Als ik het niet opschrijf
vergeet ik het,
ik sta op de top van een heuvel,
kijk om mij heen,
daar zal ik niet lopen.
&nbsp;
Wat ik niet gedaan hoef te hebben
om te weten hoe
duizend keer zoveel is,
de geur van
een boom met duizend appels.
&nbsp;
&nbsp;
Canzone di Mos&egrave; 49 
&nbsp;
Mos&egrave; sul monte
con Dio accanto
pu&ograve; vedere la terra
ma non entrarci.
&nbsp;
Oppure pu&ograve;, se vuole,
solo scendere il monte
e entrare nella terra,
la frontiera non &egrave; chiara.
&nbsp;
Pu&ograve; stare via 
quanto vuole
purch&eacute; ritorni sul monte
prima di sera.
&nbsp;
Laggi&ugrave; pu&ograve; camminare
mettersi supino
ma una volta tornato
non pu&ograve; dirlo a nessuno.
&nbsp;
Mozesliedje 49
&nbsp;
Mozes op de berg,
met God naast hem,
hij mag het land zien,
maar niet binnengaan.
&nbsp;
Of hij mag, als hij wil,
alleen de berg af
en het land binnengaan,
er is geen duidelijke grens.
&nbsp;
Hij mag wegblijven
zolang hij wil
als hij maar terug op de berg is
voordat het avond is.
&nbsp;
Beneden mag hij lopen,
op zijn rug op de grond liggen,
maar als hij terug is
niemand erover vertellen.
&nbsp;
&nbsp;
Canzone 54
&nbsp;
L&agrave; stanno quelli
che a lungo non c&rsquo;erano
cos&rsquo;&egrave; la prima cosa
che si ricordano?
&nbsp;
Ce ne sono cos&igrave; tanti
difficile fare un passo
se guardano
vedono quelli a cui pensano.
&nbsp;
Questo accade una volta sola
ci&ograve; che uno dice
non &egrave; pi&ugrave; possibile
ritirarlo con altre parole.
&nbsp;
Se vede
chi non riconosce:
ho talmente tanto
che voglio essere pi&ugrave; di uno.
&nbsp;
Liedje 54
&nbsp;
Daar staan zij
die er lange tijd niet waren,
wat is het eerste
dat zij zich herinneren?
&nbsp;
Er staan er zoveel,
moeilijk een stap te doen,
als zij kijken
zien zij aan wie zij denken.
&nbsp;
Dit gebeurt maar een keer,
wat iemand zegt
laat zich niet meer
mat een ander woord terugnemen.
&nbsp;
Als hij ziet
Wie hij niet herkent:
ik heb zoveel
dat ik meer dan een wil zijn.
&nbsp;
&nbsp;
Canzone 71
&nbsp;
Ti chiedo
di non uscire
quando si &egrave; fatta sera.
&nbsp;
Nella casa rimane 
l&rsquo;aria del giorno
quando quella fuori &egrave; svanita.
&nbsp;
Non so che cosa fare
se ti accoglie uno
che non hai visto da tempo.
&nbsp;
Non ti posso seguire
e non so se mai trover&ograve;
quello che mi serve per farlo.
&nbsp;
Pi&ugrave; della pace 
che sento se esco
quando si fa buio.
&nbsp;
Liedje 71
&nbsp;
Ik vraag je
niet naar buiten gaan
als het avond geworden is.
&nbsp;
In het huis blijft
de lucht van de dag,
als die buiten verdwenen is.
&nbsp;
Ik weet niet wat te doen
als je ontvangen wordt
door wie je lang niet gezien hebt.
&nbsp;
Ik kan je niet achterna
en weet niet of ik ooit vindt
wat daarvoor nodig is.
&nbsp;
Meer dan de rust
die ik voel als ik buiten loop
als het donker wordt.
&nbsp;
&nbsp;
Canzone 86 
&nbsp;
Una poesia che mi 
purifica da dentro,
come se fosse la prima
ad essere salvata.
&nbsp;
Porta via da me 
quello che non serve
e lo assorbe
senza cambiare.
&nbsp;
Liedje 86
&nbsp;
Een gedicht dat mij
van binnen schoonmaakt,
alsof het het eerste is
dat ooit bewaard is.
&nbsp;
Het haalt uit mij
wat niet nodig is
en neemt het op
zonder te veranderen.
&nbsp;
&nbsp;
Nachoem Mesoelam Wijnberg (Amsterdam 1961) &egrave; poeta, romanziere ed economista. Dal suo debutto nel 1989 ha pubblicato pi&ugrave; di dieci raccolte di poesia. Un&rsquo;antologia della sua produzione, Uit tien (Da dieci) &egrave; uscita nel 2007. I testi qui tradotti sono tratti dalla raccolta Liedjes (Canzoni), Uitgeverij Contact, Amsterdam 2006. &Egrave; possibile sentire e vedere l&rsquo;autore leggere alcune delle poesie del libro a questo indirizzo: <a href="http://www.uitgeverijcontact.nl/nachoemwijnberg/">http://www.uitgeverijcontact.nl/nachoemwijnberg/</a>. </p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/Massimo73" >Massimo73</a> | <a href="http://liberinversi.splinder.com/post/17637830/NACHOEM+WIJNBERG+%E2%80%93+CANZONI++#comment" >Commenti (30)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[LORENZO CARLUCCI – A NASCONDINO, DIETRO LE ROSE]]></title>
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    <id>http://liberinversi.splinder.com/post/17561784/LORENZO+CARLUCCI+%E2%80%93+A+NASCOND</id>
    <published>2008-06-22T11:23:09+02:00</published>
    <updated>2008-06-22T11:23:09+02:00</updated>
    <author>
      <name>Massimo73</name>
      <uri>http://liberinversi.splinder.com</uri>
    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>senza titolo (2005)
lui viene e va, viene e poi va, &egrave; come &egrave; sempre
tu morirai piangendo, per tutte le bugie
per ogni falsit&agrave; e peccato che hai commesso
lui viene e va, mi svuota il frigo ed esce
io morir&ograve; da vecchia in casa e sola
col latte in mano
apri la porta ed entra: pr&egrave;nditi i mobili
svuota il salone e svuota la cucina
vieni con il tuo amico, amica,
quello col camioncino -
prendi le cose gratis di questa casa vuota.
su questo tavolo ha giocato il mio bambino
ha giocato tra i fiori, a nascondino
scendi a comprar la &nbsp;droga &nbsp;e poi risali
vieni qui a rantolare
- piastrelle fredde contro le caviglie
fatti una sega steso accanto al muro.
tu morirai piangendo, per tutte le bugie
per ogni falsit&agrave; e menzogna non svelata
su questo tavolo giocava il mio bambino
a nascondino, dietro le rose rosse.

