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  <title type="html"><![CDATA[Oltre il bosco di Toradir]]></title>
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  <updated>2008-08-12T14:57:20+02:00</updated>
  <subtitle type="html"><![CDATA[Una descrizione del mio mondo e la più grande passione che mi lega a esso: scrivere Fantasy!]]></subtitle>
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    <title type="html"><![CDATA[Mucchio d'ossa]]></title>
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    <published>2008-08-12T14:57:20+02:00</published>
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      <name>StefanoRomagna</name>
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    <![CDATA[<p>



Mike Noonan, un tempo romanziere di successo, perde l&rsquo;ispirazione dopo la morte di sua moglie Johanna. Sono passati quattro anni dalla tragedia, e dopo aver dato in pasto ai suoi editori avvoltoi quattro manoscritti concepiti in precedenza per stare dietro alle sue scadenze, il nostro protagonista decide di lasciare Derry per rifugiarsi nell&rsquo;antica casa sul lago di Dark Score, nel Maine, luogo ove avevano trascorso assieme momenti felici. La speranza &egrave; che l&rsquo;aria familiare gli faccia superare il blocco dello scrittore, ostacolo che impedisce di portare avanti la sua carriera letteraria. Niente di pi&ugrave; sbagliato, e lo capir&agrave; suo malgrado troppo tardi, perch&eacute; c&rsquo;&egrave; qualcosa tra le mura di tronchi che non si rassegna a quella tremenda perdita. Ci sono presenze e atmosfere che sembrano voler comunicare qualcosa a chi sa cogliere i segni. Jo &egrave; morta e tuttavia continua a manifestarsi&hellip; quella casa pare viva, in grado di respirare e avere una sua volont&agrave;, e quando Mike s&rsquo;imbatte in una giovane ragazza madre, le cose iniziano a precipitare in un vortice di eventi quasi predestinati. 
Mucchio d&rsquo;ossa &egrave;, come si legge dalla copertina, una storia d&rsquo;amore maledetta, la storia di un uomo che non vuole andare avanti e preferisce perdersi nel passato. Una vicenda che pesca a piene mani nel torbido della coscienza umana e ha radici profondissime nella comunit&agrave; locale. Oscuri segreti si annidano nei pressi del lago e pare che la sua defunta moglie ne fosse coinvolta fino al collo. Morta per un aneurisma non diagnosticato in tempo, Mike scopre che era incinta tramite un test di gravidanza trovato nella sua borsa. E&rsquo; la spinta decisiva che gli impone di andare oltre la questione, scrollarsi la solitudine di dosso e capire. 
Ci vuole tempo prima di afferrare i nessi, i messaggi criptici, e la scrittura &egrave; di estrema lentezza. La trama si dipana poco a poco, e i tasselli che la vanno a comporre sono densi e pregni di un orrore molto pi&ugrave; grande di quanto si possa immaginare. Ma non c&rsquo;&egrave; nulla di scontato in quello che &egrave; considerato l&rsquo;ultimo grande libro di King prima della lenta discesa degli ultimi anni. Il ritmo cresce in una parabola ascendente che non conosce tregua e tutto ha un suo ordine meticoloso. Basta pazientare, godersi gli aneddoti e i ricordi narrati in prima persona e la maledizione vi colpir&agrave; quando meno ve lo aspettate. Se pensate infatti che sia una semplice e banale storia di spiriti, sappiate che siete lontani miglia e miglia dalla risposta corretta. Avete toppato di brutto. Vi dico acqua, acqua e ancora acqua. Mucchio d&rsquo;ossa &egrave; molto di pi&ugrave;, e fa delle presenze inquietanti un uso intelligente e mai eccessivo. I momenti da brivido non mancheranno, anche se &egrave; il matrimonio di Mike e Jo che resta lo sfondo struggente di tutto il filo narrativo, assumendo connotazione macabre inedite e allo stesso tempo dolci. 
Lo stile del Re muta e si fa malinconico, crepuscolare, tutto perso nel ricordo di un lutto che, a distanza di anni, non &egrave; ancora stato superato e probabilmente non lo sar&agrave; mai. In bocca si sente il sapore del fiele, delle cose non dette, un miscuglio di fragranze che sfocia nel sesso, nella tenerezza, nel bene e nel male di ogni rapporto coniugale. Una visione dell&rsquo;amore e una metafora della vita dello scrittore, con tutti i suoi intrinseci lati positivi e negativi, questo traspare dalle seicento pagine del romanzo. Mucchio d&rsquo;ossa &egrave; una gemma di sentimenti puri e delicatissimi, &egrave; un sussurro alla base del collo che dice &ldquo;Oh, Mike&rdquo;, &egrave; un insieme di lettere magnetiche sul frigorifero che si spostano da sole andando a formare strane parole. E&rsquo; una campana che vibra nel silenzio, &egrave; un bambino morto annegato che ti guarda dal fondo del lago con i suoi occhi vacui e senza pupille. E&rsquo; Mattie Devore che non &egrave; in grado di sbarcare il lunario, &egrave; la sua meravigliosa figlia a cui manca una figura paterna, &egrave; Sara Laughs che brama la sua vendetta. 
Mucchio d&rsquo;ossa &egrave; un mucchio d&rsquo;ossa. 
Questo libro non mi ha solamente avvinto, non mi ha solo coinvolto e fatto venire un groppo in gola. Questo libro mi ha donato una grande verit&agrave; che &egrave; in s&eacute; unica e preziosissima. Una verit&agrave; di quelle che diamo per scontate e invece non lo sono affatto. Non abbiate mai da pensare di conoscere fino in fondo chi vi sta accanto, perch&eacute; sarebbe una pia e gratuita illusione. Nessuno si conosce nella sua interezza. Ci saranno sempre, nell&rsquo;altro, angoli avvolti dalle tenebre a noi lontani e inaccessibili. Angoli che non dovremmo far emergere e lasciare riposare in pace. Come per Mike, che non conosceva poi cos&igrave; bene sua moglie, portatrice di abitudini e segreti che lui nemmeno sospettava esistessero. E per questo ha pagato un prezzo altissimo.</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/StefanoRomagna" >StefanoRomagna</a> | <a href="http://oltreilboscoditoradir.splinder.com/post/18067139/Mucchio+d%27ossa#comment" >Commenti (45)</a>
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    <title type="html"><![CDATA[Un recente premio Strega e altre letture...]]></title>
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    <published>2008-08-09T17:38:35+02:00</published>
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      <name>StefanoRomagna</name>
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    <![CDATA[<p>
Alice e Mattia sono due persone le cui vite corrono parallele. Pur non conoscendosi vivono nella stessa citt&agrave;, una Torino un po&rsquo; impersonale e tuttavia riconoscibilissima, e sono accomunati da gravi traumi che li segneranno per il resto dei loro giorni. Lei odia sciare, ma durante una nebbiosa mattina il padre la costringe a seguire il suo istruttore su per la montagna. Il latte della colazione le pesa sullo stomaco, cos&igrave; se la fa sotto, e per le vergogna decide di tornare a valle senza l&rsquo;aiuto di nessuno. Sceglie una pista chiusa e ha un incidente. La caduta la render&agrave; storpia per sempre. Alice non accetta il suo corpo, di conseguenza rifiuta il cibo e qualsiasi contatto con i coetanei. Si sente brutta, inadeguata e ce l&rsquo;ha col mondo intero. Mattia, ragazzo dotato ma stanco di dover sempre badare alla sorella gemella ritardata, una sera in cui qualcuno si decide ad invitarli entrambi ad una festa, per paura di essere deriso dai compagni ha l&rsquo;infelice idea di abbandonarla al parco, con la promessa che torner&agrave; presto da lei. La sorella non verr&agrave; pi&ugrave; ritrovata e lui, per espiare questa colpa, prende l&rsquo;abitudine di tagliarsi con qualsiasi cosa gli capiti sottomano. 
Una zoppa e un autolesionista, due ragazzi diversi, due individui incapaci di vivere perch&eacute; scottati dal loro infausto destino. Due numeri primi gemelli, ovvero numeri primi separati da un solo numero pari, vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero. Questa &egrave;, in sintesi, l&rsquo;efficace metafora di una vicenda straziante, due episodi con le loro conseguenze irreversibili, scritta dall&rsquo;esordiente Paolo Giordano, caso editoriale e recente premio Strega.
Un libro ora spietato, ora delicato, pervaso da una solitudine che, pagina dopo pagina, non pare avere fine. Un libro che alterna momenti di tensione a scene di una tenerezza quasi rarefatta, sorretto da un buon ritmo e la curiosit&agrave; crescente di sapere se almeno uno dei due ce la far&agrave; a vivere davvero. Il lettore si getta a capofitto nella storia, vive i drammi dei protagonisti con la certezza che non esiste altra conclusione se non quella che giunge dopo trecento pagine veloci e incredibilmente sofferte, un percorso interiore che parte dall&rsquo;infanzia e termina in piena et&agrave; adulta. La speranza che le cose vadano diversamente resta una semplice illusione, viene disattesa da episodi sempre pi&ugrave; amari, ed &egrave; molta la delusione per il finale, per le cose non dette e le mezze verit&agrave;. Quando uno ci spera e proprio non &egrave; destino&hellip; 
Lo stile di Giordano &egrave; maturo, perch&eacute; pur leggero e tutt&rsquo;altro che ampolloso riesce a rendere benissimo le implicazioni emotive dei personaggi, i conflitti interiori, la cocente amarezza di un passato che non &egrave; mai stato archiviato. Le parole scorrono bene e certe scene vi baleneranno in mente in modo cristallino. Non &egrave; semplice dire molte cose senza eccedere, e La solitudine dei numeri primi &egrave; un romanzo dove si parla poco, perch&eacute; molto, forse troppo, &egrave; lasciato a dialoghi rari e a un lunghissimo filo di silenzi e sottintesi. I due protagonisti sembrano appartenere allo stesso mondo, hanno entrambi avuto vita difficile, ma vi sono barriere che neanche l&rsquo;amore &egrave; in grado di infrangere. Lui, un genio matematico che ha vinto una borsa di studio all&rsquo;estero, lei una fotografa mancata, e a fare da sfondo resta un&rsquo;amicizia lacunosa, piena di buchi e quesiti irrisolti. Ci&ograve; che li rende simili finisce per acuirsi e trasformarsi in qualcosa che invece li allontana. 
Un romanzo che fa il suo dovere, ma che non &egrave; tuttavia esente da difetti, poich&egrave; si porta dietro determinate magagne congenite, come alcune frasi che suonano male e non sono state &ldquo;piallate&rdquo; a dovere, oltre a una certa superficialit&agrave; di fondo nel trattare tematiche cos&igrave; delicate che talvolta stona con l&rsquo;alto livello di tutto il resto. Alice &egrave; un&rsquo;anoressica praticamente da sempre. Esclusi i primi capitoli, la conosciamo adolescente, gi&agrave; alle prese con questo disturbo alimentare. Non mangia da anni, eppure da adulta continua a non manifestare problemi gravi, e questa &egrave; una cosa che ho trovato un po&rsquo; inverosimile. Mi &egrave; parsa buttata l&igrave; senza approfondire, senza calarsi davvero nella parte di chi &egrave; costretto a fare i conti con una malattia tanto seria, e che di anoressia al lungo andare, senza cure, si muore. Arrivato a conclusione &egrave; rimasta, stagnante, la sensazione che l&rsquo;autore abbia voluto osare, ma che si sia tirato indietro all&rsquo;ultimo. Giordano lancia il sasso ma poi nasconde il braccio, non resta a guardare le onde concentriche sul pelo dell&rsquo;acqua. 
Un libro valido, ma anche un tantino sopravvalutato. 

