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  <subtitle type="html"><![CDATA[Il blog di Gabriella Alù]]></subtitle>
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    <title type="html"><![CDATA[L'OCA DI GERVAISE]]></title>
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    <published>2009-11-06T08:52:49+01:00</published>
    <updated>2009-11-06T08:52:49+01:00</updated>
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    <![CDATA[<p><a target="_blank" href="http://farm3.static.flickr.com/2566/4077912658_d10811724c_o.jpg"><img width="400" height="292" border="2" title="Maria Shell Gervaise" alt="Maria Shell Gervaise" src="http://farm3.static.flickr.com/2566/4077912658_e747cfa33a.jpg" /></a>

L'Assommoir    di &Eacute;mile Zola &egrave; un romanzo  potente e  pullulante di sequenze  memorabili. 
Uno dei  miei romanzi preferiti in assoluto, uno dei migliori del  ciclo dei Rougon Macquart e un capolavoro della letteratura occidentale dell'Ottocento. 

E' la storia dell'ascesa  e della caduta   di Gervaise Macquart che, da  poverissima lavandaia  sedotta e   abbandonata da Lantier    con due figli avuti da lui,  riesce lavorando duro a  riscattarsi socialmente e a  diventare un'agiata borghese  ma  che  poi, trascinata dal marito Coupon,  sprofonda inesorabilmente   nell'abiezione  e nell'alcoolismo.  

Questo romanzo durissimo,   magnifico,  crudele,    magmatico e ribollente ha   una struttura interna molto solida  ed una  ferrea simmetria.  

Il momento centrale della storia occupa  un intero capitolo, il VII, e descrive il grande pranzo offerto da Gervaise ad alcuni vicini,  parenti e alle sue lavoranti per festeggiare il  proprio  compleanno.  

Se i primi sei capitoli  mostrano la fase emergente della bella, dolce, buona  lavandaia, gli ultimi  sei mostrano la fase discendente, lo sgretolamento della personalit&agrave; di  Gervaise, il suo diventare una sorta di capro espiatorio e vittima sacrificale  del gruppo che la circonda.  

Il  giorno del  grande pranzo &egrave; l'ultimo   felice  nella storia di Gervaise: da quel momento, per lei che  un tempo aveva detto a Coupeau: &quot;Il mio ideale sarebbe di lavorare tranquilla, di avere sempre un tozzo di pane e un buco un po'  pi&ugrave; decente per dormire [...] un letto, un tavolino, due seggiole e nient'altro [...] tirar s&ugrave;&nbsp;  i miei  figlioli, farne dei bravi ragazzi&quot; e soprattutto &quot;di non esser mai bastonata [...] tutto qui, vedete, tutto qui&quot; comincia la discesa agli  inferi della degradazione e dell'abbrutimento.   

Nella &quot;gran mangiata&quot; che Gervaise offre ai suoi invitati e che Zola descrive  da par suo, l'oca arrosto rappresenta il momento culminante, il simbolo del successo di Gervaise. 

Le immagini che ho utilizzato per illustrare alcuni stralci di questo VII capitolo sono tratte dal film  &nbsp;Gervaise di Ren&eacute; Cl&eacute;ment del  1956 in cui  Gervaise &egrave; magistralmente interpretata da Maria Schell, che per questo film ottenne la Coppa Volpi come migliore attrice protagonista al Festival di Venezia del 1956.  

La traduzione del testo di Zola &egrave; di Luigi Galeazzo Tenconi. Mi sono presa  per&ograve;  la libert&agrave; di lasciare  i nomi delle persone in francese, perch&egrave; proprio non sopporto  leggere &quot;Gervasia&quot; al posto di &quot;Gervaise&quot;... 


<a target="_blank" href="http://farm3.static.flickr.com/2652/4077942700_8224a06b97_o.jpg"><img width="400" height="295" border="2" title="Maria Shell" alt="Maria Shell" src="http://farm4.static.flickr.com/3193/4077911076_c47b2a7593.jpg" /></a>

  Le signore [...] tutte attorniarono la casseruola  e stettero a vedere, grandemente interessate, Gervaise e mamma Coupeau che pescavano il bestione. E subito scoppi&ograve; un grande clamore; vi si distinguevano le voci stridule  e i salti di gioia dei ragazzi.  
Fu un  ingresso trionfale, Gervaise portava l'oca, le braccia tese, la faccia sudata,  tutta raggiante d'un largo sorriso silenzioso.  Le donne la seguivano anch'esse 

<a target="_blank" href="http://farm3.static.flickr.com/2750/4077156763_a62aa0b077_o.jpg"><img width="400" height="295" border="2" title="Gervaise Rene Clement" alt="Gervaise Rene Clement" src="http://farm3.static.flickr.com/2750/4077156763_a62aa0b077_o.jpg" /></a>

&nbsp;Quando l'oca fu sulla tavola, enorme, rosolata  e tutta grondante sugo, non l'attaccarono subito. Era come  un diffuso stupore, una sorpresa piena di rispetto; la tavolata ne era rimasta senza fiato. Se la mostravano l'un l'altro con strizzatine d'occhi,  con cenni della testa. Corpaccio!  che matrona quell'oca,  che cosce! e che pancia! 

<a target="_blank" href="http://farm3.static.flickr.com/2750/4077156763_a62aa0b077_o.jpg"><img width="400" height="295" border="2" title="Gervaise Rene Clement" alt="Gervaise Rene Clement" src="http://farm3.static.flickr.com/2493/4077156913_401881e580.jpg" /></a>


   Chi &egrave; che taglia? &quot;No, no, io no! E' troppo grossa, mi fa paura.&quot; [...] Finalmente la signora Lerat , con voce quanto mai suasiva, propose: &quot;Tocca  al signor Poisson... Ma certo, proprio al signor Poisson&quot;  
E siccome pareva che i commensali  non capissero, aggiunse  con un che di ancora pi&ugrave; lusinghiero nella voce:  
&quot;Certo, tocca al signor Poisson. E' abituato ad adoperare le armi, lui&quot;. 
E pass&ograve; alla guardia di citt&agrave; il coltello da cucina.   
Tutti ebbero  un cortese sorriso di contentezza  e di approvazione. Poisson, militarmente, annu&igrave; con un cenno  di testa e attir&ograve; l'oca davanti a s&eacute;. I suoi vicini, Gervaise  e la Boche, si scostarono perch&egrave; potesse muovere i gomiti. Tagliava adagio, con gesti larghi, gli occhi fissi sull'oca  come per inchiodarla in fondo al piatto. Quando sprofond&ograve; il coltello  nella carcassa, che crocchi&ograve;,  Lorilleux ebbe uno slancio di patriottismo. Grid&ograve;: &quot;Eh! se fosse un cosacco!&quot; 

<a target="_blank" href="http://farm3.static.flickr.com/2601/4077157277_6c9fc49755_o.jpg"><img width="400" height="295" border="2" title="Gervaise Rene Clement" alt="Gervaise Rene Clement" src="http://farm3.static.flickr.com/2601/4077157277_6c9fc49755_o.jpg" /></a>


<a target="_blank" href="http://farm3.static.flickr.com/2725/4077157947_d86b80aa54_o.jpg"><img width="400" height="295" border="2" title="Gervaise Rene Clement" alt="Gervaise Rene Clement" src="http://farm3.static.flickr.com/2725/4077157947_10f23b6413.jpg" /></a>


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<a target="_blank" href="http://farm4.static.flickr.com/3498/4077912310_acf6f6f03e_o.jpg"><img width="400" height="295" border="2" title="Gervaise Rene Clement" alt="Gervaise Rene Clement" src="http://farm4.static.flickr.com/3498/4077912310_9146462f50.jpg" /></a>

 Poisson riservava una sorpresa: a un tratto, inferse un ultimo colpo,  e la parte posteriore della bestia  si separ&ograve; e rimase dritta, con la groppa in aria: era il boccone dei preti. Allora, l'ammirazione deflagr&ograve;. Soltanto gli ex militari  sapevano essere tanto cortesi in societ&agrave;. 

<a target="_blank" href="http://farm3.static.flickr.com/2652/4077942700_8224a06b97_o.jpg"><img width="400" height="292" border="2" title="Gervaise Rene Clement" alt="Gervaise Rene Clement" src="http://farm3.static.flickr.com/2652/4077942700_669edd5a84.jpg" /></a> 
<a target="_blank" href="http://farm3.static.flickr.com/2686/4077188621_9d891de601_o.jpg"><img width="400" height="292" border="2" title="Gervaise Rene Clement" alt="Gervaise Rene Clement" src="http://farm3.static.flickr.com/2686/4077188621_9d891de601_o.jpg" /></a> 

 Fu davvero  un'eccezionale battaglia di forchette, quella. Nessuno della brigata ricordava di avere mai avuto un'indigestione simile sulla coscienza.   


<a target="_blank" href="http://farm3.static.flickr.com/2552/4077157099_e2f86a3aee_o.jpg"><img width="400" height="292" border="2" title="Gervaise Rene Clement" alt="Gervaise Rene Clement" src="http://farm3.static.flickr.com/2552/4077157099_c5f30827f6.jpg" /></a>  


<a target="_blank" href="http://farm3.static.flickr.com/2627/4077911938_94f58e5340_o.jpg"><img width="400" height="292" border="2" title="Gervaise Rene Clement" alt="Gervaise Rene Clement" src="http://farm3.static.flickr.com/2627/4077911938_5aba0128c2.jpg" /></a>

 Gervaise, enorme, appoggiata   sui gomiti, inghiottiva  grossi bocconi di polpa, senza parlare per timore di perdere una masticata, ed era  soltanto un po' di soggezione per via di Goujet: la imbarazzava  alquanto mostrarsi golosa  come una gatta.  

Povera Gervaise. La  sua  storia   &egrave;  ad una grande svolta, ma lei non lo sa. 

Noi per&ograve; lo sappiamo, che non la vedremo mai pi&ugrave; ridere, sorridere  e mangiare cos&igrave;.  

