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  <title type="html"><![CDATA[L'Indipendente]]></title>
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  <updated>2009-11-06T23:47:05+01:00</updated>
  <subtitle type="html"><![CDATA[A news and opinion blog where you can speak of everything but with the utmost respect for else's opinions. Articles are written either in English or Italian language, whereas comments can be in English, Italian, French, and Spanish languages too.]]></subtitle>
  <rights>Copyright (c) 2001-2006, Tipic Inc.</rights>
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    <title type="html"><![CDATA[Una banda pericolosa]]></title>
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    <published>2009-11-06T23:47:05+01:00</published>
    <updated>2009-11-06T23:47:05+01:00</updated>
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    <![CDATA[<p><img height="80" border="0" width="520" alt="" src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/bandalarga_01.jpg" />
Riporto dal &laquo;Corriere della Sera&raquo; <a target="_blank" href="http://www.corriere.it/economia/09_novembre_05/economia-stop-banda-larga_283671b0-ca34-11de-9720-00144f02aabc.shtml">la seguente notizia</a>:

&laquo;Lo stop alla banda larga blocca il Paese&raquo;
Il piano di sviluppo da 800 milioni &egrave; stato bloccato
MILANO - &laquo;Ancora una volta si dimostra come il Governo non racconti tutta la verit&agrave; e soprattutto non abbia idee chiare su come far uscire il nostro Paese dalla crisi&raquo;. Lo afferma il segretario confederale della Cgil, Fabrizio Solari, commentando l'annuncio del blocco di 800 milioni per il piano di sviluppo della banda larga nel nostro Paese sino a data da destinarsi. 
...
Le motivazioni di questa scelta, riferisce infatti Solari in una nota, &laquo;consisterebbero, secondo quanto riferito dal Governo, nella priorit&agrave; che lo stesso vuole dare agli interventi sugli ammortizzatori sociali in nome di una presunta centralit&agrave; dell'occupazione ... tuttavia gli investimenti bloccati dal Governo sono necessari per rilanciare lo sviluppo del Paese e la sua modernizzazione tecnologica&raquo;.

<img height="80" border="0" width="520" alt="" src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/bandalarga_02.jpg" />
Ho scelto questo articolo ma avrei potuto sceglierne qualsiasi altro. Tutti riportano la notizia, tutti le critiche al Governo, ma nessuno si pone una domanda fondamentale: &laquo;Perch&eacute;?&raquo; Ovverossia, perch&eacute; un Governo che ha sempre detto di voler puntare sulle imprese, sull'innovazione, sulle nuove tecnologie, fa marcia indietro riguardo ad uno dei fattori chiave della ripresa economica tanto da attirarsi le critiche di tutti, dai sindacati alla Confindustria? Perch&eacute;, dopo essere scivolati al <a target="_blank" href="http://tvdigitaldivide.wordpress.com/2009/10/17/banda-larga-italia-al-38%C2%B0-posto-nel-mondo/">38&deg; posto</a> nella classifica mondiale sulla qualit&agrave; della banda larga del <a target="_blank" href="http://www.osservatoriobandalarga.it/pubblico/attach/4967_Italian%20Broadband%20Quality%20Index%20-%20Rapporto%20Preliminare.pdf">Broadband Quality Index</a>, rischiamo seriamente di sprofondare addirittura in coda alla stessa a causa di una scelta in controtendenza con quella di tutti gli altri Paesi industrializzati ed emergenti?
Ebbene, io me la sono posta questa domanda e mi sono anche dato una risposta. Ovviamente &egrave; solo la mia opinione personale e nasce da un'analisi basata sul classico Rasoio di Occam, ovvero vedere cosa rimane dopo aver scartato tutte le ipotesi che non hanno senso. E cos&igrave; mi sono ritrovato con un'unica possibile risposta, ben diversa da quella che ha dato il Governo per giustificare la sua scelta, ovvero &laquo;che i fondi sono sempre in pancia al Cipe e quindi non sono stati dirottati altrove ma saranno sbloccati solo una volta usciti dalla crisi, ovvero che adesso ci sono altre priorit&agrave; economiche e la banda larga pu&ograve; aspettare.&raquo; (Gianni Letta).
Qual'&egrave; allora questa risposta? Semplice: un Governo che ha fatto della comunicazione il suo cavallo di battaglia e che questa comunicazione controlla in gran parte, sia nel settore pubblico che in quello privato, non pu&ograve; che vedere nel web un pericoloso avversario in quanto rappresenta un canale di informazione e comunicazione alternativa che, al contrario della stampa, pu&ograve; e riesce a rivaleggiare anche con la televisione. E dato che, nonostante i tanti tentativi e le tante proposte per imbrigliarlo e limitarlo, come ad esempio <a target="_blank" href="http://punto-informatico.it/2709918/PI/Commenti/era-una-volta-liberta-informazione-rete.aspx">quella</a> dell'On. Pecorella, ci si &egrave; resi conto che neanche regimi assoluti come la Cina o l'Iran riescono a tenere del tutto sotto controllo la rete, l'unico modo per ostacolarne la diffusione &egrave; quello di rallentarne il pi&ugrave; possibile l'accesso a tutta la popolazione italiana.
Chi infatti non ha la possibilit&agrave; di accedere alla rete o vi accede ancora con una larghezza di banda troppo stretta, difficilmente potr&agrave; vedere i tanti video caricati su YouTube, ad esempio, che forniscono una prospettiva diversa da quella fornita dalla maggior parte delle televisioni. Perch&eacute; la forza della banda larga &egrave; il messaggio multimediale che ha la stessa valenza e potenza della televisione, e se gli italiani sono lettori distratti di quotidiani e periodici d'informazione, lo saranno probabilmente anche dei blog, ma non della loro controparte multimediale, ed &egrave; l&igrave; che si gioca la partita: se il Governo vuole vincerla, infatti, deve solo cercare di evitare di giocarla, e questo lo sa benissimo.
Ho ragione? Ho torto? Lascio a voi giudicare. Probabilmente non dovremo aspettare molto per capire come stiano davvero le cose.</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/dejudicibus" >dejudicibus</a> | <a href="http://lindipendente.splinder.com/post/21648014/Una+banda+pericolosa#comment" >Commenti (5)</a>
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    <published>2009-10-29T15:07:54+01:00</published>
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    <![CDATA[<p>


Tutte le strade portano a Roma.
&Egrave; dentro, poi, che ci si perde.
Dario de Judicibus, Roma, 29 ottobre 2009




Translations

<img height="11" border="0" align="middle" width="16" src="http://www.dejudicibus.it/blog/flags/mini_eng.png" alt="" />&nbsp;All roads lead to Rome. It is inside that you get lost.
<img height="11" border="0" align="middle" width="16" src="http://www.dejudicibus.it/blog/flags/mini_fra.png" alt="" />&nbsp;Tous les chemins m&egrave;nent &agrave; Rome. Il est &agrave; l'int&eacute;rieur que vous vous perdez.
<img height="11" border="0" align="middle" width="16" src="http://www.dejudicibus.it/blog/flags/mini_deu.png" alt="" />&nbsp;Alle Wege f&uuml;hren nach Rom. Es ist innerhalb dass Sie verloren gehen.
<img height="11" border="0" align="middle" width="16" src="http://www.dejudicibus.it/blog/flags/mini_esp.png" alt="" />&nbsp;Todos los caminos llevan a Roma. Es en el interior que te pierdes.
<img height="11" border="0" align="middle" width="16" src="http://www.dejudicibus.it/blog/flags/mini_por.png" alt="" />&nbsp;Todos os caminhos levam a Roma. &Eacute; no interior que voc&ecirc; se perca.



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    <title type="html"><![CDATA[E se non deste l'esempio?]]></title>
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    <published>2009-10-22T21:11:24+02:00</published>
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    <![CDATA[<p>Sono di questi giorni le polemiche relative al gruppo di Facebook &laquo;Uccidiamo Berlusconi&raquo;. L'iniziativa in questione &egrave; stata duramente criticata non solo da esponenti della maggioranza ma anche dell'opposizione. D'altra parte sono diversi i siti in rete che hanno per oggetto politici di diversi partiti, spesso con contenuti duri se non addirittura offensivi.
<img height="107" border="0" width="480" alt="" src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/liti.jpg" />
In verit&agrave;, chiunque conosca bene la rete sa che sono molti anni che la maggior parte dei forum e dei gruppi di discussione di politica sono degenerati in veri e propri teatri di risse violente a suon di offese e accuse reciproche. Su alcuni &egrave; quasi impossibile scrivere due righe di qualsiasi genere senza venire assaliti di improperi di ogni tipo.
La maggior parte dei politici condannano tali comportamenti, ma nessuno ha il coraggio di affermare una verit&agrave; che abbiamo tutti davanti gli occhi ogni giorno, ovvero che tali comportamenti se non l'origine, trovano nella politica stessa un valido esempio. Risse, offese, accuse reciproche anche con toni pesanti ai limiti della diffamazione se non peggio, comportamenti in Parlamento che a momenti non si vedono neppure negli stadi, sono ormai all'ordine del giorno e da parecchio tempo.
Che certi siti, gruppi, forum e discussioni siano oltre il limite della decenza &egrave; qualcosa che non si pu&ograve; non condividere, se si &egrave; persone civili, ma sar&agrave; bene non dimenticare chi per primo ha dato l'esempio.</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/dejudicibus" >dejudicibus</a> | <a href="http://lindipendente.splinder.com/post/21549833/E+se+non+deste+l%27esempio%3F#comment" >Commenti (2)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[Sul Riscaldamento Globale - Parte 4]]></title>
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    <published>2009-10-15T01:00:00+02:00</published>
    <updated>2009-10-15T01:00:00+02:00</updated>
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In questi ultimi mesi questo blog ha pubblicato alcuni articoli di autori favorevoli all'ipotesi che il Riscaldamento Globale (RG) abbia un contributo antropico, ovvero causato da attivit&agrave; umane e quindi pi&ugrave; o meno favorevoli anche al Protocollo di Kyoto (PdK). Adesso, per par condicio, pubblichiamo un articolo di opposto parere. L'articolo, scritto dal <a href="mailto:crescent@unich.it">Prof. Uberto Crescenti</a> del &laquo;Dipartimento di Geotecnologie per l'Ambiente ed il Territorio&raquo; dell'Universit&agrave; &laquo;G. d'Annunzio&raquo; di Chieti, &egrave; stato suddiviso in quattro parti a causa della sua lunghezza. Ogni parte &egrave; orientata a un tema specifico, ovvero la prima si occupa del riscaldamento globale in s&egrave;, la seconda dell'eventuale contributo antropico al fenomeno, la terza di come la geologia pu&ograve; aiutare a comprendere lo stesso e la quarta si interroga sull'utilit&agrave; o meno del Protocollo di Kyoto.