&nbsp;
[ spedale ] [ 06 marzo 2008 ]
&nbsp;
sono qui solo a scriverti e non so chi tu sia. ho tutto il tempo per scriverti adesso, perch&eacute; sono in una stanza di ospedale e qui &egrave; molto tranquillo. stanno operando mia madre di sotto. c'&egrave; solo ogni tanto un martello. un trapano che buca. ho tutto il tempo ora per scriverti, io che non ho mai tempo per scrivere, non sono mai tranquillo. mi strozzo sempre e pi&ugrave; che respirare mi piace a quanto pare boccheggiare. voglio passare qui pi&ugrave; tempo, magari dei mesi, c'&egrave; un bel tavolo lungo e una comoda sedia. e poter studiare l'Avestā. imparare con la bocca a dire tutte quelle parole gatha, nask, fargard, e come si dice luce e come la si rilega in un testo e come si chiama dio. poi scrivere a te, che non ti conosco, e spiegandoti tutto. spiegandoti tutto quello che c'&egrave; da spiegare (in principio e di fatto), come a una bambina che inizia a distinguere i tipi dei dinosauri. spiegandoti come si disegna la curva di una funzione e perch&eacute; questo segue da questo spiegarti tutto ci&ograve; che non so ma che so come spiegare. insomma passare il tempo su questo tavolo lungo a spiegare, a scriverti e a studiare l'Avestā. l'Ave&scaron;tā &egrave; un testo antico che &egrave; stato riscritto e copiato talmente tante volte che leggerne una riga &egrave; come leggersi un tomo dell'enciclopedia come leggere in una ottomila parole anche solo perch&eacute; una parola, la stessa, &egrave; stata riscritta copiata e riscelta da ottomila iraniani, e per anni. e tutte le loro voci mi fanno compagnia (ma in solitudine e qui non c'&egrave; proprio bisogno di compagnia) e pi&ugrave; che altro mi fanno ridere. sono come le voci delle piccole parti del corpo, e tutte le pulci di Leibniz che cantano insieme, un vetrino nel fascio che proietta un pensiero (dei piccoli che neppure si pensano) per vedere il suo arco baleno. poi la parola, quella che &egrave; scritta sul libro (sull'Avestā per esempio), con il carattere giusto e con l'immenso amore del curatore, la sua compassione, &egrave; quello il tesoro del nano ai piedi dell'arco-nel-cielo, la moneta concreta che si pu&ograve; tenere tra le due labbra. 
&nbsp;
[ giovani cani carezze ] [ poco pi&ugrave; tardi di prima ]
&nbsp;
son tutti i cani gi&ugrave; adesso da basso molto quieti giovani cani che vorrei toccare mi piace sentire il poco calore che il sangue produce passando (&egrave; come la terra si scalda e raffredda). per ogni macchina dello sfasciacarrozze c'&egrave; un giovane cane e poi per un cane &egrave; uno zingaro e per ogni zingaro c'&egrave; una roulotte (non per forza distinta dall&rsquo;altre) e per dieci roulotte dentro il campo c&rsquo;&egrave; una toilette chimica tutta bianca che sembra un confessionale e almeno venti di queste toilette stanno in fila lungo la spalletta del fiume. almeno per quanto io vedo da quass&ugrave;. che &egrave; quanto poteva vedere nerone. 
&nbsp;
a turno sono io e poi &egrave; il grande Cane che confessiamo i nomadi nei cessi. qui dalla stanza di questo ospedale io sono come un papa e invece il grande Cane sta dormendo sul fondo dell'Aniene. oggi che &egrave; luned&igrave; confessa lui le donne ed io confesso i vecchi. tra poco devo andare. raccogliere la dolcezza. dalle arnie di bocche sdentate. prestare l'orecchio alla vita, al nulla del fiume, che scappa via che si nasconde il viso. 
&egrave; questa l'immagine di dolcezza che pi&ugrave; mi tortura nei fianchi. il fiume una donna che si sottrae al tuo sguardo coprendo il viso a mezzo con un velo (il capo ha gi&agrave; coperto come le antiche) e sfugge traverso alle persone (persone che fanno qualcosa per strada, la solita compravendita). &egrave; questa la mia dol&ccedil;or per oggi (e ancora non so cosa portano a cena) &egrave; questa la dolce dolcezza che acquieta i cani ammansisce la brutalit&agrave; nelle gambe dissuade dal tirare dei calci. lo scorrere di questa donna dentro roma e della stessa donna, ma separata, nella sua campagna. 
&nbsp;
[ ancora al ristorante, forse ] [ a marzo ]
&nbsp;
guardami come ti guarderebbe tua madre. e guardami pure come ti guarderebbe mia madre, se ti guardasse mentre mi guardi. questo, mi sembra, &egrave; ci&ograve; che dice l'uomo (e la donna): - distogli lo sguardo da me. lasciami vivere non visto. - tu credi? - ma pare di s&igrave; (e la filologia lo conferma: hirhivuni, mi ecciti, non mi eccitare, non chiamarmi pi&ugrave; fuori da me): l'uomo e la donna, l&agrave;, le loro teste proprio come le lattine da stappare. - non mi guardare. - perch&eacute;? - non mi guardare. - guardo qualcosa d'altro, guardo il colore che hanno i tuoi occhi.&nbsp; - voici le philosophe. - voici la philosophie. - ma starti vicino &egrave; una pena ed io sono stanca, la vibrazione delle cose vive, un cane che vuole continuamente e ti guarda di lato, occhio tremulo! - l'aver vent'anni! - uomini e donne siate bravi lasciatevi guardare anche mentre vi bacio dentro la bocca. mio padre e mia madre hanno aperto per me questa bella finestra. e con le pietre che sono avanzate per farla io potr&ograve; costruirmi. costruire la tomba. &egrave; questa una gioia compiuta. la porta per&ograve; l'ho murata gi&agrave; adesso ch&eacute; tanto le gambe non servono pi&ugrave;. e fatevi uomini guardare e donne mentre guardate guardate da questa finestra dagli occhi miei pieni di vento da questo mio bel trampolino di vita che &egrave; solo una assenza di morte: uno - la malattia. due - il timore. tre - la colpa. Jason, sham, too.
&nbsp;
&nbsp;
[ pomeriggio ] [ &nbsp;8 marzo ]
&nbsp;
ora attraverso gli altri mi posso volere bene. e solo attraverso gli altri sapere. ecco che oggi, attraverso il bene degli altri, posso volere bene a me stesso come s'io fossi un altro. advaita. o forse. altro che. l'immanenza di questa comunit&agrave;. il canto levato (che non si leva per&ograve; dalla gola) da una donna di sessant'anni al mattino quando si lava la faccia e si veste. e la panchina dove sedere. in compagnia dei morti che vengono in forma di bambini o anche di cani. i morti che riportano la palla invece che al padrone a te che siedi il pomeriggio su questa panchina (il libro &egrave; profondissimo e ci stai scivolando dentro come in un fosso allora lo chiudi un momento, ch&eacute; ti distoglie il cane). il cane si inchioda tra le tue gambe. ecco il tuo morto che torna e puoi sentirne sotto il palmo il volume che muove, la bella pelle sotto e il bel pelo, le macchie di cacciatore. anche lui &egrave; fatto di morti, di tutti i foie gras che ha pappato, e prima che fossero pronti, delle penne che si sono piegate tra i denti e ora tutti quei morti ti guardano in lui dai suoi occhi dagli occhi di questo cagnone enar&egrave;o che &egrave; la forma di un tuo morto che torna. &egrave; proprio bello questo pomeriggio passato con il poeta inchiodato sopra il camino (il mio amico T.C. disseccato, la sua esile vita fabulosa gi&agrave; tesa tra la A di sua madre e la A del suo amore). e in grembo a te. e il tuo grembo in grembo al mondo. c'est donc l'apr&egrave;s midi d'un down, un down a pelo liscio e amor dolente gambe rimesse in gioco per un gioco di bimbi. sul prato. vedo oltre la prima fila di alberi, e tu, cane corpo lucente del morto, fin dove tu vedi? oltre la fila dei miei primi anni, oltre il filare filare del. 
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
Lorenzo Carlucci &egrave; nato nel 1976 a Roma. Nel 1999 si laurea in filosofia specializzandosi in&nbsp; logica matematica&nbsp; alla normale di Pisa. Nel 2000 si diploma alla Scuola Normale Superiore di Pisa. &nbsp;Nel 2006 &egrave; dottore di ricerca in matematica a Siena e nello stesso anno consegue il PHD in informatica alla University of Delaware, USA. Dal 2007 &egrave; assegnista di ricerca in informatica alla Sapienza di Roma e research fellow presso la classe di lettere della Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha pubblicato la raccolta Semeyazah - il mio nome ha visto (1994) in &quot;playOn poetry&quot;, con testi di Ricciardi, Scharpf, Mazzi, Yang Lian, ed. ADR, 2002; estratti da newark concrete in &quot;If music be the food of love,play on&quot;, con testi di Ricciardi e Scharpf, ed. Scheiwiller 2004; raccolta la comunit&agrave; assoluta segnalata al premio Montano nel 2004. Finalista al premio De Andr&eacute; 2006. Presente nell'antologia Da napoli/verso, a cura di A. Spagnuolo e S. Di Spigno, ed. Kair&ograve;s, 2007.</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/Massimo73" >Massimo73</a> | <a href="http://liberinversi.splinder.com/post/17561784/LORENZO+CARLUCCI+%E2%80%93+A+NASCOND#comment" >Commenti (27)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[LAURA PUGNO – GILGAMES’]]></title>
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    <published>2008-06-15T10:35:42+02:00</published>
    <updated>2008-06-15T10:35:42+02:00</updated>
    <author>
      <name>Lanfranchi</name>
    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>campo di grano selvatico
latte di asino selvatico
il selvatico che non conosce &ndash; 
&nbsp;
esce dalla sabbia
legge i sogni
vedi nel movimento della sabbia
che &egrave; presente
&nbsp;
&nbsp;
vedi 
il luogo splendente, 
&nbsp;
che &egrave;&ndash;cerca,
che coincide
&nbsp;

&nbsp;
&nbsp;
l&rsquo;abito di piume
&egrave; appeso al buio,
&nbsp;
&egrave; sulla carne del braccio,
&nbsp;
il corpo cambia
in quello di un uccello
&nbsp;
*
&nbsp;
ti muovi al buio,
c&rsquo;&egrave; buio nella tua bocca
&nbsp;
vai verso
una striscia di spiaggia
fatta di ciottoli &ndash;
a quattro zampe
&nbsp;
il buio ti bagna le dita
delle mani
&nbsp;
*
&nbsp;
la pianta che cresce sott&rsquo;acqua
con foglie carnose
come salvia&nbsp; &ndash;
&nbsp;
la pianta perduta
che cambia
la tua carne
&nbsp;
come grano
perfetto e splendente
che cresce sott&rsquo;acqua
&nbsp;
*
&nbsp;
beve alle pozze come
l&rsquo;animale perfetto
balbetta la lingua
&nbsp;
le parole gli prendono forma
come sassi nell&rsquo;acqua
&nbsp;
*
&nbsp;
ogni sera con un sogno
nel cerchio di grano selvatico cambia,
perde la prima pelle 
&nbsp;
dormi nel bosco
il sonno che viene dal bosco 
il tuo corpo &egrave; una pianura
punteggiata di fuochi
&nbsp;
*
&nbsp;
la lingua si ritrae, 
contrae
gli splendidi muscoli,
cerca copertura
&nbsp;
all&rsquo;entrata del bosco &ndash; 
lo splendore portato come un mantello
&nbsp;
*
&nbsp;
viene la doppia ora
simile a una tartaruga
&nbsp;
la gola e la nuca
scompaiono
nel guscio d&rsquo;osso
&nbsp;
&nbsp;
il sole &egrave; sul fiume e la libellula
&egrave; sul fiume &ndash;
gli occhi verso il sole
&nbsp;
*
&nbsp;
il guscio d&rsquo;osso 
o, rovesciata la struttura,
lo splendore &ndash; 
&nbsp;
il sonno &egrave; una nebbia,
il sonno &egrave; una forma di pane
accanto alla testa
&nbsp;
la bellezza del tuo corpo &egrave; coperta
&nbsp;
*
&nbsp;
scendi sott'acqua
porta la pianta dell'inquietudine
negli orti di casa,
masticala come un'alga
nel piatto di casa
&nbsp;
*
&nbsp;
&ldquo;di colei che l&agrave; riposa, che l&agrave; riposa, la madre di Ninasu, 
che l&agrave; riposa:
le sue pure spalle non sono ricoperte di nessun vestito,
i suoi puri seni sono come coppe di unguento appese!&rdquo;
&nbsp;
&nbsp;
le tue spalle non sono coperte da nessun vestito
&nbsp;
*
&nbsp;
hai visto la forma del vento
nella forma del vento a branchi di uccelli
hai visto 
&nbsp;
come un vaso rotto
come uno splendido stendardo
&nbsp;
&nbsp;
&ldquo;hai visto colui il cui spirito non ha nessuno che si curi di lui,
&nbsp;l'hai visto?&rdquo; &nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &ldquo;s&igrave;, l'ho visto: 
&egrave; costretto a mangiare i resti della ciotola, 
i rimasugli del cibo buttati per strada&rdquo;.
&nbsp;
&nbsp;
Laura Pugno &egrave; nata nel 1970. Ha pubblicato il romanzo Sirene (Einaudi 2007); il poemetto Il colore oro, con foto di Elio Mazzacane (Le Lettere 2007);&nbsp; Sleepwalking. Tredici racconti visionari, Sironi 2002; e Tennis, poesie con prose di Giulio Mozzi, Nuova Editrice Magenta 2001. &Egrave; appena uscito per Zona un testo teatrale, DNAct. </p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/Lanfranchi" >Lanfranchi</a> | <a href="http://liberinversi.splinder.com/post/17478909/LAURA+PUGNO+%E2%80%93+GILGAMES%E2%80%99#comment" >Commenti (14)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[RAIMONDO IEMMA - LUGLIO]]></title>
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    <published>2008-06-08T11:12:08+02:00</published>
    <updated>2008-06-08T11:12:08+02:00</updated>
    <author>
      <name>Massimo73</name>
      <uri>http://liberinversi.splinder.com</uri>
    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>Da Luglio, Lampi di stampa, 2007
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
da Cambio di residenza
&nbsp;
&nbsp;
Sasha
&nbsp;
&nbsp;
Oggi &egrave; avvenuta la mia scena
nello slargo di cemento ho avuto luogo:
teatro di palazzoni, case alte intorno
ridipinte, cablate nuove.
&nbsp;
A una cabina telefonica sempre,
per sempre sono. Hanno appena sbaraccato
i chioschi del mercato alimentare
per tutta l&rsquo;acqua della pulizia strade.
Ed io che chiamo. E un altro chinato
chiama un cane: Sasha!, ripete
Sasha! &ndash; e guarda dappertutto
e ancora grida il nome.
&nbsp;