La mia edizione italiana  di riferimento per il libro di Zola  <a target="_blank" href="http://www.liberonweb.it/asp/libro.asp?ISBN=8817168300&amp;EAN13=9788817168304">&gt;&gt;</a>

Scheda del film di Ren&eacute; Cl&eacute;ment su imdb<a href="http://www.imdb.com/title/tt0049259/"> &gt;&gt;</a></p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/gabrilu" >gabrilu</a> | <a href="http://nonsoloproust.splinder.com/post/21642238/L%27OCA+DI+GERVAISE#comment" >Commenti (5)</a>
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    <published>2009-11-03T10:07:37+01:00</published>
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Vincent van Gogh, Tessitore al telaio,  1884 
Kr&ouml;ller-M&uuml;ller Museum, Otterlo  

&quot;[...] la vera ragione  per cui preferivo i greci a tutti gli altri popoli [...] era per il loro modo di narrare le storie in tutto simile a quello di mio nonno. Quando mio nonno raccontava una storia [...] non seguiva un andamento cronologico, sarebbe stato considerato troppo ovvio; al contrario, impiegava un andamento circolare, creando per ogni  evento, ogni personaggio menzionato  con la sua voce baritonale e cantilenante, una storia nella storia,  un racconto all'interno del racconto,  cos&igrave; che (come mi spieg&ograve; una volta) la vicenda principale non seguiva  un filo conduttore, non era costruita un tassello dietro l'altro; piuttosto come una serie di scatole cinesi  o di matrioske russe, ogni evento ne conteneva un altro, che a sua volta ne conteneva un altro ancora, e cos&igrave; via.  
[...] Le scatole  cinesi si  aprivano una dopo l'altra ed io, seduto ai suoi piedi, ne contemplavo il contenuto ipnotizzato. 
Guarda caso, era proprio questo il modo in cui i greci raccontavano le  loro storie. 
[...] 
Ogni cultura, ogni autore ha un proprio modo di raccontare storie, ed ogni stile schiude ad altri narratori  possibilit&agrave; imprevedibili. Per esempio,  da un certo romanziere francese  si pu&ograve; apprendere come, in teoria, si possa consacrare la parte  centrale di un voluminoso romanzo  a una conversazione avvenuta durante un pranzo; da un romanziere americano (ma polacco di nascita) come il dialogo risulti curiosamente  quanto pericolosamente indistinguibile  dalla narrazione; leggendo un famoso scrittore tedesco  si pu&ograve; invece constatare, non senza sorpresa, come in determinate circostanze  illustrazioni e fotografie, elementi considerati inappropriati  o inconciliabili con testi impegnativi, possano aggiungere spessore alle vicende descritte.  E, naturalmente, l'opera di autori  greci quali Omero ed Erodoto dimostra che il racconto di una storia non debba necessariamente  snodarsi  secondo un criterio  strettamente cronologico, accadde questo  e poi quest'altro&quot; 

<a target="_blank" href="http://www.neripozza.it/collane_dett.php?id_coll=3&amp;id_lib=405">Daniel Mendelsohn, Gli scomparsi</a></p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/gabrilu" >gabrilu</a> | <a href="http://nonsoloproust.splinder.com/post/21622087/RACCONTARE+STORIE#comment" >Commenti (7)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[LA CASA DEI BAMBINI DIMENTICATI - OWEN MATTHEWS]]></title>
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    <published>2009-10-30T01:45:04+01:00</published>
    <updated>2009-10-30T01:45:04+01:00</updated>
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      <name>gabrilu</name>
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    <![CDATA[<p><a target="_blank" href="http://farm3.static.flickr.com/2620/4055728757_d551fda9e2_o.jpg"><img width="300" height="409" border="2" title="Owen Matthews" alt="Owen Matthews" src="http://farm3.static.flickr.com/2620/4055728757_d551fda9e2_o.jpg" /></a> 
La madre di Owen Matthews, Mila (a sinistra) e la zia Lenina (a destra). 
 &copy; 2008 The New York Times Company dal libro  &quot;Stalin's Children&quot;  

Il titolo originale di questo  libro di Owen Matthews  &egrave;  Stalin's children.   Per &quot;bambini&nbsp; di Stalin&quot; si intendevano i figli di coloro che  erano stati fatti   sparire dalla polizia  politica di Stalin  nelle camere di tortura della Lubjanka o nei gulag siberiani. Questi bambini, che     da un giorno all'altro   si ritrovavano soli al mondo, senza genitori, e con parenti i quali --- se pur erano ancora in vita --- li fuggivano come fossero appestati  venivano   &quot;presi in carico&quot; dallo stato sovietico e rinchiusi in orfanotrofi governativi in cui  venivano trattati come soggetti  che, in quanto figli di traditori della  Patria e &quot;nemici del popolo&quot;, dovevano essere rieducati. Una sorta di gulag  per bambini, insomma, in cui i piccoli venivano in realt&agrave; abbandonati e dimenticati.  

Il  pur buono titolo italiano La casa dei bambini dimenticati   rende solo in parte, io credo, la forza di quello originale il cui sottotitolo &egrave; altrettanto significativo: Three Generations of Love, War, and Survival.  

Lyudmila (Mila), la madre di Owen Matthews,  autore di questo libro, era appunto una di quei  &quot;bambini dimenticati&quot;, una di quei &quot;bambini&nbsp; di Stalin&quot;.  

Stalin's children &egrave; un libro autobiografico in cui l'autore, giornalista inglese di madre russa ricostruisce la storia della sua famiglia dal nonno materno perseguitato ed ucciso dal KGB al tempo delle grandi purghe staliniane alla terribile infanzia della zia Lenina e della madre Mila, alla grande storia d'amore di lei con un inglese e la lotta dei suoi genitori --- durante cinque lunghi anni --- per potersi sposare nonostante i divieti del governo russo dei tempi di Breznev. Molto interessante come ricostruzione storica e come spaccato di vita di tre generazioni nel corso di quattro   differenti momenti dell'Unione Sovietica prima e della Russia poi. 

Nato a Londra da madre russa e da padre inglese, Owen Matthews ha studiato storia ad Oxford. Reporter per il Moscow Times, poi corrispondente  per Newsweek a Mosca ed a Istanbul, ha scritto sulla seconda  guerra in Cecenia, i conflitti in  Medio Oriente,  i combattimenti in Afghanistan e la guerra in Iraq.    

Attualmente  dirige la Redazione di Newsweek a Mosca e vive ad Istanbul con la moglie e i due figli. 

Tutto, per Owen Matthews, comincia quando   in Inghilterra legge le lettere --- conservate in grandi scatole di cartone --- che durante sei lunghi anni si sono scambiati il padre Mervyn (inglese) e la madre Mila (russa)  separati dalla   guerra fredda e dalla cortina di ferro. 

Sono lettere che turbano profondamente Matthews: &quot;In alcuni  momenti  la loro conversazione  epistolare  &egrave; cos&igrave; intima che leggerla pare  una violazione. In altri momenti il dolore  della separazione  &egrave; cos&igrave; intenso  che   sembra far  tremare la carta [...]  . Ma soprattutto le lettere sono cariche di un senso di perdita e di solitudine, e di un amore cos&igrave; grande  che, scrisse mia madre 'pu&ograve; far muovere le montagne e far girare il mondo sul proprio asse'  &quot; 

Negli anni '90 Matthews   ---  giovane reporter  di origini russe dal lato materno e inglesi dal lato paterno  --- si trova  nella Mosca post-comunista  e pu&ograve;  ritrovare le tracce dei suoi familiari russi che questo  paese &quot;[...] ha costruito, [...] ha liberato, [...] ha ispirato e [...] ha quasi spezzato&quot;. 

In un articolo online del New York Times ho letto che in un reading  Matthews ha spiegato che cominci&ograve; a scrivere questo libro circa dieci anni fa, nel periodo immediatamente post-sovietico ma prima  dell'&quot;era Putin&quot;; un periodo cio&egrave; di intermezzo che egli definisce  &quot;rampante&quot; e che  sembrava uscito fuori da una fantasia di Gogol.  

La saga  familiare raccontata da Matthews comincia in Ucraina,  a Kiev,  dove Matthews   si reca circa 60 anni dopo la morte del   nonno  Boris Bibikov (il padre di sua madre) per consultare gli archivi del KGB finalmente disponibili per i parenti delle vittime staliniane. 

Il fascicolo giudiziario che riguarda il nonno  ha una copertina marrone su cui &egrave;    stampata l'intestazione &quot;Segretissimo. Commissariato del popolo per gli affari interni. Organizzazione antisovietica trockijsta di destra in Ucraina&quot;.  

Boris Bibikov, padre della madre dell'autore,    puro &quot;homo  sovieticus&quot;  protagonista ed eroe della  tragica collettivizzazione  degli inizi dell'epoca staliniana,  diventa vittima delle purghe del 1937. Viene preso dalla polizia segreta, torturato, costretto a confessare crimini inesistenti ed infine fucilato mentre la moglie  Martha (la nonna di Owen) viene deportata in un gulag  in cui riuscir&agrave; a sopravvivere e dal quale  verr&agrave; liberata   dieci anni dopo.  

Il racconto   continua  con  l'allucinante  storia delle loro  due figlie, la pi&ugrave; piccola delle quali       molti anni dopo diventer&agrave;   la moglie del padre dell'autore e la madre dello stesso autore.  

Matthews ricostruisce l'odissea di sua madre Lyudmila  (Mila)  che, rimasta sola --- bimbetta di appena tre anni --- alla soglia del caos della seconda guerra mondiale e  separata dalla sorella (e zia dell'autore) Lenina  durante la loro fuga nelle steppe russe passa  da un orfanotrofio  sovraffollato ad un altro, da un ospedale all'altro. Le due sorelle riescono comunque a sopravvivere&nbsp;  ad anni di fame, guerra, malattie, privazioni di ogni tipo  ed a ricongiungersi.  Private dei genitori e poverissime, sono per&ograve; vive.     