Sul Riscaldamento Globale del pianeta Terra - Parte 4
di Uberto Crescenti
Il Protocollo di Kyoto
Poniamoci ora la domanda &laquo;&Egrave; vero che il Protocollo di Kyoto (PdK) &egrave; utile per contrastare il RG?&raquo;
Come ben noto il Protocollo di Kyoto prevede di abbattere la immissione di anidride carbonica in atmosfera da parte dell'Uomo, in quanto l'IPCC ritiene che questa sia la causa del RG. Gli scienziati sono tutti d'accordo su questa soluzione?
Secondo i catastrofisti si, ma non &egrave; cos&igrave; se ci informiamo sulla posizione e le opinioni di molti scienziati al riguardo. Non &egrave; quindi vero, come dimostreremo di seguito, che il Pianeta &egrave; malato e che otto &ldquo;medici&rdquo; su dieci ritengono utile l'applicazione del PdK, unica medicina per salvare il Pianeta da una immane catastrofe.
Innanzitutto il RG non produrr&agrave; nessuna immane catastrofe, perch&eacute; i cambiamenti climatici ci sono sempre stati e seppure hanno condizionato lo sviluppo e la scomparsa di antiche civilt&agrave; (si veda CAMUFFO, 1990) ci&ograve; non ha portato alla distruzione del nostro Pianeta. La filosofia catastrofista ambientalista che ha determinato il PdK &ldquo;nasce&rdquo; dal famoso primo Summit della Terra tenuto nel 1992 a Rio de Janeiro. A quel tempo 264 scienziati tra cui 52 premi Nobel, firmarono un appello per mettere in guardia dalla accettazione della ideologia catastrofista. L'appello, dal titolo &ldquo;Attenzione ai falsi miti di Rio&rdquo; affermava tra l'altro il seguente concetto:
&laquo;Esprimiamo la volont&agrave; di contribuire pienamente alla conservazione del nostro comune patrimonio planetario. Tuttavia non possiamo far a meno di esprimere la nostra inquietudine nell'assistere, all'alba del XXI secolo, all'emergenza di una ideologia irrazionale che sembra volersi opporre al progresso scientifico ed industriale e che appare sicuramente nociva allo sviluppo economico e sociale&raquo; (da BATTAGLIA E RICCI, 2007, pag. 12).

Pi&ugrave; di recente sono note posizioni contrarie al PdK da parte di numerosi scienziati ed associazioni scientifiche. Ne ricordo solo alcune a testimoniare comunque che la comunit&agrave; scientifica non &egrave; affatto tutta d'accordo con l' utilit&agrave; della applicazione del PdK. Si veda in merito, su 21&deg; Secolo, Scienza e Tecnica, n.3 del 2006, l'articolo titolato: &ldquo;Il Protocollo di Kyoto non ha basi scientifiche ed &egrave; un inutile spreco di denaro&rdquo;. In tale articolo si riferisce sul documento curato da 60 climatologi canadesi che hanno inviato al proprio Governo l'appello a non aderire al PdK, ritenuto inutile e toppo costoso.
Ancora, 120 scienziati provenienti da 11 Paesi, riuniti a Stoccolma nel settembre 2006, trovarono un ampio accordo nel ritenere che non &egrave; possibile attribuire all'attivit&agrave; dell'Uomo, e quindi all'aumento dei gas serra in atmosfera, la causa del RG (si veda BATTAGLIA E RICCI, 2007, pagg. 22 e 23). Sempre BATTAGLIA E RICCI, 2007, riferiscono a pagg. 24 e 25 sull'appello di BIJORN LOMBORG (noto autore del volume &ldquo;L'ambientalista scettico&rdquo;) con un manifesto sottoscritto da alcuni famosi economisti tra cui 4 Premi Nobel, e sviluppato in occasione di una riunione a Copenhagen nel 2006.
Vi si legge, secondo quanto riportato da BATTAGLIA E RICCI:
&laquo;Il Protocollo di Kyoto punta a tagliare le emissioni di anidride carbonica nei Paesi industrializzati del 30% rispetto al livello in cui arriverebbero a trovarsi nel 2010, e del 50 per cento nel 2050. Eppure, anche se ogni Paese (inclusi gli Stati Uniti) si adeguasse alle regole del Protocollo, aderendovi tenacemente per un secolo, il risultato sarebbe pressoch&eacute; nullo, poich&eacute; cos&igrave; facendo il surriscaldamento verrebbe solo posticipato di sei anni. Alla stessa stregua, i modelli economici mettono in luce l'enormit&agrave; dei costi del rispetto del Protocollo: almeno 150 miliardi di dollari all'anno.&raquo;
BATTAGLIA e RICCI 2007, pagg. 42- 43 cos&igrave; concludono sull'argomento:
&laquo;Anche se rapidissimi cambiamenti del passato non hanno ancora una spiegazione, come dichiara un recente rapporto dell'Accademia Nazionale delle Scienze americana, la scienza ha accettato l'idea di un sistema climatico la cui variabilit&agrave; naturale si pu&ograve; manifestare anche nell'arco di pochi decenni. Non c'&egrave; nessuna ragione &mdash; di l&agrave; da quella che ci rassicura psicologicamente &mdash; per ritenere che essi non debbano manifestarsi oggi. Vi sono invece tutte le ragioni per ritenere che quella secondo cui l'Uomo avrebbe influenzato i cambiamenti climatici sia priva di fondamento; e per ritenere, semmai, che sono i cambiamenti climatici, ad aver influenzato l'Uomo e il percorso della civilt&agrave;.
Una cosa senz'altro certa &egrave; che i vincoli del Protocollo di Kyoto avrebbero effetto identicamente nullo sul clima: nell'atmosfera vi sono 3.000 miliardi di tonnellate di CO2, l'Uomo ne immette ogni anno, 20 miliardi di tonnellate, di cui 10 provengono dai paesi industrializzati, e pertanto il Protocollo di Kyoto equivarrebbe a immettere nell'atmosfera 19,5 miliardi di tonnellate di CO2 anzich&eacute; 20 miliardi.&raquo;
Nell' aprile del 2007, l'Associazione Galileo 2001, di cui fanno parte scienziati di varia estrazione (fisici, geofisici, ingegneri nucleari, geologi, medici, farmacologi, chimici, ecc.) ha inviato ai nostri governanti la lettera che qui riporto:
&laquo;&Egrave; da tempo che l'Associazione Galileo 2001 vede con preoccupazione le decisioni assunte dai Governi e dal Parlamento italiano di ratificare il Protocollo di Kyoto. Maggiore preoccupazione manifestiamo oggi per l'ipotesi di assunzione di impegni ancora pi&ugrave; gravosi in sede europea e nazionale relative alla politica ambientale ed energetica.
Come cittadini e uomini di scienza, avvertiamo il dovere di rilevare che la tesi sottesa al Protocollo, cio&egrave; che sia in atto un processo di variazione del clima globale causato quasi esclusivamente dalle emissioni antropiche, &egrave; a nostro avviso non dimostrata, essendo l'entit&agrave; del contributo antropico una questione ancora oggetto di studio.
In ogni caso, anche ammettendo la validit&agrave; dell'intera teoria dell'effetto serra antropogenico, gli obiettivi proposti dal Protocollo di Kyoto sono inadeguati, poich&eacute; inciderebbero solo in modo irrilevante sulla quantit&agrave; totale di gas serra. Totalmente inadeguati rispetto al loro effetto sul clima ma potenzialmente disastrosi per l'economia del Paese.&raquo;
In sintesi, sul PdK
Il dubbio che ci ha finora accompagnato nella trattazione degli argomenti sulla valutazione dei cambiamenti climatici, viene quasi a trasformarsi in certezza nel rispondere al quesito posto all'inizio di questa parte. E la quasi certezza &egrave; che il Protocollo di Kyoto &egrave; inutile per le seguenti ragioni:

    si basa su un affermazione che non &egrave; certa: il cambiamento climatico &egrave; dovuto alle attivit&agrave; antropiche, in particolare alla immissione in atmosfera dei cosiddetti gas serra (CO2 soprattutto);
    al contrario i cambiamenti climatici ci sono sempre stati (come dimostrano le scienze geologiche) anche quando le attivit&agrave; dell'uomo erano praticamente inesistenti;
    il clima dipende da meccanismi naturali, soprattutto di origine astronomica e dall'attivit&agrave; del Sole, in subordine e per brevi periodi anche terrestre (immissione di particelle in atmosfera a seguito di eruzioni vulcaniche);
    i modelli matematici utilizzati per la previsione del RG danno risultati aleatori, non possono contenere tutte le variabili che concorrono a determinare il clima, variabili non del tutto ancora note; pertanto sono poco o affatto attendibili;
    non &egrave; possibile prevedere il futuro sulla base di appena 120 anni di osservazione;
    la diminuzione di gas serra prevista dal Protocollo di Kyoto non potr&agrave; incidere in modo determinante sul riscaldamento globale.

Un'ultima considerazione sulla Conferenza di Bali del dicembre 2008. Come noto l'incontro di Bali doveva ratificare gli impegni presi dai Paesi aderenti al Protocollo di Kyoto. Il risultato di intense giornate di dibattito acceso ha portato ad un accordo che prevede di riparlare del problema al prossimo meeting del 2009 che si terr&agrave; a Stoccolma. Di fatto, il PdK ha cominciato a scricchiolare. Riporto di seguito la lettera aperta consegnata il 14 dicembre scorso al Segretario Generale delle Nazioni Unite e inviata p.c. ai Paesi degli scienziati firmatari.
Tra questi, in tutto 101 scienziati, figura pure il prof. ANTONIO ZICHICHI, da sempre critico sui risultati dell'IPCC basati su modelli matematici. I mass-media non hanno dato notizia di questa iniziativa importante e condotta da scienziati qualificati (tra questi anche R. LINDZEN di cui abbiamo riportato pareri all'inizio di questa nota).
&laquo; La Conferenza ONU sul Clima sta portando il mondo in una direzione completamente sbagliata.

Signor Segretario Generale

Non &egrave; possibile fermare il cambiamento climatico, un fenomeno naturale che ha interessato l'umanit&agrave; attraverso i secoli. I dati geologici, archeologici, storici orali e scritti attestano tutti delle sfide drammatiche poste in passato alle societ&agrave; da cambiamenti imprevisti nella temperatura, nelle precipitazioni, nei venti ed in altre variabili climatiche. Abbiamo quindi bisogno di equipaggiare gli Stati perch&egrave; diventino capaci di affrontare l'intera gamma di questi fenomeni naturali, promuovendo lo sviluppo economico e la generazione di nuova ricchezza.