Henry Chinaski &egrave; un uomo che vive alla giornata, ama l&rsquo;alcool, il sesso e le belle donne. Di mestiere fa il postino, ma &egrave; un postino strano. Si abbandona tutte le notti a sfrenati amplessi e grandi bevute, eppure alle cinque del mattino &egrave; puntualmente al suo ufficio ad attendere gli ordini del suo sadico capo. I giri di consegna sono frustranti, lunghi e ripetitivi, e fanno da contro-altare agli eccessi edonistici che subentrano quando cala il sole. Ma quando Henry beve, nel gesto non c&rsquo;&egrave; alcuna pulsione autolesionista. Lo fa perch&eacute; gli piace, come gli piace passare da una donna all&rsquo;altra senza troppi complimenti. Lui &egrave; in s&eacute; un menefreghista a cui non importa altro che riposare dopo i massacranti turni di lavoro e andare a scommettere alle corse dei cavalli. Cambia casa, cambia moglie, cambia animale domestico. In continuazione. Per lui essere liberi significa procurarsi il maggior piacere possibile, e non importa se il prezzo da pagare &egrave; alto, se manca il denaro per comprare da mangiare. L&rsquo;ufficio postale, efficace metafora della societ&agrave; organizzata, con i suoi tempi da rispettare e scadenze opprimenti, diventa quindi un vero e proprio ostacolo a questa vita sregolata. L&rsquo;unica via d&rsquo;uscita &egrave; il licenziamento, che otterr&agrave; presto, diventando la sola strada percorribile verso un destino di miseria e precariet&agrave;, fatto di lavoretti occasionali e salti da un letto all&rsquo;altro.
Charles Bukowski era un autore che non conoscevo, anche se ne avevo sentito parlare su Anobii. Incuriosito, ho voluto saperne di pi&ugrave;. 
Post Office, scritto nel 1971, &egrave; il suo secondo romanzo dopo il clamoroso successo di Taccuino di un vecchio sporcaccione, e l&rsquo;ho gradito per la sua spontaneit&agrave;, per la potenza di un linguaggio scarno, ridotto all&rsquo;osso e tuttavia di grande impatto. La prosa &egrave; essenziale, mira al sodo evitando prolissi giri di parole, le descrizioni minime e la narrazione velocissima. L&rsquo;ho terminato in mezza giornata. Il gergo &egrave; spesso volgare, da scaricatore di porto. Frasi come &ldquo;Andai a casa e lo poggiai al culo caldo di Betty&rdquo; o &ldquo;Glielo ficcai dentro e venni, venni, venni&rdquo; sono ricorrenti, illuminanti per comprendere cosa l&rsquo;autore vuole dirci. Post Office &egrave; un romanzo sincero, ti sbatte in faccia una verit&agrave; dura, e al lettore non resta che accettarla o cambiare lettura, perch&eacute; non vi &egrave; nulla di artefatto o scritto per aggraziarselo. 
Un libro che gioca molto con l&rsquo;ironia e il cinismo per descrivere le ambiguit&agrave;, i vizi e le stranezze di un protagonista che &egrave; in larga parte un alter ego autobiografico di Bukowski. L&rsquo;autore stesso, infatti, ebbe un&rsquo;infanzia difficile, fra maltrattamenti da parte del padre e seri problemi di alcolismo una volta diventato adulto. E questo lo rende un narratore perfetto nel descrivere la sua auto-emarginazione e la critica violenta al sogno americano. Tutte cose che sono diventate marchio distintivo del suo operare, senza mai perdere di vista il filo di un&rsquo;aggressivit&agrave; superiore che non esiter&agrave; a scatenare contro il suo personaggio, costruito con cos&igrave; tanta cura. L&rsquo;impressione &egrave; che ci sia una costante voglia di sdrammatizzare la situazione, una tensione rabbiosa che &egrave; sul punto di esplodere ma si ferma poco prima. Ridere per non piangere, come si usa dire. Da leggere se amate lo humor spinto, senza dimenticare comunque che al di sotto delle parolacce e delle battute a effetto, aldil&agrave; dell&rsquo;ilarit&agrave; che certe scene non mancheranno di scatenare, oltre quel degrado consapevole, si staglia tutto il dolore di un uomo solo, incapace di ritrovare la via di casa.</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/StefanoRomagna" >StefanoRomagna</a> | <a href="http://oltreilboscoditoradir.splinder.com/post/18046051/Un+recente+premio+Strega+e+alt#comment" >Commenti (8)</a>
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    <published>2008-08-05T21:24:03+02:00</published>
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    <![CDATA[<p>
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Esistono, nel variegato mondo della narrativa contemporanea, scrittori bravi a concepire romanzi. Esiste anche una ristretta cerchia degli stessi che &egrave; in grado di creare brevi racconti dal nulla. Storie slegate e auto-conclusive, spesso semplici idee appena abbozzate o esercizi creativi. Tutti sappiamo che scrivere un bel racconto &egrave; difficilissimo, anche se pu&ograve; sembrare il contrario, poich&eacute; alla sintesi e alla minore densit&agrave; di pagine deve sopperire un qualcosa che catturi all&rsquo;istante, un quid narrativo originale e spiazzante. Ci vuole polso per dominare la penna, ma anche allenamento e una piccola dose di predisposizione. E&rsquo; nondimeno risaputo che se la maggior parte delle volte i romanzieri non raggiungono gli stessi stratosferici livelli quando si cimentano nei racconti, quasi sempre &egrave; vero anche l&rsquo;opposto, ossia che capaci creatori di racconti perdono il tocco annegando il loro straordinario acume nella maggiore lunghezza dei romanzi. Stephen King &egrave; un&rsquo;eccezione, &egrave; uno di quegli scrittori che sa fare entrambe le cose con risultati che non hanno mancato di lasciarmi a bocca aperta, al pari di autori come H.P Lovecraft, George R.R. Martin e Arthur Clarke. E Scheletri, se non si fosse ancora capito, contiene dei bellissimi racconti. Non tutti sono allo stesso livello, non sempre la trama &egrave; avvincente o il ritmo all&rsquo;altezza, ma alcuni di essi sono autentiche e pregevolissime perle. La raccolta ne contiene ventidue, di lunghezza variabile e dalle tematiche pi&ugrave; diverse, ma legati da un unico, angoscioso collante, che poi &egrave; il suo biglietto da visita: la paura. Gli spunti da cui parte la scintilla sono sempre i medesimi, li conoscerete senz&rsquo;altro se apprezzate il Re dell&rsquo;Horror. La quotidianit&agrave; di tutti i giorni, l&rsquo;essere genitori, il far parte di una famiglia, una tranquilla bravata tra amici, situazioni che danno una labile aria di sicurezza, e che dalla normalit&agrave; si tramutano in un nulla in terrificanti incubi domestici da cui non c&rsquo;&egrave; scampo alcuno. Perch&eacute; la grandezza di un simile autore e il modo in cui riesce a terrorizzare nasce proprio da questo tipo di associazioni. 