<a target="_blank" href="http://farm3.static.flickr.com/2554/4055728655_34a85eb99e_o.jpg"><img width="400" height="233" border="2" title="Margaret Burke" alt="Margaret Burke" src="http://farm3.static.flickr.com/2554/4055728655_16272d7099.jpg" /></a> 
Margaret Bourke-White/Time &amp; Life Pictures  
Getty Images (circa 1931) 

Matthews racconta la vita delle due sorelle  ma soprattutto, poi,    la grande  e drammatica storia d'amore  della madre  Mila ---  diventata una brillante intellettuale dissidente  ---  e del padre  Mervyn,    un inglese russofilo  che ha osato rifiutare le avances del KGB   che, in piena guerra fredda, fa di tutto per &quot;arruolarlo&quot; come spia.  

Il rifiuto di Mervyn di tradire l'Inghilterra provoca la vendetta del KGB e i due giovani    vengono separati  dalla Cortina di Ferro: le autorit&agrave; sovietiche vietano il matrimonio, Mervyn  &egrave; dichiarato &quot;non gradito&quot; e dall'oggi al domani deve lasciare l'URSS,  mentre a  Mila  &egrave; vietato  varcare la frontiera.    Buona parte del libro racconta la storia  della  disperata  lotta   di Mervyn che per cinque lunghi anni, mettendo in secondo piano anche la propria carriera di docente universitario investe    il proprio tempo, le magre risorse finanziarie e  tutte  le proprie energie  cercando  di utilizzare tutti i canali burocratici e diplomatici per ottenere la possibilit&agrave; di un suo rientro in Russia o di un  espatrio di Mila e  poter  cos&igrave; finalmente realizzare il matrimonio.   

Attraverso i sei anni di corrispondenza appassionata dei genitori, il dossier dell'NKVD riguardante il nonno Bibikov, i     vagabondaggi&nbsp; per Mosca dello stesso Owen -- diventato un giornalista --    &egrave;  la propria ambivalenza e  il proprio dualismo che Matthews   si trova a (ri)scoprire: perch&egrave; la Russia se la porta dentro,  lo spinge a scrivere...  

La Mosca che  conosce Owen &nbsp; negli anni '90&nbsp;  &egrave; diventata una capitale decadente e la Russia  &egrave; molto diversa da quella in cui hanno vissuto e sofferto i  nonni Boris e Martha Bibikov, sua madre e la zia Lenina. &quot;La Russia che conobbi io&quot; scrive Matthews &quot;aveva contratto il virus del caos del secolo. L'incubazione era stata lunga, ma d'un tratto, senza preavviso, l'intero edificio putrefatto  fran&ograve; sotto il peso della propria ipocrisia e disfunzione.  

Per i russi lo choc dell'implosione del sistema  [...] fu molto pi&ugrave; profondo di qualunque altra  cosa  il sistema sovietico avesse imposto loro, comprese le Purghe o la Seconda guerra mondiale [...] Adesso [...] i russi erano colpiti da qualcosa  di assolutamente inspiegabile: non un nemico, ma un vuoto. Non avevano altro cui aggrapparsi tranne il loro essere russi&quot; 

Il libro  &egrave; dunque il percorso di tre generazioni  di una famiglia attraverso  quattro epoche storiche: l'era di Stalin, la Seconda guerra  mondiale, la guerra fredda ed  il collasso dell'Unione Sovietica.  

Sono molti, nel libro, i riferimenti letterari ad artisti  testimoni eccezionali di questi diversi momenti. Tra  di loro,  scrittori  come   Pasternak e Solgenitzin, registi cinematografici  come  Mikhail Kalatozov (Quando volano le cicogne), Nikita Mikhalkov (Sole ingannatore),      Grigory Chukhrai  (La ballata del soldato).  

In una intervista pubblicata sul <a target="_blank" href="http://www.guardian.co.uk/books/2008/nov/22/owen-matthews-stalins-children">Guardian</a>, ad una domanda  su quali siano  stati i  suoi modelli letterari Matthews  ha risposto cos&igrave; (i grassetti sono miei&quot;): 

&quot;There actually aren't many models for this kind of narrative, autobiographical non-fiction, which is another reason perhaps that my book proved so difficult to construct. But the landmarks are Michael Herr's Dispatches, probably the finest piece of reportage I have ever read, and Truman Capote's In Cold Blood. In terms of storytelling, Jung Chang's Wild Swans was an important influence on how to blend the historical and the personal. I have always loved Nabokov's Lolita - that self-lacerating, hypercritical voice of the narrator's is unforgettable. Gogol conjures Russia's sordid craziness best, and Dostoevsky the very Russian habit of agonising over great existential problems that always threaten to overwhelm his characters&quot;.  


<img width="190" height="312" border="2" title="Owen Matthews" alt="Owen Matthews" src="http://farm3.static.flickr.com/2553/4056470996_571f1f307d_o.jpg" />

Owen MATTHEWS, La casa dei bambini dimenticati (Tit. originale Stalin's children), traduz. di Roberto Marasco, p.378, ed Piemme, Collana Narrativa, 2009, ISBN 9788856609547  <a target="_blank" href="http://www.liberonweb.it/asp/libro.asp?ISBN=8856609541&amp;EAN13=9788856609547">&gt;&gt;</a> 


<a target="_blank" href="http://farm3.static.flickr.com/2493/4055728481_875469c9eb_o.jpg"><img width="350" height="210" title="Owen Matthews" alt="Owen Matthews" src="http://farm3.static.flickr.com/2493/4055728481_875469c9eb_o.jpg" /></a> 

Owen Matthews </p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/gabrilu" >gabrilu</a> | <a href="http://nonsoloproust.splinder.com/post/21595530/LA+CASA+DEI+BAMBINI+DIMENTICAT#comment" >Commenti (6)</a>
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    <published>2009-10-25T10:15:03+01:00</published>
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Emil Brack (1860-1905)

Pianificando il Grand Tour




Nel 1844   Charles  Dickens   arriva       in Italia  con tutta la famiglia   per  uno di quei  viaggi  che, secondo la tradizione sette-ottocentesca del "grand tour" duravano  parecchi mesi.


Dickens ha trentadue anni ed è uno scrittore già molto  popolare: al suo attivo può contare  Oliver Twist, Il Circolo Pickwick, Nicholas Nickleby, La bottega dell'antiquario, Barnaby Roudge, le tanto discusse note del viaggio compiuto in America (le American Notes).



 Sta scrivendo e pubblicando a puntate il Martin Chuzzlewit  che però non sta ottenendo il successo di pubblico che si aspettava e che risulta notevolmente inferiore a quello ottenuto dalle sue precedenti opere.


Giovane e famoso, Dickens  ha  anche raggiunto una condizione economica più che agiata ma è continuamente assillato da richieste di denaro da parte del padre, si trova in periodo di impasse creativo, è stressato. 


Spera, con questo viaggio,  di recuperare tranquillità ed ispirazione. 


Ha un'idea molto chiara su  come impostare le sue impressioni del viaggio. Scarta esplicitamente  l'idea di dilungarsi sulle bellezze ed i tesori artistici  dell'Italia:  "Io [...] sebbene ardente ammiratore della scultura e della pittura, non mi diffonderò a scrivere di quadri e di statue celebri". 


Vuole privilegiare i  luoghi dell'immaginario popolare, vuole che le sue note siano una sorta di "ombre sull'acqua".


Scrive  infatti: "Questo libro è una serie di vaghe immagini --- mere ombre sull'acqua --- di posti per i quali l'immaginazione  della maggior parte delle persone  è attratta in maggiore o minor misura, nei quali la mia ha dimorato per anni  e che presentano qualche interesse per tutti".


Le prime note  ci mostrano una carrozza inglese da viaggio che, a Parigi, esce da Rue de Rivoli diretta a Genova.  Dickens non è solo: con lui c'è tutta la numerosa  famiglia che si porta appresso  anche tre cameriere. E' lo scrittore stesso  che  ci fornisce  la composizione di quella che lui   chiama la "Lista della Carovana": 



1. L'inimitabile Boz [cioè lui stesso N.d.R.]

2. L'altra metà dello stesso.

3. La sorella di costei.

4. Quattro rampolli, dai due anni e mezzo ai sette e mezzo (e questi sono  i "porcelli").

5. Tre cameriere



La prima città italiana in cui arriva la Carovana è  Genova,  che colpisce Dickens per  "l'inesplicabile sudiciume" "lo sporco scoraggiante", i vicoli strettissimi, il disordine dappertutto, le puzze (eppure Genova è considerata la città più pulita d'Italia!).


Affitta  poi  una casa  ad Abaro in cui   soggiorna parecchi mesi  ed anche qui le note parlano di  rovina e trascuratezza.

 In viaggio per Bologna  passa per la "scura, decadente, vecchia Piacenza", piena di erbacce sporcizia e pigrizia e da Parma.


 A Roma Dickens  arriva nel pieno del    Carnevale, che descrive minuziosamente così come descrive minuziosamente la visita dei Musei Vaticani, il Colosseo ("una rovina, Dio sia ringraziato!") la messa del Papa in San Pietro e... la  decapitazione di un malvivente operata dalle autorità vaticane alla quale  va ad assistere e dove nota un pubblico composto da "Romani dall'aspetto truce, del più basso ceto, in mantello blu, mantello ruggine o stracci senza mantello, andavano e venivano o parlavano tra loro. Donne e bambini starnazzavano ai margini della scarsa folla. Un largo spiazzo pieno di pozzanghere era stato lasciato completamente vuoto, come un punto di calvizie sulla testa di un uomo. Un mercante di sigari, con un recipiente di coccio pieno di cenere di carbonella in mano, andava su e giù gridando le sue mercanzie. Un pasticciere ambulante divideva la sua attenzione tra il patibolo e i suoi avventori. Dei ragazzi tentavano di arrampicarsi sui muri e ricadevano giù. Preti e monaci si facevano largo con i gomiti tra la folla e si alzavano sulla punta dei piedi, per dare un'occhiata alla lama; poi se ne andavano."