Il Comitato Intergovenativo delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico (IPCC) ha pubblicato delle conclusioni sempre pi&ugrave; allarmanti circa le influenze sul clima da parte delle attivit&agrave; umane che producono anidride carbonica (CO2), un gas non-inquinante che &egrave; essenziale per la fotosintesi nelle piante. Mentre comprendiamo quali osservazioni abbiano indotto a considerare le emissioni di CO2 come nocive, le conclusioni dell'IPCC sono proprio inadeguate come giustificazione per mettere in atto delle politiche che diminuiranno considerevolmente la prosperit&agrave; futura. In particolare, non &egrave; ancora chiaro se sia possibile alterare significativamente il clima globale attraverso tagli alle emissioni di gas serra da parte delle attivit&agrave; umane. In aggiunta a ci&ograve;, visto che i tentativi di ridurre le emissioni ritarderanno lo sviluppo economico, l'approccio corrente dell'ONU verso la riduzione della C02 &egrave; probabile che aumenter&agrave; invece che diminuire i danni causati da cambiamenti climatici futuri.
...
In forte contrasto con la spesso ripetuta asserzione che la scienza del cambiamento climatico sia &ldquo;stabilita&rdquo;, una quantit&agrave; significativa di nuove ricerche pubblicate su riviste scientifiche (peer-reviewed) ha fatto sorgere ancor pi&ugrave; dubbi sull'ipotesi di un riscaldamento globale pericoloso e causato dalle attivit&agrave; umane. Ma visto che i gruppi di lavoro dell'IPCC sono stati istruiti generalmente a considerare lavori pubblicati soltanto fino al Maggio 2005, questi risultati importanti non sono inclusi nei loro rapporti; cio&egrave;, i rapporti di valutazione dell'IPCC sono gi&agrave; materialmente antiquati.
...
L'attenzione corrente dell'ONU alla &ldquo;lotta ai cambiamenti climatici&rdquo;, come illustrato il 27 novembre scorso nel Rapporto sullo Sviluppo da parte del Programma di Sviluppo Economico dell'ONU, sta distraendo i governi dai piani di adattamento alla minaccia di cambiamenti climatici naturali e inevitabili.
...
I tentativi di impedire che accada un cambiamento climatico globale sono in ultima analisi inutili e costituiscono un tragico errore nella ripartizione delle risorse, che sarebbero meglio spese su problemi reali ed urgenti dell'umanit&agrave;.&raquo;
Concludo questo paragrafo riportando il parere espresso dal Presidente della Repubblica Ceca, V&Agrave;CLAV HAVEL, nella sua nota per la Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti climatici (2007):
&laquo;Noi dobbiamo scegliere. Una risposta razionale dipende &mdash; come sempre &mdash; dalla dimensione e dalla probabilit&agrave; del rischio e dalla entit&agrave; dei costi per evitarlo. Come responsabile politico, come economista e autore di un libro sull'economia del cambiamento climatico, con tutti i dati disponibili e gli argomenti in mente, devo concludere che il rischio &egrave; troppo piccolo e i costi per eliminarlo troppo grandi e che l'applicazione di un principio di precauzione interpretato in modo fondamentalista &egrave; una strategia sbagliata.&raquo;
Conclusioni
Da quanto riferito credo che si possa affermare che non tutti gli scienziati sono d'accordo sulle posizioni catastrofiste degli ambientalisti. Il dubbio deve guidarci nell'affrontare il tema del cambiamento climatico, oggetto di studio di specialisti di varia provenienza disciplinare. Appare abbastanza evidente che le scienze geologiche, in quanto consentono di indagare sulla storia del nostro Pianeta, forniscono dati utili per valutare i cambiamenti climatici: la conoscenza del Passato per tentare di prevedere il Futuro.
&Egrave; probabile che stiamo assistendo ad un riscaldamento globale; ma questo &egrave; di origine naturale, ossia fa parte della naturale evoluzione climatica che sempre in passato &egrave; stata registrata sul nostro Pianeta. Se consideriamo le variazioni climatiche degli ultimi 400 mila anni, sulla base dello studio delle carote di ghiaccio prelevate in Antartide, possiamo notare che si sono alternati periodi pi&ugrave; freddi della durata di circa 90 mila anni e periodi pi&ugrave; caldi della durata di circa 10 mila anni. Attualmente ci troviamo in una fase calda, l'Olocene, iniziata circa 11.500 anni fa. Se la Natura si dovesse comportare come nel passato, siamo prossimi all'esaurimento di questa fase calda e dovremmo entrare nei successivi 90 mila anni circa pi&ugrave; freddi. D'altro canto, se consideriamo le variazioni climatiche delle ultime migliaia di anni, tramite i dati che ci forniscono la geoarcheologia e la cronaca storica, rileviamo che nell'ultimo millennio si sono alternate fasi calde e fredde.
In particolare tra il 1110 e 1400 circa &egrave; noto e documentato l'optimum climatico medioevale (periodo caldo medioevale) che, dopo un periodo di transizione, &egrave; stato sostituito dalla piccola et&agrave; glaciale sviluppata circa tra il 1600 e il 1850. Successivamente, attraverso un periodo di transizione, siamo entrati in una fase calda, tipo quella medioevale.
Da quanto detto risulta che se facciamo previsioni su un arco di tempo millenario, dovremmo andare verso una fase fredda, se invece limitiamo le nostre previsioni su un arco di tempo centenario, si dovrebbe andare verso una fase calda. Ma &egrave; d'obbligo chiedersi: &laquo;la Natura si comporter&agrave; come nel Passato?&raquo; E qui non abbiamo risposte.
Il riscaldamento globale cui pare stiamo assistendo &egrave; pertanto un fatto naturale, a giudicare dal comportamento climatico del nostro Pianeta. Pertanto l'applicazione del Protocollo di Kyoto, che si basa su una affermazione che non &egrave; affatto certa, ossia che il riscaldamento globale &egrave; dovuto all'attivit&agrave; dell'Uomo, appare del tutto inutile e troppo costosa.
I modelli matematici utilizzati per la previsione del riscaldamento globale sono molto contestati. Non possono certamente contenere tutte le variabili che concorrono a determinare il clima. Si basano inoltre su dati relativi agli ultimi 120 anni, troppo pochi per prevedere l'evoluzione climatica del nostro Pianeta che, come ci insegnano le scienze geologiche, ha radici molto antiche, di milioni e milioni di anni Quale deve essere allora il nostro approccio con le variazioni climatiche?
Non c'&egrave; dubbio che non possiamo fare nulla per contrastare questi fenomeni naturali che sono regolati da meccanismi soprattutto astronomici di difficile valutazione e di impossibile controllo. L'approccio corretto deve essere come quello che attuiamo nei confronti dei terremoti: non possiamo prevedere quando avverranno, ma possiamo prepararci a contrastarne gli effetti costruendo bene in siti idonei. Cos&igrave;, se questa &egrave; la strategia da adottare, dobbiamo prevedere le azioni e i provvedimenti che possiamo prendere per contrastare o mitigare gli effetti delle variazioni climatiche.
Bando al catastrofismo, ma corretta e responsabile azione di prevenzione. Del resto, nel periodo caldo medioevale, l'Uomo ha saputo adattarsi alle nuove condizioni climatiche, addirittura utilizzandole a proprio vantaggio come dimostra l'esempio dei Vichinghi in Groenlandia.
Opere citate
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    <published>2009-10-13T00:18:00+02:00</published>
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In questi ultimi mesi questo blog ha pubblicato alcuni articoli di autori favorevoli all'ipotesi che il Riscaldamento Globale (RG) abbia un contributo antropico, ovvero causato da attivit&agrave; umane e quindi pi&ugrave; o meno favorevoli anche al Protocollo di Kyoto (PdK). Adesso, per par condicio, pubblichiamo un articolo di opposto parere. L'articolo, scritto dal <a href="mailto:crescent@unich.it">Prof. Uberto Crescenti</a> del &laquo;Dipartimento di Geotecnologie per l'Ambiente ed il Territorio&raquo; dell'Universit&agrave; &laquo;G. d'Annunzio&raquo; di Chieti, &egrave; stato suddiviso in quattro parti a causa della sua lunghezza. Ogni parte &egrave; orientata a un tema specifico, ovvero la prima si occupa del riscaldamento globale in s&egrave;, la seconda dell'eventuale contributo antropico al fenomeno, la terza di come la geologia pu&ograve; aiutare a comprendere lo stesso e la quarta si interroga sull'utilit&agrave; o meno del Protocollo di Kyoto.


Sul Riscaldamento Globale del pianeta Terra - Parte 3
di Uberto Crescenti
L'approccio geologico
Vediamo ora quale pu&ograve; essere il contributo delle scienze geologiche per la valutazione dei cambiamenti climatici.
Finora abbiamo cercato di rispondere alla domanda &laquo;&Egrave; vero che il RG ha un'origine antropogenica?&raquo; attraverso gli studi di numerosi specialisti di varie discipline, geofisici, fisici, astronomi, agronomi, ecc. Il clima, infatti, si presta ad essere studiato da varie angolazioni disciplinari. Tutte le discipline ricordate per&ograve;, non possono indagare nel passato del nostro Pianeta oltre qualche migliaio di anni, fornendo dati importanti sul relativo comportamento climatico. Se per&ograve; vogliamo avere un quadro pi&ugrave; ampio di questa storia climatica, l'unica scienza che consente di indagare nel passato del nostro Pianeta ben oltre il migliaio di anni fino alle centinaia di milioni di anni, &egrave; la scienza geologica.
E questo &egrave; utile perch&eacute; lo studio del passato, o meglio la conoscenza delle variazioni climatiche del passato, possono aiutarci a fare proiezioni future.
Come noto, le scienze geologiche, ed in particolare la Geologia e la Paleontologia, sono infatti scienze che consentono di indagare sulla storia del nostro Pianeta. Consentono cio&egrave; di ricostruire la geografia del passato, le sue modificazioni, la sua evoluzione, permettendo cos&igrave; di conoscere abbastanza nei dettagli &ldquo;l'Organismo-Terra&rdquo; su cui viviamo. Tutto questo &egrave; possibile dalla lettura della immensa biblioteca che la Natura mette a nostra disposizione, in cui la Terra ha scritto la propria storia in un libro grandioso. Questo libro &egrave; costituito dalle immense successioni di rocce stratificate; ogni strato &egrave; una pagina del grande libro della Natura, un vero e proprio grandioso archivio naturale. I geologi hanno fatto fatica a comprendere la scrittura della Natura, a leggere e ricostruire la storia della Terra. Tuttora, pur avendo le scienze geologiche fatto innumerevoli progressi per capire i &ldquo;geroglifici&rdquo; tramandati dalla Natura, ci sono in atto ricerche molto sofisticate per capire ogni dettaglio della storia del passato.
Questa capacit&agrave; di lettura ha spinto i geologi, sin dall'800, a tentare di avere informazioni anche sulle eventuali modificazioni climatiche avvenute nel nostro Pianeta.