&nbsp;
*
&nbsp;
Quando cade un governo
&nbsp;
&nbsp;
Quando cade un governo
nessuno scrive una poesia.
Stanno tutti di fronte alla televisione
a sentire a che ora il Presidente
ha rassegnato le dimissioni.
&nbsp;
&Egrave; stato all&rsquo;incirca alle otto di sera
una sera di pioggia romana.
Le sirene delle auto blu giravano mute
sui ciottoli umidi del piazzale
di fronte al Quirinale. Aspettavano.
Nella sala stampa allo stesso modo si aspettava.
&nbsp;
Quando cade un governo
&egrave; una formula politica perch&eacute;,
a livello puramente amministrativo,
rimane in carica per sbrigare gli affari correnti.
&nbsp;
*
&nbsp;
Analogie
&nbsp;
&nbsp;
La via dove andr&ograve; ad abitare
si trova sullo stradario cittadino
in una delle lettere centrali;
occupa lo spazio tra due viali
a loro volta contenuti tra due file
perpendicolari. &Egrave; come il piolo
di una scala che non sale. Allo stesso modo
ogni pensiero nasce e muore sempre
tra due punti cardinali.
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
da Susanna
&nbsp;
&nbsp;
Scrivere oppure
&nbsp;
&nbsp;
Quand&rsquo;&egrave; stato sole per tutto il giorno
sostare al muro del mercato alimentare
pensando a tutti gli anni di sole
&egrave; una faccenda dei vent&rsquo;anni persi,
bruciati, meravigliosi.
&nbsp;
Tutto il calore &egrave; andato alle pietre.
Mentre luccica la fronte
per l&rsquo;astro maggiore re del cielo
come un brusio feroce il breve
ansare del petto ritorna
una sussurrata eco. E se le mani sono nere
e vuote come i semi della notte
da venire &ndash; se dallo sterro vicino
qualche cane abbaia appena &ndash; puoi dirti vivo.
&nbsp;
Io non so se voglio scrivere o mi basterebbe
andare per le poche strade che c&rsquo;&egrave;
intorno a dov&rsquo;&egrave; vivo il mio sogno:
quel sogno che fa un uomo
che nel vuoto del mondo ha perso il nome.
E sta tra le scatole rimaste
e le zucche e i pomodori della terra
oramai marci e schiacciati &ndash; l&rsquo;autocisterna
che dell&rsquo;acqua fa un vapore.
&nbsp;
Certe donne all&rsquo;ora del pranzo
dietro il bancone e la calca mettono un tavolo.
Hanno poche parole e coltelli.
La frutta la mangiano al sole se c&rsquo;&egrave;.
Nella citt&agrave; dov&rsquo;&egrave; morto Pavese,
dove Pavese s&rsquo;&egrave; tolto la vita.
&nbsp;
Anche oggi il baccano &egrave; finito e si parla
al passato. Di tutte le parole
possibili ho in bocca una sola.
Non dico niente io dico
sono solo una cosa.
&nbsp;
*
&nbsp;
Un pomeriggio alla Fondazione
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Si vedono giovani cos&igrave;: che hanno l&rsquo;aria di leoni&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; che misurano su e gi&ugrave; la loro gabbia.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ennio Flaiano
&nbsp;
&nbsp;
Appoggiati alla ringhiera come solo
quattro uomini giovani sanno: con le braccia
a penzoloni, ognuno lo sguardo
per un punto suo lontano e fermo.
L&rsquo;ora di qualche angelo buono
certe lenzuola del cortile guardando
agitarsi al primo vento, una finestra
richiusa per la mano di nessuno.
&nbsp;
In fila come in una foto:
chi ci vedesse dal balcone di fronte
l&rsquo;uno dall&rsquo;altro non potrebbe riconoscerci.
Ma nessuno sa dirselo agli occhi.
Parlando o tacendo prende forma
la propria splendida distrazione.
&nbsp;
Non vogliono silenzio i polsi e le mani.
C&rsquo;&egrave; chi fendendo l&rsquo;aria disegna una nuvola
tra le nuvole che in cielo vanno gi&agrave;.
Il parapetto arriva appena alla vita,
scricchiola, sembra voler cedere
di piombo per il peso dell&rsquo;et&agrave;.
&nbsp;
Se dovessimo venire gi&ugrave;
d&rsquo;un colpo tutti insieme, come un ramo
che si spezza per la neve,
se i nostri gomiti perdessero
l&rsquo;ultimo appoggio, un poco
mi verrebbe da sorridere, cadendo.
&nbsp;
*
&nbsp;
Le mie vie vuote
&nbsp;
&nbsp;
Camminare la lunga via Di Nanni intera.
Con le mani alla gola aspettare la sera
lo sparo poi l&rsquo;eco &ndash; va&rsquo;, per te l&rsquo;ho pregato&hellip;
Ma &egrave; solo l&rsquo;ombra di anno da poco&hellip;
&nbsp;
Ancora non ci sono finestre.
Il trambusto dei piatti &egrave; in privato.
Ogni luce &egrave; un tinello che geme.
&nbsp;
Seduto al tavolo di legno &ndash; sono tre
il giornale gi&agrave; vecchio e piegato
la cassa le foto le bottiglie di amaro&hellip;
&Egrave; il bar di via Frejus, l&rsquo;unico aperto
ma non l&rsquo;ha scelto lui di stare in poesia
con l&rsquo;insegna rossa CAFFE. &Egrave; storta
e manca l&rsquo;accento non c&rsquo;&egrave;.
&nbsp;
Quando tutto far&agrave; silenzio
neppure ci sar&ograve;. Quando la linea
56 sbarrato andr&agrave; vuota la via.
Con tutte le luci e le facce.
I lampioni non sono mai spenti e gli androni
e a passare si trema.
Con quest&rsquo;odore inizia forse la primavera.
Alle spalle sferraglia l&rsquo;ultimo tram.
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
da Versi per il mese di luglio
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
Le cose che ho dimenticato
clandestinamente abitano
il mio cervello.
Stanno come i sassi neri
d&rsquo;un arcipelago vulcanico:
una presenza che neppure conosco.
Seduto a un albero penso a mio fratello
mai concepito, mai venuto al mondo.
&nbsp;
*
&nbsp;
Passa il mese quasi nei calzoni da stirare
nella cesta delle asole strappate alcune
nuvole di stoffa, adesivi brillantini
un filo se l&rsquo;anta si spalanca d&rsquo;aria.
Funi, ingranaggi, vasi di fiori
bussano le porte al pianerottolo
di marmo. Il pulsante di rimando &egrave; in stato
guasto. Un bambino si &egrave; affacciato al terzo piano
sulla tromba delle scale.
Sento i vicini andati al mare
frutta nera, sottilette da scartare.
&nbsp;
*
&nbsp;
Immaginiamo se tra due consonanti
abitasse l&rsquo;angelo d&rsquo;un cane.
Se tra due strofe di poesia
scorresse una lingua di mare.
Non si farebbe poi molta fatica.
Ecco la lampada abat-jour, l&rsquo;ombra che sfila
lenta. Ma non posso far la pace
con ci&ograve; che scrivo.
Da sempre vivo nell&rsquo;indecisione
che sta tra le cose e il loro nome.
&nbsp;
*
&nbsp;
Prende il giorno alle spalle con le unghie
salta il fosso dei balconi a mozze grida.
Pensilina &egrave; questo aspettare il tram
tirando un sospiro sbuffo al traffico.
Tetti d&rsquo;altri tetti la citt&agrave;, incendi
lontani di sirene. Come pu&ograve;
dire la parola su una nuvola
continentale? Nella voce
d&rsquo;una donna che passa il mare.
&nbsp;
Luci rotte, ventitre luglio sempre.
&nbsp;
*
&nbsp;
Scrivo una poesia con la mano
sinistra: per poi portarne i segni
di fatica. Arrivando in fondo ad ogni
verso proteso come su un traguardo.
E non so questo foglio da dove
provenga, n&eacute; quali pieghe prender&agrave;
una volta sollevata la penna.
&nbsp;
*
&nbsp;
Accade davvero che il vecchio
professore di filosofia m&rsquo;incroci
sul ponte e non mi degni d&rsquo;un saluto.
Lui e la sua barba e la sua camminata
passa come tra i banchi passava.
&nbsp;
Ci sono cose di cui taccio: spazi
bianchi tra le lettere, corridoi
rettilinei attraverso le frasi.
Puntini da unire come nelle
rubriche di enigmistica. Ci sono cose
di cui taccio: e di queste parlo.
&nbsp;
*
&nbsp;
Oggi e qui, con questo peso, questa
pressione sanguigna, questa circonferenza
cranica, io solo sono: la verit&agrave;
fatta carne. Posso sentire
l&rsquo;acqua di cui sono composto inondarmi
le orecchie, e per i canali della fronte
scorrere, schizzare
invadere i bulbi oculari. Ma la mia voce
rimane. In ogni istante
pu&ograve; calare la mia ombra sull&rsquo;abisso.
&nbsp;
*
&nbsp;
Con disciplina prolungo l&rsquo;istante
della calata del sonno.
&Egrave; il momento dell&rsquo;imprevisto,
del filo tenue sopra l&rsquo;arco.
Io solo esisto all&rsquo;infuori di me.
&Egrave; incredibile pensare come
senza la dovuta resistenza
ogni cosa verrebbe attratta al centro del mare.
&nbsp;
*
&nbsp;
Lentamente ho costeggiato il mio luogo
di partenza, cos&igrave; a lungo
da vederlo cambiare: come il tratto
sempre pi&ugrave; denso d&rsquo;una matita
che disegni l&rsquo;ombra
d&rsquo;una matita. Allontanando le mani i pochi segni
erano passi di una rotta per l&rsquo;intorno.
A questo strano modo ho fatto la scoperta
di non essermi ripetuto mai.
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
Raimondo Iemma &egrave; nato a Torino nel 1982. Nel 2005 ha vinto il premio Sandro Penna (Ultime questioni aperte, Edizioni della Meridiana, Firenze 2006) e nel 2006 il premio Fabrizio De Andr&egrave;. Nel 2007 ha pubblicato la raccolta di poesie luglio, inaugurando la collana Festival di Lampi di stampa.</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/Massimo73" >Massimo73</a> | <a href="http://liberinversi.splinder.com/post/17395262/RAIMONDO+IEMMA+-+LUGLIO#comment" >Commenti (21)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[CHIARA DAINO – LAMA AL CUORE]]></title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://liberinversi.splinder.com/post/17315209/CHIARA+DAINO+%E2%80%93+LAMA+AL+CUORE" />
    <id>http://liberinversi.splinder.com/post/17315209/CHIARA+DAINO+%E2%80%93+LAMA+AL+CUORE</id>
    <published>2008-06-01T09:14:11+02:00</published>
    <updated>2008-06-01T09:14:11+02:00</updated>
    <author>
      <name>Massimo73</name>
      <uri>http://liberinversi.splinder.com</uri>
    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>[da Lupus Metallorum]
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
lama al cuore<a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
crea un rogo lontano mille miglia: 
sia luce per la lunga via &ndash; indice 
che segni la mia strada: verso casa.