 Napoli delude profondamente Dickens, che in una lettera  all'amico e biografo Foster  scrive: "La vita per le strade non è pittoresca e insolita neanche la metà di quanto i nostri sapientoni giramondo amino farci credere  [...] Che cosa non darei perché solo tu potessi vedere i lazzaroni come sono in realtà: meri animali, squallidi, abietti, miserabili, per l'ingrasso dei pidocchi: goffi, viscidi, brutti, cenciosi, avanzi di spaventapasseri"  .


La Napoli descritta da Dickens è tutta miseria, sporcizia, mendicità; pullula  di storpi, cani randagi,   la maggior parte delle porte e delle finestre dei palazzi  sono  fradice e cadenti, le vie miserabili e attraversate da luridi rigagnoli...

Una Napoli di mendicanti e borsaioli, in cui il popolino si droga e si rovina giocando al Lotto. 


Prima di tornare in Inghilterra Dickens visita anche Firenze e dopo aver reso un rapido tributo alla bellezza di palazzi e di alcune prospettive, non trova di meglio da fare che raccontarci, di Firenze, l'omicidio di una ragazzina uccisa da un  ottantenne. 


Non è mia intenzione  ripetere e descrivere qui  i particolari di  tutto l'itinerario e le tappe del  tour dickensiano.


Mi interessa solo dire che Impressioni italiane, questa raccolta di "ombre sull'acqua" è un libro che sono molto contenta di aver letto ma che mi ha lasciata molto perplessa per la pervicace monocularità della visione che Dickens  fornisce delle città italiane  che vede solo di passaggio o nelle quali soggiorna anche per  periodi piuttosto lunghi. 




 Dickens infatti   vede dell'Italia  solo ed esclusivamente gli aspetti negativi e ripugnanti.




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E per quanto riguarda  lo stile di scrittura? Non all'altezza del Dickens dei romanzi. 


 Intendiamoci:   la "mano" del Maestro si coglie sempre,  ed  in particolare nelle pagine in cui descrive la scena della decapitazione o in cui si  lascia andare al sarcasmo ed all'ironia (efficacissima  la descrizione  della  Messa celebrata dal Papa in San Pietro e dell'entourage vaticano  e della gente comune che assiste alla funzione). 



 Ma  la sua penna sembra perdere ogni capacità descrittiva quando vorrebbe (raramente, per la verità) parlare  di  persone o cose che lo colpiscono  positivamente.



 Dickens sembra, in queste note di viaggio, essere assolutamente incapace di descrivere la bellezza. 


Eppure,   in una delle ultime note scritte  alla fine,  quando riparte per tornare in Inghilterra  e sta già percorrendo le Alpi Svizzere  Dickens  scrive:

"Separiamoci dall'Italia, con tutte le sue miserie e i suoi errori, affettuosamente: nella nostra ammirazione delle bellezze naturali e artificiali di cui è piena fino a traboccarne e nella nostra tenerezza verso un popolo per la sua indole ben disposto, e paziente e mite. Anni d'incuria, d'oppressione e di malgoverno hanno esercitato la loro opera per cambiare la natura e piegarne lo spirito; meschine gelosie – fomentate da principi insignificanti per i quali l'unione significava la scomparsa – e la divisione delle forze, sono state il cancro alla radice della loro nazionalità e hanno imbarbarito il loro linguaggio; ma il buono che è sempre stato in loro è ancora in loro, e un grande popolo può, un giorno, sorgere da queste ceneri [...] L'Italia ci aiuta ad imprimerci in mente la lezione che la ruota del Tempo gira per uno scopo, e che il mondo è, nei suoi caratteri essenziali, migliore, più gentile, più tollerante e più pieno di speranza a mano a mano che gira"


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<A HREF="http://www.robinedizioni.it/impressioni-italiane" TARGET="_blank"><IMG SRC="http://farm4.static.flickr.com/3513/4039425367_4178333954_o.jpg" WIDTH="150"  BORDER="1" ALT="Dickens Impressioni italiane" TITLE="Dickens Impressioni italiane"></A>




Charles DICKENS, Impressioni italiane (Tit. orig. Pictures from Italy 1844-45), traduz., introduzione e note  Carlo Maria Messina, p.353, ed. Robin, Collana La biblioteca del tempo, 2005,  ISBN: 8873711782  ISBN-13: 9788873711780  &nbsp;&nbsp;     <A HREF="http://www.robinedizioni.it/impressioni-italiane" TARGET="_blank">>></A>
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    <title type="html"><![CDATA[LA MADONNA A TREBLINKA - VASILIJ GROSSMAN]]></title>
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    <published>2009-10-22T00:33:46+02:00</published>
    <updated>2009-10-22T00:33:46+02:00</updated>
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Questo dipinto di Raffaello, chiamato anche   La Madonna di San Sisto &egrave; al centro di un breve ma intenso racconto di Vasilij Grossman. 

Il dipinto apparteneva alla Pinacoteca di Dresda (dove si trova oggi), ma  --- scrive Grossman  --   &quot;le truppe vittoriose dell'Esercito Sovietico ritornando  in patria  dopo avere sconfitto ed annientato  l'esercito della Germania fascista portarono a Mosca i quadri  della Pinacoteca di Dresda.  A Mosca le tele vennero conservate  per circa dieci anni. Nell'estate del 1955 il governo sovietico stabil&igrave; di restituirle alla citt&agrave; di Dresda. Prima di rispedirle in Germania, si decise di esporle al pubblico per un periodo di novanta giorni.. 

Fu cos&igrave; che in un freddo mattino, il 30 marzo 1955 [...] entrai nel Museo Puskin, salii al primo piano e mi avvicinai alla Madonna Sistina&quot;.  

Questo &egrave; l'inizio del racconto di Vasilij Gossman La Madonna a Treblinka (il cui titolo originale &egrave; in realt&agrave; La Madonna Sistina),  uno scritto che occupa si  e no una ventina di pagine.  Lo si legge in  venti minuti ma lo si pu&ograve; meditare per ore.  

Si tratta infatti di  un testo cos&igrave; denso, commovente  e significante che &egrave; difficilissimo parlarne.  Soprattutto per chi  conosca&nbsp; <a target="_blank" href="http://nonsoloproust.splinder.com/post/19420987/VITA+E+DESTINO+-+VASILIJ+GROSS">Vita e Destino</a> e <a target="_blank" href="http://nonsoloproust.splinder.com/post/20353022/TUTTO+SCORRE+-+VASILIJ+GROSSMA">Tutto scorre</a>. 

E' anche difficile  estrapolarne singole frasi:  quando ho cercato  di farlo, mi sono resa conto    che per non tradire il testo avrei dovuto ricopiarlo tutto.  

Il Grossman che sale  le scale del Museo Puskin per andare    a vedere il dipinto di Raffaello &egrave; un uomo  che ha visto i  gulag sovietici della Kolyma ed  i lager nazisti,    che &egrave; stato uno dei primi  ad entrare, vedere e scrivere dell'inferno di Treblinka. 

La Madonna ed il    bambino che tiene in braccio (&quot;il suo viso  ha un aspetto pi&ugrave; adulto di quello della madre&quot;) gli evocano qualcosa che in primo momento non sa riconoscere ma che poi identifica con il ricordo e le immagini degli orrori dei gulag e dei lager:  &quot;Il ricordo di Treblinka aveva invaso la mia anima, e in principio non riuscii a capire... Era lei, la Madonna che camminava di un passo leggero, piedi nudi sulla terra tremante di Treblinka, dal luogo di scarico del treno fino alla camera a gas. La riconobbi dall'espressione del viso e degli occhi. Vidi suo figlio, e lo riconobbi dall'espressione straordinaria, non infantile. Cos&igrave; erano le madri e i bambini a Treblinka.&quot; 

Guardando  la Madonna di Raffaello   Grossman la pensa accanto ai    contadini uccisi negli anni della carestia, ai figli dei bottegai ebrei uccisi nei pogrom, ai morti nelle cave di pietra, ai boscaioli della taiga, ai soldati nelle trincee allagate d'acqua e ai fratelli e le sorelle di Treblinka. 

La Madonna diventa per Grossman l'immagine di tutte le madri che morirono e videro morire i loro figli a Treblinka ma &egrave; anche il simbolo delle madri dei soldati russi, e di tutti coloro che hanno sofferto durante lo stalinismo. 

&quot;l'umanit&agrave; dell'uomo non pu&ograve; sfuggire  al proprio destino, ed ogni epoca ha un destino particolare, diverso da quello dell'epoca precedente. Un solo fatto resta immutabile: si tratta sempre di un destino triste...&quot;. 

Eppure, e nonostante tutto, Grossman crede nell'umanit&agrave; e, proprio  guardando la Madonna Sistina &quot;noi conserviamo&quot; scrive &quot;la fede che vita e libert&agrave; siano una cosa sola e non vi sia nulla di pi&ugrave; alto dell'umano nell'uomo.&quot; 


 <a href="http://farm3.static.flickr.com/2550/4032062839_c0948b7fa0_o.jpg" target="_blank"><img width="400" height="407" border="2" src="http://farm3.static.flickr.com/2550/4032062839_e2a78fd79f.jpg" alt="Raffaello Madonna Sistina" title="Raffaello Madonna Sistina" /></a>


Due piccole note a margine: 

 Nel suo racconto, Grossman ancora una volta accosta la barbarie dei lager nazisti agli orrori&nbsp; dei gulag e degli stermini stalinisti. 

Non fu&nbsp;  sufficiente nemmeno   il XX Congresso del PCUS del 1956 con l'avvio della destalinizzazione voluta da Krusciov (che, detto per inciso, non era nemmeno lui un angioletto) a&nbsp; dare&nbsp; il via libera alla pubblicazione del  racconto. 

Che fu  finalmente pubblicato solo con la perestrojka di Gorbaciov,   nel 1989, sulla rivista Znamja.  

Vasilij Grossman non pot&egrave; vederla: era morto nel  1964. 