Il mezzo di lettura, all'inizio di questa ricostruzione storica era basato, come noto, principalmente sulle caratteristiche litologiche delle pagine del libro della Natura, cui ben presto si associarono le indagini paleontologiche. Fu cos&igrave; che nella prima met&agrave; del 1800 fu perfezionata la Teoria Glaciale, secondo la quale nel passato si sono succeduti vari periodi freddi con ghiacciai molto pi&ugrave; estesi rispetto ad oggi, intercalati a periodi caldi. Furono cos&igrave; individuate pi&ugrave; &ldquo;ere glaciali&rdquo; all'interno delle quali si sono succeduti ciclicamente periodi glaciali e interglaciali.
Ho sintetizzato in due articoli (CRESCENTI 2006 e 2008) lo sviluppo delle conoscenze dell'evoluzione climatica del nostro Pianeta, sulla base delle ricerche condotte da studiosi di scienze geologiche. Rimando a questi articoli per ogni dettaglio. Di seguito riferisco solo su alcuni studi utili per tentare di avere una risposta al nostro quesito.
Sul finire della prima met&agrave; del secolo scorso, la lettura delle rocce si &egrave; arricchita di una nuova metodologia che ha dato via via risultati sempre pi&ugrave; brillanti. Si tratta delle analisi geochimiche degli isotopi, soprattutto ossigeno e carbonio, contenuti nelle rocce e nei gusci dei fossili (soprattutto microfossili) presenti nelle successioni sedimentarie di origine marina. Il concetto alla base di questo metodo &egrave; che gli organismi utilizzano gli isotopi a disposizione durante la loro esistenza; cos&igrave;, ad es. possono utilizzare l'O18  o l'O16  a seconda della loro disponibilit&agrave;. Poich&eacute; l'O18  &egrave; prevalente sull' O16  durante i periodi freddi e viceversa l'O16  prevale in quelli caldi, il rapporto O18/O16 (indicato con &delta;18O&permil;) &egrave; indicativo delle variazioni di temperatura e quindi di quelle climatiche.
Dallo studio della variazione della composizione isotopica dell'Ossigeno contenuto nei gusci di microfossili di sedimenti oceanici, sono state ricavate le variazioni climatiche degli ultimi 70 milioni di anni (ved. Orombelli, 2005).
Lo studio condotto mediante perforazioni nelle calotte glaciali ha consentito di avere informazioni su intervalli di tempo pi&ugrave; recenti. Nei ghiacciai sono conservate particelle di atmosfera imprigionata dalla neve e quindi dal ghiacciaio. Si tratta di veri e propri campioni di atmosfera fossile, su cui si eseguono le usuali analisi isotopiche.
La figura 6, desunta dalle analisi sui ghiacci estratti con la perforazione di Vostok (profondit&agrave; raggiunta 2632 m), mostra le curve paleoclimatiche e paleoatmosferiche  degli ultimi 400 mila anni. Le fasi calde sono di durata minore, circa 10 - 12 mila anni, rispetto a quelle fredde di durata pari a circa 90 mila anni.
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Figura 6: Curve paleoclimatiche e paleoatmosferiche ottenute dalla perforazione del ghiacciaio di Vostok, Antartide, fino alla profondit&agrave; di 3622 m (da OROMBELLI, 2000).

Le variazioni climatiche per periodi pi&ugrave; vicini a noi, sono riportate nella figura 7. In figura 7a si pu&ograve; osservare l'inizio dell'Olocene, a partire da 11.500 anni fa ad oggi, che viene a corrispondere alla pi&ugrave; recente fase calda dopo i circa 90 mila anni di temperatura pi&ugrave; fredda. Se il nostro Pianeta si dovesse comportare come negli ultimi 400 mila anni, dopo la fase calda olocenica in via di conclusione, si dovrebbe passare ad una nuova fase fredda. In tal caso, il cosiddetto effetto-serra potrebbe mitigare gli inconvenienti di un raffreddamento globale del nostro Pianeta (CAMUFFO, 1995 pag.171, RICCI LUCCHI 1996, pag.254).
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Figura 7: Variazione delle curve isotopiche dell'ossigeno &delta;18O ottenute dalle perforazioni in ghiaccio (GISP2) in Groenlandia, per gli ultimi 90.000 anni, in ghiacciaio North GRIP, per gli ultimi 9.000 anni. (da OROMBELLI, 2005)

Inoltre dalla figura 7 &egrave; possibile notare:

    la variabilit&agrave; climatica ad elevata frequenza particolarmente accentuata tra 75 e 25 mila anni fa; le escursioni termiche hanno un'ampiezza stimata in 12-15&deg;C, durata da uno a pochi millenni, delimitate da transizioni rapide che si realizzano in pochi secoli/decenni (figura 7a);
    il breve periodo freddo a 8200 anni fa, le condizioni termiche circa stabili tra 8500 e 5000 anni fa, il graduale declino della temperatura da 5000 anni al presente, la maggiore ampiezza delle variazioni negli ultimi 2500 anni (figura 7b).

In una recente nota COLLINS et alii (2007) si riferisce sui risultati presentati nell'ultimo rapporto 2007 dell'IPCC, ovviamente in modi catastrofistici. A pag 75, seconda colonna, cos&igrave; scrivono: &laquo;Le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica, metano ed ossido di azoto sono rimaste piuttosto stabili per quasi 10.000 anni...&raquo;. Questa affermazione, che sar&agrave; pure vera, mette in evidenza che nel passato non c'&egrave; stata nessuna correlazione tra le concentrazioni citate e le variazioni climatiche che sono invece documentate nella figura 7b.
Questo dimostra che non si possono ignorare i contributi delle scienze geologiche, come di fatto avviene nell'IPCC. Tra gli autori qui ricordati, infatti, non c'&egrave; nessun geologo. Questa carenza scientifica &egrave; inammissibile. Cos&igrave; la figura 8 mostra la curva di risalita del Tirreno. Attorno ai 6.000 anni il livello del mare ha raggiunto il livello attuale senza importanti variazioni successive fino ad oggi. Analoghi risultati sono riportati da BISERNI et alii (2005).
La figura 9 si riferisce invece alle variazioni eustatiche del mare Adriatico. Si pu&ograve; notare che dopo circa 6.000 anni fa il tasso di risalita del mare &egrave; stato di circa 1,5 mm/anno (circa 15 cm per secolo). Ammesso che tale risalita dovesse continuare nei prossimi anni, appare del tutto fantasioso ipotizzare il mare in Piazza Duomo a Milano nei prossimi 50 anni. Anche se tale risalita dovesse invece essere pari a quella del periodo precedente ai 6.000 anni &egrave; molto difficile confermare tali previsioni catastrofiche, dannose ma emotivamente affascinanti. Tra l'altro, le previsioni di un significativo innalzamento del livello marino non trovano conferma nei dati mareografici, che evidenziano al contrario la sostanziale stabilit&agrave; a partire dagli anni '70 (PRETI, 1999). Anche se negli ultimi anni si sono moltiplicati gli allarmi sulla possibilit&agrave; che dopo il 2000 gran parte del territorio costiero da Ravenna a Venezia finisca sott'acqua, si pu&ograve; ragionevolmente affermare che questi allarmismi sono destituiti di ogni fondamento.
Un'ultima considerazione sull'innalzamento del livello del mare. Circa 22 mila anni fa, il livello dell'Adriatico era circa 140 metri pi&ugrave; basso dell'attuale (Vai e Cantelli,2004);  10 mila anni fa (figure 8 e 9) tale livello era di 40 metri inferiore all'attuale. Ci&ograve; significa che tra 22 mila anni e 10 mila anni fa il livello &egrave; salito di circa 100 metri. Dalla figura 7 si ricava che durante tale intervallo di tempo, o meglio fino a circa 11.500 anni fa (inizio Olocene) la temperatura media globale era nettamente inferiore rispetto  a quella della fase olocenica (circa 20 mila anni fa la temperatura era di 10&deg;C minore secondo C. Barbante, conferenza Epica 2008, 10-13 novembre 2008 Venezia, circa 4,5&deg;C secondo Vai e Cantelli,2004). In tale contesto, &egrave; ipotizzabile che la risalita del livello marino &egrave; avvenuta a partire dall'inizio dell'Olocene, ossia con la fase di riscaldamento globale del nostro Pianeta. Pertanto i 100 metri di risalita dovrebbero essere avvenuti durante 1.500 anni (cio&egrave; tra 11.500 e 10.000 anni fa), se come &egrave; logico tale livello oscilla in relazione alle variazioni di temperatura. In questo modo, tra 11.500 e 10.000 anni fa il tasso di crescita del livello del mare &egrave; stato mediamente circa 6-7 metri per secolo ma con fasi di maggiore o minore incremento, sempre comunque associate a grandiosi eventi meteorici estremi. Se cos&igrave; fosse, potremmo collegare temporalmente a questi eventi la leggenda del diluvio universale.
Nell'ultimo decennio, la variazione dei cambiamenti climatici si &egrave; arricchita di una nuova metodologia; si tratta di analisi stratigrafiche di successioni molto recenti depostesi in aree archeologiche. Si &egrave; cos&igrave; affermata la geo-archeologia, grazie alle ricerche condotte da ORTOLANI e PAGLIUCA dell'Universit&agrave; &ldquo;Federico II&rdquo; di Napoli, che ha consentito di avere informazioni sul clima relative agli ultimi 2.500-3.000 anni.
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Figura 8: Curva di risalita del livello del mare da 9.000 anni BP ad oggi secondo ALESSIO et alii, 1994. Nella figura vengono comparati dati provenienti da: reperti archeologici sommersi, datazioni su concrezioni marine, datazioni su speleotemi. Le frecce sotto il dato proveniente dalla datazione della punta di speleotemi, indicano l'effettivo livello del mare &mdash; almeno un paio di metri al di sotto di tempeste e maree (da ANTONIOLI e FERRANTI, 1996)
<img width="402" height="245" border="0" alt="" src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/uc_risc_fig9.gif" />
Figura 9: Curva di risalita del livello del mare negli ultimi 10000 anni nell'area padano-adriatica. La curva &egrave; stata ottenuta a partire dalle date calibrate di due campioni di torba prelevati in Adriatico, ed un guscio di Cerastoderma prelevato a Conselice (da PRETI, 1999).

Depositi di origine alluvionale che seppelliscono reperti archeologici sono significativi di periodi freddo-umidi; depositi di sabbie eoliche al contrario sono indicativi di periodi caldi. Cos&igrave;, ad esempio la figura 10 illustra la stratigrafia del sito archeologico di Velia, nel Cilento (Salerno). Si rilevano reperti archeologici databili storicamente, sia al di sotto di depositi alluvionali, sia di depositi sabbiosi. Ci&ograve; &egrave; testimonianza dell'alternanza di periodi freddi e periodi caldi.
<img width="362" height="402" border="0" alt="" src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/uc_risc_fig10.gif" />
Figura 10: Colonna stratigrafica geoarcheologica di Velia, nel Cilento (da ORTOLANI e PAGLIUCA, 1995).
a = sabbie dunari della crisi ambientale dell'XI-XIV sec. d.C.; 1 = manufatti di epoca bizantina; b = sedimenti alluvionali della crisi ambientale del V-VII sec. d.C.; 2 = manufatti del IV sec. a.C.; c = sedimenti alluvionali accumulatisi in 130 anni durante la crisi ambientale del VI-IV sec. a.C. includenti sismiti (s) e sabbie di tempesta (d); 3 = manufatti del VI sec. a.C.; e = sabbie di spiaggia emersa-duna pre-insediamento greco; h = argille, marne, arenarie del substrato.