Si inizia con La nebbia, il racconto pi&ugrave; lungo, che vede una malefica nebbia bianca invadere una sonnolenta cittadina del Maine, e tra quei banchi aleggianti strane cose si muovono, attaccano e tengono segregate un gruppo di persone all&rsquo;interno di un supermercato. Nessuno sa come comportarsi, e la tensione crescente spinger&agrave; gli inquilini forzati a dinamiche discutibili. Avvincente &egrave; l&rsquo;unico aggettivo che mi viene in mente, tanto quanto il film che ne &egrave; stato tratto e che ho apprezzato molto. 
L&rsquo;antologia termina con Il braccio, l&rsquo;inquietante vicenda di una donna che non ha mai lasciato la sua isola, il mare e i canti dei morti che sopraggiungono la notte. Quel che c&rsquo;&egrave; nel mezzo non &egrave; n&eacute; pi&ugrave;, n&eacute; meno. Le storie sono bene o male tutte godibili, non annoiano e confermano quanto King nei corti sia micidiale. Ovviamente alcune idee sono migliori di altre, come ne La scimmia, Il word processor degli dei e L&rsquo;arte di sopravvivere. La scimmia &egrave; in assoluto il pi&ugrave; agghiacciante nella sua semplicit&agrave;, lo si capisce dall&rsquo;immagine di copertina. Un giocattolo meccanico dal quale non ci si pu&ograve; liberare, che batte i piatti, e ogni qual volta accade, ogni qual volta quel rumore distorto si propaga, qualcuno nelle vicinanze muore in circostanze equivoche. Un racconto che non lascia impassibili. Il word processor degli dei narra di un aspirante scrittore che un giorno accende il suo pc e scopre che la tastiera pu&ograve; influenzare il mondo che lo circonda digitando ci&ograve; che si vuole. Allora capirete come un uomo insoddisfatto possa cambiare il carattere di una persona o cancellare un membro della sua famiglia scrivendo semplicemente Delete. Geniale, non aggiungo altro. 
Ne L&rsquo;arte di sopravvivere un promettente chirurgo radiato dall&rsquo;albo perch&eacute; sorpreso a falsificare ricette mediche precipita su un&rsquo;isola deserta, senza cibo n&eacute; acqua. E quando i soccorsi non arrivano e sopraggiunge la fame, lui, stremato e vinto da una terribile follia, inizia a cibarsi di&hellip; se stesso. Raccapricciante. 
Non sono da meno La zattera, La nonna e La scorciatoia della signora Todd. Nel primo, un gruppo di amici balordi decide di farsi una nuotata in pieno inverno, al puro scopo di raggiungere una zattera al centro di un lago. Il gesto risveglier&agrave; una presenza, un&rsquo;oscura e informe massa che vive sott&rsquo;acqua, che inizier&agrave; a sterminarli uno per uno, tra riflessi, allucinazioni e scene violente. 
Il secondo, retaggio adolescenziale dell&rsquo;autore stesso, &egrave; la storia di un nipote che ha il terrore di sua nonna, anziana signora che vegeta a letto, e per un&rsquo;incombenza improvvisa della madre &egrave; costretto a stare a casa, da solo con lei e le sue paure. Capir&agrave; troppo tardi che l&rsquo;innocua vecchietta non &egrave; poi cos&igrave; innocua, e che cose del suo passato hanno un significato assai rilevante. Molto bello, soprattutto il finale. 
La scorciatoia della signora Todd King l&rsquo;ha scritto ispirandosi a sua moglie. Una donna che ama guidare e, nessuno sa come, riesce a trovare sempre delle scorciatoie tra un luogo e l&rsquo;altro. Ma l&rsquo;ennesimo tentativo di accorciare le distanze la porter&agrave; in strade che era meglio non imboccare, poich&eacute; molte e pericolose sono le creature che vi risiedono. Stupenda l&rsquo;idea di fondo e l&rsquo;introspezione psicologica della protagonista. Di scarsa rilevanza sono Tigri, Caino scatenato, Ode del paranoide e Per Owen, ben scritti come sempre, ma anche estremamente brevi e dai risultati inconcludenti. Intriganti invece L&rsquo;uomo che non voleva stringere la mano e La ballata della pallottola flessibile: il primo &egrave; la strana storia di un uomo solitario che ha la fobia di stringere la mano a qualcuno per motivi ignoti, e lo scherzo burlone di un conoscente, durante un gioco fra amici, spinger&agrave; il soggetto alla pazzia prima, al suicidio dopo. Il secondo &egrave; pura classe e inventiva nel descrivere gli inquietanti animali che vivono nella macchina da scrivere di un famoso scrittore di successo, oltre a complotti a suo danno che pare esistano solo nella sua mente.
Ma il mio racconto preferito &egrave; Il Viaggio, ottimo esempio di horror e fantascienza. Sebbene dal punto di vista scientifico scricchioli un po&rsquo;, la trama appassiona e offre notevoli spunti di riflessione. Una famiglia decide di trasferirsi su Marte grazie a un mezzo di trasporto che &egrave; apparentemente sicuro: il teletrasporto, inventato da uno scienziato trecento anni prima. Per far s&igrave; che tutto vada per il meglio i passeggeri devono per&ograve; essere addormentati, perch&eacute; nessuno sa cosa accade da svegli durante i nanosecondi necessari per passare da una parte all&rsquo;altra del portale. Nessuno tranne&hellip; non ve lo dico! Sta a voi scoprirlo. Sta a voi leggere queste piccole meraviglie. 