 Non &egrave; un caso che  <a href="http://www.bulgaria-italia.com/bg/info/letteratura/todorov/default.asp" target="_blank">Tzvetan Todorov</a> abbia scelto, come epigrafi di tutti i capitoli del suo saggio <a href="http://www.liberonweb.it/asp/libro.asp?ISBN=8811678234&amp;EAN13=9788811678236" target="_blank">Memoria del male, tentazione del bene &nbsp;</a> tutte&nbsp; le citazioni tratte  proprio da La Madonna a Treblinka di Grossman.  

<img src="http://www.marcelproust.it/note/bullevert.gif" alt="" />

Il libro <a href="http://www.ibs.it/code/9788876981166/grossman-vasilij/madonna-treblinka.html" target="_blank">&gt;&gt;</a>
La Madonna Sistina su Wikipedia   <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Madonna_Sistina" target="_blank">&gt;&gt;</a></p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/gabrilu" >gabrilu</a> | <a href="http://nonsoloproust.splinder.com/post/21544230/LA+MADONNA+A+TREBLINKA+-+VASIL#comment" >Commenti (12)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[FANCIULLE IN FIORE]]></title>
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    <published>2009-10-19T10:03:18+02:00</published>
    <updated>2009-10-19T10:03:18+02:00</updated>
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      <name>gabrilu</name>
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    <![CDATA[<p><a href="http://farm3.static.flickr.com/2665/4021991108_a88d165e9a_o.jpg" target="_blank"><img width="400" height="261" border="2" src="http://farm3.static.flickr.com/2665/4021991108_b156285593.jpg" alt="Jean Beraud Bd St Denis" title="Jean Beraud Bd St Denis" /></a> 

Jean B&eacute;raud 
Parigi, il Boulevard St. Denis 

Ne L'assommoir di &Eacute;mile Zola  pubblicato nel 1877  compare quella che sar&agrave; poi  la protagonista di uno degli altri capolavori del <a href="http://tinyurl.com/ylnyxoz" target="_blank">ciclo dei Rougon - Macquart</a>: Nana,  figlia di Gervaise Macquart ed Henri   Coupeau. 

C'&egrave; un brano, nel  cap. XI de L'Assommoir, in cui Zola descrive  Nana  ancora  quindicenne che,  con  alcune sue coetanee tra cui l'amica Pauline  forma  una vera e propria &quot;banda&quot; di  fanciulle  che  va  a  scorazzare  nei  boulevard parigini. 

Parecchi anni dopo Marcel Proust, ne Alla ricerca del tempo perduto e precisamente   in All'ombra delle fanciulle in fiore  pubblicato nel 1919,  descrive  la prima volta in cui  il Narratore vede il gruppo di ragazzine    tra le quali ci sono  Albertine e la sua amica Andr&eacute;e   che, come una piccola &quot;banda&quot;, si diverte a passeggiare e correre lungo la diga di Balbec. 

Sono rimasta colpita da alcune analogie (ma anche significative differenze)  presenti nei due brani. Analogie e differenze   tanto pi&ugrave; interessanti in quanto si trovano  in libri di due grandissimi scrittori   che   sulla  natura e la funzione della  scrittura e dell'arte  avevano idee   diametralmente  opposte... 


Inserisco anche il testo originale francese non solo per l'ovvio  motivo che quando &egrave; possibile  &egrave; sempre meglio gustarsi i testi in lingua originale, ma anche perch&egrave; nelle traduzioni italiane l'analogia di alcuni termini usati si perde.  

I grassetti sono miei.   

<img src="http://www.marcelproust.it/note/bullevert.gif" alt="" />

&Eacute;mile Zola, L'assommoir, cap. XI 

Elles venaient de se glisser dans la rue et de gagner les boulevards ext&eacute;rieurs. Alors, toutes les six, se tenant par les bras, occupant la largeur des chauss&eacute;es, s'en allaient, v&ecirc;tues de clair, avec leurs rubans nou&eacute;s autour de leurs cheveux nus. Les yeux vifs, coulant de minces regards par le coin pinc&eacute; des paupi&egrave;res, elles voyaient tout, elles renversaient le cou pour rire, en montrant le gras du menton. Dans les gros &eacute;clats de gaiet&eacute;, lorsqu'un bossu passait ou qu'une vieille femme attendait son chien au coin des bornes, leur ligne se brisait, les unes restaient en arri&egrave;re, tandis que les autres les tiraient violemment ; et elles balan&ccedil;aient les hanches, se pelotonnaient, se d&eacute;gingandaient, histoire d'attrouper le monde et de faire craquer leur corsage sous leurs formes naissantes. La rue &eacute;tait &agrave; elles ; elles y avaient grandi, en relevant leurs jupes le long des boutiques ; elles s'y retroussaient encore jusqu'aux cuisses, pour rattacher leurs jarreti&egrave;res. 

<a href="http://farm3.static.flickr.com/2697/4021990608_3b5d1ee085_o.jpg" target="_blank"><img width="400" height="254" border="2" src="http://farm3.static.flickr.com/2697/4021990608_53450c8463.jpg" alt="Boulevaard Rochechouart" title="Boulevaard Rochechouart" /></a> 
Il Boulevard Rochechouart in una cartolina d'epoca 

Au milieu de la foule lente et bl&ecirc;me, entre les arbres gr&ecirc;les des boulevards, leur d&eacute;bandade courait ainsi, de la barri&egrave;re Rochechouart &agrave; la barri&egrave;re Saint-Denis, bousculant les gens, coupant les groupes en zigzag, se retournant et l&acirc;chant des mots dans les fus&eacute;es de leurs rires. Et leurs robes envol&eacute;es laissaient, derri&egrave;re elles, l'insolence de leur jeunesse ; elles s'&eacute;talaient en plein air, sous la lumi&egrave;re crue, d'une grossi&egrave;ret&eacute; orduri&egrave;re de voyoux, d&eacute;sirables et tendres comme des vierges qui reviennent du bain, la nuque tremp&eacute;e. 

Nana prenait le milieu, [...] Elle donnait le bras &agrave; Pauline, [...] Et comme elles &eacute;taient les plus grosses toutes les deux, les plus femmes et les plus effront&eacute;es, elles menaient la bande, elles se rengorgeaient sous les regards et les compliments. Les autres, les gamines, faisaient des queues &agrave; droite et &agrave; gauche, en t&acirc;chant de s'enfler pour &ecirc;tre prises au s&eacute;rieux.  

Le ragazze erano sgattaiolate in strada e corse a raggiungere i boulevard esterni. L&agrave;, tenendosi tutte  e sei a braccetto, occupando la strada quanto era larga, passeggiavano nei loro vestitini chiari, a testa coperta, i capelli annodati da bei nastri. Con la coda degli occhi vivacissimi  lanciavano  occhiatine  cos&igrave; in tralice. Vedevano tutto, e rovesciando all'indietro, ad ogni scoppio di riso il collo, mostravano il grasso della gola.  In quei grossi scoppi di allegria, ogni qualvolta passava un gobbo  o una vecchia sostava  ad aspettare il suo cane alla cantonata, la fila delle sei ragazze si spezzava; alcune rimanevano indietro, mentre le altre davano loro energici strattoni, e tutte avevano un gran dimenare i fianchi, si raggomitolavano, si sbracciavano tanto, da richiamare l'attenzione della gente  e da far scricchiolare il busto sotto le forme nascenti.  La strada era loro; vi erano diventate grandi tirandosi s&ugrave; le sottanelle davanti alle botteghe; ancora adesso se le tiravano s&ugrave;, e fino al  grosso delle cosce, per riallacciare le giarrettiere. In mezzo alla folla lenta e scialba, fra gli alberi rachitici dei boulevard, scorrazzavano cos&igrave; dalla barriera  di Rochechouart  alla barriera di Saint-Denis, urtando la gente,  fendendo i capannelli a zig-zag, voltandosi indietro  e gettando  qualche parola in mezzo  a quelle grandi  esplosioni di risate. E le loro vesti svolazzanti  si lasciavano dietro l'insolenza  della giovent&ugrave;. Si esibivano cos&igrave; all'aria aperta, in piena luce,  con la volgare grossolanit&agrave; di gente  di malaffare, desiderabili e tenere vergini  che tornano grondanti dal bagno grondanti d'acqua dalla testa ai piedi. 

Nan&agrave; stava sempre in mezzo alle altre  [...] Dava il braccio a Paolina [...] E siccome erano loro due le pi&ugrave; attempate, le pi&ugrave; donne e le pi&ugrave; sfrontate, guidavano la compagnia, impettendosi sotto gli sguardi  e i complimenti; le altre, le monelle, facevano coda  a destra e a sinistra   

(Traduzione  di Luigi Galeazzo Tenconi, <a href="http://www.liberonweb.it/asp/libro.asp?ISBN=8817168300&amp;EAN13=9788817168304" target="_blank">BUR Classici Moderni</a>)    

<img src="http://www.marcelproust.it/note/bullevert.gif" alt="" />


Marcel Proust,  &Agrave; la recherche du temps perdu, &Agrave; l'ombre des jeunes filles en fleurs 

Seul, je restai simplement devant le Grand-H&ocirc;tel &agrave; attendre le moment d'aller retrouver ma grand'm&egrave;re, quand, presque encore &agrave; l'extr&eacute;mit&eacute; de la digue o&ugrave; elles faisaient mouvoir une tache singuli&egrave;re, je vis s'avancer cinq ou six fillettes, aussi diff&eacute;rentes, par l'aspect et par les fa&ccedil;ons, de toutes les personnes auxquelles on &eacute;tait accoutum&eacute; &agrave; Balbec, qu'aurait pu l'&ecirc;tre, d&eacute;barqu&eacute;e on ne sait d'o&ugrave;, une bande de mouettes qui ex&eacute;cute &agrave; pas compt&eacute;s sur la plage, -- les retardataires rattrapant les autres en voletant, -- une promenade dont le but semble aussi obscur aux baigneurs qu'elles ne paraissent pas voir, que clairement d&eacute;termin&eacute; pour leur esprit d'oiseaux. 