Ad analoghi risultati ORTOLANI e PAGLIUCA (1995) sono pervenuti analizzando la stratigrafia archeologica, e di numerose altre localit&agrave; costiere del bacino del Mediterraneo (figura 11). Sulla base dei risultati ottenuti sono stati riconosciuti i periodi freddo-umidi e caldo-aridi riportati in tabella 1.
<img width="402" height="192" border="0" alt="" src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/uc_risc_fig11.gif" />
Figura 11: Ubicazione sezioni geoarcheologiche nel bacino del Mediterraneo tra i 30&deg; e 45&deg; di latitudine N, tra aree desertiche a sud ed aree con ghiacciai a nord (da ORTOLANI e PAGLIUCA, 1994); sono indicate le crisi ambientali registrate negli ultimi 2500 anni.
In legenda: a = ubicazione dei siti (1=foce del F. Arno; 2=Pianura Padana; 3=Piana Campana; 4=Velia; 5=Sibari; 6=Selinunte; 7=Nord Africa; 8=Valle del F. Nilo); b = crisi caldo-arida; c = crisi freddo-umida



    
        
            PERIODI FREDDO-UMIDI
        
        
            1430 - 1850 circa
            PICCOLA ET&Agrave; GLACIALE
        
        
            500 - 700 d.C. circa
            PICCOLA ET&Agrave; GLACIALE ALTO MEDIEVALE
        
        
            520 - 350 a.C. circa
            PICCOLA ET&Agrave; GLACIALE ARCAICA
        
        
            PERIODI CALDO-ARIDI
        
        
            1100 - 1300 circa
            MEDIOEVO (Periodo caldo medievale)
            EFFETTO SERRA MEDIEVALE
        
        
            100 (150) - 350 d.C. circa
            ET&Agrave; ROMANA
            EFFETTO SERRA ROMANO
        
    

Tabella 1: Durante i periodi freddo-umidi nelle vaste pianure costiere si &egrave; avuto ripetutamente un improvviso e consistente accumulo di sedimenti alluvionali che hanno spesso ricoperto insediamenti urbani. Durante i periodi caldo-aridi si ha la desertificazioni di aree costiere del Mediterraneo e l'accumulo di notevoli volumi di sabbie eoliche.

Interessante &egrave; la ricostruzione delle variazioni climatiche documentate da ORTOLANI e PAGLIUCA (2001) nell'area mediterranea (figura 12). Si pu&ograve; cos&igrave; notare il succedersi ciclico di periodi freddi a periodi caldi e viceversa; il passaggio da un periodo all'altro avviene attraverso una fase di transizione della durata di circa 150-200 anni, per il passaggio da un periodo caldo-arido ad uno freddo-umido, e di circa 300-350 da un periodo freddo-umido ad uno caldo-arido. Attualmente, dopo la piccola et&agrave; glaciale conclusasi attorno al 1850, siamo nel periodo di transizione che naturalmente evolve verso un periodo caldo (prossimo effetto serra). &Egrave; importante notare la parola &ldquo;naturalmente&rdquo; perch&eacute; il cosiddetto effetto serra attuale deve essere interpretato e correttamente attribuito soprattutto a cause naturali e non antropiche.
<img width="402" height="252" border="0" alt="" src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/uc_risc_fig12.gif" />
Figura 12: Variazioni climatico ambientali del periodo storico e previsione per il futuro lungo il transetto EUROPA SETTENTRIONALE - AREA MEDITERRANEA - SUDAFRICA (ORTOLANI e PAGLIUCA, 2001).

Infine tra i principali risultati conseguiti con le ricerche geoarcheologiche &egrave; da sottolineare la individuazione della ciclicit&agrave; (periodo di circa 1000 anni) delle modificazioni climatico-ambientali pi&ugrave; importanti di durata plurisecolare che hanno determinato vere e proprie crisi ambientali della durata compresa tra 100 e 200 anni dell'Area Mediterranea. Appare inoltre evidente una stretta correlazione tra le modificazioni climatico-ambientali e l'attivit&agrave; solare a scala plurisecolare (contemporaneit&agrave; tra massimi prolungati di attivit&agrave; solare e periodi caldi &ldquo;Incremento dell'Effetto Serra&rdquo;) e contemporaneit&agrave; tra minimi ripetuti di attivit&agrave; solare e periodi freddi (Piccole Et&agrave; Glaciali) come &egrave; possibile osservare nella figura 13 (da CRESCENTI, ORTOLANI E PAGLIUCA, 2008).
<img width="402" height="256" border="0" alt="" src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/uc_risc_fig13.gif" />
Figura 13: Correlazione tra attivit&agrave; solare e anomalie di temperatura negli ultimi 1800 anni (grafico in alto, da USOSKIN, SOLANKI &amp; KORTE, 2006), temperature e precipitazioni piovose nell'Italia meridionale (grafico al centro , da ORTOLANI e PAGLIUCA, 2006), evoluzione climatico-ambientale in base ai dati geoarcheologici dell'Area Mediterranea (grafico in basso). 1 = periodi di transizione tra le fasi freddo-umide (Piccole Et&agrave; Glaciali) e le fasi caldo-aride (Incremento dell'Effetto Serra) con condizioni ambientali simile a quelle che hanno caratterizzato l'intervallo tra il 1750 e l'attuale; 2 = Incremento dell'Effetto Serra; 3 = Piccole Et&agrave; Glaciali; 4 = periodi pi&ugrave; piovosi delle Piccole Et&agrave; glaciali; 5 = Incremento dell'Effetto Serra del Terzo Millennio.

Conclusioni
La storia del nostro Pianeta a partire dalla sua &ldquo;nascita&rdquo; (4.5 - 5 miliardi di anni fa) &egrave; registrata nell'immenso archivio naturale costituito dalle successioni rocciose. La lettura di questa storia ci documenta che il clima &egrave; sempre modificato; le variazioni climatiche sono avvenute ciclicamente, con il succedersi di periodi caldi e periodi freddi. I cicli non hanno avuto durata ed ampiezza omogenea.
Nel Quaternario (da 1,81 milioni di anni fa) i periodi freddi sono stati di durata nettamente maggiore di quelli caldi. In particolare, negli ultimi 400 mila anni le fasi fredde hanno avuto una durata di circa 90.000 anni, quelle calde di circa 10.000 anni. Attualmente, con l'Olocene (fase calda iniziata da circa 11.5 mila anni) si dovrebbe andare verso una fase fredda. In questo caso l'effetto serra potrebbe mitigare il raffreddamento.
Eventi climatici grandiosi durante l'Olocene sono stati, ad esempio, la desertificazione del Sahara, ed anche le crisi di siccit&agrave; circoscritte, nel tempo e nello spazio, o fasi fredde ed umide che hanno interferito con la storia delle societ&agrave; umane, anche in modo grave. Negli ultimi 2000 anni, le variazioni da plurisecolari a pluriannuali, sono contenute nell'ordine di 1&deg;C di temperatura.
Ogni previsione sull'andamento futuro del clima del nostro Pianeta &egrave; del tutto aleatoria: non si pu&ograve; valutare in quale misura l'attivit&agrave; antropica possa incidere sulle variazioni climatiche future del nostro pianeta.
Circa 11,5 mila anni fa siamo entrati nella fase calda nota come  Olocene, che ha fatto seguito ai circa 90mila anni di fase fredda. Se la Terra dovesse comportarsi come nel passato, dovremmo andare verso i 90 mila anni di freddo. D'altro canto, se approfondiamo le variazioni cicliche all'interno dei nostri ultimi migliaia di anni, rileviamo che dopo l'optimum climatico medioevale, attraverso un periodo di transizione siamo entrati nella piccola et&agrave; glaciale che si &egrave; conclusa dopo il 1850. Successivamente, attraverso una fase di transizione dovremmo entrare in una fase calda, che &egrave; quella cui stiamo assistendo. Il RG &egrave; allora un evento naturale e non pu&ograve; attribuirsi esclusivamente all'attivit&agrave; dell'uomo.
Le modificazioni climatico-ambientali documentate negli ultimi 2.500 anni si sono succedute ciclicamente. Cos&igrave;, le modificazioni tipo &ldquo;Effetto Serra&rdquo; si sono gi&agrave; verificate con durata di circa 150-200 anni, &laquo;...determinando differenti condizioni ambientali, favorevoli o sfavorevoli alle attivit&agrave; antropiche, in relazione alle latitudini. Il periodo attuale rappresenterebbe la transizione climatica tra la Piccola Et&agrave; Glaciale ed il prossimo Effetto Serra che ciclicamente e naturalmente si sarebbe instaurato anche senza produzione di gas antropogenici. ... La limitazione del dibattito istituzionale internazionale alla sola possibilit&agrave; di ridurre l'immissione di gas nell'atmosfera, individuando in tale prospettiva ... la unica possibilit&agrave; di &ldquo;salvare&rdquo; il pianeta dagli effetti nocivi della modificazione climatica, appare scarsamente sostenuta scientificamente&raquo; (ORTOLANI e PAGLIUCA, 2001)
Per tutto quanto detto appare evidente che non corrisponde al vero l'affermazione che tutti sono d'accordo nell'attribuire all'Uomo la causa del RG. Il clima della Terra &egrave; sempre cambiato per cause naturali e cos&igrave; &egrave; per la fase attuale che siamo vivendo.
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    <published>2009-10-11T16:12:00+02:00</published>
    <updated>2009-10-11T16:12:00+02:00</updated>
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In questi ultimi mesi questo blog ha pubblicato alcuni articoli di autori favorevoli all'ipotesi che il Riscaldamento Globale (RG) abbia un contributo antropico, ovvero causato da attivit&agrave; umane e quindi pi&ugrave; o meno favorevoli anche al Protocollo di Kyoto (PdK). Adesso, per par condicio, pubblichiamo un articolo di opposto parere. L'articolo, scritto dal <a href="mailto:crescent@unich.it">Prof. Uberto Crescenti</a> del &laquo;Dipartimento di Geotecnologie per l'Ambiente ed il Territorio&raquo; dell'Universit&agrave; &laquo;G. d'Annunzio&raquo; di Chieti, &egrave; stato suddiviso in quattro parti a causa della sua lunghezza. Ogni parte &egrave; orientata a un tema specifico, ovvero la prima si occupa del riscaldamento globale in s&egrave;, la seconda dell'eventuale contributo antropico al fenomeno, la terza di come la geologia pu&ograve; aiutare a comprendere lo stesso e la quarta si interroga sull'utilit&agrave; o meno del Protocollo di Kyoto.