Scheletri &egrave; quindi una raccolta godibile, divertente dalla prima all&rsquo;ultima pagina, scritta con intelligenza e quella competenza che in molti si sognano. Un ammasso di genialit&agrave; sorretto dal sontuoso stile narrativo di King, ora rozzo, ora delicato, ora macabro, ma mai uguale o fine a se stesso. Un acquisto obbligatorio per gli aficionados del Re e l&rsquo;ennesima occasione per, se non lo avete ancora fatto e non mi stancher&ograve; mai di dirlo, scoprire il genio di Stephen King tramite i suoi racconti. 

Per una volta allora evitate di andare a cena fuori, e con i soldi risparmiati pigliatevi l&rsquo;antologia, disponibile da tempo in edizione economica. Il vostro stomaco ne soffrir&agrave;, e il ritmo sonno-veglia&hellip; pure! </p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/StefanoRomagna" >StefanoRomagna</a> | <a href="http://oltreilboscoditoradir.splinder.com/post/18012908/Scheletri#comment" >Commenti (19)</a>
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    <published>2008-07-28T09:23:20+02:00</published>
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      <name>StefanoRomagna</name>
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    <![CDATA[<p>

Danny Martine, bianco prescelto, deve salvare il mondo di Estasia dalle trame del diabolico Disperio. Il suddetto, complice la Nebbia Frenesia, ha scatenato il caos e catapultato la regina Dharma, colei che regna su quelle terre, nel sonno del NonQuando rubando le nove luci della corona incantata. 
E&rsquo; l&rsquo;inizio di un&rsquo;avventura che porter&agrave; il protagonista, un ragazzo qualunque che va male a scuola e ha una madre muta per dolorose circostanze, in lande dove ristabilire l&rsquo;ordine e combattere contro perfide creature, arrivando perfino a dubitare di se stesso.
L&rsquo;esordio letterario di Francesco Falconi &egrave; un romanzo che in principio mi ha spiazzato per le ragioni sbagliate. Non ci giro intorno perch&eacute; amo la schiettezza: le prime pagine, retaggio di un manoscritto che l&rsquo;autore inizi&ograve; ancora adolescente, non mi sono piaciute per nulla. 
Troppa &egrave; la differenza nell&rsquo;uso della prosa, nelle ingenuit&agrave; dovute all&rsquo;inesperienza dei capitoli originali con le parti sviluppate anni dopo. L&rsquo;equilibrio si fa precario, mal dosato, e finisce con lo stridere in modo inevitabile. Errori di battitura, un editing impreciso che poteva e doveva porre rimedio laddove era necessario, situazioni frettolose liquidate con eccessiva semplicit&agrave;, e un&rsquo;ispirazione di base a Michael Ende fin troppo accentuata, hanno contribuito in larga misura a farmi partire con il piede sbagliato. 
Del resto &egrave; evidente da subito quanto Estasia ricordi la Storia Infinita, capolavoro assoluto, libro preferito del sottoscritto e motivo scatenante della mia (forse) un po&rsquo; indelicata severit&agrave;. Estasia/Fant&agrave;sia, Bianco Prescelto/ Bastian, Amuleto/Aurin, Dharma/ L&rsquo;infante Imperatrice, e in tutta la prima parte le similitudini si sprecano, potrei ancora proseguire con nebbie che ricordano il Nulla, Acque della Vita e sagge tartarughe giganti. 
Se la storia fosse andata avanti con questi presupposti, probabilmente non sarei riuscito ad andare oltre le prime ottanta pagine. Fortuna vuole che cos&igrave; non sia stato. Allora ho perseverato e sono stato ripagato, perch&eacute; dove Estasia cresce, migliora e inizia a camminare con le proprie gambe &egrave;, a mio avviso, proprio nel momento in cui l&rsquo;autore si libera dell&rsquo;influenza Endiana lasciando emergere un Falconi pi&ugrave; adulto, conciso e capace di notevoli trovate originali. E&rsquo; l&igrave; che il romanzo esprime il meglio di s&eacute; e cattura. E&rsquo; l&igrave; che la trama finalmente decolla, si legge nella giusta prospettiva e i personaggi assumono spessore, tra Mel&ograve;dia, scacchiere mutanti e incantesimi nati da filastrocche. Superata l&rsquo;amarezza iniziale, ogni capitolo diventa una piccola quest da portare a termine con idee sbarazzine e sempre diverse, come una scatola ad incastri perfettamente congegnata. Bolak il lucertoloide sapr&agrave; regalarvi momenti spassosi e ricordi che conservo con piacere, ma sono gli ultimi capitoli i migliori in assoluto. Il palazzo dell&rsquo;inverso &egrave; un chiaro esempio di cosa Falconi possa fare, strizzando l&rsquo;occhio a tematiche dantesche e frasi rovesciate da leggere riflesse su uno specchio. Non &egrave; da meno La visione Ancestrale e il personaggio di Eufonio, che mi &egrave; piaciuto moltissimo. 
Estasia in fondo non &egrave; altro che una bella metafora della vita reale, un romanzo per ragazzi genuino e pieno di fantasia, che non ha alcuna pretesa di realismo, accuratezza, se non una morale che ha per pilastri l&rsquo;ottimismo, il credere nei sogni e non arrendersi mai. Tanto basta per renderlo consigliabile, ottimo per un pubblico giovane e affamato di meraviglie. E questo nonostante lo stile acerbo e i difetti, congeniti ma innegabili, che se estirpati avrebbero solo giovato a questo peculiare esordio. Adesso tocca a Il sigillo del Triadema!</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/StefanoRomagna" >StefanoRomagna</a> | <a href="http://oltreilboscoditoradir.splinder.com/post/17931062/Estasia#comment" >Commenti (28)</a>
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    <published>2008-07-22T16:14:58+02:00</published>
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    <published>2008-07-10T12:50:32+02:00</published>
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Grand Theft Auto 4 &egrave; il gioco definitivo, &egrave; il nuovo capitolo di una serie di enorme successo. E' un capolavoro del genere avventura e azione in terza persona che ha venduto sei milioni di copie a poco meno di una settimana dall'uscita. I numeri farebbero impallidire chiunque, ma la qualit&agrave; di questa esperienza merita davvero, e va oltre ogni limite. 