<a href="http://farm3.static.flickr.com/2590/4021990766_dfd1ec8112_o.jpg" target="_blank"><img width="400" height="249" border="2" src="http://farm3.static.flickr.com/2590/4021990766_1fec7d2275.jpg" alt="Cabourg, la diga" title="Cabourg, la diga" /></a> 
Cabourg.  La diga e il Grand H&ocirc;tel in una cartolina d'epoca 

Une de ces inconnues poussait devant elle, de la main, sa bicyclette; deux autres tenaient des &laquo;clubs&raquo; de golf; et leur accoutrement tranchait sur celui des autres jeunes filles de Balbec, parmi lesquelles quelques-unes il est vrai, se livraient aux sports, mais sans adopter pour cela une tenue sp&eacute;ciale. [...]  

Telles que si, du sein de leur bande qui progressait le long de la digue comme une lumineuse com&egrave;te, elles eussent jug&eacute; que la foule environnante &eacute;tait compos&eacute;e d'&ecirc;tres d'une autre race et dont la souffrance m&ecirc;me n'e&ucirc;t pu &eacute;veiller en elles un sentiment de solidarit&eacute;, elles ne paraissaient pas la voir, for&ccedil;aient les personnes arr&ecirc;t&eacute;es &agrave; s'&eacute;carter ainsi que sur le passage d'une machine qui e&ucirc;t &eacute;t&eacute; l&acirc;ch&eacute;e et dont il ne fallait pas attendre qu'elle &eacute;vit&acirc;t les pi&eacute;tons, et se contentaient tout au plus si quelque vieux monsieur dont elles n'admettaient pas l'existence et dont elles repoussaient le contact s'&eacute;tait enfui avec des mouvements craintifs ou furieux, pr&eacute;cipit&eacute;s ou risibles, de se regarder entre elles en riant. [...]  

Mais elles ne pouvaient voir un obstacle sans s'amuser &agrave; le franchir en prenant leur &eacute;lan ou &agrave; pieds joints, parce qu'elles &eacute;taient toutes remplies, exub&eacute;rantes, de cette jeunesse   

Da solo, me ne restai semplicemente  ad aspettare davanti al Grand- H&ocirc;tel  il  momento di andare incontro alla nonna, quando, quasi ancora all'estremit&agrave; della diga dove animavano, muovendosi, una  macchia  singolare, vidi avanzarsi cinque o sei ragazzine, tanto diverse per aspetto e comportamento  da tutte le persone cui eravamo avvezzi a Balbec, quanto, sbarcato da chiss&agrave; dove, uno stormo di gabbiani che avessero compiuto  - con i ritardatari intenti a raggiungere gli altri svolazzando -- una passeggiata  il cui scopo, chiaramente definito nella loro testa d'uccelli, fosse  rimasto oscuro ai bagnanti, a loro volta del tutto ignorato dai volatili.  
Una delle sconosciute spingeva davanti a s&eacute;, con la mano, la sua bicicletta; alte due reggevano delle mazze da golf:  e il loro abbigliamento contrastava  nettamente con quello delle altre ragazze di Balbec , fra le quali ce n'era s&igrave; qualcuna  che si dedicava agli sport, ma senza per questo adottare una speciale tenuta [...] 

Esattamente come se, dall'interno del loro gruppo  che, simile ad una luminosa cometa, procedeva  lungo la diga, avessero deciso  che la folla circostante  era composta  d'esseri di un'altra razza,  nei cui confronti  nemmeno la sofferenza avrebbe  potuto destare in loro un sentimento di solidariet&agrave;. Davano l'impresssione di non vederla, costringendo le persone ferme  a farsi da parte come  al passaggio di una macchina  lanciata  dalla quale non bisognava attendersi  che schivasse i pedoni, e tutt'al pi&ugrave;, se qualche anziano signore, la cui esistenza non ammettevano e dal cui contatto rifuggivano, scappava  con gesti di timore o di rabbia, ma precipitosi o grotteschi,  si limitavano a guardarsi tra loro ridendo [...] 

Ma non potevano scorgere un ostacolo senza divertirsi a superarlo di slancio o a piedi giunti, giacch&egrave; erano tutte esuberanti, traboccanti di [...] giovinezza 

(Traduzione  di <a href=" http://www.liberonweb.it/asp/libro.asp?ISBN=8804548495&amp;EAN13=9788804548492" target="_blank">Giovanni Raboni,  Mondadori</a>)</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/gabrilu" >gabrilu</a> | <a href="http://nonsoloproust.splinder.com/post/21525830/FANCIULLE+IN+FIORE#comment" >Commenti (6)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[NABOKOV PARLA DI NABOKOV]]></title>
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    <published>2009-10-17T08:50:48+02:00</published>
    <updated>2009-10-17T08:50:48+02:00</updated>
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      <name>gabrilu</name>
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    <![CDATA[<p>





Sempre dalla miniera di YouTube, un prezioso  video su Nabokov che  credo sia tratto da una trasmissione televisiva francese, ma non so quale.  

In esso vediamo  Nabokov  presentarsi (dice la voce fuori campo)  &quot;come un pittoresco  cacciatore di farfalle&quot;, e poi sentiamo parlare lo stesso Nabokov. 


Legge     il famosissimo incipit di Lolita prima nella versione originale inglese  e poi nella versione russa (ricordiamo che Lolita venne scritto in inglese e che fu poi lo stesso Nabokov, anni dopo, a curarne la traduzione  in russo). 

Nabokov parla poi  della Russia, del suo modo di lavorare, degli autori che ama e delle cose che detesta.  

A proposito del suo paese di origine, la  Russia, dice &quot;Non ci torner&ograve; mai, per la semplice ragione che la Russia che mi manca, di cui sento il bisogno &egrave; in me, &egrave; sempre dentro di me: la letteratura, la lingua e la mia infanzia in Russia. Non ci torner&ograve; mai, e mai rinuncer&ograve; ad essa.&quot; 

1.54 

Fa vedere il suo metodo di lavoro, le schede scritte a mano. Parla del progetto di uno  scritto che ha per tema  Il Tempo. Parla dei problemi che pone   costruire un testo narrativo con al centro il Tempo, di quanto sia difficile scrivere del Tempo senza ricorrere alle metafore: &quot;Voglio che la storia nasca dal flusso delle metafore&quot;, dice.  

3.25 

E' noto quanto selettivo fosse Nabokov nel giudicare libri ed autori e quanto&nbsp; al vetriolo  fossero  spesso i suoi  giudizi.   

&quot;Sono rimasto intrigato e divertito  dalla nozione abituale di ci&ograve; che  vengono chiamati  &quot;Grandi Libri&quot; . Per esempio,  Morte a Venezia di Mann,   il melodrammatico e pessimo Dottor Zivago di Pasternak, o ancora le cronache a buon mercato di Faulkner non sono certo capolavori, e nemmeno &quot;grandi libri&quot;. E' un'assurda illusione, &egrave; come pensare di poter  fare l'amore con una sedia&quot;. 

I capolavori  della letteratura del XX&deg; secolo  per Nabokov?  Sono   nell'ordine: Ulisse di Joyce, La Metamorfosi di Kafka, <a href="http://www.libreriauniversitaria.it/petersburg-andrey-bely-pushkin-press/book/9781901285963" target="_blank">Petersbourg di B&eacute;ly</a> e la prima parte di  quel &quot;racconto di fate&quot; che &egrave;   Alla ricerca del tempo perduto  di Proust.  

4.29 

Con aria sorniona, ci fa vedere un quaderno in cui, dice &quot;Annoto   le cose che detesto, le cose fastidiose, che mi irritano&quot;.  

Tra queste,  ci sono &quot;la musica di sottofondo, la musica di consumo, la musica da supermercato, la musica  portatile, la musica cuscinetto, la musica imposta,  i  luoghi comuni dei giornalisti...il &quot;momento della verit&agrave;&quot;....&quot; 

Molte delle cose che     sentiamo dire a Nabokov  in questo video si possono  leggere nella raccolta di interviste pubblicata da Adelphi con il titolo <a href="http://www.liberonweb.it/asp/libro.asp?ISBN=8845911004&amp;EAN13=9788845911002" target="_blank">Intransigenze</a>, di cui avevo gi&agrave; parlato  <a href="http://nonsoloproust.splinder.com/post/17012773/INTRANSIGENZE+-+VLADIMIR+NABOK" target="_blank">&gt;&gt; qui</a> e che tengo sempre a portata di mano perch&egrave; &egrave; un  libro che mi piace sfogliare spesso.  

Ma se i contenuti di ci&ograve; che dice  li conoscevo in gran parte,  vedere e sentire parlare Nabokov &egrave; davvero delizioso, e non mi stupisce che  i suoi  studenti   stravedessero, per il loro professore.   

5.13 

Nell'ultima parte del video  ci sono  alcune  rare immagini di Vladimir e V&eacute;ra  ripresi in Svizzera, al Palace Hotel   di  Montreux dove la coppia  trascorse gli ultimi anni della loro vita.  

Si vede V&eacute;ra    a pranzo con Vladimir,  mentre gioca a scacchi  con Vladimir, la si vede scherzare e ridere. 

Queste immagini di V&eacute;ra varrebbero da sole il video, perch&egrave; sappiamo quanto <a href="http://nonsoloproust.splinder.com/post/17935346/V%26Eacute%3BRA.++MRS.+VLADIMIR+NA" target="_blank">questa donna straordinaria</a>&nbsp; non amasse per nulla mettersi in mostra, farsi fotografare,  filmare.   