Sul Riscaldamento Globale del pianeta Terra - Parte 2
di Uberto Crescenti
L'origine antropogenica
&Egrave; vero che il Riscaldamento Globale &egrave; dovuto all'attivit&agrave; dell'uomo, cio&egrave; &egrave; di origine antropogenica?
Anche questo quesito trova la Scienza divisa su due posizioni contrastanti. Non &egrave; affatto vero, come potremmo dedurre dalle informazione dei mass-media, che sono tutti d'accordo nell'attribuire all'Uomo la colpa del RG.
Secondo l'IPCC (Comitato Internazionale sui Cambiamenti Climatici) delle Nazioni Unite, che comprende scienziati di 100 Paesi, il riscaldamento globale previsto per questo secolo &egrave; dovuto alla immissione in atmosfera di gas serra di origine antropogenica, soprattutto di CO2. MARIANI (2008) chiarisce molto bene il ruolo della CO2 rispetto agli altri gas serra, pervenendo a conclusioni contro corrente rispetto ai convincimenti pi&ugrave; diffusi. In merito si veda anche SINGER (2008, pp. 57-68).
Secondo l'IPCC, l'aumento di temperatura nel corso del III millennio potrebbe oscillare da 1,4 a 5,8 &deg;C, quello del livello del mare da 9 a 90 cm, senza poter escludere valori maggiori. A questi risultati si arriva attraverso modelli matematici. Ma questi modelli matematici per le previsioni del clima sono davvero attendibili?

In un interessante e documentato libro di GUIDO VISCONTI, professore di Fisica dell'Atmosfera all'Univerist&agrave; dell'Aquila, noto e stimato specialista a livello internazionale, dal titolo &laquo;Clima Estremo&raquo; (Boroli editore), pubblicato nel 2007, si legge a pagg. 165-167:
&laquo;Innanzittutto, oggi la scienza non &egrave; in grado di spiegare le variazioni climatiche che sono avvenute in passato: pertanto, non si capisce come la stessa scienza potrebbe essere in grado di prevedere quello che avverr&agrave; nel prossimo futuro. Malgrado ci&ograve;, organismi internazionali come l'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) annunciano con cadenza regolare, previsioni per i prossimi 50 o 100 anni.

Il problema della possibile evoluzione del clima futuro &egrave; oggi affidato quasi esclusivamente a modelli matematici, che richiedono grandi calcolatori per effettuare le loro previsioni. Di fatto, i modelli usati dall'IPCC sono circa una decina, e non differiscono molto nella loro stesura e complessit&agrave;. La validit&agrave; e l'affidabilit&agrave; di questi modelli sono valutate in modo &ldquo;grezzo&rdquo;, confrontando le simulazioni del clima attuale con i dati osservati.&raquo;
Successivamente, GUIDO VISCONTI in un articolo pubblicato su Le Scienze (dicembre 2007) cos&igrave; riferisce in merito ai risultati dell'IPCC:
&laquo;Sui grandi mezzi di informazione domina un atteggiamento catastrofista che si riassume in espressioni del tipo &ldquo;cambiamento repentino del clima&rdquo;. E il cambiamento repentino sarebbe, come spesso si legge, scientificamente previsto da potenti e rigorosi modelli matematici.
...
Il punto centrale &egrave; costituito dai modelli usati dall'IPCC, che non sono in grado di rappresentare bene il clima odierno, n&eacute; tanto meno quello del futuro.&raquo;
A proposito dei modelli matematici DOUGLASS et alii (2007) hanno applicato i modelli per indagare sulle variazioni di temperatura degli ultimi 25 anni in aree tropicali. Il confronto tra le temperature cos&igrave; ottenute e quelle reali ha dimostrato che &laquo;...the models are seen to disagree with the observations. We suggest, therefore, that projections of future climate based on these models be viewed with much caution.&raquo;
A Stoccolma, dall'11 al 12 settembre 2006, si &egrave; tenuto un seminario internazionale sul clima presso il Royal Institute of Technology (KTH), in cui si &egrave; discusso di cambiamento. Vi hanno partecipato 120 ricercatori provenienti da 11 paesi e il dibattito ha toccato vari aspetti della scienza del clima. Dalla discussione finale &egrave; risultato un ampio consenso su una serie di punti fatti circolare nel comunicato stampa diramato il 21 dicembre dal professor PETER STILBS, presidente del comitato organizzatore, tra cui qui di seguito ricordiamo:

    &laquo;&Egrave; probabile che dal 1850 sia in atto un trend di riscaldamento globale; tuttavia non sussistono evidenze forti che provino un'influenza significativa dell'uomo sul clima globale. Il trend di raffreddamento globale dal 1940 al 1970 &egrave; inconsistente con i modelli basati sulle emissioni antropiche di CO2.&raquo;
    &laquo;Le variazioni naturali del clima del passato sono considerevoli e ben documentate da fonti geologiche, oceanografiche e storiche. Tali variazioni appaiono fortemente correlate sia con effetti cosmici che agiscono altres&igrave; sulla copertura nuvolosa sia con l'attivit&agrave; solare.&raquo;
    &laquo;Non vi sono evidenze a supporto del fatto che il 20&deg; secolo sia stato il pi&ugrave; caldo degli ultimi 1000 anni e le affermazioni precedenti, basate sulla cosiddetta &ldquo;mazza da Hockey&rdquo; di Mann, sono oggi destituite di fondamento.&raquo;

Nel 2006, uno studio pubblicato da CHYLEK, AUBEY e LESING, del Laboratorio nazionale di Los Alamos, e da LESINS (Dalhousic University di Halifax), ha documentato che in Groenlandia gli aumenti delle temperature nei due decenni 1920-1930 e 1995-2005 sono di una grandezza similare; inoltre il tasso di riscaldamento nel periodo 1920- 1930 &egrave; stato addirittura del 50% pi&ugrave; alto rispetto al periodo 1995-2005 (vedere <a target="_blank" href="http://www.svipop.org">Svipop</a>). Rispondendo alla domanda se l'attuale aumento della temperatura &egrave; addebitabile alle emissioni provocate dalle attivit&agrave; umane, la risposta dello studio &egrave; stato un deciso no.
L. MARIANI (2006), agronomo esperto anche in cambiamenti climatici, in un interessante articolo cos&igrave; si esprime nei riguardi del rapporto dell'IPCC del 2001.
&laquo;Negli ultimi anni i mezzi d'informazione ci hanno assillato periodicamente con &ldquo;verit&agrave;&rdquo; del tipo: 
  
    il 1998, anno pi&ugrave; caldo degli ultimi 1000 anni;
    il 1991-2000, decennio pi&ugrave; caldo negli ultimi 1000 anni; 
    l'impennata delle temperature degli ultimi 30 anni, unicum se rapportata al diagramma delle temperature degli ultimi 1000 anni.

  Le tre verit&agrave; di cui sopra, veri e propri cavalli di battaglia dal report IPCC 4 del 2001, si fondavano su due lavori del climatologo Mann e suoi collaboratori. Queste conclusioni sono state criticate dalla commissione Wegman (Edward Wegman, chairman della U.S. National Academy of Science committee on Theoretical and Applied Statistic).&raquo;
<img height="191" border="0" width="362" alt="" src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/uc_risc_fig3.gif" />
Figura 3: Profilo delle temperature medie globali al suolo  dal 1000 al 1990 cosi come presentato nel report IPCC del 1990. Si noti il peso assunto dall'optimum climatico medioevale (1100-1400) e dalla piccola era glaciale (1550-1850).
(Fonte: WEGMAN report). Notare l'aumento della temperatura a partire dal 1700 circa, gi&agrave; prima quindi dell'et&agrave; industriale.
<img height="189" border="0" width="362" alt="" src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/uc_risc_fig4.gif" />
Figura 4: Profilo delle temperature medie globali al suolo  dal 1000 al 2000 cosi come presentato nel report IPCC del 2001 (le bande di variabilit&agrave; sono state omesse). Si noti la scomparsa dell'optimum climatico medioevale  e dalla piccola era glaciale.
(Fonte: WEGMAN report)

Inoltre l'Autore riferisce sulla variazione di temperatura durante il millennio trascorso, facendo notare come l'IPCC abbia &ldquo;manipolato&rdquo; i dati per sostenere le proprie argomentazioni. Infatti, come si nota nelle figure 3 e 4 riprese dalla nota di MARIANI viene cancellato l'optimum climatico medievale per ottenere in figura 5 la curva nota come curva a mazza da hokey. In questo modo l'IPCC poteva affermare, direi in modo non corretto, che il secolo scorso era stato il pi&ugrave; caldo dell'ultimo millennio. Non solo, l'IPCC non ha voluto ricordare che durante l'optimum climatico medievale i Vichinghi si stabilirono anche in Groenlandia (Green Land) per le buone condizioni climatiche. Successivamente per le mutate sfavorevoli condizioni climatiche, furono costretti a lasciare la Groenlandia.
In un recente studio pubblicato su International Journal of Climatology of the Royal  Meteorological Society, da parte di D.H. DOUGLASS (Universit&agrave; di Richester), J. CHRISTY (Universit&agrave; di Alabama) e S. F. SINGER (Universit&agrave; della Virginia) si afferma che il RG &egrave; di origine naturale. In <a target="_blank" href="http://www.svipop.org">Svipop</a> &egrave; riportata una sintesi dello studio. Vi si legge:
&laquo;Il riscaldamento globale &egrave; un fenomeno naturale, l'apporto umano &egrave; scientificamente non rilevante. I cambiamenti di temperatura osservati negli ultimi trenta anni sono incompatibili con la teoria del gas serra e sono invece meglio spiegati da fattori naturali, come la variabilit&agrave; solare.
...
La nostra ricerca dimostra che l'attuale crescita di C02 nell'atmosfera ha soltanto una minima influenza sui cambiamenti climatici. E dobbiamo perci&ograve; concludere che i tentativi di controllare le emissioni di CO2 sono inefficaci e insensati, ma anche molto costosi.&raquo;
Le stesse conclusioni sono espresse nel volume di SINGER (2008), che a nome del NIPCC (Nongovernmental International Panel on Climate Change), associazione di scienziati costituitasi spontaneamente, contesta con valida documentazione i risultati dell'IPCC.
Interessante per la valutazione delle cause del riscaldamento globale risultano vari lavori di paleoclimatologi, tra cui ricordo P.THEILL e K. LASSEN, 2000, K.S. CARSLAW, R.G. HARRISON E J. KIRKBY, 2002, sintetizzati da IAN CLARK nella fig. 5. Si pu&ograve; cos&igrave; osservare la significativa correlazione tra l'attivit&agrave; solare e la temperatura (ved. IEM, 2006), non altrettanto con la CO2.
<img height="191" border="0" width="362" alt="" src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/uc_risc_fig5.jpg" />
Figura 5: correlazione fra attivit&agrave; solare e temperatura del pianeta
(Fonte: Ian Clark, &laquo;<a target="_blank" href="http://www.iedm.org/uploaded/pdf/ianclark1105.pdf">Is Kyoto Necessary?</a>&raquo;, November 2005)