cavalco una cometa. la mia scia resta 
con forza. di pietra. il silenzio &ndash; pesa.

sfido il mondo e prendo tutto &ndash; quanto
pu&ograve; dirsi: dono. alle volte il cuore cede
&nbsp;
nato per porre piede controvento 
nato per le note: l&rsquo;eco del mio nome&hellip; 
e non importa mai &ndash; dove &ndash;, sono nato
per restare. da solo 


&nbsp;


sopporta! e contesta!
&nbsp;
vivi la via: &laquo;solo sentire&raquo;
sempre una sfida. un&rsquo;altra.
per me: la morte non porta paura
&nbsp;
sostieni! e contrasta!
&nbsp;
voce &ndash; per dire: il provato
chi &egrave; nato col cuore in forgia
di ferro puro &ndash;&nbsp; non corrotto

brucia il ponte alle tue spalle
non cedere &ndash; spazio alla fuga
la rotta verso casa &egrave; a senso unico

chi deride, chi affolla il varco
e si taglia la gola, l&rsquo;un l&rsquo;altro, 
come neve sciolta &ndash; sfuma

ai loro occhi saremo sorti
noi: con le pupille in fiamme! 
e allora: chine le loro teste 
vili e deposti i loro cuori
&nbsp;
noi &ndash; a ridere &ndash; dei loro scudi 
di sensi. loro a cedere &ndash; a carponi.
e sar&agrave; chiaro per tutti. sar&agrave; chiaro:
questi cuori: sono stati. fusi e saldi:
Metallo. Troppo duro da spezzare

Troppo duro per essere &ndash; stretto
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
Dei Cancelli del Cimitero<a title="" style="mso-footnote-id: ftn2" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>
&nbsp;
Reverendo, si tratta di &ndash; reverendo &ndash; 
una sorta di congiura? &egrave;: posto in croce.
&egrave;: privo di peccati. tu, ai miei piedi
fissi una figura. &egrave;: alla mia vita
che prospetti? tutto. sembra. &egrave; a tal punto:
senza realt&agrave;! sono l&rsquo;umano &ndash; chi 
non pu&ograve; avvertire questo mondo: &egrave;

perso nelle mani della mia miseria.

rivolto verso di me, il reverendo:
nessuna, non una lacrima sul suo viso.
non era nuova la scena vista &ndash; per lui&hellip;
per cui non lo pregai di darmi perch&eacute;
sar&agrave; presente il ricordo: l&rsquo;amore

giuro &ndash; di anime. le nostre a sigillo.

osservo ora: precipita pioggia. fitta.
la mia mente punta l&rsquo;occhio &ndash; &egrave;: solo.
solo sul tuo viso, ora, posso vedere:
hai rubato il mio meglio &ndash; credo &ndash; gli anni
pi&ugrave; vivi. e spreco e scempio ne feci

come nuova &ndash; furia felice &ndash; a fondo. 
&nbsp;
cos&igrave; fu: quando l&rsquo;amore mut&ograve; in rabbia
quando lei mor&igrave;. &egrave;: quando io non piansi
la mia fiera intima radice non diede 
il permesso: mi hai lasciato &ndash; met&agrave;
incompleta. i ricordi si ripetono

credi quando dico: trover&ograve; la chiave 
per aprire la mia porta. e sar&ograve; oltre:
il varco &ndash; dei cancelli del cimitero.

le volte. quelle nel quando sono solo
ad alta voce: rimetto la domanda.
&egrave;: se tu mi vegli &ndash; dal deserto dove

devo dare una svolta alla mia strada.
non posso vivere al passato &ndash; libera 
la mia anima! mi tocca, in estremo

dopo tutto il tempo di anni tesi
da solo, non uno accanto, non una prova

non mi curavo: n&eacute; cercare il mondo 
n&eacute; farlo mio. cos&igrave;. quando lei mor&igrave;
avrei dovuto: lacrime &ndash; per calmare
il dolore: mi hai lasciato &ndash; met&agrave;
incompleta. i ricordi si ripetono
&nbsp;
&nbsp;
noi siamo stati. come eravamo: cos&igrave;
la scommessa: salvare la mia anima
&egrave; vana &ndash; adesso&nbsp; &ndash; anche la mia attesa
&nbsp;
&nbsp;
credi quando dico: trover&ograve; la chiave 
per aprire la mia porta. e sar&ograve; oltre:
al di l&agrave; &ndash; dai cancelli del cimitero
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 
&nbsp;
&nbsp;
al modo di me<a title="" style="mso-footnote-id: ftn3" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>
&nbsp;
Non ditemi cosa implica dirmi come scrivere Non ditemi come si domina il duello in corso Non &egrave; la di voi vita Non &egrave; un diritto di seconda persona Predare la parte sola che &egrave; la Mia

Provato per troppo tempo &Egrave; oltre le vostre prese di palpebra Non tentate la lettura con il vuoto di Righe Le rifinite in chiaro Mai sciogliere la stretta dei tuoi credo

Si studia lo stato dal di fuori Si sente al grado pi&ugrave; grave Guardo fuori dalla finestra sono fuori Si vive come chi vive all&rsquo;ultimo stadio Di prove per rendere il giusto a voi A fondo resta e vi sfida

Per chi pu&ograve; capire stendo la mano Domando al dubbio, e mi colga per come precipito Non vivo ai di voi comandi, io sa dove io si trova Non voglio muta essere creta al vostro, abiti aperti al nudo mio, al modo di me
&nbsp;
Ancora di Corsa in salita si Nuota contro la normale Vorrei non sentire che io &egrave; cos&igrave; Fottutamente in grata Perso in mare di mediocri

&laquo;Vola basso Pensi troppo Dove il tuo doppio?&raquo; Non potete provare il Mio stile di Gioco N&eacute; dirmi come dire che voi siete il solo mio faro chiuso


Ho cremato le mie corde &ndash; sulle cifre di bronzo &ndash; le Ragioni Aperte a rovescio Per voi
&nbsp;
&nbsp;
[da S&agrave;rxophone]
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
teco non teco<a title="" style="mso-footnote-id: ftn4" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>

&nbsp;
&nbsp;

di taglio, di pietra: il tuo piglio 
fissa la spina, nel torto fianco

io desidero te: attendo che&hellip;

colpo di mano: curva del fato
in ferma sul letto di chiodi
&egrave; la stasi &ndash; stare senza te
&nbsp;
[teco non teco]
&nbsp;
per l&rsquo;occhio che precipita
alla riva &ndash; si arriva insieme 

tutto il tuo hai teso; 
io pretendo di pi&ugrave;
&nbsp;
ne voglio ancora
rimango in attesa&nbsp;


[teco non teco]
escludo essere 
[teco non teco]

e tu, &egrave; tutto: distante, destini
&nbsp;
le mie mani giunte, legate&hellip;
corpo contuso, pelle piena,
livida &ndash; mi prende mi lascia 
con la vittoria nulla
il niente a perdere

e tu, &egrave; tutto: distante, destini
&nbsp;
[teco non teco]
essere escluso


&AElig;nema <a title="" style="mso-footnote-id: ftn5" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a>
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
chi dice &egrave; la fine &egrave; vicina
chi dice prossima l&rsquo;apocalisse 
sono sicuro: saremo l&igrave; &ndash; spero
se si pu&ograve;, potrei non prendere parte

alla pianta di cazzate &ndash; l&rsquo;arena
sempre: spettacolo dei singolari
&nbsp;
&egrave; qui &egrave; in questo fottuto buco 
detto da noi LA, l&rsquo;UNICA maniera 
che ripara &egrave; rifiutare:tutto rifiuto
rifiutare &ndash; tutto! &ndash; tutto &ndash; rifiuto
&nbsp;
ogni fottuta era
ogni fottuta ora
impara a nuotare
&nbsp;
nella sabbia rossa
ti vedr&ograve; affondare
&nbsp;
trito per il tuo specchio
liso per il tuo latte 
greche per il tuo trucco
roso &ndash; al tuo processo 
dal tuo prozac &ndash; corroso

fregia il tuo pilota 
corrotto per contratto 
per i tuoi l&rsquo;auto l&rsquo;usura


Chi dice la cometa cadr&agrave; dal cielo
porta pioggia con s&eacute;: mete/o/riti
poi le onde di marea. sono seguite
da linee di faglia che non possono 
&nbsp;
attendere ancora. 
&nbsp;
&nbsp;
Fenomeni per seguiti da mille,
un milione di stronzi sbalorditi.