Piccola premessa: per i non avvezzi ai videogiochi, sappiate che un gioco come Grand Theft Auto &egrave; estremo, violento, scurrile, e la cui morale di fondo &egrave; scalare le vette della malavita con ogni mezzo, pi&ugrave; o meno lecito, al puro scopo di arricchirsi. Quindi, se siete moralisti e credete che ci&ograve; possa essere diseducativo, fermatevi qui, che siete ancora in tempo. Se invece ritenete che un videogioco resta tale e non va oltre il mero intrattenimento, seguitemi e non ve ne pentirete. Liberty City aspetta.
Il succo del gameplay &egrave; molto semplice: Gta4, come i suoi predecessori in 3d, &egrave; un'esperienza di avventura in terza persona che vede muovere un protagonista all'interno di una gigantesca citt&agrave; virtuale, curata nei minimi dettagli. Ci sono missioni da compiere, amici da farsi, sparatorie e tanta sana guida scorretta. Il nostro alter ego &egrave; Niko Bellic, un uomo proveniente dai balcani che raggiunge gli Stati Uniti mosso dalla speranza di un futuro migliore, e trova una prima sistemazione di fortuna dal cugino, gi&agrave; emigrato e integrato. Il primo punto di forza &egrave; proprio lui. Animato splendidamente, doppiato alla perfezione con un accento straniero tutto suo, Niko &egrave; un'eccellente esempio di visione narrativa, e sembra vero. Reagisce in modo plausibile a ogni situazione ed &egrave; ben inserito nella trama imbastita dagli sviluppatori Rockstar, attraverso sequenze animate e lunghi dialoghi tra uno spostamento e l'altro. Difficile non affezionarsi al suo pungente sarcasmo, alle continue frecciatine che lancia allo stato americano, non poi cos&igrave; diverso dalle terre afflitte dalla guerra che si &egrave; lasciato alle spalle. Indubbiamente la storia &egrave; di grande spessore, piena di retroscena tutt'altro che scontati e narrata con la sapienza di chi ci sa fare.
Il gioco vi permetter&agrave; di fare qualsiasi cosa vi passi per la testa. Limitarvi a seguire la missione principale o dedicarvi a quelle secondarie, in tutta libert&agrave; e senza alcun limite di tempo. Volete alzare il gomito con la birra? Potete farlo andando in uno dei numerosi bar della citt&agrave;, basta non mettervi alla guida, per&ograve;, perch&egrave; sarete tanto sbronzi da cadere ogni tre passi. Volete fare il tassista? Potete.&nbsp; Adescare una prostituta e scegliere il servizio adatto? Pure, con l'aggiunta che niente e nessuno vi impedir&agrave;, a servizio concluso, di pestarla a sangue e riprendervi i soldi. Gta, come i suoi predecessori, non &egrave; un gioco per tutti. E' cattivo, meschino e incredibilmente divertente. Potrete rubare una macchina e guidare senza meta per l'enorme mappa di gioco, ma anche andare in un negozio a rinnovare il guardaroba spendendo il denaro virtuale accumulato con le malefatte. Potrete passare a prendere i vostri amici e giocare assieme a bowling, freccette, o persino andare a vedere uno spettacolo di cabaret, uno striptease o rimanere a casa a fare zapping con la tv. Si, perch&egrave; in Gta4 sono state create oltre 5 ore di trasmissioni fittizie e divertentissime, oltre alla gi&agrave; sterminata quantit&agrave; di brani musicali da ascoltare in macchina. 
Ma &egrave; in azione che il gioco si esprime al meglio. La mira &egrave; stata migliorata rispetto ai capitoli precedenti, risultando pi&ugrave; accurata, mentre il sistema di controllo sveltito e reso ancora pi&ugrave; intuitivo &egrave; semplice da usare. Guidando dal punto A al punto B per raggiungere il luogo ove si svolge la missione si attiver&agrave; il gps, semplificando gli spostamenti. Liberty City &egrave; talmente grande che ci vorranno diversi minuti per arrivare da una parte all'altra, tenendo conto del traffico e dei pedaggi da pagare ai caselli. Il flusso di automobili varia in base alle ore del giorno e alle condizioni atmosferiche, ma se non ve la sentite di guidare si pu&ograve; sempre prendere un taxi o usare la metropolitana pagando la tariffa, ovviamente. 
Il sistema di stelle quando sarete inseguiti dalla polizia &egrave; stato rivisto. Sulla mappa di gioco apparir&agrave; un cono d'influenza che cresce in base alla gravit&agrave; del crimine, ma vi baster&agrave; uscire da esso per seminare le volanti e ricominciare a fare danni. Ne apparir&agrave; una per un semplice omicidio in presenza di un agente, due se ve la prendete con le forze dell'ordine, e via via a salire fino a scatenare elicotteri di pattuglia e l'esercito stesso che vi braccher&agrave; ovunque. Le varianti in questo caso sono molteplici e dipendono esclusivamente da voi.
Inoltre sono state aggiunte nuove funzioni al gi&agrave; esaltante pacchetto, piccoli ma utili tocchi di classe. Niko disporr&agrave; di un cellulare con cui chiamare e ricevere sms, personalizzabile persino negli sfondi e nelle suonerie, potr&agrave; andare in un internet point e controllare la posta per missioni o appuntamenti erotici, e lo stesso internet &egrave; pieno di siti da visitare, tutti rigorosamente in tema, rendendo l'esperienza ancora pi&ugrave; profonda e realistica. Fare fuori uno spacciatore non &egrave; mai stato tanto divertente, scappare dalla polizia mai cos&igrave; esaltante. E sullo sfondo resta Liberty City, la citt&agrave; virtuale pi&ugrave; verosimile che possa esistere. Enorme, variegata e modellata prendendo spunto da New York, ne &egrave; la copia non ufficiale, con gli stessi scorci e quartieri. C'&egrave; Brooklyn con il ponte omonimo, c'&egrave; il Bronx, ma anche Manhattan con Middle Park e Times Square, l'isola della Statua della Libert&agrave;, battezzata Isola della Spensieratezza, e il vicino New Jersey con i suoi moli malfamati. Un agglomerato di palazzi, zone residenziali esclusive, vicoli bui pulsanti di vita. 