In un interessante articolo, GASPERINI e CHIERICI (1997) affrontano le cause dei mutamenti climatici del 1880 al 1990 alle medio-alte latitudini, mettendole in correlazioni con la periodica variazione della insolazione dovuta alla nutazione astronomica dell'asse terrestre. Secondo gli Autori quando tale variazione &egrave; modesta, appare pi&ugrave; evidente l'influenza dovuta alla nutazione lunare.
Infine mi fa piacere citare, dal lavoro di LEPORI et alii (2008), queste conclusioni: &laquo;&Egrave; da escludere senza ombra di dubbio l'influenza umana sulle forti variazioni di CO2 e T nel passato, quando la popolazione era molto meno numerosa di adesso e l'industrializzazione inesistente. &Egrave; ragionevole supporre che anche l'attuale riscaldamento, come quelli del passato, sia da attribuirsi prevalentemente a cause astronomiche. Analogamente gli aumenti di temperatura riscontrati recentemente in alcuni pianeti del sistema solare sono attribuibili a cause cosmiche.&raquo;
Indicazioni sui rapporti tra le variazioni del clima e della concentrazione della CO2 nel corso dei tempi geologici, possono dedursi dal lavoro di SHAVIC e VEIZER (2003). Secondo gli Autori &laquo;...the CO2 is not likely to be the principal climate driver ... we may be ? at reflection of celestial phenomena in the climate history of Earth.&raquo;
A seguire <a href="post/21489623">la terza parte</a>...
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    <published>2009-10-09T19:48:00+02:00</published>
    <updated>2009-10-09T19:48:00+02:00</updated>
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In questi ultimi mesi questo blog ha pubblicato alcuni articoli di autori favorevoli all'ipotesi che il Riscaldamento Globale (RG) abbia un contributo antropico, ovvero causato da attivit&agrave; umane e quindi pi&ugrave; o meno favorevoli anche al Protocollo di Kyoto (PdK). Adesso, per par condicio, pubblichiamo un articolo di diverso parere. L'articolo, scritto dal <a href="mailto:crescent@unich.it">Prof. Uberto Crescenti</a> del &laquo;Dipartimento di Geotecnologie per l'Ambiente ed il Territorio&raquo; dell'Universit&agrave; &laquo;G. d'Annunzio&raquo; di Chieti, &egrave; stato suddiviso in quattro parti a causa della sua lunghezza. Ogni parte &egrave; orientata a un tema specifico, ovvero la prima si occupa del riscaldamento globale in s&egrave;, la seconda dell'eventuale contributo antropico al fenomeno, la terza di come la geologia pu&ograve; aiutare a comprendere lo stesso e la quarta si interroga sull'utilit&agrave; o meno del Protocollo di Kyoto.


Sul Riscaldamento Globale del pianeta Terra - Parte 1
di Uberto Crescenti
Riassunto
&Egrave; frequente leggere o ascoltare dai mass media frasi come questa: &laquo;Ormai sono tutti d'accordo che stiamo assistendo a un riscaldamento globale (RG) del nostro Pianeta dovuto alla immissione in atmosfera dei cosiddetti gas serra, soprattutto anidride carbonica, da parte dell'Uomo&raquo;. Si attribuisce cio&egrave; all'attivit&agrave; dell'Uomo il RG. Da questi convincimenti nasce il famoso Protocollo di Kyoto (PdK), che mira a ridurre almeno del 5% l'immissione di anidride carbonica in atmosfera tra il 2008 e il 2012, protocollo firmato da oltre 150 Paesi tra cui il nostro. Non vi hanno aderito invece gli Stati Uniti, il Canada, la Cina e l'India, ossia un insieme di stati che producono oltre il 50% di anidride carbonica, ma che sono destinati ad aumentare tale contributo (soprattutto Cina ed India).
A questo punto dobbiamo porci alcuni interrogativi: &egrave; vero che esiste il RG, &egrave; vero che il RG &egrave; dovuto all'Uomo, &egrave; vero che il PdK &egrave; utile per contrastare il RG? Le risposte non sono semplici e l'affermazione che sono tutti d'accordo nel ritenere che il RG &egrave; colpa dell'Uomo non corrisponde assolutamente a verit&agrave;.
Dopo un esame abbastanza approfondito dell'argomento sulla base di dati forniti da varie discipline, ma soprattutto dalle scienze geologiche, si arriva alla conclusione che il RG cui stiamo assistendo &egrave; un fatto naturale, in cui le responsabilit&agrave; dell'Uomo sono nulle o di poco conto, e che quindi il PdK non ha basi scientifiche di assoluta certezza e se attuato non fornisce alcuna garanzia di risultati probanti.

Introduzione
La valutazione dei cambiamenti climatici &egrave; stata da tempo oggetto di innumerevoli intereventi da parte di scienziati, economisti, politici, ecc. Ormai l'opinione pubblica &egrave; convinta che il riscaldamento del nostro Pianeta cui sembra stiamo assistendo, sia causato dall'attivit&agrave; antropica, in particolare dall'immissione in atmosfera dei cosiddetti gas serra, l'anidride carbonica in particolare.
Questo convincimento &egrave; alla base del PdK, che come &egrave; noto mira a ridurre almeno del 5% l'immissione in atmosfera di anidride carbonica. I Paesi aderenti, tra cui il nostro, sono perci&ograve; impegnati a rispettare il protocollo con decisioni che hanno notevole incidenza sullo sviluppo economico dei vari Paesi, a causa degli interventi che le industrie devono attuare per diminuire la produzione di anidride carbonica.
A questo punto dobbiamo porci alcuni interrogativi: &egrave; vero che esiste il RG? &Egrave; vero che il RG &egrave; dovuto all'uomo? &Egrave; vero che il PdK &egrave; utile per arrestare il RG?
La risposta a questi quesiti non &egrave; semplice. Se ragioniamo sulla base di ricerche scientifiche di assoluto rigore possiamo tentare di avere una opinione al riguardo. Dobbiamo per&ograve; tenere bene a mente che la Scienza pone sempre dei dubbi; la Scienza si avvicina alla verit&agrave; attraverso un percorso difficile e sempre tormentato dal dubbio. Ecco allora che approfondendo i nostri interrogativi sulla base dei dati forniti dalla Scienza ci accorgiamo che le risposte non sono sempre semplici e che il dubbio ci accompagner&agrave; lungo tutto il percorso del nostro approfondimento. Una questione per&ograve; &egrave; certa: la comunit&agrave; scientifica &egrave; equamente divisa sulle risposte da dare e quindi non &egrave; vero, come i mass media divulgano, che sono tutti d'accordo nell'attribuire all'Uomo la causa del RG.
La presente nota prende spunto da un mio lavoro pubblicato di recente (CRESCENTI, 2008), in cui ho cercato di portare contributi per una serena e documentata risposta agli interrogativi ricordati, che riguardano specificatamente il rapporto Uomo-Clima.
Anche in questa occasione mi soffermer&ograve; soprattutto a fornire contributi anti-catastrofismo, perch&eacute; quelli catastrofistici sono ampiamente reclamizzati, mentre quelli controcorrente non vengono in uguale misura resi noti dai mass-media, eppure alcuni, come vedremo, sono assai importanti.
Il riscaldamento globale
Cerchiamo innanzi tutto di rispondere alla domanda: &laquo;&Egrave; vero che stiamo assistendo ad un Riscaldamento Globale (RG) dal 1880 ad oggi?&raquo;
Non c'&egrave; una posizione univoca degli scienziati. &Egrave; vero che molti ricercatori ritengono che in effetti il nostro Pianeta a partire dal 1880 si stia scaldando. Questo perch&eacute; dal 1880 ad oggi abbiamo assistito all'arretramento di ghiacciai montani e le misure di temperatura mostrano un aumento di circa 0.8 gradi centigradi. C'&egrave; per&ograve; chi contesta la validit&agrave; delle misure (per es. le stazioni di misura delle temperature che fino al 1900 non facevano parte di aree urbanizzate, poi essendo state di fatto inglobate in aree popolate, hanno subito un incremento urbano che pu&ograve; incidere fino a mezzo grado in aumento). Poi ci sono i dati da satellite e da sonde che hanno rilevato le temperature degli ultimi trenta anni circa, che non confortano le misure fatte a terra.
<img height="443" border="0" width="362" alt="" src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/uc_risc_fig1.jpg" />
Figura 1: Contenuto di CO2 nell'atmosfera e variazione della temperatura dal 1880. (a) Concentrazioni di CO2 ottenute da carote di ghiaccio (curva lisciata) e da misurazioni delle oscillazioni annue effettuate a Mauna Loa, Hawai. (b) Temperature superficiali medie annue a Mauna Loa diagrammate come deviazioni della media rappresentata dallo zero. Da NENSEN &amp; LEBDEFF, &quot;Global Trends of Surface-Air Temperature&quot;, Journal of Geophysical Research 29, no D11 ( Nov. 20, 1987), fig. 15, p. 13370.