Stupide stronzate, banale merda

infetta: dal faro forte distratti
ho una proposta per tenervi tutti 
occupati:imparare a nuotare.

Mamma ripara tutto 
presto. mamma scesa
per rimettere tutto 
&egrave; il posto, il modo
&egrave; come: si dovrebbe.

impara a nuotare!

Affanculo l&rsquo;ultimo 
guru che ti predica
[fanculo l&rsquo;ultima ora!]
a &ndash; fare &ndash; in - culo tutti i suoi cloni
Affanculo &ndash; tutti i giochi di guerra:
aggiornano aspiranti assassini.

impara a nuotare!

Si fotta tutta la roba retr&ograve;.
Si fottano tutti &ndash; i tuoi tatuaggi.
Fanculo a tutti voi &ndash; tossicomani 
la vostra memoria corta; si fotta!

impara a nuotare!

Fanculo a quelle strette di mano 
dietro al sorriso: segreto sperare&hellip;
si fottano: queste - le disastrate
interpreti insicure; affanculo!

impara a nuotare!

Che prego per la pioggia
per l&rsquo;onda: nubifragio!

Voglio vedere: un trito di terra.
Voglio vederla: affondare. sotto

si prega. S&igrave;, mamma ti prego: monda
voglio vederlo diretto &ndash; diritto 
e dentro &ndash; lo voglio vedere: sotto 
terra. vederti rifiutare tutto&hellip;

&egrave; tempo. si deve farlo: crollare 
ancora. non dirmi: un pessimista
e basta. prova e leggi. tra le righe.

non capisco: perch&eacute; tu non vuoi dire
benvenuto &ndash; nuovo evo, amico mio.

Voglio vederlo venire &ndash; vederlo 
piovere pieno. a terra &ndash; in gola 
succhiarlo. lavare via &ndash; i rifiuti.



&nbsp;


&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
[da Lamer]
&nbsp;
&nbsp;




&nbsp;
e ora? dove sono le mie piccole cose?
&nbsp;
io ho perso. le mie piccole cose. tutte.
i volti appesi al sughero sottile
i fogli sospesi al bacio &ndash; di una calamita
&nbsp;
come mi chiamavi e tutti i nomi che ero
i miei rumori: la lamina [argento]
&nbsp;
tata turchina: la magia era chiara
c&rsquo;era una volta per me &ndash; un cielo 
pieno. nella fossa ho solo appunti
e cocci sparsi: fumo di tutto
&nbsp;
&nbsp;&ndash; quello che ho perso
&nbsp;
la salute, il peso, lo smalto
che ho perso. i figli che ho perso.
che verso. un altro caff&egrave;: amaro
[sostiene &ndash; non voglio riposo,
non c&rsquo;&egrave; riparo, solo ricordo&hellip;]
&nbsp;
le mie torri di libri, i miei angeli a schiera
le rosse a tributo [le serate, le scene] 
secche e d&igrave;spari, sempre &ndash; e diari
e pagine messe, e magie perse
[cinta di candele: coro di luci]
vicoli misti: pelle e pietre.
&nbsp;
le mie piccole cose erano troppe.
ti ho lasciato. e nuda di tutto vedo
marcire &ndash; il cuore che ho perso.
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
Chiara Daino &egrave; nata a Genova il 5 marzo 1981. E&rsquo; attrice e autrice. Tra le sue pubblicazioni: Lul&ugrave; (drammaturgia, in Rac-Corti, Perrone Editore, 2007), La Merca (romanzo, Fara 2006), Permis de traduir (commedia, in Animaelegentes, Cantarena, 2006), inversiOn (traduzioni da Massimo Sannelli, Dusie, 2007). &Egrave; presente nell&rsquo;antologia Genovainedita (Galata, 2007). Tra gli spettacoli: Il baule di Viv (one woman act, per i testi di Massimo Morasso), Su un Io Colonna (one woman act, per le poesie di Emily Dickinson), 11.30 non ho preso l&rsquo;Optalidon (cut-up da Pasolini e altri, in Pagine Corsare, 2007). Cura in esclusiva per Kinematrix lo spazio Al Moulin Rouge (on-line). E&rsquo; anche traduttrice e&nbsp; songwriter.
&nbsp;



<a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Heart of Steel, Manowar


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn2" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Cemetery Gates, Pantera


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn3" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> As I Am, Dream Theater


<a title="" style="mso-footnote-id: ftn4" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> With Or Without You, U2



<a title="" style="mso-footnote-id: ftn5" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> &AElig;nema, Tool

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    <title type="html"><![CDATA[MASSIMO SANNELLI – CINQUE PEZZI FACILI]]></title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://liberinversi.splinder.com/post/17232235/MASSIMO+SANNELLI+%E2%80%93+CINQUE+PE" />
    <id>http://liberinversi.splinder.com/post/17232235/MASSIMO+SANNELLI+%E2%80%93+CINQUE+PE</id>
    <published>2008-05-25T10:41:00+02:00</published>
    <updated>2008-05-25T10:41:00+02:00</updated>
    <author>
      <name>Massimo73</name>
      <uri>http://liberinversi.splinder.com</uri>
    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>1.
Chi ha nostalgia dell&rsquo;acqua? L&rsquo;acqua &egrave; tanta. Neanche il Cristo dipinto, il volto di agnello biondo e mansueto, &laquo;&egrave; dell&rsquo;Allegri&raquo;; eppure sembra bello. Siamo stati a Correggio per Tondelli. E perch&eacute; non sono solo? Perch&eacute;? Indovina. Gi&agrave; volevo esserlo, ma arrivano due uomini. Non &egrave; bello ripetere che Vicky godeva, che Vicky ha goduto molto. E quanto era solo, Vicky? Ar&igrave;n buc&igrave;n, dunque &ndash; con tutto quello, pura filastrocca emiliana, che segue. Poi si parler&agrave; d&rsquo;altro, ancora, in pura finzione.
In questi segni c&rsquo;&egrave; troppa personalit&agrave;. La videoscrittura li elimina in un soffio, copiando: non sono belli i segni graffiati su una carta, in treno, e quasi massacrata la carta. Ho studiato e guardato. Ma non studio e non guardo pi&ugrave;. Tanto lavoro &egrave; stato contorto, troppo. La sorella inizia un percorso alto, alta. Il fratello, che &egrave; scrittore, rientra in una sua condizione e la lascia &ndash; libera. Questi figli, i figli, crescono e si inoltrano. Di notte ha pianto, disperatamente, e non pensava al dolore del mondo. Pensava ad un uomo composto, che entra e mangia cioccolato a chili, di notte, come un ladro che veglia. Quello si &egrave; reso brutto mangiando, e rovina i vestiti buoni. Ha pianto, perch&eacute; si riconosce nella caricatura, brutto: cos&igrave; manger&ograve; per essere visto, e non goderne; e voglio che uno arrivi, e dica &laquo;ti perd&ograve;no&raquo;, &laquo;sei libero&raquo;. Nel film avviene, quando l&rsquo;uomo &egrave; rialzato presto. Al mattino telefona qualcuno, ride, porta il bene al fratello. Ora scherza su una volont&agrave; di sparire a cui &ndash; forse &ndash; non si d&agrave; pi&ugrave; peso, giustamente. Dopo i segni, desidero l&rsquo;affetto: cio&egrave; il loro silenzio. Il fine &egrave; lieto. Ho piet&agrave; di Tondelli, di cui si parla: come si usa un vessillo, per dire &laquo;non &egrave; tuo, &egrave; mio&raquo;.
&nbsp;