Vista dell'Empire State Building dalla cima 
di un grattacielo raggiunto in elicottero



Niko Bellic a Chinatown


Vicino Battery Park


Times Square


Al rollecoaster di Firefly Island


Le immagini non rendono giustizia allo splendore del comparto visivo, sono slavate e prese da un cellulare, ma se avete una tv ad alta definizione ne vedrete delle belle! Sorretto dalla potenza delle console di nuova generazione e da una fisica allo stesso livello, il motore grafico di gioco, denominato Euphoria, &egrave; lo stato dell'arte e detta nuovi standard. Texture definite, effetti particellari adeguati fatti di scintille, fiamme, polvere, esplosioni, ma anche animazioni coerenti e sempre diverse l'una dall'altra, un'intera citt&agrave; ricostruita in 3d senza caricamenti, senza rallentamenti, anche nelle scene pi&ugrave; concitate. Ci sono state volte in cui ho pensato davvero di trovarmi l&igrave;, tale &egrave; il realismo delle scene, dei tramonti, dei riverberi sull'acqua che l'illuminazione dinamica &egrave; in grado di gestire. La cura per i dettagli &egrave; maniacale in ogni frangente, e non riguarda solo il numero di poligoni a schermo. Qui si tratta di classe pura. Rubando un auto in movimento, e ricordo che ognuna ha uno stile di guida diverso, Niko forzer&agrave; il passeggero a scendere, e lui potrebbe opporre resistenza e riappropriarsene, ma se il veicolo &egrave; parcheggiato il nostro protagonista dovr&agrave; rompere il finestrino e collegare i fili per farlo partire, ignorando l'allarme e sperando che qualche volante in zona non lo noti, altrimenti bisogner&agrave; seminare la polizia. I passanti li vedremo impegnati nella loro routine quotidiane, ora a passeggiare, ora a telefonare, ora ad aprire un ombrello nelle giornate piovose, ma anche andare da Burger Shot a mangiare un panino o scappare mentre noi seminiamo il panico. Guidando male, la macchina si dannegger&agrave; fino a rompersi o esplodere, nella peggiore delle ipotesi. Le strade sono disseminate di cabine telefoniche, secchi della spazzatura, idranti, semafori, tutti oggetti rigorosamente distruttibili e in grado di influenzare l'ambiente che ci circonda. 
Ma sono solo esempi, perch&egrave; riassumere un'esperienza come quella che offre Grand Theft Auto 4 &egrave; semplicemente impossibile. Bisogna provarlo di persona, assaporandone ogni suo variegato aspetto. Senza contare il multiplayer online, mai affetto da lag e con modalit&agrave; di gioco divertentissime,&nbsp; un inno alla libert&agrave;, allo sfogo, all'anarchia. 
La versione in mio possesso &egrave; per Playstation 3, ma quella Xbox360 &egrave; identica e ugualmente eccellente. Le uniche differenze stanno in una paletta di colori pi&ugrave; accesa per la console di Bill Gates e contenuti esclusivi per Microsoft che verranno rilasciati su Xbox Live nei mesi a venire. Dal canto suo la versione ps3 ha caricamenti di durata inferiore grazie alla possibilit&agrave; di installare il gioco su hard disk e una fluidit&agrave; globalmente migliore. Piccoli dettagli che non inficiano in alcun modo sulla qualit&agrave;. Che sia per l'una o l'altra console, &egrave; un gioco da avere anche solo per un mordi e fuggi, o per godersi la splendida trama che non mancher&agrave; di offrire colpi di scena e una longevit&agrave; di tutto rispetto. 
Perch&egrave; Gta 4 &egrave;, in fondo, una visione portata agli estremi della societ&agrave; america, un filtro che distorce brillantemente la grandezza e le contraddizioni degli Stati Uniti, la terra delle opportunit&agrave; dorate, grazie a uno humor nero inimitabile e sagace. Vedere Niko abbandonare la Serbia perch&egrave; non vuole pi&ugrave; avere a che fare con la malavita e scoprire in seguito che a Liberty City non cambia nulla &egrave; una cosa che non ha prezzo. Gta4 &egrave; la pubblicit&agrave; fittizzia studiata appositamente per il gioco, &egrave; canzoni hippie o anni 70 o quello che volete da ascoltare alla radio, &egrave; sesso e denaro, &egrave; prendere un elicottero e fare un giro panoramico, &egrave; andare a puttane, &egrave; conquistare il cuore della ragazza di turno corteggiandola nel modo giusto. Gta4 &egrave; farsi assoldare per uccidere un politico, rapinare una banca, sgommare su una rombante harley, solcare l'Hudson in motoscafo verso la statua della libert&agrave; o semplicemente perdersi nel verde di Middle Park. Un'immensa scatola dei giochi dove ogni azione ha la sua conseguenza, ma anche un milione di altre cose che non ricordo nemmeno. Aspettato per anni, osannato dalla critica, ha superato ogni mia pi&ugrave; rosea aspettativa con una facilit&agrave; disarmante. Ripeto, &egrave; un gioco da avere. 
Vi lascio al trailer ufficiale e un filmato che mostra cosa si pu&ograve; fare.






 




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    <title type="html"><![CDATA[Lacey: The Graphic Novel (VII parte)]]></title>
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    <published>2008-07-07T12:05:38+02:00</published>
    <updated>2008-07-07T12:05:38+02:00</updated>
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      <name>StefanoRomagna</name>
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    </author>
    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>



 Martin si svegli&ograve; all'improvviso, in preda a un incubo. Era un'inquietudine lacerante, la sua, che l'aveva spinto ad alzarsi per controllare che tutto fosse a posto. Nell'attimo in cui la vista si abitu&ograve; al buio, scopr&igrave; che Rachel non era l&igrave; con lui. 
 Mio Dio, pens&ograve;, scosso ancora dal torpore. 
 Lo avvolse una macabra consapevolezza. Mio Dio.
 Con un balzo usc&igrave; dal letto e corse gi&ugrave; per scale, terrorizzato a morte. In quegli attimi d'angoscia gli pass&ograve; davanti tutta la sua vita. E quando il cuore fu sul punto di esplodere per i battiti accelerati, la trov&ograve; che giaceva riversa a terra, svenuta. Esattamente come nell'incubo, nella stessa, statica posizione. 
 Non era ancora chiaro cosa fosse accaduto. Si accorse del giocattolo lasciato sui gradini solo quando anche lui lo aveva calpestato e fu sul punto di cadere. Ma era stato pi&ugrave; svelto, e le mani saldamente strette alla ringhiera lo sorressero. Che diavolo ci fa qui la roba di Lacey?
 Prima di pensare ad una risposta, fu sulla moglie. Le si avvicin&ograve; controllando il polso. C'era battito, e respirava. 
 Grazie al cielo! In testa per&ograve; andava formandosi un grosso ematoma, rosso e pulsante. Doveva aver battuto con forza, per ridursi in quel modo. &lt;&lt;Tesoro?&gt;&gt;
 Rachel non dava segni di risposta ai suoi richiami preoccupati. Si guard&ograve; intorno, colto da un panico che non aveva mai provato prima d'ora. La scosse leggermente, scrollandola per le spalle, ma il risultato fu il medesimo. 
 Devo stare calmo. Le stanze oscure erano deserte, se non per i chiaroscuri di ombre proiettati qua e l&agrave; sulle pareti bianche. Il silenzio aleggiante della notte sembrava strillare, custode di eventi che andavano inesorabilmente verso il loro compimento. Non c'era verso di farlo stare zitto. Martin pens&ograve; in fretta a una possibile soluzione. 
 &lt;&lt;Arrivo, amore. Cerca di resistere.&gt;&gt;
 Corse in cucina, in cerca dell'aceto. La grande finestra sul lavello era spalancata e le imposte sbattevano al crescente vento del primo mattino, mentre una luna bianca come perle stava tramontando oltre il tetto degli Spotts. Lui si ricordava perfettamente di averla chiusa, ma al momento aveva altre preoccupazioni, cos&igrave; non bad&ograve; al dettaglio. Grosso errore, Martin. I dettagli sono stati inventati per essere notati.



 Quando trov&ograve; la bottiglia che cercava, ancora trafelato per l'accaduto, torn&ograve; da lei senza il minimo indugio. Allora la apr&igrave;, liberando un odore pungente che avrebbe risvegliato anche i morti, e sper&ograve;. Dopo aver annusato dalla bottiglia Rachel si dest&ograve; quasi immediatamente, strappata a forza dallo stato incosciente in cui era piombata rovinando dalla scale. Era ancora stordita e visibilmente turbata. Dapprima le venne fuori solo un mugugno incomprensibile. Poi parl&ograve;.
 &lt;&lt;Martin&gt;&gt; disse debolmente aprendo gli occhi. Si toccava le tempie con le mani proprio dove il bozzo si stava gonfiando.
 &lt;&lt;Cerca di non parlare. Sei solo scivolata, andr&agrave; tutto bene.&gt;&gt;
 &lt;&lt;Martin&gt;&gt; ripet&eacute; in modo atono. Si sforz&ograve; di guardarlo negli occhi, ma la vista annebbiata per la botta distorceva il profilo del marito, creando vaghi doppioni della stessa, familiare immagine.
 &lt;&lt;Dimmi tesoro.&gt;&gt;
 Le stringeva la mano, guardandola con occhi raramente tanto preoccupati. Rachel tent&ograve; di rimettersi in piedi, ma non ci riusc&igrave;. Fece ancora uno sforzo, ma il risultato fu di accasciarsi nuovamente al suolo. Era stata una brutta caduta, le doleva la schiena e scoppiava la testa di dolore. 
 &lt;&lt;Non devi muoverti, adesso chiamo...&gt;&gt;
 &lt;&lt;La bambola&gt;&gt; lo interruppe lei, tentando di assumere un'espressione rilassata. 
 &lt;&lt;Devi sbarazzarti della bambola.&gt;&gt; 
 Aveva la voce impastata, come un singulto lamentoso, ma l'affermazione che aveva proferito era carica di tensione nonostante sembrasse completamente priva di senso. La bambola? Cosa stai dicendo? 
 &lt;&lt;Devo portarti subito in ospedale, potrebbe essere qualcosa di pi&ugrave; serio.&gt;&gt;
Martin cominci&ograve; a tremare, in cerca del telefono per chiamare l'ambulanza. Sapeva che dopo un incidente del genere, se c'erano complicazioni, smuovere l'accidentato avrebbe potuto peggiorare le cose. E solo in quel momento, quando per la difficolt&agrave; dell'accaduto i due sembravano ancora innamorati, s'accorsero entrambi che una spettatrice inattesa li stava osservando, in cima alle scale. Rachel trattenne un urlo, mentre il viso le si tramut&ograve; in una maschera di puro terrore.
 Lacey li scrutava con occhi spenti, come se non fosse realmente l&igrave;. Le&nbsp; parvenze erano umane, ma aleggiava un malsano senso di morte intorno al suo corpicino stretto dal pigiama. Come un odore pungente che non ti abbandona neanche dopo una bella doccia. Un lezzo che permane, s&rsquo;insinua, ti adombra. 
 Scese due gradini, lentamente, fissando i genitori con la testa leggermente ondulata.&nbsp; Mise a fuoco la scena come se si fosse appena svegliata. 
 Non &egrave; mai andata a dormire, e questo lo sappiamo tutti!
 Vi era una barriera, tra le lenti e il cupo buio di quegli occhi vacui. 
 Un intero mondo di dolore, colmo di demoni che sembravano quasi fare capolino da una parte all'altra, nell'anticamera dell'inferno. C'erano fiamme e il rossore del male. C'era un'irrequieta forza oscura, indefinita e disturbata, che si faceva strada attraverso il varco, strisciando verso di loro. Non come un serpente n&eacute; lingue di nebbia, bens&igrave; paura efferata,&nbsp; conscia di s&eacute;&nbsp; e capace di colpire&nbsp; anche dove non&nbsp; &egrave; lecito.