Che altro dire? Spero   vi godiate questo video almeno quanto me lo sono goduto io.</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/gabrilu" >gabrilu</a> | <a href="http://nonsoloproust.splinder.com/post/21514319/NABOKOV+PARLA+DI+NABOKOV#comment" >Commenti (11)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[DUE OCCHI AZZURRI - THOMAS HARDY]]></title>
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    <published>2009-10-14T09:18:58+02:00</published>
    <updated>2009-10-14T09:18:58+02:00</updated>
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      <name>gabrilu</name>
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    <![CDATA[<p><img width="200" vspace="10" hspace="10" height="331" border="1" align="left" src="http://farm4.static.flickr.com/3500/4008213849_3e2f353936_o.jpg" alt="Thomas Hardy Due occhi azzurri" title="Thomas Hardy Due occhi azzurri" /> 
Thomas  HARDY, Due occhi azzurri (tit. orig. A pair of blue eyes), traduz.  Maria Felicita Melchiorri, p.480., Fazi Editore, Collana  Le Porte, 1999,  ISBN: 888112114X,  ISBN-13: 9788881121144  

Due occhi azzurri si svolge nell'Inghilterra della   piena et&agrave; vittoriana, ha per scenario  una sperduta  canonica  di campagna  e  descrive il triangolo amoroso tra   la giovanissima Elfride Swancourt --- figlia orfana del  curato  --- e due corteggiatori.   

Elfride  non &egrave; una bellezza appariscente ma   ha due occhi &quot;azzurri come la distanza autunnale, come l'azzurro del cielo che si vede  tra i profili sfuggenti delle colline e dei pendii boscosi  che si perdono nella lontananza di un'assolata mattina  di settembre.&quot;  

La ragazza si innamora di Stephen, un giovane architetto   le cui  umili origini   non garbano  al padre, il quale  non solo  nega il suo consenso al matrimonio ma proibisce alla figlia di continuare a frequentare il ragazzo. 

Stephen decide allora   di partire per l'India dove spera di far fortuna,  riscattare cos&igrave; la sua nascita ed ottenere   finalmente  in questo modo il consenso del curato al matrimonio con Elfride.  

Prima della partenza per&ograve; i due giovani decidono di andare a Londra e sposarsi segretamente. Elfride fugge di casa, ma appena  arrivata a Londra assieme a Stephen si pente della decisione presa. Stephen, se pure addolorato, comprende   il suo ripensamento.  I  due ragazzi tornano indietro. L'assenza  da  casa di Elfride non &egrave; stata notata, tra i due giovani non &egrave; successo nulla  e  tutto potrebbe filar liscio. 


Sono stati per&ograve; visti nella carrozza del treno   dalla madre  di un ex innamorato di Elfride morto di dolore perch&egrave; la ragazza lo aveva respinto     e  questa donna --- che  la morte del figlio ha reso quasi folle ---  potr&agrave; in qualunque momento ricattare Elfride. 

Elfride sa di  non aver  commesso nulla di male, ma sa anche  che    se  il suo breve viaggio a Londra sola con Stephen  diventasse di dominio pubblico   verrebbe subito etichettata   come una  &quot;ragazza perduta&quot;.  

Stephen parte per  l'India.  Durante la sua assenza  ed a seguito di una serie di eventi   arriva come  ospite nella canonica un altro uomo,  Knight. 

Knight &egrave; un intellettuale  maturo, molto rispettabile, appartenente alla buona societ&agrave; londinese. E' stato per un certo periodo una  sorta di tutore di Stephen ma non sa nulla della storia d'amore tra i due giovani. Si innamora di Elfride ed Elfride si innamora di lui. Knight per&ograve; &egrave; un uomo tutto d'un pezzo, non ha mai amato  n&eacute; baciato una donna e di contro non accetterebbe mai di non essere lui il primo uomo della donna che scegliesse  per moglie.  

Elfride questo lo capisce bene e, per  paura che lui l'abbandoni  non si decide  a raccontargli  la sua pur innocentissima relazione con Stephen. 

Gli avvenimenti  precipitano, il &quot;caso&quot; (o per meglio dire il &quot;fato&quot;, come sempre avviene in tutti i romanzi di   Hardy) fa in modo che gli avvenimenti prendano una  brutta piega  ed  Elfride (&quot;una ragazza impulsiva e incoerente, trascurata nella sua vita interiore dal suo unico genitore&quot; e nella quale &quot;l'inesperienza [...] guida il desiderio convulso&quot;)   sar&agrave; alla fine l'unica vera vittima della storia mentre i due uomini, che se la sono contesa e se la  contendono sino all'ultimo, usciranno tutto sommato indenni dalla vicenda.  

Due occhi azzurri &egrave; un romanzo fosco ed in cui alcune delle scene pi&ugrave; importanti sono ambientate in luoghi altamente simbolici.   

Uno di questi &egrave;  la torre di una chiesa in rovina sulla quale Elfride si diverte a camminare terrorizzando Knight che la  rimprovera per la sua incoscienza ma l'ammira per  il suo coraggio 

<a href="http://farm3.static.flickr.com/2653/4008978882_2f74d8ec01_o.jpg" target="_blank"><img width="200" height="312" border="2" src="http://farm3.static.flickr.com/2653/4008978882_5c545dc881.jpg" alt="A pair of blue eyes (Pasquier)" title="A pair of blue eyes (Pasquier)" /></a>

Un altro luogo-chiave &egrave;  una scogliera a strapiombo sul mare  

<a href="http://farm3.static.flickr.com/2586/4008978580_96875abe29_o.jpg" target="_blank"><img width="200" height="331" border="2" src="http://farm3.static.flickr.com/2586/4008978580_c99b0beb28.jpg" alt="A pair of blue eyes (Pasquier)" title="A pair of blue eyes (Pasquier)" /></a> 

<a href="http://farm3.static.flickr.com/2669/4008213607_75d9c7aafa_o.jpg" target="_blank"><img width="200" height="324" border="2" src="http://farm3.static.flickr.com/2577/4008213369_5d4a1c421a.jpg" alt="A pair of blue eyes (Pasquier)" title="A pair of blue eyes (Pasquier)" /></a>

Ma    il luogo pi&ugrave; significativo &egrave; una buia ed opprimente  cripta funebre     in cui si svolge una  lunga e fondamentale scena   del  romanzo. 
E'  forse proprio questa cripta  che meglio simbolizza ed incarna, con la volta di pietra che incombe, il senso pi&ugrave; profondo della storia narrata da Hardy.  

<a href="http://farm3.static.flickr.com/2669/4008213607_75d9c7aafa_o.jpg" target="_blank"><img width="200" height="319" border="2" src="http://farm3.static.flickr.com/2669/4008213607_540ce02f23.jpg" alt="A pair of blue eyes (Pasquier)" title="A pair of blue eyes (Pasquier)" /></a>

Questa cripta sembra infatti  in qualche modo rappresentare  l'oppressione della rigidissima morale vittoriana  che pesa su questa fanciulla dagli occhi azzurri, di un    &quot;azzurro nebbioso e ombroso, senza principio n&eacute; superficie, da scrutare in profondit&agrave; e non, semplicemente, da guardare&quot; 

Due occhi azzurri, uno dei primi romanzi  di Hardy, pubblicato nel 1873 e solo da pochi anni  edito in Italia   affronta i temi della passione amorosa e della gelosia. 

Per chi   abbia gi&agrave; letto tutti gli altri romanzi di Hardy,     certamente molto pi&ugrave; maturi e meglio strutturati di questo  &egrave; comunque  molto  interessante riconoscere sia nel tema principale della gelosia che nella    giovane, ingenua, bella e un po' volubile Elfride una sorta di &quot;prototipo&quot;  di quella  che in seguito sar&agrave;  <a href="http://tinyurl.com/yhbkgy6" target="_blank">Tess dei D'Uberville</a>, l'indimenticabile protagonista del    capolavoro di Hardy,   scrittore detestato da Henry James,  molto  amato da Virginia Woolf ed apprezzato  da Marcel Proust che lo cita nel suo epistolario e  ne Alla ricerca del tempo perduto. 

Due occhi azzurri, anche se alla luce di quelli che saranno i romanzi pi&ugrave; maturi di Hardy (da <a href="http://www.liberonweb.it/asp/libro.asp?ISBN=8817168092&amp;EAN13=9788817168090" target="_blank">Giuda l'oscuro</a> a <a href="http://www.liberonweb.it/asp/libro.asp?ISBN=8811360072&amp;EAN13=9788811360070" target="_blank">Via dalla pazza folla</a> a <a href="http://www.liberonweb.it/asp/libro.asp?ISBN=8817173312&amp;EAN13=9788817173315" target="_blank">Il Sindaco di Casterbridge</a>) pu&ograve; apparire  ancora acerbo ma  &egrave; comunque di scorrevole e piacevole lettura. 

E' necessario per&ograve; operare un continuo sforzo di contestualizzazione rispetto ad usi,  costumi  e valori dominanti dell'et&agrave; vittoriana perch&egrave; altrimenti alcuni passaggi della vicenda potrebbero suscitare in lettori di oggi qualche sorrisino di incredulit&agrave;... 

<img src="http://www.marcelproust.it/note/bullevert.gif" alt="" />

La maggior parte dei romanzi di Thomas Hardy venne pubblicata per la prima volta in feuilleton con puntate mensili su riviste letterarie   inglesi ed il primo di questi romanzi fu proprio  A pair of blue eyes, pubblicato sul Tinsley's Magazine tra il settembre 1872   luglio 1873.   

Come avveniva in questi casi, le puntate  contenevano illustrazioni che per questo romanzo di Hardy   furono realizzate  da James Abbott Pasquier. 