&nbsp;
2.
Al suo orecchio la parola non &egrave; pi&ugrave; una serie di lettere. Ora la lingua si muove per se stessa. Scrive, e ha l&rsquo;impressione che sbagliare una parola, un suono, un ritmo, porti dolore ad altri. Non dubita che dall&rsquo;altra parte del mondo qualcuno morir&agrave;, &laquo;con funebri lamenti&raquo;, se sbaglia una parola. Sulla tastiera, per una lettera imprecisa, cancella l&rsquo;intera frase, anche pi&ugrave; volte. Pronuncia poco i nomi propri, anche quello della donna che ama, perch&eacute; il nome &egrave; sacro. Ha quasi paura della parola mamma, troppo morbida per quella potenza; ses yeux sono sempre presenti, al primo posto; un raggio. Chiama STELLA chi gli ha aperto la fronte larga e il cuore gi&agrave; fermo. Tutto &egrave; ripreso e tutto lo interessa. Parla per appunti e aforismi, come pu&ograve;. 
&nbsp;
Esce da un Purgatorio troppo lungo, veramente esce. In un momento in cui gli &egrave; chiaro che una fase &ndash; anche poetica, anche critica &ndash; &egrave; chiusa, scrive: la parola non &egrave; pi&ugrave; una serie di lettere o l&rsquo;evocazione di una cosa; torna alla rivelazione che sta sopra. A chi sa questo &laquo;occorre tacere / segnando forte le labbra&raquo;. E tra un istante potrebbe essere morto, scivolato nell&rsquo;ansia o abbracciato forte da lei, e scomparso in lei, e lei in lui. Questo vuol dire &laquo;rimanere / acquietati a lungo&raquo;. Desidera questa QUIETE in tutti i modi, e i viaggi, frequenti, e le performances non ne sono la contraddizione. Ecco l&rsquo;occhiata tranquilla, che lo guarda: ne &egrave; guardato, gli piace (&egrave; quel riflesso marrone, chiaro, negli occhi che lo guardano). 
&nbsp;
Se la non-ragione gli permette di credere alla parola sacra, ogni parola &egrave; un&rsquo;icona. Venera la poesia. Si &egrave; reso conto che la sua poesia &egrave; teatrale: uno si oppone all&rsquo;altro, oppure lo adora, oppure lo uccide o ne &egrave; ucciso, o lo salva o ne viene salvato. E l&rsquo;ucciso si riprende, e il persecutore ritrova la carit&agrave;. L&rsquo;uno diventa l&rsquo;altro, e l&rsquo;altro si fonde nel primo: non c&rsquo;&egrave; differenza. &laquo;voce mangia voce&raquo;, ch&eacute; nell&rsquo;isolamento &ndash; in un silenzio pieno, che &egrave; suo, solo &ndash; vuole che la voce sia velata: nella mente, sempre, dove avvengono soprattutto questi rapporti.
&nbsp;
Nei momenti pi&ugrave; atroci, e sono molti, il &laquo;fondo dell&rsquo;anima&raquo; &egrave; intatto e calmo. La sua casa &egrave; troppo radicata in lui, e i suoi libri e l&rsquo;affetto ricevuto, e dato; pu&ograve; sopportare COSE dure, e dure perch&eacute; sono COSE, non idee. Non crede alle idee. Non gli serve niente. 
&nbsp;
&laquo;in questa mano &egrave; calore&raquo;, perci&ograve; ha voluto baciarla, e la mano non si &egrave; negata. Il discorso cambia. Tu ti imponi anche una forma con limiti, e li trovi belli. Parli del sonetto e del madrigale; in versi chiusissimi &ndash; o in una metrica mentale che non si descriver&agrave;, ma &egrave; ritmo, buono -, in versi chiusi, arriva una decisione. Poi la scena muta, ed ecco altri spettacoli. Passi da INVERNO ad ESTATE. Chi crede che la vita nasca da quelle morte ceneri non ha timore. Anche la tua arte corre senza piedi, vola senza ali, salta.
&nbsp;
3.
Tutto il giorno &egrave; durato un richiamo di CHIARE LETTERE: vieni. torna. corri. E non vieni? e non torni? Corri. Dalla prima Pasqua in poi, e dopo, questa operazione di atti luminosi dolorosi &ndash; e tu non sei san Sebastiano? (no, ma piace); e l&rsquo;anima &egrave; posta su una piazza, non sono stati presi amici nuovi (e l&rsquo;amicizia non si conquista) &ndash; e la madre ha visto chiese nuove e la Galleria coperta, in pieno centro; si &egrave; emozionata contrastata &ndash; finisce, finisce l&rsquo;anno; e certamente l&rsquo;aria &egrave; ancora sottoposta a tagli; scoppi di piccole cariche, televisioni in cui si canta e mangia; e veramente &egrave; stato sgozzato quel montone? veramente &egrave; stato &ndash; fatto? lo stato di prima torna, sinceramente. e solo pochi giorni dopo, pochissimi dopo la novelletta di Correggio, lo scritto sembra debole: di nuovo sottomesso ad una dolcezza di confidenza, che in realt&agrave; &egrave; pietismo, commiserazione di s&eacute;&hellip; Non &egrave; bello, ma pessimo. Non veramente si invocava un aiuto? Veramente, s&igrave;, s&igrave; &ndash; ma troppo cambia da un giorno all&rsquo;altro, e di pi&ugrave; di settimana in settimana; accade che una ragione di vita non sia pi&ugrave; causa di nulla, e non sia pi&ugrave; natura, pi&ugrave; niente. E in questo, l&rsquo;anno 2006 finisce: nel quale la prosa &egrave; nata, pi&ugrave; facilmente della poesia. Era l&rsquo;errore, ma molto pi&ugrave; bello del vero, quando &egrave; in bocca di altri. Non reagisci, n&eacute; reagirai, a nessuna provocazione: se il cuore scoppier&agrave;, allora meraviglie, molte. 
Tra meno di dieci, quindici ore, bisogna considerare scandito, e finito in ogni modo, il tempo incerto; ti sei visto tanto solo&hellip;, e ti sei visto&hellip; con l&rsquo;ossessione di ripetere, ex corde: e questo non &egrave; bello, e questo non &egrave; buono &ndash; questa mania si immiserisce, di giorno in giorno: per sua bruttezza no, ma per sua vanit&agrave; pratica: non serve. Di questo, in pratica, basta, basta. Anche io &ndash; e con &laquo;io voglio&raquo;, fortissimo; e questa notte, in cui &egrave; fatto &ndash; e fatto, fatto &ndash; il lavoro, non &egrave; pi&ugrave;, non &egrave; un problema: n&eacute; per madre di figlio, n&eacute; per figlio di madre. Di quest&rsquo;ultimo &egrave; scritto, fatto, detto, impedito, non impedito e imposto.
&nbsp;
4.
&egrave; difficile pensare gli agi ozi, come sono fatti, come &ndash; e dove andare, dove riparare, no? mai? Io credo manchi poco &ndash; lo so &ndash; ad una cosa migliore moderna. il suo nome antico &egrave; Beatrice; che non significa e offende; ora io credo NON SIA una persona; una persona, no; non si tratta di amore; e questo stato non mi &egrave; aggiunto, ma mi user&agrave; [prender&agrave;, rapir&agrave;], tutto del tutto, tutto in tutto, come niente &egrave; separato da tutto. Il resto. L&rsquo;evidenza. E io credo questo. e credo al santo; credo al buono; credo alla lentezza, che si complica, in questi ritmi piccoli; chi sei, per dirlo? Quello che sono. E ancora: una volta ero a Firenze. Quando ero a Firenze non morivo: solo di noia, sui belli studi. e amavo giovani; e morivi? &ndash; domanda. Io no. Ma il verde molto, affermazione del verde, e il verde forte ovunque, forte, fortissimo &ndash; in certe mattine rare la nebbia, strana, in periferia, sulla collina presso l&rsquo;autostrada &ndash; quello ti piaceva; quello, verde, che recuperavi gettato, sudicio, nei rifiuti; da l&igrave; ogni cosa buona, non accettata da altri, a te carissima, a te pi&ugrave; che cara. l&rsquo;Italia si allarga e lunga: in una piazza, Alessandro, in questa piazza vuota, di notte [io ho la bocca in fiamme, sto male, non voglio parlare uscire, dalla macchina, sto male, ascolto tremo] &ndash; A. parla di poesia: &ldquo;io mi maledico!&rdquo;. Dice. O la mia ex compagna non capisce; io dico. Non ride la sua parola; non rido io, quello che registra: che preparo il terreno, come posso voglio.
&nbsp;
5.
facilmente si pu&ograve; concepire capire: prima sono cinquanta anni, o cinquantuno, poi trentaquattro, poi dieci, poi venti; tra una cosa e un&rsquo;altra. questa salute [che aspetta la salute] vuole una casa, e che la casa sia bella. che sia in uno spazio felice [l&rsquo;occhio vede, l&rsquo;orecchio sente]. chi sa ancora fingere? e gli altri impedivano con forza. e se gli altri decadono? se muoiono? i vivi li sostituiscono. le quattro mura o cinte sono molto solide, in realt&agrave; e in sogno, e ripulite e rasate, bianche come il nuovo, ma sono antiche. chi parla della casa non sfiora l&rsquo;egoismo, e non lo conosce. veramente esistono le stanze, comprate con fatica, fresche e altissime: ci&ograve; che si offre ad una sposa &laquo;donna piacente&raquo; ai figli di &laquo;dolce intelletto&raquo; ai compagni della troupe du roi [infine l&rsquo;idea del teatro &ndash; il cui signore &egrave; re &ndash; non &egrave; mai assente, n&eacute; trascurata n&eacute; tiepida]
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
Massimo Sannelli &egrave; nato nel 1973. Vive e lavora a Genova. I suoi ultimi libri sono Philologia Pauli. Il corpo e le ceneri di Pasolini (Fara, Rimini 2006, con uno scritto di Gian Ruggero Manzoni), Lo schermo (Feaci, 2006, e-book), Animaelegentes (teatro, in collaborazione con Chiara Daino: Cantarena, Genova 2006), le traduzioni di Emily Dickinson, Su un Io colonna (Cantarena, Genova 2006; seconda edizione, corretta e ampliata: La Camera Verde, Roma 2007) e di Eriz Such&egrave;re, Fissa, desola in inverno (Cantarena, Genova 2007). In corso di pubblicazione la raccolta di poesie Nome, nome (Il crocicchio, Bologna 2007, con uno scritto di Marina Pizzi). Sul suo lavoro: <a href="http://www.massimosannelli.splinder.com/">www.massimosannelli.splinder.com</a></p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/Massimo73" >Massimo73</a> | <a href="http://liberinversi.splinder.com/post/17232235/MASSIMO+SANNELLI+%E2%80%93+CINQUE+PE#comment" >Commenti (23)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[RICORDO DI PAOLA FEBBRARO]]></title>
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    <published>2008-05-23T19:53:26+02:00</published>
    <updated>2008-05-23T19:53:26+02:00</updated>
    <author>
      <name>Massimo73</name>
      <uri>http://liberinversi.splinder.com</uri>
    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>SETTEMBRE
&nbsp;
e l'intensit&agrave; di cui sono piena scende piano ed io
lascio che salga dalla pianta dei piedi questa liberazione
&nbsp;
&egrave; come se il tempo entrasse cos&igrave; dentro il mio corpo
e cos&igrave; cammino respirando ogni lento passo dei miei piedi
&nbsp;
e questa stanchezza mi fa occhi limpidi come acqua dalle montagne e
c'&egrave; dentro di me una sorgente forte che non sta bruciando
ed &egrave; cos&igrave; ricca di minerali
&nbsp;
io 
ho 
sapore
Da La rivoluzione &egrave; solo della terra, Manni, Lecce 2002
*
a volte
&egrave; nebbia mattutina la mia morte
&nbsp;
il corpo che si allaga e si confonde
sulla linea d'orizzonte
&nbsp;
18 aprile 1997
Da a fratello stefano (La Volpe e L&rsquo;Uva, Bologna 2000)
Poesie di Paola Febbraro apparse su LiberInVersi del 22 Febbraio 2006</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/Massimo73" >Massimo73</a> | <a href="http://liberinversi.splinder.com/post/17218280/RICORDO+DI+PAOLA+FEBBRARO#comment" >Commenti (5)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[ARNAU PONS - SOLOMBRA MENAZADA]]></title>
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    <published>2008-05-18T10:29:33+02:00</published>
    <updated>2008-05-18T10:29:33+02:00</updated>
    <author>
      <name>Massimo73</name>
      <uri>http://liberinversi.splinder.com</uri>
    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>Traduzione in versione preliminare&nbsp; a cura di Alessandra Palmigiano
&nbsp;
&nbsp;
OMBRA MINACCIATA
&nbsp;
&nbsp;
*
ruvya tyerra en los tus ojos
en los tus ojos kansados
de tanto
podjo
&nbsp;
kansados
de tanta l&aacute;grima akojida
kon el djarro roto de mi ser
ke no se kaya
&nbsp;
dolyente yoras
el ayre
de la tu boka konortada
&nbsp;
ma yoras t&uacute;
sin konorte
echando friyas guayas
&nbsp;
echando ahuera
la afondada espandidura
sin estreyas &mdash; las selozas
ni semyentes &mdash; sin entranyas
&nbsp;