 &lt;&lt;Cos&rsquo;&egrave; successo, mamma?&gt;&gt; chiese infine con una voce talmente indifesa da renderla ancora pi&ugrave; agghiacciante. Torn&ograve; il freddo, il gelo e la disperazione, una potenza appena schiusa che li travolse da capo a piedi.</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/StefanoRomagna" >StefanoRomagna</a> | <a href="http://oltreilboscoditoradir.splinder.com/post/17723566/Lacey%3A+The+Graphic+Novel+%28VII+#comment" >Commenti (16)</a>
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    <published>2008-07-04T12:05:02+02:00</published>
    <updated>2008-07-04T12:05:02+02:00</updated>
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    <![CDATA[<p>




&lt;&lt;Che roba &egrave;?&gt;&gt; chiese I guardiani della notte in versione paperback. 
I libri erano saliti sulla scrivania, costeggiando la nera superficie piena di tasti vicino allo schermo. Aveva una forma quasi tondeggiante, e non era collegata ad alcun cavo. &lt;&lt;Una tastiera wireless&gt;&gt; rispose Contact di Carl Sagan. 
&lt;&lt;Serve a scrivere, comunicare con il pc.&gt;&gt;
Si avvicin&ograve; a una seconda sagoma di plastica rossa, pi&ugrave; piccola e levigata, al cui interno brillava una debole luce che metteva in mostra i microchip sottostanti. &lt;&lt;Questo &egrave; il mouse&gt;&gt; continu&ograve; a spiegare Contact mentre tutti ascoltavano. &lt;&lt;Tra poco scoprirete come si usa.&gt;&gt;&nbsp; 
Quando Windows Xp termin&ograve; le sue operazioni di avvio, e ci vollero diversi minuti per far scomparire la clessidra di caricamento, lo schermo trasmise l&rsquo;immagine di uno sfondo. Era una specie di mappa, ricca di colori pastello e dettagli, interamente vergata a mano. Namaeria spiccava a caratteri evocativi in alto, a sinistra. Il resto dello sfondo era pieno di icone dai nomi pi&ugrave; svariati, sparse disordinatamente su ogni pixel libero. Mozilla Firefox, Msn Live Messenger, Risorse del computer, Cestino, questo lessero i libri sondando in religioso silenzio l&rsquo;ignoto di quella tecnologia. 
Allora Contact pass&ograve; la mano sul mouse, e tutti videro che un cursore virtuale si spostava sul desktop in accordo ai suoi movimenti. Si poteva interagire.&nbsp;
&lt;&lt;Vediamo cos&rsquo;abbiamo qui&hellip;&gt;&gt;
&lt;&lt;Forse non dovremmo farlo&gt;&gt; disse Blaze a bassa voce. &lt;&lt;In fondo non sono affari nostri.&gt;&gt;
&lt;&lt;Ma no, sar&agrave; divertente! Questa macchina &egrave; piena di segreti, possiamo farci un sacco di cose. Guardate!&gt;&gt;
Il cursore si spost&ograve; su una cartella, My multimedia, che si apr&igrave; con un doppio click di quello strano aggeggio. Apparvero altre sottocartelle. Musica, Immagini, Video. Contact entr&ograve; in Immagini. 
C&rsquo;erano centinaia di foto dove Steven era in compagnia di amici, da solo, ma anche scorci bellissimi dei luoghi pi&ugrave; svariati. Venezia, Londra, Parigi, il Trentino Alto Adige, immortalati in meravigliose sfumature di toni ora caldi, ora freddi, ora illuminati dal crepuscolo o da una malinconica alba. &lt;&lt;Sembra di stare davvero in quei posti&gt;&gt; disse Tutto &egrave; fatidico a bocca aperta. Cambiarono cartella. Una in particolare li incurios&igrave;, perch&eacute; il nome tradiva grandi ambizioni. Miei scritti.
&lt;&lt;Miei scritti? Da quando Steven scrive?&gt;&gt;
&lt;&lt;Da sempre.&gt;&gt;
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    <title type="html"><![CDATA[Shelves (VII)]]></title>
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    <published>2008-07-01T20:02:32+02:00</published>
    <updated>2008-07-01T20:02:32+02:00</updated>
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      <name>StefanoRomagna</name>
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    </author>
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    <![CDATA[<p>
Il grandioso senso di frescura dovuto allo split acceso fu nulla in confronto alle scoperte successive. Si, perch&eacute; fino a quando Steven era in zona i libri non potevano godere di tanta libert&agrave;. C&rsquo;era poco tempo tra una capatina e l&rsquo;altra del ragazzo, quindi dovevano fare attenzione, i nervi sempre tesi e gli occhi impegnati in sguardi fugaci verso la porta d&rsquo;ingresso. Adesso invece, complice la mancanza del padrone di casa per un periodo cos&igrave; lungo, nei volumi era nata l&rsquo;irresistibile curiosit&agrave; di andare in avanscoperta, toccare il toccabile, armeggiare con ogni oggetto che le minuscole manine potessero stringere nel palmo. 
La speranza era che la magia si ripetesse. Era avvenuto per il condizionatore, accadde ancora con il pc. Blaze, nell&rsquo;edizione rilegata acquistata con Repubblica, si avvicin&ograve; al massiccio case nero con gli occhi accesi da una frenesia incontenibile. Poi premette il pulsante d&rsquo;avvio e arretr&ograve; in fretta, come per paura di qualcosa. Non accadde nulla. Allora riprov&ograve; ancora. 
Nulla, il pc continuava a dormire in barba ai volumi che nel frattempo gli si erano riuniti intorno. &lt;&lt;C&rsquo;&egrave; qualcosa che non va.&gt;&gt;
&lt;&lt;La spina &egrave; staccata&gt;&gt; disse Il ciclo della fondazione di Asimov, sbuffando dall&rsquo;alto della sua postazione in cima alla libreria. 
&lt;&lt;C-cosa? La spina?&gt;&gt; chiese Blaze, l&rsquo;espressione sorniona di chi non aveva capito un tubo. 
&lt;&lt;Esatto, genio. La spina.&gt;&gt; Inarc&ograve; lo sguardo verso l&rsquo;alto, sconvolto da tanta ignoranza mentre raggiungeva il gruppetto. &lt;&lt;Come pensi che funzioni un apparecchio del genere? Ad aria? Se non lo colleghi alla presa di corrente non si accender&agrave; mai. Voi terrestri siete cos&igrave; indietro, tecnologicamente parlando.&gt;&gt;
Blaze rugg&igrave;, infastidito. Nessuno gli aveva mai spiegato cosa fosse una spina, o una presa, o altri generi di diavolerie. Dietro lui Cujo latr&ograve; in modo agghiacciante, spalleggiando il compagnio. Dalla bocca colava la saliva tipica di un cane idrofobo, famelico. 