Queste  che ho inserito nel post le ho  prese da quella vera miniera che &egrave; il ricchissimo  sito <a href="http://www.victorianweb.org" target="_blank">Victorian Web</a> 

Thomas Hardy <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Thomas_Hardy" target="_blank">&gt;&gt;</a>
Thomas Hardy su Victorian Web  (in inglese) <a href="http://www.victorianweb.org/authors/hardy/index.html" target="_blank">&gt;&gt;</a>
Il libro <a href="http://www.fazieditore.it/scheda_Libro.aspx?l=41" target="_blank">&gt;&gt;</a></p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/gabrilu" >gabrilu</a> | <a href="http://nonsoloproust.splinder.com/post/21495215/DUE+OCCHI+AZZURRI+-+THOMAS+HAR#comment" >Commenti (11)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[LASCIAMI ANDARE MADRE - HELGA SCHNEIDER]]></title>
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    <published>2009-10-11T12:31:48+02:00</published>
    <updated>2009-10-11T12:31:48+02:00</updated>
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      <name>gabrilu</name>
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    <![CDATA[<p><img width="190" vspace="10" hspace="10" height="301" border="1" align="left" src="http://farm3.static.flickr.com/2653/3999985869_e2c0df315d_o.jpg" alt="Lasciami andare madre" title="Lasciami andare madre" /> 
Helga SCHNEIDER, Lasciami andare, madre, p.130, Adelphi, La collana dei casi/Saggistica, 2001, ISBN 9788845915932 

 Quella che segue &egrave; una mia recensione scritta e pubblicata     qualche anno fa a Palermo  su  MEZZOCIELO, una   rivista bimestrale di politica cultura e ambiente pensata e realizzata da donne.  

<img src="http://www.marcelproust.it/note/bullevert.gif" alt="" />

Berlino, luglio 1941. 

La piccola Helga Schneider di quattro anni e il fratellino Peter vengono abbandonati dalla loro madre. 

La donna, fanatica nazista, lascia anche il marito Stefan per andare ad arruolarsi nelle SS, l'ordine nero di Himmler. 

Diventer&agrave; una delle pi&ugrave; spietate guardiane del campo di sterminio di Birkenau. 

Helga rivedr&agrave; sua madre solo altre due volte nella vita. 

Il primo incontro (riportato in un altro bellissimo e terribile  libro della Schneider <a target="_blank" href="http://www.liberonweb.it/asp/libro.asp?ISBN=8845913473&amp;EAN13=9788845913471">Il rogo di Berlino</a>) avviene trent'anni dopo. Nel corso di esso la madre mostra con fierezza, alla figlia annichilita e nauseata, la sua divisa di SS offrendole anche, in dono, manciate dell'oro rubato agli ebrei. 
Helga fugge inorridita. 

Lasciami andare madre &egrave; il racconto del secondo ed ultimo incontro, un drammatico e definitivo faccia a faccia che si svolge a Vienna nel 1998. 

La madre &egrave; ormai prossima a morire. 

Per la figlia, la conseguenza del brutale abbandono materno &egrave; stata una vita vissuta nel dolore dell'assenza. Dal 1963 si &egrave; trasferita in Italia dove tutt'oggi risiede e lavora. 

Ha tentato in mille modi di spezzare il legame che, suo malgrado, la unisce alla madre &quot;perfino rinunciando alla mia madre lingua&quot; (la Schneider infatti non usa il tedesco e   i suoi libri sono scritti in italiano). 

In questo impietoso resoconto autobiografico di un &quot;atroce sdoppiamento&quot; Helga Schneider descrive da un lato la ripugnanza per le atrocit&agrave; commesse dalla madre, dall'altro il bisogno di sapere, di conoscere tutto, per potere infine riuscire ad odiarla. 

E la madre, questa donna &quot;furba, sleale, ipocrita&quot; parla. Incalzata dalla figlia, descrive senza un'ombra di pentimento e con abbondanza di agghiaccianti particolari le nefandezze di cui &egrave; stata responsabile. 

 &quot;Fatti odiare, madre!&quot; &egrave; il disperato urlo interiore di Helga &quot;solo odiandoti sarei finalmente capace di strapparmi dalle tue radici. Ma non posso, non ci riesco&quot;. 

Helga si accorge infatti che, se certo non pu&ograve; amare sua madre, non riesce per&ograve; nemmeno ad odiarla: la forza della procreazione vince sulle colpe materne. 

 &quot;E' pur sempre mia madre, e quando se ne andr&agrave; una parte di me se ne andr&agrave; con lei. Ma quale? Non trovo risposta a questa domanda&quot; 

Libro di grande tensione emotiva e non certo di facile lettura, &quot;Lasciami andare madre&quot; &egrave; un testo doloroso e prezioso. 

Non solo, infatti, ci offre una della pochissime testimonianze dirette della tragedia vissuta dai figli &ndash; innocenti &ndash; dei carnefici. 

Ci permette anche di scrutare all'interno di un complesso rapporto madre-figlia nel quale la figura materna, piuttosto che simbolo di dolcezza, creazione e vita si manifesta come dispensatrice di sofferenza, morte, tortura. 

Dev'essere stato difficilissimo, per Helga Schneider, scrivere queste pagine. 

Non si pu&ograve; che esserle grate per aver trovato la forza e il coraggio di parlarci di questa &quot;storia mancata di una madre e di una figlia. Una non storia. Lasciami andare, madre&quot;  

Di aver trovato &quot;le parole per dirlo&quot;. 

 Il <a href="http://www.helgaschneider.com/index.htm" target="_blank">sito di Helga Schneider</a>  
Il libro <a href="http://www.liberonweb.it/asp/libro.asp?ISBN=884591593X&amp;EAN13=9788845915932" target="_blank">&gt;&gt;</a>


Con l'occasione voglio anche segnalare che &egrave; appena arrivato in libreria l'ultimo libro di Helga Schneider  <a href="http://www.liberonweb.it/asp/libro.asp?ISBN=8862560702&amp;EAN13=9788862560702" target="_blank">La baracca dei tristi piaceri. Il sesso forzato come strategia del nazismo</a>. Io  l'ho visto sugli scaffali della Feltrinelli, l'ho preso in mano  ma confesso di&nbsp; non avere&nbsp; ancora il coraggio di affrontarlo... 

<img src="http://www.marcelproust.it/note/bullevert.gif" alt="" />


<img border="1" src="http://www.medea.provincia.venezia.it/gab/donnesenzapiu/Helga_Schneider.jpg" alt="Helga Schneider" title="Helga Schneider" />

Questa foto di Helga Schneider l'ho scattata io nel 2003 a Venezia, dove, nell'ambito della manifestazione &quot;Fondamenta-Venezia citt&agrave; di lettori&quot; Helga Schneider tenne una  Lectio magistralis sul tema &quot;Donne senza pi&ugrave;&quot;. 

Nello&nbsp; stesso giorno si svolse  anche un incontro con un'altra scrittrice che ammiro moltissimo, l'ungherese Agota Kristof. 

Alcune mie impressioni su quella giornata e gli&nbsp;   incontri con le due scrittrici tanto diverse ma che hanno anche molte cose in comune  si possono leggere  <a href="http://www.medea.provincia.venezia.it/gab/donnesenzapiu/cover.htm" target="_blank">&gt;&gt; QUI</a></p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/gabrilu" >gabrilu</a> | <a href="http://nonsoloproust.splinder.com/post/21477580/LASCIAMI+ANDARE+MADRE+-+HELGA+#comment" >Commenti (21)</a>
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    <published>2009-10-09T13:40:12+02:00</published>
    <updated>2009-10-09T13:40:12+02:00</updated>
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      <name>gabrilu</name>
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    <![CDATA[<p><a href="http://farm3.static.flickr.com/2480/3995430086_74cee96b13_o.jpg" target="_blank"><img width="200" height="319" border="2" src="http://farm3.static.flickr.com/2480/3995430086_3283a3b872.jpg" alt="Herta Muller" title="Herta Muller" /></a>


&quot;Con la forza della poesia e la franchezza della prosa, descrive il panorama dei diseredati&quot;: questa la motivazione con la quale l'Accademia di Svezia ha assegnato alla scrittrice romeno-tedesca Herta M&uuml;ller il premio Nobel 2009  per la letteratura. 

Sconoscevo  completamente quest'autrice, ma invece di    perder tempo  in sterili rimpianti  , mugugni e piagnistei&nbsp; sul perch&egrave; e il percome  ancora una volta non hanno dato il Nobel a questo/a  o quell'altro/a  degli scrittori e delle scrittrici pi&ugrave; noti/e ed amati/e  ho cercato di sapere qualcosa di pi&ugrave; di questa.  

Ho   scoperto una donna dalla biografia molto travagliata e che  nella sua vita deve averne viste davvero di tutti i colori.  

Nata nel 1953 in Romania, la Muller ha pubblicato il primo libro, Niederungen a Bucarest nel 1982; i successivi in Germania. 

Due link di approfondimento  <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Herta_M%C3%BCller" target="_blank">&gt;&gt; qui</a> e <a href="http://www.corriere.it/cultura/09_ottobre_08/herta-mueller-nobel_2d5e9c3a-b3fa-11de-afa2-00144f02aabc.shtml" target="_blank">&gt;&gt;qui</a>, ma se si cerca con Google si trova molto materiale, su questa scrittrice rumena  che vive  in Germania  dove  era riuscita a fuggire dal regime di Ceausescu.  

In Italia pare che attualmente sia reperibile solo  <a href="http://www.ibs.it/code/9788889767078/muumlller-herta/paese-delle-prugne.html" target="_blank">&quot;Il paese delle prugne verdi&quot;</a> 

Su YouTube ho trovato due video in italiano. 

Il primo fornisce un breve ma efficace profilo  biografico letterario di Herta  M&uuml;ller.  








Il secondo &egrave; un'intervista molto interessante realizzata al Festival della Letteratura di Mantova del 2009.  

In essa  la  M&uuml;ller parla non solo di letteratura ma di politica, di regimi dittatoriali, si interroga sullo stato della democrazia in Europa e in Occidente...Insomma,  un video davvero tutto  da vedere e ascoltare.  







Da ascoltare  anche  quest'audio in cui    Isabella Bossi Fedrigotti parla    di  Herta M&uuml;ller e della sua produzione letteraria  <a href="http://tinyurl.com/ycgtdjm" target="_blank">&gt;&gt; </a></p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/gabrilu" >gabrilu</a> | <a href="http://nonsoloproust.splinder.com/post/21467078/HERTA+M%C3%9CLLER+NOBEL+PER+LA+LET#comment" >Commenti (15)</a>
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