&nbsp;
visyo de mi kupa &mdash; blanko yoro i ojos
&nbsp;
i el ayre sudado
kon ke yoras
de tanto podjo
&nbsp;
de tanto
burako dezyerto
&nbsp;
sin fondo &mdash; dizes
sin byervo
&nbsp;
para salvar yorando
esta shara &mdash; asendida
este firido polvo
&nbsp;
mi pyedra prove
mi devda
de tan poko mirar
de demazyado
bever
&nbsp;
-
&nbsp;
rossa terra nei tuoi occhi
nei tuoi occhi stanchi
di tanto
pozzo
&nbsp;
stanchi
di tanta lacrima raccolta
col boccale rotto della sete
mia, che non tace
&nbsp;
dolente piangi
il fiato
della tua bocca consolata
&nbsp;
ma piangi tu
inconsolabile
spargendo freddi sospiri
&nbsp;
spargendo
il fondo firmamento
senza stelle &mdash; le gelose
n&eacute; sementi &mdash; senza interiora
&nbsp;
vizio del mio calice &mdash; bianco pianto ed occhi
&nbsp;
e il fiato sudato
con cui piangi
di tanto pozzo
&nbsp;
di tanto
buco deserto
&nbsp;
senza fondo &mdash; dici
senza verbo
&nbsp;
per salvare piangendo
questa selva &mdash; in fiamme
questa polvere ferita
&nbsp;
mia pietra povera
mio debito
di troppo poco guardare
di troppo
bere
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
*
las tus manos
tijeras son
ke kortar&aacute;n eskuras
&nbsp;
la solombra menazada
&nbsp;
se arravyar&aacute; el diya
de no pueder
akuchiyarla
&nbsp;
-
&nbsp;
le tue mani
sono forbici 
che oscure taglieranno 
&nbsp;
l'ombra minacciata
&nbsp;
s'arrabbier&agrave; il giorno
di non potere
accoltellarla
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
*
kon almendra arrelumbrante
&nbsp;
una boz sekreta
at&aacute;n tremblante ke este vino
demudante vino
&nbsp;
lava el reskunyo
lava el ulvido
&nbsp;
noche de vino te agueka
kon almendra arrelumbrante
i te kanta i te agueka
loka noche del ulvido
&nbsp;
ande pasamos vaziyos
ande durmimos
sin esfuenyo ni lugar
&nbsp;
hazino yo del vino
i t&uacute; de este almendrar
i t&uacute; de este eskrivir
&nbsp;
-
&nbsp;
con mandorla risplendente
&nbsp;
una voce segreta
tremolante come questo vino
multiforme vino
&nbsp;
lava il graffio
lava l'oblio
&nbsp;
notte di vino ti svuota
con mandorla risplendente
e ti canta e ti svuota
folle notte dell'oblio
&nbsp;
dove passiamo vani
dove dormiamo
senza sonno n&eacute; luogo
&nbsp;
io malato del vino
e tu di questo farsi mandorla
e tu di questo scrivere
&nbsp;
&nbsp;
*
syento tu solombra
bolar
komo una flecha dublada
&nbsp;
ma no kaliya
&nbsp;
veyo tu balt&aacute;
alesharse de m&iacute;
kon su preto resplandor
&nbsp;
i no me keda nada m&aacute;s
a la ora orada
ke la tu sangre sodra
akorando mi angustya
&nbsp;
-
&nbsp;
sento la tua ombra
volare
come freccia piegata
&nbsp;
ma non occorreva
&nbsp;
vedo la tua ascia
allontanarsi
col suo fosco splendore
&nbsp;
e non mi resta altro
quando viene l'ora
che il tuo sangue sordo
stretto alla mia angoscia
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
*
la yave mos konta
k&oacute;mo ulvid&oacute; la kaza
&nbsp;
k&oacute;mo fors&oacute;
la resha
&nbsp;
avry&eacute;ndole una yaga
ke yen&oacute; kon su lokura
&nbsp;
para trokarse en klavo
&nbsp;
-
&nbsp;
la chiave racconta
come scord&ograve; la casa
&nbsp;
come forz&ograve;
la grata
&nbsp;
aprendole una piaga
che riemp&igrave; con la pazzia
&nbsp;
per farsi chiodo
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
*
kres&iacute;
fin aryentro
de m&iacute;
&nbsp;
kitando al mundo
los l&iacute;mitos
del muestro mundo
&nbsp;
-
&nbsp;
crebbi
fin dentro
di me
&nbsp;
togliendo al mondo
i limiti
del nostro mondo
&nbsp;
&nbsp;
*
en la timarana
favlando kon shifr&aacute;s
estava yo
sin siya &mdash; kontra la syega ventana
&nbsp;
la sola
lampar&aacute; de mi frente
latiya en eya &mdash; bushkando est&eacute;rila
akeya luz ke no tyene
akeya
desrepozada
kayentura &mdash; tu kayentura
&nbsp;
amuchiguado en un deliryo
de aluengas &mdash; de sanyas &mdash; estava yo
akostumbrado a mi espanto
i malogrando mi estreya
&nbsp;
por todo el amor pyedrido
kon shifr&aacute;s
kon m&aacute;kulas
&nbsp;
asperando a ojos
a ojos &mdash; ke aboltara tu aniyo
&nbsp;
-
&nbsp;
nel manicomio
parlando in cifre
stavo io
senza sedia &mdash; contro la finestra cieca
&nbsp;
la sola
lampada della fronte
le batteva dentro &mdash; cercando sterile
quella luce che non possiede
quella
smaniosa
febbre &mdash; la tua febbre
&nbsp;
moltiplicato in un delirio
di lingue &mdash; di ferocie &mdash; stavo io
abituato al mio sgomento
e sperperando la mia stella
&nbsp;
per tutto l'amore perduto
nelle cifre
nelle macchie
&nbsp;
cercando con gli
occhi &mdash; il ritorno del tuo anello
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
*
chatleado &mdash; me se fuye
el universo entero
&nbsp;
i enkolgado
&nbsp;
al paladar de kal
de akeyos
los tus syelos
bendigo
&nbsp;
tu fortaleza
&nbsp;
-
&nbsp;
scheggiato &mdash; mi sfugge
l'universo intero
&nbsp;
e sospeso
&nbsp;
al palato di calce 
di quei
tuoi cieli
benedico
&nbsp;
la tua forza
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
*
i vendr&aacute; la pokedad
a dizir ke no es trezoro
&nbsp;
i vendr&aacute; el plazer
a dizir ke no es plazer
&nbsp;
i vendr&aacute; el figo avyerto
a kantarmos kon su sangre
de as&uacute;kar manziyoza
&nbsp;
i vendr&aacute; la kavretika
a fyestar tu penya
&nbsp;
i los tus mushos namorados
s&uacute;ditos
sin korona
&nbsp;
vendr&aacute;n tamby&eacute;n
&nbsp;
i vendr&aacute; el estar endjuntos &mdash; debasho
el burako de la ora
&nbsp;
-
&nbsp;
e verr&agrave; la penuria
a dire che non &egrave; ricchezza
&nbsp;
e verr&agrave; il piacere
a dire che non &egrave; piacere
&nbsp;
e verr&agrave; il fico aperto
a cantarci col suo sangue
di zucchero lacrimoso
&nbsp;
e verr&agrave; la capretta
a festeggiare il tuo monte
&nbsp;
e le tue labbra innamorate
sudditi
senza corona
&nbsp;
verranno anche loro 
&nbsp;
e verr&agrave; lo stare insieme &mdash; sotto
il cavo dell'ora
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
*
yo el pan &mdash; yo
el espanto kotidyano de este pan
tuyo &mdash; sin modredura
&nbsp;
en kudyado a tus
eskosedades &mdash; en kudyado a la alforriya
asolada
de tu ayuno
&nbsp;
yo el pan
vinido de los granyonikos
de tu
shib&oacute;let degoyada &mdash; de tu
veluntad sin trajum&aacute;n
&nbsp;
yo el perro sin veluntad &mdash; ke te guadra
&nbsp;
i sin el kual
no puedes
empesar nada ni destruyir
nada
&nbsp;
t&uacute; el grito de mi perro
trasnochado
desde syempre
&nbsp;
sin trajum&aacute;n
&nbsp;
estrechados todos
los dos
komo la broderiya de un orfevro
ke apalpa el oro
arrepudyando
kada briyo
&nbsp;
yo en las tus dyentes
kuando se markan
en mi braso
&nbsp;
i t&uacute; en la lepra &mdash; kuando
avagarozo se alepra
mi pan &mdash; ke es tuyo
&nbsp;
vinido yo de tu
shib&oacute;let
&nbsp;
sin trajum&aacute;n
&nbsp;
-
&nbsp;
io il pane &mdash; io
lo sgomento quotidiano di questo pane
tuo &mdash; senza morso
&nbsp;
attento alle tue
verginit&agrave; &mdash; attento alla libert&agrave;
solitaria
del tuo digiuno
&nbsp;
io il pane
venuto dai chicchi
della tua
spiga sgozzata &mdash; della tua
volont&agrave; senza interprete
&nbsp;
io il cane senza volont&agrave; &mdash; tuo guardiano
&nbsp;
e senza il quale
non puoi
cominciare niente n&eacute; distruggere
niente
&nbsp;
tu il grido del mio cane
insonne
da sempre
&nbsp;
senza interprete
&nbsp;
stretti tutti
e due
come il ricamo di un orafo
che maneggia l'oro
ripudiandone
ciascun riflesso
&nbsp;
io nei tuoi denti
quando affondano
nel mio braccio
&nbsp;
e tu nella lebbra &mdash; quando
lento si allebbra
il mio pane &mdash; che &egrave; tuo
&nbsp;
venuto io dalla tua
spiga
&nbsp;
senza interprete
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
Arnau Pons (Felanitx-Mallorca, 1965) &egrave; poeta, traduttore, saggista, editore e critico. Vive a Barcelona. Ha pubblicato il suo primo volume di poesie nel 1991. Nel 1996 &egrave; uscito il suo volume&nbsp; &quot;A descl&ograve;s&quot;. Ha curato la traduzione di &quot;Atemkristall&quot; di Celan (1995) e si &egrave; occupato intensivamente dell'opera di Celan fino al 2001. Attualmente &egrave; organizzatore di un programma di eventi culturali promossi dalla citt&agrave; di Barcellona e centrati sulla figura della poetessa catalana Merc&egrave; Rodoreda, in occasione del centenario della sua nascita.</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/Massimo73" >Massimo73</a> | <a href="http://liberinversi.splinder.com/post/17145038/ARNAU+PONS+-+SOLOMBRA+MENAZADA#comment" >Commenti (17)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[SIMONE ZANIN - STUDI]]></title>
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    <published>2008-05-11T10:21:50+02:00</published>
    <updated>2008-05-11T10:21:50+02:00</updated>
    <author>
      <name>Massimo73</name>
      <uri>http://liberinversi.splinder.com</uri>
    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>dalla sezione &ldquo;sette studi su una citt&agrave; perduta&rdquo;
&nbsp;
da &ldquo;studio iii&rdquo;