L&rsquo;atmosfera, nonostante i 22 gradi che segnava il termostato, si stava surriscaldando troppo. &lt;&lt;State calmi&gt;&gt; implor&ograve; La leggenda di Earthsea in modo stridulo. Si par&ograve; davanti ai libri con le braccia tese da una parte all&rsquo;altra per separarli. &lt;&lt;Non c&rsquo;&egrave; bisogno di arrivare a tanto!&gt;&gt;
Blaze la ignor&ograve;, scostandola con malagrazia. &lt;&lt;Non ti immischiare, maestrina. E tu non prenderti gioco di me, esploratore di galassie, altrimenti sai che faccio? Piglio la tua astronave te la ficco su per il&hellip;&gt;&gt;
&lt;&lt;Basta.&gt;&gt;
La signora delle tempeste aveva parlato, la vocina di un&rsquo;adolescente e il tono di comando che zitt&igrave; tutti. I suoi occhi brillarono, accesi da un potere terribile. Dorylis, e al pensiero di quel nome cal&ograve; la calma.
&lt;&lt;La spina &egrave; troppo lontana e nascosta dagli altri cavi. Non ci arriverete mai n&eacute; volendo n&eacute; continuando a sbraitare in questo modo. Ma non sar&agrave; necessario, ci penso io. Ah, Eldest, forse &egrave; meglio se ti sposti.&gt;&gt;
&lt;&lt;Perch&eacute;?&gt;&gt; chiese il secondo libro di Paolini.
Part&igrave; una saetta, velocissima, seguita da un rombo breve e intenso. La lingua bluastra manc&ograve; per un soffio la sua copertina rosso fuoco. Eldest si gett&ograve; a terra urlando per la paura, con la coda dell&rsquo;occhio vide che il fulmine aveva colpito il pc. Scariche elettriche avvolsero il case. 
&lt;&lt;Te l&rsquo;avevo detto che dovevi spostarti.&gt;&gt;
Eldest ansim&ograve; rumorosamente, ancora in preda allo shock di essersi vista quasi incenerita. &lt;&lt;Tu sei matta da legare!&gt;&gt;
&lt;&lt;Si, lo so&gt;&gt; e la sua fu una risata colma di follia &lt;&lt;e non avete ancora visto nulla. Quando mi colpir&agrave; il mal della soglia ci sar&agrave; da ridere.&gt;&gt;
&lt;&lt;Prova adesso&gt;&gt; continu&ograve; con noncuranza rivolta al romanzo di Stephen King.
Blaze schiacci&ograve; ancora il pulsante di accensione. Il pc part&igrave;, la ventola interna riprese a ruotare con un suono cigolante. Lo schermo sulla scrivania lampeggi&ograve; per un istante, poi le immagini sulla superficie presero a susseguirsi, mostrando statistiche a loro incomprensibili e lo strano logo del sistema operativo. Funzionava tutto.</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/StefanoRomagna" >StefanoRomagna</a> | <a href="http://oltreilboscoditoradir.splinder.com/post/17667274/Shelves+%28VII%29#comment" >Commenti (22)</a>
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    <published>2008-06-28T18:40:17+02:00</published>
    <updated>2008-06-28T18:40:17+02:00</updated>
    <author>
      <name>StefanoRomagna</name>
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    <content type="html" >
    <![CDATA[<p>
I giorni si susseguivano uno dietro l&rsquo;altro, tutti uguali, tutti intrisi in un velo di noia, un lungo lenzuolo senza pieghe, senza la minima novit&agrave;. In molti si chiesero per quale motivo L&rsquo;ombra del vento non stemperasse un po&rsquo; le cose con qualche fresca folata rigenerante. 
&lt;&lt;Dai, renditi utile come ogni buon nuovo acquisto&gt;&gt; era stata una cantilena continua, fastidiosa e stucchevole. &lt;&lt;Altrimenti finisci nel dimenticatoio.&gt;&gt; 
&lt;&lt;Il mio nome &egrave; fuorviante&gt;&gt; aveva replicato lui, l&rsquo;accento spagnolo nella voce e un tono stizzito che non lasciava adito a dubbi. 
La libreria sapeva essere molto antipatica, quando ci si metteva. Sapeva esserlo sempre, a dire il vero, e il tedioso disagio dell&rsquo;estate di certo non aiutava. Era un incubo a occhi aperti, un inferno domestico dilagante che la canicola poteva solo acuire. 
I volumi recenti impallidivano sempre, tranne nei rari casi in cui si trattava di episodi legati a saghe e di uno stesso autore gi&agrave; presente sulle agognate mensole. Per loro la strada era privilegiata, si apriva una corsia preferenziale. Per gli altri, beh&hellip; la visione di un intero scaffale di Stephen King che passava la notte a fissarti con gli occhi accesi da un ardore omicida era un deterrente molto efficace per chiarire chi contasse e chi no. Ma l&rsquo;equilibrio arrivava per tutti, era solo questione di tempo. Solo Insomnia capiva cosa voleva dire non dormire. 
Poi arriv&ograve; un mezzo miracolo, e fu del tutto casuale come quelle cose che ti capitano quando meno te lo aspetti. 



Nihal della terra del vento stava saltando sul divano come una forsennata, la sovraccoperta che pendeva da un lato, le pagine aperte, strani inni a un dio elfico della guerra caduto da tempo. Si esercitava spesso in quel modo, erano acrobazie, un qualche tipo di esercizio militare che gli altri osservavano con palese scetticismo. Cos&igrave; il romanzo della Troisi, che zampettava da una parte all&rsquo;altra, fin&igrave; col calpestare uno strano rettangolo di plastica bianco, pieno di bottoni che sporgevano a rilievo non lontani da un display grigio incassato. Si ud&igrave; un bip, il suono elettronico di qualcosa che si era avviata. And&ograve; nel panico, mettendosi a piangere per la trentacinquesima volta consecutiva nell&rsquo;arco della stessa giornata. &lt;&lt;La solita lagna&gt;&gt; la punzecchi&ograve; Un nuovo regno. 
Fu allora che la gigantesca scatola ancorata alla parete opposta rumoreggi&ograve; debolmente. L&rsquo;aria fredda scatur&igrave; in un flusso dapprima lento, poi via via pi&ugrave; forte. Aria gelida, continua e bellissima invase la stanzetta surriscaldata, sollevando polvere. La temperatura cal&ograve; in fretta e i libri guardarono verso l&rsquo;alto, sbigottiti da quello strano fenomeno di origine sconosciuta, mentre la frescura iniziava a cullarli, ad asciugare il sudore e lenire la spossatezza. Si apr&igrave; un sorriso da una parte all&rsquo;altra delle copertine, un giubilo si lev&ograve; alto, all&rsquo;unisono.&nbsp; 
Avevano appena scoperto le gioie dell&rsquo;aria condizionata. 


</p>Pubblicato da <a href="http://www.splinder.com/profile/StefanoRomagna" >StefanoRomagna</a> | <a href="http://oltreilboscoditoradir.splinder.com/post/17634098/Shelves+%28VI%29#comment" >Commenti (18)</a>
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