In figura 1 ho riportato la variazione di temperatura e l'aumento del contenuto in CO2 (anidride carbonica) in atmosfera dal 1880 al 1990 circa. Si pu&ograve; notare che in questo periodo l'aumento di temperatura &egrave; stato di circa 0.8 gradi centigradi; per&ograve; tra il 1940 ed il 1970 la temperatura presenta una leggera flessione che invece non &egrave; registrata nel trend della CO2 .
Poich&eacute; si dice, quasi sempre, che la CO2 immessa dall'Uomo in atmosfera &egrave; responsabile del RG, non pare che questa equazione, aumento di CO2 uguale aumento di temperatura, trovi conferma nella osservazione fatta.
La questione &egrave; comunque molto dibattuta; il ruolo della CO2 come regolatore del clima &egrave; considerato assai importante da parte dei catastrofisti, al contrario non determinante da parte dei negazionisti. Secondo LEPORI et alii (2008), sulla base dello studio dei ghiacciai dell'Antartide &laquo;...ogni aumento/diminuzione di T precede, e non segue, quella della CO2 di un lasso di tempo di 600&plusmn;400 anni, ...nel passato un aumento di temperatura ha causato un aumento di CO2 e non il contrario&raquo;. Questa conclusione trova conforto, secondo gli Autori, in PETIT et alii (1999) e in KHILYNT e CHILINGAR (2003). Anche secondo MARIANI (2006, 2008) la CO2 &egrave; sostanzialmente ininfluente per le variazioni di temperatura e quindi del clima. Al riguardo si veda pure Singer (2008).
Torneremo pi&ugrave; avanti sulla questione. RICHARD LINDZEN (2007b), professore di fisica dell'Atmosfera presso il Massachussets Institut of Technology (M.I.T.) di Boston, uno dei maggiori specialisti di clima a livello internazionale, contesta addirittura l'esistenza del RG. In una nota pubblicata su 21&deg; Secolo, Scienza e Tecnologia, n. 2 del 2007 cos&igrave; riferisce:
&laquo;Il mondo &egrave; destinato alla catastrofe ambientale. O almeno, questo &egrave; quanto ci viene incessantemente ripetuto da politici e sedicenti esperti. Costoro ci avvertono che, se non saremo capaci di attuare drastici cambiamenti, la Terra verr&agrave; devastata dai mutamenti del clima e dal riscaldamento globale.
...
Peraltro non possiamo essere certi che i mutamenti di lungo periodo del clima siano dovuti all'umanit&agrave;. Esistono svariate altre possibili spiegazioni; tra di esse, ad esempio, vi &egrave; l'ipotesi che la causa principale del mutamento climatico siano le radiazioni solari. Il salutare scetticismo, che dovrebbe trovarsi al cuore di ogni indagine scientifica, viene trattato con disprezzo...&raquo;
Successivamente, lo stesso LINDZEN (2007b) ha presentato a Venezia nel settembre 2007, in occasione alla Conferenza sul futuro della Scienza organizzata dalla Fondazione Veronesi, un'ampia relazione sul RG, di cui riporto alcuni brani dell'articolo:
&laquo;Rispetto al problema del riscaldamento globale (RG), gli ultimi 2 anni sono stati caratterizzati da quattro circostanze: 1) un grande incremento della propaganda allarmista, culminata con una verit&agrave; scomoda, il film di Al Gore; 2) la diffusione del rapporto dell'IPCC (il comitato dell'ONU sui cambiamenti climatici) secondo cui l'attuale recente riscaldamento sarebbe dovuto principalmente alle attivit&agrave; umane; 3) un considerevole aumento di articoli scientifici che negano le conclusioni dell'IPCC; 4) la consapevolezza che non vi &egrave; stato alcun riscaldamento da 10 anni a oggi. Gli ultimi due punti sono stati sistematicamente ignorati dai mezzi di informazione.
...
La questione del RG ha tenuto banco per quasi un'intera generazione, un periodo durante il quale molti progetti sono stati posti in agenda: sembra come se ci sia il timore che questi progetti debbano attuarsi ora o mai pi&ugrave;. Ed &egrave; forse perch&eacute; terrorizzati da questo timore che i direttori responsabili delle riviste Science e Nature hanno pubblicamente annunciato la loro decisione di non pubblicare articoli che mettano in dubbio la visione allarmista del RG. Anche l'American Scientist, che ha adottato una posizione pi&ugrave; aperta, ha rifiutato perfino di esaminare articoli che mettano in dubbio le conclusioni dell'IPCC. Tutta la faccenda &egrave; vieppi&ugrave; intorbidata con ogni mezzo, inclusa la creazione di centri di ricerca fittizi, come i centri Tyndall (in Inghilterra) e Potsdam (in Germania), tutti sostanzialmente controllati da varie organizzazione non-governative, come Greenpeace e il WWF, che nulla hanno a che vedere con la scienza.&raquo;
<img height="222" border="0" width="400" alt="" src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/uc_risc_fig2.jpg" />
Figura 2: una prova inconfutabile del riscaldamento globale.

Per concludere sull'argomento di cui al titolo di questa sezione, non possiamo avere certezza per una risposta definitiva; il dubbio, come avverr&agrave; per l'intero percorso della nostra indagine, ci accompagner&agrave; sempre. Da geologo, abituato ad osservare il comportamento della Natura, ritengo importante per avere una opinione sull'argomento, il dato relativo all'arretramento dei ghiacciai montani e quindi ritengo probabile che ci sia un RG; ma questo &egrave; di origine antropica? Proveremo a dare una risposta nella seconda parte. Intanto, per smorzare i toni accesi della polemica, possiamo dare un'occhiata alla figura 2.
A seguire <a href="post/21482925">la seconda parte</a>...
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    <published>2009-10-06T11:42:40+02:00</published>
    <updated>2009-10-06T11:42:40+02:00</updated>
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    <![CDATA[<p>
 Il Miglio... grigio.
di Gherardo Albano 
  Alcuni giorni fa, con la famiglia, abbiamo deciso di andare in vacanza negli Stati Uniti la prossima estate approfittando anche di un buon numero di miglia accumulate con il programma a premi <a target="_blank" href="http://www.alitalia.com/IT_IT/millemiglia/index.htm">Millemiglia</a> di <a target="_blank" href="http://www.alitalia.it">Alitalia</a> per ridurre i costi gi&agrave; abbastanza proibitivi, dato che dopotutto siamo in quattro... 
  Sapendo che con i biglietti a premio ci sono sempre problemi nella disponibilit&agrave; di posti, oggi sono andato sul sito Alitalia per vedere con largo anticipo le disponibilit&agrave;. Volendo andare sulla costa ovest ho provato a verificare com'era la situazione per la tratta per Los Angeles. Questo &egrave; stato il risultato: 
 <img height="204" border="0" width="362" alt="" src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/alighe_01.jpg" /> 
  A parte l'assenza di disponibilit&agrave; per il giorno richiesto, la legenda indica due tipi diversi di biglietti premio: quelli standard e quelli plus. Da notare che quando un biglietto standard richiede 50.000 miglia per un andata e ritorno con gli USA, quello plus ne chiede sempre il doppio. 
  In ogni caso essendo tutto grigio, ovvero non essendovi proprio alcuna disponibilit&agrave; sia a giugno che a luglio, ho provato a verificare tutti i mesi precedenti fino ad oggi. Il risultato &egrave; stato sempre lo stesso: tutto grigio, nessun posto disponibile.  
  Allora mi sono detto che forse la mancata disponibilit&agrave; di posti dipende dal fatto che il volo per Los Angeles &egrave; effettuato con un partner. Magari era solo un problema dell'applicazione o di mancanza di allineamento con il sistema di prenotazione del partner. Un fatto era certo, tuttavia: via web era impossibile prenotare alcunch&egrave;. Cos&igrave; ho provato a chiamare Alitalia e a verificare la disponibilit&agrave; per telefono: mi hanno confermato che non ce n'era alcuna. 
  A questo punto sono andato a vedere com'era la situazione dei voli per New York e in effetti la situazione risulta &ldquo;leggermente&rdquo; diversa: 
 <img height="362" border="0" width="362" alt="" src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/alighe_02.jpg" /> 
 Notare che sia a luglio che ad agosto c'e' in effetti una certa disponibilit&agrave; ma solamente di biglietti plus a costo doppio. Ho trovato la cosa curiosa e cos&igrave; ho cercato per i mesi precedenti ma la situazione rimane cos&igrave; fino a che non si arriva a febbraio dove si inizia a vedere qualche biglietto standard. Per vostra informazione, tra ottobre, novembre e dicembre, i giorni con biglietto standard sono ben (sic!) cinque! Su novanta giorni! 
  Ho quindi deciso di scrivere questo articolo e di condividere con voi l'accaduto e qualche considerazione. Capisco che Alitalia, nei periodi pi&ugrave; appetibili, voglia vendere i biglietti e non regalarli tramite Millemiglia, ma che questo venga estremizzato facendo s&igrave; che o non vi sia alcuna disponibilit&agrave;, come nel caso di Los Angeles, o che si riesca a viaggiare solo con il doppio delle miglia... mi fa sentire preso in giro. 
  Ne deduco che: 

    le miglia in molti casi valgono la met&agrave; di quello che publicizzano, all'atto pratico;
    alcune destinazioni sono disponibili solo in teoria, ma in pratica non lo sono.

  Cosa mi piacerebbe? Ad esempio che Alitalia, parimenti a quanto deve fare in Italia con i biglietti inferiori alla tariffa piena, con una operazione di trasparenza e fidelizzazione &mdash; a questo dovrebbe servire il Millemiglia &mdash; indichi: 

    una percentuale minima di posti disponibili con biglietti premio standard e un'altra per i plus;
    indichi chiaramente i black-out totali o per i biglietti premio standard;
    indichi quanti mesi prima si pu&ograve; prenotare;
    dia disponibilit&agrave; per almeno l' 80% dei voli;
    dia chiara indicazione di quanti posti, tra quelli Millemiglia, siano stati gi&agrave; utilizzati.

  In caso contrario il suo cliente anzich&egrave; fidelizzarsi si arrabbia, come ho fatto io. Un'ultima domanda: perch&egrave; non far usare le miglia per avere lo sconto su un biglietto, ad esempio 50% almeno su qualunque tariffa? A maggiore riprova che forse manca solo trasparenza, il volo Roma-Chicago ha migliori disponibilit&agrave;, ma sempre con un bel rosso pieno su luglio e agosto. A questo punto, o cambio vettore, o cambio mese... 
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Berlusconi a Tremonti:
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TORNA CON LO SCUDO (FISCALE) O SULLO SCUDO</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/dejudicibus" >dejudicibus</a> | <a href="http://lindipendente.splinder.com/post/21410804/Scudo+Fiscale#comment" >Commenti</a>
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    <title type="html"><![CDATA[MSN Games: more transparency, please!]]></title>
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    <published>2009-09-26T23:10:48+02:00</published>
    <updated>2009-09-26T23:10:48+02:00</updated>
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      <name>dejudicibus</name>
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    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>The web should be a place of freedom, but also a place of transparency, sharing, and ethicality; a place where even advertising should be clear and absolutely not misleading. It is not. Just an example? <a target="_blank" href="http://zone.msn.com/en-us/home">MSN Games</a> site.
<img height="265" border="0" width="285" src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/hexic_01.gif" alt="" />
Today I went to that site to purchase a game I like, <a target="_blank" href="http://zone.msn.com/en/root/deluxe.htm?code=110205513&amp;RefID=25">Hexic</a>. As you can see below, in the snapshot, it seems that the game is available at a discount price, that is, USD&nbsp;6.95, Quite a good price, I thought. Great! When I clicked on that link, however, I got another panel. This one:
<img height="307" border="0" width="300" src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/hexic_02.gif" alt="" />
As you can see, the USD&nbsp;6.95 does not refer to the game I wished to purchase, but to a discount program whose terms and conditions are, in summary:

By becoming an MSN Games discount program member, you agree to the MSN Games discount membership Terms and Conditions. This includes an automatic membership charge to your credit card, which will occur monthly until you discontinue your membership. The monthly membership charge amount is dependent upon the length of the membership term to which you agree, i.e. two (2) month membership charge is $9.95 per month, six (6) month membership charge is $7.95 per month, twelve (12) month membership is $6.95 per month. For this charge, MSN Games discount program membership entitles you to choose one free download game each month. You may cancel your membership at any time without penalty after you satisfy your membership commitment.

If you are not interested to subscribe that program, the price of Hexic is much higher: USD&nbsp;19.95, as you can see below:
<img height="47" border="0" width="229" src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/hexic_03.gif" alt="" />
Now, from a formal point of view, there is nothing wrong: in fact the first link I clicked to purchase the program literally states that you can buy the game &laquo;for as low as $6.95 for MSN Games discount program members&raquo;. This is true. But the fact that the real price of product is not shown in the BUY GAME button and that the option to purchase the program is placed at the bottom in the second panel, it is, in my personal opinion, a deceiving sales method. Not ethically correct, I mean, even if absolutely legal. So, for the moment, I decided not to purchase that program. Maybe I will do it, soon or later, but not now. I do not like that way to promote products and services. I like Гла́сность, that is, glasnost, openness and transparency.</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/dejudicibus" >dejudicibus</a> | <a href="http://lindipendente.splinder.com/post/21388759/MSN+Games%3A+more+transparency%2C+#comment" >Commenti</a>
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