preludio alla mezza sera
profumo di brace
acacie ombrose alla luna
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; brumose chinate
&nbsp;
fugge il passo
e ritorna avido
sulla sua incompletezza
conclusa l&rsquo;assenza
si scioglie il ricordo
&nbsp;
l&rsquo;ombra rincorre
un passo sull&rsquo;altro
il proprio signore
nell&rsquo;umida sera
lampioni fari
automobili e lumi accesi
spaccano il vagabondo
e ne fanno un re
&nbsp;

&nbsp;
[...]
pezzi di corpi
e poi di cavalli
e di missili esplosi
in valli lontane
fra luci bruciate
di mura distrutte
&nbsp;
brindai
nella notte che fu arsa
da stelle cadute dal cielo
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp; (pensieri di morte)
un tenue e muto ricordo
e lettere a centinaia
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; (in lontananza)
&nbsp;
il pane
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; (quello, s&igrave;, buono di mamma)
sempre con me sbriciolato
da mille pianti nella sera
&nbsp;
uomini (o no?)
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; voci di guerra e paesi in conquista
fino dall&rsquo;alba raccolti in battaglia
fuoco. fuoco. fuoco.
fuoco senza nazione
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; terre desolate
&nbsp;
vittime o carnefici?
&nbsp;
ipocrite manifestazioni pacifiste
che bruciano bandiere
e dignit&agrave; di popoli
pacifisti all&rsquo;assalto di ambasciate
lancio di sassi
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e qualche molotov
&nbsp;
colori scuri e il tratto
- quello s&igrave;, netto e preciso &ndash;
a svelare la figura,
l&rsquo;&agrave;mbito in cui 
ci si vuole mostrare
&nbsp;
clandestini sulle spiagge
morti di fame
in cerca di nuove fortune
contrabbandieri di gente
&nbsp;
le lingue si contaminano, lo stato
si distrugge, il lavoro manca,
i monumenti si sgretolano, la gente
non esce di casa, le citt&agrave;
si svuotano, la cultura s&rsquo;impovera,
i morti aumentano, l&rsquo;arte &egrave; volgare.
&nbsp;
&nbsp;
dalla sezione &ldquo;cinque studi per un ritratto&rdquo;
&nbsp;
da &ldquo;studio ix&rdquo;
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; all&rsquo;improvviso parl&ograve; la montagna
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e il cielo sopra di essa
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e l&rsquo;acqua sotto di essa
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ed ogni creatura all&rsquo;interno di essa
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ed ogni albero che cresceva con essa
&nbsp;
infine venne il mio turno
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; affranto sul marmo sudato
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; scheggiato&nbsp; da un sole intravisto
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; emisi la stanca sentenza
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; tra infrante bambole in vetro 
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; di donne che vissi
&nbsp;
l&rsquo;acqua 
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; il fuoco
&nbsp;
e nella terra dove ti mantenni
nell&rsquo;essenza di ogni cosa
terrena nell&rsquo;eterna vecchiaia
cruda di antichi campi stranieri
ti giudicai quel giorno
a pronunciai sotto voce
ogni atto di rinuncia
&nbsp;
e infine fu il mio momento
&nbsp;
quanto ancora credere 
nelle cause sbagliate
e sprecare la mia giovent&ugrave; 
e la forza del braccio
a servire lotte incoscienti
e proteggere l&rsquo;avidit&agrave; di genti?
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ho scelto l&rsquo;esilio
nell&rsquo;ora blu dei pensieri indecisi
puntellando i dubbi con eterni valori
ho scelto l&rsquo;esilio e l&rsquo;assenza
e ho perso quanto potrei comprendere
in una sera di incontri
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e la sposa
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e l&rsquo;inizio
e quanto sosteneva gli ideali
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e amore&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e rimorso
[...]
&nbsp;
&nbsp;
&nbsp;
studio xii
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e infine salimmo alla nave
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e il ritratto amb&igrave;to
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; fu subito chiaro
&nbsp;
tratteggio con la mente offuscata
le foto che ho colto 
e l'immagine riflessa nell'acqua 
in serigrafica sovrapposizione 
di forme e colori
immobili odori di vita
e di intuizioni
e occasioni perse e lasciate
dimenticate e stese su un foglio
dove a fatica ho provato a cantarti
&nbsp;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; negai
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; la mia vendita sciocca
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e la pomposa irruenza
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; del fatuo dovere
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; tradendo quell'unica schiera
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e onorando la mia dignit&agrave;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; oltre il limite della stanca coscienza
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; intercalando promesse
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ed impegni
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; di fede e idee
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 
non &egrave; perso il tempo
nel tuo ritratto privato
perch&eacute; ti ho scoperta
alle due della notte
nel fragoroso silenzio 
delle foglie spinte dal vento
e nel solido e incessante voc&igrave;o
delle prostitute
nell&rsquo;acqua distante 
dei fiumi a me dedicati
e nei gracili ricordi di un bimbo
non si &egrave; perso nemmeno il silenzio 
a parlarmi di te n&eacute; la tua immagine
negli occhi che adesso ti cantano
&nbsp;
alla fine 
ho scoperto la porta
e l'entrata e la chiave dimenticata
e quanto ho afferrato dell'immagine
smunta e imperfetta
oltre l'uscio della mia incoscienza
nel nudo intreccio di vite
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e devastanti citt&agrave;
&nbsp;
dal colore e dal tratto
ha ripreso a pulsare
la forma infinita
di un intimo ritratto
&nbsp;
&nbsp;
preludio (inedito)
&nbsp;
Negli angoli&nbsp; ruvidi
e regolari
del piano urbanistico
di nuove citt&agrave;
svuotate dagli echi assordanti
del tempo residuo
tre donne
coperte di stracci
mostrarono inermi
la loro rovina
&nbsp;
Ho bisogno di un nuovo inizio
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; a volte
al termine di un percorso
nell'istante stesso in cui decido
che quel che &egrave; stato
&egrave; gi&agrave; passato
e non ritorna nulla
del ricordo intenso
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; a ricordarci 
che un pezzo del passato
puntella i cocci di un presente
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; superato
E da un nuovo inizio
il ciclo prende
a ricomporsi per gettarsi
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ancora
al di l&agrave; di quello che ci aspetta
oltre il limite infinito di un momento
che si presenta
a chiedere di ricordare
che un presente uguale
c'&egrave; gi&agrave; stato
o che assomiglia
E'&nbsp;un po' l'arte di scomporre
una lingua in tanti cori 
e tante voci in solo un suono
e ritrovare un pensiero 
in mille genti
e pi&ugrave; culture
in solo un uomo
con mille prospettive
separate e poi riunite
da un punto
osservante
che guarda in centoventi
direzioni prono
e in altre forme
attive e incoraggianti
mutevoli emozioni
&nbsp;
&nbsp;
Simone Zanin &egrave; nato nel 1977 a Pordenone. Ha partecipato a due edizioni di Edit-Expo e alla mostra di poesie-quadri &ldquo;Tracce d&rsquo;isole&rdquo; tenutasi a Palazzo Gregoris in Pordenone.&nbsp; Ha frequentato il 178&deg;corso normale dell&rsquo;Accademia Militare di Modena laureandosi successivamente a Torino in Scienze Strategiche e a Trieste in Scienze Politiche con due tesi in storia contemporanea e ha prestato servizio dal 1996 al 2006 in qualit&agrave; di ufficiale di artiglieria nell&rsquo;Esercito, fino al grado di capitano. Ha scritto &ldquo;La porta dei miei sogni&rdquo;(1995, ed. del Leone), &ldquo;Omaggio a T.S.E./E.P.&rdquo; (1999, inedito), &ldquo;sette studi su una citt&agrave; perduta&rdquo;(1997-2000) e &ldquo;cinque studi per un&nbsp; ritratto&rdquo;(2003-2006). Queste ultime due sono le sezioni di &ldquo;studi&rdquo;. Vive a Pordenone. 
&nbsp;
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